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Full text of "Vocabolario cremonese italiano"

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Wìhu> 



HARVARD COLLEGE 
LIBRARY 




FKOM THE FUND OP 

CHARLES MINOT 

CLASS OP 1838 




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o 



VOCABOLARIO 

CREMONESE ITALIANO 

COMPILATO 

DA ANGELO PERI 



CREMOIIA 

TIPOORAFU TBSCOTIIB DI GIDSBPPK PERABOLI. 
1847. 



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72.f/- 10 



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(yf^,ci^:^i7^ Ozu^/:^:^. 



, HARVARD 
UNIVERSITY] 
LIBRARY 






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A^ 



l par d* ogni libro che sempre ha innanzi alcun discòrso prepara- 
Iorio, anche il mio Voeabolario si presenta colla sua Prefazioncella; nella 
quale m* era venuto in sulle prime il ticchio di volere mostrare V utilità del 
mio lavoro^ e sfoggiare così qualche poco di dottrina sulla ragione dei dia- 
letti. Ma quest^ ultima cosa ho trovata troppo pix^ alta e grave di quello che 
potesse affarsi alla mia bassezza^ e forse anche alla tenuità d'un libro di 
cosi ristretta importanza: e per quella prima le lamentele che ho udito fare 
a tanti che qui si mancasse d* un Voeabolario siffatto, e gU eccitamenti che 
quando fu noto eh' io lavorava a compilarne uno^ ebbi sì spesso di pur vo- 
lerlo publicare, mi furono argomenti che avrei fatte parole inopportune^ cer- 
cando di persuadere chi già era persuaso. Laonde lasciata ogni altra idea, 
parrò qui solo alcune dichiarazioni, le quali reputo che al Voeabolario 
debbano necesfariamefite essere premesse. 

E innanzi tutto non posso tenermi eh* io non attesti publicamente la 
mia gratitudine ai gentili Soscrittori che A cortesi di favore sono stati al 
mi0 lavoro: il quale se potrà essere giudicato non disutile a fare che abbia- 
si modo di parlare e di scrivere con parole e con frasi meglio pulite e 
civili di quelle del dialetto^ e intese anche da chi è forestiero in Cremona, 
avrà raggiunto il suo scopo. 



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Non io però pretendo che V opera mia abbia il vanto della perfezione: che 
ad un primo tentativo d' un Vocabolario di dialetto molte cose possono 
fàcilmente sfuggire^ speciahnente quando non abbiasi ajuto di stampe o scritti 
ehc presentino copia di vocaboli e di modi a dimezzare la fatica^ riducen" 
dola in gran parte al solo studio, che pur non ha piccola difficoltà^ di tro* 
tare le corrispondenze nella lingua. E ove quella copia manchi, ciascun vede 
che bisogfia allora ogni cosa anche del dialetto o aver pronta nella memoria, 
o dimandare, e notare tutto che si ode, o che nella lettura dei libri di 
lingua si richiama. 

Fosse stata del resto solamcìite opera di lunga fatica; ma furono pur 
mclie le volte eh' io m' ebbi a scoraggiare , perchè lunghe ore di diligenze 
mi fruttavano presso che nessun vantaggio. Della qual cosa mi faranno ra- 
giono quelli che siensi voluti occupare di siffatta raccolta, e specialmente il 
Maestro di Lettere nella Quarta Classe dell' I. R. Scuola Elementare Mag- 
giore Andrea Vercelli, del quale abbiamo un Saggio di circa Quattrocento 
vocaboli familiari cremonesi coi corrispondenti italiani publicato nel 1828. 
Comechc però cotesto infruttuose diligenze alcun poco mi sconfortassero, 
V amore che aveva posto neW impresa opera non mi lasciava perdere la 
speranza di pur poterla condurre innanzi; e vemvano poi le belle ore che 
mi consolavano di' ampia messe, e mi crescevano alacrità. 

E desideroso che se anche non tutto mi venisse fatto di raccogliere 
quello che pure avrei voluto perchè il Voeai>oIarÌo riuscisse completo, non 
mi si avesse a dovere far carico di volontaria negligenza, ho consultate per- 
itone e libri più che mi è stato possibile. E dei libri, a non parlare qu\ che 
di soli Dizionari, oltre parecchi Vocabolari di dialetti, e il Milanese del 
Cherubini, e il Bresciano del Melchiori, e il Parmigiano del Peschieri, e il 
Veiìeziano e Padovano del Patriarchi, e il Comasco del Monti, ho svolta 
altresì tutti quei volumi delle due Parti della Ortografia Enciclopedica Uni- 
versale della lingua Italiana e delle Scienze Lettere ed Arti data in luce 
da Antonio Bazzarini , e il Vocabolario Universale Italiano Compilato a 
rum della Società Tipografica Tramater, e Compagni, e V Ajutarello a par- 
lare familiarmente italiano di Agostino Feda , e le dieci Dispènse che fin 
qui si hanno del Vocabolario Metodico Italiano Universale diretto da Giu- 
seppe Barbaglia, e quella Prima Parte del Prontuario di Vocaboli Attenenti 
a Parecchie Arti, ad Alcuni Mestieri, a Cose Domestiche e Altre di Uso' 
Comune per Saggio di un Vocabolario Metodico della lingua Italiana, co! 
titolo particolare di Vocabolario Domestico publicata or ora a Torino dal^ 
Ptvfessore Cavaliere Giacinto Carena. 

Appresso i quali studi mi trovai cu^re in buon date vocaboli italiani 



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— V — 

speltùnii atte diverse cose che luito giórno ù vedono , o delle quali occorre 
parlare; ^è la ricerca di questi unicamente io mi era in quelle isposioni 
proposta. È mi è stato di ben grata sorpresa il vedere come: certi vocaboli 
òhe in parecchie occasioni mi venivano uditi y e che io credeva propri^ sol- 
tanto del dialetto, erano allresi della lingua. Non però questo mi è bastato 
*m risguardo a certe cose di scienze fisiche , e delle arti, e dei mestieri; sì 
emmi convenuto di domandare come nel dialetto si chiamasse questo o quel- 
i* arnese od oggetto^ di cui aveva col vocabolo italiano anche la definizione 
o descrizione: e quelli ai quali ho dato incomodo abbiansi qui ancora imiei 
ringraziamenti per la cortesia con che si sono prestati a soddisfare alle 
mie ricerche. 

Ora dirò del modo che ho tenuto nella compilazione del Voeabolario* 
Non. avendo esso altro scopo che di presentare quali ai vocaboli e ai modi 
del dialetto corrispondano vocaboli e modi della lingua a chi questi non co* 
nosco non rammenta^ mi è parso di dover tenere V ordinamento alfabetico^ 
siccome il più opportuno^ affinchè la cosa che si vuol dire venga subito ve* 
duta senza bisogno di pensare a che genere o a che specie appartenga per 
rinvenirla. 

" ' Ho del rimanente voluto anch^ io suW esempio degli altri Vocabolaristi 
non contentarmi del nudo elenco delle voci del dialetto e delle corrispon- 
denti della lingua; ma fra le une e le altre ho con ispiegazioni data l' idea 
delle cose che ne sono espresse: e penso che questo non abbia a dispiacere 
né per chi sia forestiero in Cremona ^ al. quale i vocaboli del dialetto, se 
non sono somiglianti a quelli d' un altro eh' egli conosca, non possono dare 
nessuna idea^ ne per gli stessi giovanetti Cremonesi che di parecchi vocaboli 
anche del dialetto non conoscano per avventura affatto bene quello che voglia- 
no significare: Dove però le parole del dialetto sono chiare per sé, e la 
spiegazione non dovesse importare che una traduzione di essCy ho creduto 
hene di lasciarla^ per non sembrare di voler crescere anche senza necessità 
la mele del libro. 

E per questa medesima ragione non si troveranno registrate nel mio 
Vocabolario quelle parole del dialetto che sono le medesime nella lingua; 
ne quelle che lo divengono colla semplice aggiunta di un e o di un o, come 
oAII Collo, ooaloar Colore; né certi verbi dei quali all'ultima vocale che da- 
moi è accentuata aggiungendo un re son fatti di lingua^ come eomifessaa 
Confessare; né certi nomi o aggettivi, che lo divengono . col cambiare la loro 
terminazione éer in ajo, o een in tno, come ffoamèor fomajo, bamheeii 
Bambino, braveen Bravino; né in generale alcuno di quei vocaboli che non 
hanno bisogno per divenirlo se non di un facile è ovvio mutamento di qualche 



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téUera. Nondimeno anche di tutti i cosi fatti ho meui quelli che in àleuné 
specie degli oggetti per loro rappresentati (abbiano nella lingua differenia, p 
diano luogo a qualche modo proverbiale. 

Ha poiché nello scrìvere alcune dì coleste parole del nostro dialetto, ho 
-om/o, come si vede, alcune modificasioni, di queste ora spiegherò la ragUh 
ne, E prima noterò come noi in certi vocaboli abbiamo V o che va pronun* 
Miatò quasi come V a dei Toscani: e che sia veramente un o me lo prova, 
oltre la corrispondenza in alcuni del vocabolo della lingua, il vedere come 
di vocaboli della medesima origine altri pronunziamo coW o spiegato, altri 
eolla sopradelta modificazione; cosi eor Core, Cuore nel suo diminutivo di* 
venta eoureseen Cuoricino, gioeli Gioco, Giuoco al verbo fa gioag;àa 
Giocare, e il verbo poi nette varie voci ora ha Vo assoluto, or V ha modificato-' 
g^iég^hi Gioco, n^ioug^oaiuni Giochiamo; la qual modificazione mi pare 
opportunamente indicata con quelV aggiunta dell* a alV o, perchè realmente la 
pronunzia di siffatta sillaba ha un suono che partecipa dell' una e dell' altra 
di quelle due vocali, 

E le sillabe che vanno pronunciate con quel suono che dicesi dell' a 
lombardo, ha scritte colla semplice u^ su ili sottile. Ma anche Vwt da noi ha 
in certe parole una modificazione che non saprebbesi indicare per iscritto 
se non dicendo che corrisponde a quel che i Francesi scrivono ea; il quaf 
dittongo per la conformità della pronuncia ho stimato di usare anche nello 
nostre parole: breuti Brutto^ sea Su, Sopra. 

Sono poi certe sillabe nelle nostre parole che importano un prolunga* 
mento della vocale; e aveva fatto pensiero dapprima di indicar questo coU 
V accento circonflesso: ma poiché in alcune la pronuncia della- vocale è stret- 
ta, in altre é larga, quel mezzo non poteva servire a dinotare cotesta diffe* 
ronza; quindi ho stimato che meglio quel prolungamento potesse essere signi- 
ficaio dal raddoppiare la vocale medesima. Per far conoscere poi quando 
essa vada proferita larga o stretta , mi si offrivano opportuni gli accenti 
grave (' ) e acuto {^). A non moltiplicare però olirà il bisogno i segni, ho, 
pensato che quando cotesto sillabe siano finali, e per tutte anche le altre 
finali bastasse mettere V accento grave quando hanno da pronunciarsi larghe, ^ 
éome sarebbe mfèen Aeno,pioalèii Piallino, mareng^òon Legnamajo: 
quando van pronunciate strette non mettere nessuno accento. Laonde tutte le., 
parole del dialetto nel mio Vocabolario che non hanno accento^ si vorranno , 
supporre averlo suW ultima sillaba, e quando l* uscita sia in e in o do- 
versi pronunciare stretta; pochi essendo stati i casi nei quali per necessaria 
distinzione io abbia dovuto mettere anche su di essa l'accento acuto, come 
per OS. in de Giorno, ii guai e vuol essere proferito con pii$ forza che non 



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- vn- 

nella preposizione de D/, o Da - de de di di, di giorno. Del resto quando la pausa 
della voce non cada sulla ultima, sarà sempre indicata dalV uno o dalV altro 
dei due detti accenti la sillaba su cui deve cadere, e cioè dalV acuto quando 
ta vocale va proferita stretta^ e dal grave quando va proferita larga. 

Ancora sono nel dialetto nostro alcune parole nelle quali la m seguita 
da « non già si incorpora per così dire con essa a formare quella modi/i'^ 
cazione di suono che hanno le voci scemo, sciatto, sciogliere, ma si fa sen* 
tire come separata, quale anche in lingua quando sia accompagnata da eh» 
oppure dopo iLe venga Tao V o; e per indicare cotesta come separazione^ 
al di sopra della s ho suW esempio del Cherubini messo un apostrofo: 
0* eètt Schietto, 8^ elòpp Schioppo, 

E COSI pongo fine allo dichiarazioni che mi son paruìe necessarie, il 
mio libro per li mancamenti e le inesattezze che vi si potranno trovare 
raccomandando alla indulgenza di quei cortesi che lo reputino non immeri' 
ievole dei loro sguardi, e augurafido loro giorni dì tutte prosperità rallegrati, 

Spiegartene 

DELLE ABBREVIATURE CHE SI TROVERANNO NEL VOCABOLARIO 

v« vedi; p« es« per esempio; n. nome; ag. aggettivo; ver. verbo; aiié 
verbo attivo; n. pass, verbo neutro passivo; avv. avverbio; m. maschile; 
€• femminile; ». singolare; pi. plurale; diiu* diminutivo; aeer. accre- 
scitivo; p^gg. peggiorativo; ind« indicativo; sog^g^. soggiuntivo; Imp. 
imperativo; pr« presente; pass, passato; pass. iiup. passato imperfetto j 
pari* participio. 



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CONIUGAZIONE 



DEI 



VERBI AUSILIARI 



AVERE 

INVINITO 

avìiyhej o vitghe avere 

PARTICIPIO 
avìttj ólviil avuto 

PASSATO 
avììghe^ viighcj o aviij vii aviit, vìU aver avuto 

INDICATITO 

Presente 

SiNooLARE Plurale 

me gh' òo^ (a) io ho nòon^ o nouiàlter gh' oumm noi abbia md 

fé te gh* è* tu hai t^ouiàlur gh' ii voi avete 

lu el, o'I gli aa egli ha lour i gh' aa fssi hanno 

U la gh' aa ella ha tour le gh* aa esse hanno 

Passato Imperfetto (b) 

gh' ivi aveva, o avevo gh* luen avevamo 

U gh' Ivet avevi gh' lues avevate 

«/, o la gh' l%fa aveva i, o le gh' iva avevano 

Passato Rlmoto 

gli ave ebbi gh' avèssem avemmo 

U gh* avèiset avesti gh* avèsses aveste 

el^ o la gh' ave ebbe ij o le gh' ave ebbero 

Passato Prossimo 

\ aviit ho avuto gh'oumm, o oumm ) aviit abbiamo avuto 

ah' ii, o ii \ o avete avuto 

ijO le gh' aa,ojaa) viit hanno avuto 

Tra|^assato 

gh' Ivi, o Ivi aviit o uiit aveva avuto gh' Iven o Iven aviit o viit avevamo avuto 

Per le altre voci a quelle del Passato Imperfetto agg;iungi il Participio 

(a) Ho tenuta separata dal resto del verbo la parte gh > percìiè nei suoi tempi composti 
anche si può lasciare^ come si vede già dal Passato dell' Infinito, e si lascia poi sempre nella 
Jòrmazione dei tempi composti degli altri verbi 

(b) In questo e in tutti gli alti'i tempi ho lasciati i nomi personali me ié eco. paren* 
domi inutile il ripeterli, 

(e) Nò poluto mettere per estéso questo tempo pei ohe si t^eda come si hanno i tempi ient<$ 
il gh, secondo che fu detto nella nota (.1). 



gh* oòj o do (e) ì aviit ho avuto gh'oumm, o oumm ) e 

te gh' èe, o f èe ) o hai avuto gh' ii, o ii ^ 

eloia gh' aajO taa) viit ha avuto 1,0 le gh' aa,ojaa ) 1 



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— t — 

Singolari ' Plurali 

futuro 

gh* aròo «Trò gh* aroumm aTremo 

te gh' are» avrai fh* arii avrete 

€l^ o la gh' ara avrà i, o U gh' ara avranno 

Passato Futuro 

gh' aròo, o aròo aviitj avrò avuto gh' aroumm o aroumm at^iU avreoio avuto 

Per le altre voci a quelle del Futuro aggiungi il Participio 
Interrogativo Presente 

gh* òoi me? ho io ? gh' òummi nòon? abbiamo noi? 

gh' ètte tè? bai tu? gh* ii wouiàlter? avete voi ? 

gh' aal lu ? ba egli ? gh' àai lour ? banno essi ? 

gh' àala le? ba ella? gh' àale lour? hanno esie? 

Passato Imperfetto 

gK ivi? aveva? gh' iven? avevamo? 

gK iutt ? avevi ? gh' Iwes ? avevate ? 

gh' ivdj gh' ivela? aveva? ^h' hi, o gh' ivtle? avevano? 

Passato 

gh' òoij o òoi avùt ? ho avuto ? gh' oummij o oummi at^iit ? abbiamo avuto ? 

Per le altre voci a quelle del Presente aggiungi il Participio 
Trapassato 

gh' iVij o ii'i ayiit ? aveva avuto ? gh* ì%fen, o l%fen aviii ? avevamo avuto 7 

' Per le altre voci a quelle del Passato Imperfetto aggiungi il Participio 

Futuro 

gh* aròoì ? avrò ? gh' aroumm, o gh' aroummi? avremo ? 

gh' arèetj o gh' aree te ? avrai ? gh' arii? avrete? 

gh' araal, o gh' ardala ? avrà ? gh' aràai^ o gh* aràaU avranno ? 

Passato Futuro 

gh' aròoij o aròoi at^nt ? avrò avuto ? gh' aroumm, o aroumm at^iit? avremo avuto 7 

Per le altre voci a quelle del Futuro aggiungi il Participio 
SOGGIIJIIVTITO 
Presente 

gh' abbia abbia gh' abioumm abbiamo 

Ir gh' àbbiet abbi gh' abièt abbiate 

$1, o la gh' abbia abbia i, o le gh' abbia abbiano 

Passato Imperfetto 

gh* at'èss, o gh' èss i^ vessi gh' auèssem, o gh* issem avessimo 

te gh* auèstet, o gh' èsset aves&i gh* auèsses, o gh' èsses aveste 

elj o la gh* at'èss, gh' èst avesse i, o le gh' avèss, o gh' é*$ avessero 

Passato 

gh* abbia, o abbia aviit abbia avuto gh* abioumm, o abioumm aviit abbiamo avuto 

Per le altre voci a quelle del Presente aggiungi il Participo 
Trapassato 

gh' a.'èss, gh; èss, arèss ^^^^^. ^^^^^ gh' f^'J^^jf ^^'^^i, o . 

o 9s$ auiii essem afiit 

Per le altre voci a quelle del Passato loiperfetlo aggiungi il Participio 



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5 — 



gh' arèsà, o g,h' artf 

U gh' arèsset 

ri, o la gh* araaf 



gK arèss gh'areef. o arèss, ^^^^. ^^^^^ 
areef a^fiU 



Condizloiiale • Presento 

ATrei gh' arèssem 

tTrftti gh' arèsses 

avrebbe i, o le gh' araaf 

Condizionale Passato 



•Tremmo 

•▼reste 

avrebbero 



gV arèssem, o arèssem amt avremmo avuto 



Per le altre voci a quelle del Condizionale Presente aggiungi il Participio 

Imperativo 

abioumm, abiòumegk» abbiamo 

àhbieghtj o àhòiegh, o abbia abbi abièe, abièghe abbiate 

*L o lagh' abbia, o t abbia abbia i, o le gh' abbia, oy abbia abbiano 



EStSERE 

im'lNlTO 

itier, t in eampagna «nche insughe 

PARTICIPIO 



statt 
èsser siati 



PASSATO 



INDICATITO 
Presente 



tsiere 

stato 
essere stato 





Singolare Plurale 


me soun. 


souni 


io tono nòon o nouiàlter 9Ìownm 


noi siamo 


té U see 




ta sei tfouiàlter sii 


voi siete 


Iute 




egli è lour j è 


essi sono 


le tè 




ella è >» 

Passato imperfetto 


esse sono 


sèri 




era, o ero *ereffi 


eravamo 


U sirei 




eri sèrts 


eravate 


tira 

fudè 

Ufudisset^ 
ti, la fudè 


era j ira 

Passato Rlmoto 

fui JUdèssem, o fiàssem 
fosti fudèsses, ojèùstes 
fu ij le fudè 

Passato Prossimo 


erano 

fummo 

foste 

furono 


soun ) 
u see ) 


slait 




sono stato> o stata sioumtn ) statt 
sei stato stata sii ) o 


siamo stati o statt 
siete stati o stat« 


''« ) 


stàua 


è stato iuta j è ) stàtté 


' agno itati o state 



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~ 4 — 



tiri statt $taua tee. 

taròo 

te sarte 

et, o la sarà 

taròo ttattj o ttàua ecc. 



era tUto o f taU térem ttatt o statu ecc. 
Vataro 

sarò saroumm 

•arai toni 

ntk i^ o U tara 

Passato Vataro 

sarò stato^ o stata taroumm ttatt, o ttàlte ccc, 

InterrogatlTO Predente 



era? amo stali osiate 

saremo 

sarete 

saranno 

' saremo stali o sUU 



toun, toùnti m 


é? 


sono io? 


tioumm, siòummi nòon 


siamo coi ? 


tétte té? 




sei tu? 


#11 youiàlter? 


siete Toi ? 


iella? 




è egli? 


tei lour? 


sono essi ? 


eela le? 




è ella? 


èele lour? 


sono esse? 






Paaaato Iinperretto 




tériì 




era? 


t èremi 


erayamo ? 


térett 




eri? 


térest 


erayate ? 


érelj érela} 




era? 


èri, éreleì 

Pa»iMto 


erano? 


toun, o tòunti 
ttàtta? ecc. 


ttatt 


sono stato 


osUU?"''"^' tioummi 
ttatt, ttatu? ecc. 


Siam stati o state? 



téri ttatt, o ttàtta? ecc. 

taròoi ? 

tarèet, o tarèete? 

taraal, o tardala? 

taròoi ttatt, o ttàtta ? ecc. 



tìa 

te tlet 

el, o la tla 

fudiss, ojiust 
tefudèstet, oJeùttH 
el, o la Judètt, o fiust 

tla ttatt, o ttàtta ecc. 

fudètt, o feutt stati o 
ttàtta ecc. 

tarèst, o tareef 

te sarèstet 

^lé la saraaf 



eravamo slati ostale? 

saremo? 
sarete ? 
saranno ? 



Trapassato 

era stato o stala ? térem ttatt o ttattel ecc. 

Vataro 
sarò? taroumm, o taroummì? 

sarai? tarli? 

sarà? taràai, o taràale? 

Passato Vataro 
sarò stato^ o stata? saroumm ttàtt, o ttàtteecc? saremo stati ostate? 
SOGGIVNTITO 
Presente 

aia tioumm, o tapioumm 

sii, o sia tapièe 

sia i, o le tla 

Passato Inperretto 

fossi fudèssem, o feàssem 

fossi fudèsset, oftiutet 

fosse 1^ o le Judètt ojèutt 

Passato 

sia stato^ o stata tioumm ttatt o ttàtte ecc. 

Trapassato 

fossi auto, staU ^^"/f"; ojeustem stati, o ^^^.^^ ^^^^j ^ ^^^^^ 
ttatle ecc. 

CondUionale Presente 

sarei tarèttem 

saresti Sarèstet 

sarebbe i, o ìc savanf 



siamo 
siate 
siano, sieno 

fossimo 

foste 

fossero 

siamo statico sta té 



saremmo 

sareste 

sarebbero 



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Condizionale Passato 

9artst o sareef itatt o slatta sarei italo o stata sarèssem stati, o stàtte ecc. saremmo stati ostate 

ImperatlTO 

sioumntj o sapioumrtk siamo 

sìa sii, sia sapièc siate 

el, o Im.sla sia i^ o te sìa siano 



PROSPETTO DELLE VARIAZIONI DEI VERBI COSF KEL DIALETTO 

COME m LINGUA 

A non dilang^armi di troppo in questa cosa ho scelto verbi che pei, tempi 
composti potessero mostrare i' aso che si fa tanto deir uno quanto dell' altro 
ausiliare. E per cotesti tempi composti non ho che accennata la prima persona, 
formandosi le altre al modo di essa colle corrispondenti voci deg;li ausiliari^ e 
col participio del verbo. 

iJMniMiTa 



bris^ciaa 
bris^ciaal 
avitj èsser bris^ciaal 



PARTICIPIO 

PASSATO 

llMDlCATlirO 

Preaente 



sdrucciolare 
sdrucciolato 
essere sdrucciolato 



Singolare Ì^lurale 

io sdrùcciolo nèon hris'cioumin noi sdruccioliamo 

tu sdrùccioli youiàlter bris'cès voi sdrucciolate 

egli sdrùcciola lour i o le Iris' eia essi, o esse sdrùc* 
«Ila sdrùcciola dolano 

Paaaato Imperfetto 

sdrucciolava bris'ciàuen sdrucciolavamo 

sdrucciolavi bris'ciàves sdrucciolavate 

sdrucciolava ij o U bris'ciàk'a sdrucciolavano 

Paaaato Rlmoto 

sdrucciolai bris'cèuem ' sdrucciolammo 

sdrucciolasti bris'cèsses sdrucciolaste 

sdrucciolò 'i, o U bris'cè sdrucciolarono 

Paaaato Pjroaalmo 

sono sdrucciolato 

Trapaaaitto 

era sdrueciolato 



snè tris' ci 
te le bris'cet 
iu ei tris' eia 
le la bris'cia 

hris'eiàtn 
te bris'ciàvet 
si, o la bris'ciàua 

hris* C9 

U bris'cèsset 

el, o la bris'cè 

òo o soun bris*ci€iai ecc. 

hij o siri bris'ciaat tee. 



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— 6 — 
Futaro 

i/iVcm/òo sdrucciolerò brit* ciaroumm 

fé bris'ciarèe sdrocciolorai bns'ciarii 

el^ o la bris'ciarà iJrucciolcrà i^ o le bris'ciarà 

Passato Futuro 

acòoj o sardo brWciaat ecc. sarò stìruccìolato 

Interrogatlfo 



sdruccioleremo 

sdrucciolerete 

sdruccioleranno 



bris'ci ? 
bris'cel ? 
bn's'cclf o brìx'cela ? 



sdrucciolo ? bris'cionmmij o bris'cioitmm? sdruccioliamo ? 

sdrùccioli? bris'cèe? sdrucciolale? 

sdrùcciola? brls'clj o bi'itcele sdrucciolano? 



E per questo modo Iiilerrogallvo basii il presente, per vedere come vadano 
usati que^jli nfllssi personali che nel nostro dialetto soglionsi mettere a certe 
persone; che del resto alla maniera di esso presente pur tutti fjH altri tempi si 
formano dai tempi dell'Indicativo, anche in tutti gli altri verbi. 

SOQGIUIVTIVO 



Presente 

) bris* cioumm 

) sdrùccioli bris'càe 

) ij o le bris'cia 

Passato Imperfetto 

sdrucciolassi bris^cèssèm 

sdrucciolassi bris'cèsset 

sdrucciolisse i, o le brìs'cès^s 

Passato 

sia sdrucciolalo 

Trapassato 

fK.ssi sdrucciolato 

Condizionale Presente 

sdrucciolerei bris'ciarèsscm 

sdruccioleresti bris'ciarèsses 
sdrucciolerebbe i, o le bris' ciavaaf 

' Condizionale Passato 

arèssj o sarìsss bms'ciaat ecc. sarci sdrucciolalo 



InVcìa 

te brìs'cet 

elj o la bris'cia 

bris'cèsa 

te bris'cciset 

flj 4.a bris'cèss 

aibiaj o sia bris'ciaat fcc. 

ai'ùss ojl'uss bris'ciaat ccc, 

bris'ciarèss^ o bris'ciareef 

te bris'ciarèssct 

(Ij u la bris' ciàraaf 



sdruccioliamo 

sdruccioliate 

sJrùcciolino 

sdrucciolassimo 
sdrucciolaste * 
sdrucciolassero 



SmperatlTO 



brìsU'ia 

il,, o la bris'cia 



sdrùcciola 
sdrùccioli 



bris* cioumm 

bris'cèe 

I, o U bris'cia 



sdrucciolcremniQ 
sdrucciol ereste 
sdrucciolerebbero 



sdruccioli arno 
sdrucciolale 
sdrucciolino . 



Qui poi i)ì' c piaciuto di mettere per modello della seconda nostra conjuga- 
zione (noi non ne abbiamo che tre) il verbo céser che nei tempi semplici é il 
nicdosìnio tanto nel significalo d» cucire, come in qut-Jlo di cuocere; ma i tempi 
comporli ha iu quel primo signiGcato formati coli* ausiliare arìlg^he^e nell* altro 
coir ausiliare èsser: in italiano poi sonq le forine c|i ciascuno affatto diverse. 



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càser 



COUiili 



ayu cousiii 



. còti 
te cósft 
el^ o la eoo» 

COUih'i 

te cousivet 

ih la cousìum 

cousè 

u cousèsset 

el, o la cousè 

òo cousiit^ ecc. 
sotm Colt, ecc. 

ìyi coutìitj ecc. 
sèri coti ecc ^ 

cousaròo 

te cousarè» 

elj o la coujarà 

aròo cousìit ecc. 
taròo Colt ecc. 



còsa 

te cóset 

eh o la cosa 



cousess 
te cousèsset 
t ^L la cousèss 



iNrimTO 

Participio 

cucito cott 

Passato 

arer cucito esser cott 

1ND1C4T1TO 
Presenta 



cucire^ cuocere 

cotto 



SIN60LAR8 



CUC1O4 cuoco 
cuci, cuoci 
cuce> cuoce 



cousoumm 

cousii 

ij o le coos 



Passato Imperfetto 

cuciva^ coccya cousìven 
cucivi, cocevi cousìves 
cuciva, coceya i, o le cousha 

Passato Rlmoto 

cuòii, cossi couséssem 

cucisti, cocesti cousèsses 
cuci, cosse C o le cousè 

Passato Prossimo 

ho cucito 
son cotto 

Trapiissato 

ayeya cucito 
era cotto 

rataro 

cucirò, cocerò cousaroumm 
cucirai, cocerai cousarii 
cucirà, coccrà i, o le Cousarà 

Passato Vataro 

avrò cucito 
sarò cotto 

SOOOIUIVTITO 

Presente 



esser cotto 



Plurale 

cuciamo, cuociamo 
cucite, cuocete 
cacJoDo^ cuocono 

cucivamo, cocevamo 
cucivate, cocevate 
cucivano^ coceyaop 

cucimmo,cocemmo 
cuciste, coceste 
cucirono, cossero 



cuciremo, coceremo 

cucirete, cocerete 

cuciranno, coceranno 



) 

) cucia ; cuoca ocuocia 



cousoumm 

cousii 

i o le còsa 



Passato Imperfetto 

cucissi, cocessi couséssem 
cucissi, cocessi còusèsscs 
cucissC; cocesse ij le coiisUs 



cuciamo^ *cociaaio 

cuciale, cociate 

cuciano, cuocano caociano 



cucissimo, cocesiimo 
cuciste, coceste . 
cucisscro, Qoccsscro 



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Qoo^(^ 



— 8 — 



àHia cousiit tee, 
ila eott ecc. 

ai^css cousiit ecc. 
Jtiu$ cou ecc, 

couuiréss o cousareej 

te cousarèsset 

el, o la cousaraaf 

aréss cousiit ecc, 
sat'éss eott ecc. 



coos 

el, o la còsa 



Passato 

abbia cucilo 
•ia cotto 

Trapassato 

a?c88Ì cucito 
fossi cotto 

Condizionale Presente 

cucirci, coccrei cousarèssem cuciremmo^ cooeremmo 

cuciresti, coccresti cousarèsses cucireste, cocereste 

cucirebbe, coccrebbc i> o le cousaraaf cucirebbero ^ cocerebbcro 
Condizionale passato 

avrei cucito 
•arci cotto 

Imperatllrd 

cousoumm 
cuci, cuoci cousii 

cucia,cuocao cuccia ij o le casa 



cuciamo, cociamo 
cucite, cuccete 
cuciano, cuccano o cuccia ào 



TERZA COlKJIVGAZlOliE 

icoumparii scomparire 

PARTICIPIO 

Écoumpariit scomparito^ scomparso 

PASSATO 

ai'iij o èsser scoumpariit ecc, essere scomparito 

IIKDICATITO 
Presente 



Singolare 



Plurale 



scoumparissi 
te scoumparisset 
eij o la scoumpariss 

scoumparìifi 

te scoumparhet 

elj o la scoumparlva 

scoumparè 

te scoumpartssel 

elj la tcoumparc 



scomparisco, scompajo scoumparoumm acompariamo 

scomparisci scoumparii scomparite 

scomparisce, scompare ij o le scoumpariss scompariscono, scompajono 

Passato Imperfetto 

scompariva scoumparhen scompariramo 

scomparivi scoumparlt^es scomparivate 

scompariva ij o le scoumparhà scomparivano 

Passato Rlmoto 



scomparii, scomparvi scoumparèssem 
scomparisti scoumparèsses 

scomparì, scompirre i^ o le scoumparè 



scomparimmo 
scompariste 
scoirparircnOj scomparter* 



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r~ 



Pa»»ato ProAAlmo 

èo, o ioun scoumparìit ecc. tono scomparito 

Trapa»sat« 

Un^ o sèri scoumpariit ecc. eri «coroparito 

seoumpariròo scomparirò scoumpariroumm 

te sGoumparirie scomparirai scoumparirii 

€l^ o la scoumparirà scomparirà i;, o U scotwipanrà 

Paaaato Votare 

ftròo^ $arèo tcoumpqriit ecc. sarò scomparito 

SOGGIVNTITO 
Preaente 

$coumparhsa ) scoumparoumm 

U scoumparhset ) scomparisca^ scompaja tcoumparii 

eh o la icomparista ) i^ o U tcoumparìtsq, 

Paaaato Imperfetto 

scoumparèss scomparissi scoumparèssem 

u scoumparèstet scomparissi tcoumparèsset 

d, o la scoumparhs scomparisfo i^ o U scoumparèsf 

Paaaato 

àBbia sia scoumpariit ecc. sia scomparito 

Trapaaaato 

ai^ss ofeuts scoumpariit ecc» fossi scomparito 

CondLEtonale Presento 

scoumparirèss, o scoumparirerf scomparirei scoumparirèssem 

te scompffrirèsset scompariresti scoumporirèsses 

elj o la scompariraaf scomparirebbe i^ o le scoumpariraaf 

Condlztonale Pasagto 

arèts^o sarèss scoumpariit ecc» sarei scomparito 

mPEffATITO 



scompariremo 

scomparirete 

fcomp^rirfDOp 



scompanarop 
scompariate 
ipompariscaop 

scomparissimp 

scompariate 

scomparìsserp 



scompariremmo 

scomparireste 

scomparirebbero 



scoumpanss 

fh o la scoumparlssa 



scoumparoumm leonparlimo 

scomparisci scoumparU aoomptrita 

scomparisca^ icoDpaja i^ o U ^omparis^q foompa||i>o 



Kè delle coi^ugazioni del Terbi pib allro te non qualebe tempo dell' In« 
dlealbo, e V Imperativo di uno eoir affliso perionalei afBnchd il yedn V mio di 
qiiei^o aQbeo. I^e anom^Ue larapoo notata nel YocabolorlQ* 



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— 10 



ttremlìse 



me stremlssi 

te te stremUset 

eìj o la se stremisi 



iNrariTo 
Predente 

impaurirti isses stremiit 

IndlcatlTO 
Presente 

mi impaurisco te ttremoumm 

ti impaurisci pe siremii 

si impaurisce i, o le se stremiss 

Passato 



me soun ) stremiit 

te te see ) o 

el^ o la s* è) strtmlida 



Passato 

essersi impaurito 



ci impauriamo 
TÌ impaurite 
•i impauriscono 



mi sono) impaurito se sioumm) stremiit 

ti sei ) o ye sii ) o 



ci siamo ) impauriti 
Ti siete ) o 



si è ) impaurita i, o ^ / è ) stremiide si sono ) impaurite 

imperatlTo 



stremUset impaurisciti 

•h la se stremUsa si impaurisca o impauriscasi i* o le se stremìssa 



stremoàmmesj stremoussem impauriamoci 
stremìive impauritevi 

impauriscansi 



SI impauriscano 




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VOCABOLARIO 



CREMONESE-IT AL.9Ì&JUO 



AB 

A. prima lettera dell' alfabeto cosi nel 
dialetto come ìq lingaa. 

Abacch, abachiin. Lìbricciuolo dove ai faa- 
cìulii è insegnato a fare i conti. 
Jbàco, 

Abilità. Oltre al proprio senso nel quale 
gli corrisponde in lingua, ^òi/itò^ 
Vapacitàj Attitudine^ da noi è usato 
ancora in senso di Ardire j Au' 
dacia j pi es. el gh'a viit F abilità 
da diime ecc. ha avuto V ardire^ 
V audacia di dirmi ecc. 

Al intestaat Senza testamento. Intestato. 

Abit, e àbit de la Madonna. Nome che si 
dà a due pezzetti di panno so- 
pravi r imagine della Madonna del 
Carmine o altro^ e che si portano 
per divozione appesi con due na- 
stri al collo.^6i7mo della Madonna j 
Scapolare. 

Abiteuz. Piccol abito e vile. Abitucciac- 
ciò. - L'abituccio della lingua è 
soltanto diminutivo di abito. 

Aboncaat Certo sapore del vino gustoso 
e che dà nel dolce. L'abboccato della 
lingua non è che aggettivo, e ag- 
giunto a vino signinca amabile e 
soave al gusto> però quel che noi 
diciamo p. es. 1' è 'n veen che gh' aa 
de r aboncaat si direbbe in lingua. 
JE^ un vino abboccato. 

Abouaa. Diminuire qualche cosa del 



, AD 

prezzo che era stato stabilito. Bo-- 
nificare. L' abbonare della lingua è 
approvare^ riconoscere come legit- 
timo nn conto una partita, o simile, 
abonnàase. Inscriversi per un dato nu- 
mero di rappresentazioni al Teatro 
per altre cose simili. Associarsi 
Appaltarsi, e V uso ammette pure 
che si dica Abbonarsi. 

Abonndanzions. Che largheggia. Lardai 
ma per lo più da noi si usa u'o- 
nicamente per Avaro. 

A bonnonrissima. Superlativo di a bomónra 
A buonissimi* oraj Per tempissimo, 

A bonnonrètta. Un poco più di a bonnónra. 
Piuttosto di ouon^ ora. 

AciacoQS. Che ha degli acciacchi, ossia 
mala disposizione di salute. Cagio^ 
nevolcj Malescio. 

Adattàase al tenti Accomodarsi a ogni 
cosa. Aver mantello a ogni acqua, 

Adóss e redóss. L' un oggetto sopra i al- 
tro senz' ordine. Rinfusamenle ^ 
Alla rinfusa, 
dàa adèss. Mettere in deriso ^ o in 

disprezzo. Vituperare, 
métter J occ adèss a verghenn. Fissare 
gli occhi verso alcuno. Adocchiare^ 
Occhiare uno. 
tràala adòss a Terghenn. Dare ad al- 
cuno colpa di qualche cosa. Incoi' 
parej Gravarcj Tacciare alcuno 



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Atì 



Ì2- 



Afe 



. é^alcun che. 
idree. Che è dopo. Addietro, Dietro. 

adree. L' un dopo V altro. Successiva^ 
mente p. es. dò o tré vèlte adree 
due tre volte l'una dietro f altra 
o successivamente. 

le adree. Vicinò^ Presso j AW incirca 
p. es. r è le adree al tri ann, o seni- 
plicemètìte 1* è adree al tri ano, è 
di tre anni in circa: -el sta le adree 
sta li presso. 

éaa adree a na cèta. Darsi premara 
per compiere presto una cosa. Sol' 
tecitarsi. 

traa adree la ròbba. Vender la roba 
meno di quello che vaie. Giltar via 
la roba. 

Vardaa adrée à ?ergheu. Tener d' oc- 
chio alcuno. 

faase ?ardaa adree. Far alcuno cose 
per cui la ^ente abbia a parlare 
non bene di lui. Dar da dire di sèj 
Far dire de^ fatti suoi. 

h più particolarmente lo diciamo del- 
l' avere troppa parsimonia nello 
spendere. Guardare spesa , o a 
^)esa, e in questo significato il suo 
contrario 

faase mlga tardaa adree. Non guar- 
darla in denari. 
idròss. E' dal francese. L'indicazione 
che sopra una lettera si pone della 
persona a cui è diretta. Sopra- 
scrìtta. 

k imche fuori del caso di una lèttera 

r indicazione del luogo ove si trova 

un nt*gozio^ o abita una persona. 

Indirizzai 

Àgént de eampigaà. Soprantendente alle 

possessioni altrui. Castaldo. 
àgevoalesta. Atto che torna di qualche 
vantaggio a chi lo riceve. Cortesia. 
h' agevolezza della lingua è astratto 
di agevole^ ossia non difficile, che 
non porta fatica; anche vuol dire 
afTabilitày piacevolezza. 
i{her de Mei. IVon solo diciamo noi 
V Agro di cedroy ossia quel com- 
posto di succo di cedro ò limone e 
di zuccaro da bere neir acqua, ma 
anche V acqua con entro l' agro di 
cedro Acqua cedrata. 

VestUt li àgher de aóder. Vestito più 

leggermente che non comporti la 

stagione. Foderato di tramontano, 

ho trovato nel Di>.ionario. 

Agnes ( a sant ) courr la Usirta per la zes. 



Modo j;)ròverbiale con che si indicìi 
il tempo in cui comincia a raddol- 
cire la stagione. Aprile cava là 
vecchia dot covile. 

Agnu, e agiiseeÉ; Piccolo involto en- 
trovi qualche còsa sacra che suolsl 
mettere al collo de' bambini a pre- 
servarli da male. Agnus deij Breve j 
Brieve. 

Agòldaat Chiamano gli agricoltori un 
bastone che da una parte ha un 

E nugolo che serve a stimolare i 
uoì, e dall' altra un ferro detto 
dai nostri campagnuoli « rvmióla » 
con cui si sgombra 1' aratro dal 
terreno che vi si attacca arando. 
Ralla f. 
igoard. Aggiùnto di negozio dal quale 
ven^a molto utile. Negoziane. 
» aggiùnto di peso di misura ecc. 
quando sòn più the non vorrebbe 
il rigore di giustizia. Buono^ Av- 
vantaggiato: e còsi diciamo la ghe 
vi agoarda quando 11 peso, la mi- 
sura ecc. è maggiore dèi giusto. 
L' ingordo della lingua ha senso 
opposto, e cioè si dice auando i 

Sesi, le misure ecc. sono al di sotto 
el giusto. . . 

Agovst Ottavo iheÉe oetl' anno. Agosto. 
faa ferragoast Quel far festa che so- 
gliono specialmente i muratori il 
primo di agosto. Ferrare agosto. 

Agraff. Dal francese. Arnese per lo più 
d* oro che serve a tener fermi 1 
vestimenti o altro. Fermaglio. 
9 Dicesi ancora quel segno formato 
per lo più di due linee leggermente 
ricurve che accenna unione di due 
più articoli. Grappa. 

igfaman* Dal francese. Specie di guar- 
nizione che Vendesi fatta a lavori 
traforati d' un òottil cordoncino 
coperto d' un filo di seta o di cotone 
avvoltogli intorno. Passamano. 

Agreman. Ugualmente dal francese. Buo- 
na grazia che altri usi o riceva dì 
là del debito. Larghezza, Vantag- 
(7fo:-faa di agreman pir/arg/iessa^ 
largheggiare: - viighf.di agreman a- 
vfer de vantaggi. 

Ah| t aah. Dìcesi nelle grandi common 
zioni, e n'è variato il suono se^ 
condo la qualità dt qtieste. Ah. 

AJ. Pianta erbacea bulbosa di odor^ 
fortissimo^ che si adopra nelle cll« 
cine come droga indigena. Agliòt 



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AJ 



-ii^ 



Ah 



feto d* ij. Il balbo, o la radice dell' a- 
glio che è quella che si adopera. 
Capo d^ aglio, 

» dicesi raetaforìcamente di ragazzo 
men buono. Monello, 

1» e ancora per beffa a ragazzo che 
voglia fare il vagheggino come 
fosse un glovinoUo. Ravanello. . 

spiga d' aj. Ciascuna delle parilo dei 
bulbelti che formano il bulbo ueU 
r aelìo. Spìcchio d* aglio. 

rèxi 4 àj. Certa quantità d' agli uniti 
insieme; Resta d' agli. 

rabiit come l'aj. Incollerito molto.Pieno 
di stizza^ Slizsito. 

teatt Tèen a UJ, fina J onge da pelaa l' ài 
per dire che ogni cosa può essere 
utile. Ogni prtin fa siepe, 

trotv&a f«el de 1* ij. Trovare chi non 
abbia ])aura delle bravate che gli 
si facciano^ ma resista e dia la 
pariglia. A carne di lupo zanne 
di cane, 
:i4eitt Jjulo. 

ajeitt de cèsta. Vantaggio grande, 

» diclamo anche ironicamente per 
Danno, 
AJdoi (ila 1') (métter il do V). Con- 
dire con savore o salsa di aceto e 
aglio. Condire con agliata. 
èlà.Jla. 

penta de 1* ila. L'estremità dell' ala. 
Sommalo, 

Uà del capell. Quel giro che nella parte 
inferiore del capello si stenae in 
fuori. Tesaj o Piega, o Vento wà 
capello. 

ila o alòoB de la marsina. Quella parte 
dell' abito che pende a coprire la 
parte posteriore delle coscie.jFa/da. 

ila de fldegh. Ciascuna delle due Darti 
principali del fegato. Lobo del fé' 
gaio, 
Alatoaas, o eiifnè alabraas. Differisce dalla 
vivanda che diciamo stnfiftat in ciò 
solo thè qvando quella è a mezza 
cottura vi si metle dentro un po' 
di vino a bollire. Stufalo dice il 
Dizionario la carne cotta in parti- 
colare maniera, e il Carena Io spìe- 
fa e specie d' umido cotto in vaso 
en chiuso e per lo più in pezzi 
grossetti informi. 
àlbarètt Specie di pioppo che non si 
leva a molta altezza, ed ha le foglie 
pendenti da picciuoli lunehi, sottili 
te nericci . Alberello^ Alberella , 



Tremula, 
Alber, e anche èlbor. Chiamano i mugnai 

3 nella grossa trave che col mezzo 
i una ruota mossa per Io più à 
forza d' accana serve a comunicare 
il moto a diversi ingegni. Albero, 

ilber del tambonrr. E' il nohie che dan- 
no i nostri orinola! a nuel pézzd 
che regge la molla del tamburo. 
Sbarra del tamburo. 

Albera. Specie di pioppo il cui le&^ame 
dolce serve per fabbriche ed inta- 
gli. Alberoj Pioppo^ Pioppo. 

Albera pirèra. Quella specie di pioppo 
che si alza piramidalmente con 
una chioma affusata. Cipressma , 
Pioppo cipressino:, o piramidale. 

AlbLTasO per lo più di forma quadran- 
golare, che sferve a tenervi entro 
n mangiare pei polli e pei porci, e 
anche a tenervi acqua per abbeve- 
rare le bestie, e allora per Io più 
è di pietra. TruogOj Truogolo^ 
TrogoiOj e il Tassoni ha detto an- 
che Albio. 
tener el mnns ah' ilH. Mangiare 
ingordamente, tolta la similitu- 
dine dai porci Avere il grifo nella 
broda. 

AibiooL Piccola cassetta ove si dà bec- 
care agli uccellL Alberello j Bec- 
catojo. 

Albionleen. Diminutivo di alblooL Albe» 
rellino. 

Albitràase. Fare senza dipendere da chi 
si crede che avrebbe per altro con- 
sentito. Pigliarsi j Pretider si V ar- 
bitriOj la libertà. 

Alégher. Allegro. 
dógher comò 'n f èss. Chi ha tinta al- 
legria che gli bisogna manifestarla 
Icoil festivi movimenti. Festante, 
, GajOy Giqjoso. 

alégher. Dicesi pur di persona cui 
piaccia dire cose scherzóse. Fa- 
cetOj Lepido. 
» e anche di chi ha bevuto, ma non 
in modo da doverlo dire assoluta- 
mente ubbriaco. ^ri7/o. 

AÌliramènt Senza una certa modera- 
zione. Largamente p. es. spènde;^ 
alegramènt. Spendere largamente. 
Largheggiare nelle spese. 

Alolija. Voce di esultazione che usasi 
nella Chiesa specialmente nel festivo 
tempo pasquale. Alleluja. 
andaa in alelQJIa. Dimenticarsi 



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AL 



— 14 



AI 



andta in alelùja. anche lasciarsi pren- 
dere dui \ino. jindare alla banda, 
JmbviacarsL 

faa andaa in alelùja. Dicesì di vino che 
sia Qetmroso.Far andare aita banda, 
Aleen. iiiminuiivo di àla^ e cosi chia- 
mano le sarte una piccola falda 
che usasi qualche volta far pen- 
dere dalla cintura negli abiti del- 
le donne. Faldella. 
Aliàdega. Uva che matura in luglio. 

Lugliatica. 
Alla. Preposizione articolata segno del 
terzo caso. Jlla. 

alla boonóura. Espressione di impazien- 
za e di certo rimprovero. Final" 
mente. 

alla via (èsser, o métter). Essere o 
mettere nei luogo o nel modo che 
conviene. Essere j o Mettere in as- 
settOj in ordine. 
AIÒOD. Dal francese. Voce di eccitamento 
a camminare o a far qualche cosa. 
Animo j Suj Su via. 
Alòon del marsinètt. Uuella parte del 
soprabito che pende a coprire le 
coscie non pur di dietro ma anche 
davanti. Falda. 
Alpa. Strumento della Ggura come di un 
gran triangolo a molte corde che 
pizzicansi per avere i suoni. Arpa. 

soanadoor d* àlpa. Arpista. 
Alt. Allo. 

alt Detto dì panno^ tela ecc. Largo. 

cazzaa alt. Aver superbia. Imporla 
alta, iiflare in sul mille. 

faa ¥ég;ner da V alt. Dar molta impor- 
tanza ad un favore. Far cascare 
dall' alto. 
alto se n* i vèen, e s* i vèen a (;àmbe. 
Dicesi per befl'u a chi è pauroso e 
vuol far credere di non esserlo. 
Chi piglia leoni in assenza suol te- 
mere dei topi a presenza. Faccia 
di leone e cuor di scricciolo. Lo 
scricciolo ha da essere il nostro occ 
da beo, 

aviighela alta. Aver vantaggio grande. 
Aver Ire pani per copia. 

ne ésseghe miga alta, o esse^he pèch 
da staa alégher. INon vi essere gran 
cose, grande abbondanza. Non v'es^ 
sere sfuggi. 
Altézza. Dello di panno., di tela ecc. 
Larghezza. • 

AU. Dicono i calzolai quel cuojo che 
mellonu sulla forma per Iure la 



scarpa più larga. Rialzo. 

Alzaa. Lo usiamo nel senso di bere 
molto, nel qual senso dlciam pure 
più chiaro alxaa Ibioitr. Caricar 
r orsa col fiasco.. 
V haa aliaat. Dicesi di colui che sia 
alquanto alterato per soverchio 
vino. E* alticcio. 
alzaa 1 becch. Mostrare risentimento. 
Alzare i massi. 

AUàdi del soni. Il comparire che fa 
il sole al mattino sui nostro ori- 
zonte. Levata del sole. 
alzàda d* ecc. Certa particolare manie- 
ra di volgere gli occhi che vien 
da natura piuttosto che da volontà. 
Grazia di guardo. - qiiindi el gh* aa 
na bella alzada d* occ. Ma molta gra- 
zia di guardo - el gh* aa na bfèit- 
ta aliàoa d'ooc. I^on ha grazia di 
guardo. 

Amaniit agg. Che la mano può pron- 
tamente pigliare , o di cui si può 
prontamente usare. Ammanito da 
Ammanire, apparecchiare. 
» avv. Propriamente dove la mano 
può arrivare, ma anche più gene- 
ricamente in vicinanza. Dappresso. 

Amaròtt. Sorta di dolce piuttosto spu- 
gnoso che tiene anche un po' di 
amaretto per la mandorla amara 
che ne è uno degli ingredienti. Spu- 
mino. 

Amaròtt. Uccello grosso auanto una pas- 
sera con penne di color verde, fer- 
done ^ Calenzuolo. 

Ambonlina. Pesciatello di squama color 
bianco - argentino risplendente. Al- 
burno, Argentino. 

Amigòon. Molto amico. Amicissimo. 

Amit Muleria che si cava da molti ve- 
getabili e più dal frumento per via 
di macerazione, e che seccata e 
stemperata neir acqua serve a te- 
ner distesi e incartati i panni lini 
ecc. Amido. 
Amit , e aqna d' àmit. Acqua in cui 
sia stato disfallo Amido per 1' uso 
che è detto sopra. Salda. - che è 
pure il nome che si da all' acqua, in 
cui per lo stesso uso sia stata di- 
stemperala gomma od altra materia 
viscosa. 

daa r amjt. Iniingere i panni lini nella 
salda pel line che è detto sopra. 
Inamidare. 

Amm, e mamm. Voci che sentonsi dalle 



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AM 



— 15 — 



AN 



nostre donne usate coi fanciullini 

Per invitarli a roang^iare^ imitando 
aprir di bocca che si fa allorcliè 
8i mangia. - In ^reco è mammàn 
voce puerile che significa pane. 

Aaor. Amore. 
unore toissj é di eèse che se couoiss. 
per dire che chi è innamorato non 
può non farsi scorgere. Amore né 
ione non si può celare. "Il fuoco , 
V amore jC la tosse presto si conosce.' 
Amore, tosse, e scabbia non la mo' 
slra chi non V abbia. 
«nor de fìradéd amor de coirUd. Par che 
lignifichi essere generalmente poco 
amore tra fratelli. - Non ho trovato 
nella lingua proverbio a questo cor- 
rispondente; bensì Corruccio di 
fratelli fa piti che due flagelli - 
per dire che l'odio fra parenti stretti 
è più fiero di ogni altro. 
fu r amor a ?ergott Desiderare al- 
cuna cosa con ansietà. Uccellare 
ad alcuna cosa. 
do bèon amor. Volentieri. Di buona 
voglia. Di buon grado. 

Ampio ( aviighe J ) al cor. Essere oppresso 
da ambascia. Trambasciare» 

Ampolla. Ramo giovane che mettono gli 
alberi. Pollone, 

Ampollina. Vasetto di vetro. Ampolla, 
Ampollina. 
ampoeline dell' òli e dell' asot I due 
vasetti di vetro da tenervi dentro 
r olio e r aceto per uso disile men- 
se. Utelli, UtrellL 
Uà Tédder al diàvol In de 1' ampoalina. 
Far con astute parole credere altrui 
una cosa per un* altra. - Quando 
ciò sia con vista maliziosa d' ingan- 
nare. Ciurmare. - In caso diverso 
Aver somma scaltrezza. - Nel Di- 
zionario della lingua ho trovato - 
avere il diavolo nel!' ampolla - colla 
spiegazione - prevedere astutamente 
ogni strano stratagemma. 

Aai, e an. Anche, Ancora , Pure. p. es. 
an In. Anch' egli, Ancor' egli. Egli 
pure. 

ABbéen. Ancorché, Benché, Sebbene. 

Alca. V. aan. 

Aicamè. Ancora, p. es. ghe 1' èo ancami. 
L* ho ancora, o Tuttora, cioè 
L' ho anche presentemente - gho 
i' èo aicamè. Pfe ho ancora, cioè 
ne ho tuttora parte - l'è vogniit an- 
camò. K venuto ancora, cioè di 



nuovo^ un'altra volta. 
Aidaa. Andare. Ind. pr. vèo, vo, vado; 
te jèe vai; ì va vatuw; - sogg. pr. -« 
vàgga, te vAgghet, el vàgga vada; 
i vagga vadano - part. andatt. an- 
dato» 

• Detto di moneta essere ricevuto. 
Correre. 

» Detlo di persona. Vestire 

» all' antiga. Vestire come usavasi in 
altri tempi. Anticheggiare. 

» al diavol. Dicono i campagnuoli delle 
biade quando non allegano. Andare 
al bordello. 

» a messa. Andare ad assistere al san- 
to sacrificio della messa. Andare 
alla messa. - L' andare a messa 
della lingua è farsi prele^ che noi 
diremmo : aidaa pret , andaa Alla 



» a ònze aónze. Andare lentamente. 
Far passo di picca. 

9 a pAcd. Dicesi coi bambini^ o dicon 
essi l' andare o esser portati attor- 
no a diporto. Andare a mimriìi, 
quasi si dicesse per vedere altri 
mimmi o bimbi^ spiega il Carena. 

» a tavola a sòon de campanell.l\on aver 
da pensare dei proprio manteni- 
mento. Andare a (avola apparec- 
chiata, 

» bèen. Dlccsi di scarpe di abiti ecc. 
adatti a chi li deve portare. Af* 
farsi. 

» basa la còsa. Non avere una cosa 
r esito sperato. Andare una cosa 
fallita, 

» cool cor in man. Essere sìncero. An- 
dare aperto. Schietto. 

» còlile gAmbe all' Aria. Cadere in ter-* 
ra gagliardamente all' indietro^ nel 

2 nule atto alzatisi all'aria le gambe. 
hr del culo a leva. 

» » Dicesi ancora metaforicamente 
per Andare in rovina. Fallire. 

• da àlgol. Andare una cosa a se* 
condu. Andare di rondone. 

» » o na Pittura. Dicesi di vestiti , 
di scarpe ecc. adattate. Star di- 
pinto, - p. es. qiélla marsina la 
to va na pittura. Quell^ abito ti sia 
dipinto. 

» da mal, o a fase benedii o più bassa- 
mente a faase boizaraa. Dicesi di ro- 
be che si guastano per putrefazione. 
Fracidare, Infracidare; onde 

andatt da mal. Fracido, e 



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AN 



— 16 — 



AN 



phe è per andaa da mal. Fracidiccio. 
^daa de aotura. Dicesì di liquore che bol- 
lendo troppo forte si versi fuori del 
vaso. Riboccare, Traboccare, 

» dritt a scriver. IVon dìscostarsi scri- 
veudo dalla liuea retta. Reggere (a 
linea. 

9 fòrt. Camminare con velocità. Aìidar 
vallo, Sludiare il passo. 

» in penta de pee. Camminare soste- 
nendo il corpo sulle estremità delle 
dita anziché su tutto 11 piede..^ttcfa- 
re in bilico» 

9* in tècch. Di stato comodo, cadere 
nella miseria. Cadere al basso. 
Esser condoUo al verde, Essere 
in fondo. 

» là n tant al sacch. Kon guardare mi- 
nutamente. Ber grosso. 

9 » Fare, camminare, vestire ecc. alla 
buona, e trascuratamente anzi che 
no. Farcj Jnd^re, Vestire ecc. alla 
carlona. 

» sang, o sangT e grassa. Evacuare feci 
sanguinolenti e con muco. Jvere la 
dissenterìa. 

f sei. Detto del tempo. Trascorrere. 
p. es. lassaa andaa sen don tri ann. 
ecc. Lasciare trascorrere due tre 
anni ecc. 

» » ]\el giuoco delle pallottole o boc- 
ce il cominciarlo. /'arymoco. 

f » INeir istesso giuoco lo spingere 
la palotlola verso il lecco (bongiin) 
facendola girare per terra. Rotola^ 
re lapalo^ola. 

f san sn vergcj^t. Detto di piosche o di 
altri insetti. 79/iptiii/are, Posarsi 
p. es. ghe va seii le mpùscbe. Vi im- 
puntano. Vi posano le mosche. 

? sen e zo per le sfràde, o a vajoón. 
Andare qua e là senza uno scopo. 
Andare ajone, o ajato, p a zonzo. 

» via, o scapaa. IXel giuoco dell^ carte 
dar segno al compagno che non si 
ha buon giuoco in un tal seme, fa^* 
re una cacciata. Vare cariacele. 

f via coni cèo. Dimenticarsi di pna 
cosa. Porre, o Lasciare nel dimena 
ficalojo una cosa. 

f vod na casa, 'n apartamènt. Restare 
una cgsojun appartamento spigio* 
palo, 

» zo. Detto del sole. liO sparire di quel 
r astro dal i^ostro bri^opte. Pèdi' 
nare. Tramontare. 

f f 4^Ho di persona , equivale a 



Provar^ j Risentire il più gran 
dispiacere , grandissimo dispetto. 
Andaa xo coni brentoon. Pìon badar molto 
sia alle proprie azioni sia alle al- 
trui. Non guardare pel minuto , 
JEssete condiscendente. 

» so coni son). Non poter fare alcuii 
avanzo. Vivere di per dU 

» so dal 80. 49 xervelL Perdere Tusq 
della ragione, fmpazzire. 

» xo 1 conlonr. Dicesi ^i* He tinture che 
perdono la vivezza, il fiore del ior 
colore. Scolorire^ Smontare. - p. 
es. qnéUa seda |^' é andatt xo 1 coi- 
lonr. Quella stoffa è scolorita. 

» xo dal libber de enn. Perdere la gra* 
zia di uno. Cascar di collo a uno, 

» xo la vons. Perdere la chiarezza 
della voce. Affiocare, Affiochire - 
p. es. gh' è andatt xo la vons. Egli 
è affiocato. 

andaa se lecca e staa so sécca. Biodo pro- 
verbiale per dire che a stare inope- 
roso non si può sperare alctm van- 
taggio. Chi va lecca, e chi sta si 
secca. 

a tentt andaa. Oltre il significato pro- 
prio, pel quale aggiunto al verbo 
(cotarer) significia correre eolia 
più grande velocità, che in lingua 
ò jf tutta briglia, A briglia sciolta. 
Noi lo usiamo anche j^tV esprimere 
In gran copia. 

dove ghe n' è ghe 'n va. Chi è in tenuta 
Dio l* ajuta. 

gnan sèen 1' andarà consse. Usasi dire 

Ser confortarsi aHorchè si patisce. 
empre non istà il mal dov^ ei si 
• posa. 
V e andatta. Dicesi quandp in alcuna 

cosa non e' è più speranza di riparo. 

Siam perduti. Siamo spacciati. 
fé la vi la va; so ne la va s'ciao. Si 

dice per mostrare indifferenza sul- 

Y esito di qq^lche cosa. S^ ella co» 

glie coglie, se no a patire^ o se non 

coglie me la rido. 
tra andàaghe e ne gh' andaa. Ali* incir' 

ca, A un dipresso. 
v^ là. picesi con tuono Ironico quan*» 

do si vuol mostrare che una cosi| 

pon importa o ppn ^Ispiape. ^eft m^ 

n* importa. * 

ya laa. cosi sogliono i nostri campai 

gnuoii incitare i buoi e le bestie da 

soma perchè camminino - in Tosci^t 

no dicono. Arri, 



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Alt 



— 17 — 



AW 



Non lo osiamo che nel senso fi- | 

furalo di condotta inorale. Pe- 
atOj Andamento j Tracciaj Esem» 
pio - p. es. andaa adree a j andàde de 
ean. Vivere come uno. Seguire le 
pedate, gli esempi, gli andamenti 
di uno. L'andata della lingua è 
r andare^ o vuol dire gita, via};gio, 
od anche flusso di corpo. 

ABdadowa. p. es. de na stàUa. Quello 
spazio che è lasciato >uoto in una 
stalla per andare alle diverse parti 
di essa. Conia. 

Aldadtra. La maniera del camminare. 
^ jéndaturOj Andamento. 
V é efètt d* andadàra. Dicesi di cosa 
mal fatta quand' uno è solito di 
così fare. JS' effetto d' abitudine. 

Aftdàaa. Dicesi dai contadini la quan- 
tità d' erha che il falciatore taglia 
ad ogni passo che si avanza faU 
ciando nel prato. Falciata. 

ABdaite. Usato come aggiunto di cosa 
Tuol dire. Venale^ Ordinario. 
9 Usato come aggiunto di persona 
significa che è senza bona, che 
non istà in contegno/^ifaòi/e.- L'An- 
dante, e il suo diminutivo Andan- 
tino della lingua sono termini 
musicali. 

AndedeU o anidedétt Piccolo andito* Jn^ 
dilinoj Fassaggetto. 

Aftde^ée. Uomo che va alla vecchia. 
Zazzerone. 

Andet. Lo spazio che è dalla porta o 
uscio di una casa alla corte. Jn^ 
dito. -Questo spazio nei palazzi dei 
signori ampio e maestoso si chia- 
ma Atrio. - Ampio è pure in al- 
cune case di campagna e si chiama 
da noi boacUraal, e in lingua Àiìr 
drone. 

Aneli. Oltre che nel senso di quel cer- 
chietto per lo più d' oro che si 
porta in dito per ornamento, o 
per segno di dignità Anello, e al pi. 
Anelli, Anella, da noi altresì chia- 
masi qualsiasi cerchio o cerchietto 
di materia soda che serve ad appic- 
carvi qualche cosa. Campanella. 

Anelleen. Dim. di aneli v. - nel i. senso. 
Anellino <- nel 2. Campanellina. 
» Certa pasta fina da mangiare in 
minestra della forma di piccoli 
anelli. Campanelline. 

Aaelléra. Dicono gli orefici il complesso 
di quei molti anelli di diverse gran- 



dezsa eh' essi tengono infilati in 
una campanella per determinare 
con essi la grandezza di quelli che 
vogliansi contrattare. Misura degli 
anelli ho trovato nel Vocabolario 
Milanese. 

Anellòon. Acer, di anelL v. - nel 1. senso 
Aneilone. - nel 2. Campanellone. 

Anes. Sementi d' una pianta erbacea, an** 
nuale che sono granellini ovati, d'un 
sapore bastevounente grato, di o^ 
dorè aromatico, e riputati stomatici* 
Anici. - e la pianta. Anice. 

Aneseen. Confettura di anici. Anici in 
camicia. 

Anesoon. Sorta di 1lc[Uore spiritoso con 
sapore di anici che ci viene dal 
bresciano. Potrebbe forse dirsi per 
analogia Anisone; che ho trovato 
nel Vocabolario Parmigiano Ani» 
ietto, colla spiegazione - liquore 
fatto con infusione di anici. 

AngeL Angelo, Angiolo. 
andaa da àngeL v. andaa. 
lavonraa da àngeL Eseguire 1 lavori 
tutto quel meglio che si possa desi- 
derare. ^ai;o rare con tutta squi^ 
sitesza. 

Angeleen. dim. di àngeL Angeletto^ An» 
geluccio, Angioletto , Angiolino. 

AngeUna. dim. di angela. Angeietta, An- 
gioletto, Angiolella, Angiolina dim. 
di Angela, Angiola. 

Angonnia. il travaglio di chi muore* 
Agonìa. 

Angoùssa, o Ingoùssa (faa)é Dicesi di 
cosa che fa nausea o dispiacere. 
Muovere a schifo* 

Anima. Anima. 
» Dicono i calzolai tutto ciò che 
riveste l' interiore della scarpa. For'^ 
tezza. 
m bouaroma, e dalle persone me* 
glio castigate, boiffaronna, o de 
cartoon, o toùcchela là* Dicesi altrui 
per risentimento e rimprovero. Tri* 
sto, Tristaccio. 
9 de bontoon. Quel pezzo comune- 
mente rotondo o d[i legno o d'os- 
so che forma la parte interna del 
bottone. Anima, Fondello. 
bonn' ànima. Dicesi per fare onorevole 
ricordanza di persona defunta. Di 
buona memoria - p% es. mee zio 
bonn' ànima. Mio zio di buona me-^ 
moria. 
andaa all' ànima. Dicesi di cosa la 



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AN 



— 13 — 



AN 



«taale faccia granda commoftione. 
Toccare il cuore. 

Btanglàata 1* ànima. Arrabbiare, Con- 
sumarsi di rabbia, arrapinarsi , 
Hodersi ii cuore, 

ne ésaegbe n'anima. IVon y\ essere 
alcuno. Kon vi essere anima viva, 

ne sènter, e passivamente ne aéntese 
n' ànima. Essere tulio quieto. Es^ 
servi vn profondo silenzio, ISon 
si sentire vn 2i//o.-ancbe da noi 
ne sòntese en litt 

pensàa all'anima. Pensare alla sal- 
vazione de ir anima. Acconciarsi 
deli' anima, 

tènd all' ànima toùa. Dicesi altrui 
per fargli intendere che non s' im- 
picci nelle cose nostre. Bada a te. 
Animètta. Quadrello di fina biancheria 
che usasi ben insaldato a coprire il 
calice nel tempo della messa dal- 
l' offertorio alla comunione. Pala. 
Anmò V. ancamò. 

anmd anmò. Usuasi come modo di con- 
cessione. Pur pure. p. es. anmò 
anmò so 1 feoss pronbàbiL Pur pure 
se fosse probabile. Fosse almeno 
probabile, 

anmò vèen gènt. Dlcesl a modo pro- 
verbiale per indicare noja o dispia- 
cere del vedere continuare atti o 
parole. E via ho udito dire in que- 
sto senso da una persona colta. 
. Jnno. 

el spazzi de don, trii ann. ecc. Blen- 
nio, Triennio, ecc. onde Bienne, 
Trienne ecc. di due di tre anri 
ecc. quando si tratti dì persona o di 
animale. Biennale, Triennale ecc. 
quando si tratti di pianta la cui du- 
rata è di due, di tre anni ecc. 

ann, e ann, o 

ann e aanònoL Dicesi per indicare 
iun^o tempo trascorso. Anni e 
anni, 

ol gh' ài i 80 ann, o i so bòi ann, o 1 
so anòtt Per dire che uno è piutto- 
sto attempato. Einon è come l'uO" 

^ vo fresco uè d\ oggi, nèdijeri. 

V ann del don o 1 mees del mài. Dicesi 
per Indicare appunto che non mai. 
Jlle colende greche, o Tre di dopo 
ti giudizio. 

éi sarà la bonntà p. es. de dotdea ain. 
Ei sarà dodici anni, o sarà un co* 
su di dodici anni. 

a ilM a so mod so soàmpa 'i ann do 



pan. E' una specie di Ironico rlmpro* 
vero a chi vuol fare a modo suo. Chi 
fa a sìio modo non gli duole il 
capo, 
tutti J ann. passa *n ann. Dicesl a modo 
proveri)iale come per dar ragione 
del crescere o decrescere delie fa« 
colto fisiche o mentali. Ogni di ne 
va un di. 

AnnnaaL La rendita. Io stipendio eba 
uno ha per ogni anno. Jnntfaliiù. 
U annuale della lingua è aggiunto 
di ciò che si rinnova o^ni anno; 
e usato come nome significa tutto 
il corso deir anno. 

Ansibèen, v anbòen. Lo usiamo però an- 
che In senso di Non ostante ^Non» 
dimeno, p. es. vegnarèo anslbèan 
virrò nondimeno, non ostante. 

Anta. Legname per lo più lavorato di 
squadro che serve a chiudere uscio 
o finestra ecc. Imposta. - e quella 
unica ed esteriore di finestra ^éit- 
tola. 
ante antine al plur. Gli sportelli con 
cui si rii^oprono certi dipinti ed 
organi, o simili per difenderli dalla 
polvere ecc. Jle, Jlie, Portelli. 

Antànie. Sentesi ancora da taluni que- 
sta parola nella campagna in ve-' 
ce di litanie. Litanie. 

AntanéUa. Usasi per Io più al pi. Rete 
molto sottile che tendesi ritta lu 
aria legata a pertiche la dove so- 
gliono passare uccelli per prenderli^ 
liagna. 

Antell o anten. Dim. di anta: v. e quan- 
do sono più di due. Sportelli p. e. 
finèstra a qnàttor anten finestra a 
quattro sportelli: e le Imposte che 
dentro dai >etri chiudono la fi-* 
nestra per fare scuro nella stanza 
si dicono Zefiri, Scurini. 
anten de ?éder. Chiusura di finestra 

a vetri. Invetriata. 
de carta, o do téla. Chiusura di fine- 
stra a carta o tela. Impannata. 

Antigija. Mobile o altro di vecchia data 
ma poco pregevole. Anticaglia.^ 

Antipòrt Chiusura d' uscio, e differisce 
da quello che noi diciamo (ansa) 
perchè questo è chiusura più grossa 
che si regge su gangheri, e talvolta 
è divisa In due parti , o ^ bande 
ingangherate ciascuna negli stipiti 
deli' uscio, e r antipòrt è chiusura 
leggiera che non ha niuna divi- 



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Ari 



— 19 ~ 



AP 



■ioDf ^ ed è sostenuta Inferiormente I 
•o di UD pernio j^irevole nell' In- " 
cavo di un dado di metallo fermato 
nel pavimento, e superiormente ha 
un pezzo tondo di ferro che g;ira 
in un anello. «- Non ho trovato cor- 
rispondente nome, se pure pel modo 
ond' è sostenuto non voglia chia- 
marsi Uscio a bilico: ovvero V én* 
tiporlo della lingua che come T^n- 
Uporla nelV uso • presente è V in- 
terna delle due porte di una casa, 
non potesse applicarsi anche allo 
interno dei due usci di una stanza, 
aatipèrt coi! védri, o coni crism. Quel- 
lo che nella parte superiore ha ve- 
tri, o lastre di cristallo per dar 
lume. Uscio a vetri. 
antipouteei. dim. di antipèrt v. 

Aitlqiùri. Masserizia vecchia. Antica' 
glia. 
» Detto di persona v . aideghée. - 
U Antiquario della lìngua è chi 
attende alla cognizione delle cose 
antiche. 

AtttèoiL accr. di anta v. 
ne trovaa mal r antèon da faa ecc. 
Indugiare a fare ecc. iVoii trovare 
mai agioj o verso a fare ecc. 
Ina. Quella fune che attaccata al- 
l'' alhero di un navicello serve per 
trarlo contr' acqua ne' fiumi. Jl" 
xaja. 

laan. Sentesi ancora da taluno chia- 
mare con questo nome il CommeS" 
so di polizia, 

AptU. Chiamata che si fa di scolari p. 
es. o di soldati ad uno ad uno per 
riconoscere se alcun manchi. Chio' 
mala. Cerca. - Appello in lingua 
è domanda di nuovo giudizio a 
tribunal superiore; e nel giuoco 
del pallamaglio è quel piccolo cer- 
chio su cui si pone la palla avanti 
di darle. 

Apègg- (scràgBa d'). Seggiola che ha 
appoggiato^ per le braccia. Seggio- 
la a bracciuoli. 

Apoiatamént. Accordo fra due o più 
persone di trovarsi in tal luogo a 
tal ora. Ferma, Posta. - onde daa 
o daase V apoantamònt Dare, Dar* 
si la ferma, la posta. 

Aprèss. Presso j Appresso. 
métter aprèss. Porre in vicinanza. Àp- 

«ressare. 
tese, mettiise aprèss. Porsi in vi- \ 



cinanza. Jppressarsi 

Aprètt. Dal francese. Liscezza, lustro, 

consistenza che per la salda veu* 

gono a ricevere le stoffe, i panni 

fini ecc. Cartone. 

avUghe ndga d' aprètt, o èsser sènza 

aprétt Esser sema cartone. 
daa r aprètt Dare il cartone, Rin» 
cariare, onde conll* aprètt iZ/if- 
cartato. 

AprilL Quarto mese dell' anno Aprile. 
aprili gnanca 'n fll, magg adagg, giengn 
slarga l'pengn. Risguarda questo 
proverbio lo scemarsi i paloni di 
dosso, o vestirne di meno gravi. 
Quando il giuggiolo (zanzavreen) si 
veste e tu ti spoglia, e quando ei 
si spoglia e tu ti vesti - la qual 
secondfa parte del proverbio della 
lingua corrisponderebbe ai nostro 
- per sant onmonbèon tutti 1 strazi 
1 sa de bòon. 
aprili aprilètt, o più comunemente 
prill prilètt tatti 1 de 'n sgnazètt 
Per dire che aprile è, o deve es- 
seie piovoso. Aprile una gocciola 
per die, o Jpriie or piange or ri^ 
de. - è anche in lingua quest' al- 
tro proverbio. Jprìl piovoso, Mag^ 
gio ventoso. Anno fruttuoso. 

Aprof. V. aprèss. 

Aqna. Acqua, e secondo la più comoda 
ortografia moderna. Jqua. 
» cruda. D' una certa freschezza so- 
verchia, e men gradevole, forsa 
Fredda. 
» conn aset e zeùccher. Bevanda d' «e- 

Sua mista con aceto e zuccaro. 
uzzacchera. 

9 d' ègher de zèder. v. àgher. 

» da lavaa zo. Acqua bollita con ce- 
nere con una manciata di cru- 
sca nella quale si lavano le stovi- 
glie. Ranno. 

9 à' àmlt v. imit. 

9 à^ èrz. Bevanda d' acqua entro cui 
sia bollito orzo. Orzata. 

» fn giazz. Tenuta In sul ghiaccio 
perchè sia maggiore nnfresco. 
Diacciata, Gelata. 

9 9 Anche bevanda d' acqua siffatta. 
Diacctatina. 

9 de ghènmma. v. àmit 

9 del Uvaa zo. L' acqua in cui si 
sono lavate le stoviglie. Rigover^ 
natura. 

9 de rapina. Corpo d' acqua che cor-* 



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re con \io1ema rapidità. Torrente. 

£|ia tìnta. Chiamasi il vino quando sia 
temperato con moltissima acqua. 
Jcqua avvinata. 

à^aal e àqia pàderl Esclamazione 
in che prorompesi all' udire cosa 
portante altrui qualche danno o 
pericolo. Zucchel 

andaa, o èsser tentt In de n' àona. Su- 
dare profusamente. Grondare di 
sudore j Esser tutto molle di su* 
dorè, onde tentt in de n' àqna. Gron- 
dante di sudore, 

faa végner V àana in boùcca. Far ve- 
nire in granaissimo desiderio, /ni/s- 
zolire. 

sentiise a végner 1' àqna in bóncca. 
Dicesi quando si appetisce gran- 
demente qualche cosa^ specialmente 
cibo bevanda, che suol sovrab- 
bendare la saliva in bocca. Sen- 
tirsi venire V acquolina in bocca, 

Isssaa andaa V àqna al so monleen. 
Lasciar andare le cose com' elle 
vanno senza darsene travaglio. 
Lasciare andare V acqua alla 
china, 

madaa' T àqna ai ncneen. Locuzione 
bassa e scherzosa per dire. Ori- 
nave, 

pèrdese, o perdiise in de 'n cnciar d' à- 
qna. Avvilupparsi, perdersi per po- 
chezza d' animo in cose da nulla. 
Affogarsi in un bicchier d acaua, 
o ne mocci, o rompere il collo in 
un fìt di paglia. 

tran via de V aqna^ o 'n pè d' àqna. 
Fare acqua, orinare. 

viighe da conmpraa fin T àqna. Esse- 
re in condizione di comprare an- 
che le cose più necesserìe. Jvere 
a comprare infino il sole. 

ehi ò statt scontaat dall' àqna calda 
gV aa paura an de la frédda, chi 
è incorvo in qualche danno o pe- 
rìcolo va di poi con grande caute- 
la. Chi è scottato una volta Inol- 
tra vi soffia su, chi dalla setpe 
è punto, oppure chi inciampa nelle 
serpi ha paura delle lucertole, 

el sangh 1* e miga àqna. Usasi per 
dir naturale la inclinazione di una 
persona in verso un' altra. // san- 
gue tira, e nel Vocabolario Vene- 
ziano del Patriarchi ho trovato. 
Il sangue non è brodo. 

fbo bef ttptlsima àqna. Astèmio. 



che sta sott* àqna. Che regga a ri« 
manere limgo tempo sott' acqua. 
Palombaro. 

Aqnaràaa. Estratto di certa resina lim- 
pido come acqua, che si usa an- 
che dai pittori. Acqua ragia. Di- 
stillata una seconda volta, o co- 
me dicono i Chimici rettificata. 
Olio essenziale. Essenza di tre- 
mentina. 

Aqnarenu. Umori quasi acquei che im- 
barazzano lo stomaco e le primo 
vie, e Inducono un senso di ten- 
denza al vomito. Se gli Acquari 
del Nelli ricordati dal Cherubini 
sono veramente 11 n. aqnarenzz, 
quel vocabolo mi piacerebbe assai 
più che non gli altri di Pituita, 
Flemma, Zavorra eh' egli mette 
come dubbi coli' interrogazione. 
Zavòrra del resto è il nome ge- 
nerico di tutte le materie morbose 
rinchiuse nello stomaco « tolta per 
similitudine la voce da quel carico 
di ghiaja e di rena che mettesi dai 
marinai nella sentina ossia nel fon- 
do della nave. 

Aqnasanteen o signarooL Quel vasetto 
che si appende da capo del letto 
per r acqua benedetta. Piletta. 

Aqnavitta. Liquore fatto collo spirito 
di vino. Acquavite. 
aqnavitta reflnàda. Acquarzente. 
che vònd V acqnavitta. Acquavitaio. 
daa da béver V aqnavitta. Dare una 
piccola mancia a chi abbia fatto 
un qualche servigetto. Dare il 
beveraggio. 

Aqnérl. Pioggia grande e continuata. 
Acquazzone, Rovescio d^ acqua. 

Aqnettina. Pioggia minuta. Aequettina, 
Acquerella, Acqueruggiota,Spruz* 
zaglia. 

Araa. Arare. 
araa sott Arare dopo seminato. Ara^ 
trare. 

Araat Strumento campestre composto 
di molti pezzi i guali si vedranno 
al loro posto alfabetico, insieme 
congegnati per rompere e lavorare 
la terra, il che dicesi arare. A'» 
ratro. 

Aratòri. Agg. di campo atto ad essere 
lavorato. Lavorativo. 

Arbicòcch. Albero il cui frutto più o 
meno rotondo e villoso, di color 
giallo rossiccio è buono a mau<> 



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— 21 — 



AR 



gtarsi^ e contiene nn nocciolo con 

entro una màndorla amara come 

quella della pesca* Albicocco, 

^^^^ Jlbercoccoj e il fratto. Albicocca, 

v^ Albercocca. 

Aràdi. Apertura cunra della figura 
d'un semicerchio^ o di una parte 
di esso. Arco, e quello delle porte 
anche Arcale m. L'arcata della 
lìngua esprime quanto spazio può 
tirare un arco, o è agg. al oggetto 
del genere f., e vuol dire curvo, 
piegato in arco - p. es. porta fistta 
a areb. Porla arcata. 
taate arcade. Serie di più archi. Ar- 
covata* 

Arch. V. arcada. 

» Quella fascia semicircolare bella di 
più colorì che si vede nel cielo 
dalla parte opposta a quella ove 
splende il sole^ il quale illumini 
una nube che si discioglle in piog- 
gia. Arcobaleno, Arcoceleste, Ar^ 
co celeste. Iride, 

Arehètt Diminutivo di areb. Archetto. 
» Certo arnese fatto di strisce di 
legno arcate che si pone nella cu* 
na ai bambini in inverno per te- 
nere sottalzata la coperta al capo 
affinchè non si afib||;nino^ e in e- 
state per preservarli dalla molestia 
delle mosche e d' altri insetti co- 
perto da un velo. Arcuccio. 

Ardiéon. Quella parte girevole di una 
fibbia che con una o più punte o 
rebbj va a piantarsi in una codetta 
o cinturino^ o altro rìscontro fatto 
passare neir anello della fibbia stes- 
sa* Ardiglione. 

Arélla. Arnese formato di due grossi 
staggi che rilevano sopra alcune 
traverse in essi infitte, e sulle quali 
per lungo sono congiunte e come 
tessute cannucce palustri. Caniccio, 
Canniccio. 

Aralèon. acc. di arélla. Cannaio. 

Aréifl^ Pesce alquanto lunghetto che 
ci viene insalato e seccato al fumo 
e stivato in barili dai mari del 
IVord. Aringa. 
» chiamasi altresì una persona estre- 
mamente magra. iSecco allampa^ 
nato. 

Arèeat Assai vicino si che quasi tocchi. 
Rasente. 
aréit arènt E' come un superlativo 
di aréit. Rasente, o chi voglia 



usare 11 modo di Dante. A randa 
a randa. 

arili Rasentare. - p. es. al 
gh' è passaat arint Lo ha rasen^ 
iato. 

Aret . Albero di selva^ il cui legno brano- 
rossiccio, venato serve bene per 
lavorì. Larice. Esso produce una 
«L^ ragia o resina da cui si trae la 
^^ trementina ordinaria. 

Area. Arca. 
àrea d' Infamità. Dicesi di persona 
che con sue inique maldicenze re- 
chi altrui macchia nell' onore, //t- 
{amissimo - Non so se anche in 
ingua si potesse dire - arca d' in* 
famità - come si dice - arca di 
scienza ecc. 
àrea di mindèon. Dicesi quasi per 
beffa di persona troppo corriva, e 
che usi modi e uffici cortesi con 
chi noi meriti. Troppo dolce, e 
òaòòeo- nel Vocabolario Milanese 
ho trovato. Patriarca dei min^ 
chioni. 

Argenteer. Artefice. che lavora argento 
Argentiere, Argentajo. 

argenteria o argentana. Quantità d' ar- 
gento lavorato in vasellament!. Ar* 
genteria. Argento. 

Arghen. Strumento che consiste per' I(r 
più In un cilindro o fuso di legno 
tenuto perpendicolare^ e mosso in 
giro con alcune stanghe o lieve^ e 
cosi vien tirata avvolgendosi *n- 
tomo ad esso la fune alla quale d 
attaccato il peso che si vuol mo- 
vere^ o alzare^ o calure. Argano. 

voiriighe J àrghen a fhà, vérgott Dicesi 
di chi non si induce, o è cosi lento 
che sembra non si Induca a fare 
alcuna cosa se non per forza di 
costringimento o di necessità. Fa^^ 
re alcuna cosa tirata colV arga^ 
no, a fona d* argano. 

Arghena. Dicono i muratori un legno 
rotondo cerchiato per lo più nelle 
testate^ con quattro buchi , In cui 
mano mano piantar pali o stanghe 
per far girare esso^ e con esso I 
pesi che appunto per questo gli si 
sovrappongono. Curro. 
» è anche uno strumento posto a 

f lacere sopra due trespoli, o piedi 
i legno, con due leve colle quali 
si gira per avvole;ervl sopra grossi 
canapi, con cui sì sollevano pietre 



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— « — 



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per servigflo degli ediflzi. Jspo. 
Aria. Aria. 
ària che UJa la fliccia. Vento mollo 

gagliardo. Breisolone che mozsa 

ti menlOs o le orecchie, 
eoilour d' ària. Quel colore che ha 

Il cielo quand' è sereno. 6^o/or 

aerino. 
che sU per ària. Che attaccato dulia 

parte sua superi ore, o come che 

sia sta sospeso* Pendente j Péii- 

sile. 
staa per ària, o Ib ària. Dicesi di chi 

sta o abita in parte elevata di una 

casa. Stare, Abitare in alto. - Lo 

Stare in aria della lingua è esser 

per V aria, e 6guratamente non 

avere siiflìciente fondamento, 
taccaa In ària o per ària. Sospendere 

a chiodo o altro. Appendere. 
» » 41 più delle volte è sospendere 

in parte alta* Appendere alto, o 

in allo. 
Aria. Non curanza, o anche disprezzo 

d' altrui per vanitosa estimazione 

di sé. Albaghj Altura, Bòria, 

onde 
ariighe dell' ària. Imporla troppa alto. 

Stare in sul grave. Aver della 

chiella. 
» Si piglia anche in altri sensi, e dà 

luogo alle frasi seguenti: 
andaa all' ària, o coolle gambe all' ària. 

V. andaa. 
calàaghe a em J àrie. Diminuire o 

cesso re in uno la baldanza, 1' or- 

diiez;&a. Sbaldanzire. « p. es. gh' à 

calaat J àrie. £gli è ibandahito; 

ghe calarà J àrie. Egli tbaldanzirà. 

ghe coominzarà a calaa J àrie. Co- 

mincierà a sbaldanzire. 
fàa calaa J àrie. Tener a dovere, far 

stare a segno. Calcare il ruzzo del 

capo, 
métter zo, o sbaisaa J àrie. Cessare 

dair audacia dalla baldanza. Ab^ 

bassa re la cresta. Anche noi ab* 

biamo. shassaa la creata, 
ésseghe vergott in ària. Esserci prin- 
cipio o secreta negoziazione di 

qualche cosa. Bollire qualche cosa 

m pentola, 
èsser teatt all' ària. Non trovarsi p. 

es. in una stanza le robe al loro 

posto. Esser tutto in disordine. 
tlraa ària cattiva. Esser male, esser 

pericoloso, andare o stare in un 



luogo. Esser cattiva aria. • p. e». 

tv qaélla casa ghe tira ària eattl? n. 
in quella casa è cattiva aria, op* 
. pure. In quella casa non è buon* 
aria. 

vifer d' ària. Vivere parco e stretto. 
Fiver di limatura. Stiracchiar /• 
milze. 
Ariétta. Venticello leggiero. Auretta, 

Zefiro, Zefiretto. 
ariétta frédda. Yenticello ma freddo • 
crudo. Brezza, Bruzza. onde 

tlraa n'ariétta. Brezzeggiare, e 

tlraa n'ariétta che la buia. Fare una 
brezza che bruca o pilucca le 
carni. 
Ariétta. Unione di più persone per di« 
venirsi mangiando bevendo e spas- 
sandosi. Brigata. 

faa n' ariétta. Par brigata. 
ibrlechinàda. Azione frivola e sciocca 
quali son quelle che soglionsi at- 
tribuire a quel goffo personaggio 
di commedia che chiamasi arlec- 
chino, o zanni. Zannata. - abbiamo 
anche noi zanada. 
Arma. Arma, Arme.» e al pi. Arme, 
Armi f. 

per onaour di arme. Per certi sociali 
riguardi. Per onor di lettera. 

arma de meléon, de zeùcca. ecc. Cia- 
scuno di quei granelli oblunghi che 
molti si trovano dentro ai popooif 
alle zucche ecc. Arma, Seme, Gra* 
nello, e al pi. granella f. 

arma de pérsegh de monnlàga ecc. n 
seme della pesca deli' armenìaca ecc. 
chiuso in quel nocciolo che è nel- 
l'interno di essa. Màndorla, Anima. 

all' arma de Dio. Senza tetto o riparo 
di sorta. Alla scoperta. 
Armaa. Oltre ai significati di vestire ar- 
mi, fornire, sostenere fabbriche ece. 
nei quali anche in lingua è Armare, 
noi lo usiamo anche in senso di e- 
sporre, produrre. Allegare, Addurr 
re. Mettere in campo, - p. es. ar- 
maa delle scuse. Mettere in campo. 
Addurre ecc. scuse, 
ArmadAra de n tecc. Queir aggregamento 
di più travi e legni disposti a so- 
stenere un tetto. Cavallatura, Ca^ 
valletto, 

» de 'n arch, de 'n véli Quei legnami 
arcati su cui si fabbricano gli archi, 
le volle. Centina, f. - anche noi al^« 
biamo ztntta. 



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^ Ì3 — 



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AraàidOila. Frutto o teme che sgusciato II 
si maogiH d'uo sapore generalmente |j 
dolce, e oltre che a diversi usi pel 
cuoco, pel pasticciere y pel confet- 
tiere serve ancora nelle spezierie a 
fare emulsioni, e a spremerne un 
olio distinto col nome di esso. Man» 
darla. 
m amara. Quella che riesce di sapore 

amaro. Màndorla amara. y 

• tèniera. Quella che anche sempli- 
cemente premuta fra le dita si sgu- 
scia. Màndorla ^paccarella, pré* 
mice, spìcàcciola^ sliacciamanL 

AmiBdoale bianche. Cosi da noi chia- 
mansi le màndorle coperte, vestite 
di zucchero, e che non pure miste 
ad altri confetti, ma si vendono an- 
che separatamente. Màndorle con» 
fellate. 
> tèste. Màndorle fatte abbrostire nello 
zucchero: sono Màndorle confet» 
tate anche queste, ma per la di- 
stinzione del modo non ricoserei 
dirle coirAlberti Màndorle tostale. 
piànta d' armàndoola. L' albero che 

produce le màndorle. Màndorlo. 
tM a armàndoola. Dicesi di lavoro fatto 
a figura che somigli alia màndorla, 
comunque sia ancne quadrangolare. 
À mandorla. 

Armaadoaleen. Strumento a corde, quasi 
piccola chitarra, ma colla diilerenza 
del fondo concavo. Mandolino. 

ArmaroL Artefice che lavora di armi. 
Armaiuolo, 

armaat come 'n can. Con molte armi in- 
dosso% Armato più che di tutto 
punto, 

Atmeline. Pezzettini di pasta da man- 
giare in minestra ai forma simile 
ai semi di popone. Semini m. 

Armétta. Sentesl da taluni ancora cosi 
chiamare una moneta francese d'oro 
equivalente a due zecchini. Luigi. 

Armina. Dim. di arma v* 

Armoanla. jérmonìa 
aadaa de bolàna armoania» Essere di 
voleri conformi. Essere^ o vivere 
concordi, in buon aceordok 

Arpia. Oltre al significato di persona 
molto avara , nel quale abbiamo 
anche in lingua Arpia, dicesl pure 
di persona che monta facilmente 
in istizza. Iroso - p. es. Jei che ar- 
pia de aa dénnal Doh che donna 
troiai 



àn. Che è asciutto, secco. Arida- Avacr 
in lingua è participio da Ardere 
abbrucclarei 
» dalia seet Che ha grnn sete. As'^ 
setolo. 

Arsura. Secchezza. Asciugaggine f. 
vlighe na Kran arsura., o viighe la boAoca 
toa. Avere l^ asciugaggine in boc-- 
ca, di gola. 

Artesaan. Che esercita un mestiere, coinè 
sarebbe il falegname, il capellajo 
ecc. Artiere, Artigiano. 

Articiòccb. Pianta erbacea che dà per 
fiore o frutto come una capoccnia 
a molti giri di foglie le une alle 
altre addossate a guisa delle squame, 
e terminate per lo più in una punta 
aculeo sempre più forte nelle più 
esterne: mangiasene il girello, la 
parte carnosa della foglia, e tal- 
vòlta anche il gambo che somiglia 
a quello dei cardo. Artichiocco , 
Carciofo. 
» Sànza pónte. Carciofo le cui foglie 
sono senza spine. Mazza ferrata.- 
CBl, o ceiètt da l' àrticiòocL La parie 
più interna o diremmo la base che 
è poi anche la mig^liore e tutta 
carnosa della capocchia del carciofo. 
Girello, 
A siit dove se pianta J articiòcclL Caf^ 
ciofaja. 

Arzen. nialzo di terra posticcia fatto so* 
pra la riva di un fiume perchè noa 
straripi. Argine - e se è stabilito e 
assicurato da pali* Palafitta. Un H- 
paro poi di muraglia o di pietra 
fatto alla riva d* un fiume verso 
r aqua. Pignone, 

Aifzi. Non si usa che unito a nomi di 
dignità o ad aggettivi: con quelli 
esprime maggior grado; agli agg. 
accresce forza. Arci - p. es. arti* 
pret , arzivéscof , arzibonnissim. ^ ecc« 
Arciprete^ Arcivescovo, Arcibuo^ 
nissimOé 

Àsa» Quel nastro o cordellina di seta 
nera o altro che a foggia di cap-^ 
pietto , con bottone in mezzo , si 
mette per ornamento a una delle 
riaizature del capello arricciato. 
CappiettOy Laccetto, Maglietta. 

A sbacch^ In grande abbondanza. A sbac* 
co, A bizzeffe, A josa, 

Asedòer. Fabbricatore, e venditore d' a-* 
ceto. Acetajo, Acciaro. 

Asen. Asjno, Ciuco, Somaro* 



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— J4 — 



AS 



àtei in pee, o calsaat, e ? esttlt Dlcesi di 
persona molto ìg^noranle. Asinac^ 
cioj JiinonBs Buaccio, 

él ? èn dell' Àsen. La voce che manda 
fuori l'asino. Raglio j onde Raglia* 
re. Ragghiare. 

diventaa éiseiL Divenir somigliante al- 
l' asino nella ig^noranza^ nella in- 
discretezza. Inasinire. 

parlaa o oeperaa da àsen. Parlare^ o 
operare ignoranteifiaente^ indiscreta- 
mente. Jsineggiare. 

fHgaa 1 cai all' àsen, o llssaa la coaa 
all' éisen. Far bene a chi noi conosce 
o noi cura. Lavare il capo aW a- 
aìnOj Slropicciar le orecnie all' a- 
MÌno, -Anche abbiamo a fìrigaa '1 cai 
a J àsen se tra ?ia lissla e savòon. 
Far bene6zio a chi non lo conosce 
o noi cura è opera perduta. A la- 
vare il capo all' asino si getta il 
ranno ed il sapone. 

zercaa 1* àsen e ésseghe a* cavali Cer- 
care per isbadatagglne cosa che si 
ha davanti o dappresso. 

tu mancanza de cavaj se fili troattaa an 
J àsen. Per dire che nelle necessità 
non si guarda così per minuto pur- 
ché in qualche modo si provveda. 
A tempo di guerra ogni cavallo 
ha soldo; a tempo di carestia pan 
veccioso, 

tutti J àsen gh' à la cova, tatti i min- 
déon voi dii la saa. Per dire che le 
cose che vanno a vista del pubblico 
sono soggette a censura. Ognuno 
dice la sua; Chi fa la casa in 
piazza o la fa alla o la fa bassa. 

voas d' Àsei ne va in cieL Dlcesi al- 
trui per mostrare che son vane le 
tue lamentele o minacele. Raglio 
d* asino non arriva in cielo. 
Asenàda. Detto^ operazione da ignorante. 

Asinaggine, Asineria. 
Àsenina ( toass ). Specie di tosse violenta 
che viene specialmente ai fanciulli 
e ha del contagioso. Tosse coccO" 
lina, ferina. 
Asérb. Acerbo. 

n 9 Dicesi anche del sapore che hanno 
le frutte non ben mature. Agro, 
che è propriamente il sugo cne si 
spreme dalla polpa di limoni ecc. 
Piacemi qui di aggiungere la di- 
stinzione di diversi gradi in questo 
sapore che nota 11 Vocabolario Mi- 
lanese. - Aspro e crudo il sapore 



delle frutta acerbe; Afro delle aspre 
come le pere cotogne; Agresto o 
forte degli Agrumi; Brusco di certe 
frutta non dispiacevole al gusto; 
Acido delle frutta mezze (coSl pei* 
leseen); Acre delle stesse frutta ma 
corrodente; Austero delle fratta 
men dolci. 

diventaa asérb. Farsi acido. Inacidirsi. 

savoar asérb. Il sapore che hanno le 
frutta agre. Agro, Agrezza* 
Àset. Aceto. 

» rabida. Aceto molto forte , molto 
agro. Aceto mordace. 

sprazzaa d* aset, o cennzaa conn r aset. 
Bagnare^ aspergere d' aceto> o con- 
dire con aceto. Inacetare. 

diventaa aset. Divenire agro a gaisa 
d' acelo. Inacelire. 

métter in de V aset Detto di pesci 
fritti , o d' altri cibi sul quali si 
mette aceto sia per conservarli^ o 
per renderli meglio appetitosi. Jfa« 
rinare. 

9 Detto di peperoni^ o cedriuoli, o 
capperi o simili che tengonsi In 
aceto per mangiarli poi anche come 
condimento col lesso. Consei^are 
in aceto, e queste cose cosi con- 
servate. Acetini m. pi, 
Àsétta. Piccolo taglio nelle vestimenta 
con una specie di orlo di cucitura 
fatta con un particolar punto ai 
lembi di esso perchè non ispicci e 
serve per farvi passare il bottone. 
Occhiello. Ucchiello - e quell* orlo. 
Asola. 

J asétte. L' insieme degli occhielli , e 
anche la parte del vestimento dove 
essi sono. Occhiellalura , Ucchiel^ 
la tura. 

pont d' asétta. Quel punto particolare 
con cui si fanno le asole che con- 
siste nel mettere il punto e prima 
di fermarlo accavallare il filo. Punto 
a occhiello. 
Asetteen. £' un occhiello^ ma differisce 
dall' asétta in ciò eh' esso consiste 
in un pezzetto di cordoncino attac- 
cato alla estremità del vestimento 
a guisa di campanella: la qual cam- 
panella talvolta in vece che di cor- 
doncino è formata coll'unire insieme 
al modo che si fa V asola i fili di 
parecchi larghi punti l'un sull'altro 
addoppiati. Maglia, Maglietta. 
isettéra. Donna a cui il sarto suol com* 



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AS 



15 — 



AS 



mettere lu fattura delle asole. Oe- 
chitllaja, Ucchicltajd, 

Asl. Opportunità , commodo. Jijio , e 
timieamente anirhe j4sio. 

Aspa. Strumento composto di un baston- 
cello ecin due traverse in croce, 
contrapposte, e alquanto fra loro 
distanti, sopra le quali si forma la 
matassa per mezzo di un manubrio 
girandolo fra due ritti che si le« 
vano sopra un trespolo, e che Io 
tengono oi*izontalmente, posto II 
capo dov' è il manubrio in una In- 
cavatura fatta d* ulto In basso in 
uno dfi due ritti, e inlroaotto il 
capo opposto in un foro dell* altro • 
anche tutto V insieme chiamasi 
aspa da noi. Jspa, Àsno, IXatpo. 
• Uuella che taKolia di ferro, e seni* 
pre a traverse più lunghe uJoprasi 
nei setifici per fare le matasse del- 
la seta. Tavella. 
» Dicono altresì le Filatrici di seta 
quelle tre o quattro matasse che 
traggono a un tempo sul naspo. 
jé spala. 
" del ponxz. Grosso cilindro impernato 
orizontalincnte al di sopra della 
bocca dì un pozzo, e che ha al- 
cune caviglie infisse da uno dei 
capi, e talvolta da lutti due per 
poterlo colle mani far girare, e cosi 
avvolgervi sopra la fune a cui è 
attaccato il secchio da attingere 
acqua. Verricello. 
fiui sea seall' aspa. Avvolgere il filato 
suir aspo per formare le matasse. 
Annaspare, Innaspare, InasparCj 
fiaspare. 

Aspèrges. Diciamo colla prima delle pa- 
role con che si accompagnano le 
sacre aspersioni lo strumento che 
per queste adoprasi, il quale con- 
siste in un manico che ad una 
estremità ha come una mezza pal- 
la in cui è fermato un mazzetto dì 
lunghe setole, o anche due mezze 
palle congiunte^ con diversi fori 
entrovi una spugna da intingere 
del pari che le setole neir acqua 
santa. Aspersorio. - anche In To- 
scana il popolo dice. Asperaes. 

Ass. Legno segato pel lungo defl albe- 
ro a poca g^ossessa. Asse m. e al 
plur. Assi m. e f. - se supera la 
grossezza di tre dita. Pancone di- 
ce 1* ortografia Enciclopedica, 



Ass. nel giuoco delle carte quella che 
rappresenta T unità di ciascun seme. 
Asso. , 

» da smo^laa. Tavoletta più lunga 
che larga sulla quale si svolgono 
e si dibattono i panni nel curarli. 
Fassojo. 

» del eèmod. Tavola fermata nel mu« 
ro a coprire la bocca del comodo 
con un' apertura tonda nel mezzo, 
sulla quale si adagia chi vuole 
scaricare il corpo. Stilile, - talvolta 
il sedile è di marmo, e allora usasi 
mettervi sopra un altro Sedile ino- 
bile di legno. 

9 della carne, della pistàda. Tavoletta 
piana che serve nello cucine a pa« 
vecchi usi, come a tagliare le car- 
ni, a sminuzzare il lardo ecc. Ta- 
gllere. 

» della gabbia. Sottile assicella come 
pavimento della gabbia, amovibile 
per poterla ripulire. Fo/ic/o c/a scor^» 
vere della gabbia. 

del secèer, del sgoùuol. Queir asse 
comunemente con varie incanala- 
ture su cui mettonsi i piatti, o le 
stoviglie a colare e asciugarsi. S(o- 
vigliaja. 

esser in seall' ass. Esser morto. Essere 
.sulla bara. 

» o in senll' ass afatt. Essere in mi- 
seria. Essere al verde, o in fondo. 
Ass&da. Parete, o chiusura fatta di assi 

commessi insieme. Assito. 
Assai Ciascuno di quei due legni nel 
carro, nella carrozza ecc. su cui 
poggia tutto il carico, e che di 
iorma rettangolare nella parte di 
mezzo, hanno le estremità coniche 
le quali servono di asse alle ruote 
che girano intorno ad esse. Sala, 
e neir Ortografia Enciclopedica an- 
che Scala. 
Assèe. Talvolta significa abbastanza , 
talvolta molto. Assai. - n. es. n' èe 
assèe. iVe ho assai. Ne no o66a- 
slanza. Mi basta. - bèli assèe. Bel* 
lo molto. Assai bello. • 
Assesell, assesèlla. Dim. di ass. Asserel* 

lo. Asserella. 
Assesellina. Dim. di assesèlla. Assicella^ 

Assicina. 
Asta. Asta. 

I» de la baUnta. 11 bastone di legno 
o di (erro su cui sono segnate le 
indicazioni del pesi^ e nel quale è 



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AS 



— 26 



ÀV 



infilalo da far gìri^re il romano 
(pesòon). Fusto j Stilo della stadera. 

ra bèli' asta d' ómm, de dònna. Uomo, 
donna di bella stulura. Una bella 
tacca j o taglia d* uomo, di donna, 

faa J iste. Primo esercizio dì chi im- 

|iara calligrafia^ e consisle nel far 

linee paralelle > oblique . Jsleg^ 

giare. 

istentt. Che ha ucutezsa d' ingegno. 

Astuto, 
Atacch, tacch. Vicino si che si tocchi 
quasi 81 tocchi. Rasente, 

» anche semnlicenienle non lontano. 
Presso, appresso. Accanto, Al- 
iato. - p. MS, sto atacch o taech 
alla Cesa. Sto ^ Abito presso la 
Chiesa, sta ataG€h> o tacch a to fìra- 
delL Sta accanto. Allato a tuo 
fratello. 

> Attaccato appeso - p4 es. tacch a' n 
clòod. Attaccalo, Appeso ad un 
chiodo. 
staa atacch o tacch a enn. Procurare di 
trovarsi assai spesso con uno, es- 
ser con uno ufficioso, per cattivar- 
selo e per averne suo intento Sta- 
re ai fianchi di uno. 

» Hiporrc fidanza nei consigli, nel- 
r opera di uno. Affidarsi ad uno. 
itenzlòon. Applicazione dell' animo, e 
anche aspettativa. Attenzione, 

» Per lo più usato al pi. significa 
modi, atti che mostrino considera- 
zione , amorevolezza . Cortesie , 
Jiiguardi. - p. es. el ghe usa delle 
gran attenziòon. Gli usa di molte 
cortesie, di molti riguardi* 
Att. Atto. 

» al pi. anche smorfie, lezii puerili. 
Attucciy Bambocccrie. 

fìta J att adòss a verghenn. Costringere 
alcuno per via giudicioria a dovuto 
pagamento . Procedere giudiziale 
mente contro alcuno. 
Afa. Queir insetto che del polvfglio dei 
fiorì forma la cera, e del loro net- 
tare il miele. Ape. f. Pecchia* 

el vére che tà J ave. 11 rumore che 
le api fanno volando. Jionzìo. 
Avantagg. Dicono gli stampatori quel- 
r asse che ha una piccola sponda 
da capo e dai dtie lati, su cui il 
compositore assetta le linee dopo 
che le ha composte. Vantaggio. 
Avarizia. Desiderio smoderato di avere. 
Avarizia. 



créppa r avarizia. Dicesi di M vuol 
fare baldoria; e per ischerzo al- 
tresì di chi uso liberalità fuori del 
suo consueto; e ironicamente di chi 
volendo far mostra di dar molto 
dà poco. Muoja l* avarizia, 
Avemaria infilza. Persona che fa ie viste 
di bontà senza averla neir animo. 
Mammamìa m. e f. 
Avèrt, o davòrt. Part. da dArver. Aperto 
aa aprire., e anticamente anche. 
Averto da avrire. 

» Quello a cui gli interiori escono 
dalla cavità che li contiene for- 
mandone un' altra esterna che fa 
protuberanza. Ernioso , Allentato; 
e il suo male. Ernia, Allentatura, 
Rottura. 

all' avèrta. In luogo non chiuso , in 
luogo spazioso. All^ aperto. 

» del de. Allo schiarire del giorno 
Al primo farsi del giorno. 
Avèrtns, o crèna, e in campagna anche 
sebida. Quel solco che fassi in sul 
capo dal dividere ì capelli in due 
parti. Dirizzatura, Scriminatura. 
Augùri. Presagio di cosa avvenire, e an- 
che desiderio, voto di buona ven- 
tura. Augurio. 

onsell del catlf augùri. Dìccsi a chi 
ptirta cattive nuove. Ambasciatore 
delle male nuove. 
Avilghe. Avere, 

» a che di! conn verghenn. Aver con- 
tesa con alcuno. ^i;er che dire con 
alcuno. 

» da conmpraa fin 1* aqna. v. Aqna. 

9 da faa con Jenn. Avere relazione, 
interessi con uno. Aver che . fare 
crn uno. 

9 dàlia soùa. Aver favorevole. Aver 
dal suo. 

» del birbèon, del matt ecc. Avere 
qualche poco di cattiveria, di pazzia. 
Pizzicare di furfante, di matto ecc. 

» ^ cnl pelaat. Aver pratica del mondo 
e astuzia. Aver pisciato in piti di 
una neve. Essere una passera 
scappata daW archetto. Sapere 
dove il diavolo tiene la coda. 

» el 80 bèli da fìia. Esser aggravato 
di occupazioni e di cure. Aver di 
molle faccende, Avere i suoi pcit- 
sieriy i suoi fastidi, 

» enn in sai cènil. INon poter soffrire, 
odiare una persona. Avere uno in 
sulle corna, v \ì\\ pulitamente ^wcre 



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AV 



— 27 — 



AZ 



ifito tn uggia. 

Avilgbe Biòi^ éà faa. Non avere che 
farCj Essere scioperalo. 

Aviighela Goon Jean. £Hsére disgustato^ 
incollerito con uno. Avere il larlo 
con uno, non aver con uno buon 
sangue. 

Aviine piéen, o piòen le scarpe, o le sca- 
toale. IVon voler più sotiVire atti o 
parole per noja o dispiacere che 
facciano. Essere rislucco, 
eh aa avlit aa aviit. Per dire che 
essendo cosa già -fatta deve stare 
come si trova. Chi s^ ha s^ abbia. 

A?ettcaat. Chi perito delle leggi difende 
e consiglia altrui uelle cause che 
ubbia. Avvocalo. 
» de le cause pèrse. Avvocato poco 
vaiente. DoUor de' miei slivali, 

Aitittt, oppure aetàit o ziffol o flàut. 
Dicesi altrui per fargli intendere 
che a ogni modo ha da essere quello 
che gli si intima^ o per toglierlo a 
irresolutezza. O bere, o affogare. 

Anteiimm. Julunno. 

AiaaL Ferro da chimica combinazione 
portato a raffinatezza. Acciajo. 
» del còcch. Dicono gli oiiuolai quel 
pezzo di orinolo da tasca che so- 
biitne il perno dell' asta sul brac- 
cinolo. hraccìoiino. 
» de la contrapoitènza. Dagli stessi 
uriuolaì è detto quel pezzo che è 
incitato sulla cartella, su cui gira 
una delle punte del rocchetto della 
serpentina. Bracciuolo. 

Axaleen. Arnese d' acciajo con cui si balte 
la pietra fucaja per trarne faville 
di fuoco da accender V esca. JcciO' 
vino. Focile, Fucile, Ballifuoco. 
9 Dicono i calzolai un pezzo di ferro 
tondo da un capo per dare il filo 
ai coltelli, e stiacciato dall' altro 
per tenerlo in mdno. Acciaino. 
» Gli stampatori dicono quel due re- 
goletti di ferro, o anche di legno 
vestito di ferro, oppure due liste di 
ferro scanalate su cui si fa muovere 
il carro dei torchio. Spade. 
» del s' cièpp. Uuellii lastra che porta 
il cune e lo scodellino accanto al 
focone nelle armi da fuoco. Pias* 
Ira, Car Iella. 
batter V azaleen. Qtinl battere che si 
fa la pietra focaja per trarne fa- 
ville di fuoco, ballere il fuoco, 
» Uiccsi anche figuratamente dei ca- 



valli che nel camminare si toccano 
coi ferri nelle gambe; e degli uo- 
mini pure che fanno io stesso co* pie- 
di Risegarsi,' 
» Altresì figuratamente prestariki ai- 
* trui ad agevolare o conchiudere con- 
tralto di nozze - ho trovato nel Vo- 
cabolario Milanese che anche i To- 
scani dicono. Saliere l' acciarino. 

Azardoas. Detto di persona, che non 
teme rischio, che si mette a rischio; 
e di cosa, che è mal sicura, che 
è pericolosa. Arrischialo. 

Azeorr. Materia di color turchino mista 
alla salda, perchè le biancherie ri^ 
cevono una leggiera tinta azzurra. 
Turchinello. 

Azidentaat, o acidentaat. Colpito da apo- 
plessja azidént, ossia da repentma 
sospensione de' movimenti volon- 
turj, e del sentimento in tutto il 
corpo, o in alcuna porte di esso. 
Apoplelico. 

Azièon. Oltre al proprio significato di 
fatto, operazione. ^siofie; presso noi 
vuol dire anche azione che altri 
faccia oflensìva, ingiuriosa. JUala 
azione. Mal Irallo. 

Azza. Certa quantità di filo di lino, di 
canopej( o di cotone, o di lana, o 
di seta ecc. avvolta sulF aspo, e an- 
nodata ne' due capi con un parti- 
colar nodo detto bandolo. Matassa 
-Azza in lingua è arma in asta 
con ferro In cima a traverso, dal- 
r una delle parti appuntato, e dal- 
l' altra a guisa di martello,; e Accia 
è il termine collettivo dei filati, ri- 
terrei il nostro fllaat 
tante azze. Molte matasse unite insie- 
me. Malassala. 
faa o foa sea J azze. Avvolgere il filo 
in matasse. Amalassare, e poichò 
questo si fa coli' aspo anche ^n- 
naspare ecc. 
In eòo de r azza. A cosa finita. Alla 
fine del fallo. Anche noi abbiamo 
in feen di fatt. 
romper 1' azza a ean. Recar noja o di- 
sturbo ad uno. Rompere, o lorre 
il capo ad uno, Jmporlunare uno 

Azzóla. Dim. di azza. Malassella. 

Azzoaleen, o azzoalina. Dim. di auóla« 
Malassina. 



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BA 



— 28 



DA 



B 



B seconda lettera dell' alfabeto. 

B&UÒ. Usasi dire nel giuoco di becca* 
faglio^ o mosca cieca da quel che 
è sotto ^ e farlo ripetere da quello 
a cui si avvicina per poterlo olla 
voce riconoscere, babao in lingua è 
sinonimo di bau bae, voce da far 
paura ai bambini. 

Bac^aa. Fare molesto rumore. Schia* 
massare. 
bacajaa, e bacajaa san. Parlare senza 
riguardo. Cianciare - p. es. tant 
ebe 1 bacàja sei. Purché cianci j 
come dire - parla senza por mente 
alle conseguenze di dispiacere o di 
danno che ne possono derivare. 

Bacajèon. Che è facile a sgridare anche 

Jper poco. Àhbajalore. 
éer. Arnese di legno che consiste in 
una come colonnetta fermata per- 
pendicolarmente su di un' assicella 
che le serve dì piede^ e con parec- 
chi fori nella sua lunghezza» entro 
ì quali si mette T appiccagnolo unci- 
nato della lucerna. Lucerniere, 

Bacanéri. Fracasso di chi giuocao scherza 
con clamori. Baccaneria. 

BaocarelL Dim. di baccb. Bastoncello. 
» Dicono le donne queir arnesetto di 
legno d'altra materia^ lavorato 
per lo più al tornio^ e forato per 
lungo da un de' capi ^ entro cui met- 
tono r un de' ferri col quali lavo- 
rano le calzette. Bacchetta , Van* 
nonetto. 

Baccarelòtt. Dim. di bacaarel. Bastoncino, 

Ba€cb. Fusto^ o ramo più o men ri tondo 
di albero. Baanio , Batacchio s 
Bastone. 

Bacohétt. Pezzuolo di ramicello. Fuscel- 
lo, Fruscolo., 
» de n fasseen. I rami minuti che for- 
mano le fascine. Frasconi , Vel- 
toni pi. 

Baccbétta. Àluzzo, o bastoncelicito sot- 
tile. Bacchelia, 
j» da faa cavagli, listéon ecc. Vermene 
di vinco con cui si lesiono ceste, 
panieri, ecc. Vimini. 
# da matarazzéer. Bacchetta lunga e 
grossclla che i materassai adope- 
rano a baiurc la lana. Carnato^ 
che propriamente è una bacchetta 
di Corniolo. 



bacchetta da pescaa. Lunga canna o 
bacchetta con una funicella o di 
lino , di crino, a capo della quale 
è un amo per pigliare il pesce. 
Lensaj Lenza. 

» da sbacchettaa i pagn. Bacchetta lun* 
ga e piuttosto pieghevole, con cui 
si bullono i panni per legarne la 
polvere. Camci/o;, cne è pur nome 
d'ogni sorta di bastoncello sottile 
e diritto. 

» da ¥is' ec. Verga impiastricciata di 
vischio per -uso di pigliare ucrel* 
leni. Panione, Ver(}etlo, 

» de la gabbia. Ciascuno di quei vi* 
mini di cui sono composte le gab- 
bie degli uccelli. Grétola. 

» del gaindoL Ciascuna di quelle bac- 
chette che congiunte girevolmente 
fra loro, e fermate ai capi nei modo 
stesso akernamenle le une entro ai 
denti di due pezzi di legno lavorati 
al tornio, le uKre alle estremità di 
auclle formano il gtiindolo. Costo* 
la. Crociera - tanto perù nei dia- 
letto quanto in lingua usasi per lo 
più ul pi. bacchétte ecc. Costole^ 
Crociere. 

» » Altresì ferro lungo e sottile, il 
quale è fitto da una banda in un 
tupiH) di legno, e dall' ultra vi si 
inula il guindolo per dipanare. 
Fuso. 

^ dell' oambréUa. Ciascuna di quelle 
bacchette per lo più di così detto 
osso di balena sulle quali è fermata 
la stoffa che fa come la veste del- 
l' ombrello. Stecca dell' ombrello" 
anche questo usasi per lo più al 
pi. - bacchétte ecc. Stecche. 

» da la pésa. Uuel ferro della stadera 
dove suiiu segnate le libbre v. an- 
che asta dela balànza. Stilo della 
stadera. 

• de na feràda, de 'n rastell, de uà rlA- 
gbléra. Cioscuna di quelle bacchette 
ili fciTii. dì legno che poste ver- 
ticalmente a poca distanza le une 
dalle altre, e con alcune traverse 
compicMiu una ferrata, un cancello, 
una ringhiera. Slecca - più comu- 
nemente al pi. bacchétta ecc. Stèc* 
che ecc. 

coamandaa a bacchétta. Avere assoluta 
podestà in una comunitò, in una 
casa. Essere messere e madonna^ 
Guidare la ballata. 



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BA 



— 29 — 



BA 



tèa ^assaa per le baochétte. Punire un 
eoldiilo coi farlo andare fra due 
file di altri sotduli armati di bae- 
clietta, con cui Io percuotono men- 
tre egli passa. Bachellare * 1 T àa 
tati passaa per le baGChétte.Lo hanno 
bacchellaio. E' sialo bacchetlalo. 
tàà 8taa a bacchétta. Colla severità 
impedire che altri manchi al suo 
dovere. Tenere a dovere, in freno. 

Bacehetamm. Molti veitoni ma sleg^ati. o 
rottami di essi. Slipa di velloin, 
o semplicemenle Slipa che significa 
legna minuta da far fuoco. 

BacehetteeD. Dim. di baccbètt. Bruscoli" 
noy Fuscelello. 

Badaa. Por inente^ por cura^ attendere. 
Badare, 
9 Dicono le donne di cucitura , di 
orlo che per poca diligenza riesca 
molie^ rilassato^ non ben teso. ^Z- 
len tarsi - p. es. quella consadAra la 
bada praanl È pure allenlala quella 
cucitura I 

Badaliccaa. j4oer pensieri. Fastidi - p. 
es. gh* èo praan avlit da badaluccaal 
Ho avuto pur di gran pensieri, di 
qi'an fastidii Badaluccare in lingua 
é balordescamente trastullarsi in- 
diiglundn, e anche tenere a bada 
il ntmico con piccole scaramucce. 
fui badalaccaa. Dare inquietudini^ tra- 
vagli. Dar da pensare. 

Badalencch. Balordo, Barbagianni. Ba- 
dalucco in lingua è trastullo da' 
balordi; e anche leggiera scara- 
muccia con che si tiene a bada il 
nemico. 

Badia. Cosa men vera^ data a intendere 

5er bnja. Fandonia, Fanfaluca, 
''rottola. Badia in lingua non è 
che abitazione di monaci^. e anche 
dignità di abate. 
Badttèon. Acer, di badili. Badile. 
a badilòon. In grande abbondanza. J 
barella» À sacca, A fusone. 
BadielL Disordinato rumore. Chiasso, 

Fracasso. 
Biffa o petéra. Quella quantità di so- 
stanza carnosa che viene altrui per 
pinguedine sotto al mento. Buccola. 
che g$' aa le bàffe, o fa de bàffe. 
Paffuto. 
B4flL tiuella parte di barba che è sopra 
il labbro. Baffi, Basette^ Mustacchi. 
che gh' aa di gran baffi. Basettone. 
Bèga. Npecic di sacco fatto di pelle tratta 



intera dati* animale^ per lo piò becco 
capra, che serve per portarvi 
entro olio o altri liquori Otro, 
Otre ro. 
Bagaa. Par che venga da b&ga. v.- Bere 
con avidità, come se da quel sacco 
si versasse immediatamente nella 
bocca il \ìno.Cioncare,Tracannare. 
Bagàda. Larga bevuta. Tirala * Taa tàtt 
na floar de bagada. Ha fatto una 
solenne tirata. 
Bagagg. Le masserizie che si portano 
dietro i soldati air esercito; e per 
similitudine si dice anche d' altri 
che viaggi. Bagaglio, Bagaglio* 
BagàJ. Piccolo ragazzo. Cillo, Cittolo. 
Bagàja. Piccola ragazza. Citta, Cittola. 
Bagajia. Dim. di bagàj, e dicesi anche 
di fan'!Ìulia. Citlino , Cittolello , 
Fantolino - e al f. Fantolina, Cii^ 
lina ecc. 
. bèli bagnili. Dicesi ancora di piccolo 
grazioso balocco. Bel gingillo, o 
gingillino. 
BagarelL Dim. di bàgber. v. 
Bagatt 11 primo de' tarocchi. Il Voca- 
bolario Milanese dice Alberto Lollio 
averlo chiamato // Bagalella , e 
neir Appendice aggiunge // Baga^ 
telliere. 
scartaa bagatt. Dire il fatto suo con 
franchezza, rimproverare altrui sen- 
za riguardo. Dare il fuoco alla 
bombarda. Vuotare il sacco. 
Bàgber. Il Vocabolario Milanese lo de* 
riva dal tedesco, ed è quella specie 
di calessetto a quattro ruote con 
cassa da noi senza mantice, senza 
sportelli, né fiancate anteriori a due 
o più luoghi, e per lo più anche 
senza cassetta. - Baghero in lingua 
è lo stesso che bagattino, moneta 
di minimo valore usata già in Ve- 
nezia. MI ricordo di avere udito 
talvolta nominare bagarètt moneta 
di rame. 
Bagbétt Dim. di bàga. ?. Otrello, Otri- 
cello. 
» o piva. Strumento musicale che fa 
altri tempi udivasi più frequente- 
mente anche qui da noi suonato 
dai montanini, e che consiste in 
un otro con tre canne, una per 
dargli fiato, e le altre due per so* 
nore. Cornamusa, Piva. 
BagB. Tanto 1' atto del bagnarsi, come 
il lasu di legno, di metallo, di 



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50 — 



BA 



marmo in cui si bagna. Bagno - e 
al pi. anclie il luogo dove sono 
acque atte a far bagni. Bagni» 

baniaipee. linmirsìonede' piedi nel- 
r acqua o semplice^ o con aualcbe 
sostanza medicamentosa. Peaihivio, 

» a mézxa persoùna. Immersione della 
parte inferiore del iruncu e dell'alto 
delle coscie. InsessOj Bagno alla 
sedia, Semiamio. 

che fa i bag;n. Baguajuolo , Bagna» 
lare, e se è donna Bagnatnce - 
Bagnajuolo si dice anche chi tiene 
il bagno; Bagtiatore anche colui 
che ministra a^^li uomini nel bagno; 
Bagnalrice anche colei che nel ba- 
gno ministra alle donne. 

la stagièon da faa i bagn. La sta- 
gione ulta a prendere i bagni. Ba» 
gnalura, 

faa 'n bagn, dees, vint. ecc. bagn. Ba- 
gnarsi una^ dieci^ venti ecc. \olte. 
Prendere, Figliare i/n bagno, una 
bagnatura, dieci, venti ecc. bagni, 
o bagnature. 
Bagna. La parte umida dei manicaretti, 
e di quelle vivande che appunto 
si dicono in umido. Intinto. 
Bagnaa. Bagnare. 

» eùnna dò ecc. camise. Dicesi del 
multo sudare che altri faccia, e 
però mutarsi di camicia. Sudare 
una, due ecc. camicie, 
.9 el 1 béccb. Dicesi scherzosamente 
per bere,. Immollare il becco, Met" 
iere il becco in molle, 

» onntaa 1 ròst. Versare poco per 
Volta burro fuso sull' arrosto che 
gira sullo spiedo. Pillottare, 

» la caliina. Spargere acqua sopra 
la calcina a line di spegnerla, //t- 
tridere la calcina, 

» la maan. Fare altrui donativi per 
indurlo al proprio intento. Ugner 
le carnicote, 

» la pènna. Immergere il becco della 
penna neli' inchiustru, perchè poi 
tluisca per lo spacco o fesso di 
essa nello scrivere. Intinger la 

{yenna, 
a zeùppa. A (Tei tare, o abbocconare 
nane, e versar\i sopra brodo bol- 
lente, aspergendolo poi di cacio 
grattalo. Far la zuppa, 
» zo I pagn. Tuffare i panni lini nel- 
V acqua, prima che si pongano in 
, bucalo. Dimojare, ' 



Bagnàase In boncea. Avere un qualcb* 
piccolo profitto. 

Bagnaròtt Bugnamento e uinìcliiò ca- 
gionala dalla pioggia nella terra. 
Mollume, 
» Anche quel grande ammollamento 
che si fa per acqua versata sul 
suolo. Lagunip, 

Bagnaat cóme en ponleseen, o sloitzz. Ba- 
gnato eccedentemente. Fradiciif^ 
Fracido, 

Bagniffa. v. bagna. 

Bàgonle. pi. Lo sterco delie pecore e 
delle capre. PiUiccole. FU la cole. - 
e quello che rimane attaccato alla 
lana o ai peli. Caccole, 
» Anche lo sterco dei topi, dei coni- 
gli, delle lepri e di simili animali. 
Cacche retto, Cacchérelli, 
» Anche escrementi umani duri quasi 
al modo delle pilaccole delle pecore 
ecc. Scibale, pi. f. Scibali, pi. m. 
» Schizzi di mota che ahti in cam- 
minando si getta di dietro sul ve- 
stito. Pilàcchere, Zàcchere, 
tlraa via le bàgonle dal vestiit Stro- 
pieciure il lembo del vestito in- 
zaccherato per levarne le pilac- 
chere quando sian secche. Spiliac- 
chera re il vestito, 

Bagonleen, e bèli bagonleen. Dicesi per 
vezzo di fanciullino ben fatto, g^ra- 
ziosino. Cecino, 

Pagonlènd (andaa). Andar vacando in 
qua e in In. Andar giront, Giron» 
sa re. Zanzare. 

bagonlèera. Donna piena di zacchere, o 
che facilmente in camminando s'ìn- 
• zacchera. Zaccherosa, 
» Ancora donna che vada molto a 
zonzo. Dondulona, 

Bagonlòon. Dicesi di uomo ugualmente 
come bagonlèera si dice di donna - 
nel i. senso. Zaccheroso, - nel 3. 
Dondolone, Perdigiorno, 

Bàita, o spadonlandeer. Ouel luogo ap- 
partato nelle case rustiche dove le 
conladine stanno a scotolare il lino. 
Capanna, Capannotto a uso di 
scotolare; e questo aggiunto, ove 
{;ià il contesto del discorso nonio 
uidicasse, tengo che a con\enienie 
distinzione sia necessario. Che se 
si avesse un nome tolto come il 
nosti'o spadonlandeer dall' uso che 
è fallo del luog;o, oltre che non vi 
sarebbe mestieri di circolIocuzioue> 



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DA 



^ r>i — 



BA 



Varrebbe anche quando non è per 
quella operazione un ediOzio op- 
positO; ma si fa servire un porli- 
chelio, o allro. Ora avendone V au- 
torità ^ parrebbe che si potesse 
proporre il nome Scotolalojo , 
formato al modo istesso come dn 
lavare lavatojo^ da macerare mn- 
cifraiojo ecc. né si potrebbe con- 
fondere collo strumento adoperato 
a scotolare, che è detto scòtola. 

bàita.. ( taccaa ). Contendere a parole. 
Muovere alterco. Altercare, 
BaJ&a. Mandar fuori il cane la sua voce 
con forza, quasi ripetendo, dice 
H Carena, la panala l^^n. Bajare, 
Jhbajare, Latrare, - onde tìbl)a- 
jamenio, latrato, la voce che il 
cane manda abbajando. 

» Dicesi pur di persona che ^ridi 
rimproverando, o minacciando. Jb^ 
bajare. Latrare, 

» e b^aa sea. Ancora di persona che 
parli sconsideratamente e senza 
conclusione . Abbajare , Clara-' 
weilare. 

lassaa ebe enn el bàja. l\on curare 
quello che uno dica. Lasciare, 
o Far conto che uno canti , La- 
te ia-rto dire, o cantare, 
Bajàda. Sdeg;noso alzamento dì voce. 

Bravata, Gridata, liabuffo, 
Bi^amònt Frequente e continuato ahba- 
jamenta, e anche di più cani che 
abbajano nello stesso tempo. Ab^ 
baia, 
Bajis. Sono nei polli quelle due rosse 
escrescenze di natura simile alla 
eresia, ma non dentellate, e più 
sutiili e flocide che pendono sotto 
la base del loro becco. Bargigli, 
Bargiglioni, - 1 quali due nomi 
indicano anche quella carne che 
pende come due |)alluttoline sotto 
il gozzo de' becchi, e delle capre. 

» ìN'ei pesci quelle come alette che 
hanno lateralmente al petto, sul 
dorso, al ventre, e alla coda, e che 
servono ai loro movimenti nell'ac- 
qua. Finn*:, Natatoie, 

» e anche oorécce. Altresì hei pesci 
quegli archi ossei o cartilaginosi, 
oi lati del capo, che portano una 
specie di lamtlle disposte come le 
barbe di una penna e che servono ' 
od essi per la respirazione. Bran- 
chie, 



Bajòccb. Detto del sole, qtiopdio esso 
manda più diritti e cocemi i raggi. 
Ferza dd sole, 

Bajòon. Dicesi chi abitualmente e senza 
gran motivo alza la voce. Grida-' 
tare, Scìiiamazzatore, 
» Ancora chi chiacchiera molto. Cia^ 
ramella. - Il bajone della lingua 
è chi fa volentieri baje o burle. 

Balaeùsira. Kiparo^^ e ornamento per lo 
più di pietra in luogo di ringnicra. 
^ Balaustrata. 

coulottnòtt de la balaeùstra. Quelle co^ 
lonette che formano la balaustrata 
collocate a poca distanza le une 
dalle altre fra il basamento e la 
cimasa di essa. Balaustri, 
aitar conila balaeùstra. Altare chiuso 
con balaustrata.^//ore balaustrato, 
da balaustrare, Chiudere con baiau* 
strata. 

Balànder, balàndra, balandròon balandroù- 
na. Dicesi di persona che parli che 
operi sconsigliatamente e con leg- 
gerezza. Cervellaccio sventato y e 
della donna particolarmente. Ba-^ 
derla, 

Balàndra. E' anche di più tristo signi* 
ficato, e dice donna di poco onesta 
vita. Landra, 

Balinza, o balànza da trabenccb. Stru* 
mento per pesare consistente in 
due piatti o coppe pendenti dalle 
due estremità di uno siilo di ferro 
tenuto in bilico, sulT una delle 
quali si mettono i pesi, cioè pezzi 
di metallo di riconosciuto peso, a 
suir altra la proporzionata quantità 
di roba da pesare. Bilancia, 
9 o balànza da maan. Altro strumento 
per pesare a una coppa sola e 
sullo stilo del quale talora anche 
di legno, scorre infilato un con- 
trappeso di metallo a determinare 
i diversi pesi delle robe tenute 
dalla coppa , segnali sullo stilo 
mcdesluìo. Stadèra, 
» Dicono i carrozzai quel pezzo di 
legname fermalo sopra il timone 
della carrozza, sostenuto da due 
punioncini di ferro, al quale sono 
raccomandati i bilancini. Bilancia, 
faa trabnccaa la balànza. Mettere quella 
tanta roba sulla bilancia che faccia 
abbassare la coppa su cui essa si 
trova. Dare il tracollo, o il tratto 
alla bilancia, che anche flgurala- 



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— 32 — 



BA 



m«nte tigni&ca dar motivo a decU 
sioiie^ a risoluzione in cose dubbie 
tégner in bal&nza. Fare coir egfua- 
g;liauza de' pesi che la bilancia non 
pieghi né duir una parte né dal- 
l' altra. Tenere in libbra^ che an- 
che vuol dire bilancia. 

BaUnzeen. I carrozzai chiamano quel 
legno che è fermato mobile alla 
bilancia 9 ed a cui si attaccano le 
tirelle del cavallo. Bilancino, 
eim a stanga e ì alter a balanieei. Di- 
cesi di due che abbiano eguali di* 
feUi. Essa e ambiane macchiati dì 
una slessa pece j II meglio rac- 
colga il peggio. 
» £ iu campagna balanziin. Quella 
rete da pescare di forma cjuadra che 
si usa a modo di bilancia^ tenen* 
dola pendente da capo di una lunga 
asta con cui si tuffa nell' acqua. 
Bilancia. 

Balftnziìne, o balanziine dell' òr. Quelle 
bi lancette con cui si pesano le mo- 
nete. Saggio, Sagginolo. 

Balanzòott. uctr. di balanza nel 2. signi- 
ficato V. Slailerone. 

Balcaa. Cessare^ oppure rimettere una 
cosa di intensità^ di forza - p. es. 
balcaa da pió?er. Cessare di piove^ 
rej, Spiovere - balcaa 1 dooloor. 
Calmarsi il dolore, - balcaa la tonss. 
Quietarsi la tosse, 

Baldacblin. Baldacchino, 
» del lett. Specie di baldacchino pia- 
. no^ della grandezza del letto, fer- 
mato sopra di esso al soffitto, o 
^ icino al sofiìtto della camera. So- 
praccieto. 
lett coni baldacblin. Lello a soprac- 
cielo. 

Bald&nza (tégner in). Tenere coli* a- 
nimo soppeso. Tenere snlla corda, 
o sulla gruccia. • Baldanza in 
lingua è sigurtà d' animo, co- 
«'«ggio. 

Baleen. o bongiin. Chiamasi nel giuoco 
delle bocce o pallottole la più pic- 
cola, a cui bisogna avvicinarsi chi 
vuol fare i punti per vincere. Lec- 
co, Grillo. - Il ballino della lin- 
gua è sacco di gl'ossa tela riem- 
piuto di paglia che serve di lelio 
a soldati ecc. 
» de bonteer. Dicesi di pollo che sia 
gras«$o, ma non di una grassezza 
che induca nausea. Grasso e mor- 



bido dice il Vocabolario Milanese; 
ma essendo espressione metaforica 
parrebbe che potesse dirsi anche 
in lìngua. Pane di butirro, v. sotto 
(bàlia de bonteer) a fare in certo 
modo argomentare il gusto che 
si proverà a mangiare quella de- 
licata polpa: - e ancora si dice di 
bambino che sia grassotto, pie- 
notto. 

Balèngb. Dicesi di persona inconsiderata 
e volubile. Girellajo. 

Balens^cb. Chi non avendo eguale la di- 
rezione dei raggi visuali d' un oc- 
chio a quella dell' altro .. par che 
miri coq 1' uno, e tolvoUa anche 
con tutti due altrove che dove 
guarda. Losco, 
gnardaa balens'cb, o in bàldns'cb. v. ba- 
lens'cb. Guardar losco, - lo stra- 
volgere poi gli occhi affissando la 
vista. Strabuzzare; e questo difet« 
to. Strabismo. 

Bàlia. Quella donna cui è dato da allat- 
tare un bambino, non potendo o 
non volendo allattarlo la madre. 
Bàlia, e in più grave discorso. 
Nutrice. 
él mees della bàlia. Lo stipendio men- 
suale che si dà alla nutrice. Ba- 
Viatico, 

Baliàticb. La parte dello Sped ile pei bam- 
bini che poppano. Brefotrofio. 

Balingonrdòon . Molesta sensazione al 
capo , per la quale ad uno pare 
che il suo corpo, o le cose che ha 
intorno ondulino, o girino. Vertì- 
gine, Capogiro, Anche noi abbiamo, 
giramènt da tèsta, balingonrdòon 
non sentesi che al singolare, al plu« 
rale balingonrdòtt. 

Baliètt Cosi dicesi relativamente alla 
balia il bambino che ella allatta. 
jé II levo. 

Ball. Alovimento misurato e festoso della 
persona. Ballo, Danza. 
el ball r è bèU qnand V è cut. Dlcesl 
a chi non voglia cessare uno scher- 
zo, o checché altro molesto o che 
non istio. Ogni bel giuoco vuol du* 
rar poco, o rincresce. 

Bàlia. Quantità di roba messa insieme 
per essere trasportala. Batta. 
9 nome generico che dassia qualunque 
corpo di figura rotonda, sia di me« 
tallo, o di legno , o d' altra mate* 
ria , pieno , o vuoto al di dentro 



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-- 33 — 



M 



-* bàlia de férr, de xéra eco; e quan- 
do dicesi seinplieemcnte bàlia in- 
tendesi per lo più quella da ^io* 
care, che è formala di spicrhi di 
panno, o di pelle cuciti insieme, 
e riempiuti di stoppa, di borra ecc. 
Palio. 

» Cosa men Tcra che altri dia ad 
intendere. Carola, FiabOj Pan- 
zana. 

» Alterazione prodotta da soverchio 
ifino, o altro liquore spiritoso che 
siasi bevuto. Briachexzaj Ubbria" 
chezzOj Imbriacalura, 
Balla da s* dàpp. Per lo più al pi. dicia- 
mo metaforicamente legumi, e altre 
cose che mal cotte sieno rimase 
troppo dure; e anche le dure feci 
di chi è stitico. Volendo tenere la 
metafora anche in lingua si direb- 
bero PalloUoletle da schioppo j 
che propriamente sono quella muni- 
zione di piccole pallottolette da 
curicare lo schioppo, -che diconsi 
anche Pallini 

• de boateer. Certa quantità di butirro 
o burro ridòtta ad una forma e 

Ser lo più quadrangolare. Pane di 
utirro. 

9 de féna , de gambvu ecc. Diconsi 
le foglie di cotesti camangiari o 
erbaggi, che si abbracciano, si 
coprono, si avviluppano, si compri- 
mono r una contro V altra. Cesto, 
o Mazzocchio di cavolo - verza, di 
cavolo cappuccio ecc. 

ciappaa la balla» Imbriacarsi. Pigliar 
fa bertuccia. 

ciBtaa, o dii delle bàlie. Raccontare, 
dire cose men vere. Ficcar bozze, 
Piantar carote , Sballare. 

fui na bèlla bàlia. Dicesi degli erbaggi 
e delle insalate specialmente quando 
elle crescono e vengono belle, //t- 
garzuolire. 

ito em de bàlia. Prendere uno di mira 
per beffarsi di lui. Far servire 
uno di zimbello. Rendere uno il 
zimbello. 
BaUaa. Muovere festosamente e a mi- 
sura dì musica la persona. Ballare, 
Danzare. 

» Dicesi di tavolo che maLsi regge 
sui piedi, di ganghero che sia mal 
•odo, e in generale di qualunque 
cosa che non combaci dove dorreb- 
be. Dondolare, Tentennare, Scrol- 



in 



l lare. 

Ballaa a eoa le scarpe la di pea. Dicest 
quando nno abbia le scarpe stra- 
grandi. Affogare^ Guazzare nelle 
scarpe. - gbe balla le scarpe. Egli 
affoga, guazza nelle scarpe. 
» deiter in di ? estitt. Arerò i vestiti 
struinrghi da potersi rimenare in 
essi come in un tacco. Disacco* 
lare, 
» la vista. 'Non reggere la vista a fis- 
sare checchessìa. Abbagliarsi, Ab^ 
bagliare, che anche è di signiU- 
cazionc attiva, ed esprime V offusca- 
re che fu la vista un corpo lumi- 
noso che ferisce negli occtiL 

Ballàagbe a ean al partamènt de soùra. 
Dicesi di persona che tenga un po^ 
del pazzo o del leggiero. Avere 
spigionato il piano di sopra. 

B&Uàda. Colpo di palla, e più comune- 
mente di palla fatta con neve. Pai" 
lata. 
Ulìl le ballàde. Il lanciarsi che fanno 
li uni contro gli altri i ragazzi in 
nverno palle di neve. Fare alla 
neve. 

Ballareen. Chi balla. Ballerino. 
» de còrda. Chi balla o cammina sulla 
corda. Ballerino da corda. Fu* 
nambolo. 

Ballaròzz. Ballo confuso e senz* ordine. 
Se come da ballare è ballata fosse 
lecito fare Ballonzolata da Bal- 
lonzolare, parrebbe il caso;, essen- 
do appunto ballonzolare ballare 
confusanicnle e senz' ordine, 
de flói. Così sentesi dire da taluno 
r unione confidenziale che fa in 
casa sua di famiglie d' amici come 
perchè si divertano ballando i fi- 
gli suoi e di quelli. Brigatuccia. 

Ballélla di leaocc. Piccol osso triango- 
lare cogli angoli rotondati posto 
alla parte anteriore dell* articola- 
zione del ginocchio. Rotula, RO'* 
Iella. 
» d* oof. La parte dell' uovo glo- 
bosa, giallo-rossiccia , che rinchiu- 
sa in sottilissima membrana nuo- 
ta in mezzo alla chiara. Tuorlo, 
Rosso d* uovo. Anche noi abbiamo 
roBSS d' oof. 

Balleoa. v. balean. 

Ballerà. Donna che dà ad intendere 
cose lontane dal vero. Favolaja, 
Parabolaja, Sbullona. 

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- 31 - 



BA 



Dallina. dim. di bàlia. Anche nel senso 
di iibbriacbezza v. 

» Quella palloUolina in the finisce 
un capo d' un cannellino di cristallo 
che serve per riconoscere i gradi 
dei caldo e del freddo^ e per alire 
osservazioni. Bottone. 
Ballista: Uomo che dà ad intendere cose 
lontane dal >ero. Carotajo, Fa- 
volajoj Parabolano^ Sbullone. 
Balicch de lana, de stoùppai' ecc. Massa 
confusa di iana^ di sloppa ecc. Ba- 
tti Ifoj Batuffolo di lana ecc. 

» de pènne. Pallottola di penne più 
line,, ossia di piuoie. riumala. - 
Baiocco in lingua è pròpriamente 
scaramuccia; e altresì ciascuna di 
quelle cose che si danno in mano 
ai bambini per trastullo: ancora 
significa persona che si balocca^ 
cioè perde il tempo fermandosi^ 
oppure persona balorda; e in questi 
due significali è per lo più agg. 

a balòcch. v. a badilòon. - 4 balocco 
in lingua è usalo come a badu^ e 
col verbo tenere vuol dire - ritar- 
dare -col verbo staile- trattenersi^ 
trasiullarsi. 

végnor la neef a balòcch. Cader la 
neve a larghe e spesse fiacche. 
Fioccare. 
Balonccàase. DiccsI di farina^ di sale 
polverizzato ecc. che per umido si 
ammucchi e si induri, jéggrumarsi. 
lUbaloccarsi della lingua è trastul- 
larsi^ 8pa!$sarsi. 
Balonccaat. pan. da balonccàase. v. J(j' 
</n/i?ia/a.- farina balonccàada.Fa/*i/ifl 
aggrumata. 
Balòon. Palla grande falla di cuojo^ e 
che riempiuta d' aria si adopera 
a giuocaie. Pallone. - n' è una 
altra specie che diciamo balòon de 
vessila, ed è diverso dal balòon 
seihpucemente dello in questo^ che 
1 suoi spicchi sono o di tuia pelle 
sottile, o di panno, e per un pic- 
colo fesso lasciato in qualche parte 
nella cucitura di essi vi si mette 
dentro un gozzo di tacchino (ves- 
siga de pool), che poi gonfiasi, e 
cucito il l'esso si ha per giuocare 
una leggiera palla grande. 

» Chiamasi anche una malattia per 
la qiiak v. avòrt. 

» V. baUista. 

» balonnzoen. Certi co:r.e palloncini 



di carta comunemente a vari! colori 
che servono per Illuminazioni. Zrait- 
ternoni. ' 

Balòon da più. Arnese che consiste 
in un cilindro Incavato di legno 
al quale luti' intorno eslernameDle 
è fermata un' alla imbottitura per 
farvi sopra merletti, lavori di trine 
ecc. Tombolo. 
èsser in del balòon, o in del balèon 
afatt. INon essere più atto a nulla. 

Balonnèer. Quello che con uno strumento 
chiamato gonfiatoio , schizzatojo 
tiene gonfiati t palloni affinchè i 
giuocatori se ne possano servire; 
Pallajo - il Pallonaio pare quello 
che li fa; 
» V. ballista. 

Balonnista. v. ballista. 

Balònnzeen. Dim. di balòon v. Palion-^ 
cino. 
» V. sopra balòon, o balònnzeen; 
Balonrdòon. v. balingonrdòon. 

Balòss. Persona di costumi e azioni ri' 
provevoli. Furfante j Marrano , 
Tristo. 

Balonssàda. Azione da furfante. Fur- 
fanteria. Ribalderia, Tristaggine. 
faa delle balonssàda. Furfanteggiare , 
Jiibaldegginre. 

Balonssàja. Moltitudine di persone non 
tanto vili |)er la condizione quanto 
pei costumi e per le azioni. 6Vf<r- 
maglia. 

Balonssètt dim. di balòss v. Furfantello 
JUoncllo - Monello perù usasi an- 
che nei senso men cattivo dì fur- 
betto: e altresì per vezzo dicesi a 
fanciullo che mostri certa vivacità, 
e accortezza di atti o di parole; 
nei quali due significati noi pure 
diciamo balonssètt. 

Balòtta deU' of v. balèUa. 

Bautta. Sentesi talora aggiunto per 
disprezzo al nome di vecchio " 
véce balòtta. Vecchio barullo. 

Balontteen; Persona di cui altri non può 
fidarsi per la incostanza dei par* 
lari e delle azioni. Bindolo. 

Baltegàase. Dimenarsi, non istar quieto 
colla persona, ma non 1' ho udito 
dire cne di chi lo faccia allorché è 
seduci). Dondolarsi. - ind. pr. ms 
baltègghi, te te baltégghet, el so bai* 
tègga; i se baltègga: e questo 4Ìo|>- 
pio g è anche nel pr. sogg. 
y Balngaan. Persona leggera, inconside- 



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BÀ 



— 55 — 



BA 



raiQ.^a(/(i/oiie^ Baloipo, Scioccone. 
Bilia. Lista per lo più d'i tela che inet- 
lesi internamente all' estremità in- 
feriore dei vestiti per rinforzo. 
Pedana, Balzana. 11 vocabolario 
Milanese però chiama col primo 
nome il rinforzo di panno più or- 
dinario messo alle sottane degli 
ecclesiaslici ; e col secondo ogni 
rinforzo di tela o di bindella che 
mettesi da pie' delle sottane e si- 
inili. - Balza in lingtia è luogo dir 
rapato; ma dicesi anche uuella 
parte di cortinaggio che jiende dal 
cielo di càrozza p simili, e altresì Te- 
strema parte della veste femminile. 

9 Fune, legno^ o altro che si met- 
te alle gambe delle bestie perchè 
non possano correre liberamente, 
e però scostarsi dal luogo dove 
sono a pasturare. Pastoja. 
BtlKNneei. Sorta d' uva che dà grap- 
poli ad acini piuttosto piccoli , 
rotontli, e radi; ed è pregiata 
perchè fa il vino molto buono. 
MarzaminQ, 
BàBOa. Arnese di legno per diversi usi, 
che consiste in una tavola di poca 
larghezza sostenuta ai capi da due 
come piedi. Panca ^ e T uso am- 
mette anche Banca, 

9 de'.l'issaL La parte di mezzo della 
sala che è di forma rettangolare. 
Corpo di sala, 

» della trafila. Arnese composto di una 
ruota con manubrio e tanaglia, è ser- 
ve a ridurre l'oro ecc. in filo.^ roano. 

» dal lettBassa panca della lunghezza 
del letto per tenerlo alzato da terra. 
FancheUa del letto. - per lo più si 
nel dialetto che in lingua usasi al pi. 

Bancalètt Panca che da uno dei luti 

. più lunghi ha una spalliera. Panca 
a spalliera. - Copresi talora per 
ornamento di un panno ^ e quel 

Sanno è detto pancate, 
avolato che fassi alquanto eleva- 
to sotto a finestra in istanza ter- 
rena per difendersi dall' umido, e 
vedere in istrada. Palco. 
Banch. Banco. 
» del céro. Per lo più al pi. 11 com- 

f desso di sedili e ingiuocchiatoi di 
egno disposti intorno alle pareti 
flel coro. Panche del coro - lo 
spartimento poi che serve per cia- 
jicun canonico o religioso. Stallo; - 



e quei legni mastiettati che $1 air 
zano e si abbassano per sedervi, 
o inginocchiarsi. Manganelle. 
Banch della zéra. Panca che trovasi in 
alcune chiede specialmente in cam-f 
pagna cop ispallier^, il cui piano 
mastlettalo serve di coperchio 
ad una cassa nella quale era già 
tenuta la cera per 1' uso della 
Chieda medesima* Cassapanca del- 
la cera - Questo è poi il po$to 
destinato pei Fabbricieri; e siccome 
a tale ufficio sono scelti i meglio 
e più saputi, quindi: 

pei del banch della zéra. Quei, che 
sono di più degli altri. / primis i 
primassi. 
Baieli della scóla. Anche questo usasi 
' per lo più al pi. Sedili di legno di- 
sposti nelle scuole a gradinata con 
avanti tavolati per iscrivervi sopra. 
Pfinche disila scuola, - n i tavolati 
si dicono. Scrittoi. 

» di marengòon. Quella panca grossa 
sopra la quale i legnaiuoli lavorano 
il legname. Pancone, 

» di ourévQS. Quel piccolo banco su 
cui lavorano gli orefici. Taoolello. 

traa zo per i banch. L' annunciare che 
fa il Parroco in tre feste succes- 
sive fra la Messa o V Omelia ogni 
matrimonio da contrarsi. Dire in 
Chiesa. - per es. i l'aa tratta zo per 
i banch. E' stata detta in Chiesa, 

phd tèen banch nel gioch. Colui che 
tiene sul tàvolo del giuoco unn 
somma di denari colla quale giuocii 
contro tutti, per poterli pagare se 
perde. Banchiere. 
B^cbétt Dim. di banch. Banchetto, - 
11 banchetto della lingua è anche 

. splendido desinare, o cena. 

» o banch. Tavola posticcia di mer-, 
ciajuolo o di artigiano in sito pub- 
blico. Panca. 

m banchiln. Quel banchi posticci sui 
quali si véndono libri usali; onde 
conmpraa di libar sai bancbétt Com- 
prare libri a cotesti banchi posticci 
Comperare libri svi mvriccixiob 
afierma i| Cherubini che suol dirsi 
in Toscana, e ne dà ragione chi^ 
d'ordinario i vendiiuri di libri u- 
sati li mettono in mostra sui mu« 
retxi che stanno innanzi alle portt* 
delle case, o alle logge, colà detti 
muricciuoli. 



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BA 



— 3« — 



BA 



BaBChètl di scarpéer. Quel basso lavolino l 
8u cui i calzolai poogono tutti i | 
ferri e I materiali uer lavorare le 
scarpe. Bischetto j Deschetto, 

Baichétta. Dira, di banca t. Panchetta. 

» Sedile di pietra o di colto che sta 

lateralmente alle porte delle case 

per sedervi - se ne vedono ancora 

m campagna. Murkcivoh. 

» del céro. v. banch del céro. 

Banchila v. banchett 

Baacblna Dim. di banca, v. Panchina, 
Banchina. 
» Anche quello spazio di terra che \ 
è tra le guide delle strade e gli 
orli delle fosse laterali. Panchina, 
Banchina. 
» della finèstra. Quella pietra o altro 
su cui posano gli stipiti della fi- 
nestra^ e che %iene ad essere il 
piano superiore del parapetto di 
essa. Soglia della finestra. Da' 
vanzale. 

Bancèon. v. bancalètt 

Banda. Banda. 
» de flonr. Una non così piccola quan- 
tità di fiorì e di erbe legate in- 
sieme con certa diligenza. Mazzo 
di fiori. 
èsser in dèlia banda. Essere in miseria. 

Esser povero in canna, 
» ancora essere in cattivo stato di 
salute. Esser Malescio. 

Bandèra. Bandiera. 
9 rótta omonr de capitànni. Dicesl co- 
me per toglier biasimo dì vestiti 
o arnesi logori. Bandiera vecchia 
onor di capitano; Bandiera, 7m- 
set^na vecchia fa onore al capi' 
tana. 

Band^a. £' la fine di un verso d' una 
cantilena dei nostri fanciulli^ al- 
lorché presisi parecchi per le mani 
fanno lina lunga fila a traverso 
della strada , e andando dicono: 
Unga tirida pòrta '1 pan in strada, 
lènga bandèra pòrta r pan in fera. 

Bandine. pi. Ciocche di capelli {tendenti 
dalle tempie agli orecchi. C'er- 
necchi, 
» Dicono le crestaje due mazzettini 
bislunghi di fiori artefatti che pon- 
gonsi sotto la lesa dei capelli delle 
donne uno ner banda^ e scendono 
fin quasi al mento. Mentoniere, 
pi. f. e anche Barbine, pi. f. 

Bandirèla. Dim. di bandèra. Bgndc 



ntola. 

BanzooL Arnese di ^rie altezze e forme 
per uso di appoggiarvi su 1 piedi 
Predella, Sgabello. - noi pure ab- 
biamo scabèU. 

Banzonleen. Dim. di banzooL v. PredeU 
letto. Predellino^ Sgabelletto, Sga^ 
bellino. 

Bào. (el). Usasi dire dalle donnicciuole 
per impaurire i bambini. La 6/- 
tiorsa. La befana. La versiera. 

Barab^J. i*o usiamo al pi. Masserìzziuole 
di poco valore. M.scee. 

Baracca. Baracca. 

» Dicesì di casa brutta mal intesa e 
ridotta in cattivo stato, ^/amòergo^ 
Topina ja. - che baracca de na cm. 
Che stamberga! Che topinajù 1 
)» E in generale di ogni cosa malas- 
setta^ o mal ridotta. Trabiccolo. 
» e barracàda. Convito fra colleghi 
e amici per stare allegramente e 
con qualche maggiore lautezza e 
libertà del solito. Stravizzo. 
» di magat^. Specie di trasportabile 
baraccuccia o castelluccio che il 
>ogliam dire^ formato di quattro 
oblunghi telai fra loro commessi 
e vestiti di una tela^ eccetto che 
nella parto superiore anteriormente 
è lasciata come una finestra, dalla 
quale un che è dentro mostra a 
muove culla mano i burattini, par- 
lando per ciascun d' essi, a rap- 
presentare commediola o altro. Ca* 
stello da burattini. 
èsser in baracca. Godersela mangiando 
e bevendo. Darsi tempone. Essere 
in gozzovìglia, o gozzoviglio. 
faa baracca, v. èsser in baracca. 

Baraccaa. Lo stesso che èsser in baracca. 
V. Crapolare, Gozzovigliare, Stro' 
V» zza re, - Il baraccare della lingua 
è rizzare baracche. 

Baraccàda. v. in baracca. 

Baraccèon. accr. di baracca. 

» Chi si piace di darsi tempone, di 
si are in gozzoviglie. Crapulone, 
Stravizzone. 

BarattèJ . Scambiamento di una cosa 
con un' altra; ma è come pcgg. di 
baratt e porta seco una colale idea 
di disapprovazione. ?iel Dizionario 
della lingua non ho trovato che 
Baratto , e come suo sinonimo 
il vocabolo antiquato Bazzurro, 

Barattò», lo stesso cne barattòj. 



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DA 



— 57 — 



DA 



Barba Barba. 

càa gh* aa aa gran barba. Chi ha barba 
luiìfi^n e folla. Boì'btilo, 

che gh* aa pòca barba, o quasi miga 
da barba. Chi è di barba rada e 
spelacchiata. Itarbucino. 

cba gh* aa miga do barba, o che 
gh* aa gnanmò la barba, (^hi è sen- 
£0 barba o non T ha per anco, /m- 
berbCj Sbarbalo. 

àqaa della barba. Quoir acqua con 
la qunle, scioltovi dentro e ledalo 
in ispuma del sapone, inipiaslrio 
ciasì ben bene la barba per poterla 
meglio levare. Rami). 
Barba. INella nostra campagna dicesi per 
Zio. - Anche il Dizionario delia 
lingua mette usato da Dante in 

Suesto senso barba, ^ì. barbi. 
lon pure in cainpag;na ma anche 
In città sentesi dire per 0#(e.- onde 
andoimm dal barba quasi ^ergo per 
dire. Andiamo all^ oilena. 

fu la barba. Levare i peli dal viso 
col rasojo. Radere la barba. 

9 Dicesi ancora di chi in tin lavoro 
in un esercizio ecc. sia più valente 
Essere superiore. Stare innanzi. 

U gh* aa la barba, o tant da barba 
accompagrnando queste porole con 
r atto del metter distesa a spanna 
la mano sotto al mento. Dicesl^ 
quando uno narra una cosa che* 
e\h 81 conosce. Alette il Vocabolario 
Milanese neir appendice come modi 
di buoni scrittori Eil^ è vecchia. 
Ha la barba, un palmo di barba. 
Quello deir Alberti Tu non avrai 
le calze, par che voglia dire sola* 
mente tu non set il primo a con- 
tarmela. Del resto nel Dizionario 
è detta IVuova da calze quella che 
è buona^ e da meritarne mancia 
chi la porta. 

16 gh' é barba d' èmm che ghe la poùssa 
iìa. Dicesi di chi è scaltrito e a- 
stuto che difficilmente può essere 
gabbato. Et^li è putta scodata. 

Be gh' é bMa d* èmm che ghe la poùssa 
faa dli. Dicesi di chi è bravo della 
persona^ e non teme d' alcun che. 
Ei non gli crocchia il ferro. 

sènrer obb de barba e de poreùcca. 
Trattare uno assai male, oppure 
manifestare le colpe di uno a chi 
può trattarlo come per quelle si 
merita. Acconciare uno pel di 



delle feste. 

BarbacaaB. Parte di muraglia fatta a 
scarpa per sostegno e fortezza 
deir edificio. Barbacane. 
» Anche quei due corti lejg;ni che 
servono a calzare i puntoni del ca- 
valletto da tetto. Rane, Monachet- 
ti, Monachini. 

Barbijo de la pésBa. Quelle fila o bar- 
boline che si dipartono dai due 
lati opposti della costola della penna 
dall'uno più lunghe che dal! altro 
Barbe della penna. Piuma. 
9 di maateoB, de lo fèsse ecc. Quella 
particella della tela che sia lasciata 
senza riempiere^ quasi frangia al 
due capi del tovagliolini, delle fa- 
sce dei bambini ecc. quando non 
sono di tessuto a opera; e altresì 
quella parte di tessuto che di pari 
appositamente sfilaecieasi, ferman- 
done, affinchè più oltre non ispiccl, 
la estremità con quel punto che è 
detto sopraggitto ( soaramaaB ) . 
Cerri. 

Barbajòcch. Baratto^ contratto imbro- 
gliato^ con poca avvedutezza da 
una parte, e con dubbio per lo 
meno di mala fede dall' altra. Pia- 
slriccio. 

BarbareoB. Dim. di bàrbera, n. proprio 
di donna Barbarina dimio. di 
Barbara. 

Barbarla. £' un misto di catte con fior 
di latte e di cioccolata che usasi 
da parecchi per far colazione. Il 
Vocabolario Milanese dice che in 
Toscana lo chiamano Bavarese, 

Barbarità. Azione crudele^ come dire da 
barbaro che non conosce ragione, 
umanità. Barbarie, Crudeltà. - Il 
barbarità della lingua è nel Dizio- 
nario definito qualità di ciò che 
ha del barbaro nello scrivere^ nel 
favellare, o nel pronunziare. 

BarbelL 11 baco della seta neli' ultima 
esistenza, quando esce alato dal 
bozzolo. Farfalla, 

Barbellaa dal fìrédd. Dibattere i denti dal 
freddo ; tremare di freddo. Abbri-- 
Vida re , Abb rividi re, 

Barbélle. Ilo udito dire da taluno le 
bajis di péss. v. 

Barbeer. Barbiere. 
bottéga del barbeer. Barbieria. 

Barbétta, v. in barba - che gh' aa poca 
barba. 



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DA 



— 58 — 



SA 



Barliia. pi. Quella parte di barba che è 
sopra il labbro. Baffi, B ascile , 
Muslacchi. 

» Quelle due come sonili lunghelte 
corna articolate che si dipartono 
dal due lati della bocca de' gam- 
beri. Jnlenne, 

» Dicesi ancora di persona assai va- 
lente in quello che ella fa. Persona 
di vaglia, 

fiaghe a ean en barbila. Fare ad uno 
cosa che gli dispiaccia pei disonore 
più che per altro^ come se si aspet- 
tasse p. es. un posto^ e pei brogli 
altrui non lo conseguisse. Fare ad 
uno tino sfregio, 

f&ase san i barbila. Non lasciarsi im- 
porre> mostrare altrui che non si 
teme. Farsi valere j, Moslrare i 
denti, 

moustraa i barbiis. v. fiase sea i barblis. 
Barbiseefi. dim. di barblis. v. Bàs^ìiiihi, 

» Dicesi anche giovinetto che abbia 
i suoi basettini. 
Barblsòoa. Più che in senso di grandi 
basette/ anche nei dialetto dicesi 
per indicare chi porta grandi ba- 
sette. Basetlone, Se coir uso si 
potesse ragionare^ qui dimanderei: 
e perchè dunque non anche baset- 
tìrio per chi ha piccole basette? 
Barbiaòtt. Dicesi in campagna quell'erba 
pungente che cresce tra le stoppie. 
Sloppione. 
BarboQttaa. Parlare afibltatamente e in 
gola e confuso. Barbugliare. 

» Altresì querelarsi con voce som- 
messa e confusa^ e anche recitare^ 
pregare sottovoce. Borbollare, 
Barboattòon, o cbe barbétta, v. baritpattaa. 
- nel 1.** senso Barbuglione ; nel 
2.^ Borboltone, 
Barbòzz. La parte estrema del viso che 
sotto al labbro inferiore fa più o 
meno targa prominenza. Mento, 

faa doa barbòzz. Dicesi di persona 
as^ai pingue^ la quale pare che 
abbia doppio mento. Joere il sog* 
giogo La soggiogaja^ che propria- 
mente é quella pelle che pende 
dal collo de' buoi (petéra). 
Barboazzaal. Parte della briglia del ca- 
vallo consiiiteiile in una catenella di 
ferro, che appoggia sulla barbùzza 
ossia sui mento di esso, e stringe 
il labbro e la mascella posteriore. 
BarbazsaJe, E questa parola dà 



luogo alla frase - favellare, o essert 
senza barbazzale, cioè parlare sen-: 
za riguardoso rispetto. 

Bireà. Barca. 

» Diciamo anche per bàrcada, cioè 

il carico che è sopra una barca. 

Barcata, p. es. iia barca da légBa. 

Una barcata di legue. 

» I*'jguratamente dicesi anche pef 

donna di molta mole. Donnone. 
» di mlaciòofi. v. àrea, 
ne voorii miga paaaaa per la barca 
di mlBClèon. Noi) voler avere la dab- 
benaggine di continuare bontà e 
condiscendenza a chi non la meriti 
o ne abusi. Non voler lasciarsi le* 
var^ in barca j Non voler essere 
l' arcicolale, 

BarcarooL Quello il cui mestiere è di gui- 
dar barche. Barcajuolo, Barcarùlo. 

Barcell. Dim. di birca. Barchetto, Bur-. 
chìello. 

Barcbéssa. Porticele davanti al Oenile. 
Porticale, Portico j Tesa. 

Barcbètt Dim di b&rca. Barchetta. 
» Dicono i calzolai certi stivaletti chf 
fasciano solamente il collo dei piede 
o poco più. Bottini, 

Barcbezzàala. Governare le cose in modq 
che tornino a vantaggio. Barcheg^ 
giare. Saper di barca menare. 
«BarcUiil. Specie di barca per la navi- 
gazione de' fiumi coti una couer-; 
tura di legno impeciato che si ctiia- 
ma tiemo a riparo dal sole e dalla 
pioggia. Burchio. 

Barcoùna. Acer, di bàrcal Barcone - an- 
che noi abbiamo barcèoa. 

Bardassa. Dicesi di ragazzo piuttosto 
cattivello. Furfantello j Mariolo j 
Monello. 
9 Talonr anche, ma comunemente ac- 
compagnalo dall' ag^. bèi usasi in 
buon senso per FaHciullo, Bagazzò 
- v. ba!oiis8ètt - cbe bèli bardàasal 
Che bel fanciullol 

Bardassàda. Azione da bardassa. Mor 
nelléria. 
» anche azione inconsiderata da ra- 
gazzo, da Qìo\ìne. Bagazzataj Gioz 
fktnesza. 

Bardassètt* Dim. di bardassa v. 

Bardasse»!!. Acer, di bardassa y. 
» Anche usasi rimproverando altrui 
per bardassa! a nel secondo senso! 
BagàziacciOj Haifazsone. 

Bardella dell* aitar. Quello bcngllpne (l| 



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BA 



-Ì5&- 



BA 



Ìeg;no o coperto di legno ai piedi 
degli altari^ sopra il quale sta il 
sacerdote quando celebra i divini 
misteri. Predelia. 

Bardèlla del cameeiL Asse con larghetta la- 
mina di metallo che si mette in pia- 
no avanti la soglia del commino a 
preservare il tappeto della stanza, 
o lo stuoino dalle braci che mai 
venissero lanciate dagli scoppj delle 
legne. Pedana. 

toegh. Ricinto di pertiche sostenute da 
pali per tenervi chiose le pecore 
o altro bestiame in luogo aperto. 
Chiuso. 

itrllètt. Barile di certa maggior capa- 
cità. Barilotto^ BarioUo. 
» Dicesi di persona piccola e grossa. 
Pentolone j Tonfacchiotio ; questo 
però è agg. 

BanigoL Dicesi come per vezzo a fanciul- 
lo vivace e furbatello. Par sinonimo 
di balOHsaétt in buon senso v. 

Basaa. IVcl senso transitivo di dar baci. 
Baciare. 
1» In senso intransitivo dicesi di legni^ 
pietre che sono bene congiunte. 
Combaciare^ Combaciarsi. » 

Baialicè. Pianta erbacea aromatica, a 
foglie ovali che coltivasi pel buon 
odore negli orti, ne'giardmi, o in 
Vasi, e da taluni adoprasi quasi 
droga nostrale a far condimento. 
Basìlico. 

BasaU?elèo&. Dicesi per disprezzo di chi 
sia soverchiamente studioso d' ap- 
parire divoto. Baciapile s. m. e f. 

BaMei-Appressamento delle labbra chiuse 
ad una persona o ad una cosa, a- 
prendole poi con qualche forza In 
segno di amore, o di riverenza. 
Bacio - 11 bacino della lingua è 
vaso or più or meno cupo per uso 
comunemente di lavarsi. 

BàtU. Vaso grande e spaso di terra. 
Conca. 

BaiiièoB Acer, di baieen. Bacio forte per 
vivezza d' affetto. Baclozzo: e quel 
sangue che da siffatto bacio è at- 
tratto in pelle dicesi Succio. 

Baslòla. Quel piatto di legno a sponde 
un po' rilevate che serve nelle cu- 
cine a diversi usi, come a rimon- 
dare il riso, a grattar pane, o ca- 
cio, a infarinar frittura ecc. Taf- 
feria. 
» Mento altresì molto prolungato. 



Menlo di galoscia; e so è un pò* 
arricciato^ che noi diciamo al vòlta 
in sen. Bazza. 
Baaiòla anche la persona che ha siffatto 

mento. Bazzanle, 
Basloalòon. Uomo che ha mento lungo. 

Bazzanle. 
Baslonloùna. Acer, di baslòla. v. 

» Anche donna che ha mento lungo. 
Bazzanle. 
Baaiètt. Vaso di terra anche questo, ma 

più piccolo della bàsia. v, 
Basiòntell. DIm. di basiòtt. v. Conchella. 
BasoQttaa. Dare frequenti baci. Bacine^ 

care. Baciucchiare. 
Bass. Basso, 

» Detto di panno, di tcla> contrario 
di alt v. Stretto. 

» Detto di carnevale, che non dura 
lungo tempo. Breve, Di breve dw- 
rata. 

9 Detto di Pasqua, che ricorre ad 
anno non molto inoltrato - st' ano 
Pàsqua 1' è bissa. Quest' anno la 
Pasqua vien presto, 

» da tacch. Dicevi di persona della 
quale è bassa la nascila, la condi- 
zione. Di bassa nascita. Di poco 
parentado. 

eòo bass. dicesi di persona che sa In- 
fingersi, si che mal se ne può co- 
noscere r animo. Acqua cheta. 

le part da bass. Le parti della pro- 
vincia che sono di più basso livello, 
cioè al Po, e verso il mantovano. 
Le bassate. La provincia inferiore, 

sta bass. Sentesi in campagna per dire 
oggi verso la sera, verso la fine 
del giorno» Oggi al basso dit alla 
bassa' ora. 

daa al bass. Cadere in cattivo stato 
di fortuna. Cadere, Venire al basso. 

giardaa d* alt la bass. Guardare altrui 
con isprezzo per ragion di superbia. 
Far gli occhi grossi. 

tégnef bass. Ofire al significato posi- 
tivo di Tener basso, usasi anche 
figuratamente per dire non lasciare 
agio di far ciò che talenti. Legar 
corto. Tener corto. 
Bassa. Terreno di basso livello. Bassa^ 
ta. Basso. 

» Abbassamento fattosi in qualche 
parte del suolo. ^yra/Zomcn/o^ Fon- 
dura. ' 
Bassaa. Volgere^, piegare in basso. Àb^ 
tassare. 



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BA 



— 40 — 



liA 



Bus&a *1 eòo. Diciamo figuratamente per 
cedere altrui^ consentire a quel che 
esso vuole. Arrendersi j Accondi" 
scendere» 
9 » Anche deporre la baldanza^ 1* al- 
terezza. Umiliarsi^ Baciare il ma' 
nipoio, 
» la tésta^ e in campagna anche 1 eòo. 
Piegare il capo ui segno di rive- 
renza. Chifiare il capo» 

BasBiase, e bassàse zo. Piegare il corpo 
verso il basso. Chinarsi 

Baat. Utieir arnese a guisa di sella che 
si i.npone alle bestia da soma. £a- 
sto - e se è piucolo e leggiero Bu' 
slina, U artigiano poi che li fa 
BastajOj Basliere, 
9 Scntesi anche dire per abito da 

servitore. Livrea, 
ea?aa '1 baat. Levare il bcsto di dosso. 
Sbaslare p. es. càveghe Ibast a 
qaell' àsen. Sbasta queil' asino ^ 
quel somaro. 
métter el bast. imporre il basto, /m- 
bastare - mòtteghe el bast. /m6c- 
stalo. 

Bastard. Bastardo. 

» Infelice fanciullo del quale non sono 
conosciuti i genitori^ e che vien« 
ricoverato nello Spedule. Trovatello. 

Bastardòoa. Ho udito chiamare da artieri 
certi oggetti che sono come un 
frammezzo ad altri due del mede- 
simo genere^ partecipando dell' uno 
e dell altro, senza essere propria- 
mente né r uno ne T altro. Così 
bastardòon dicono i legnaiuoli e ì 
muratori un legno di minor gros- 
sezza che non è la trave, e più 
largo delcorrente (travèU). A que- 
sta idea neir Ortografia Kuciclope- 
dica ho trovato corrispondente P/a- 
na. - E bastardòon pur dicono i 
muratori e fornaciai un pezzo di 
terra cotta che non è mattone (prè- 
da), perchè ha la lunghezza delia 
pianella (tavèlla), e non è pianella 
perchè è di maggior grossezza. For- 
se potrebbe dirsi Mezzana. - Il 
bastardone della lingua è ramo nuo- 
vo che sui fusto dell'albero innestato 
nasce al disotto dell' innesto^ e dicesi 
anche uoppajone^ socchione. 

Bastèrna. Diciamo per scodella assai 
larga e capace. 

Bastiaan. r^. proprio di persona. Seba^ 
stiano. 



Bastèon. v. baech. Bastone, 

• nrèss in fond. Che neir estremiti 
inferiore è più grosso che non dal- 
l' altro capo. ClavOj Mazza. 

9 piòn do gronpp. Bastone nocchiuto^ 
Noderoso^ nodoso. 

9 dell' ònmbrélla. Quella mazzuola di 
legno, di metallo che reg^e tutte 
le parti dell' ombrello, ^«fa^ Canna. 

9 del toùmo. Lungo pezzo di legno 
su cui si appoggiano gli strumenti 
nel tornire. Appoggiatolo. 
Bastoimaa. Percuotere con bastone. Ba^ 
stonare. 

9 a qnel dio. Dare di molte bastonate. 
Bastonare di una santa ragione. 

vii b&stoanaat el vfonleen a san péder. 
Dicesi dì persoiìa che abbia fre- 

Suenti disgrazie. Essere un sacco 
i disdette. 

Bastcnnàda. Percossa di bastone. Basto* 
nata, 
bastonnàdo da 'n pees l' oùnna Bastonate 
date con quanta si possa maggior for- 
za. Bastonate dipeso traboccante. 

Baatonneer dèlie proncosaièon, o di con- 
fìratèJ. Persona laica destinata a 
re'golare le processioni afiìnchè gli 
intervenuti vadano a coppia: e suo 
distintivo è un allo bastone al quale 
è superiormente inastata come una 
piccola tavola indicante con dipinto o 
altro segno la chiesa o coofratirnita, 
a cui esso appartiene. ^cco/>piVi<ore. 

Battajèla. Contrasto che facciasi di pa- 
role. Alterco. 
9 Ancora quando i con* Tastanti ven- 
gono alle mani. Baruffa j Zuffa - e 
se la zuffa va a finire^ come avviene 
spesso tra la ragazzaglia, col lan- 
ciarsi sassi gli uni contro gli altri. 
Sassaiuola. 

Battaria do eonsisa. Il complesso di 
tutti gli arnesi che sono o devono 
essere In una cucina. Attrezzi di 
cucina. • 11 batteria della lingua 
non è che la quantità di cannoni 
disposti per battere una piazza, 
e l'atto slesso del batterla. 
9 de'nonrolègg. il complesso di tutte 
quelle parti d' un orinolo che ser- 
vono al suono delle ore ecc. Soneria. 

B&ttarcoL Dicono i mugnai ouel randel- 
letto che attaccato alla cassetta 
della tramoggia la tiene io continuo 
moto per le scosse che riceve aj 
girare della màcina. Tentennella. 



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— 41 



BA 



BattaualeeB. Piccolo arnese d' acciaio 
col quale si batte la pietra focaja 
per trarne faville di fuoco ad ac- 
cender Tesca. Ballifuoco^ Fucile. 
Battént, o bacdòcch della campiaa. Pezzo 
di ferro pendolo dalla parte cen- 
trale del fondo di una campana , 
che flnend« lo un ringrosso chia- 
mato pera batte con quello nel 
bordo o orlo di essa. Battaglio, 
Bàtter. In significato transitivo dar bat- 
titure, percuotere. Battere - part. 
battm. 

» Rei giuoco della palla dicesi il primo 
mandarla. Mctnàare la palla, 

» illa pòrta. Battere a porta o ad uscio 
sia colla mano, o col piede, o con 
apposito arnese che comunemente 
y'ì sta appiccato, affinchè si apra. 
Bussar^., Picchiare. 

» calta. Dìcesi degli operai quando 
ricorrono a farsi dare innanzi il 
tempo dovuto parte del loro sti- 
pendio. INeir appendice del Voca- 
bolario Parmigiano ho trovato Do" 
mandare anticipazioni di paga. W 
battere la cassa della lingua è 
sonare 11 tamburo. 

» al tacclL Usiamo questa frase per 
indicare giovinetto che vuol fare 
Il cicisbeo, e quasi dissi il bajar- 
dìiio, battendo forte il piede sul 
suolo in camminando. - Par che 
sia Andare in calcagnimi che si- 
gnifica far romore camminando per 
tarsi sentire. Battere il tacco o il 
taccone in lìngua non è che andarse- 
ne, partire in fretta. 

» la mòla. Dicono i mugnai il metter 
Ih màcina in taglio, sicché meglio 
si iiiiuri il grano. Aguzzare la 
macine. 

» la catèlica, o treùssa. Procacciarsi 
Jiinosiimndo il vivere. Accattare j 
Andare alt accatto. Mendicare. 

él témp dal bàtter. La stagione in 
cui Sì battono I grani. BuUUura, 
Trebbiatura. 

che Bc poi bàtter al cavali batt la sèlla. 
Modo proverbiale che indica la forza 
dell* ira che a ogni modo vuole 
sfogarsi. Chi non può dare all' a- 
tino dà al basto. 

lattala. V. bàtter la cattòlica. - Ma an- 
cora importunare altrui per soc- 
corso più che direttamente chie- 

• dtudolo, si>onendo miserie e bisogni. 



Piacerebbemi anche In questo senso 
Frecciare, che «nel liizionario é 
spiegato per richiedere or questo 
or quello che presti denari con a- 
nimo di non gli rendere. 

Bàtter. Ila anche significato intransi- 
tivo. 
» alla larga. Schivare qualche luogo 
qualche persona, tenersene lon- 
tano. Tenere il largo. 
» el cor. Il battere che fa il cuore 
più veemente dei-solito. Martellare 
- p. es. ma batt el cor o ma batt 
fòrt el cor. // ci/ore mi martella. 
la batt la adrea. ^on vi è quasi niti- 
na differenza. E^ in quel (orno, 
Ella batte, 

Battèzz. L' allo del bcitezzare. Batte'» 
Simo. 

Battezzaa. Conferire il battesimo. Bai' 
lezzo re. 
» al Toen. Temperare il vino eoli' ac- 
qua. Annacquare il vino. 

Battcuaat com r àqna da bfligòtt Dicesi 
di persona sciocca. Battezzato in 
domenica. 
bòon batteizaat. Buon uomo. Bonaccia, 
Cristianone. 

Battidoir. Quello che nel giuoco della 
palla, del pallone manda la palla, 
li pallone agli avversaij. Datore^ 
Mandatore 
» Anche si dice chi importuna nar- 
rando suoi bisogni per ottenere 
soccorso. Se, come sopra ho mos- 
trato desiderio, per bàtter in que* 
sto senso si potesse dire frecciare, 
ne sarebbe naturale derivazione 
Frecciatore. 

BattUlanch. Le parti laterali d* una car- 
rozza r altro legno. Fiancata. 

Battirool. Dicono gli stampatori quel 
legno quadro e spianato con cut 
pareggiano il carattere o la forma 
prima di stampare. Ballitoja, Sbat" 
iitoja. 
» o battiròla. Ciascuno di quei pie* 
coli fasci di lino che uniti parec- 
chi insieme si mettono a macerare. 
Fnstelletlo, Fastellino. 

Battiit. Ag^itmto dì panno o tela che 
sieno ben filli. Pillo, Serrato. 

Battizz. Specie di tela molto fina di ca- 
nape. Tela battista. 

Battòsta. Avvenimento portante danno. 
Danno, Disgrazia, Perdita. Il 
baltosta della lingua è contesa éi 

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~ 42 — 



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parole. 

Battùda. Il gitlar^ che si fa la palla. 
Mandala. 
» Chiamiamo aadie la parte di dove 
il eiuoco della palla comincia - 
onde quando il segnatore dice 
qviiides alla battùda vuoi dire quin- 
dici punii a vantaggio di qnei 
giuocaiori che sono dalla parte di 
dove incomincia ogni tratto del 
giuoco. 
» de na conmiis. Quella parte di una 
cornice in cui si incastra quadro 
o cristallo ecc. Battitojo, 
9 de na inéstra, da *& enss. Quella 
parte d' una imposta che batte nello 
stipite, o nella soglio, o nelF altra 
imposta quando si serrano; e al* 
tresì quella parte dello stipile, o 
soglia, arciìitrave che è battuta 
dair imposta. Batlenle^ Batlitojo. 
staa sedo alla battùda. Kon isgomen- 
tirsi per opposizioni che si incon- 
trino. Star sodo al macchione, 

BauL Sorta di cassa di legno comune- 
mente coperta di pelle, e con can- 
tonate di ferro per uso di chiudervi 
dentro le sue robe chi viaggia. 
Bavlcj e in parlar più grave ror" 
ziere, 
» E"^ anche detto figuratamente il 

Cm/o, Deretano^ Sedere, 
andaa in de *n baili. Dicesi di chi non 
vantaggi punto dal viaggiare, e 
tornatone non sappia dirne nulla 
d' importante. Piaeemi di dare per 
corrispondente la frase che il Vo- 
cabolario Milanese dice aver usata 
un poeta pisano. Cosi viaggiano i 
bauli, 

Bauleen, o baulétt Dim. di baaL y.Fov" 
zierino, Forzierello. 

Bava. Bava. 
» dello gaiétte. Quella peluria che 
(*irconda esternamente t bozzoli. 
Sbavatura, 
» anzi bave della carta. Quelle disu- 
guaglianze che sono nelle estre- 
mità d' un foglio di carta. Za^ze^ 
re. pi. f. 

Bavareen. Dlm. di bàver. v. 

Bavaròla. Pannolino lunghetto che le- 
gasi al collo del bambino, e gli 
pende allargalo sul gonnellino per 
preservarlo dulf imbrodolarsi al- 
lorché se gli dà la pappa, o co- 
mincia a mangiarla da so. Bava- 



gliOj Bavaglino. 

Bavafòon. Acer, di bàver. v. 

Bavèlla. Quella seta che si cava d«iile 
iìiloppe, ossia dai bozzoli comin- 
ciati e non terminati dai bozzoli. 
Filaticcio, e credo anche Bavella, 
Il bavella della lingua propria- 
mente corrisponde al nostro sUiiiis, 
dicendosi quel filo che si trae dai 
bozzoli posti nella caldaja prima 
di cavarne la seta. 

Bavelleén. Artiere che con un pettine 
di ferro straccia i bozzoli della 
seta, o altro. Stracciajvolo, 

Bàver. Largo collare di tnantello ecc. 
che scende più o meno sul petto 
e sul dorso. Bavero. 

Bazàna. Cuoio assai' sottile e molle, al- 
luda j Bazzana, che nel Vocabola- 
rio è spiegata per pelle morbida 
di castrato ad uso di coprire i 
libri. 
» Dicono i muratori V impasto che 
essi fanno di calce con arena e 
terra per servirsene a congiungere 
insieme i mattoni ecc. Malia. 

Bazila. Specie di piatto, o tavoletta di 
varie forme, rilevata tult' intorno 
come a sponda, e talvolta con un 
piede che la regge, per uso di por- 
tar bicchieri ecc. Sottocoppa , tas- 
sojo, 

Bazòtt. Agg. di polenta, di pasta ecc. 
quand elle riescono cosi fra il duro 
e il tenero. Bazzotto. 
» Usato come nome indica Io sterco 
che fassi in una volta. Mela ho 
trovalo nel Vocabolario Veneziano. 

Bazoottòon. Diccsi di fanciullo che sia 
in carne e fresco. Bofficione, 

Bazza, e spesso ag^iungesi de leen. Cosi 
chiamasi V unione di due mana- 
telle di lino che fa la contadina 
dopo che ha finito di lavorarlo. 
Mazzuolo, - Il bazza della lingua 
è quel numero di carte che si pi- 
gliano volta per volta da' gìuoca- 
tori agli avvei^arii; ancora è il 
mento lungo e un po' arricciato; 
e altresì dicesi per buona fortuna 
nel qual senso lo usiamo anche noi 
nella frase: 
aviighe o goder na bàzia. Avere una 
cosa per assai meno di (|uello che 
essa può valere. Aver di bazza, 

Bàzzega. Giuoco di carie, in cui si danno 
tre carte per ogni giocatore, le 



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— 43 — 



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quali contano ciascana il suo nu- 
mero^ e le fig;ure contnn dieci. Son 
(iiversì accidenti in esso di somì- 
g;lianza di carte che portan van- 
taggio di punti^ e il numero a cui 
bisof^na giunger per vincer la po- 
sta è il trentuno. Bazzica. 

Bazse^aa. Non esser ben fermo in sui 
piedi. Dondolare ^ Tentennare, - 
Jnd. pr. baizéggbi, te baizégghet, 
el bazzégxa, i baszégga, e ì due g 
sono anche nel sogg. pr. 
9 Usasi anche per non esser bene 

In cervello. Ester pazzo. 
» adree a aa eisa o a na persoùna. 
Usare^ gironzare in un luogo^ o 
dietro una persona. Bazzicare. 

Bàzzol. Bustone che tenuto bene equi- 
librato sulla spalla serve a portare 
due carichi uno avanti e 1* altro 
dietro. Bilico. 
» della iàiiztiia. Quello dei due legni 
della macchina usata specialmente 
ne^li orti ad attinger acqua per 
irrigarli, che bilicato e imperniato 
sopra r altro si* abbassa e si alza. 
Bìlico, Mazzacavallo che è pure 
Il nome di tutta la macchina, 
èsser zo dai bàzzol. ]\on ìstar bene 
. in salute. Esser malaticcio. Essere 
cagionevole j Crocchiare. 

Bea. La voce che manda la pecora o la 
capra. Be, Belato. 
9 Dicono i fanciulli anche per ^- 

gnello. Capretto. 
foa bea. Il mandar fuori la voce che 
fa la capra o la pecora. Belare. 

Beataa. Dieesi dell' esser troppo in sul 
frequentar chiese e bisticciare o- 
rczioni^ Ina porta con se V Idea 
del non esser ciò fatto con quella 
sincerità di sentimento che vuole 
la vera pietà. Joer dato in bac* 
chettoncj o in bacchettonaj Sco* 
rondare, Spoternostrare. 

Beatila. Donna tutta data a freqtientar 
Chiese^ e a praticar divozioni^ ma 
nel senso che sopra abbiamo spie- 
gato in beataa. Beghina^ Beghi- 
nella. Chietina. 

Beatéon. v. beataa. Bacchettone, Co- 
ronciajo, Pinzòcchero. 

Baatoùna. (iuasi accr. di beatina. Bac' 
ch':ltona, Pinzòcchera, Pinzocche^ 
rana, Santessa. 

Beatouiaa. v. beataa. 

Beccaa. JSd senso di pigliarsi dagli uccelli 



dai polli ecc. il cibo col becco. BeC'. 
care. 
Beecaa nel senso di percuotere^ ferire col 
becco. Bezzicare. 

beccaat dilla varóle. DicesI quello a 
cui sono rimasti nel volto i segui 
o le cicatrici del vajolo. Butterato. 
Beecàda. L' atto del bezzicare^ e la fe- 
rita margine che ne resta. Be%^ 
zicata^ Bezzicatura. 
Bècch. Becco. 

9 ddl' arehètt Quella specie di bec- 
cuccio che è air un de' capi del- 
l' archetto da suonare il violino, e 
in cui sono confitte le setole del- 
l' archetto stesso. fSasello. 

bagnaa *1 bècch. v. bagnaa. 

fàase cioaccaa *1 bècch. Aversi a male 
di qualche cosa, e o con atti o 
con parole manifestarlo. Alzare i 
mazzi. 
Becehèér. Colui che macella e yewàe 
animali bovini per uso di mangiare. 
Beccajo, Beccaro, Biacellajo. 
Beccliigiiool. Dicesl un piccolo risalto che 
è lasciato in qualche parte di un 
arnese o per poterlo prendere colla 
mano, o anche per semplice orna- 
mento. Potrebbe chiamarsi nel ì. 
caso Presa, e nel % Alletta quasi, 
piccola ala, oppure Beccuccio se 
ne ha la forma. 
Becchiiii. Diin. di bècch. Beccuccio, che 
anche è il nome di Qualsiasi cana- 
letto fatto a modo di becco onde 
esce il liquido. 

9 Sotterratore di morti. Becchino, 
Beccamorto. 

9 o beccamèrt. Diciamo altresì un 
piccolo disco per lo più d' osso che 
usasi come bottone, ma in luogo 
di gambo ha quattro o cinque to« 
rellini disposti verso il centro, nei 

J|uali per fermarlo con cucitura è 
atto passare il refe. Potrebbesi 
forse dire Bottone forato. 
Beccofocia, o beccofbvtrist. Dicesi altrui 
per mostrare indignazione di cosa 
cattiva eh' egli abbia o detta o 
falla. Becco colf effe. 
Beccèon. Accr. di bècch. Beccaccia. 
9 Colpo dato con becco. Beccata, 
Bezzicatura, che anche significa la . 
ferita o il margine che resta dal 
bezzicare. 
Bèech. Nome generico dei piccoli ver-, 
mini. Baco. 



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— U — 



B£ 



Bé0ck del fonrmagg. Quei vermini che V 
produce la putrefozione dei cacio. | 
Zecche, e anche Bachi dei cacio. 

» di fasòi, del ravièon ect. Quel ver- 
me che rode i fagiuoli, i piseHi ecc. 
Gorgoglio, Gorgoglione, Tonchio, 

» di peer. Quel bianco e grosso %erme 
che danneggia le pere. Fusignone. 

I!m i béech. iDicesi delle cose nelle 

3' uall nascono 1 vei*mi. Bacare; e 
eì legumi Intonchiare, 

Bèddol. Albero di mezzana altezza e gros- 
sezza^ a Corteccia bianca, foglie nella 
faccia superiore verdi lucenti^ nella 
inferiore bianche vellutate, ed* un 
legno molto coerente e ottimo j^cv 
as^aì lavori di falegiiame e di m- 
tagliatore. Beala, Belulla. 

B^ga. ISomc degli insetti che rodono 
la verdura. Bruco. 
» Dicesi anche metaforicamente per 

beatiaa. v. 
» peloùsa. Bruco villoso. Eruca. 
la sa an bèga. Usasi dire per indicare 
che una cosa è notissima. Lo sanno 
sino i pesciolini f?i^ è piena la piazza. 

BegadelL Leggermente indisposto di 
salute. Bacalicelo. 

Begàase^ v. fàa i bèech. 

Begaat Qualche cosa più che begadélL 
\. Bacalo. 
èsser sémper begaat, o meu begaat Es- 
sere in abituale indisposizione di per- 
sona né sempre malata né mai ben 
Bnna. Esser malazzato. Esser croc^ 
chioy Crocchiare, Joer Zinghinaja. 

Begbi, begò, tegò, o m&rcia in tegò. Con- 
siste questo giuoco fanciullesco nel 
segnare per terra un cìrcoletto» e 
ciascuno dei fanciulli che giuocano 
spinge da niccola distanza col fian- 
co dell' inaice un fondello o una 
monetuccia per tre volte^ a ciascuna 
dicendo una delle tre sopraddette pa- 
role, e vince quello che nella terza 
volta lo manda dentro al circoletto. 
A Milano dicono. Gina, gianna , 
marcia in tannaj e il Vocabolario 
Milanese asserisce che a Lucca vien 
detto Bedina hedana va in la lana. 
e anche aggiunge ^ecficc/ori hedoc' 
dori va in cocciorì. 

Begbin. Dira, di bèech v. Bacherozzo, 
Bacherozzolo - Il beghino della 
lingua è il nostro beateon. 

Beghina. Dim. di bèga. y.BmcoUno - Il be- 
ghina dellalingua è il nostro beatina. 



Begnaaeen. Quel figlio che è piò caro 
de* suol fratelli ai genitori. Beuia' 
mino. Cucco. 

Begètt II baco morto che rimane dopo 
che dal bozzolo (gaiétta) è stata 
levata la seta. Bacacelo. - Finché 
cotesto verme è chiuso nel l>ozzolo 
chiamasi crisalide. 

Beleen. Aome generico di tutte cose 
che si danno per trastullo a bam- 
bini o a fanciulli. Balocchi, Gio^ 
cattali. 
» I fanciulllni cosi chiamano dei pez- 
zetti di stofia» di carta, o simili 
con ctii si trasttillano. Gingilli, 
Gin(jillini, Ninnoli. 
fàa beieen beléen in seùlla fàccia, e tal- 
volta aggiungesi e pò dedree dàlie 
• spalle ts^aac^e zo, oppure la?àaghe 
zo '1 cui. Usare con uno modi ca- 
rezzevoli per poi tradirlo. Fare il 
bello bellino, oppure Tal ti ride 
in bocca che dietro te l* accocca. 

Belinaa.*Trastullarsi con balocchi. Ba- 
laccarsi. 

BelinàJ. Lo scesso che beleen v. ma non si 
usa che per indicarne parecchi - p. 
es. qnànti bdinàjl Quanti balocchit 

Belinèer. Vénditor di balocchi - ma per 
lo più da noi vende anche di quelle 
altre cose che con voce moderna 
si dicoiO chincaglie, e chiamasi 
Chincagliere. 

Belinòon. Che molto si trastulla, o molto 
si piace a trastullarsi- con baloc- 
chi. Chiappolino. 

Bèli. Bello. 
de 5èlL £' un certo pleonasmo che 
aggiunge forza , e corrisponde ora 
a Perfino, ora a Tampoco - p. es. 
r è fin de bèli ?egniit a casa mia. 
E' perfino venuto a casa mia , 
come dire Indotto da necessitò^ da 
bisogno senza cui non sarebbe ve- 
nuto -rè ?egniit de bèli fin a casa 
mia. E* venuto infino a casa mia 
cioè a casa mia quantunque sia lon- 
tana. - ne 1 pel de bèli gnan méves. 
Non può tampoco muoversi, cioè 
è In tale stato, in tale condizione 
che non pt!ò muoversi. - 
Uà de bèli. Dal solersi quando si 
fa festa abbellire e ornare le chiese 
e le case ha da esser venuto que- 
sto nostro modo per Far festa. 
Festeggiare. 

faagbe bèli .dicono nel giuorarc i ra- 



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DB 



— io — 



BE 



gAzzi V aumentare lu una seconda 
parlila la posta della prima, ^c- 
c reset re la ponla. 

BèUa. Dicono gli scolari la copia della 
composizione che presentano al 
maestro. Compilo, Copia. 
» Donna amala. Amica, 
» Anche dicesi 1' ultima partila In 
un giuoco. Il Vocabolario Milanese 
mette Dama. 
foigàela bèlla a eim. Deludere uno 
con artificioso inganno. Farla ad 
uno di quarta, o di quarto, 
r è chi io bèlla, o r è del doa. Per 
dire che è passato già molto tempo 
Egli è buon tempo, 
chi bèlla voi parli gran doalour biseù- 
già soifrii. Suolsi dire perchè al- 
tri non si lamenti se nel ravviare 
1 capelli, o in altra acconciatura 
che gli si faccia soflre qualche mo- 
lestia. Chi bella vuol parere la 
pelle del viso le convien dolere. 
Pena patire per bella parere, 
aviighen delle bèlle. Dicesì aiirui (]uan- 
do sì dissente da ciò eh* egli dice 
o pretende. Canzonare, - p. es. 
gbe a' il dèlie bèlle vo. Tei* can- 
zonate, 

BeHebèen. Apertamente - p. es. gh* èo 
ditt bellebèen che *1 me stàgga f6ra 
di pee. Gli ho detto apertamente 
che piti non mi venga pt* piedi, 

BellenièJ, e iUa belleméi|. Come meglio 
si possa. Jlla meglio, • Anche noi 
abbiamo, alla m^, 

BeUaixa. Bellezza, 
» Usasi anche per gran numero. 
Quantità, 

Bèllo. Uomo amalo. Amasio , Amico, 

Bdlèmm, e più comunemente al pi. be- 
ièflun. Èegliomini anche in lingua 
chiamasi questo fiore, altrimenti 
Balsamina, 

Bél?edère, o - belvedii. Parte alta della 
casa aperta da uno o più lati Ter* 
razzo, - Il belvedere della lingua 
è vocabolo basso e scherzoso a 
esprimere la parte deretana. 

BemèlL Accidente di nota musicale che 
porta lo scemamento di una mez- 
za voce. Bimolle, 

Bèei. Bene. 
» Usasi anche come risposta quand*al- 
tri chiama, quasi si dicesse. San qui, 
Chet Che volete^ 
Altre»! per ebbene, dunque - p. es. 



dice uno di volere spropriarsi di 
cerio oggetto,, e un altro cui pìac-. 
eia di averlo soggiunge: bèefe, dèa-' 
mei a me. Ebbene, dunque date» 
lo a me. 

bèea bèea. Corrisponde al Sì, Si, ma 
par che mostri un consenso non 
afiulto volontario, o quasi condì* 
zionato. 

bèea la. Dicesi come modo afierma- 
tivo - p. es. gh* andarèss bèea ta 
me. Ben io, io si v* andrei, 

dii del bèea. Recitare orazioni, 

dil el bèen. IniendesI particolarmente 
di quelle orazioni che i buoni cri- 
stiant recitano la mattina e la sera. 
Recitare le orazioni, 

èssegbe o aa èsseghe miga da faa bèei. 
IH'on esser luogo dove si possa spe- 
rare vantaggio. Kon esser terreno 
da porci vigna. 

faa bèea. Dlcesi di cibo di medica- 
mento che giovi. Far buono, 

tàà '1 bèea. DicesI dell' accostarsi al 
'santi sacramenti. Fare le sue di" 
vozioni 

voorii 'a bèea dell* ànima. Amare mol^ 
tissimo. Folcr bene fino alt* a- 
nima. 
Benàzza. Diciamo un recipiente di legno 
quadrilungo e profondo^ come a 
n)ggia di nave per uso di traspor* 
tare e pigiare 1 uva. Benaccia ho 
trovato nel Feda; e Culla dice 
il Dizionario vaso di legno per uso 
di pigiare 1' uva. 

m E' detto in campagna quel con- 
dotto di legno che serve a far pas* 
sare V acqua d' irrigazione da luogo 
a luogo. Canale (ti legno. 

9 Dicono i mugnai 11 condotto dt;I«* 
r acqua entro cui gira la ruota 
che dà il movimento al mulino» 
Corsia, Doccia, 
BenazzooL Può risguardarsi come dim^ 
di benàzza. nel i. senso, r. e ne 
usano le curandaje per lavarvi den* 
tro i panni. Bigonciuolo^ Lavato^ 
jo. Truogolo, 

m 1 muratori dicono un arnese di 
legno In forma di arca con quattro 

J»iedl e tma lama di ferro in fondo 
òracchiata a guisa di grattugia, 
col quale colano la calcina spenta. 
Cola, 
BenediL Benedire, 
» Dicesi di roba della quale uno 



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BE 



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BE 



nbbia potuto secondo suo desiderio 
privarsi. Benedire una cosa ad nlcu» 
no è nel Dizionario colla spiegazio- 
ne: concedergliela dì buon grado, 
anda^ a faas banedii. Dicesi di roba 
che perdasi^ o si guasti. Andar 
male. - per es. é aioatt a fuui be- 
nedii na brènta, dò ecc. de veen. E* 
andata male una brenta, o sono an' 
date male due ecc. brente dilvino. 
mandaa evn a faas benedii. Licenziare 
uno ma sempre per noja o mo- 
lestia che rechi. Mandare uno in 
buon^ ora, 
vatt' a faa benedii. E' un modo di dire 
con cui si mostra di disapprovare^ 
di dissentire. Fanne, Fattene là. 

Benedirà. Pezzuoli di aromi come ca* 
neila^ garofano ecc. e mandorle, 
pinocchi, pistacchi ecc. vestiti di 
zucchero. Confetti, Confettura, 
» de gèss. Cicchi di coriandri vesiiti 
di gesso^ e fassene uso in carne- 
vale per lanciarsi dietro gli uni 
agli altri. Coriandri. - Il benedica 
della lingua è voce che si usa nel- 
la frase - dare la benedica - cioè 
rinunziare affatto ad una cosa. 

Bènnonla. Animale carnivoro d' un color 
bruno-rossastro^ ma sotto al ven- 
tre bianco, che riesce nocivo per 
la polleria. Dònnola. 

Benoinèon. Quasi superlativo di benèon. 
Benone, Jrcibenissimo. 

Bènz m. bènza f. Ho udito da campa- 
gnoli chiamare il marito, la moglie 
che non vivono insieme. Divorziato, 
Divorziata. 

Bèola. Sorta di pietra onde si fanno piani 
dì ballato] ecc. Selce de beota ^ che 
è un paese sul Lago Maggiore. 

Beqnàder. Accidente di nota musicale 
che rimette il tuono come era pri* 
ma. Biquadro. 

Berdelécoa. Smoderata loquacità. Par^ 
Iantina. 
» Ancora dicesi di persona che parli 
molto. Farlantino , e al f. Fur- 
lantina. 

Berdeleccaa. Parlar molto. Lingueggiare 
Tatamellare. 

Berétta, o beretteen da pret. Quella be- 
retta dì forma quadra con tre co- 
me piccole mezzelune al di sopra 
e in mezzo ad esse un fiocco che 
portano i preti. Beretta quadro, 
a spicchi. 



Berettinèer. Pacitor di berrette e ber- 
retti. Berrettaio. 

Bergameen. Custode della mandra - v. 
sotto Berganiina. Mandriano. 

Bergamina. Molto bestiame domestico 
tenuto Insieme; ma lo diciamo spe- 
cialmente di vacche. Mandra, Man* 
dria. 

Bèrgbem. Città commerciante del nostro 
regno. Bergamo. 
capii *1 bèrgbem. Significa questa frase 
conoscere V astuzia. Scoprire la 
ragia. - e ancora comprendere 
come una cosa abbia ad essere fatta. 
Trovare il verso. 

Beriòla. Berretta comunemente a ma- 

. glia e che fatta piuttosto lunga 

lasciasi da chi la porta scendere 

su d' una tempia. Berriuola, Bar' 

riuola. 

Beriool. Piccolo berretto. Berrettino. 

Berionleen. dìm. di BeriooL v. 

Berliccb, o Beilicchete. Nome che si dà 
al Diavolo, - quindi: 
a cà de berliccb. a casa del diavo- 
lo. Al mal mondo. 

Berliccb e berièccb. E' una specie di tra- 
stullo pei bambini, ai quali si mo- 
strano per divertirli brage che con 
le molli si fanno stare attaccate 
alla parete del cammino pronun- 
cianao le dette parole. In lingua 
fare berlic berloc è scambiare le 
carte, ingannare. 

Berlècca. Strumento che per lo pi(^ con- 
sìste in una tavola con due come 
maniglie di ferro girevolmente at- 
taccate una per parte, e usasi ne- 
gli ultimi giorni della settimana 
santa in luogo di campane. Crepi" 
tacolo, Tabella. 

Berna. Carne dell' infima qualità. Car^ 
naccia. 

Bemardeen. !X. proprio di persona. Ber* 
fiardino. 
V è bemardeen bèon atèmecb. Dicesl 
di persona che non è schifiltosa 
nel mangiare, e ancora di perso- 
na che non si dà ^ran pena dei 
dispiaceri che le si facciano. Poi- 
ché i' ingozzare pare che signifi- 
chi non aver molto riguardo a 
mettere o mandare nel gozzo, e 
anche vuol dire figuratamente 
soffrire Ingiurie ecc. senza farne 
risentimento, mi parrebbe corri- 
spondente al nostro modo il dire: 



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El tutto ingozsa. 

Bersò. Dal francese. Specie di volta a 
cupola fatta dì legnami graticolati 
su cui si ùk rampicare o vile o 
altra verzura per coprirla e aver 
ombra sotto. Cupola. 

Bèrta. Dicono le sarte una specie di 
piccola cardinala poco alta e più 
scollata. Forse Cardinaltna. 
9 par che s* intenda anche per tasca 
mentre abbiamo la frase - méttese 
eon tentt in bèrta. Pigliare uno 
tutto per ièj Intascare uno tutto. 

Bertagniin. Pesce di molti^ varietà che 
CI viene seccato e salato dai mari 
del settentrione. BertagnottOj Mer* 
luzzo» 

BortavelL Chiamano i pescatori nna 
sorta jdi rete a guisa d' imbuto, a 
più scompartimenti tenuti larehi 
da un cerchio di legno e da due 
bacchette incrociate: e V ultimo hn 
r entratura stretta e a ritroso, cioè 
che allargondosi air entrare del 
pesce non lo lascia poi uscire. 
Bertouello. 

BertoaMia. Torta di riso. 

Besàbesa. Sentesì come a mo' di scher- 
zoso rimprovero per lieve manca- 
mento. Chiappolìno. 

Besazz. Cosa dì poco pregio. Chiappo" 
la. E quando slane un miscuglio. 
Cianf ni soglia, s. f. 

Besauàda. Atto o detto da non farne 
conto. Bajaj Chiappoleriaj Inezia. 

Besazzètt. dim. di Besazz. v. 

Besazzèon. Acer, o dirò meglio pegg. 
di Besazz. v. 
» V. Besàbesa. 

Besehi]iz.-(de) Obliquamente, di tra- 
verso À schisa^ À schiso - In ita- 
liano è r agg. schincio, obli<iu(v 
traverso, 
èsser de beschinz in tAiadàra. Essere 

scaltro. 
giardaa de lesebiiiz in tajadùra. Guar- 
dare di traverso quasi non ne 
volendo far mostra. Guardare di 
sbieco. 

Beschizzoos. Dicesi di persona che si 
offende di ogni cosa anche leggiera 
e se ne mostra liiseustata o adon- 
tata. SclUszinosOj Scorrubbioso. 

Bescoùrsa. Corsa. 
faa na bescoùrsa. Fare una corsa. 
tee U lesceùrsa. Dicesi di quel fare 
una ptccolfi corso, o dì quel dare 



Indietro con che altri si dispone a 
più slanciato salto. Prendere la 
rincorsa. 

Bescoattaa, e tàà Bescosttaa. Cuocere a 
modo di biscotto. Biscottare. 

Beiegaan. Sorta di uva dolce che dà 

molto vino. Mosto ja. 

» Dicesi a persona che scioperata 

Il gironza qua e là trattenendosi a 

perder tempo. Badalone, e al f. 

Baderla. 

Beseganazz, Beseganèon. Acer, o meglio 
pegg. di Besegaan detto di per- 
sona V. 

Beseganèad (andaa). Andare qua e là 
e non fermarsi che a perder tem- 
po e fare inutili ciance. Gironsare 
baloccando. 

Besigol. Certo raordicamento o pungi- 
mento ehe senlesì particolarmente 
alle fauci. Pizzicore. 

Besinfl. Dicesi di chi sia eonflo per mal 
essere. EnfiatOj Enfio. 

Besoiataa. Impiastrare con olio, o gras- 
so altro untume. UgnerCj Un' 
gere. 

Besoiatamèat. Impiastramento di unto. 
Untume, 

Beteimtaase. Farsi sulle vesti macchie 
di untume. Sfrittellarsi. 

Besoanteen, e Besoontòon. Chi si sfritella. 
Sudicione. 

Beatiraa. Condurre per forza. Trascina^ 
rCj Strascinare. 

Bestiraas adree. Detto di cosa,, tirarsela 
dietro senza sollevarla da terra. 
TraseinarCj StrascinarCj Strasci- 
care. 
» Detto di persona v. Bestiraa. 
tira e bestira. Usando insistenza, 
come dire tirando e tornando a 
tirare. Tira e ritira. 

Bestirèon ( a ) Nodo avverbiale^ che 
vuol dire trascinando. Strasciconi. 

Bètta. N. di persona. Elisabetta. 

Bettegàase. Male e con difficoltà per 
impedimento di lingua pronunzia- 
re le parole. Balbettare, Balbuz- 
zare, Balbuszire , Linguettare , 
Scilinquare - Ind. pr. me Bettègght 
ecc. al modo slesso che Baltegàa- 
se V. 

Bettegèon. Che balbetta. Balbo, Bai-- 
buziente, e il difetto eh* esso ha 
balbuzie. 

Bettina. Dim. di Bètta. 

Bettènega. B Monica, Bretlònica - que» 



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BE 



— 48 



BE 



81' erba copiosa come dice il Dizio- 
nario di molte virtù^dàhiog^o presso 
noi al seg;uente proverbio: 
èsser coinoiissUt cóme U betènega. 
Esser conosciulissimo. Esser più 
conosciuto che la maf erba. TVel 
Dizionario è scritto: aver più virtù 
che la bettonica -proverbialmente 
dicesi di chicchessìa che abbia ot- 
time mialitè. 

Bettonleer. rrequentatore di bettole. J^e/- 
lolanU, Belloliere j Tavernajo , 
Taverniere; questi tre ultimi nomi 
perù In primo si[>;nìficato vo{;lion 
dire quello che tiene taverna. 

Beubba. Uccello poco più d' un merlo 
con penne e piume miste di color 
di rug^g^ine e giallo bianchiccio, e 
con una specie di pennacchio sul 
capo che può a piacere drizzare o 
tenere abbassato. Bubbola j Upupa. 
» Dicesi anche a persona sprezzevole 
per ignoranza e scipitaggine. Sci* 
munito. Sciocco, Sàpido. 
Benff. Persona che con suoi atti e 
detti fa ridere altrui. Buffone. Il 
buffo della lingua tisato come nome 
é quel personaggio che fa le parti 
giocose delle Commedie , da noi 
pure detto benff; ed è ancora il no- 
stro bovff V. 
fila 1 benff. Parlare ed operare in 
modo du indurre aliri a ridere./'arc 
i7 buffone. Buffoneggiare. 

Beelgher. specie di cuojo che ci vien 
di Russia^ del quale V odore é 
riputato sano , e usasi fiutarlo 
da chi teme gli efletti di altri o- 
dori che possan tornargli nocivi. 
Cuojo di Bulghena ho trovato nei 
Vocabolarii ai dialetto, e anche 
Vacchetta; ma e* è un altro cuojo 
che noi chiamiamo con quest' ul- 
timo nome. Per il bulghero della 
lingua v. sotto in bealghera. 

Beùlgbera. Dicesi dai muratori uno stru- 
mento di legno con manichi di 
ferro impemati In un cilindro, po- 
sto orizontalmente, intorno al quale 
si avvolge un canapo per uso di 
tirare in aho pesi per le fabbriche 
o attinger acqua dai pozzi ecc. 
Bùrbera > e pare anche Bulghero 
spiegato per specie d* argano. 

BaiUa del leeii. La buccia che rimane 
dopo che ne è fatto cadere il seme 
del lino che vi era commuto. Lop- 



poj Pula del Uno. 

» di marengèaii. Quella parte del legno 
che ridotta quasi in polvere casca 
in terra segando. Segatura. 

» di praat 11 tritume del fieno che 
rimane dove esso è stato ammon- 
tato, e che ne contiene le semen- 
ze. Pula di fieno, 
Beùregb. Vento che con più o meno 
spiacevole strepito dallo stomaco 
SI manda fuori per4a bocca. Hutto. 
Bearla. Burla, 

» dal beùrla. Per divertimento, per 
ischerzo. Va, o Per burla. 
Beùsca. Minuzzolo di paglia, dt legno 
ecc. Busca, Busco, Bruscolo, 

» del riis. Particella di buccia rimasa 
col grano del riso anche dopo la 
cribrazione. Pula del riso. 

andaa a beùscho. Kssere battuto. Juc- 
care delle busse. 

èsser fora dàlie beùsche. Dioesì di fan- 
ciullo arrivato ad un età non più 
tanto pericolosa. Esser avviato. 
Esser forticello. 

» ancora i^ detto di giovanetto ve- 
nuto in età di non aver più tanto 
bisogno della cura di genitori o 
di maestri. Esser grandicello, Es^ 
ser uscito di pupillo. 

fàa zo le beùsche. Stare dattorno a 
una persona e mostrarle amore 
per rendersela ugualmente amica. 
Aescare, Curtegipare. 

giougaa a beùsca. E' un gioco fan- 
ciullesco che consiste nel ripigliare 
col dorso della mano i noccioli, o 
sassuoli ecc. che si sono tirati al- 
l' aria. Fare a ripiglino, o a 
sbrescia. 

glOQgaa alle beùscbe, alle buschétte. 
E' giuoco fanciullesco anche questo 
e si fa con pigliare tanti bruscoli 
non tignali, quanti sono che giuo- 
cano, e tenerli accomodati in mano 
in modo che non se ne veda se non 
una delle due testate^ dalla qual 
parte cavando ognuno un bruscolo, 
vince o perde chi cava il maggiore 
o minore secondo che priiiia fu 
stabilito. J^cire alle busch^tte, o 
bru schei te. 

tiraassH le beùsche, o le lascbétte. E' 
lo stesso che glougaa alle fieùscbe ecc. 
V. se non che si fa per scegliere 
con questo mezzo anche in altri 
giuochi chi p. es. abbia da farli, o 



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BET 



— 49 ~ 



BK 



etseriìf il regolotore ecc. 

Àlbero II cui duro legno è buono 
per istrumenti musicali da fiato, 
per far viti eoe. Busso j Ifossoj 
Bossolo. 
Beist Busto. 

qsol che ne va in beut va in m&nega. 
Usasi dire quando a ogni modo 
una cosa va perduta. Quel che non 
va nelle maniche va we** gheroni. 
Bevtt. li priano sviluppo delle piante, e 
ciascuno dei teneri ramuscoli che 
spuntano dagli alberi. Germe j Gem- 
muj Occhio. 

» noof. Raniicello che parte dal corpo 
dello stelo o fusto. Hampollo. 
Beàtt6 (mandaa in seùlle). Tanto come 
imprecare altrui che abbia tristo 
fine. Mandare alle birbe ^ o alle 
forche. 
Béver. Bere sincopalo da Bevete - Pari, 
bnviit. Ind. pr. pi. bnYOomm, bivi! 
pass. imp. bivivl ecc., pass. rim. 
bnvè ecc. futuro bnvaròo ecc. Sogg. 
pass. imp. bnvèss ecc. Condizionale 
pr. bn?aré8i ecc. 

» a còU. liere non con bicchiere o 
tazza ma con essa medesima la 
bottiglia o il fiasco. Abboccare la 
Minna del fiasco^ della bolliglia. 

» a rótta de eòli. Bere senza misura 
o ritegno. Bere a cannella, o a 
garganella j Cioncare^ Tracan^ 
nare. 

» le bellézze de em. Usasi dire come 
per complimento del bere quel che 
altri abbia lasciato nel bicchiere 
dopo aver egli bevuto. Bere Vab* 
beveraticcio di uno. 

béveghe adree a na cesa. Dìcesi del bere 
alcuna cosa dopo averne bevuta o 
pigliata un' altra. Soprabbere , 
Bere sopra. - p. es. ai pirgant 
biseàgaa bèvegb adree di brod. Dopo 
aver preso i purganti bisogna so» 
prabbervi j o bervi sopra dei 
brodi. 

èsser en béver in veen, o tant come 
en béver in veen. £ssere una cosa 
facilissima. Esser come bere un 
ovo. 

iaa da béver al fioir. Bagnare legger-^ 
mente, spruzzare i fiori ecc. Jn^ 
naffiare i fiori, ecc. 

flaghe béver a etn na cesa. Far cre- 
dere ad uno alcuna cosa benché non 
vera. Dar bere, o a bere cAec- 



chessia ad uno. 
menaa a béver ena. Aggirare uno col 
dargli a intendere qualche cosa. 
Infinocchiare alcuno: e però di 
persona che sia molto scaltrita di* 
clamo; - el ména a béver chi '1 voi, 
e anche talora aggiugniamo in de'n 
fèss seitt. 
el bnvaraaf che l' aa fìitt. Dicesi di un 
gran bevono. Berrebbe una veri« 
demmia. 

Bezaza. v. besazz. 

Hi. Voce puerile per Bacio. 

Biada. Pasta che versata liquida in una 
forma di ferro n' esce cotta e assai 
sottile. Cialda^ Ostia. - Il biada 
della lingua è il nostro biava v. e 
anche dicesi genericamente del fru* 
mento « di tutti i grani. 

Biide della poolénta. Rimasugli di po- 
lenta attaccati come pellicola alle 
pareti interne del pajuolo. IVon 
parrebbe mal detto anche in lingua. 
Cialde della polènta. 

Biadeen. Sottilissima e piccola falda per 
lo più rotonda di jjasta ( v. sopra 
biada ) per uso di sigillar lettere, e 
si fa di più colorì. Ostia^ e al pi. 
Ostie in bollini. 

Bi&nca. agg. f. di biancb. e anche n. di 
persona. Bianca. 
la sieùrra bi&nca. Dicesl scherzosa- 
mente per Neve. 

Biancaria. E il nome collettivo di tutte 
sorta di panni lini bianchi. Bian* 
cheria. 

Blanch. Fi. indica cosa bianca. Cosi 
el bianch dell' ecc. La parte bianca del- 

r occhio. Albugine. 
» dell' óncia. La macchia bianca al 
principio deir unghia. Lùnula j 
Lunetta. 

Blanch. Agg. Bianco. 
» de cavéi. Che ha i ca[)e]li bianchi. 
Canuto, che estendesi anche alla 
barba. 
» e ronss cóme na rósa. Di latte e 

sangue. 
che tira al bianch. Che tende al bian- 
co. Biancastro. 
daa '1 bianch. Dare il bianco , Imbian* 
care; e questo coli* accusativo * 
daa '4 bianch a 'n mnnr. Imbiancare 
un muro. 
fu cosar, lassaa in bianch. Cuocere 
vivanda o pasta in modo che non 
rivestasi di certa crosta tendente 

8 



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hi 



— so — 



Bl 



al dorato che sogliàsl farle pren- 
dere. Cuocere in bianco. Lasciar 
bianco, - 11 lasciare io bianco della 
ling^ua è lasciare uno spazio nelle 
scritture per potervi scrivere poi 

Snello che manca a compiere il 
iscorso; nel qual senso noi pure 
abbiamo lassaa in blandi, 
métter In biUncIi. Dicesi de' pesci dael 
lessarli con aceto e qualche altro 
ingrediente come fassi del carpione 
e della trota. Carpionare, Trotare, 
Tégner biancli. Divenir bianco, /m- 
biancarsi, Imbiancarci che è an- 
che transitivo e signiOca far bianco^ 
dare il bianco. 
Biaacliétta. Farsettino di pannolano bian- 
co che vestesi immediatamente so- 
pra la camicia, e da taluni anche 
sulla pelle pel freddo. Camicinoia. 
Bianddin. Colui che per mestiere dà il 
bianco alle muraglie^ Biancalore, 
Imbiancatore. 
Biancvs. Bianco sbiadato. Bianchiccio.^lì 
biancoso della lingua è molto bianco. 
Biaas. N. di persona. Biagio. 
Biaasaa. Quel lento e stentato masticare 
di chi non ha denti o li ha senza 
forza per poter rompere il cibo 
che ha in bocca. Biasciare , Biù' 
ècìcare, Sbiasciare, Sbiascicare. 
» Dicesi del mangiare poco e senfea 
voglia. Denlecchiare, Denticchiare. 
» na còsa. Dicesi il tornare frequen- 
ti volte col discorso sopra una co- 
sa a sfogo della molestia che reca. 
Masticare, e fors' anche Biasciare 
una cosa. 
Biassòtt. Pane o altro cibo che levasi 
di bocca do{)0 averlo alquanto ma- 
sticato. Mtasticatura, Masticaticcio. 
Biassagaa. v. biassaa. 
Biastemaa. Proferire parole empie, in- 
giuriose alla maestà di Dio e all' o- 
nore dei Santi. Bestemmiare, e in 
altri tempi anche Biastemmare. - 
Ind. pr. biastémml , te biastémmet , 
el, i biastémma. - Anche il sogg» pr. 
è al modo stesso colla doppia m. 
Biastémma. Parola empia ecc. v. sopra 

biastemaa. Bestemmia. 
Biava. Biada a spiche le quali si risol- 
vono in altrettante pannochie con 
grani nudi, lisci, lucenti; è ottimo 
e gradito pasto pel cavalli. Avena, 
Fena. 
» Anche quella quantità di avena che 



suolsl dare in una volta alle bestia* 
Profenda, e da taluni anche Pre-» 
benda, che propriamente è la ren-> 
dita ferma di canonicato , parec- 
chia ecc. 
daa la biava. Dare la profenda. Pro^ 
fendare. - dàgfghè la biava a qmal 
eavall. Profenda quel cavallo. 
là minestra 1' é la biava deU' èmm. Mo^ 
do prov. per dire come sia utile 
air uomo la minestra. Forse mal 
non direbbesi La minestra è il 
pasto delV uomo:^ non riputandosi 
almeno qui da noi^ di far buon pa<* 
sto de non vi è la stia minestra. 
Bìibì, e Ubi. Voci fanciullesche per dire 
dolore, male - p. es. gh' oc bibbi, 
o bibi. Ho male. 
Bibita. Ciò che si beve, o si ha a bere 
Bevanda. - 11 bibita della lingua 
è bevuta, cioè V atto del bere. 
Biceer. Vaso di vetro o di cristallo per 
uso di bere. Bicchiere, Bicchiero. 
negàast in de 'n biceer t àqna. Dicesi 
di persona dappoco che si confon^* 
da e si perda in cosa di niuna dif-^ 
fiédità. Affogare in un bicchier di 
acqua. 
cai de bieéer. Pietra o gemma falsai 
ossia di vetro. Pietra di Vetrallai 
el biceer o bicereen della stàf a. L' ul- 
tima bevuta prima dì mettersi in 
viaggio. Potrebbe dirsi per avven-* 
tura II bicchiere del commiato. 
BIccbignool. v. becchignool. 
Bicòcéa. Casa in si malo stato da non 
poterla quasi abitare V. baracca. -* 
Il bicocca della lingua è piccola 
rocca castello in cima ai raontij 
o aiiche terrazzo^ torretta in cima 
ad una casa. 
Bioòma. Specie di ancudine con due corni 
uno p<»r parte che serve a lavorai* 
figure e vosi di metallo. Bicornidé 
Biconmétta, sbalzadoor. Sorta d' ancu-* 
dinetta con diie cornette lunghette 
di cui si servono <{uei che fanno 
figtire o altri lavori di cesello pei^ 
eonfinre il metallo, e far apparire 
li primo rilievo del lavoro. Cac* 
ciafuori, o Caccianfuori. m. 
Bidan. Dicono alcuni legnaiuoli con vo<* 
caboto derivato dui francese uno 
scalpello grosso e at)gnato ad Uso 
di incavare il legno che si vuol 
commettere a denti. Badile, e più 
comunemente Scalpello. 



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Bidè. Dal francese. È un mobile per la- H 
▼arsi descritto dal Vocabolario Mi- 
lanese come un lavamene a scafa, 
( cioè oblungo quasi in forma di 
barchetta^ con entro una catinella 
pure scafoidea retto da quattro 
piedi e coperchiato, del quale si ser- 
vono specialmente le donne. Potreb- 
be forse dalla forma della catinella 
dirsi Scafio, nel Vocabolario Univer- 
sale di Napoli definito: sorta di vaso 
coi lati piegati a guisa di scafa. 

BIderàva- Ma per lo più al pi. E' una 
radice di forma subrotonda, e tal- 
volta d' un pero di colore ora rosso 
chiaro, ora rosso cupo, o anche gial- 
lo-rossiccio, e di sapore dolcigno, 
che mangiasi per lo più còtta e 2n 
ìnseÀRia. narbabielola,Biela rapa. 

BUde. pi. Cosi chiamasi un erbaggio che 
coltivasi nelle nostre ortaglie, del 
quale le foglie adoperansi a fare 
erbolati (scarpine), e altresì di- 
stesovi sopra burro a medicare ve- 
scicanti, e le costole delle foglie 
si mangiano cotte e condite con 
burro e cacio. Bietola, Bieia. 

BléUt. Certa terra di colore gialliccio di' 
cui son fatti tegami e stoviglie, che 
non si facilmentefendendosi al fuoco 
8i adoperano a cuocervi dentro vi- 
vanderò anche ^Vì stessi tegami e le 
stoviglie fatte di quella. Sioviglie ài 
Biella, dalla citta dì questo nome in 
Piemonte, di dove ne vengono. 

Blemm. La parte tenera delle piante. 
Boccolo, 
» Altresì quella parte degli alberi 
fra la corteccia e il legno che si 
forma nell' anno , ed è di color 
bianchiccio. Alburno. 

Blgatteen. Che per professione accudisce 
ai bachi da seta. Bacajo. 

Blgattèra. Luogo destinato a tenervi i 
bachi da seta. Bigattaja. 

Biggia. Quasi vezzeggiativo di Lviggia. 
IN. di persona. Luigia. 

Blgglo. Quasi vezzeggiativo di Laiggl. 
n. di persona. Luigi. 

BigUn. dim. di Uggio. v. Luigino. 

Bigina., dim di Mggia v. Luigina. 

Bigie. Dal francese. Specie di frittella 
d' una tenera pasta di farina uova e 
zucchero che ben pestata in un mor- 
tajo, e fritta per lo più nello strutto 
riesce molto rigonfia. GalleUi. 

Blgol, o bigonleem déOa pinza. Quella 



piccola cavità situata nel mezzo 
del ventre. Bellico, Ombilico. 
aiiighe anmi 'Ireefalbigol. Esser an- 
cor troppo giovine, e non avere per- 
ciò cognizione e giudizio perfetto. 
jivere ancora il latte alla bocca. 

Bigonlòtt. Piccolo mercante che porta 
in giro le poche sue merci, ifer- 
ciaaro, o Merciajo ambulante, 

Bigèu. Brano di panno lino ecc. che 
essendo luneo e stretto si può ado- 

E rare come legaccio. Brandello. - 11 
igozzo della lingua è lo stesso 
che bigotto. 
BUigètt. Castagne secche senza buccia 
che son fatte lessare. Tigliate. f. 
pi. e nel Vocabolario di Como ho 
trovato. Bellette, f. pi. 

batexzaat coni brood de billgòtt. E' det- 

to di uno sciocco. Battezzato m 

Domenica, come dire in tempo che 

non si vende sale. 

Bilons. Che è facile a montare in collera 

Bilioso, Iracondo, Stizzoso. 
Binaa. Usasi col verbo andaa e significa 
cacciarsi, abitare, stare, ma sempre, 
si dice di luogo lontano - d. es. 
conss' andèe a binaa sin li? Che vi 
andate a cacciare fin là, si tonta" 
not V ò andatt a binaa fina ecc. E* 

. andato ad abitare, a stare fino ecc. 
- Il binare della lingua è aver due 
figli ad un parto, il nostro zemellaa. 
Binda. Fascia di poca larghezza. Benda. 

» da salass. Fascia della larghezza 
di poco più che due dita che av- 
volgesi intorno alla parte da cui 
è stato cavato sangue. Fascinola. 

èsser in binde. Esser ridotto a mise- 
ria. Esser in fondoy in rovina. 

teitt a binde. Dicesi di vestito che 
casca a brani, e anche della per- 
sona che indossa un tal vestito. 
Sbrandellato, da sbrandellarsi di- 
vidersi in brani, cadere a brani. 
BindeU. Tessuto di seta di poca lar- 
ghezza e di lunghezza indetermi- 
nata, la quale però comunemente 
è di 60 braccia per quella che dì- 
cesi pezza, a uso di legare e di 
ornare. Bindello, Bindelta, Nastro. 

» onperaat. Nastro a opera. 

» rasaat. Che imita il raso. Nastro 
rasato. 

» sóli. Il cui tessuto non è a opera. 

Nastro piano, o puro. 
» TeUat che imita il velo. Nastro 



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— » — 



BI 



velato, pare ch« per ana1og;ia si 
possa dire, se per mtstola valida 
si Ila mussolino velato. 
BladeUeeii. Dìm. di IftiideU ▼. Nastretto, 
Nastrino; e quello che è della 
massima strettezza. Stertino, 
Bindelllaa. (èrlà) Erba ciie ha le foglie 
striate di bianco e verde, o anche 
di giallo e verde. Canna j Canna 
reale rigata. 
BiideUèon. Acc. di Itikétìì v. 
Bindlna. Dhn di binda v. Bendella, Ben* 

derella, 
Blo (per). Esclamazione us^ta da chi 
non vuol proferire il nome santo 
di Dio. Per dianora ^ Corpo di 
dianora, 
Bloolcb e bioals. Colui che adopera i 
buoi, e con essi ara e lavora il 
terreno. Bifolco. 
Birba. Persona di costumi malvagi. Bir* 
bone, Briccone, Furfante. 
» Dicesi ancora come per ischerzo 
o per amoroso vezzo di persona 
accorta e vivace. Bricconcello , e 
al f. Bricconcella. 
Birbòon. v. birba in tutti due i sensi. 
Biricbtaiàda o berlcbinàda. Azione da bi- 
ricchìno, da monello. Monelleria. 
BlrlcbiBadélla o berkblBadélla* Dim. di 
blricUnida. v. 
» Per lo più dicesi di non cosi gra- , 
ve trascorso di g[ioventù quasi ' 
compatendolo. Pazztuola giovanile, 
Sboccatura. 
Blrlo. (andaa io de) Perdere il senno. 
Impazzire, Uscire de' gangheri. 
èsser xo de birlo. Sentesi dire a per- 
sona che si inganni neli' intenaere 
o interpretare alcima cosa. Piglia» 
re un granchio. 
Bhrra. Birra. 

che fa vèad la birra. Birraio. 
Blis. Intirizzito dal freddo. Agghiadato, 
e anche talvolta aggiungesi dal 
freddo, come noi pure diciamo bUs 
dal Mdd. 
» Ancora dicesi per Incollerito. - Il 
bigio della lingua è aggiunto di 
colore cenerognolo. 
Blscaa. Avere grand' ira e non poterla 
liberamente sfogare. Arrovellarsi, 
Rodere il freno. 
Biscoùrsa. v. btscoùrsa. 
Blsei. Francesismo. Più che per indica- 
re un oggetto vago ed elegante da y 
farsene ornamento, noi lo usiamo p 



f^er significare luog* in cui sia pò* 
itezza, aggiustatezza, garbo, ele- 
ganza: p. es. qiéUa botttéga, qiélla 
casetta ecc. r ò *ii blsei. Qucéla 
bottega, quella casetta ecc« è una 
vaghezza, una galanteria. 
Biseagi. Bisogno, Bisogna. 
faa 1 so bissigli. Scaricare il ventre. 
Fare t suoi agi. Fare le sue oc* 
correnze. 
Bisiaa. Dicesi del rumoreggiare che fa 
un sasso violentemente gettato in 
aria, e i volatili nel muovere le 
ali volando, e il vento che soflii 
forte. Frullare; ma del vento tolto 
il vocabolo dair effetto che produ- 
ce sopra di noi si dice piuttosto 
Esser frizzante. Agghiadare, p. es. 
1* è n* iaìà che la blsia. £' un ven» 
io frizzante, o che agghiada» 
9 Ancora è detto di persuna che cor* 
ra rapidamente, p. es. el va che 1 
bisia. S^re un sasso lanciato. 
» e altresì del pungere che fanno le 
api. Pungere. 
BisieU. Quel!' ago che le api hanno na- 
scosto nella parte posteriore del 
loro corpo, e col quale pungono 
chi le disturbi. Pungiglione. 
» Usasi ancora per Stizza - gb' è TS* 
gidit el 80 bisiell Gli è venuta la 
stizza^ E^ montato in ira. 
Blslgaa per ci. Dicesi di persona che va 
aggirandosi per casa occupata in 
più cuserelle. Gingillare per casa. 
Blsigbètt. Faccende, Faccenduzze." g'io 
tifiti blsigbètt da fu. Ho da sòri-^ 
gare tante faccende. 
Blsigol. V. bedgol. 
Blsioiis. Aggiunjg;esi a roiiss e dicesi di 

persona, nosso acceso. 
Bislaccb. Dicesi di chi operi alla sbadata 
Sbadato. 
» Ancora di chi sia scomposto negli 
abiti o nella persona Sciamannato, 
Sciatto. - 11 bislacco delia lingua 
è bisbetico, stravagante, 
da blslaoeb. Trascuratamente. Alla 
sciamannata, A casaccio. 
Bislaccbèra. Pegg. di bislicca. v blslaecb. 

Sbadataccia, Sciaitona. 
Bislacoòon. Peg^. di bislaccb v. Sbada* 

taccio. Sciattone. 
Bisootaria. IN. collettivo che esprime 
lavori gentili nun solo d' orinceria 
ma altresì d' altre materie che d' o« 
ro e d' argento. Minuterìa. 



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Bi 



— SS 



BL 



Blss. Biscia. 

m Anche queir insetto che nasce ad- 
dtissu alle persone per sudiciume. 
Pidocchio s onde 

coùrrer a biss. Esser pieno di pidoc- 
chi. Esser tulio Impidocchito, da 
impidocchire^ che come impidoc- 
cbiare vuol dire empiersi di pi- 
docchi. 

biss mìlè, o amilo. Biscia non velenosa^ 
che sia nelle caverne di castelli^ di 
case abbandonate, ecc. Biacco, e 
dai naturalisti Coluber mito dice 
il Vocabolario Milanese. 

» raaéer Biscia che fa la caccia alle 
rane per farsene pasto» Biscia 
aquajola. 
Bissa. Biscia. 

B 8€iidelèra. Rettile anfibio coperto di 
una specie di doppia teca o scudo 
osseo, da cui non isporgono fuori 
che semplicemente il capo> I piedi^ 
e la coda dell' animale, restuggincj 
Botta scudaja o scudellaja. 

4 bissa, e a bistabèba. Tortuosamente 
quale è lo strisciarsi della biscia. 
A serpicella - A biaeia in lingua 
significa in quantità. 

•Bdaa a bissabèba. Dicesl di chi per 
ubbriacbezza o per altra causa 
cammina tortuosamente come si 
strisciano le biscie. Camminare 
come si dipingono le saette. 
Bisaétta. Piccola anguilla marinata* Ci- 
riuola, jinguiltetta marinata. 

m e anche Bissa» e Esse. Certa pasta 
dolce cui è data appunto la ffgura 
di un' esse, ^on mi farei scrupolo 
ad usare anche in lingua il nome 
Esse, se con questo nome pur chia- 
masi Qualunque ferro che sia ripie* 
dalle due 



gato 

della lettera S. 



parti alia maniera 



Btosioft. Par voce fanciullesca ed é ac- 
crescitivo di biss. Biscione. 
» Voce altresì fanciullesca per Pi^ 
docchio. 

Bisigaa. Sorta di danza che ancor se- 
guita a farsi in campagna simile 
alla furlana. Piacentina. 

Blàita. Contrasto a parole. Alterco. 
taaeaa blàita. Contendere a parole. 
Muovere alterco, Altercare. 

ilaidàra. Ma per lo più al pi. Falsa 
dolcezza d' atti o di parole per 
ingannare altrui e trarne l' animo 
a quello che si vuole.^ Blandizia, 



1 Lusinga. 

Elea. Dai francese. Aggiunto di colore. 
Turchino. 

Bllcter. IVuila, presso che nulla -aviigha 
na còsa per en blicter, lo slesso che 
viighe na còsa per en tèccli de pan. 
Aoere una cosa per un pezto di 
pane; vali! en bllcter. Valere presso 
che nulla. 

Blónda. Dal francese. Leggiero tessuto 
di seta fatto coi piombini sul tom* 
bolo. Merletto in seta, e fors' an- 
che Biondina. 

Bloabloi. 11 susurro che fa la pentola 
quando bolle. Rigoglio. 

Bloas. Dal francese. Specie di soprav- 
veste di tela, o di stofia leggiera 
di cotone che va sino ai ginocchi 
allacciata alla viia con cintura. 
Blusa. 

Boo. Grosso quadrupede utilissimo al- 
l'uomo cui vivo serve nei lavori del 
campi e pei trasporti dei carichi; 
e anche dopo che è morto non d 
parte di esso della quale 1' uomo 
non si giovi. Bove, pi. Bovi, e 
Bue, pi. Buoi. 
• de grassa. Bae che tolto alle fatiche 
si nutrisce e si ingrassa pel ma- 
cello. Bue da ingrasso, o da ma^ 
cello. 
diighen adree d an de boo e de vacca. 
Dire altrui molte ingiurie. Dire 
altrui un carro di villanie. 
aadoamm peir ìbau cova ftl boa 
migher. Modo di dire per espri- 
mere men volonterosa adesione 
alla continuazione di casa nojosa^ 
tolta, penso, similitudine da quello 
che dee sentire un agricoltore cui 
tocchi di lavorare con buoi magri 
e mal sostenenti la fatica. E via 
oltre con questa molestia. 

Botarsea. baoaarina. Uccello di passo il 
quale varia nel fondo dei suo co- 
lore che può essere bianco^ grigio^ 
o giallo, ma al petto per lo più 
bianco; e fermandosi sulle gainba 
dure e quasi lignee va dimenando 
la coda. Boanna, Cutretta, Cu^ 
trettola. 
Boaarètta. E' una specie di boaariaa v. 
Kel Vocabolario Milanese è detta 
Cutrettola gialla. 
lavli de boaarètta. Aver certo sapore 
disgustoso come è quello di carni • 
ecc. che per essere stantie abbiati 



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— 54 — 



BO 



perduta la loro perfezione. Saper 
di vieto. 
Booiua. Lo stereo de' buoi. Bovina, 
ma noi estendiamo il nostro voca- 
bolo anche allo sterco de' cavalli , 
cbe sarebbe cavallina: laonde il 
meglio sarà il g^enerlco Mela, 
Boiaueen. Colui che nelle strade rac- 
coglie le mete. Letamajuolo. 
Boubiees. Alterato dal vino. Briaco. 
Beccolila. Ornamento da portare le don- 
ne alle orecchie^ e differisce da 
quella che diciamo canétta v. in 
ciò che non è così semplice come 
essa^ ma ha un qualche fregio. 
Campanella. 

» Dicesi pure la parte superiore di 
un pendente che infilasi nel lobulo 
dell orecchio. Parrebbe che anche 
questa potesse dirsi Campanella. 
Boùcca. Bocca. 

» Dicono gli agricoltori quel!' aper- 
tura che fanno nelle capezzagini 
che traversano il campo seminato 
per far correre V acqua fuori con 
più facilità. Bocchetta. 

» Résca. Dìcesi di chi mangia molto 
e anche spesso^ ma sempre come 
se fosse ancora digiuno. JoboccatOj 
Mangiatore. 

a boùcca scotta. Senza mangiare e 
anche figuratamente senza conse- 
guire r mtento. J denti asciutlij 
o secchi. 

avli^he la boùcca amara o cattiva. Sen- 
tirsi o per malore o per Indige- 
stione amaro o cattivo sapore in 
bocca. Jvere amarore di boccaj 
Avere la bocca cattiva. 

bagnàase in boùcca. v. bagnaa. 

faa la boùcca a J oirécce. Espressione 
con cui dinotasi gioia grandissima 
che alcuno abbia d un lieto av- 
venimento o annunzio. Gongolare. 

» o fina tant de boùcca ( e intendansi 
queste ultime parole come accom- 

Sagnate da gesto di mano che In- 
ictii 1' allargamento di bocca fatto 
da colui che ride sp;angheratamen* 
te ). Dicesi di chi malignamente 
gode dei danno o della vergogna 
altrui. Ridere, Godere a conto di 
alcuno. 
lassaa la boùcca boùna. Dicesi di cosa 
che^ mangiata o bevuta lascia tut- 
tavia gradevole sensazione in bocca 
Lasciare a bocca dolce. 



lassaa la boùcca cattiva. Il contrario di 
lassa la boùcca boùna. v. Lasciare 
a bocca amara, o Lasciare ama^ 
ressa di bocca. 

lavàaso la boùcca de aa cesa. Diccsi 
di chi arendo indotto altrui ad a- 
zione men retta> se ne faccia poi 
vanto. Empirsi la bocca, Farpias- 
sa del fatto, o dei fatti d^ uno. 

móregbe a eui la parola in boùcca. 
IVon sapere uno per timore o altro 
dir bene il fatto suo. Morire ad 
uno la parola fra i denti. 

ae avilghe gaaa da bagnàase fa boùcca. 
Dicesi di chi ha mancamento an- 
che delle . cose più necessarie. Es' 
sere nell' estremo della miseria , 
Esser povero in canna. 

sbàtter la boùcca. Dlcesi dello sgua- 
iato e spiacevole strepitare che in 
mangiando fanno alcuni colle lab- 
bra e colla lingua. Masticare stre^ 
pitando. 

stooppàagbe a ean la boùcca. Dire ad 
uno cose che lo facciano star zitto. 
Dare ad uno sulla bocca. 

too la paròla fora de boùcca a eaa. 
Antivenire uno in dicendo quello 
eh' egli pure stava per dire. Au^ 
bare le mosse ad uno. 

tutti 1 pària per aa bóocca. Dicesi del- 
r asserir tutti ugualmente una eosa. 
Tutti ad una bocca, ad una voce 
dicono. 
Boaccàda. Qui non usiamo questa parola 
se non nella frase - aadaa a ciappaa 
aa boaccàda d' aria. Andare a ri- 
crearsi col respirare un poco di 
aria libera. Andare a prendere un 
poco d^ asolo e anche Prendere 
una boccata d^ aria. Il boccata 
nella lingua è del resto quanta ma- 
teria può tenersi in bocca. 
Boaccaal. Non pur vaso di terra da con- 
tener liq[^uidì; ma altresì misura di 
liquidi, cioè la settantaduesima parte 
della nostra brenta, e in peso cor- 
risponde a due libbre. Boccale. 

» del piss. Il vaso nel quale si orina. 
Orinale - anche noi più pulita- 
mente diciamo oariaaaL 

èsser la poùlver do boaccài. Esser morto 
già da tempo, 
Boaccàla. Vaso di terra più capace del 
boccale. Fiasco. 

9 dell' àqaa. Quel rigonfiamento o 
specie di vaporosa vescica che fa 



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60 



1 acqua quando piove o quando 
essa bolle. Bolla j Gallozza^ So^ 
naglio. 

faa le boaccàle. v. boiccila dell* iqaa. 
Levare tonagU, 

» E' altresì un trastullo fanciullesco^ 
che consiste nell* immergere in 
acqua> nella quale siasi sciolto sa- 
pone^ un fuscello dì paglia^ o un 
sottil cannelietto^ e soffiandovi den- 
tro fare che queir acqua si rigonfii 
in bolle ognor crescenti^ e come 
internate 1 una nell' altra: ancora 

Soi se ne trae il cannello^ e sof- 
ando in esso dolcemente, della 
gocciola che s' è tirata dietro fassi 
un globetto leggiero^ che nel mentre 
s'aggira per 1 aria riiette gli og- 
getti circostanti e i vari! colori 
della luce; e questo chiamasi anche 
iàà ì balòoiL Fare alle bolle di sa^ 
pone, alle bombole» 

BeiiccaliBt. Piccol vaso dì vetro di varie 

foggie. Ampolla, Ampollina. 

» dell' aset e dell' ÓIL v. ampeiUne. 

Boiiccalèoii. Acer, di bticcaiL v. Boc- 
calane, 
» Persona che ha bocca molto larga. 
Bocculo, 

Be«oearóla. E più al pi. Pustolette che 
vengono altrui negli angoli delle 
labbra. 11 Cherubini dice che gli 
pare di aver sentito in Toscana 
chiamar queste pustolette. BoC'^ 
cacci, 

Boieckètt Apertura^ imboccatura. Boc^ 
chèlia. 
» Dicono i contadini ciascuna di quflle 
piccole aperture che fanno alle chiu- 
se delle fossette dei prati marcitoia 
o nei rialzi delle risaje per dar 
modo air acqua di dilatarsi misu- 
ratamente, chiudetta. 
» del boiccal eccv Quella specie di 
l^ecco più men largo che è fatto 
neir orlo ossia bocca del boccale 
perchè meglio si. possa versare il 
liquido in esso contenuto. Ab' 
beccatura^ BeccOk 
^ della càBia da kvaiif. Quel tubo 
fn che fihisce la canna da servi- 
tMe, e per cui schizza il liquido 
in essa contenuto. Spillo della 
canna da serviziale. 
» de na foiaUna. Quel piccolo tubo 
onde zampilla V acqua nelle fon- 
lane artificiali. Spillo. 



» de na róggia, ecc^ Apertura per la 
quale i' acqua dal fiume entra in 
una gora. ecc. e anche V apertura 
per la quale dalla gora ecc. esce. 
Cateratta^ Sbocco. 
Boiecliétta. Dicono i ferrai una piastra 
di metallo che traforata secondo 
la figura della chiave si conficca 
suir imposta per ornamento del 
foro della serratura. Bocchetta^ 
Scudetto della serratura. 

» Dicono i mugnai V apertura per fa 
quale V acqua entra nella ooccia. 
Chiusa. 

» del candileer. Quella parte del can-* 
deliere in cui entra la candela. 
Boccinolo. 

• de na stàa. Quella lastra con che si 
apre e si chiude il canale onde 
viene dalla stufa nella stanza V a* 
ria riscaldata. Sportellino. 
Boiochiin. Dim. di boùcca. v. Bocchino^ 
Bocchino, Boccuccia. 

» del clartnétt. Quella parte della 
chiarina che finendo come a foggia 
di becco mettesi fra le labbra quan- 
do si vuol suonare. Imboccatura^ 
Becco. 

» del còrno, della trómba ecc. Can- 
nuccia di metallo che si applica 
in capo al ritorto del corno, della 
tromba, ecc. a fine di suonare. 
Bocchina, Bocchetta. 

fìut boicchiin o boùcca da ridder. Mo- 
strare compiacenza o gradimento 
con bocca ridente. Far bocca da 
ridere. Fare un risolino, Sor^ 
ridere. 
Boiecblraal v. àndet. Androne. 
Boiccòon. La ({uantità di cibo sodo che 
mettesi ciascuna volta in bocca e 
anche pezzo di qualche cosa. 
Boccone. 

» d"* adamm. Quella prominenza che 
è formata dalla laringe nella parte 
anteriore del collo, più che nelle 
donne grossa e perciò visibile negli 
uomini. Pomo a** Adamo, o Aodfo 
della gola. 
» de carne. Dlcesi di persona per si- 
gnificare che è audace , cattiva in 
estremo grado. Cattivo pezzo di 
carne. 
bèon bonccèon. Cibo appetitoso, gra- 
dito. Cosa ghiotta. 
I bòon bonccèon 1 pias a tutti. Il buono 
è conosciuto e yoluto da tutti. Ogni 



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necel conosce il qrano, 

faa in bonccèon. Dividere in bocconi. 
Abbocconare, 

tlraa avanti a brise e bonccèon. Dicesi 
di famiglia la quale abbia penuria 
delle cose necessarie. Far vita sten' 
tatOj Stare a stento, 
Boncconnaa. Mangiare con grande ap- 
pelito^ quasi si dicesse mangiare 
non afieltando o sminuzzando il 
cibo^ ma cosi a bocconi per far 
più presto a saziarsi. Abbocconare, 
Boicoonnada. Tanta parte di cibo quanta 
in una volta se ne spicca coi denti. 
Morso, 
Boicconneen. Diro, di boioòon. v. BoC'- 
concellOj Bocconcino^ Morsello, 

» Dicesi in particolare di cibo buono 
e squisito. Buon boccone j BoC" 
cone squisito, 

» che se mangia tant per béver. Ogni 
piccola cosa che si mangi fuor di 
pasto tanto per bere con gusto. 
Sciaquadenti m. 

» de cume. Dicesi a ragazzo che mo- 
strisi capricciosetto, oslinatuccio, 
ìnsolentello. Forse Cattivo pes- 
setto di carne, facendo il dim. del 
nome che corrisponde a boioeèon 
de carne v. 

» dèlia vergogna. Queir ultimo boc- 
cone che rimane sul piattello la- 
sciatovi da taluni quasi a fup^elr 
vergogna di lecconi. Boccone delia 
cerimonia. 

a boncconneen^ A piccoli bocconi, a pic; 
coli pezzi. ^ minuszoli^ A pezzuoli, 
Boicconnzell. v. boncconneen. 
Boncconnzeen. v. boncconneen. 
Boncètt,e boncòtti.Eanche semplicemen- 
te bonon. Dicesi coi bambini copren- 
dosi il volto, e poi air improvviso 
mostrandolo per divertirh. Bau, 
bauj Bacoj baco, 

faa boncètt. Far baco bàcOj Far 
bau bau, 
Bonchee de ftonr. Dal francese. Parecchi 
fiori messi insieme con certa dili<* 
genza mistevi per varietà anche 
belle e odorose erbe. JVasso^ ifas* 
tetto i Mazzolino di fiori, 
Bottdeen. Intriso di diversi ingredienti, 
come uova, mollica di pane, e fa- 
rina, zucchero, spinacif carni ecc. 
che cuoc»fSÌ per lo più a bagnomaria, 
e mangiasi o solo o con un intinto 
o zambajone versatovi sopra. Pud-- 



dingo. Budino, 

Bondèzz. iVome con coi si esprime quella 
copia e quasi confusione di attrezzi 
di cucina e di robe da mangiare 
per un certo sollecito afiaccendarsi 
a preparare vivande, e questo stesso 
affaccendarsi. Affollata, Affannone* 
ria; e forse può slare seiiz altro ag' 
giunto, poiché non usando noi il 
nostro vocabolo che nel detto senso, 
il momento in cui dicesi, o il con-* 
testo del discorso faranno per sé 
conos'iere di che genere sia 1' af" 
fannoneria, i' affollata. 

Bondezzaa. Esser tutt' in faccende a 
preparare vivande. Affoltarsi v. 
bondezz. Apprestare banchetto, 

Bondri. Ricettacolo d' acqua appiè del«* 
r argine del fiume, coir a^qua del 
quale pare che abbia sotterranea 
comunicazione, e cosi mantengasi. 
Botro crede il Peschieri che si possa 
chiamare per lo sconscendimento 
del luogo, per la profondità, e per la 
somiglianza dei vocaboli. Botro nei 
Dizionario è luogo scosceso. 

Bonètt. Specie di scatola d' una sottil 
foglia di piombo coperta esterna-* 
mente di carta in cui viene riposto 
il tabacco dopo che è fabbricato. 
Boetta pone il Vocabolario Par-* 
' migiano come termine d' uso. 

Bonff. Li atto dello spingere V aria col 
fiato stringendo e agguzzando le 
labbra. Soffioj e quando esso non 
è continuato ma fatto ad un tratto 
Buffo* 
m Dicesi giocando a Dama nel levare 
una dama o pedina dell' avversario 
che per la regola del giuoco si ha 
diritto di fargli perdere, e talvolta 
anche suolsi soffiare effettivamente 
sul pezzo che si leva. Fatti, e 
fu bonir de na damma o de na pedina* 
Dicesl appunto il portar via una 
pedina o una dama all' avversario 
quando non abbia mangialo con 

auelle uno o più pezzi che aveva 
a mangiare. Sofpave una damaj 
o una pedina. 

In de 'n bonlT. In sì breve tempo quanto 
ne imporla un soffio. In un soffio* 

fin che ^' è 'I bonff fifh' è la speranza* 
Dicesi auasi a modo di conforto 
suo o a 'altrui quando alcuno è 
air estremo della vita. Chi ha (em- 
po ha vita. 



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HO 



Booffaa v. bonff per la definizione. Sof- 
fiare. - 11 buffare della lingua è 
far buffe cioè baje, scioccbezze^ e 
anche lirar coregge, e fare la 
spia. 

» Respirare con affanno. Ansare. 

» Pigliare il fiato per riaversi da 
stanchezza. Rifiatare. 

» Aver superbia, vanità. ^fiJar /ron- 
zio, pettoruto^ colla testa alta, 

ne booffaa. Espressione enfatica per 
indicare somma quiete in che altri 
si tenga. Non batter parola^ Non 
far mottOy o zitto. 
Bosffett. Arnese formato di due assicelle 
dette palchi, inclinate con mastiet- 
tatura 1* una suir altra , e fasciate 
inlorno da una pelle si che vengono 
a formare come una cassetta, la 
quale ali* alzare del palco superiore 
o coperchio si empie d' aria che vi 
entra sollevando un*animella di pel- 
le ad uno spiraglio dell' altro palco 
ossia del fondo, e all' abbassarsi poi 
del coperchio accostandosi al fondo, 
l'aria esce per un tubetto fermato 
nel mozzo o prolungamento in che 
il fondo stesso finisce. Manticetto , 
Soffietto. 

paaa bonffétt. Pane che dalla lievita- | 
zione ha acquistato maggiore po- 
rosilà, e però suolsi usare princi- 
palmente la mattina da Inzuppare 
nel caffè. Pan bòffice. Il pan buf- 
fetto della lingua è il pane sopraf- 
fino, che noi appunto per distìu- 
zione chiamiamo paan feen. 
Boiffettòon. Dicesi di persona che ha le 
guance * carnose e pienotte, ^o/*- 
ficione. 
Bòga. Arnese di ferro con che serransi 
i piedi ai prigionieri. BovOj Buova, 
Tanto nel dialetto quanto in lingua 
usasi più comunemente al pi. 
Boiigg.(Nel giuoco delle pallottole o bocce 
e la più piccola di esse, a cui bi- 
sogna colle altre avvicinarsi chi 
vuol fare dei punti e vincere. Grillo, 
Lecco, 

afiighe 1 bosgg. Dicesl figuratamente 
di chi dirige a suo arbitrio le cose; 
e ancora dove sono parecchi uniti 
si dice dì chi parla più degli altri. 
Aver la palla in mano, 
Boiggia. Palla di legno con cui si giao- 
ca. Pallottola, Boccia, 

gioigaa ètte botgge. Passi questo giuo* 



co da due, da tre, o più persone 
con certo numero di palle di legno 
il più comunemente con sette, alla 
più piccola delle quali v. bottgg 
ognuna delle altre palle quando 
si avvicina fa un punto; onde fàala 
de eùnna, de dò ecc., che vuol dire 
Fare vn punto, due punti ecc. si- 
gnifica avere una, due ecc. pallot- 
tole vicine al lecco. Giocare, Fare 
alle pallottole, a bocce, 
faa boùggìa rèsta. Dicesi nel giuoco 
delle bocce il colpire si bene la 
pallottola deir avversario che nei 
suo posto rimanga la pallottola 
del giocatore che V ha colpita. 
Trucciare di netto, 

Boiigiaa. Colpire di posta colla propria 
pallottola quella dell' avversario 
per allontanarla dal lecco, o la pi*o- 
pria per avvicinarla ad esso, o an- 
che questo medesimo per spii^erlo 
presso alle proprie pallottole. Truc- 
care , Trucchiare, Trucciare, 

Boogiàda. IVel giuoco sopraddetto, colpo 
che col lanciare tina pallottola fassi 
in un' altra per rimoverla dal luogo 
in cui si trova. Pallottolala, 

Bongiadoir. Quel giuocatore di bocce 
che è valente a trucciare. TntC'^ 
datore, 

Boigiin. V. boogg. 

Bongiòtt. Dicesi di persona pìccola e 
grossa. Tombolotlo s e* è anche 
in questo senso V aggettivo Ton^^ 
facniolto, 

B6J. Uuel ringonfiarsi e gorgogliare che 
fanno i liquidi per la forza del 
fuoco. Bollore, Il bollo della lin- 
gua è sigillo, e anche i* impronta 
che con esso si fa sulle cose. 
» Dicono i fornai quella specie di 
cassetta in cui mettono le brace a 
spegnere. Braciajo, 
faa daa 'n bój. Dare ad una vivanda 
una prima cottura, e per lo più 
afiìnchè si possa serbare per un 
poco di tempo senza eh' ella pati- 
sca e vada in putrefazione. Dare 
un bollore. Fermare, - fàgghe daa*ii 
bóJ a qoéUa carne. Dà un bollore a 
quella carne, Ferma quella came* 
» o dea bóJ. Dare ad una vivanda una 
leggera cottura, o perch' essa sia 
molto cottoja, o perchè si ami an« 
zi meno che troppo cotta. Incuo'^ 
cere, Bislessarei sul qual verbo 





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— 58 



BO 



trovo nel Dizionario la ragionevole 
osservazione che sembra così as- 
surdo il valersi di bislessare per 
lessare alqv.anto, come sarebbe il 
prendere biscotto per mezzo colto. 

levàa 1 bój. Dicesi del cominciare 
le cose liooide messe al fuoco a 
sentirne 1 aaìooe ecc. v. BóJ. Le- 
vare fi boUore , Grillare^ Crii- 
Iettare. Grillettare ha però anche 
senso cu ivo, e significa far cuo- 
cere a fuoco lento > e con poco 
umore. 
Bójer. V. bój. Bollire. 

» tòri. Bollire con veemenza. Bolli- 
re a ricorsojoj o a scroscio. - la 
bòj fòrt che la se despéra. Bolle a 
ricorsojoj o a scroscio. E scroscio 
o croscio esprime il rumore che 
è prodotto dal bollire gagliarda- 
mente. 

piaan o pòoch. Bollire leggermente. 
Sobbollire. 

bójeghe a emi el zervell. Avere uno 
per pazzia perduto il giudizio, la 
ragione. Andare ad mio il cervel' 
lo a zonzo. Giravolta re. 

faa bóJer. Metter vivanda o altro a 
fuoco sì che bolhi. Bollire. 

prinziplaa a bójer. Grillare^ Gril- 
Iettare. 

la gbo bój. Dicesi di chi è In gran 
collera. Ei fa la luna. 

r é *]i càld che se bó). Per esprimere 
caldo eccessivo. Fa gran caldana, 
o calura. 
Boiyàcca. Apprestamento di vivande, e 
mangiamento; non però sì usa che 
nella frase - faa bo^jàcca che por- 
ta appunto la doppia idea di ap- 
prestare vivande, e di mangiarle ; 
ma non direbbesi che quando per 
un pò* di buon tempo sì faccia un 
pasto diverso o meglio del consueto. 
Far baldoria. 
BoQjacchéer. Quel che appresta vivande 
per vendere. Pasticciere^ Vendar- 
resti, Bandlo. 
BoQjida. L' atto del bollire e dicesi an- 
che del ferro che si fa massellare 
cioè bollire, roventare. Bollitura. 

» Si usa altresì per boj. v. 

» Ancora si usa per queir acqua o 
vino o aceto che si mette bollente 
nella botte perchè rinvenga. Stufa, 
Pampanata : e questo secondo 
nome è perchè soglionsi bollire I 



insieme pampani ossia foglie, più 
comunemente poi di pesco. 

Bo^]ida. Le curandnje dicono il composto 
di cenere e d* acqua che versano 
sulle binncherie. Cenerata, Lìscia, 
Liscivia; quindi faa sea la boajiéa 
sai paga, o anche sempMcemente 
fàà la boajida. Bollire i panni, il 
bucato. Ma se qui il bollire può 
dirsi traslato, perchè non è che 
un versare sui panni acqua ecc. 
bollente; allorché si tratti di filato 
di lino, è espressione più positiva, 
perchè le matasse si pongono eflel- 
tivamente al fuoco a bollire. 

Boajòon. Acqua con un poco di aceto 
e foglie di lauro ecc. in cui si lessa 
trota. carpione, o altro pesce. 
Bagno, 
faa *1 boojòoa al pèss. Lessare nel 
modo che è detto sopra i pesci. 
j4 e carpionare. Carpionare. 

Bo^jòtt. Breve bollitura; sentesi nella 
frase: 
faa daa *ii boujètt, e dicesi di un come 
principio di cottume che dassi a 
carni perchè non vadano a male. 
Fermare , e taluno ha detto an- 
che Rifare. 

Boolaa. Contrassegnare con qualche 
impronta. Bollare, Improntare , 
Marchiare. 
boalaat dàlie varóle. v. beccaat. 

Boalee. Fungo di color rosso-giallo , 
buono a mangiare, collo stipile 
o pedale fatto superiormente a 
clava, e il cappello piuttosto gran- 
de e a vollo. Jgarico, Fungo do- 
rato. 

Bonleen. Strumento con punta d' acciajo 
per fare incisioni per lo più in 
rame. Botino, Bulino. 
» V. bongg. 

» Ancora specie di dazio che pagasi 
ad appaltatore in campagna dai 
venditori di vino ecc. Pare che 
r uso ammetta che questa tassa 
chiamisi Bollino. 
» I calzolai dicono un loro arnese 
di ferro con cui fanno una specie 
di impronta sopra il buco della 
bulletta che ha fermato il suolo , 
e serve anche per ft»rare i bec- 
chetti delle scarpe. Stella. 
» oangélla. Specie di cesellino fatto 
come a ugna per incastonare o 
incassar bene le gioje. Incassatolo. 



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Bollétta. Polizzetta per contrasseg^no 
di licenza a introdurre o passar 
inercL Builella, 

9 Pur dìcesi ogni maccliìa^ ma spe- 
cialmente di untuir.e che altri si 
fa sul vestito. Fritlella^ Frittello. 

èsser in bollétta. Esser senza de- 
nari. Essere scusio di denari^ 
Essere arsOj Ao/i ne avere uiiOj 
Abbruciare. 

fàaso dello bollétte, t. besomtàaso. 
BoilL Contrassegno che fussi con un' 
impronta sopra qualche cosa. Boi' 
lOj hnproiilas Marchio. 

• Anche quel segno che mettesi alle 
misure del vino per sicurezza a 
chi compni che gli è data la do- 
vuta quantità. Brocco. 

» Ancora macchia che viene altrui 
per male della cute. Chiazza. 

» de dcoilaat. Pezzo quadrilungo di 
cioccolata di forma e peso deter- 
minato che suol comunemente es- 
sere di tre once. BogliOj Pane di 
cioccolata. 

» Ala più al pi. bo^ dèlie Tarile. 
Uuei segni che rimangono ad al- 
cuno dopo la malattia del vajuolo. 
Butterò, al pi. Bùtteri. 

» di diplòmi. INon pure il suggello o 
r impronta con che si autenticano 
diplomi , patenti , o privilegi , ma 
aitrisi quella scutoletia per io più 
di latta che attaccasi pcndula a 
diplomi ecc. per uso di conser- 
varvi il suggello che li autentica. 
Satimbacca j che nel Dizionario 
spiegasi in primo significato per 
cilindretto incavato dove si mette 
la cera per sigillare i sacchi delle 
mercanzie nelle dogane. 
Beilla. Patente^ m^ non dlcesi che di 

Snelle dei Papa. Bolla. 
pazietto pieno d' aria o di chec- 
chessia che si interoone nella so- 
stanza del vetro. Pùlìcaj Pùliga. 

Boiloigiaa, e boiloignaa ?ia la ròbba. 
Disfarsi di qualche cosa venden- 
dola ad altrui. Baszarrare alcuna 
cosa. - Porta il più delle volte 
r idea di non troppo buon con- 
tratto per chi compra, e allora. 
Imbrogliare. - p. es. V aa boiloi- 
gnaat via la so cà. Ha imbrogliato 
ta sua casa. 

Boils. Che non ha libera affatto la re- 
spirazione^ sicché tratto tratto gli 



è forza tossire, e dicesi special- 
mente di cavallo. Bulso. - K il 
male bolsàggine f. 
dOTeataa boals. Contrarre difficoltà 
di respirazioite ecc. v. bools. /m- 
bolsire. 

Boilsegaa. Avere frequenti urti di tosse 
C4jme chi è bolso. Tossire, - Ind. 
t>r. boalségghi , te boilséggbot , al, 
i bouiségga; e i due g si tengono 
anche nel presente del soggiun- 
tivo. 

Boilsegamént. Frequente tosse. Boi' 
saggine. 

Boilsfl. V. bolsegaa. 

Boilxòon del cadonazz. Specie di nasello 
di fvrro che attaccato alla mani- 
glia del bastone di un chiavistello, 
o inti*odoito in un traforo di essa 
si fa entrare nella serratura per 
fermarvi;lo colla stanghetta, la quale 
nel chiuderla passa nel foro del 
nasello e lo tien saldo. Bonci' 
nello. 
» della ret. Quel bastone che sostiene 

le reti. Staggia f., Staggio. 
a co bealzèon. Col capo air ingiù. - 
acdaa là, o cascaa a co boilzòoi. 
Fare un capitombolo. 

Bómba. Palla caia di ferro fuso che 
scagliasi con un cannone detto 
appunto da bomba o con mortajo. 
Bomba. 
» de riis. Danno i cuochi questo no- 
nio a certe polle di riso cotto en- 
trovi intingolo, le quali fanno poi 
arrostire la sU*utto. Timballo. 

Boimbaa. Usasi questo verbo per lo più 
culi' aggiunta delle parole - in 
boùcca - per dire che ad una per- 
sona le parole o i molti vengoti 
pronti e copiosi. Abbiamo nel me- 
desimo senso altresì, pioimbaa, e 
onesto mi induce a pensare che 
Dguratamente anche in lingua si 
possa dire. Piombare - lo gbo 
bómba in boùcca. Gli piombano 
in bocca. 

Boimbida d' ària. Forte vento che si 
desta in un tratto ma passa presto. 
Follata di vento. 
Boimbaas. Pianta erbacea che coltivasi 
anche nelle parti meridionali del- 
la nostra Italia, e che nella sfio- 
ritura forma una cassula, racchiu- 
dente molte sementi ihvoìte in una 
materia lanosa finissima, e per Io 



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più d' un bel colore candido^ ed è 
questa materia che separatene le 
sementi intendesi sotto il nome 
di bounbaas. bambagia, Bombai 
già, Bombace, Cotone. 
Bomnbaas In ftèccli. La bambagia battuta 
e sfioccata sur un canniccio per mez- 
zo di un arnese detto arch. Jrco, 
conMstente in un come bastone ri- 
cur\o da un capo, e con corrispon- 
dente regolo (palétta) fermo ad an- 
golo retto in una feritoja deli' al- 
tro^ il quale arco penduto da una 
funicella attaccata alla vetta di una 
pertica elastica (zigoagnóla) fermata 
«fi piede., tiene tesa una grossa minu- 
gia, dalla cui vibrazione prodotta 
colla percussione di una mazzuola 
cilindrica i bioccoli dalla bambagia 
vengono disviluppati e sfioccati. 
Bambagia sfioccala, £ i' artiere 
che nel detto modo sfiocca la 
bambagia da noi è detto batta- 
boambaas, e In lingua potrebbesi 
chiamare similmente Baltibamba-- 
aio, come chi batte e sfiocca la 
Tana si dice battilano. 

» delle piànte. Certi come bioccolet- 
ti che sembran di bambagia proprii 
di certe piante. Lanugine, Peluria. 

èsser in del bonmbaas. Dicesi di chi 
si trova negli agi, nelle morbidez- 
ze. Esser nella bambagia. Stare 
imbambagiato. 

métter in del bonmbaas. Involgere in 
bambagia. Imbambagiare. 

bonmbasòon, o moileseen come *I bonm- 
baas. Morbido come bambagia, /m- 
bantbagellato. 
Bonmbee. Dal francese. Carrozza di cas- 
sa (scòcca) in ogni parte arcuata 
e convessa, che al presente non è 
quasi più in uso. Forse vorrà chia- 
marsi col suo nome francese.^om&é. 

» Ancora sentesi dire per Culo. 

fàtt a bonmbee. Fatto al modo della 
sopraccennata carrozza. Convesso. 
Boimbòon. Nome generico d' ogni ma- 
niera di confetti; di paste^ e altre 
cose composte con zucchero o mie- 
le. Chicca, e al pi. anche JDolcij 
che è pur vocabolo del Dialetto. 
Bonmbonneen, e bonmbonnnétt Dim. di 

^ bonmbòon. v. 

f é 'n boimbòon, o 'n bonmbonneen. 
Dicesi di chi si tenga pulito e di- 
ligentemente composto nella per- 



dona. Pare un ermellino. 

» Ancora dicesi di casa, o stanza in 
cui tutto sìa sommamente netto e 
accuratamente ordinato. E' la sles^ 
sa pulitezza, 
Bonmbonnéer. Facitore e venditore di 
dolci. Confettiere, Confortinojo, 
BericuocolajOj CiambetlajOj C/iJC- 
cajo, Pastefliere, 
Bonmbonreen. Solo non sentesi questo 
nome; bensì è la frase: 

strénzeseghe a enn el bonmbenrooi. 
Per dire che ha gran paura. Fare 
ad uno il cui loppe tappe. 
Bòon. Aggiunto di ciò che ha perfezione 
in suo genere. Buono. 

» come 1 bòon pan. Dicesi di persona 
dolce, mansueta, condiscendente. 
Migliore che il pane. 

» da fina na còsa. Quando si tratti 
di cosa utile, lodevole ecc. Buono, , 
Àbile, Alto. 

» » Quando si tratti di vendetta, 
dì ingiuria ecc. Capace, Tale -Té 
bòon da bastonnaal. E* capace di 
bastonarlo, - E tale da bastO' 
narlo. -Té bòon da fia qnest e 
ilter. E* cece di far questo e 
peggio. 

» da niònt. Non atto ad alcuna cosa. 
Buono a nulla. Chiurlo, Dappoco. 

» dò vòlte. Troppo semplice. C*or- 
bellone. 

» per 1 còj, o per fàane della spéssa. 
Dicesi tanto di persona come di 
cosa da cui non j)ossa ritrarsi al- 
cun vantaggio. Buono a nulla. 

» per i vèrmi. Dicesi di rimedio utile 
contra i vermi. Antelmintico. 

» per la févra. Dicesi di rimedio atto 
a cacciare la febbre. Febbrifugo. 

coùlle boàne. Suolsi dire per tem- 
perare il troppo impeto che altri 
mostri • Con posatezza , senza 
fretta. 

da bòon a bòon. In modo amichevole. 
A buono a buono, A buon concio, 
Vi buon accordo. 

de là da bòon. Buono^ indulgente m 
erado sommo. Soprabbuono, Stra^ 
buono. 

pòch de bòon. Persona di cattivi sen- 
timenti, lilaibigatto. 

andaa io alla boùna. Vestire senza 
attillatura. Andare, Vestire alta 
positiva. 

andai io en pò trèpp alla botna. Ve- 



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slire non che senza liiidura, con 
alquanto piuttosto di trascuratezza. 
bendare sprezzato* 

àiìifìie a che faa cosi bòon. Avere a 
trattare con chi non è per lasciarsi 
sopraffare. iVoii avere a mangiare 
i cavoli coi ciechi, 

dii dal bòon. Dire^ parlare con sin- 
cero e sodo animo. Dire, Parlare 
da semw, di sodo, in sul sodo, 
in sul serio, 

el bèon el pias a tutti. Ogni bocca 
è sorella. 

èsser el so bèon de na còsa. Diccsi dì 
ingrediente che renda una vivanda 
il mej^lio gustosa. Essere il meglio 
ingrediente, 

èsser in boùna. Oltre a significare 
che in una persona è cessata col- 
lera o mal umore, che anche ili 
lingua è Esser in buona, pur di- 
cesi di più persone fra le quali 
sia cessato risentimento o malevo- 
lenza. Esser d' accordo, in pace, 

faa dal bòon. Operare con since- 
cerità e sul serio. Fare di buono, 
davvero, 

flEtaghe bòoB. Dicesi nel giuoco il sot- 
toporsi a perdere oltre la somma 
che già si è messa. Far buono, 

fàaghele boùne, o tròpp boùne a eui. 
Dicesi di chi lasci altrui troppa 
libertà, o non ne punisca quanto 
dovrebbe i mancamenti. Esser Irop^ 
pò indulgente con uno, 

mèttese dentar in de na còsa dal bòon. 
Adoprarsi in una cosa con tutta 
diligenza e vigore. Mettersi in una 
cosa coli' arco, o col midollo 
dell' osso. 

ne fàagben a enn mài eùnna de boàne. 
I^on lasciare verun mancamento 
d'alcuno senza pimizione o rim- 
provero. Non ne passare ad al' 
cuno una, 

faagbe miga boùna a em na resòon, 
na scusa ecc. Non dar peso a ra- 
gione, a scusa ecc. che uno ad- 
duca. JVo»t passare ad uno una 
ragione, una scusa ecc. 

savi! na ròbba de bòon, e anche talora 
si aggiunge che la connsoùla. SI dice 
dì cosa che mandi una soave fra- 
granza. Saper di mille odori, 

tégner bòon. Riputare uno sicuro pa- 
gatore. Avere per buona detta, 

» tègnes de bòon enn. Pare ad al- 



cuno cortesie , carezze per averlo 
benevolo. Tenersi amico. 
tégnor de bòon Tenere uno in ispe^ 

rama. 
tégnes de bòon. Avere sentimento 
vantaggioso di sé. Invanirsi j Te* 
nersi, 
» Tenersi in isperansa. 
too coùlle boàne. Usare con uno ma- 
niere dolci. Andar colle buone, 
tonmaa In boùna. Dicesi del rinno- 
varsi relazione amichevole fra per- 
sone separate da risentimento, tor" 
nare in buon accordo, in pace, - 
e quando sia detto di una ^ delle 
persone che tornano in amicizia. 
Ripigliare, - p. es. 1* è tonmaat in 
boùna oonn so firadelL Ha ripigliato 
suo fratello, 

Bonnagri^a. Parola o atto che riesca 
altrui piacevole o utile. Cortesia^ 
Finezza, 

Bonnamaan del camareer. Quella buo* 
namano, o mancia che si dà nel 
partirsi al garzone dell' oste. Be- 
nandata, 

Bcunamisùra. Quel di più che dossi o1- 
tr« la precisa misura^ od oltre il 
peso preciso. Buona misura. Col' 
matura j Soprammercato j Fan' 
taggio, 

Bonnascoùa, e talvolta per maggiore 
derisione miclielàngel bonnascoùa. 
Dicesì a pittore che mal cono- 
sca la sua arte. FantocciajOj Pit* 
torello, 

Bonndant. Che è oltre la sufficienza. 
Abbondante, 
m Usasi ancora come un riempitivo 
in vece di proprio - p. es. el 1' aa 
fìitt coùUe sne bonnd&nte maan. 
L' ha fatto colle Sìie proprie mani, 
colle sue garbate mani, 

Bonndanzlons, o messeer bonndànza. Di- 
cesi per lo più di chi non può o 
• non vuole spendere. Essendo espres- 
sione ironica potrebbe stare ironia 
camente Abondoso. 

Bonnènt Aggiungesi a bòon quasi a 
farne superlativo, e si dice di ve- 
stito di biancheria ecc. in cui non 
sia parte alcuna logora. In buO' 
nissimo stato. 

Bonnòtt. Dal francese. Berretto, e ta- 
luno ha detto aiìche Bonetto. 
» Dicesi pore un vaso di rame sta- 
gnato^ di latta in cui si fanno 



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cuocere pastìcci ,^ puddinghi ecc. 
Furse anche io lìngua per la ra- 
gione della somigflianza cosi alla 
t^rossa dalla figura potrebbe dirsi 
Bonetto, 

Booaeiir. Dal francese. Buona, vantag- 
eiosa condizione. Fortuna, Sorte, 
rantaggio, Fenttirm. 

Boimtà. Astrailo di buono. Bontà, 
» Anche si usa per dire spazio di 
tempo p. es. el sari la bomti de 
doùdes, de Tint anii. Sarà vn coso, 
un negozio di dodici, di venti 
anni, 

Bonràccfa. Piccolo Taso di legno fatto 
a modo di botte per uso di tenerci 
aceto, Tino ecc. Doglio, Borraccia y 
che lì Dizionario spiega per fiasca 
da viaggio. 
» Anche si dice una pancia piuttosto 
voluminosa. Veiitraja, Ventresca, 

Boaracétta. Piccola come fiaschetta en- 
tro cui i cacciatori tengono la pol- 
vere da caricare lo schioppo. Vìa" 
schetta. Corno da polvere, 

Boaracidon. Diciamo a persona che «b- 
.bia pancia vuluminosa. Buzzone, 
da buzzo che bassamente come 
anche da noi baizx dicesì per 
ventre. 

BoaraJ. Pezzetto cilindrico di legno, o 
di sughero, o di vetro, o anche 
batufloletto di sloppa ò cartoccio 
ecc. con che si chiude la bocca 
di una bottìglia ecc. Turàcciolo, 

Boaras. Erba le cui foglie peloselte, 
quando son tenere mangiansì miste 
con altre erbe in Insalata; ma la- 
sciale crescere vengono pelose trop- 
po, aspre e dure, né più si man- 
giano. Borragme, Barrano, 
» È' anche un nitro fossile che serve 
a saldare i metalli, e facilitarne la 
liquefazione. Borrace, 

Boirasina. Vasetto per lo più di latta 
con beccuccio a uso di tenerci 
dentro la borrace polveṛzata . 
Borraciere, 

-Bonrbouttaa. v. barboattaa. 

Bòrd. Ricamo o simile che fnssi co- 
me ad ornamento e fregio delle 
vesti ecc. Bordo, 
d* alto lèftùo. Dicesi di persona di- 
stinta per nobiltà o per onori. D^ al- 
to para qg io, 

BoardeUérl. Lo stesso che bordello nel II 
senso di frastuono , rumore. Bac- ìj 



cane ria. Fracassìo, 
9 Anche quantità grande . ma per 
lo più SI dice di persone. Barba- 
glia. Brulicame, 

BoHrdeen. Piccolo bordò > ossìa* orna- 
mento di ricamo o simile con che 
si orlano, si fregiano le vesti ecc. 
Bordo, Fregio, ^ 

BoHrdièon. Ferrareccia che adcprasì 
specialmente per buttenli, e inve- 
triale. BeggcUone, 

BoHrdòon (tégner). Ajutare a far qual- 
che cosa ma in mal senso. Tene- 
re il sacco. Tener mano, o di 
mano, 

Baiirdùra. Una come specie di merletto 
di filo di coione lavorato non coi 
piombi, ma a macchina, che usa- 
si per guernizione. Bordatura, 
Bordo, 

Booreen. La punta della mammella on- 
d' esce il latte. Capezzolo, 

B4)iurélla. Piccola cavità che fassi nelle 
guancie, o nel mezzo del mento 
neir alto del ridere. Pozzetta, Fos- 
setta, Galeshio delle guancie, o del 
mento, 

Boorellina. Dim. di boaréUa v. 

BoorgBoL E' il nome che i nostri cam- 
pagnuoli danno alla caviglia che 
tien ferme le gombine o sustre 
( zincoHle ) dei buoi al timone. Ca* 
viglia delle sustre. 

Boaridéon, e anche ho sentito bovrilòcn. 
Pretesto, o detto men vero con 
che altri si studia di giustificarsi 
o di tirare in lungo una cosa. £ti- 
sbertOy Bushaccheria, 
aviighe di boiuldòoB. v. sopra 1' idea. 

Bushaccave, 
daa di boiuldòon. Lusingare altrui 
con isperanze senza venir mai ad 
una conclusione. Dare erba tra- 
stulla, 

Bonrlèon. Specie di guanciale cilindrico 
per sofà; e se ne mette uno da ca- 
po e r altro da piede. Bullo, 
» Ancora quella sponda di panno 
imbonito che fassi a tavolo per 
lavori donneschi. Botolino. 
B Ali resi un continuato gonfidio che 
leggermente imbottito di ovatta ri- 
gira da piede V abito donnesco; e 
111 generale qualunque ornamento 
che rotondo e imbottilo rigiri in- 
torno a qualche cosa. In Toscana 
dicono al pi. Cannelloni, 



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BovrloHiieeii. Dim. di boorlèon. v. Con- 
nelloncinì, pi. 

Boirnis. Cenere calda eiitrovi faville 
di fuoco. ChiHjia, 

Boiraisòtt. Dicesi sprezzafn'ainentc l' u- 
nione di più persone dell' infimo 
^ul^o per divenirsi e donzare. 
Bngotaccin. 
» Sentesi talvolta chiamare anche 
r unione di civili persone da chi 
le hu raccolte per danzare e di- 
vertirsi in casa sua, come dicesse 
eh* ella fu un unione tulla confi- 
denziale e senza solennità . f e- 
glivcciaj Festiccivola, 

BovìL Avere in orrore una cosa. Jb' 
borrire, 

BoHrrer. Dal francese. Lo spmg^ei*»! che 
fanno 1 cani per mordere, jio' 
ventarsi. 
» Il correre altresì dei cani per far 
levare uccello o lepre ecc. Dar sot- 
to^ Levare^ Scovare. 
la pia, la bonrr, e la irà. Dicesi di 
persona deforme assai. Ella è la 
befana. 

Boùrro. E* come un ger{»o per dir sol- 
do - ne ghe n* òo en boùrro, Non 
ne ho nn soldo. 

Boùrsa. Sacchetto di varia materia e 
varia forma per uso di contene- 
re cose di non mollo volume. 
Borsa. 
» Uuel sacchetto altresì che roc- 
comandato a conna usosi per roc- 
cogliere le limosinc nelle Chiese. 
Sacchetta, Taschetta, 
» di pee. Sacco di pelle, o specie di 
cassetta {guarnito internamente di 
lungo pelo nso dì mettervi i 
l'iedi per tenerli caldi ehi sta lun- 
ghe ore in viaj;f;ìo, o allo serìllo- 
jo senza fuoco. Guardapiedi, m. 
boùrsa e conssiònsa r é catif gindicaa. 
Dicesi altrui quand' ei voglia as- 
severare che uno è abbondante o 
scarso di denari , buono o cattivo 
d* animo, per dichiarare che sifi*al- 
ti giudizli non possono essere si- 
curi. IVei Dizionari! ho trovato 
Danari senno e bontà la metà 
della metà. - Danari senno e fede 
ce n* è manco che C tiom crede. - 
Noi però come si può vedere dal- 
la spiegazione^ non usiamo il pro- 
verbio solamente auando si giudi- 
chi in pià^ ma anche nel caso con- 



trario. Forsecchè dunque sarebbe 
da fare cattivo viso al volgimento 
del nostro proverbio nelle rispon- 
denti parole italiane - Di borsa e 
di coscienza mal si può (jiudi^ 
caret 

per ^vel che m* en vòen in bonrsa. 
Dicesi a toglier sospetto che siasi 
detta fatta alcuna cosa per uti- 
lità che se ne speri, o se ne ritrag- 
ga. Per quel che me ne viene. 

tógner legeer de boùrsa. Dicesi del la- 
sciare altrui con pochi denari da 
spendere. Tenere a pochi quat» 
trini. 
BonuéUa. Dim. di boùrsa. v. Borsetta. 

» o pinzétta. Stntmento per prendere 
i pezzetti d* oro o d* argento. Pm- 
zetta, e pit\ al pi. Pinzette. 
Bonrsòon. Acer, di beùrsa v. Borsotto. 

» E' detto anche scherzosamente di 
persona che vada cosi alla vecchia 
Zazzerone. 

9 E altresì scherzosamente a per- 
sona attempata che usi o dica ga- 
lanteria, l'ecch lardo. 
Bcnschiit Agg. di luogo pieno d' alberi 

Boscoso. 
Bonscbina. I^uogo folto di arboscelli. 

Basca ta^ giacchia. 
Bonsòer. Quello che tiene in custodia 

i buoi. Boattierc, Boaro. 
BOHsla. Discorso contrario alla verità. 
Bugia, Menzogna. 

» Arnese che consiste in un piattel- 
iino metallico comunemente tondo 
con un boccinolo centrale da por- 
vi un candelotto , o un moccolo 
per aver lume girando. Bugia ^ 
Stoppiniera. 

» Si dice pure ciascuno di aue' pun- 
ti bianchi che appajono talora sul- 
le unghie , e che ai fanciulli son 
fatti credere altrettanti se^ni di 
bugie. Il Vocabolario Parmigiano 
asserendo aver alcuni chiamata in 
latino questa macchia col nome 
che corrisponde a bugia , sarebbe 
d' avviso che anche in italiano si 
possa chiamare Bugìa ; e cita poi 
un' altra denominazione latina che 

Jiorterebbe in italiano. Fior del" 
^ ugne^ 
cattaa in bonsia. Scoprire , riconosce- 
re che tino ha detto bugia. Co- 
gliere in bugia* 
faa delle óonsie. Dir bugicj Mentire j 



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fio 



— 64 — 



BO 



e presso ontichi buoni scrillori. 
Bugiare, 

la bonsia la gb' aa le gambe cùrte. 
Proverbio che si^^nifica la bugia 
scolorirsi presto. La bugia ha corta 
la via, ha corte le gambe, è zoppa, 
Boiuiiàder. Chi dice bugie. Bugiardo, 
Mentitore, 

se riva pi psést en bonsiàder cbe 'n 

Uder. prov. ug;uele air altro - la 

bonsia la gb' aa le gambe cùrte. v. 

toonsiadrèoB. Acer, di bonsiàder. v. Bn^ 

giardonej Bugiardaccio, 
Boasiàzza. Peg;^;. di bonsia. v. Bugiane, m. 
Bósma. Intriso dì stacciaturn, di iintu- 
me, e di acqua, col quale sì frega 
in telajo la tela per rammorbidirla. 
Bòzzima, 

daa la bósma. Fregare come sopra la 
tela. BoszimarCj Imbozzimare, 

levaa de bósma. Cavare dalla tela la 
bòzzima. Sbozzimare, 
Boatazz. E' una louuga le cui foglie 
crespe si conformano In una specie 
di capocchia o globo a guisa dei 
cavoli cappucci, e mangiansi in 
insalala. LattucOj o Lattuga cap^ 
puccia, 
Boateer. La parte piò grassa del latte 
separata dal siero e coagulata, ^ti- 
titroj Burro, 

» zitaat. Burro strutto a fine di ser- 
barlo per lungo ienì\to. Burro cotto, 

cbe sa de boateef. Che hu sapore di 
burro. Burraio, 

fati ceni loateer. Dicesì di vivanda 
a condire la quale siasi usato il 
burro, quando per avventura sì 
potesse usare anche qualche altro 
untume. Burroso. 

grass come 'B baleen de bcateer. Di- 
cesi di fanciullo pollo ecc. assai 
grasso, ma pare espressione me- 
glio significativa d' una certa gen- 
tile morbidezza di pinguedine che i 
modi portati dai Vocab. Bresc. e 
Mil. Grasso bracato, o pinato, o 
arrapato. Grasso e fresco come un 
Berhngacclo, nome del giovedì gras- 
so, e d un cibo di farina stemperata 
e ben unta dì sopra e dì sotto, fatta 
cuocere e come arrostire per man 

fìarsela poi cosi calda. Di fanciullo 
irei Grassottino: di pollo fu detto 
Raggiunto, e Jrciraggiunto, 
avilgbe el cai, o èsser coni cai in del 
bcateer. o anche semplicemente 



èsser la del boateer. Dicesi di per- 
sona che abbia tutto quello che 
si possa desiderare per vivere a- 
ginmenle. Esser nell^ oro, 
noadaa in del bonteer. V. per V idea 
i modi qui sopra, nuotare nel 
lardo, 

Bonterenzz. ^prezzativo di burro usato 
da quelli a cui il burro non piac- 
cia; e savìi de bonterenzz, dìcesi 
di vivanda condita con burro, quan- 
do o ne fu messa troppa quantità, 
o non fu eotto abbastanza perchè 
il suo sapore s' incorporasse per 
cosi dire col sapore della cosa con- 
dita e degli altri ingredienti se ve 
n' hanno. Saper troppo di burrOj 
Esser troppo burroso, 

Bontidonr. Strumento ad uso di stozza- 
re 9 ossia fare il convesso ad un 
pc'zzo di metallo. Stozzo, 

Bòtt. Dicono gli stampatori un lavoro 
che è breve, come un avviso, un 
biglietto ecc. perchè richiede un 
solo botto, ossìa una sola tiratura. 
Bottello, 
» Kel giuoco di cui v. sotto la spie- 
gazione, dicesi quel luogo che i 
fanciulli giocatori stabiliscono co- 
me immune, dove qual d' essi ab- 
bia potuto rifugiarsi, ^i si può 
fermare senza essere acchiappalo. 
Bomba; onde 
andaa a bètt. Toccar bomba; Anche 
i nostri fanciulli dicono tonccaa 
bètt, *1 bòtt. 
giongaa a lòtt. Passi questo giuoco 
da parecchi fanciulli, dei quali quel- 
lo a cui tocca dì star sotto, e che da 
noi è dt tlo strèa cerca per liberarsi 
di chiappare qualcuno degli altri 
che corrono qua e là per non es- 
sere costretti a star sotto, o sì fer- 
mano nel luogo detto bòtt. v. Gio' 
care a toccar bomba. Per ista- 
bilire poi quello che ha da star 
sotto, usano i nostri fanciulli met- 
. tersi in giro, e uno di essi toccan- 
do a ciascun dira cosi, versetto cbe 
ho distinto con una lineetta, sé, e eia* 
senno degli altri, dice questa tirite- 
ra: pan Jena - pan don - pan tri - pan 
qnàtter - pan cinq - pan ses - pan 
sètt - pan ètt - pan còtt - dentar * 
fora - passa- e vàgga: oppure quest' 
altra : giànga bonrànga - porta la 
stanga - gicca bonricca - la fbtrca 



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— 65 — 



BO 



V ìalpìeu - laèon - speròon - dènter 
- fera - e vàggà; e quello che è toc- 
calo nel dire la parola Tàgxa va 
fuori del circolo , e si rlpig;llii al 
modo Slesso la tlrileray fincnè non 
rimangono che due, dei quali a 
quello tocca di Mar sotto che non 
fu toccalo nel dire la parola fàg- 
gà. Nel Vocabolario milanese tro- 
vo riportato quello che sogliono 
dire i ragazzi Lucchesi: Pan uno, 
pan due, - pan tre, pan quattro • 
pan cinque^, pan sei, - pan iette , 
pan oito,^ ca9ca in terra, e fa 
un botto " come un bel salsicciot' 
to; - cenci cenci rattoppati - com^ 
perati in itrucceria, - comperali 
in pelteria, - comperati in becche» 
ria, - salta fuori o ladro o spia. 
Bdtt Detto di campane significa cia- 
scun separato colpo di battaglio. 
Tocco j ilintocco, 

9 Ancora si dice, e specialmente in 
cnmpagna 1* ultima chiamata^ dei 
fedeli alle funzioni della chiesa, 
che appunto suolsi fare con rin- 
tocchi di campana; laonde pare 
che anche in questo caso possa 
dirsi Tocco, Rintocco, o coir Air 
berti Tocchino; J aa soiaaat i bètt. 
Hanno dato i tocchi ecc. Hanno 
rintoccato. 

» Detto delle ore è il battere di esse. 
Scocco p. es. al bòtt deUe de. yiUo 
scocèoj al battere delle due or^; 
ma per lo più questo nome è sot- 
tinteso, come nel dialetto. In cam- 
pagna poi dicesi anche 1* è 'n bètt. 
per E* un ora, e a*o boti jéd un' 
ora, al battere di un* ora, cioè 
dell' una ora dopo 11 mezzogiorno 
o dopo la mezzanotte. 

» Significa ancora quantità, valore 
che piglisi così alla grossa^ e dà 
luogo alle frasi seguenti: 

coampraa o vénder a bètt. Comperare 

vendere senza misurare, o pe- 
sare, altrimenti riconoscere il 
valore della cosa. Comperare o 
veìtdere a un colpo, o m corpo. 
Fare un taccio, uno straglio. 

fila*! ben. Tanto si dice di chi dà 
un* opera da fare non a. giornata 
ma per un prezzo fermo. Dare 
un^ opera, un lavoro in cottimoì 
quanto di chi piglia al detto modo 

1 opera. Pigliare un* opera, un 



H lavoro in eottimo. 

Bètta. Battitura. Bu^ta, Percossa. « 
ma per lo piCt tanto nel dialetto 

Suanto in Imgua si usa al pi. 
lueir enfiatura comunemente con 
livido che è prodotta da percossa^ 
da cascata. Ammaccattiroj Con* 
lusione. 

» Danno, Perdita, Scapito. 

de bètta salda. Come dire ùW improv- 
vista, senza che resti agio hscher-* 
mirsi. DI colpo. Di filo. Di ptiii- 
D la. Tutto ad un tratto. - el V aa 

dapaat de bètta salda. Lo ha pi» 
glioto di filo, di colpo ecc. 

le détte b' i Ja toI f^aan 1 caaa. /( 
giocar di mani dispiace infino ai 
cani. Anche il somaro ha per male 
le busse. 

laccb de bètte. Dicesi di chi opera 
in modo da dover essere quasi di 
continuo battuto, e ancora di chi 
sia battuto troppo piò spesso di 

Jueilo che per avventura si meriti. 
*anca da Otnebre; e la frase è 
tolta da quello che si pratica nella 
settimana santa alla fine dei mat- 
tutini, che si spengono i lumi e 
si batte con una bacchetta sulle 
panche. 

ciappaa aa bètta. Dicesi per cadere. 
Dare un cimbottolo. 

• Ancora dicesi per avere danno, 
perdita. j4vere una pollessola di 
dietro, una picchiata, Toccare uno 
scapitò. 

restaa in bètta. Dicest di chi rimane 
sorpreso o confuso per cosa che 
era ben lontano dall' aspettarsi. 
Restare attonito. 

scoaiiii le bètte Non far caso delle 
battiture. Scuoter le òtij^e. Abbia- 
mo anche il tnodo proverbiale - 
bètte ditte bètte scoarlàtte, per 
indicare come le battiture non ale- 
no il più efficace modo per emendi 
dare altrui. 
Béttola. Il granello Ai lino, onde 

faa la béttola. Dicesi del lino quando 
comincia a fare i granelli. Gra^ 
nire. 
lèttola do fèen, Quella misurata ouan- 
tità di fieno che è data al soldato 
pel giornaliero nutrimento del suo 
cavallo. Fastello di fieno. 
lottta. Vaso di legno a doghe per uso 
di contenere comunemefite vino e 

iO 



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W) 



— ce 



uo 



simili liquori. Botte. 

el gréss o la pànza de na boatta. 11 
corpo , o gponiiezza nel mezzo dì 
una bolle. Usso. 

maFeogèon da boùtte. Lcg^nnjuolo che 
lavora di botti. Bottajo. 

desflaa na boatta. Le\ore dai fondi/ 
e separare le do^he onde una bol- 
le è formato. SdtHjare una botte, 

métter tnsémma na boatta. Riimire le 
doghe di lìna botte , commettendo 
nelle loro capruggini ( xèno ) i fon- 
di. Dogare una botte, 

èsser in boùtta. Essere a sì buon pun- 
to d* alcuna cosa da non aver più 
timore eh' ella non sia per riusci- 
re secondo V intento. Essere a 
bvon termine , Tener bupnq in 
manOj tolta questa espressione dal 
giuoco delle carte. 

èsser in de na boùtta de fèrr. Essere 
in tutta sicurezza. Essere in vn 
cavai grosso^ Tenere il capo fra 
due auanciali. 
Bonttaa. suonarle le campane a tocchi 
separati. Suonare a rintocchi, /f iii- 
toccare, - Ind. pr. Lètti, te bòttet, 
el, i bòtta; e così coir o largo an- 
che il pr. sogg. 
Bonttamm. Quantità di botti d' ogni 

maniera e grandezza. Bottume. 
Bonttàzia. Vaso scavato in un sol tron- 
co di legno dflla tenuta di pochi 
boccali. Barletta, 

» Anche vaso più grandicello e a 
doghe. Botticino, 
Bonttéga. Stanza con larga apertura 
verso la strada dove lavorano ar- 
tefici , si vendono merci. Bolr 
tega, 

aviighe bonttéga. Fare, Tenere bot- 
tega, 

aYÌlghe eàsa e bonttéga. Avere V abi- 
tazione congiunta colla bottega. 
Stare a casa e bottega. 

dàr?er o métter bonttéga. Couìinciare 
a tenere bottega o esercitando in 
essa un mestiere, o vendendo merci. 
Aprir bottega; diverso dati* aprire 
la bottega che come il nostro dàr- 
ver la bonttéga significa aprire le 
imposte della bottega. 

métter a bonttéga. Mettere a servire 
a lavorare in una bottega. Àc- 
conciare a bottega, 

saraa sen bfmttéga, e anche semplice- 
mente saraa sen. Cessare di tenere 



bottega. Idosciare la bottega o il 
negosio. 11 serrare chiudere la 
bottega come il no!>tro saraa la 
bonttéga vuol dire chiudere le im- 
poste della bottega. 

Bonttigheor. Venditore di salame, lardo, 
cacio , olio e simili. Bottega'^ ^ 
Pizzitagnolo. Il bottegajo in primo 
significato è chi esercita o tiene 
bottega, e talora fu detto anche 
per avventore. 

Bonttighétt Dim. di bonttéga. v. Botte* 
. ghetta, Bottetjuccia, Botteghino: 

anche noi abbiamo bonttighiin. 
faa bonttigbétt sn na cesa. Procac- 
cìarìtl da una cosa utilità non ba<> 
dando ad equità o convenienza. 
Far bottega d una cosa, o sopra 
una cosa, 

Bonttiliaria. Bottega ove si vendono 
rosogli e vini. INon so perchè non 
si possa dire Bottiglieria, seque* 
sto nome significa V armadio o 
stanza dove sulle scancie sono col- 
locate li' bottiglie dei vini e liquori 
che hanno da servire pei convitati. 
E non sono al modo istessso, e 
ani'he pi'r lo stesso fine disposte 
le bottiglie nelle nostre bonttiùarie? 
Bottiglieria è pur nome collettivo 
di tulle le bottiglie di vino squi- 
sito che uno abbia,. quello che da 
taluni ho udito dire battaria de 
bonttiUe. 

Bonttina. Ma comunemente al pi. Di- 
cono in campagna ^uel che in città 
chiamasi ghétta, p aghétta, o meiz 
stivalétti e cioè uri calzamento della 
parie inferiore delle gambe fatto 
di panno o di fustagno^ abbotto- 
nalo lungo la parte laterale este- 
riore, e tenuto fermo al piede da 
una stafi'a per lo più di pelle che 
passa sotto la pianta della scarpa. 
Ghettinè, Che se vestono tutta la 
gamba allora si dicono stivalétt. 

Bonttòon. Piccolo disco di metallo, d' os- 
so, d* altro, piano o convesso, o 
in forma di. ^lobetto ecc. che si 
cuce agli abili, perehA folto pas- 
sare in corrispondente ucchiello 
ne tenga ferme le parti. Bottone, 
» 1 cnizòjai chiamano con questo 
nome un pezzo di cuojojche met- 
tono dentro ò fuori della, par te de- 
retana dello stivale dovè sì ferma 
lo sperone. Forte del suolo. 



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BO 



Boittèdi. Generalinenle nelle arti di- 
cesi qualunque cosa tondeg^i e ri- 
levi sopra qualche lavoro a modo 
di bottone, bottone, Bottoncino. 

» coti mas. 'Bottone che rileva mol- 
to da una parie si che viene a 
formare quasi un g;lobetto. BottO" 
ite a vece, 

» doÈppi. Son due bottoni che ne 
funnu come un solo fermali a cia- 
scuna estremità di un gambo co- 
mune per aflibbiare due opposti 
iiechiellì; e talora sono uniti con 
un filo di metallo, o una bislung;a 
maglietta; talora anche gambo e 
bottoni son lutti d' un pezzo a 
foggia di rocchetto. Bottoni ge^ 
metti, 

m di floiur. 11 fiore non per anco'a- 

J»erto. Bottone, Boccia y Boccino^ 
o, E di quest' ultimo nome pia- 
remi di notare che significa anco- 
ra ciascun spazio che è tra un no- 
do e r altro di una canna, detto 
altrimenti internodio. 
métter en bonttòon. Dare per buono 
quello che non è, o furio pagare 
più che non vale. Gabbare, e 
lassiase métter en bonttòon. Ricevere 
per buono quello che non é ecc. 
V. sopra. Lasciarsi gabbare, 

Bonttonnta. Fermare congiunte con bot- 
toni due phrti di un vestito ecc. 
Abbottonare^ 

Bonttpnneen. Dim. di bonttòon. Botton- 
cello, Bottoncino, Boltoncello chia- 
masi ancora quel tumoretto che 
si forma sulla stit>erficie delle par- 
ti ulcerate quanao tendono a ci- 
catrizzarsi; e bottoncino quella pal- 
lottolina di vetro appiccota ed un 
cannellino che serve per ricono- 
scere i gradi del caldo e del fred- 
do, e per altre operazioni. 

ienttennéra. 1/ ordine dei bottoni in 
un vestito. B ottonatura , Botto- 
niera. 
9 Dicono ^li argentieri un dado di 
acciajo mcavato per dar rilievo 
alle piastre di metallo. Botto- 
niera, 

Boittonnzeen. v. bonttonneen. 
» di ionr. V. bonttòon di flonr, di cui 
è dim. BucciolinOf Bottoncino, 

Benuraa. Ingannare altrui abusando 
della sua buona fede. Gabbare, 
Giuntare, TrapoUare, 



Bonzaraa. Ancora si sente dire per fare • 
coùsa boùzeretf Che fai! 
bonzaràase enn da per In. Recarsi uno 
di per sé stesso alcun danno, /n- 
filzarsi da sé, 
andaa a flias bonzaraa Non ^ pur ai 
dice di cose che si guastino per 
putrefazione v. andaa da maal, ma 
ancora di qualsia cosa che per 
qualunque causa si guasti, o si 
perda. Andar male; e altresi di 
persona che cada in gravi perdite 
III miseria. Andar nella malora, 
in rovina, 
mandaa a faas bonzaraa. Imprecare 
ad altrui male, o cacciarlo, eoa 
disprezzo. 31 andare al diavolo , 
alla malora. Per lo più però Im- 
porla soltanto desiderio che altri 
si allontani sia per cessarne la mo- 
lestia, sia per mostrarne sempli- 
cemente non curnnza; e nel vero 
i più castigati dicono piuttosto: 
mandaa a faase benedii. Mandare 
con Dio: quindi 
Tatt a farti bonzaraa, o benedii, o 
anche soltanto vatt a farti, ^anne 
al diavolo, alla malora; o più co- 
munemente e meglio, inatti con 
Dio. 

Bonzarida. Solo non si usa; ed ha di- 
versi significati. 

— Inganno, Gabbamento, 

dapaa, o tee sen na boniaràda. Esser 
gabbato, giuntato, trappolato. 

daa na bonzaràda. Gabbare, Giun- 
tare^ Trappolare. 

— Logoramento. 

daa na boniar&da per es. a 'n Tostiit. 
Usare di un vestito o troppo di 
frequente o con poco riguardo 
tanto che esso venga a consumarsi. 
Logorare. 

— Niente, o pressoché niente. 

ne capii na bonzarida. Non intendere 
bocrtcata, Non intender fiato. 

ne daàghen na bonzarida de na cosa. 
Dicesi per mostrare disprezzo di 
una cosa - per. es ne gnen dèo na 

. bonzarida. Non me ne cai punto. 
Non ne do una strìnga. 

ne 8a?iine na bonzarida. Non ne sa- 
per cica, non ne saper nulla, non 
ne saper straccio, 

ne 80 fi na bonzarida. Dicono, i bot- 
tegai quando pel poco spaccio del- 
le merci non corrono denari. Non 



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$i fa fiato, 
Wb stimaa ma boixarita. Siimare c<h 

me ti terzo piede. 
M vdii na benzaràda. Non valere 
un' acca, una buccia, una cica, 
una faglia di porro. 
Bouaradaos, e btfixaradàuo. Dicesi di 

Sersona assai astuta avveduta. Fur* 
accio, Scallrilaccio, 

9 Ancora usasi come esclamazione 
per fare ad altrui rimprovero. Ca- 
vezia. - aah boixaradàul Jh ca^ 
vezzo! come dire deg^o di cavezza. 
Boazarétt Dicesi in . senso spregiativo 
di fanciullo^ di giovinetto cresciuto 
a stento» piccolo • Ragazzuolo , 
Scriatello. 
Bouarooi. v. baaiaradaiz. 

» Anclìe si dice per cattivo. Birbo, 
SciauralOf Tristo. 
Boisaroùna. Oltre che è f. di kouaroan, 
usasi anche come interposto di 
certa franca affermazione che si 
farà o si dirà cosa di cui altri 
dubiti, perchè essa è audace e pe- 
ricolosa - per es. all' interrogazio- 
ne gh* andariif glièl dlriif si ri- 
sponde koasaroùna se gh* andarèo, 
se ghel diròo. Ci andrete ? glielo 
direte 1 Chppiia se ci andrò, se 
glielo . dirò; si certo che ci andrò, 
che glielo dirò. 

9 Aggiunto poi a certi nomi serve 
a farne peggiorativa o superlativa 
r idea. 

Anima boisaroùna. v. ànima. 

canija boazaroùna. v. ànima. 

paura bonzaroùna. Grande paura. Bai' 
tisòffia, Battisòffiola; e anche si 
c^ggiunge delle belle. 

ràzxa boaxaroùna. Gente cattiva. Jlaz» 
saccia sgherro. 

9 Ancora dicesi di una sola persona 
come canaia v. ànima. 

fitta boixaroana. Vita travagliata da 
molestie, da adizioni. Fila dura, 
Vita penosa. 

alla pi boixarotna. Al peggio che 
possa succedere, quando non vi sia 
altro migliore riparo, ^//a pegyio^ 
o Al peggio de"* peggi. 

andàa alla ooisaroùna. Andare ma- 
lissimo. Andare a bioscio. 
Boiz&roùssa. lo stesso che boisaroùna. v. 
Biss. Piccolo pesciatello di capo gros- 
so e che quasi direbbesi senza lis- 
che: lo vendono insieme con altri 



pesciatelll sotto II nome colleUivo 
di pescaria. Ghiozzo, Jozzo. 
Bassa. Vaso di vetro o di cristallo per 
conservare liquori. Boccia. Il boz- 
za della linguu, che pronunciasi 
colle zz dure è lo stesso che ab- 
bozzo (abèzs), e anche significa 
bugia e tumore. 
Btùsser. E per lo più gli si aggiunge 
de 'n èinni. Dicesi di uomo piccolo 
ma in senso spregiativo. Omiciat* 
to. Omiciattolo, Omicciuolo. 

moss boùsser. v. boisarètt 
Btùssera. IN. che ha parecchi significati 
e dà luogo quindi a parecchie 
frasi. 

9 Cosa sciocca, men vera. Fandonia, 
Fiaba, Fanfaluca, Pappolata, e 
al pi. Carote, Panzane. 

9 Cosa vana di niun conto. Baz^e" 
cola. Corbelleria, Inezia. 

9 Errore neir operare. Arrosto^ Far" 
follone , Marrone , Scerpellone, 
Slrafalcione. 

9 Detto spropositato. Soarione. 

9 Collera, Slizza, Bizza. 

SfUi^e dello boùssero. Avere idee 
fuori del ragionevole o del con- 
Teniente. Avere delle Fantastica^' 
QÌni, o fantasticherie. 

affigho |[ian por la boùssera la cesa. 
iSon curarsi, non darsi pensiero di 
una cosa. iVoii avere , o non vo- 
lere avere pelo che pensi ad una 
cosa. 

afligbe la boùssora. Dicesi di chi sia 
incollerito. Avere il cimurro. 

daa da l' intèndor delle boùssero. Dar 
panzad^e , Ficcar bozze , Piantar 
carote. 

dii dWe boùssero. Dir fanfaluche , 
Canzonare. 

f)u na boùssora. Prendere errore nel- 
V operare. Dare in ciampanelle , 
fare una corbelleria - èo fiitt na 
gran boùssora. Ho fallo un grande 
arrosto, una gran corbelleria. 

tÈà Téf;nor la boùssora. Dare altrui 
motivo che si incollerisca. Mettere 
a leva. 
' la boùssora 1 Sentesi come esclama- 
zione di sorpresa, e di compas- 
sione. Cospetto l Fedi guajo i 

la boùssora. Ancora sentesi come ri- 
sposta con cui si nega quello che 
altri abbia asserito - p. es. uno 
afferma essere autore ai un laToro 



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DO 



— 69 — 



BR 



un tale dicendo: ^..Taa flit li. 
Lo ha fallo egli, e'an altro che 
non lo creda risponde: La U beùz- 
xara. Egli no certo, o con modo 
ironico^ Egli di vero! Eglil mi 
piacque [ egli non è da tanto , o 
altra simile rng;ione. 
r é mi^a pèca bottxera. Modo pro- 
verbiale per dire che una cosa è 
rilevante, da farne caso. Non è 
vna boccia, Non è una foglia di 
porro. 
seccaa la beùuera. Jnnojare, Impor* 

lunare, 
Tégner la boùuera. Accendersi la col- 
lera Montare in bizza. Entrare 
in bizzinria - gb' è Tegidtt la ba<U(- 
sen è montato in bizza, è entrato 
in bizzaria. 

Boiuétta i)im. di bèxsa. v. Boccetta. 

Beusetteen. Uim* di boniattlaa v. Jm^ 
pollina, 
» di Oftdear. Vasetto per lo più di 
vetro o di crlstullo da porvi odo- 
rosi liquori. Bottone, 

liusettiBa. Dim. di boQuétta. v. ^m- 
polla, che nel Dizionario non è 
il dim. di boccétta. 

Baiutta. Strumento di latta per uso di 
raccogliere V olio che soprannuota 
nella sentina dello strettojo. 6*iic- 
dtiajo, 

Beiuoalaan. Posta con burro e bucche- 
ro e talvolta anche uova ridotta 
In forma di circolo a largo con- 
torno. Bozzolano, Ciambella. 
9 aatt al barbèu. Quella pienezza 
carnosa che per pinguedine ricin- 
ge la parte anteriore del collo. 
Buccola, 

BaiuailaiaoB. Dim. di boazzovlaan. v. 
Ciambelletla. 

Braccétto, (a). Dicesi di due o più per- 
sone che hanno ciascuna T un brac- 
cio intrecciato col braccio dell' al- 
tra. A braccio. 

Briga. Ma più comunemente al pi. Quella 
parte del vestimento d' uomo che 
dair anca va fin sotto al ginocchio 
vestendo ciascuna coscia separata- 
mente. Calzoni, e meglio Calzoni 
corti, o Braghe, 
9 e più distintamente bràf^e léigbe. 
Il detto vestimento quando scende 
anche a vestire le gambe. Calzoni, 
Calzoni lunghi 
9 Quel pezzo della bilancia a cui è 



;)Hittaccato II ferro onde pendono i 
suoi bacini, e nel cui mezzo sta 
r ago. Bilico della bilancia. 

Briga. 1 librai dicono la ripiegatura d' un 
foglio p. es. d' incisione per poterlo 
cucire cogli altri fogli; e altresì 
una lista di carta che si aggiunge 
ad un foglio isolato. Il quale non 
potrebbe se non per questo mez>.o 
ridursi ad esser cucilo cogli altri. 
Braca, 
9 Dicesi ancora per bilia nel secondo 

significato v. 
cucaa za dille brighe. Venire in di* 
sgrazia Cadere, Cascare di collo. 

Bragheer. €ena come fasciatura che è 
opportuna o necessaria agli erniosi. 
Brachiere, Braghiere, 
9 Ancora persona buona a nulla. Bra» 
cane. Bracalone, quasi non sappia 
tenersi le braghe che non gli ca- 
schino. Dappoco, e se sia detto di 
donna. Dappoco, 
9 e altresì cosa che abbiasi da fare 
non mólto rilevante, ma In quel 
nome parmi inchiusa l' Idea di certa 
molestia. Briga, Faccenda, onde: 
avìii^e miUe bracheer da foa. Jver 
piti faccende che un mercato, 

Braghóra F. di bragheer y* Dappoco. 

Bragberiéc Cosa da fame poco u niun 
conto. Inezia, 
9 Atto per leggerezza fastidioso, co- 
me sono certe permalosità, o pre- 
tensioni di riguardi, e simili. Sti^ 
ticheria, 

Bragheritt Dim. di b.aglieer In senso 
di faccenda. Faccenduzza. 
9 e bragheritt do a* imm. Dlcesl ma 
In senso sprezzativo di persona pic- 
cola. Mezza sconciatura, Bava^ 
nello. 

Braghètt Quella parte delle brajg^he che 
copre lo sparato dinnanzi. Bro'^ 
chetta. Braghetta. U brachetto e 

El. brachetti della lingua significa 
rache o mutande. 
Braghétta. Dim. di briga, v. Calzone 
Cini. 
9 della ibbia. Quella parte della fib- 
bia che con due branche tiene in 
mezzo r ardiglione, e girevole an- 
ch' essa è per lo più nelle fibbie 
per calzoni fatta a gruccia, ossia 
ha la figura di un T, e si fa en- 
U*are nell' occhiello del cinturino 
che riscontra quello dell' ardiglio- 



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70 — 



BR 



ne^ e nelle fibbie per scarpe ha una 
o più punte colle quali nel clntu« 
rlno si pianta. Sta fa. 

Braghétta. Striscia di cuojo che si lega aì 
piedi della civetta ecc. per attaccar» 
vi poscia la corda. Gelo, 
9 Anche una come doppia maglia di 
ben sodo refe che addotlasi al corpo 
di un uccello facendone per essa 
passare la testa le ali è le gambe, e 
na da un capo una gìretole campa- 
nellina di filo d' ononé^, nella quale 
entri una mollettlna attaccata allo 
spago onde poi V uccelh) è tenuto. 
Forse per la simigliaiìza dell'efietto 
che se ne ottiene brachetta spiega- 
ta nel Dizionario - sorta di ritegno 
ai piedi di uccelli. 

Braghettóon. Dicesi non pur di chi ha 
calzoni larghi, ma più di chi se 
li lascia cader ^Ut. Bracatone, 

Braghiin e braghine. Dira, di braga, v. 
Calzoncini, 

Bragèon. v. braghe, o braghe Maghe. - 
li bracone della lingua pare piut- 
tosto significare brache larghe. 

BtamestèoB. sorta d' uva grossa e di 
buccia dura, ccm granelli bislun- 
ghi, é n' ha t|i bianca e di rossa. 
jBnmiMta/ Brttmesta, Zibibbo. 

'Brametzaa. Usiamo questo \erbo nel 
proverbio: che n' en manézza n* ea 
Dramézza. Per dire quasi a giustifi- 
cazione che è facile romper sto- 
viglie e masserìzie chi le deve ma- 
neggiare. CAi roba non maneggia 
roba nqn brameggia, E mi sì per- 
doni r ardimento di aver fatto cosi 
' italiano- il proverbio nostro, poiché 
mi è parsa bella la figurata espres- 
sióne di esso, e se brameggiare è 
frev|uentativo dì bramare, nei buoni 
scrittori si tro^d brama anche in 
senso di privazione. ' 

Bramm. Sentesi questa paròla nella frase 
In bramm de paan e si dice dì chi 
mangi pietanza in tale quantità co- 
me se élla fo^se pane. Come pane. 

Branca. Quanto si può tenere in una 
mano: Brancata j Manata, Il bran- 
ca della lingua è zampa dinanzi 
coir unghie d' animale quadrupede, 
o piede d' uccello di rapina, e fi- 
guratamente anche mano che af- 
ferra, e altresì ramo, pollone. 
» Gli agricoltori dicono quella quan- | 
tità 01 biade che si tuiete in una | 



volta. Manna, onde f)u le biineha. 

Far le manne. Ammannare, 

Briaca. Altresì in campagna dicono le 
donne ciascuna di quelle piccole 
brancatélle in che dividono ciascuno 
dei fustelliui del lino, allorché si 
fanno a scotolarlo. Manaletla. 

Brancaa. Pigliare e tenere con forza. 
Abbrancare^ Afferrare^ Aggrap» 
pare. Ghermire, 
9 Ancora pigliare colla mano o tra 
le mani, e dicesi di arnese^ ma 
porta sempre 1* idea di impeto, di 
forza. 3lelter mano. Dar di pi* 
glia. - 1* aa brancaat en conrtell ecc. 
jjise mano. Diede di piglio ad un 
coltello ecc.^ 

Brancàda. Qtianto si contiene nel con- 
cavo delle due mani unite insieme. 
Giomella, Glumella, 

Brànch. Cosi ho sentito chiamare quel 
bastoncHfo adorno superiormente 
di uria nappa, lungo il quale stanno 
appesi parecchi sonagli, o sona- 
giìetti ( baceionechìitt ) , e che è i- 
' nastaVo' sul collare del primo dei 
cavalli accodati 1* uno all' altro per 
tirare quella specie di Carrettone 
a letto lungo e stretto sostenuto 
da sale robustissime con ruotoni 
chiamato bara. Sonagliera, E' poi 
fi sonaglio un globelto di metallo 
Internamento Cavo con un piccolo 
spacco e allo estremità di quello 
due Dcrtugètti, contenente una pal- 
lottolina mobile pur di metallo, e 
il ctii movimento dà tintinnio. 

Brancbétta. Dìm. di branca v. Manaiella. 

Brancbiin Pare qualche cosa ancor me- 
nò di brancbétta v. Manalìna, 

Brangogn. Diersi di persona che tro- 
va su tutto da brontolare. Bar* 
battone. Brontolone, Fiottone, 
messeer brangogn v. brangogn. Ser 
borbottone ecc, 

Brangongnaa. Quel querelarsi che per 
collera si fa con voce sommessa e 
confusa. Borbottare, Brontolare, 
Fiottare. - Ind. pr. brangignl , te 
brangégnot , ol , i brangégna : e col 
semplice o nelle stesse persone an- 
che il pr. sogg. 
9 Detto del cane, il mandare che ef^sci 
fa fra i denti digrignati certa voce 
cupa e rantolosa, quando mostra 
di non voler essere toccato, o che 
vuol mordere. Ringhiare, - e ro- 



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lesta voce che esso manda. Rhighio. 

Braai^oi^èOB. Pur come un accr. , di 
braBgogn v. 

Brisa. Uuel che cessata la iamma reslp, 
infuiicuto delle Icgne o altre cose 
abbruciate. Brace j Braciai Brage, 
Bragia, 
9 della candéU» o della leiimm. Quella 
parte dello stoppino della candela^ 
o del lucignolo della lucerna chp per 
la fiamma rest^ arsicciato e convien 
torla via» perchè impedisce che ab- 
biasi bel lume. Moccolaia, e dalla 
fig;ura che per lo più prende. Fim(/o. 

BrisélU. Dira, di brasa v. Piccola brace. 

Bruèer. Quantità di braci accese. Mónte 
di braci. Il braciere della .lingua 
è il nostro Braserà v. 

Enséra. Largo \asj iì rame o di ferrp 
a sponde. per uso di serbarvi la 
brace^ il quale ha due maniglie 
fisse^ o pendenti, oppure fermata 
nd mezzo del fondo un' asta di 
ferro sorgente verticale e^ termi- 
nala io un occhio in cui si manda 
r uncino d' una bacchetta di ferro 
per trasportarlo. Braciere, nv, Fo- 
cara; anche noi diciamo foighèra. 
• piccaiila. BraciereUo. . 

Brasila. Quella parte di carne che è 
aderente alla .costola dell' animale. 
Bracinola» .CosloleUa, Coslolina. 
9 Al plurale diconsi anche quei 
lividori o macchie che vengo-» 
no alle, donne, nelle cosqe per 
cagione del fatico, che tengono in 
inverno sotto alle gonnelle, incotti, 

Brttell, ma per lo più al pU bratéj* So- 
no due strisce talor«]| di maglia con 
diversi ucchiejli , ma per lo più 
di passamano,; da. polirsi alivingare 
o raccorciare cou fibbia^ e le cui 
estremità s«»no comunemente di 
pelle doppia con entro più fila di 
saltaleone, e si abbottonano allq 
parte .anteriore e posteriore delle 
serre (falsòtt). dei calzoni per te- 
nerli su. Ber Ielle j Vigne, Stracche. 

BraTaa. Rimproverare, minacciando. i?ro- 
P( re - ma da noi per lo più non è 
ci e semplicemente» Ji^ìm/voDierore. 
le esser boom chs da br^vaa. ^Dlcesi 
di chi nonXi che. bravare con pa- 
role senza mai venire ai fatti. J^rs- 
vare a credenza. , .... j 

Bravo. Tanto nel senso di coraggioso^, 1 
forte^ quanto In quello di perito> | 



— li -^ BH 

eccellente. Bravo. 
Brivo» Ancora si usa come riempitivo per 
dare cerMi forza ali espressione, - 
p. es. el s* i Mt sei le^sotie briVa 
màaegbe ecc. come dire: non si è 
ricusato, non ha indugiato a rim- 
boccarsi le maniche Ho^ udito da 
persona colta. Si è bravamente 
rimboccate le maniche. 
Bran. Tanto quel membro del corpo 
umaAo^'<'l><i distaccasi dalla spalla 
col nome di lacerto la partcf com-' 
presa fra 1* omero e il gomito ,,. e 
di antìbrjdiccip quella che è tra il 
gomito e la mano^ quanto una mi- 
sura di lunghezza che.fassi di. 13 
once. Braccio^ pi. Bracci e più 
comunemente Braccia, f. 

a brazz de piana. Largamente, copio- 
samente. J braccia quadra.. 

a dàaghe en dit de libertà el se sa 
toos en brazx. Dicesl proverbial- 
mente di chi facilmente Qbtisi dei- 
altrui indulg^enza. Pigliata figura 
dai cani e dai cavalli che nel primo 
moversi liberati dal ritegno che^li 
Impediva corrono più^ e più in là 
che per avventura non si vorrebbe^ 
potrebbe dirsi. £i fa scappata. 

cagaa a brasz. Atodo affatto plebeo 
per dire: fare .1 suoi agi non^ a 
seggetta in cesso, ma alP aria 
aperta. Il Patriarchi fa 'corrispon- 
de re. Cacare al murOj al fresco. 

d' en diit fàane *n brazz. Ingrandire 
le cose oltre misura. Far d' una 
mosca tui elefante. 

fdlaa, ingannàase a braiz> o a brasz 
de pann. ingannarsi a partito , 
cioè grarìdemente. 

predicaa a brazz. Dicesi di chi pre- 
dica senza essersi preparato. Pre» 
dicare a^ braccia^ Sciabica re jFa^ 
re lina sciàbica; che !con questo 
nome; di certa rete chiamasi anche 
. . una predica fatta al minuto popolo 
e non isiuàiaia. 

sbàtter 1 brazz. Dimenare ^sguajata- 
mente braccia e manil Armeggiare. 

sott al brasz. Dicesi di due persone che 
sieno r una col braccio appoggiato 
al brficcio dell' altra. J oracelo. ' 

fiver coni so brau o coùUe soùe IH- 
dighe» Campare, Fivère delle sue 
^. ^ braccia. . : 

iìfazzaa, e brazzaa san. Stringere col- 
le braccia. Abbracciare. 



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fin 



-. 72 — 



Bif 



Braixida. Quanto in una volta può 
stringersi colle broccia. Bracciata. 

» Ancora lo sirin^im^to che per 
benevolenza fussì d' altrui colie 
braccia. Bracciata^ jébbracclata^ 
Abbracciamento j Abbraccio, Aiti" 
piess o. • 

faa le feallàde. Contrastare di forza 
e di destrezza colle braccia. Fare 
alle braccia. 
Brawtdina. Dim. di lirazzàda nel pri- 
mo senso V. Braccialttlà. 

» Ancora vezzeggiativo di braiiàda 
nel secondo senso y. Abbraccio, 
AmpUsso. 
Brazzadùra.; Quella quantità di braccia 
di tela, stoffa^, o panno ecc. che 
occorre per fare una determinata 
cosa. Numero; Quantità di braC'- 
eia - che brazzadùra ghe vool? Che 
numero, che quantità di braccia 
occùrrel 
BrazzàaL Certa come mazza di legno 
dentala, della quale si arma il brac- 
cio chi gioca al pallone. Bracciale. 

» Qualunque ferro, o legno, o altro 
che quasi braccio spiccandosi da 
una parete si stende alquanto in 
fuori, e serve a reggere o portare 
checchessia. Braccio. 

9 Ancora ciascuno di quei due ap- 
poggiatoi o sostegni ai lati d'una 
seggiola a bracciuoli ( poaltroùna ) 
dove chi siede può posare le brac- 
cia. Brncciuolo. 

Tener la bàlia saal braztàL Venire 

f occasione opportuna. Bahar la 

palla in mano. 

Brazzalètt Ornamento d' oro o d' altra 

materia con che le donne ricin- 

§ono il bi*accio verso la giuntura 
i esso colla mano. Braccialetto, 
Girello, e con dignitoso vocabolo 
latino. Armilla. 

> Dim. di brazzàl v. Bracciuolo; e 
quegli arnesi di metallo, o altro 
che si appiccano alle muraglie 
per uso di reggere lumi. Viticci. 

» del camean. BrL'cciuolo ricurvo di 
ferro Ingessato nel lati del cam- 
mino per tenere le molle, la paletta 
ecc. Gancio del cammino. 

9 della r&ssega. Quei due regoletti 
esterni che formano II telajo, e nel 

Suali entra la lama della sega , e 
tengono in mano neir usarla. 
Capitelli, Manujlie. 



. Brazzènt Quel contadino che lavora « 
giornata gli altrui poderi. BraC'^ 
dante. 
Brazzétt. Ulm. di bràu v. Braccetto s 
Bracciolino. 
9 Dicesi certo arnese di piti re^o- 
letti uguali di legno imperniati 
girevolmente ai capi 1' uno sull' al- 
tro per raccoglierli a poterseli te- 
ner sempre in tasca, e che distesi 
corrispondono alla misura di uno 
o due braccia, le cui parti sono 
sopra di essi segnati. Braccio sno* 
dato. 
9 Ancora dicono I eapellai un loro 
strumentino d' ottone formato di 
due aste delle quali una segnata 
entra neir altra e si accorcia o si 
allunga come bisogna per ricono^ 
scere che il diametro della testa 
di un cappello corrisponda in dia- 
metro a quella di clii lo deve por- 
tare. Lo dicono i nostri capclIal 
anche passòtt, il che potrebbe In- 
durre a credere che si avesse a 
dir forse. Passetto. 

Brazzèoa. Acer, di braccio. Braceione. 

9 Anche si dice quella verga di ferro 

che si fa passare per un foro della 

catena (ciaf) che mettesl lo un 

edifizio. Paletto. 

Bréa. Quel com|>lesso di diversi arnesi 
altri dì cuojo altri di ferro insieme 

" congiunti coi quali si tiene In sog-« 

fezione e in obedienza 11 cavallo. 
ìriglia. 

cavaa la bréa. Levare la briglia. Sbri-^ 
yliare - cava la bréa al cavalL Sòri' 
glia il cavallo. 

metter la bréa. Metter la briglia. Jm^ 
briqliare ^ mètt la bréa al eavalL 
Imbriglia il cavallo. 

moalaa la bréa, o le bree. IXoo tenere 
così tese le redini, e lasciar quindi 
un po' più libico il cavallo. Al' 
Untare la briglia. Rallentare il 
freno. 
Brèda, e anche bréda. E' nome di parec- 
chie ville , che distinguonsl con 
particolari aggiunti è >ìene da una 

Sarola latina che significa podere. 
h'eda. 
menaa élla bréda. Tirare bellamente 
alcuna cosa in lungo. Dare erba 
trastulla. Menare il can per T a- 
ja. Tenere a loggia. 
Brémbol, o brémnoL L estremità delle 



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m 



— 7* 



nn 



l*enì nei polli e n^gli uccelli^ C?d- 
diane. 

t^èmmoLAncora qtiellti ghiàndolettnpro- 
minenie che sopra il codione hanno 
gli uccelli ed \ polli^ dalla quale 
col becco spremono un umore o- 
leoso onde spalmano le penne e le 
piume aflìncnè non si inzuppino 
ti'arquus e bisogna toglierlo dal vo- 
latile prima dì cuocerlo perchè non 
comunichi nella cocitura air Inte- 
ro animale^ o al brodo ecc. quel- 
r odore spiacente e sapore nau- 
seante che dieesi di selvatico. IVel 
Carena da cui ho prese qUeste idee 
è detto. Poro oleìfero: e il Taverna 
dice di averlo udito da alcuni no- 
mare. Ciccione. 

krèita. Specie di piccolo tino portatile 
a spalle a uso di trasportare vino 
e altri liquidi; e anche misura di 
liquidi corrispondente aYSbnccnli 
da 2 libbre ai i2 once ciascuno. 
Brenta. 
che tròppo studia matto diventa, e che 
non studia pòrta la brènta, li troppo 
studiare ci fa dottori morti , il 
nulla studiare ci lascia asini vivi. 

•Brentaad. Capacità valutata a brente: 
p. es. che brentaad è^a qnélla bott- 
ta, o ([nella tinaf Come dire. Di 
che capacità è , o quante brente 
contiene quella botte j o quel tino ? 

Bréssa. Città del nostro regiio impor- 
tante per commercio. Brescia. 
fia còme i làder de bréssa. Dicesì di 
quelli che se facilmente vengono 
od alterco^ presto poi si rappatu- 
mano. 7 corsali si nimicano ma 
non si danno. 

ferestcnlil, o faa brestonlii. Porre alciinft 
cosa al fuoco sì che pigli quel co- 
lore rossiccio che il fuoco produce 
nella superficie delle cose sul pri- 
mo abbruciarle. Jbbrosiire j Àb^ 
brustoli re. 
brestonliise. DicesI di chi troppo si ac- 
costi al fuoco quando esso è vivo^ 
oppure vi stia troppo tempo. Jb- 
brostolirsij Jbbrtistolarsi. 

Breùgna, che anche si dice piànta de 
br6Ù|;ne. Albero del quale sono 
lanceolate le foglie^ bianchi i fiori, 
ovali allungate e di vario colore 
le frutta con buccia più o meno 
lìscia^ e alcune ricoperte di certa 
polvere o velo bianchiccio , che 



h^nno in mex/o alla polpa un noe- 
ciolo bislungo , compresso^ d' un 
guscio assai duro, nel quale è con- 
teinita una mandorlo. Prugno, Su^ 
sino. 
Breùgna. Il frutto dei prugno, del ({uale v. 
sopra r idea; e n* ha di più spe- 
cie: di bianche, di verdi, di g;ìalle, 
di turchinicce, pavonazze, violette 
rossicce, e di color misto e va* 
riegato. Prugna ^ Susina. Le più 
comuni da noi sono quelle che 
chiatiriamo magonaère^ rossiccie > 
della figura come d' un uovo, e 

P rosse quasi com' esso - mescUne, 
orse jémoscine, tondeggianti an- 
ch' esse e gialle - de san pèder. 
Sampiere > rossastre , rotonde . 
grosse come un' armeniaca , che 
maturano per s. Pietro - coniliàle, 
Pntgne domestiche, o assoluta- 
mente Susine, bislunghe, d' un 
bel violaceo con tnia velatura bian- 
castra detta fiore, e sono quelle 
che da noi si fanno seccare per 
uso di cucina, e si riducono in 
confezione, e anche servono ad un 
preparato medicinale. • 
Bretisch. Di sapore tendente all'aspro» 
Bntsco. 

» che Uga. Di sapore aspro e astrin- 
gente. Lazzo. 

» Usasi anche come n. ed A V astratto 
di bretisch v. Bruschezza. 

» del limòon. Il sugo che sì spre- 
me dalla polpa dei limoni. Jgro , 
che quando è agg. è lo stesso 
che acre e significa di sapore pun- 
. gente. 
BreÙ8*cia. Specie di spàzzola di barbi- 
cine d alcune piante che suolsi 
usare per ripulire il cavallo dopo 
la slregghiatura. Brxisca. 

» Ancora dicono alcuni la spazzola 
di setola di cignale. Spàzzola. 
Brentt. Che non ha proporzione né con- 

fruenza di forme. Brutto. 
mttènt. E' una specie di super- 
lativo di brutto, bruttissimo. 
V è pò miga sta brentt. E' manco 

brutto che non isti ma va. 
passàala breàtta. IJscire u mala pena 
di qualche pericolo. Scamparla 
brutta, e anche sempliciinente. 
Scamparla, che nell' Ortografia 
Knciclopedica è messo come modo 
dcir fiso per dire salvarsi, liberarsi 

il 



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-U^ 



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dalla morte. Anche noi abbiamo 
passàala,e8cappàala pronunciali con 
certo tuono di sospensione che da 
a sottintendere o la morte^ o la 
mala ventura, 
vedilsela breùtta. t^revedere di aver 
a correre qualche pericolo. Federe 
!a mala parata: no! abbiamo ye- 
diise àUa mal parida. 

Breùtta o brenttacèpia. Quella prima 
scrittura che si mette pòi In netto. 
Boszaj Minuta. 

Bria. V. bréa. 

Bricch. Luogo alto e scosceso. Bricca, 
lìriccola. Dirupo, Bricco in lin- 
gua luol dire asino, e anche mon- 
tone^ e in Firenze chiamasi altresì 
quel vaso stagnato nel quale si fa 
la bevanda del caffè. 

Bricòlla (de). Porta con sé V idea 
di indirettamente^ e si usa nelle 
seguenti frasi: 
aiiighe de bricòlla. Avere per altre 
vie, per altri mezzi che non* so- 
gllasi regolarmente avere. Jvere 
ai rimbalzo, per fianco, 
daa, o gioagaa de bricòlla. Dicesi nel 
gioco del bigliardo II dare un col- 
po obliquo SI che la pallottola pri- 
ma di percuotere quella dell' av- 
versario batta contro la matto- 
nella ossia sponda della tavola su 
cui si ^ioca. Far mattonella - an- 
che noi diciamo flia spónda. Della 
pallottola però allorché nel soprad- 
detto modo batte quella dell' av- 
versario dicesi che lu colpisce di 
briccola, 
savii de bricòlla. Sapere indiretta- 
mente o per terza persona. Saper 
per cerbottana; ed è cerbottana 
nome che si dà ad una pìccola 
canna per parlare altrui piana- 
mente air orecchio. 

Briga. Tanto in senso di fastidio, tra- 
vaglio, quanto in quello di affare 
faccenda. Briga, onde: 
tòose dèlie bri{;he. Dicesi di chi si 
piglia fastidi, o si assume faccen- 
de che potrebbe, volendo^ lasciare. 
Comperar brighe. 
Briga. Si usa altresì nel senso di au- 
docia col verbo aTiighe In tuono 
minaccioso - p. es. 
8' el gh* aa briga da Tégner, (d me 
sentori. Se ha T audacia di veni- 
re, egli mi sentirà. 



BrigheUeen e brighelètto. Dfcesi a fàm 
ciullo che cominci a vestirsi dd 
uomo. 3iamniolinOj Naccherino, 
Brinaat. Agg. di pianta che da brinata 
viene come bruciata o riseccata. 
Incotto, - 11 brinato della lingua 
è coperto di brina. 
Brisa. Piccolissima parte che casca dalle 
cose che si mangiano, e per lo più 
dicesi del pane. Brida, Mica, 
Minutzolo. 

t brise e bonccèon. Dicesi di cosa che 
facciasi a poco per volta e a stento 
e che dovrebbe farsi tutta in un 
colpo. A spilluzzico. 

pagaa a brise e lionccòon. Pagare a 
spilluzzico. 

andaa tentt in brise. Dicesi di cosa 
che spezzandosi si riduca in mi- 
nutissime parti. Andare in minuz^ 
ioli. Sminuzzolarsi. 

fàà in biiso. Ridurre in minutissime 

f»arti una cosa sia spezzandola, o 
asciandola cadere , o gettandola 
contro terra ecc. Fare in minuz^ 
ioli. Sminuzzolare, 

Bri8*ciàa. Dlcesi lo scorrere il piede di 
chi cammina, quando posondo so- 
pra cosa liscia o declive non può 
più sostenere T equilibrio della per- 
sona. Sdrucciolare, Smucciare, 
9 fora de maan. Scappare di mano 
senza poter ritenere. Sguizzare di 
mano, tolto 11 verbo dai pesci, che 
quando alcuno li tien presi,gli schiz- 
zan via dalle mani, 
sitt dóve 86 bris*cia. Luogo dove cam-* 
minando non possano tenersi i pie- 
di che non iscorrano, e facciano 
perdere V equilibrio della persona. 
Luogo lubrico. Sdrucciole, Sdruc* 
doloso , e anche seropilcemente 
Lubrico II. 

Bris'dàda. L' atto del bri8*ciaa. v. Sci» 
volata. 

Bri8*cièon. v. bri8*ciàda. 

Brisconla. Gioco che si fa colle carte del 
tre^ette da due o quattro persone , 
le quali ricevono ciascuna tre carte, 
e ad ogni bazza ( maan ) ne levano 
sempre dal mazzo una infino all' ul- 
tima che fu posta da principio sco- 
perta sotto al mazzo, e dicesl bri- 
sconla come dire Tnonfo, perchè 
essa e tutte le carte del suo medesi- 
mo seroe ( pàli ) pur chiamate brì- 
sconle quando sono messe in tavola 



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Tlncono tuUe le altre. L' ordine poi 
delle carte in questo gioco è ohe la 
migliore in ogni seroe è V asso, poi 
viene il tre^ ìndi il re^ il cavallo^ il 
fante^ il sette ecc., e vince chi su- 

Jera i 60 punti, contandone V asso 
ìy il tre lO, il re 4, il cavallo 3, il 
fante 2. L* asso e il tre del resto in 
ogni seme hanno il nome di càrich, 
e siccome vincono tutte le altre car« 
te meno i trionfi (il che dicesi 
stroiuaa, Pigliaré)yt fanno le baz- 
ze |iiù ricche di punti, si possono 
benissimo, come accenna il Voca- 
bolario Milanese, chiamare per si- 
mìglian^a tolta dalla spadìglia, ma- 
niglia ecc. del giuoco dell ombre, 
JUuUadori. Il Peschieri a questo 
gioco che gli è fatto credere essere 
tutto lombardo si avvisa di dover 
dare il nume di Brìscola. 
Briscoùla ( fiiut la ). Scivolare per diverti • 
mento sul ghiaccio. Fare, GiuO' 
care a scivolare , a sdrucciolare, 
BriflcoBlaa. v. briscoùla. 

» fora de maan. V. .Ml8''€iaa. 

férr da faa la brlscoùla. Una come pia- 
nella armata di ferro che usossi già 
anche uuì per scivolare e cammi- 
nare sui ghiaccio. Pallino. 
Brise^ Dim. di briaa. v. Jirìciolinoj Bri- 
ciolellaj MicoUno. 

9 Dicesi ancora di persona piccola e 
magra. Cecino, Personcina. 
Bròcca. |)l. brècche. E' nome generico di 
varia specie di chiodetti corti con 
capocchia. Bullella. 

» de giau. Grossa bulletta usata dai 
calzolai. Bullella con capocchia 
quadra. 

» della fórbes. Quel chiodello che tie- 
ne unite le due lame di una forbice 
e che talvolta da un capo in vece di 
essere ribadito è fatto a vite^ o a 
capocchietta vitata. Pernio, 

» ft'aiicéaa, ma si usa più al pi. IVome 
generale di certe bullette cilindri- 
che di fil di ferro di varie grossezze 
e lunghezze. Punle di Parigi, Bui' 
Ielle spille. 

9 di boiicc^, delle piate ecc. Quel se- 
^no che si è prescritto dover avere 
1 vasi con cui hanno da misurare il 
vino e altri liquori quelli che li ven- 
dono, affinchè sia sicuro il compra- 
tore che gli è dato quanto gli è do- 
vuto. Brocco, 



Bròcca da daqiia.Yaso di latta, o di rame, 
o anche di terraglia o di majolìca 
che spande acqua a modo di minu- 
ta pioggia o da un beccuccio di- 
ritto nel fondo, o per mezzo di una 
specie di palla schiacciata detta ci" 
polla, o mela, al capo superiore 
di un tubo beccuccio, che saldato 
dair altro capo inferiormente alla 
parte cilindrica o fascia del vaso 
sorge allontanandosi via via da es^ 
sa nn verso i' altezza della bocca, la 
quale ha una specie di mezzo co- 
perchio detto leltino saldato al suo 
orlo. Jnna/fialojo, Inna/fialojo. 
Bròcca Ancora si chiama un vaso di ter- 
raglia, o di majolica, o di porcellana 
o d' argento ecc, che da un becco 
in che nella parte opposta al mani- 
co finisce la èocea versa V acqua 
da lavarsi te wani. Mesciroba. Il 
brocca della lingua o broccia è no- 
me generico che esprime vaso di 
terra da portare acqua e liquori di 
ogni sorta, 

9 11 complesso dei ramuscelli fron- 
zuti degli alberi. Rama, Rama" 
Qlia. 

9 Frasca o altra verzura che si dà a 
mangiare al bestiame. Bròcca. 

9 Anche le foglie degli alberi che 
raccolgonsi e serbansi per nutrire 
i bestiami neir inverno , come si 
fa del fieno. Frasche alpi. 

faa la bròcca. Cogliere dai rami la 
frasca o fronda per darla, o ser- 
barla a nutrimento delle bestie. 
Far la frasca o la froìula. 

oaselaa alla brocca. Uccellare accanto 
a un filare di alberi fronzuti, su 
cui vengono a posarsi gli uccel- 
letti che allettati da queiii che so- 
no disposti nel paretajo scendano 
nelle reti. Uccellare a frasconaia. 

Tégner J onséj ia bròcca. Dìcesi dagli 
uccellatoli il calarsi che fanno gli 
uccelli sulle brocche o rami degli 
alberi che sono intorno al pare- 
tajo. Imbroccare. 

Tònder o coampraa a bròcca sécca. 
Vendere o comperare nel verno, o 
al primo germinare dei gelsi la 
foglia che nanno da mettere pel 
tempo della bacatura pagandola 
un dato prezzo, qual pur sia per 
esserne la quantità; e credo si di- 
ca apche del fruUi di altre piante. 



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Potrebbe jier avventara dirsi. J* * 
vanii stagione e in corpo. 

BroQCCaa. Soprag^gìungpere, e pare che 
porli l* idea che ciò avveng^a Im- 
pensatamente. Chiappare, CogiiC' 
re. Ind. pr. bròcchi, te brècchet el, 
i bròcca; anche il sogg. pr. coir o 
largo. 
Anche nel senso di braneaa' ir. Jb^ 

brancare. Afferrare, 
» Altresì sfogliare, o sfrondare una 
pianta al modo che fanno I bru- 
chi, e dicesi particolarmente delle 
capre e delle pecore ecc. Bnicare. 

Broaccadeen. Maglia rovescia che nella 

E arte posteriore della calza ab- 
raccia due giri. Rovescino, 
9 Ancora la serie di queste maglie. 
Costura. 

BroQCcài V. boaràj. 11 broccajo della lin- 
gua è strumento che sene per se- 
gnare e allargare i bucWx Anch© i 
nostri artigiani lo dicòno broacc^. 

Bròcch. La parte dell* albero che dal 
tronco si dilata e si eleva a guisa 
di braccio. Ramo; e se esso è ta- 
gliato dal suo ceppo. Broncone. Il 
brocco della liugua vuol dire ger- 
moglio, rampollo. 

Broacchell. Dim. di bròcch v. Rametto^ 
Ramicello. 
» sècch. Ognuno dei ramicelli secchi 
che sono su per gli alberi. Frt^ 
SCO, Fnìscotoj Sterpo. 

Broacchellamm. Quantità di fruscoli o 
sterpi. Stirparne, St-rpame. 

BroQCChelleeii. Dim. di broacchell v. Fm- 
scolettOy Fuscello. 

Broncchétta Dim. di bròcca v. Bulletta, 
Brocchetta, e poiché il Vocabolario 
lo dice dim. di bròcca, spiegandolo 
per piccolo chiodo, pare che an- 
che pel nostro bròcca si possa in 
linjjua dir Brocca, che dicevasi 
amicamente per ferro acuto , co- 
me è notalo nell' orkogratta Enci- 
clopedica al § 5. di quel vocabolo. 
9 delle scarpe. Bulletta con largo 
cappello da mettere nelle scarpe. 
Cappellotto. 
9 salanna. Usasi per lo più al ni. 
Bullette minute. Bullettine miglia^ 
rine, 
9 Figuratamente sì dice per naso 

piccolo. IVaséca. 
bàtter broacchétta. Dicesi di chi sia ob- 
bligalo a star fermo, e speciaU 



mente se fa freddo. Batterla borra, 
o la diana. 

Broicchettamm. Quantità di btillelte di 
ogni maniera. Bullettame. 

Broncchettiiia. Dim. di brouachòtta t. 
Bullettina, 

BronjCChettòoit Grossa bulletta. Bullet" 
Ione; e vi è il bullettone con ca- 
pocchia quadra v. bròcca de glaza^ 
e il bullettone da mantici ecc. 

BròccoL Erbaggio cestuto, del quale 
mangiansi particolarmente i fiorì, 
che disposti in più mazzetti sono or 
bianchi, ora azzurrini, ora di color 
paonazzo, o anche verde scuro 
nericcio. Cavolo broccolo, o 6roc^ 
colato, e anche Broccoli pi. Il 
broccolo della lingua è il germo- 
glio del cavoli. 

Brad. Acqua in cut sia slata colta car- 
ne di manzo ; o di pollo ecc« 
Brodo. 
» ristrètt . Quando il commestibile 
sia stato lessalo in poca acqua, o 
lasciato bollir molto sì che il bro» 
do riesce in più poca quanlità; e 
nel secondo caso specialmente più 
succoso e sostanzioso. Brodo corto. 
9 liraat. Brodo che si ha dal les-> 
sare carni, erbaggi aromatici , q 
altri ingredienti posti insieme ad 
essere consumali, e per così dire 
a stillare. Consumato , Siili a to. 
- anche I nostri cuochi lo dicono 
con vocabolo francese consume, 
andaa in brod de zlis. Godere assai, 
Andar", in broda, o in brodetto, 
o in broda di succiole^ 
battezzaat coni brod de bOigòtt \\ 

battezzaat. 
lamentàase del brod grass. Lamentarsi 
di cosa che dovrebbe anzi riguar- 
darsi come bene. Dolersi, Ram^ 
mancarsi di gamba sana. 
lassaa bòjer in del soo brod. Lasciare 
che uno si scapricci nella propria 
opinione. Lasciar cuocere net suo 
brodo. 
tiraa sen o béyer el brod. Attrarre a sé 
il fiuto quando sentasi subilo do^ 
lore per freddo, o per iscot la- 
tura, per percossa ecc. Suci 
chiare. 
tràaie adòss el brod. Lordarsi in man^ 
giando di brodo. Imbrodolarsi ^ 
che è anche generico per ifubrQ(« 
Ursi, lordarsi, 



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Brida. Porta idea di cosa liquida ma 
non |iiacevfile. Broda 
9 Iniinio ( poicc ) troppo più liquido 
che non dovrebb* essere^ e quindi 
poco savoroso. Broda, 
9 Sentesi dire ancora per sangue in 
copia - p. es. el gh* aa datt en 

Seagn che '1 ih' aa fati végner xo 
I brida. Gli ha dolo un pugno 
che gli ha rollo il sangue del 
naso, 
9 Altresì figuratamente per discorso 
lungo e nisulso. Pappolala, che 
propriamente è vivanda quasi li- 
quida che non si lien btiì^i in- 
sieme. 
aBdaa in brida. Dicesi di cosa che 
si disfi^ che si fu come liquida^ e 
non si tien bene insieme. Andare 
in broda. Scapolare, Spappolare^ 
Spappolarsi, 

Broad^a. Brodo lungo. Broda, 

Bridegh, è sbrède^ Dicesi di chi si 
imbrodola^ si insudicia. Lercio, 
Sucido, 

BroidegioD, e sbroidegion. Pegg. di 
bridegh v, Sudicione. 

Broadeen. IN'op è alirimenii dim. di bro- 
do^ ma significa brodo succoso di- 
licato. Il Vocabolario Milanese met- 
te come voci dubbie. Brodino j 
Brodello, 

BroadòoD. Uuasi accr. di brod v. per 
dire brodo assai buono^ assai suc- 
culento e saporoso. Per analogia 
dei brodetto potrebbe forse dirsi 
B rodane; se già non facesse im- 
pedimento che questa parola sino- 
nima di bradone sij»;ninca un or- 
namento delle maniche come dice 
V Ortografia Enciclopedica, spie- 
gato più chiaramente dal Vocabo- 
lario Milanese per una specie di 
spallaccio» di fascia umerale onde 
s adorna il sajo. 

BrooL Terreno piantato ad alberi frut- 
tiferiy e comunemente cinto da sic* 
pe. Brolo, Bipolo, Frutlelo, Po- 
tniere, 
9 Anche luogo ad alberi e ad erbe, 
che pur chiamasi ovtau. Fer^ 
zìere. 

Proolétt. Dim. di ^rooli v. per analogia 
Brolello. 

Brsimni, e anche ripetuto. Voce fan- 
ciullesca, per indicare il bere. 
Bombo^ 



faa broamm. v. sopra. Far bombo. 
Bombare. 

Brovids. V. boamls. 

Brointoalaa. v. brangongnaa. BronlO" 
lare. 
^ Detto di temporale, quel sordo ru- 
moreggiare che esso fa prima che 
si risolva e anche dopo, Bumo* 
reggia re, 
9 Detto di ventre, di intestini, quel 
rumoreggiare che fassi sentire ne- 
gli intestini per flati o mala dige- 
stione. Bruire, Borbollare, Gor- 
gogliare il corpo. 

Bronatoalamènt de pània. Quel rumore 
che si fa sentire negli intestini per 
flati mala digestione.i^oròor/jmo, 
BorbollamemOy Borbollìo, 

BronntonlioB. v. barboattion. Brontolone, 
FioUolone, 

Bronz. Metallo composto di stagno e di 
rame. Bronzo, 
9 Dicesi anche a botte che sia sal- 
dissima: ^néUa boÈtta 1' i 'n brons. 
Pìon avrei difficoltà a dire metafo-< 
ricamente Quella bolle è un bronzo: 
che delle figure non è forse pos- 
sibile trovar sempre esempio nei 
Vocabolari, e quand'elle sian chiare 
e convenienti, par che possa esser 
libero usarle anche sen^a autorità, 
couioar bronz. Del colore del bronzo. 

6*o/or di bronzo. Bronzino, 
issar de bronz. Dicesi di persona la 
quale sia di tempera assai robu- 
sta. Esser di ferro; anche noi ab- 
biamo issar de ferr. 
fàccia de bronz. Dicesi di persona che 
non senta vergogna, pudore. Fac^^ 
eia tosta. Fiso da pallottola. Il 
faccia bronzina della lingua è fac- 
cia abbronzata, olivastra. 

B^nza, o laoiicca. Quella specie di cam<» 
panello che si suol mettere al collo 
degli animali. Companaccio, 

Broanzeen. Vaso di bronzo piuttosto cu- 
po ( fond ) in cui nelle cucine si 
pestano gli ingredienti per far le 
salse e i savori; e gli speziali lo^ 
adoperano per pestare e mescere i 
medicamenti. Mortaio; e forse per 
maggior distinzione saria bene ag- 
giungere dì bronzo; che noi per 
mortéer usato senza alcun aggiunto 
intendiamo quello di marmo. 
9 Ancoi a specie di pentola di bron» 
90 comuoeioenie eoo ^e peducci 



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81 potrebbe dire. Pentola, Pen- 
toletta di bronzo. Il bronzino della 
lingua è aggiunto di volto^ di pelle 
ecc. e significa di color bruno, qua- 
si simile a quello del bronzo^ in- 
cotto dal sole. 

Broos. Dicono i eapellal una spazzola 
di barbicine di certe piante che u- 
sano a ripulire il pelo ne' capelli. 
Brusca: e ne usano ben di tre 
sorta distinte per diversità di du- 
rézza^ a fine ai sennpre meglio ri- 
puliiiB il cappello. 

Broussenr (in) lial iVancese- Chiamasi 
dai librai quella legatura che fan- 
no di un libro senza raffilarlo nei 
marglni-Zn broi9ura,Jtta rustica, 

Bronvaà. Osasi eoi verbo (fìta) significa 
dare una leggiera cottura ^ e di- 
cesi particolarmente dì quelle ver- 
dure che si mangiano cotte. Bi" 
slessare. Sul qual verbo il Voca- 
bolario Parmigiano fa questa os- 
servazione. INon sarebbe corso er- 
rore ab antico ? Non s' avrebbe a 
dire piuttosto Mislessùre ? che sa- 
rebbe lessar male. 

BroQTàda (faa daa na), v. broavàa. 

BrOQvadùra. Queir acqua In che sia sta- 
ta nel detto modo cotta qualche 
cosa. Bollitura, Cnocitura. 

Br«Hvaat. Oltre al significato di parti- 
cipio del verbo Droavaa v. significa 
anche poco sano, non ancor bene 
riavutosi di malattia. Malazzato, 
Malescio, Cagionevole - stoper 
liroiivaat, o meiz broovaat sempre 
malescio - anmò bronTaat ecc. an- 
cor malazzato, 

BrovTènt. Lo stesso che bonjènt. Boi- 
lente, 

Bronvòtt (faa da'n). t. bonjòtt. 

Brogi&a. picesi del tempo quando co- 
mincia a farsi sentire il tuono, e 
fa temere di acqua o peggio. Mi^ 
nacciare. Rugghiare, - Ind. pr. 
breùggi, te breùgofet, el, i breùggia. 
- air ugual kTioJo coli' eu il pr. 
sogg. 
9 Ancne si dice per significare che 
uno fa capire di voler fare o dire 
alcuna cosa. Porse perchè si tratta 
di parlare figurato si potrebbero te- 
nere anche in lingua I due verbi. 
Minacciare, Ilugghiare. 

Bmgnàda, o coimsòrva de breùgne. Pas- 
si col bollire le susine^ e passatane 



poi per une staccia la polpa me- 
scerla con miele o zucchero, per* 
che serbisi gustevole, e si usa an- 
che come medicinale. Confezione, 
o Conserva di prugne, 

> Ancora sorta di elettuarlo molto 
purgativo, del quale è base la pol- 
pa delle susine. Diapruno, o Èlet^ 
tuario lenitivo, 
BmgBOOl. Pianta di stelo spinoso con 
scorza bruna e screpolata , rami 
numerosi, spinosi, foglie ovate, fio» 
ri piccolr, bianchi, frutto rotondo » 
quasi azzuro, o violetto cupo, di 
gusto acerbo. Prùgnolo, Il pm-^ 
gnuòlo della lingua è ottimo fuiH 
gò odorosissimo, che nasce d' &•« 
prile alle prime pioggie. 
BnmldOHr. Strumento d' aeciajo o di 
denti d' animale, o di ultra ma- 
teria dura col quale si bruniscono 
i lavori. Brunitoio, 
Brimell. Specie di stoffa nera di lana a 
mandorla, che usasi a fare scarpo 
per donne. Bmnellino, 
BrQ8« Dicesi di quei colore, odore, e 
sapore che prende una cosa quan- 
d'eila è riarsa. Bruciatiùcio, 

» I fanciulli nel giuoco del monte 
dicono quando la girella ( sgliia ) 
gittata col piede va sur una di 
Quelle linee che segnano gli spar-» 
timenti delie caselle dove bisogna 
andare; e aHora tocca all' altro a 
far giuoco: quindi èsser in bns. 
Toccar linea, 

andaa, o èsser in bns da faa ecc. 
Dicesi quando uno sta per fare 
ecc. checchessia. J^Mere a un di' 
lo , a un pelo di eee. e quando 
trattisi di qualche male o danno^ 
anche. Correr rischio, - soim an** 
dattinbns da cucaa. Sono stato 
a un pelo, ho corso rischio di 
cadere, 

dappaa 1 bms. Cominciare ad abbru» 
ciarsi. jirsicciare. 

savli de bms. Pigliare sapore di cosa 
che si abbruci. Saper di arsìccio, 
di bniciaticcio, 
Brusaa. Bruciare, Jbbimcciare, 

9 ei paJ[oon. Dicesi del non pagare 
i debiti, abbruciare /"* alloggia^ 
mento, 

9 la scèla. ecc. Non andare alla scua« 
la ecc. Marinare la scuola ecc. 

» yjte to mercanta. Dicesi quando U 



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ha delle merci un gronde spaccio. 
Andar via a ruba. - stè pann ì 
me la brasa via. Questo panno mi 
va via a ruba. 
Wiisaa. Usasi ancora intransitivamente. 
Ardere^ 

» Dicesi di quel dolere come per 
acutissime punte che fa una fe- 
rito scalfittura^ come quando vi 
si metta sopra materia corrosiva. 
Frizzare, Motdicnrè, 

» Detto di g;ranì di erbe ecc. quando 
si seccano prima del tempo per neb- 
bia o caldo. Alidire, Jirabbiare. 

9 Detto di frittura, di arrosto ecc. 
è quando la frittura , V arrosto 
cuoce con troppo fuoco o in trop- 
ea fretta. Arrabbiare , Sfriggo- 
lare; ma questo è altresì quel 
rumoreggiare the fa la frittura 
o il pesce nella padella' mentre 
si frigge. 

» dalla Tergògaa. Venir rosso in vol- 
to per vergogna> il che porla cer- 
to calore nel volto stesso. Fare 
il viso rossih 

^ J'ócc. Sentire certo molesto mordi- 
camento agli occhi come se si 
accostasse al fuoco. Aver bnicio* 
re agli occhi - me brùia J occ ho 
bntciore aali occhi, 

^ésta la me brùsa. 8i dice qnando 
alcuna cosa reca dispiacere. Que- 
sta mi citoce, tni scotta. 

èmsaal de tèld. Dicesi di chi è sen- 
za danari. Arso, Asciutto, Bru- 
cialo, Brullo del tutto-. Che non 
ha un becco d^ un quattrino. Po- 
vero in canna. 
BrHSChètt. Dim. e quasi vezzeggiativo 
di breasch. v. Agretto, Agrigno, 
Afruzzo, 
9ns*ciaa. Ripulire colla brusca v. 
breÙ8*€Ìa. Bussolare, Spaziolare, 
Ind. pr. breÙ8*cl, te breùs*cet, el, 1 
breùs eia ; e ugualmente coli' ea 
il pr. Sogg. Il brusciare della lin- 
gua pare scorrezione o affettazio- 
ne di taluni che lo scrissero per 
bruciare: e britscare è levare i 
rami inutili dagli alberi. 
Bns*ciiii. Dim di breas'cia v. Spazzolino. 
Bnsoiir. Sensazione che si prova co- 
me per bruciamento. Bruciore, 
Cociore, Frizzamenlo, 

» de stòmecfi. Ribollimento dello sto- 
maco per mala digestione e f cr 



cattiva qualità di cibi, tncèndito.' 

Bristoalli. Leggermente ardere^ comin- 
ciare a bruciarsi appena. Brusto- 
lare , Abbrustolare. 

Brottajool, e bmttazzooL Dim. di breutt 
V. Bruti occhialo^ Brutterelh. 

Bratteea. v. bnitt^ool. 

Brattòon. Pegg. di breatt. v. Srullis- 
Simo, Laidaccio. 

Brattètt v. bmttajoel. 

Badali e più al pi. bad^. &uel cana- 
le che con varii avvolgimenti va 
dallo stomaco air ano donde con- 
duce fuori del corpo -gli escremen- 
ti. Budello, Intestino, e più al 
pi. Budella y f., Intesti^u. 
» Ancor dicesi di manica, di calza ^ 
ecc. che essendo stretta a mala pe- 
na si può vestire. Manica, Cai-» 
za ecc. stretta. 
» reatil. Chiamasi negii animali ciuel- 
lo che del nostro corpo è detto 
come per antonomasia badali ed 
è la terza ed ultima parte de- 
gli intestini che i medici dicono 
crassi, « che va « terminare al- 
l' ano. Intestino retto, o sempli- 
cemente // retto. 
aviighe séea el badali invèrs. Aver po- 
ca sohite. JEsser malescio, 

Badélle. 11 complesso di tutti i canali 
pei quali passa il cibo. Budelle, 
Interiora, pi, f. 
» del calamari. Quella bm'ra di seta 
( strazza da seda ), o altra maierìa 
solla e cedevole, che sì mette nel 
calami\jo^ e s' inzuppa d' iuchiostro 
per iscrivere. Stoppaccio, Cenci, 
Peli del calamaio. 
» del melèon. Quelle barbe entro al 
popone alle quali sono ntlaccatl i 
semi. Buzzo trovo nel Vocabolario 
Parmigiano, e Bete nel Carena. 

BadeUeeU. Dim. di badali, v. Budtllino, 
Minugia, Minugia, e al pi. MinU' 
gè, minugia f. 

BadaUòon. Acer, di badali, v. Budellone. 
» Ancora si dice di persona per ispre- 
gìo. Moccicane. 

Baeròon. Bevanda composta di farina ed 
acqua che si dà a cavalli od altri ani- 
mali per ristorarli ecc . Beverone. ^ 

Bafe. Dal francese, imbandigione di 
vivande fredde che fassi a veglie 
ecc. Buffetto trovo nel Vocabola- 
rio Milanese. 

Bi^Con. Chi dice parole^ o fa alti da in- 



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m 



-do — 



nìì 



durre altrui a riso Buffone. 

tMTèoiii Usasi ancora come interposto a 
mostrare disapprovazione di sg;ua- 
jataggine ecc. Sguajaio - ?a là 
bvffòon! Fanne sijunjalo! 
faa '1 buffèon. Pare azioni o parole 
da bulTone. Bu/fonare, Su/foneg* 
giare, 
80011 miga al Tostar buffèon. Dice ta« 
luno per mostrare altrui che non 
vuol esser preso a g;iuoco. j/Von 
sono il vostro balocco, 

Bvffoimàda. Azione o discorso da buffo- 
ne. Buffonerìa, 

Bngàda. Lavatura^ imbiancatura di pan- 
ni; e anche la quantità di panni 
che 8* imbucatane in una volta. 
Bucala, Bucalo, 
métter in bngàda. Mettere in bucalo, 

Jmbucatare, 
resentaa la bngàda. Lavare i panni 
iieir acqua pura dopo che sono 
stati curali colla liscia. Risciacqua- 
re il bucalo, 

Bigadaria. Luogo dove si lavano e si 
Imbiancano i panni. Cura, 

Bngadell Dim. di bngàda v. Bucatino. 

Bognècca. Enfiato talora rosso^ talora 
livido che fassi al capo per cagio- 
ne di percossa. Bernoccolo, Bozza, 
Corno, Pesca. 

Bngnòon. Tumore infiammatorio cuta- 
neo ora più ora meno grosso^ che 
suoi durare breve tempo^ e alcu- 
ne volte dura più a lungo ed è 
mollo doloroso. Ciccione, Pignolo, 

BQgnonnzell. Dim. di bngnèoii v. Bitorzo, 
Bitorzolo, Furuncolo, 
piòen de bngnòon, o de bagnoanzé;]. 
Bernoccoluto, Bozzoloso, Bitorto^ 
lato, Bitonoluto. 

BngBoimzelleeii . Dim. di bngnoimxell. 
Furuncoletlo. 

Biilaa. Seminar tritume e semenza di 
fieno in un campo, appratire; noi 
pure abbiamo pradaa. - Ind. pr. 
beùlll, te beùllet, e1, i beùUa; e al- 
r eguai modo coir ea il pr. sogg. 

Bnlàda. Atto o discorso da bravaccio^ 
cioè da persona che millanta bra- 
vura. Bracata, Braveria. 
faa delle bnlàde. v. Bravare j Smar- 
giassare, 

BqIìuo. Acer, di bùUo. v. Bravazzone, 
Cospettone, Cospettonaccio, 

Bullo. V. bBlàda per la 8piega?.ione. 
Bajardino , Bravo , Èro vaccio , 



Bmva&so, 

BùUo. Ancora dicesi per giovinetto linddi 
Zerbino, 
» bacchétt. Di cesi di chi vorrebbe 
mostrarsi coraggioso più che non 
è. Tagliaricotte lo direbbe il Tas- 
soni. 
fiiui '1 bullo. Fare il bravo^ il corag-* 
gioso. Fare il bajardino j il fan-^ 
tino. 
» Ancora dicesi di giovincello che 
vesta e cammini con galanteria. 
jPare // serbino, 

Biratt. Specie di cassone di legname» 
dove per mezzo di un telajo ci- 
lindrico vestito dì stamigna o di 
velo^ scosso dal girare di una ruo- 
ta si' cerne la crusca dalla farina» 
e questa stessa come cassa cilin- 
drica con che la farina si cernei 
Frullone, Il buratto della lingua 
è propriamente quel drappo rado 
e trasparente che adoperasi a cer- 
nere la farina ; ma chiamasi bu- 
ratto anche il frullone perchè fatto 
di cotesto drappo. 
» Anche la stanza dove si abburatta 
la farina. Buratlerìa, 

Bnrattaa. Cernere la farina dalla cru-* 
sca col buratto. Abburattare, Bu* 
vallare, 
» Anche interrogare p. es. uno seo-» 
laro per conoscere quello che egli 
sappia. Disaminare, Esaminare. 

Blirattàda. L'azione del borattaa. v. - nel 
significato proprio Jlbburaltanten'* 
to; - nel figurato. Disamina j Esa-» 
mina, 

Bnratteen. Uuello che abburatta la farinai 
Abburattatore j Cernitore. 
» V. balonttoen. 

Birè. Dal francese. Luogo dove si am- 
ministrano le pubbliche cose. Bu' 
rò. Cancelleria, Ufficio; ma non 
sentesi al presente usar più che 
col nome stiil - stili da bvè cioè 
maniero di esprimersi usata negli 
uffici. Stile segretariescoj cancel* 
leresco. 

Bungaa. v. bèvregb. Ruttare^ Rutleg» 
giare; questo però sembra frequen- 
tativo di ruttare^ cioè ruttare fre- 
quentemente» il nostro sburogazzaa 
che ho sentito da taluni. Ind. pr. 
beoreùgghi, te bettreùgghet, el, i ben* 
reùgga; e al modo aieasu coir eu 
il pr« 8ogg« 



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BÙ 



- 8i - 



BU 



feirigaa. Ancora si dice di cassa ecc. così 
piena di roba da dovernela pre- 
mere a forza quando si chiude. 
Esser pieno pinzo. 
Btu. n. Apertura o cavità naturale o 
artiOciale ond* è interrotto la con- 
tinuità d' un corpo o d* un ogg^etto 
qualunque, ^fico^ Buqìo , e anti- 
mente anche Buso. 

» Dicesi di luog^o assai picchio ^ 
Buco, Buso, Bugigalio, Bugi\ 
gatlolo. 

» del «andileer. Quella parte del can- 
delliere dove entra la candela. 
B oc duolo, 

» del canell della boùtta. Buco per 
cavar la feccia delle botti. Fec- 
ciaja. 

» del gatt. Apertura che sì fa da 
basso neir imposta di usci perchè 
Il gatto n' abbia libero passagg;io 
alla caccia dei topi. GaUajiwla. 

» della ciaf. Queir apertura che è 
fatta neir imposta^ o nella toppa^ 
perchè vi entri la chiave ad apri- 
re chiudere la serrctura. i^V/*/- 
loja. 

» della grataróla. Quei fori aspri pei 
quali passano i minuzzoli delle co- 
se grattugiate. Occhi della gral' 
iugta. 

» della pòrta. Piccola apertura qua« 
dra o tonda ncir uscio di casa, 
traversata talvolta da spì*anghelte 
di ferro, per vedere chi picchia o 
suona prima di aprire; e talora 
questa apertura è fatta nel palco 
(sOQfltt) suecinlmente di botteghe 
e si tien chiusa con un mattone 
o con un pezzo di legno. Spìa. 

» della spènga ecc. Ciascuna di quel- 
le piccole cavità che ha la spugna 
ecc. Cellula. 

» del martelL Queir apertura che è 
nel mezzo del martello per fer- 
marvi il manico. Occhio, 

» di foaniéij. Ciascuna di quelle aper- 
ture quadrate o rotonde che son 
fatte in una specie di tavolato di 
mattoni^ le quali a certa profon- 
dità hanno iinn gratella orizontale 
da reggere I carboni accesi per 
cuocere vivande in cassaruole ecc. 
Posio. 

* di fkiitt Quella cavità che hanno 
certe frutta, come pesche ecc. dove 
t attaccato il pedunculo da cui 



8i spiccano naturalmente. Betticó, 
Baal di j ave. I buchi dei fiali (casèlle) 
delle pecchie. Celle, Cellette, 

» di J èrbe. Forame pel quale escono 
gli escrementi dei corpo. Bossolo 
delle spezie. Ano. 

m di pont. Buchi nelle muraglie dove 
poggiano i travicelli dei ponti dei- 
muratori. Covili pi. di covile. 

» di vaas. Quel foro che è nel fondo 
dei vasi da fiori, e pel quale si 
dà lo scolo al sorerchio umido. 
Fogna. 

foa di baas. Bucherare, Forac-* 
chiare. 

giastaa i baas di caltètt. Ripigliare 
le maglie scappate nelle calze. Bù* 
pigliare una calza. 

8cappàala per el baas dèUa ciaf. Li' 
berursi a mala pena da un peri-* 
colo. Uscirne per qualche gretola, 
o pel rotto della cuffia. 

troHvaa 1 bnas da scappaa. Trovare 
il modo di liberarsi da un qual- 
che pericolo. Trovare la gretola. 
Scappare, Uscire per qualche 
gretola. 
Buns. Agg. di cosa incavata, o forata. 
Bucato, Forato, e anticamente. 
Buso. 

» detto di grano. Significa roso dal 
tonchii. intonchiato. 

n detto di cervello. Intendesi di per- 
sona che ha leggerezza di mente 
senza abilità né sapere. Testa busa, 
Zucca vuota. 

» dello di noce. Vuol dire noce che 
non sia più se non guscio vuoto 
presso che vuoto. Fuoto, che 
pur dicesi di pianta. 

asdaa busa na cesa. INon riuscire al- 
cuna cosa. Andare a vuoto. Andar 
Sallita una cosa. 
[ghe le man buse. Esser troppo 
largo nello spendere. Avere la 
mano larga. 
Busa. V. bnns; ma porta l* idea di mag- 
giore ampiezza e profondità. Buca. 

» o pècca. Buca che si fa in terra 
per piantarvi alberi. Formella. 

» del biliard. Ciascuna di quelle bu- 
che ai quattro angoli e nel mezzo 
di ciascuno dei due lati più lun- 
ghi della tavola su cui si gioca al 
Bigliardò. Bilia; le quattro degli 
angoli Bilie d^ angolo, quelle alia 
metà dei iati. Bilie di tnez^o. 

da 



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bu 



— 8Ì — 



Btì 



bvisa del covpeen. Quella cavità che è 
tra il capo e il collo nella parte 
deretana. CoHùUola, 

w della calzina. Quella buca nella qua- 
le i muratori sogliono tenere la 
calcina colata. Calcina jn, 

» del nmt Quella parte riposta d* un 
cortile dove sogliasi raccofjliere 
te spazzature della casa. Fognoj 

. Privata. 

» boùcca ^el stimech. La pa^te del 
corpo . dov« fluiscono le costole. 
Forcella, 

avUglie i pee in della busa. Esser vi- 
cinò a morire. Tenere il piede nel 
sepolcro^ Piatire coi cimiteri, 

tàà busa. Dicesi nel gioco del blgliac- 
do lo spingere in una delle bilie 
la pallottola dell* avversario. Far 
bilia, 

ha la busa in del lett. Avviene que- 
sto quando il ietto è morbido e 
sprimacciato^ e specialmente nei 
ietti dei campagnoli per la ma- 
terassa piena di piuma eh* essi ti- 
sano. Affondarsi nel letto, 

gioogaa alle buse. C<insiste auesto 
giuoco in fare diverse bucne in 
terra, le quali sono tassate per 
determinare la vincita della pallina 
o dei noccioli che vi si fonno en- 
trare. Fare alle buche. 
Basèja* Usasi per lo più al pi. Bozzoli 
(gaiétte) forati dai bachi uscitine 
e divenuti farfalle. Bozzoli sfar^ 
fallati. 
Bnsaròla. v. bnvs del gatt. 
Bnscaa v. andaa a beùscbe. Il buscare 
della lingua è procacciarsi qualche 
cosa, e acquistare cercando; ab- 
biamo noi pure bnscaa in questo 
senso. Ind. pf. beùscbi, te bcùscbet, 
el, i beùsca; e ugualmente coir en 
il pr. sogg. 

bnscàase. Dtcesi di male, di rimpro- 
vero che altri si procacci. Un- 
scardi j Procacciarsi una malattia, 
ww rimprovero, 
Biscbétta iJim. di be&sca. v. Biischetta, 
Bmschettaj Bruscolino, Brusco^ 
lusso. Fuscello, Fuscellino. 

tiraa seti le buchétte v. tiraa sei le 
beùscbe. 
Bisécca. Cosi chiamasi dna vitanda che 
è fatta del ventre, e del centopelli 
.di vitello, di bue ecc. ben purgali. 
Busecchift, t Busecchie o Buscc 



chia f. pi. mi pare che ti potai! 
dire, signiflcando questi nomi bu- 
dellame e ventre di animali é 
polli. 

Bisegótt. Dicesi di luogo piccolo assai 
e non bello. Buyiyatto , Bugi^ 
(fattolo. 

Bnsefl. Dim. di baiU v. Bucherello, Bu-^ 
chetto, Pertugio-, 
» Detto di luogo v. bnsegòtt. 

Bnsélla Dim. di busa v. Bucherella. 

Bnselleen. Dim. di btoell. Bucatino > 
ForellinOé 

Biselliiia Diro, di bisélla v. Bucherei^ 



ina. 

Bisétt. Quei molti fori che fannosi nel 
due margini verticali della fascet- 
ta per allacciarla coli* aghetto. J^ii- 
chi, Bucatini. 
» Anche quei tubetti di sottil lauri- 
na melallica che si introducono 
nei hucoliui della fascetta fatti 
semplicemente col punteruolo, e 
\i si ribadiscono dalle due bande 
con certa macchinetta. Anelli, Camr 
panelUne , 3Iagliette dei bucolini 
della fascetta. 

Bnsòla. Arnese come cassetta da mei- 
tcrn i fantolini per farli stare di- 
ritti comechè fasciali. Al presenle 
in città pare andato in disuso, nò 
ho trovato nei libri che ho guar-^ 
dati alcuna corrispondenza, se pure 
dalla forma non si volesse chia- 
marlo. Cassetta, 

Bnsèon Accr« di bus. v. Bucane, il 
qual nome osserva V Ortografia 
Enciclopedica che non si userebbe 
se non scherzevolmente, 
méttese, o staa in col bnsòon. Sedersi 
sulle calcagna. Mettersi, o stare 
. coccolone, o coccoloni^ 

Bnsoùna. Acer, di busa. Bucaccia. 

Btsseen. Dischetto d' osso o di legno 
che suolsi coprire di panno o di 
seta ecc. per fare bottone. Anima, 
Fondello. 

Bnssètt, o stécca^ Arnese fatto di bosso 
col quale i calzolai lustrano le 
scarpe. Bussetto. 

Bùssonla. Dicesi ima seconda chiusura 
alquanto sporgente che fassi di le*' 
' gname o ad uscio di stanza, o a 
porta di Chiesa per meglio difen^ 
dere dal freddo; e anche talora 
messa in angolo giova a dare ac<« 
cesso a due sianae laterali seni* 



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BU 



-^ 85 — 



BU 



che runa abbiu senilù pel pas' 
suggio iieir altra. Bùssola. 
Hissovla. Anche quella quasi mezza tra- 
moggia solita opporsi esternamente 
a finestre di prigioni ecc. per aver 
luce dttir alto e toglier la vista da 
basso. Bòdola, Bòtola, 

p E i carrozzai dicono quel cerchio 
o pezzo di ferro di cui è rivestito 
internamente il mozzo (ciò) delle 
ruute^ quando la sala è di le^^no. 
Bòccola; e se è dì bronzo perchè 
la sala sia di ferro^ Bronsina- 

w della Umósfna. Uucllu cassetta ta- 
lora mobile^ ma per lo più infis- 
sa a muro lu quale chiusa con 
chiave tiene custodite le monete 
che per una stretta oblunga fen- 
«litura si mandano in e^sa date in 
olferta a Chiesa^ ac) Oratorio ecc. 
Ceppo j Cippo» « 

» » Anche quella cassettina rotonda 
di legno o di latta con che gli 
scaecuii^ o mandQtarii ( inassiroì ) 
Yunno per le case in certi giorni 
a cercare offerte di denari per Chie- 
sa. Bosstilullo, 
IllsseiilèU. Vasetto conico comunemen- 
te di latta di cui si servono i sal- 
timbanchi per coprire ,le pallot- 
tole che colla destrezza delie 
loro mani fanno poi scomparire^ 
o comparire in maggior numero^, 
o più grosse, o più piccole ecc. 
Bossolotlo, 

m Gli artigiani dicono una specie di 
cassetta di latta o simile ad uso 
di porre diversi loro ferri. Bos' 
solollo. 

9 I carrozzai chiamano un cerchio 
largo di ferro che si n^ette per 
saldezzil olle testate del mozzo 
delle ruote. Bùccola, Coiitrafforle, 

» Ancora quel cerchio ulano infi- 
lato alla sala che spiana il mozzo 
delle ruote e lo ripara. Piallo, 
Pislerìiia. Tela doppia di fornna trian- 
golare imbottita, e armata di stec- 
che, con che in campagna le donne 
coprono V intervallo lasciato dal 
4>usto che è allacciato davanti sen- 
za giungere. Buslenca, Pettorina; 
anche noi abbiamo pvttarina. 

? de merl$!iu. Dicesi il merluzzo che 
Vendesi dai pizzicagnoli sparato 

Ser mezzo e senza il capo. Forse 
ìmtOf 9 Imbusto di merlm%o, o 



anche lemplìcemente 31erluzzo, « 
parendomi che quando ad un piz-* 
zicagnolo si dicesse datemi un 
merluTszo, non abbia a poter in- 
tendere altro se non quello che 
d^ noi si dice - na biuterina do 
merlonzE. 

Butina. Parte del vestlipento donne- 
sco j simile al busto , ma meno 
grave, meno fortemente impuntitti 
e con minor nuniero di stecchi- 
ne, e più sottili. Bustina, 

BqUA- Il cominciare le piante a met- 
tere I germogli. Germogliare, 
Gettare , Mettere , Paliti la re ; e 
dei fiori particolarmente SboC" 
dare; della vite Gemmare, 11 but- 
tare dìcesi quando una pianta 
comincia a metter foglie. - Ind. 
pr. beùtU, te boùttet, el, 1 boAtta; 
e ugualmente coli' OH il pr. sogg. 
towmaa a bntaa. Tornare a metter 
germogli. Bimettere, Bipullulare. 

Bntàda. Lo usiamo pel la frase - a btUdo 
cioè a quando a quando, ma noq 
regolarmente, J balzi, A sbalzi, 

Bnvaroo). Vasetto o di terra cotta o 
di vetro in «ui bevono gli uc- 
celli che son tenuti in gabbia. 
Beverino, Bevirolo, 
» Dicono i mugnai queir acqua che 
umetta di continuo V asse della 
ruota del mulino. Doccia. 

Biivida. (i* azione del bere. Bevuta, 
Tirala, 

B«¥idoiir. Lo diciamo di persona che 
beve molto vino. Bevitore, Be^ 
vane, 

Bi|zètt. Lo diciamo a persona grossa 
e malfatta. E* forse il Bazzone^ 
cioè che ha e;ran buzzo. 



C terza lettera dell* alfabeto. 

Ca. Edifizio addattato per abitazione. 
Casa, e In Dante anche Ca, 
no Tiigbo ae ea qo tocc. Essere nel** 
r estrema miseria. Dìon avere piti 
luogo , né fuoco , ^ nell* Alberti 
trovasi anche iVoit avere casa né 
tetto. 
da che {a ca la brìisa cho la. vàgga, 
Espressione di chi veda scialacquo 
o perdita grapde, come dicesse che 
pop y9XH curaro U mcao^ perdt^to 



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CA 



~ 84 — 



CA 



li più. Si getli il manico dietro 
la scure; nel qual senso è pure il 
modo: 

daa 1 foch alla ca. Spendere troppo 
larguinenle. Sbraciare a uscita, 

ne ésseghen ne in ca ne in conrt. Di- 
cesi di cosa misera e manchevole^ 
e specialmente di vesti. JEsser fatto 
a miseria, 

» Dicesi pure di persona estrema- 
mente magra^ e particolarmente 
di donna. J£ssere uno stecco, 

daa nova de ca, o semplicemente daa 
nova. Fare altrui rimprovero^ dar- 
gli punizione. Riscaldare gli o- 
recchi ad uno, 

dònna de ca. Cosi suolsi chiamare 
quella donna anche giovine che 
serve in una casa. Fante, Fante- 
sca, Servente, e con francesismo 
si;, ma che è però nobile e gentile^ 
dice Tommaseo^ perchè rappresenta 
la persona costretta a servirci co- 
me appartenente alla casa nostra^ 
Don come qualcosa d' estranio^ di 
materiale o di ostile. Domestica, 

(Ina andaa in ca. Dicesi di podere che 
81 faccia coltivare a opere giorna- 
liere annuali, senza allogarlo 
né a fitto né a mezzadria. Far 
lavorare un podere a sua mano, 
Mettere o Coltivare un podere a 
mano, 

faaghe a enn na ca in eòo. Suolsi dire 
per indicare somma bontà e in- 
dulgenza di uno. Essere strabuono 
- p. es. i {[he faraaf na ca in eòo. 
Egli è strabuono, 

faa atea le de ca. Costringere a stare 
in dovere. Far stare al filatojo. 
Cattare. Dal francese. Specie di piatto 
comunemente di latta colorita o 
dipinta inverniciata, ma ve n' ha 
anche d' argento o d' aluo metal- 
lo, di varia forma a basse sponde 
per trasportare tazze, bicchieri ecc. 
jTassojo, 
Cabrionle. Sorta di calesso leggiero a 
due ruote. V Alberti fa corrispon- 
dere Biroccio, e il Vocabolario 
Milanese dice anche Cesta. Dubi- 
terei perù che ad intender chiaro 
l'oggetto, si dovesse ritenere il 
suo nome francese che scrivesi 
Cabriolet, 
04ef^ Vocabolo puerile per dire sterco. 



Cacca. Usasi ancora per vanitosa estima- 
zione che altri abbia di sé. Alba* 
già. Boria, 
Cadàver. Corpo morto. Cadavere, Co- 
da vero, 

che gh' aa conlotr de cadàver. Cada^ 
ve ri co, 

che gh' aa ondonr de cadàver. Cùda^ 
veroso, 
Cadèna. Serie di anelli commessi i' uno 
neir altro. Catena. 

cadèna del fbch. Catena da fuoco. 
Gadenau. Quel ferro tondo che scor- 
rendo in anelli (onciòi) confitti al- 
cuni neir una altri neir altra dello 
imposte di un uscio, o di una por- 
ta serve a tenerle chiuse e come 
concatenarle. Catenaccio, Cator- 
cio, Chiavistello, e anche Bastone 
del chiavistello. Talvolta però V im- 
P posta é una sola, e allora gli a- 
nelli son tutti confitti in essa, e 
il catenaccio entra in un foro dello 
stipite. 

¥ coni bonlzòon. v. bonlzòon. CatC'^ 
naccio a boncinello, 

» coùlla magétta. Differisce dal cate- 
naccio a boncinello in questo, che 
nella parte interna della maniglia 
ha fermata una come campanella 
per To più schiacciata che entra 
nella corrispondente feritoja della 
toppa, e vi riceve la stanghetta 
che chiude il serrarne , Catenaccio 
a nasello, 

daa *1 cadenazz. Chiudere con cate-* 
naccio. Incatenacciare - dà *1 ca- 
denavL all' enss. Incatenaccia T u- 
scio. 

dàaghe tanto de cadenazz Espressione 
che vuoisi supporre come acconi-* 

gagnata da un atto pel quale col 
raccio si indichi la lunghezza del 
catenaccio. Ficcar tanto di bietta 
nell^ uscio , Metter un braccio di 
chiavistello. 
onntaa ( cadenazz. Far correre de-i 
naro o altro per ottenere V inten-< 
to. Unger le carrucole, 

Gadenàzza. E' un catenaccio, ma di for-i 
ma schiacciata a guisa di regolo 
con un ferro che traversa la gros<« 
sezza deir imposta, e ha una ma-i 
niglia a ciascuna estremità per 
chiudere e aprire dentro e fuori, y^ 
cadenazz. 

Q^denauQoL Spranghetta di ferro Si^^m^ 



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— 85 — 



CA 



ciala con una coda più o meno 
iunga terminata in pallino con cui 
la si fa scorrere entro pieg[alelli 
(oiclói) fermati contro una piastra 
di ferro. Patello. 

CadonauooL Anche quel ferro lunghetto 
che è nelle toppe delle serrature^ e 
serve perchiudet:le.<S/aH^/ie//a:e dì- 
cesi Slanghella a corpo e mandata 
quella che non è spinta da una 
molla^ e non può esser mossa che 
da una chiave. 

Cadeniil. Legno o ferro ì cui copi sono 
confitti nei due muri laterali di 
un cammino^ e al quale vengono 
ruccomundate le catene da fuoco. 
Seccostile, Catenaccio, 

Cadileet. Arnese di legno^ fatto a modo 
di letto per portare i cadaveri a 
seppellire. Calalelto > Bara , Fé- 
retro. 

Catfréga. Senlesi da taluni dire come 
parola più pulita di scràgna, arne- 
se su quattro gambe o piedi^ con 
spalliera per uso di sedervi sopra. 
Òcranna, Ciscranmh Seggiola. 

Cadreghiin. Dim. di cadréga. v. Seg- 
gi ulino, 

Oa£è. Tanto la bevanda^ quanto la bot- 
tega ove una tal bevanda si vende. 
Caffè. 
» né^er. Bevanda di caffè senza 
mistura di latte o fior di latte. 
Ca/fè schietto. 
» cirich. Dieesi di quella bevanda di 
catfé che è più carica di colore 
e contiene maggiore quantità di 
principio aromatico per la mag- 
gior quantità di cufi'è in polvere 
usata nel prepararla. Caffé grave. 
m datt XO. Dicesi quando è già fatta 
la posatura della polvere di caffè 
che pel cessato bollimento e pel 
riposo cade in fondo della caflet- 
lìera. Caffè posato. 
che ghe piaaa ei caffè, o che a* intònd 
de caffè. Caffeista. 

(/affetéra. Tanto la moglie del caffet- 
tiere^ quanto quel vaso stagnato 
nel quale si fa la bevanda del caf- 
fè, e anche quel vaso, quasi broc- 
ca di majolìca, di porcellana, di 
argento ecc. in cui si versa il caf- 
fè per portarlo poi In tavola. Caf- 
fettiera, e il vasp stagnato in cui 
a bevanda si prepara, a Firenze 
lo diqopo anche. Bricco, 



Caffetereen. Esprima una caffettiera an- 
cor più piccola che 
Caffeterina. Dim. di caffetéra. v. 
Gagaa» Cacare, e più pulitamente, w^/t- 
dar di corpo, Evacuare, Fare i 
stwi agi y o le sue occorrenze. 
Scaricare il ventre. 

» Dicesi bassamente per manifestare 
quello che avrebbesi dovuto o vo- 
luto tener nascosto. Svariare. 

» Dicano le donne del fuso quando 
e^so è troppo pieno, o quando non 
vi è raccolto su bene il filo. ScoC" 
care. 

» a bra». v. braix, e aggiungasi que- 
st' altro modo che pure ho trovato 
Cacare all' aria, 

» le bfidélle. Avere un gran flusso 
di ventre. Cacar le curatelle. 

avii manglaat le candéle e cagaa I 
stoapeen. Dicesi di chi avendo vo- 
luto pigliarsi troppo buon tempo 
si trova poi in trista condizione. 
Cacar le lische dopo aver inoii- 
giato il pesce. 

ne manglaa per ne ^a^a^. Dicesi di 
persona avara che Viva vita sten- 
tata per non ispendere. Fare a * 
carestia, Fare vita stretta, Stare 
a stecchetti. 
Cagida. INel senso proprio di evacua- 
zione. Cacala. 

» Metaforicamente si dice per cosa 
di niun conto. Gicggiata , Fred' 
dura. Inezia - coostaa Q jòXà na 
cagàda, costare o valere pressoché 
nulla, costare, o valere un frullo 
una miseria', ma con questo se- 
condo modo usasi mettere il poco 
prezzo che la cosa costa o vale: 
p. es. mi costa la miseria di due 
lire ecc. 

» Per lo più al pi. dicesi per modi 
affettati, leziqsi, e odievoli. Cachet 
rie, Lezii: quindi 

pièen de cagàde. Cacheroso, Lezioso, 
Cagadonr. 11 luogo che nelle case ò 
destinato per ritirarsi a fare i suoi 
agi. Cacatojo, Latrina, Necessa^ 
rio, Privalo. 11 cacatore della lin- 
gua è chi caca. 

» Anche si dice per disprezzo a fan- 
ciullo, a giovinetto che mostrisi 
vanitosello. Cacheroso, 
Cagadùbbi. Dicesi di persona che in o- 
^ni cosa ha delle difficoltà primil 
li risolYers|. CQCopen^icri^ 



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^ 86 ~ 



CA 



Caga4&ra. E p'ù corounemeiUe al pi., 
e suilsì riìche agg;iupg^ere 4o QIOQ- 
sche, o de monscèon. Le uuva cìie 
le mosthe o i moscoiìi generano 
sulla carne, che dìveng^uno poi \er- 
miccìuoli. Cacchioni, 

Cagapéi. Il IVutto di' Ilo spino bianco. 
Ballerino ineUe il Vocubuluvio Par- 
mig^iuiio. 

Co(aréUa. Flusso di venire che porta 
frequenli evacuazioni. Cacaja, Ca- 
cajuola', e nien bass^amenle Scor^ 
renza, S-jccarrenza. 

Co^ajótt. Pare che sia lo slesso che 
cagaréUa ?. 
» Ancora si dice sprezzati vanente 
a ragazzo. JUerdtHone. Merdoso, 

Cagali. Dìcesi il grasso del brodo che 
si congela, Qiia^ìiamenLo^ o Qua' 
gli a tura del brodo , Brodo rop^ 
pr*:80, 
» Ancora si dice di persona brulla, 
e di cosa mal falla. Forse polreb- 
be dirsi Sconcialura, che il Di- 
zionario dice usarsi anche figura- 
tamente per dire cosa e persona 
mal falla. 

Cagg. Materia acida che sì ricava da 
animali o da vegetali colia quale 
si aggruma il laile. Caglio^ Gan 
gì io, PresQme, 

Qaghétt. Dicesi di giovinetto vanitoso. 
Merdelloney Sdccculino, 

Caghétta v. cacarèlla. Ma si usa per lo 
più in significalo di paura. Balli' 
sóffiola, Vitsòf/iola, 

Cagiaa (faa).Far divenir sodo un cor- 
po liquido. Coagulare, Rappiglia' 
re, happ rendere, 

()agiàda. Ijalie che con un po' di ca- 
glio usano i lallivendoli di far rap- 
prendere, e così rappreso vendere 
m tazzine. Lulle quaglialo, 

Cagiàase. Detto di brodo, di grasso ecc. 
quando freddando si rappiglia e 
fa lastra. Jssevare, Ha slegare, 
cagiàase el saag? adòss. A^ere gran- 
de spavento. Agghiacciarsi il san- 
gue nelle vene, 

09giilt. Dicesi il coagulo del s^ng^e 
rappigliato. Grumo, 

Cagilt, e si usa anche unito a pièet. 
E' quasi un superlativo di pieno. 
Pieno gremito, pieno zeppo, 

(àgaa La femmina del cane. Cagna, 
9 Dicono ì bollai lo strumento che 
adoperano ad imboccare i cerchj 



delle testate. Cane, 

Oàgna, 1 carrai dicono un loro arnese 
consistente in un grosso bastone 
armalo >erso un' estremità d' un 
robusto ferro ripiegalo che è ini- 
perniato mobilmente in due uneHi 
pur di ferro fermi ai lati del ba- 
stone, e abbracciando la grossezza 
del cerchione, fa col bastone slesso 
come da tanaglia per tenerlo in- 
tanto che colpi di mazza lo ven- 
gono addattando sulla ruota. Il 
vocabolario Milanese fa corrispon- 
dere col punto d* interrogazione 
Cane, 
» Strumento dei sellai furmato di 
due iissicelle delle mascelle o boc- 
che, nuistietiaie ( «nide eeui flicce ) 
si che la più corta si possa di- 
scostare superiormente dall* altra 
Irer ricevere i pezzi di pelle che 
liinno da cucire insieme. Di duo 
sorta è poi cotesto strumento: uno 
più gro^jso pei cuoi più duri dello 
cà|[na a cavàU, e in esso la lunga 
delle mascelle è stabilita sopra ui\a 
panca, a cavalcioni della quale siede 
i( lavorante, e le mascelle soi\o 
strette con una vile rome una mor- 
sa di falegname. L' altro è più leg^ 
giero per la giuntura delle pelli più 
une, e le sue mascelle sono più 
strette e sottili, e il lavorante le 
stringe egli stesso colle ginocchia. 
(Queste due specie potrebbero an- 
che in lingua distinguersi^ chia- 
piando la più grossa Morsa, come 
dice il Vocabolario Parmigiano, o 
Morsa a cosce, come nelle giunte 
del Vucabolario Milanese è dello 
chiamarsi dai Toscani : e V altra 
Morsett(!i, 
» Ancora sig;nifica cosa men soda o 
men vera a cui altri dia^ o sem- 
bri dare peso. Carota ^ Fiaba, 
Pretesto, 

Gagnàda. Usasi col verbi coestaa, Ta(tt 
per dire poco - el me coùsta la 
cagaàda Mi costa un frullo - el 
vai na cagnaia /^ale una bazséc^ 
cola, non vale due lupini, 

Gagaaria. Lo stesso che ca^fnèda v. se 
non che al ca^piaria si suol ag^giun- 
gere - de niént - cosa da nulla^ 
Bagalella, Corbelleria, 

Gagnòtt, e cagneazz. Dicesi di cane brut^ 
IO; ^ cattivo. Caqnucciac^io^ U 



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— VI — 



CA 



éajjnetln, e cag^niiccio della ling;ua 
non sono che dìm. di cane. 
Cagniin. Oim di enne. Cagnellò, Cagno' 

it'liO. 

CàgBOol. Oim. di cane. Cagnolo. 

ne vlighe nò flói ne cagnoi. Dicesi di 
persona che non abbia famiglila. 
Esser snlo, 
tSagnòon. Acer, di cane. Cagnone. 

» Ancora ciuscuna di quelle penne 
d* uccello e di, pollo piene di san- 
gue. Bordone. 

^ rer lo più al pi. quei verniicciuoli 
che si {>^enerano nel vino allor- 
ché si {guasta. CncchtftììL 

aviighe *1 oagnòon. Dicesi del vino 
guiislò. Essere ìncerconUo, 

tiapaa 1 cagnòon. Dieesi del vino che 
si guasta. Inccrconire , Divenir 
cercone, 

Toen Cile gh* aa *1 cagnòon. Vino guà- 
slo. Cercone, 
Càgòon. Olire ai si^juificolo di cncatore. 
JlJìerdeihne; si u$a altresì per pau- 
roso. Cacacciano, Poltrone, Fi" 
gtiacco. 
Cai cai. Lo s*rido acuto d^i cnnl quan- 
do sono percossi. Guajo. 

faa cai. G unire, 
ICain. Dicebi di persona che per poco 
faciliheiUe si inèoUeris'ce. Cruc* 
cinso, iicorubbtoso, 
Galaa. Tatuo nel senso di mandar giù 
da alto in basso quanto in quello 
di diminuire il prezzo. Calare. Ind. 
pr. calli, te càllet, el, i calla; e di 
pari la doppia 1 si tiene nel pr. 

m Detto di vettovaglie è anche in- 
transiti \0y e significa scemure, de- 
crescere di prezzo. Rinviliare con- 
trario di rincarire. 

9 Detto di tela di pannò ecc. è pure 
intransitivo, e significa che si re- 
stringono, nienlrare, 

m Detto di persona è ugualmente in- 
transitivo, e vuol dire divebir ma- 
gro. Dimagrai*e. 

* Dicono le donne il diminuire che 
elle fanno il numero delle maglie 
in (^uei giri della ciilza dove ha 
dà rimanere più sti etta, il che fan- 
no prendendo e lavorando due ma- 
glie insieme come se fossero una 
sola. Scemare, Strinjere. 

^ J àrie. V. ària. 

eht cilla. Detto di botte o simile non 



affatto nìena. Scemo. 
checàUa. Detto di moneta che non sia 
del peso che deve avere. Scarso. 

Calabràghe. Giuoco di carte che si té 
' mettendo quattro carte In tavola 
e dandone delle altre mano mano 
tre a ciascun giuocatore, che piglia 
con esse quelle della tavola che 
sono simili^ o fanno insieme punto 
uguale alla sua^ e chi ha più car- 
te in fine vince. Calabracne. 

SaUda. Sentiero che si apre nella neve 
caduta di fresco spalandola^ Trovo 
nel Vocabolorio Milanese che i 
Lucchesi dicono Spalala: e il Vo- 
cabolario di Como dice. Calìe. 
faa la calàda. v. sopra. Spalare j 
Stradare. 

Calamari. Vasetto d' osso, o di nìetalloé 
o di porceliaiKi e simili du porvi 
dentro inzuppate d' inchiostro cer- 
te moterie solle e cedevoli ( v. bU' 
delle del calamari) in cui poi in- 
tingere la penna per iscrivere. CVi- 
taniajo. . . 

» ài occ. Ma si usa al pi. Lividore 
che viene sotto gli occhi. Oc- 
clìiaje pi. f. 

Gaiamaréra. Colamujo fermato sur uà 
vassoino di legno, o di metallo, 
di majolica ecc. aggiuntovi 11 
)>ol verino (sabbionneen), il penna-» 
juolo(canarola)JI vasetto delle ostie 
e altre cose relative allo scrivere. 
Calamajo a scrivania^ o sempli- 
cemente Scrivania, il qnal- nome, 
però heir uso comune dice tavoli- 
no ad uso di scrivere. 

Calancà. Specie di tela stampata a fio* 
rami e figlire. Calancà j Calancà r^ 
Calencàr. 

CaUstra. Usiamo questo nome nelki 
frase xo de calàstra, e dicesi di chi 
lìon vede e non ragiona rettamente 
sopra una cosa. Forse potrebbe 
dirsi anche in lingua. Giù di ca* 
lastra; dandosi nel Dizionario an- 
che Questo nome ai sedili, o soste- 
gni aelle botti. 

fialaat Oltre che è part. di calaa. v. 
usasi anche come nome , e chia- 
mano cosi le donne quelle due ma- 
glie lavorate insieme come se fos- 
sero una sola onde la cal/ella viene 
a ristringersi. ScemOs Slretto. 

Calcaa. Premere, aggravare. Calcare. 
» Calpestare il terreno dopo piuii- 



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— 08 



CA 



lato r albero. Chìufigare. 
Ctfcaa lA maan, o la pènna.' Dicesi dì chi 
scrivendo preme colla penna 5ulla 
caria sia a belio studio per fare 
il grosso delle lellere, sin per di- 
fetto onde poi (ulto lo scritto 
riesce a lettere grosse. Jcciaccare, 
aggravare ta penna. 
Galcadeu. Dicesi di persona che sin piut- 
tosto innanzi nell* età. Jliempa' 
tetto -Fé calcadell. Ei non è co- 
me f uovo fresco né d^ àggi né 
di ieri, 
Calcadonr. Dicesi una specie di mar- 
tello grande di legno o di ferro 
a due bocche^ delle quali una si 
appone al cerchio della botte , e 
suir altra dando con un altro mar- 
tello un mazzuolo di robusti col- 
pi il cerchio si manda al suo po- 
sto. MagliOj Mazzo, 

» Strumento di ferro a guisa di scar- 
pello, di grandezza per ordinario 
d' un dito d' uomo, e più grosso 
da capo che da piedi^ e serve per 
cacciar ben addentro i chiodi nel 
legno, tal che vi ejilri anche la 
testa del chiodo. Cacciatoja, 
Calcagn. La parte deretana del piede. 
Calcagno j pi. Calcagni, e Cai' 
cagna f. 

» Anche la parte della scarpa ecc. 
che corrisponde at calcagno del 
piede . Calcagno , Calcagnetio ^ 
Calcagnino, 

àviighe èl manglaa flna in fond ài cal- 
cagn. Dicesi quando siasi già man- 
giato da un pezzo, o che per fa- 
cilitò di dHyestione il cibo già siasi 
smaltito. Èssere il cibo oramai 
smallilo, o smaìlitissimo, 

bàtter al calcagn. ]**ai» romore cam- 
minando col battere il calcagno. 
Andare in calcngnini: contrario 
al camminare senza far rumore 
che dicesi andare in peduli. 
Calcagnoòl. Dicesi una piccola impostel- 
la che si fa a legno o a ferro per- 
chè si possa fermamente appog- 
giare. Il Vocabolario Parmigiano 
alce Calcagnolo, 

» Danno questo nome i campagnuoli 
a quella parte risaltata del gra- 
nello per la quale il melicotto ger- 
moglia. Germej Occhia, 
Calcaat. Oltre all' essere part. del verbo 
calcaa, usasi anch^c c^me H^g. di 



persona che sia innanzi negli an- 
ni. Jllempalo . - v . anche cal- 
cadell. 
CàlcoL Tanto nel senso di pietruzza 
che generasi nelle reni o in altre 
parti dell* animale, quanto in quel- 
lo di conto, in genere delle o- 
perazioni con che si tien computo 
Calcolo; nel primo senso perù u- 
sasi per lo più si nel dialetto che 
In lingua al pi. 

che patiss 1 càlcoi. Calcoloso. 
Gald. Tanto n. che agg. Caldo. 

ciapaa 1 cM, Dicesi di grano^ di 
farina, di formaggio, di frutta e 
simili quando cominciano a patire. 
Riscaldarsi. 

mòrer dal cald. Espressione enfatica 
che significa patire soverchio cal- 
do. Stillarsi dal caldo. 

cald. e bonjènt, o bèli a cald. Oltre 
al significato di cosa che sia tolta 
allora allora dal fuoco, o che scr* 
ba tuttavia il calore come quando 
fu tolta dal fuoco, nel qual senso 
sarebbe da dire. Ancor ben caldo; 
nsansi ancora quali avv. e^ signi- 
ficano prontamente, in sull* istante. 
Caldo CaldOi In svi fatto - i T aa 
tòlt sen cald e bonjènt, o bèli e cald 
L^ han catturato caldo caldo ecc. 
come dire non ebbe quasi finito 
di commettere il delitto o si ebbe 
appena contezza del delitto , che 
r hanno catturato. 

ne faa ne cald ne f^èdd. Dicesi per 
mostrare non curan^a di una co« 
sa. Non calere^ Non importare, 

tòosela calda per Jenn. Favorire, pro-i 
teggere uno. Caldeggiare uno. 

ne toosela miga calda, t^rocedere fred- 
damente. Pigliarsela^ o Prender- 
sela a sei quattrini al braccio. 
Calda n. L'atto dell'accostarsi al fuo-> 
co per pigliar calore. CaldOj Seal- 
data. Il calda della lingua è il no- 
stro riscalda di cui si dirà a suo 
luogo. 

ciapaa na calda. Accostarsi al fuoco 
ecc. V. sopra calda. Darsi un caldo^ 
Pigliare, o Prendere un caldo ^ 
Pigliarsi una scaldala, * 
Caldaròst. Castagne abbrustolite in pa<* 
della. Caldarroste j Castagne ar" 
roste^ Bruciale n. e Caldarroslajo 
liriiiiataìo quel che le fa abbru« 
slolire, e le vende. 



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— 89 — 



CA 



Cilèaéi. Caldo calore moderato. Cai" 
éeilOj Calduccio, che sono anche 
a§gf. e significHno nlquatito caldo. 

SaUéra. Vaso plaitosto ampio di rame 
a forma di g^an pentola. Caldaja^ 
Caldaio. 

' 9 Ancora qaei raso molto cupo e 
fatto a modo di campana in cui 
si fa cagliare e cuocere il latte per 
farne il cacio. Cuccavo, e anche 
Caldaia, 

OaliarioB. Acer, di caldèra v. ma non 
lo usiamo che nelle frasi: 
aBdia o éssar li del caldariei» e si di* 
ce come scherzosamente a persona 
che maritisi. Per quello che se ne 
Tuol signiflcare^ par che eli possa 
in lingua corristpondère. Pigltùrsi, 
o Avere in collo il giogo, somi- 

filante al nostro: nètter o nètles 
amali al nas. 
Métter in del ealderèon, e sfgnlflca con- 
vincere, confondere uno si che non 
sappia più che rispondere. Mettere 
in un calcetto, o m vn tacco; an* 
che noi abbiamo: métter in de'n 
saeeli. 

Caldeiu. Dicesi di caldo soffocante. Cai' 
doccio, J faccia, pegg. di Afa. Per 
il calduccio della lingua v. ealdeen. 

Gàlea. Quel vaso di metallo a coppa 
d* oro, o per lo meno internamente 
dorata che adoprasi nella Messa 
pel vino da consecrare. Calice. 
èieeer a càles. Bicchiere di cristallo 
con piede e fatto somigliantemente 
ad un caKce. Calice. 

Caleseen. Piccolo calice. Calicetto. 

Oaiissèei. Dicesi di persona sparuta e 
magra assai. Ostacela senza pol- 
pe - V è 'n eaiissèei. E* ossaccta 
senza polpe: ed è ossacela f. pi. 
da ossacelo pegg. di osso« 

Calinii. Quella materia nera, polverosa 
e anche soda di che II fumo in-? 
crosta le pareti interne della gola 
del eammuio. Fuliggine. 

CalL Minoranza di peso a di valore delle 
mercanzie e oeUe monete. Calo. 
9 Pelle Indurita, e dicesi comune- 
mente delle mani e dei piedi. Callo, 
Callosità. 
eeli c4J. Diceai specialmente di chi 

ha callosità ai piedi. Calloso. 
Man par i c4J« IHcesi di c*osa della 

2u»le non venga alcun vantaggio. 
tuono a nulla. 



èrià per i t^. Erba a foglie grasse che 
levatane la pellicola pongoasi solle 
callosità per ammollirle. Erba da 
culli , di S. Giovanni, o Fava 
grassa. 
làaghe set *1 cali st na còsa. Abitu- 
arsi, assuefarsi; ma non si dice che 
per cose faticose o moleste, o per 
indicare mala abitudine. Fare il 
callo ad una cosa, Incallire, che 
in sijjnificato proprio vuol dire di^ 
venir calloso. 

CalmérL Determinazione che dalle au* 
torità municipali o comimali si fa 
del prezzo di certe cose comme** 
stibili. Scaletta, Tariffa. 

Calmeaech. Panno lano di pelo lungo, 
più fine di quello che diciamo pe« 
lenzi. Calmonck, Pelone, ma a que- 
sto forse per V accennata distin- 
zione dal peleau, converrà aggiun- 
ger e il qualificativo fine* 

Oalmòen. Lo usiomo nella frase - traa 'n 
ealméon. Lanciare un qualche motto 
per appiccare discorso, o scoprire 
la mente di una persona. Gitiare 
un motto. * Gaimone in lingua vale 
quanto gèrH;o, o parlare oscuro. 

Calòtta. Specie di berrettino coraime- 
mente di panno fatto a spicchi co-* 
me una cupolelta che copre tutta 
la zucca. Berrettino, Cupolino j e 

3uesto è poi nome più particolare 
i quel piccolo berrettino di pelle 
di seta detto teologia ^ con che 
i preti coprono la chierica. 
Caloif. Calore. 
» Ancora si chiamano quelle bolli- 
cine minute e rosse che si spargono 
sulla pelle per troppo calore e ca- 
gionano gran prurito. Prusza mi- 
nuta, Petlictllt, pi. Sudamini. 
eaziaa ealenr. Di cesi di cosa che prò-* 
duce certo ribolliineuto del san- 
gue, indurre calore, Riscaldare* 
dia caleir. Render caldo. Tramane 

dar caloì*e. 
fìu ealoar v. eauaa ealonr. 
OalTàri. Chiamasi una persona mala- 
ticcia e sparuta. Cónca fessa. 
Oalzaat. Usiamo questo participio del 
verbo caizare nelle frasi: 

a a del dià?ol ealaaat o vastiit. 
Dicesl per affermare certezza di 
eterna perdizione d' una qualche 
persona. Andare a casa del dià^ 
volo in pianellini e in peduli a 

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-* 90 -- 



cv 



Cahe solate, 
iaen calxaat e vestili, v. àsee In i^ee ecc. 

Ollzàda. Percossa dal a col piede e 
dicesl propriamente dei cavalli , 
del muli ecc. Calcio. 

Galxaen. Malattia mortale dei bachi da 
seta, la anale si riconosce a certo 
muffore bianchiccio che ne ricopre 
il corpo. INel Vocabolario Milanese 
è detto Calciiiamento, ma è altresì 
avvertito che II dottore Agostino 
Bassi lo chiama. Calcinai 
clapaa 'I calxeen. L' essere i bachi da 
seta pigliati dalla detta malattia. 
Lo stessoVocabolario Milanese met- 
te come modo fiorentino. Diventar 
di gesso 

Calzétt. Vestimento della gamba fatto 
a maglia. Calia^ Calzetta^ ma di 

3iiesto osserva il Dizionario che 
icesi comunemente quando la cal- 
za è di materia nobile^ come seta 
ecci 

V a gambanélla-Uaella calzetta che non 
legata ricade verso la fiocca del pie- 
de^ o mal legata s' increspa lungo 
la gamba. Calza a cacajuola, 

» gròss. Caherone^ Calzerotto, 

» miga bèen tiraat sea. Calze che per 
' non essere ben tirate restan tutte 
increspate e grinzose. Calze a bra^ 
calom, e dicesi ugualmente dei 
calzoni. 
Calzétta di péj. Strisciolina di tela o di 
altro che cucesi alia gamba di un 
pollo per distinguerlo da altri. 
Calza. 
Calzina. Specie di pietra detta calcare 
che cotta^ e stemperata con acqua 
Insieme con rena e terra adoperasi 
a congiungere i mattoni nel mu- 
rare. Calce, Calcina: e la fornace 
dove cotesta pietra si cOoce è detta 
Calcara. 

bagnaa la calzlna. Stem|)ei*are la cal- 
cina coir acqua. Intridere la cai' 
dna. 

calzlna bagnàda. Quella calcina che 
ha avuto 1' acqua. Calcina spenta. 

cascaa la calzlna. Spiccarsi dalle mu- 
raglie e cadere a terra V ìntonlcalo 
di calcina. Scanicare. 

daa la calzina. Coprire il muro colla 
calcina si che resti liscio e pulito. 
Dare l* intonaco, o intonico, Jn* 
tonacare - dèeghe la calzina a qnel 
mtnx.Date V intonaco a quel muro. 



Inioitacate qnel muro\i 

laataa ripoisaa la calzila. Dicono i 
muratori quando dopo spenta la 
calcina la lasciano per qualche lem- 
t>o esposta all' aria. Riposar la 
calcina. 

àloirilsa la calzina. Il gettare ehe 
fanno gì' intonachi di calcina una 
porzioncella della loro superficie 
per lo più di figura tonda simile 
al cappello d' una bulletta, Bullei^ 
tare. ^ 

Calzlnazz. Rottame di calce secca già 
stata In opera nelle muraglie^ mi- 
sto con frantumi di mattoni. Co/- 
cinaccio. 

» di dènt. Quella materia giallastra 
che copre e fa brutti i denti. Kii- 
bigine- 
Camamilla. Erba di odofe piuttosto acu- 
to^ dei fiori della 9nale fassl in- 
fusione per le affezioni ipocondria- 
che e simili, e fannosi pure fomenti, 
suffumigi ecc. Camomilla, Ma tri" 
caria. 
Oamaràda. Compagno che sta insieme. 
Camerata m., e anche Amico. 

» Paiie ancora di convittori in un 
collegio che sono sotto un mede- 
simo prefetto; e la stanza altresì 
dove essi stanno insieme. Carne- 
rata. f. 

faa camaràdà. f^are amicizia. 

pagaa la eamaràda. Dicesi del pagare 
certa rata, o fare qualche genti' 
lezza di dolci, di rinfreschi ecc. 
quando si entra in una compagnia 
ecc. Pagare V entratura. 
OimM. Baratto, mutamento che fassi di 
una cosa in un* altra. Cambio, 
Cambiamento^ Permuta. 

» Chiamasi anche queir uomo che 
prende il servizio militare in luo- 
go di un altro. Supplente *> onde 
aadaa per eàmbi, f'are il svp* 
piente, 

» Detto di carri> carrozze ecc. è il 
passaggio che fanno pel largo di 
una strada contemporaneamente 
due o più carri ecc. sia che vadano 
in direzione opposta, sia che l' uno 
voglia avanzar l' altro. Passo - 
gh è alga *1 càmll vuol dire : la 
strada non è tale che possano 
contemporaneamente passare dne 
o più carri ecc. Non vi è il 
passo. 



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— 81 ~ 



CA. 



Oàirtra. Pezzo di ferro o anche di ra- 
me ripiegato dal due capi che con- 
ficcato e fermato a traverso della 
commeasora serve a tenere colle- 
gate due pietre ecc . Arpese , 
Grappa, Spratiga, che è anche 
Il nume di quel legno o ferro che 
si conOcca a traverso delle tavole 
per tenerne meglio unite le fen- 
diture. 
» 1 ferrai dicono Quel ferro in cui 
è rinchiuso il saliscendo (merletta) 
per impedire che si rivolti dall* al- 
tra parie. Stoffetla. 
métter sa cambra o ièVt cambra. Col- 
legare nel mudo sopraddetto pie- 
trcj o tavole. Sprangare. 

Gambraa (fai) J pof. Porre le uova ritte 
sulla cenere calda in vicinanza 
della bragia, e volgerle sovente, 
affinchè la loro ^ottura sia unifor- 
me e non troppa per non farle di- 
venir sode. Toròire le nova, e il 
Vocabolario Milanese mette f^olger 
r uova al fuoco, 

Cambràase. Il cuocere delle uova nel 
modo che è detto qui sopra. Tor^ 
birsi, 

Casibraat. Aggiunto che dassi all' uovo 
colto nel modo sopra espresso, il 
quale poi si sorbisce (el se beef), 
o VI si iniing;ono (se ghe poùccia) 
strette fettoline di pane, (favo da 
bere, 
9 Ancora dicesi di persona non in- 
teramenle rinvigorita dopo una 
malattia, si che la più piccola cau- 
sa potrebbe farla ricadere. Mal 
cubalo, 

Casibretta. Dim, di cimbra v. 

CaBbrèsaem. Arbusto che abbonda nelle 
siepi; fiorisce in maggio^ e colle 
sue bacche nere 9Ì fa Inchiostro 
e anche da taluni si dà colore al 
vino. Levistico, Ligustro , Oli^ 
velia, 

Canelètt. Drappo di pelo. CambeloltOj 
Cammellino, Cammehtlo • 

paneei. Apertura o vano che per en- 
tro una muraglia di una stanza 
si lascia sopra i luoghi dove vuoi- 
si fare il fuoco, acciocché li fumo 
per quel vano portandosi alla som- 
mità della casa n'esca fuori; e ancora 
il lavoro di quadro che risalta nella 
^tanza a compimento, e ornato di 
(jneirapertma. Camino^ Cammino, 



rèbbe da ili sott al cameen. Dicesi di 
cose vane e senza ninna impor- 
tanza. Cose da dire a vegghia. 

Càmera. FVome generico di ciascuna delle 
parti di una casa che coperte da 
soffitta o da volta, e tptte chiuse 
da muraglie servono all' abitazio*! 
ne, e però nelle loro muraglie sono 
lasciate aperture delte usci e fine- 
stre per aare V accesso, V aria, e 
la luce. (Stanza, 
» Più in particolare poi , e special- 
mente .dai campagnoli intendesi 
quella che è ad uso di dormire. 
Camera, che pure dal Dizionario 
vien definita stanza ad uso prin- 
cipalmente di dormire. 
» di sètt Tènt Camera mal fornita di 
Impostami e di coperto, e però e- 
sposta a tutti i soffi di vento. Spàz^ 
savenlo, 
metter all' oArden la càmera. Accon- 
ciare la camera, fare il letto ecc. 
Fare la camera. 

C(un6rleoàJ. Dal tedesco. Servitore di 
casa ricca che veste divisa sfarzosa 
con piuma nel cappello arricciato 
e paloscio ad arnKicollo. Caccia^ 
tare - anche noi lo diciamo pure 
caizadear. 

Caminaa. Andare con rapidità. Correre^ 
Sludiare il passo, Camminare , 
ma questo per lo più non si usa 
che in senso di andare semplice-^ 
mente, far vi"ggio. 

Caminéra. 8pecie di sopruornato ai ca-* 
minetti di sala; il quale consiste 
per lo più in uno specchio che 
colla cornice e coi lavori che lo 
contornano uguaglia la larghezza 
del calcino a cui è sovrapposto. 
Caminiera^ CaminellOj Spera da 
cammello, 

Camisa. Quel vestito di tela bianca con 
maniche e falde (pedùi) che si por- 
la sulla carne. Camìcia, Camiscia, 
avUglie gnan de camisa al cuL Dicesi di 
chi sia miserissimo. Non aver cen^' 
ciò da coprirsi, 
aviighe na «amisa indèss e l' altra a| 
féss. INon pur vuol dire che sole 
abbiansi due camicie^ ma più este- 
samente che in fatto di vestiti si 
ha a mala pena da potarseli cam- 
biare quando sia necessario. Esser 
brullo. Esser sbricio. Esser tri* 
tone^ che yuol dire tiomo abbietto^ 



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— 92 



GA 



o mal vestito. 

to camlsa, e quasi a farne superlativo 
8i aggiuQti^e talora in camtaèata, 
colla sola camicia e teii£' altra ve» 
8 te. In camicia, 

Viiidàase la cmUia. Scamiciarsi 

cavàagha a eim }a camisa. Oltre al 
senso proprio di levare ad uno di 
dosso la camicia, Scamiciare tino; 
usasi ancbe al Ogurato^ e significa 
ridurre uno affatto miserabile.Jrar- 
re il filo {Iella camicia ad uno. 

là camlsa la ghe toicca. gaam el od. 
£spressione colla quale si vuole 
esprimere che uno è in estrema 
allegrezza. Ita camicia non gii 
tocca il culo j e inen bassamente 
E^ piti lieto che lungOj Pìon può 
slQr iie^ panni^ 

naat coùUa camliia. Uicesl di chi è 
favoriiu da quella che chiamasi 
fortuna. Nato vestito. 

pèrder aa U camisa. Dicesi di chi 
perde tutto nel giuoco. Fare a 
perder colle tasche rotte. 

Che lavoùra %V m na camisa, e che 
Be lavoùra ghe n' aa de. Suolsi di- 
re da chi si vede, o si crede mal 
compensato delle sue fatiche. Chi 
fila ha una camicia, e chi non fila 
nflia due. 
Oamlseen. Dim. di camisa. v. Carni- 
cetta. 

aviighe '1 camiseen cvft , o éuer de| 
eamiseeii cirt Dicesì di chi si mo- 
stri di poca fede e poco divoto. 
Crislianaccio. 
(iiunisétta. Abbìgiiamente d' uomo , e 
cioè specie di corta camicia di tela 
fina usata da taluni, che senza ma- 
niche, e talora anclie soltanto col 
collo e una faldella nella parte an* 
tenore scende sul petto a coprire 
la camicia quand* essa non sia cosi 
bella né così monda, o anche in 
Inverno da chi sopra la camicia 
porti una camiciuola di lana, né 
voglia indossare una seconda ca- 
micia. Camicina, Mezza camicia. 

^ Abbigliamento da donna, ed é un 
colletto di velo, di mussolo, di tela 
battista, o siinìlc che copre il pet- 
to, e dal collo si rivescìa sulle 
spalle. Baverina. 
Cimisela. Vestimento per lo più di pan- 
no lano o bambagino cne si porla 
sottP %H oUii nbitl per ripararsi 



dal freddo; e negli uomini non è 
che un farsetto che copre il busto, 
nelle donne è una vesticciuola che 
scende loro fin verso i piedL Ca^ 
miciuola. 
caftlla gototfa e la pcuéU te tèea 1^ 
pee U camisóU. Modo proverbiale 
a insegnare domestica economìa, 
e vuol dire che racconetando In 
tempo le vesti ecc., possono du- 
rare più lungamente. Potrebbe 
corrispondere. Chi veste vuol ser^ 
bare, non'sìa tardo a racconciare^ 

Oamisètta. Specie di blusa^ ma di tela 
grossa, e assai più lunga che |>or- 
tasi sugli altri vestiti dagli stallieri 
ecc. Camiciotto. 

Cimoala. Uuel vermiccluolo che gene-i 
rasi nella farina. Baco di crusca. 
Gorgoglione della farina. 

Oimp. 1 ratto di pianura ricinto di 
fossi, o d' alberi, che coltivasi n 
grani ecc. Campo. 
Itwom chi nèoa al camp dello lèmt pér- 
teghe. Usasi dire quand' uno in di- 
scorrendo torna sempre al mede- 
simi oggetti. Nel Vocabolario Mila- 
nese trovo. Qui è dove giace Noccc^ 

Camp&da. Ogni largura di superficie che 
s' abbracci nei lavori di ^adro, 
nelle dipinture, nelle pareti; e ai^ 
che ognuno del Qlari di lanne che 
ve^gonsi di faccia negli organi di- 
visi dai colonnini dell' armadio^ 
Campo 

Gampàgaa. Il paese aperto che resta 
fuori del luoghi murati. Campagna^ 
atrèu de campàgaa.^ N'ome generico 
di tutti gli arnesi o strumenti che 
sono necessari! per la coltivazione 
del campi. Jltrem camperecci. 
Ulk campài^ Stare in villa a di* 

porto, fumeggiare. 
giardacamp&gaa. tinello che da certi 
ricchi possidenti è destinato alla 
custodia e alla guardia del frutti 
del campi Campaio, o come assi- 
cura il Vocabolario Milanese dirsi 
In Toscana.// Guardia. 

Oinpagnàda. Gita di amici in campa- 
gna a diporto. Scampagnata. 

CuBpàaa. Tanto diclamo io strumento 
di metallo fuso a guisa di vaso 
arrovesciato che suonasi con ui| 
battaglio sospesovi dentro; quanta 
quel \aso di cristallo per lo più 
accampanato (fitt a cmpàu) cbe 



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— 95 



CA 



si soYrappooe agii orìuoli a pea- 
doio, ai vasi di fiori finti ecc. per 
difenderli dalia polvere ecc. e quella 
parte altresì deli' argano ^r€c) 
accampanata e di bronzo , dove 
i pastai mettono la pasta che n'e- 
sce poi ridotta in vermicelli , in 
cannoncini ecc. Campana. 

baedèccli della campàaa v. battént 

9l lègn dove se tacca la còrda déQa 
campàaa. Cicogna. 

tM a campana. Fatto a modo di cam- 
pana. Accampanalo. 

faa la campiae. Giuoco fanciullesco 
che fassi da due^ i quali si volta- 
no r un r altro le sualle^ e incro- 
ciate le braccia si alzano alterna- 
mente r un r altro. Giocare a 
scaricabardi. 

#aa so a campine doùppie. Percuotere 
a replicati colpi e senza riguardo. 
Suonare a catasta. Suonare le 
campane a doppio^ che nel proprio 
significato vuol dire suonare più 
campane ad un tepipo^ il nostro 
soinaa doùppi. 

flraa so a camping doùppie. Fare al- 
cuna cosa senza cura senza dili- 
genza, fare alcuna cosa a co' 
saccio. . 

blMùgna sènter teùtto dò le campane. 
Avvertimento a non giudicare delle 
differente fra due persone per quel- 
lo che odasi da una sola di esse. 
Jir udir una campana e non y^ir 
r altra ìion si può giudicare. Odi 
f altra parte, e credi poco. 
pampanaU. Ficolissima campana che u- 
sasi nelle case, o nell' intemo delle 

, Chiese, e anche suonasi a mano. 
Campanello. 

» Si dà questo nome dai mugnai a 
due pezzetti di ferro, i quali ap- 
pesi air estremità di una funicelfa, 
quando a) fipire del grano nella 
tramoggif^ si alza un pezzettp di 
legno det^o (èrla che attaccato al- 
l' altra estremità della detta funi- 
cella è temuto nel fondo della tra- 
moggia dal grano smesso, scendono 
al di fuori a battere sulla macina, 
avviso al mugnajo esser . finita la 
macinatura, ferri. 

9 Ma più comunemente al pi. cam- 
pana specie dì fiore che ha la fi- 
gura come di un campanello, e 

ii-to di color bianco^ turchino ecc. | 



Campanella, Convolvolo, FiluC'» 
chio. 
campana della binda. Specie di cat 
pelluccio d' ottone con parecchi 
campanellini all' orlatura, che scos^ 
so a cadenza e fatto roteare in- 
torno air asta serve ad accompa- 
gnare il suono d' una banda. Pa^ 
aiglione chinese. 
andaa a tivoala a sion de campane!!. 
IXon aver da pensare pel proprio 
mantenimento, andare a tavola 
apparecchiala, Andare a suon di 
campanello. 

Campanèon. Grossa campana. Campa- 
none. 
biseùgna t^à it^ 'p bòtt al campanèon. 
Espressione che suoisi usare al- 
lorché s} vede persona che non si 
credcTa di poter vedere, o avvien 
cosa che non si aspettava. Biso^ 
gna far campanone, o suonare 
un doppio, fare un segno nel 
muro. 

Campararta, Spesa che è voluta dal far 
custodire le y\^e.Spesa di guardia^ 

Campéer. l)a noi s| chiama specialmente 
il custode della vigna, ^ignajo, 
Vignaiuolo, che anche voglion dire 
lavoratore dei)a viglia. Sembra pe- 
rò che anche si potesse tisare 11 
vocabolo generico Campajo, o /f 

Zfmrdia V. guardacampif^ ^ 
Hcesi anche una^ mercanzia che 
resti senza potersi vendere perchò 
di qualità inferiore, o andata fuo-? 
ri di moda. Jiifiuto, Sceltume. 
» di ique. Quello che ha in custodia 
le acque d' irrigazione, e le distri-r 
buisce secondo i diritti e le stabilite 
convenzioni, perchè vadano alle rU 
saje, ai prati ecc. Jquaiuolo, Cch 
terattajo, Chiavicante. 
Campldoi. Oltre ai significati di uomo 

firode, di piostra per far conoscere 
a qualità d' una mercanzia, e df, 
quel peso o misura orieinale che 
le autorità hanno stabilito pep 
riscontrare la legittimità dei pesi 
e delle misure dei privati, nei quali 
casi tutti gli corrisponde Campio^ 
nej si usa anche pel senso di mer<r 
canzia che non può avere facile 
spaccio V. campòer. 
Cimns. Lunga veste bianca con mani* 
che che indossano gii ecclesiastici 
a celebrarci divini uffici, Càmice m, 



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94 — 



CA 



Camuuòon. Pare cRe con questo nome 
vogliasi indicare non qualsiasi pri- 
g;iune^ ma una prigione oscura. 
BureliOj Segreta, 

» Ancora dicesi di abitazione oscura 
e bruita : e anche in questo senso 
può corrispondere Burella, col 
qual nome è dello nelf Ortografia 
)*^n('iclopedica chiamarsi per simili- 
tudine non pur la segreta^ ma 
qualunque nllro luogo oscuro. 
Caan.Ouadrupede conosciulissimo il qua- 
le è pregevole per docilità^ fedeltà^ 
coraggio, vigilanza, e attaccamen- 
to ali uomo, che non t^olo se ne 
serve per guardia sua e delle sue 
eose^ ma altresì per procacciarsi 
divertimento cacciando ecc. Di co- 
testo animale poi anche solo nel 
genere domestico dice il Vocabo- 
lario Metodico Universale esistere 
intorno a quaranta razze o va- 
rietà. Cane. 

9 barbeen. Bel cane a pelo folto^ lun- 
go e ricciuto. Cane barbone. 

» da légor, o livreer. Cane di figura 
svelta che si adopera dai caccia- 
tori a dar la caccia alle lepri. Le- 
vriere^ Levriero^ Veltro. 

» da pajèer, o de guàrdia. Cane ro- 
busto che tiensi in campagna a 
guardia delle massarie. Cane da 
pagliajo j Gvanlapaijliajo j Can 
guardiano 

» da pastoir. Cane che tengono ! 
pastori per dilesa del gregge , e 
combatte anche col lupo. Can di 
paslorej Masi ino. 

ì> da présa. Cane da caccia addestrato 
a tenersi immobile appostando qua- 
glia o altro uccello, uè si slancia 
«e non al comando del cacciatore, 
Can da fermo j o da posta, il 
cane da presa è un grosso cane 
robusto alto alle cacce delle fiere, 
come il mastino, della qual razza 
sono i famosi dell' ospizio del Mon- 
te 8. Bernardo, il molosso detto 
anche bulldog, o dogo, e l' a)ano 
che è maggiore e più feroce an- 
cora del molosso. 

1» da tòor. (Quando era anche qui da 
noi divertimento il vedere i cani 
a far la guerra ai tori, il cane che 
a questo ad destra vasi era il Mo^ 
lossOj dello anche Cane da toroj 
^or^os ora però non ditiamo più 



caantetèor che figuratamente con- 
tro a una qualche persona in isfo- 
go di collera. Animo canino j CrU" 
delaccio. 
Caaii nròss. Oltre al significato proprio 
di cane d' una grossa corporatura 
Con grossOj lo diciamo figurata- 
mente per persona ricca, potente. 
Pesce grosso. 

» moùlTeL Cagnette di testa piuttosto 
rilondelta, col solo muso nero, ed 
è uno di quei cani che si tengono 
per onero divertimento. Mo/fotino, 
Arlecchino 

ai caan màglier ghe va adree le moi- 
SQlie. Per dire che ad una disgra- 
zia ne tengono dietro altre. Ji 
cavalli magri van le mosche , o 
Le mosche danno addosso ai ca- 
valli magri. 

aiidaa da caan. Dicesi delle cose che 
vanno malissimo. Andare a bio- 
scio, alla peggio. 

andaa via còme *n caan seoittaat Fug- 
gire da un luogo rapidissimamente. 
Andare come se si avesse il fuo- 
co dietro. Darla a gambe. 

aviigha na tàmm da caaQ. Avere una 
fame grandissima. Federe una fa- 
me da lupo. Veder *la fame in 
aria; noi abbiamo nello stesso sen- 
so Tédder el paan, o la ponlènta ecc. 
par ària. 

caan ne mangia de caan. Per dire che 
i tristi non si danneggiano fra 
loro. Fra corbi e corbi non si 
mangiano gli occhi; e anche Cane 
non mangia cane, o 11 cane non 
mangia mai carne di cane. 

dessedaa i caan clie dormo. Irritare 
chi si sti^va cheto. Desiare il can 
che dorme, Stuzzicare il formica' 
jo, il vespaio. 

dritt cóme l^ gamb^ de *n caan. Di- 
cesi di cosa che sia tutta bistorta. 
Pare che si potesse dire. Diritto, 
o Dritto come le gambe d' un ca-* 
ne, mentre: 

drizxaa le {^mbe ai caan> che signi- 
fica tentare T impossibile, è ugual- 
mente in lingua: Addrizsarle gam-« 
be ai cani. 

èsser al caan. Trovarsi in angustia di 
cose, in malora. Esser alle strette, 
al verde. 

èsser caan e gatt Essere continua^ 
mente io contrasto. Essere mimi 



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95 — 



CA 



come cani e galli I 

èsser ligiat còme 'a eaaa àlli ctdèBS. I 
Esser tenuto tanto occupato da 

. non aver un minuto di libertà. Non 
avet tempo di rifiatare. 

Uà lo rèbbo da casa. Far le cose ma- „ 
Inmente^f are abborraccialamente, I 
Abborracciale. 

flu vltte da saaa. Sostenere gravissi- 
me fatiche. Durare fatiche da cani: 
anche si dice al s. - p. es. 1* aft fott 
na fitta da caaa. Ha durato una 
fatica da cane. 

la ca di^ caai. Cosi chiamasi il luogo 
ove si macellano le bestie^ e se ne 
vendono le carni. Macello, 

lassaa staa i caan che dormo. Non i- 
stuzzicare chi sta tranquillo. Non 
destare il can che donne, Non 
i stuzzicare il formicolajoj il ve» 
spajo. 

laToaraa cèrne *a caaa. Lavorare con 
lulia r assiduità e con tutto il ri- 
gore. Lavorare a mazza e stanga. 

ne caan no vilaan ne sarà mài eosss. 
Si fa questo rimprovero a chi en- 
tra in una stanza senza richiuder 
dietro sé I' uscio. Cani e villani 
non tirano mai a sé /' uscio. 

He èsser no del caan ne del lonlf. Di- 
cesi p« es. di fanciullo rimasto sen- 
za genitori - ne T è ne del caan 
ne del lonff Non ha persona che 
sia per lui: e in generale poi tanto 
nel dialetto quanto in lingua si 
dice di chiunque sia senza appoggi 
senza protezioni ecc 

no Tèddet mai en caan. IVon aver mai 
ninno in compagnia. Esser solo 
come un cane^ 

no fiigbe *n caan. Dicesi di chi non 
ha persona che si prenda cura di 
lui , p. es. • no gb* oo *n caan, e suolsi 
onche aggiungere cbe fàua per me. 
Non ho chi faccia per me al moii- 
dOj Non trovo un cane che abbai 
per mei^ue 1 gb*iva*n caan cbe fèss 

J\w Un. Non aveva chi facesse per 
ni ecc. 

rabfit coùmo fi caan. Dicesi di chi è 
molto in collera. JrrovellatOj In^^ 
cognato. Incarnito, 

te no rè n caan, 1* è*n gatt, se no r è*n 
gatt, sarà na moùsca, vergott sarà, 
oppure 80 ne 1' è *n lonff, sarà *n 
caan. Per dire che quando si dice 
una cosa publicanienle, la è vera 



o presso che vera. Non si grida 
mai al lupo eh' ei non sia lupo 
o can bigio , o che non sia in 
paese, oppure Se non è lupo è can 
bigio. 

lènza dU caan pèrcb, te saliti, o coùssa 
fèste ? oppure ci^a pòrca ecc se- 
condo che la lamentela è fatta da 
uomo o da donna, e fassi questa 
lamentela contro chi non saluti, 
né nìostrl in alcun modo cu- 
ranza. Senza dire a DiOj né a 
diavolo, 

tutu i caan ména la coùa, tatti J àsen 
tatti i mincièon voi dii la soùa. 
V. ugual mudo in àsen. 
Canèja. Lo diciamo a persona abbietta 
e cattiva. Mariuolot Ribaldo, - 
Il canaglia della lingua è lo stesso 
che canagliume, ed è nome collet- 
tivo di parecchie persone abbiette 
e cattive, quel che noi esprimiamo 
col pi. canàio. 
CanaaL In generale lungo cavo o natu- 
rale o artefatto pel quale corre 
r acqua unita insieme. Canale : e 
audio in particolare che è arte- 
mito. -/^Met/o/Zo, JquidottOj Jqui^ 
doccio. 

9 Canale per lo più di latta, o di 
lamiera di ferro, tinto ad elio, e 
in alcune parti rustiche in cam- 
pagna, abetella incavata, che si po- 
ne lungo r estremo lembo della 
gronda per ricever V acqua pio- 
vana che viene dal letto, e tra- 
mondaiia per una sola caduta. 
Doccia. 

9 dell' ària. Quel canale che dalla 
cola discende pel collo innanzi al- 
P esofago, e va nel petto ove si 
divide in due romi detti bronchi 
e si attacca ai polmoni servendo 
alla respirazione. Canale del poi' 
mone, ttorgozzulcj Gorgozzuolo, 
Trachea. 

» del manglaa* Canale che ha nrin- 
cipio nella gola e termina neiro- 
rlncio superiore dello stomaco, e 
serve per condurre i cibi dalla 
bocca nel ventricolo. Canale delle 
Pappardelle, o dei lazzi, e in par- 
lar più grave. Esofago, 

Savii na ròbba de bòon canaal. Sape- 
re una cosa da persona degna di 
fede. Sapere una cosa di buon 
luogo. 



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0a&ilètt Diro, di ctnal. CanaìeliOt Ca^ 
nalino. 
m Detto di ampolle ecc. qtiel cana- 
letto adunco onde st terstt il li- 
quido che tI è. contenuto. BeC" 
cuccio. 

Saiipla. Dicesi scherzosamente di nato 
g;ro880. Pfappa, Nasone. 

Ca&arèla del oalamàrL Quel bocciolo 
lunghetto da tenervi qualche penna 
che serve di copercio al calamajo 
da tasca. Peìinajuolo, che pure è 
il nome di quel vasetto aperto ai- 
tetto per r uso egualmente di te- 
nervi le penne, ai cui è fornito un 
calamito a scrivania v. caiamaiPéra. 
Tioì però chiamiamo eàiarila il 
coperchio del calamajo anche quan- 
' do non è lungo, né può servire 
a tenervi penne. 

Canaretxs. Detto di uomo \. sopra ca- 
nal del mansiaa. 
» Detto di animale è il canale della 
respirazione che va a finire nel 
polmone. Canalitccio. 

tanatìlia. Strisciollna d' argento battuto 
alquanto attorcig^liata, che serve 
per ricami e simili lavori. Caiiii- 
tiglia. 

iDaiieafèna. Sentesi da taluni per ctn- 
créna. v. 

Oàacher. Ulcere di pessima coudizione. 
Cànchero, Cancro, 

CancréBa. Dicesi di piaga che va senii- 
pre dilatandosi, e consumando le 
parti vicine. Cancretia, Cangrena. 
anoaa in sancréna. Dicevi di piaga 
che si fa cancrena. Cancrenare, 
Cancrenarsi, Incancherire: 

Cà&iéla. Cera, o sevo o altra simile ma- 
teria ridotta In forma cilindl*if*a 
con istoppino nel mezzo. Candela, 
n Usasi ancora metaforicamente, ed 
è queir escremento che si lasciitno 
i fanciulli discendere dal naso. Moc» 
do. Moccolo, onde moccicare, la- 
sciarsi cadere 1 mocci dal naso, il 
nostro aviighe la candéla o le candéle 
al naas, o semplicemente afll|^e 
le candéle. 
» Parlandosi di prati, è ognuno di 
quei canaletti o rigagnoli artefatti 
a traverso delle praterie per con- 
durre r acqua d' irrigazione dap- 
pertutto. Éracciuoli. 
» Ancora si dice di persona di mal 
colore, e macilciiia. Si^Krome anche 



da noi è usato metaforicamente, e 
per lo più col Verbo |arii crederei 
che pure in lingua si potesse te« 
nei*e lo stesso vocabolo - p; es. él 
paar na candéla. Éi sembra una 
candela . 
è a bacchétta. Dicesi delle candele 
di sevo quando son fatte col VàU 
fare più volte gli stoppini o lùci- 
f^oli Ili un truogolo ripieno di 
sevo liquefatto. Candeta ptt ioh 
mersione. 

• aìila faMna , o àUa itàiipa , o al 
stamp. Dicesi di quelle che si fanno 
colando la materia strutta deniro 
utià forma di stagno, che finisce 
inferiormente còme in diritto beo> 
cuccio forato; e il lucignolo pas^ 
sato per esso è con un ferruzzd 
tenuto disteso e fermo alla boera 
superiore della forma. Candela àlld 
forma. 

• coimintadà. Candela arsicciai e 
dicesi ligualnlente di torcia. 

» goiìccia. Quel lungo fu^to di aU 
bel*o diritto e rimondo che i mu^ 
ratorl piantano davanti alle fsb» 
briche f:he hanno da costruire per 
fare poi con traverse i loro ponti. 
Abetella, Stile. 

Che fàbrica le candéla o fibri«Étollr de 
candéle. Candelollajoi 

fésU déUè candéle. La festa della pu- 
rificazione^ in cui suolsi fare con 
candele benedette una processione. 
Candelaia, Candelòra. 

ré bM ma candéla datanti che na tèrza 
dedree. Significa esser meglio un 
piccol uiile certo e presente, che 
un grande ma futuro o in isperan- 
Ka. É^ mefjlio vn uovo oagi, che 
una gallina domani ; Meglio è 
ftingutllo in man che tordo in 
frasca. 

tutti i sant i Tool la soùa candéla. Per 
dire che ogni ufficio vuole la sua 
ricompensa. Ogni santo vuol la 
sua candela. 

fii mangUt le candéle e cagaa 1 gUi- 

Jieen. v. cagaa. 
180W de candéle al cànef él paar 
seda. Per dire che la luce di can- 
dela ecc. non è cosi chiara che 
r occhio non possa rimanere In- 
gannato a giudicare della cjualità 
di certi oggetti. 1 Toscani in que* 
sto senso dicono. Pfè donna uè tela 



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— »7 — 



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o lume di cadela. 

dàsdet. Quasi superlativo di bianco. 
Candido. 
m Si usa altresì come nome per in- 
dicare quelle operazioni che ran- 
nosi ai filati, ai tessuti di lino ecc. 
per toglier loro quel color g;iaU 
fastro che hanno , e farli divenire 
bei bianchi. Bianchimento, 
daa al càndet Dare i filati, i tessuti 
di lino ecc. a chi per pretzo li fa 
divenir bianchi. Dare a candidare 
o ad imbiancare, o ad incandire. 
dtYOitAa, o Tégaer eàadet Incandi- 
dire, 

Candéu. v. càndet. Usato come nome. 

Candileea. Dim. dì candéla. Candeluzza. 

Caadìleer. Arnese di varia materia con 
un vano cilindrico v. biiis del can- 
dileer, suneriormente in cui si fa 
entrare la candela. CandelUere. 
Quelli da (Chiesa invece del boc- 
cìuolo hanno fermato nella parte 
superiore un ago, in cui si inasta 
il cnnn(*llo comunemente di latta 
(canétta) che tiene la candela. 

Caidilòon. Più che come accr. di can- 
dela, nni lo usiamo per persona 
lunga. Fttsertignolo, Fasteliaccio. 
» Ancora per persona piò semplice 
di quello che potrebbe supporsi 
per la sua statura. Faslellaccio. 

Candilòtt. Arcr. di candela. Candelotto. 
» delle grónde, o di gronadàl. Pezzo 
di ghiaccio quasi a forma di can- 
dela pendente in Inverno da gronda 
di tetto. Ghiaccinolo, Diaccinolo, 

Candiìt. Frutto confettato , cioè accon- 
ciato con zucchero bollito. 6'ait- 
dito. 
Uà. canditt. Confettare come è detto 
sopra. Candire. 

Oà&ef. £' in commercio con questo no** 
me la parte che può esser filata e 
tessuta di una pianta erbacea con 
foglie assai lunghe e strette, che 
Tenuta a maturanza si macera in 
acque stagnanti, ritraendosi poi dal 
suo fusto quasi legnoso e vuoto di 
dentro i lunghi filamenti che Io 
rivestono che sono quelli che si 
tessono. Canapa f. Canape m. 
tanto la pianta quanto il pro- 
dotto. 
€èrda de càiaf. Corda fatta col fi- 
lato della canape. Canapo , se è 
grossa; Canapello, se è piccola. 



OaaéJ dèlia goùUa. Essendo usato al pi. 
pare che significhi insieme e il ca- 
nale che va allo stomaco per con- 
durvi i cibi, e quello che va al 
polmone per la respirazione. Canne 
della gola. 
GatielL in generale pezzo di canna, e 
anche ogni cilindretto di qua! pur 
sia materia cavo internamente per 
tutta la sua lunghezza. Cannello^ 
Cannella, Tubo. 

» Negli organi ecc. si dice quel boc- 
ciòlo di riporto che di piombo o 
di latta si pone alle canne per so- 
stegno. Sopraccanna. 

» della baùtta. Legnetto tondo in- 
cavato pel lungo che si mette ad 
un foro apposito della botte per 
attingere il vino, e che si tura 
con uno zipolo (spina). Cannella. 

9 della pippa ecc. La cannella per 
la anale il fumo del tabacco sale 
in nocca di chi pipa. Cannello, 
Cannuccia della pipa ecc. 

della roùcca. Ciascuno dt auei boc- 
cioletti che si mettono alla conoc- 
chia fra le liste in cui la canna 
di cui è formata venne rifessa, 
perchè faccia uzza (pània). Can^ 
miccio della conocchia. 
CanéUa. E' la seconda corteccia di un 
agrume che, levata dalla pianta la 
prima, rimane più sottile, pleghe- 
tole, elastica, legnosa, e fibrosa, e 
che raccolta ed essiccata opportu- 
namente si incartoccia da sé pren- 
dendo la forma di bastoncini gial- 
lo-rossicci , o bruno-rossi , oT un 
sapoi*e piccante e grato, e d'un 
odore soave penetrante aromatico. 
Cannella. E r albero che pi*oduce 
questa droga di cui si fa uso in 
cibi, in confezioni, in liquori, ecc. 
si chiama Albero della cannella. 

» Chiamasi ancora qualunque legno 
cilindrico né molto lungo, quasi 
corta canna ; e particolarmente 
quel bastoncello cne adoperano i 
ragazzi nel giuoco detto girell e 
canélla v . a slanciare la lippa 
(girell). Mazza. 

» déUa fooj&da. Quel legno cilindrico 
di grossezza da poter ewere ac- 
gavij;nnto colla mano, col quale 
si spiana e si assottiglia in fo^li 
la paMa. Mallerello, Spianalojo. 

» dé.la poalènta. Baslonceiio alquanto 



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~ 98 — 



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ricorvo da un capo con che si 
tramesta In polenta. Matlerello, 

eoaloir «ranèlla. Del colore della droen 
delta cannella. Color di cannella, 
o cannella lo é 
Oanolòtt. Ciocca di cnpegli pendente 
dalle temota agli orecchi. Cet» 
necchio, Ciocca j Riccione. 
Oanemeel. Certa pastiglila fatta con 
zucchero o miele comunemente 
in forma di piccole tavolette. Ca» 
ramelia. - 11 Cannamele della lin- 
gua è la canna da zucchero. 
Oaneen. Agg. di colore giallo come 
miello del cedro ^ o dello zolfo. 
Vilrino, Zolfino , e secondo che 
nota il Vocabolario Milanese in 
qualche parte di Toscana anche 
Canarino, Noi pure diciamo ca- 
aareéii. 
Caaèor. Luogo' piantato a canne. Con- 

ne(o. 
Caaétta. Dicesi in generale canna o 
cannello piccolo di vetro, di me- 
tallo, o d' altra materia fatto a si- 
militudine dei bocciuolt di canna. 
Boccinoio. 

» Dicono i ferrài quella bocchetta 
che 8* ingessa o s' impiomba nel 
murro, o s' inchioda in un' impo- 
sta perchè vi entri la stanghetta. 
Bocchella. 

* GII orefl(!Ì dicono un piccolo orec- 
chino tondo e semplice che sifone 
la printa volta alle bambine, e con 
cui si bucano loro le orecchie. 
Cerchiellino. Tanto però nel dia- 
letto qtianto nella lingua si usa per 
lo più al pi. 

» d' àpis, de làpis. Tanto quella 
verghetta d* una sorta di pietra 
nera, o rossa, che ridotta in punta 
da un ca|)o serve a disegnare, quan- 
to un cilindretto di legno della 
grossezza per lo più d* una penna 
in cui quella pietra si incassa pel 
medesimo uso. Amaliln, Molila, 
Lapis, m. Anche noi diciamo là- 
pis, o àpis. 

» del làpis per al làpis. Cannello 
metallico, grosso quanto una pen- 
na da scrivere, alle cui estremità 
rifesse si addatta un pezzo di la- 
pis, tenutovi fermo da un anelletto 
corsojo. Malilalojo, Toccalapis ni. 

» de zóra de spagna. Specie di ba- 
stoncino toncio^ o quasi tondo^ che 



8i strugge da lin de' capi a 
fiamma per sigillar lettere o altro; 
e prima che si rassodi si calca con 
un sigillo che vi lascia un' im- 
pronta. Bacchellina, o Cannella di 
cera di spagna o di ceralacca. 

Gànétta di calzètt.Usasi al pi. ed è il nome 
che si dà alle maglie che reatano 
air Una e air altra estremità delle 
staffe nelle calzette, e che facen- 
dosi diritte anche nei giri ravesci 
tornan sempre rovescie come quelle 
che diciamo broaccadeea v., e la 
staffa in coteste estremità ne riesce 
come con un orlo rilevato. Da per- 
sona educata in Toscana ho udito 
che le chiamano Rovescini. 
» per le candéle. Si dice quel can^ 
nello comunemente di latta che fi- 
nisce inferiormente in una codetta 
per ciii s' inasta suir ago dei can-> 
deineri da Chiesa , e nel quale si 
pianta la candela. Boccinolo. 

Oanetteé. Specie di stoffa^ tessuta a ri- 
ghette che rilevano. Fergola: 

Canettèon. Comunemente al pi. Specie 
di orecchini rotondi. Campanelle. 

Ganettoiiizeen. Dim. di eaaeitèon v. Cam* 
panelUne. 

Cànova, v. cànef. 
» Tela grossa da far modelli di puntk* 
scritti^ tappeti ecc. Canavaccio, 
Canevaccio , Canovaccio , I>r* 
zone. 

Canna; VJ il nome così della pianta 
che viene nei luoghi umidi e sor- 
tumosi, presso agli stagni, e lun^o 
i fiumi, cosi del suo fusto lungo dirit« 
to nodoso e vuoto. Canna: che tanto 
in lingua quanto nel dialetto è pur 
nome comune di nOalsiasi arnese 
che sia o facciasi forato pel lungo 
a modo di canna, come sono le 
canne dei fucili, degli organi ecc. 
Nelle eanne poi propriamente dette 
lo spazio che è tra un nodo e 
r altro si dice boccinolo. 
> Bacchetta piuttosto grossetta di 
giunco d' India che suolsi portare 
fuori di casa per appoggio, o an- 
che per avere cosi qualche cosa 
in mano. Massa, e nel Vocabolario 
Parmigiano è messo anche Canna* 
» a tonrciion. Canna da arme da fuo- 
co formata di una lamina di ferro 
a^vvolta spiralmente. Canna a lor* 
Wglione. 



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n 



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4a Ufatif. Canna di stagno nel 
cui Tuoio mandasi uno sianlufTo 
che tirato verso la bocca di essa 
ben chiusa vi attrae dentro , e 
spinto poi ne ricaccia» e introduce 
nella parte deretana del corpo di 
pila persona un qualche liqtiido 
medicinale per mezzo di un can- 
nello alla canna medesima infe- 
riormenle fermato a vite. Codina 
da servhiale. Weir Ortof^rafia En- 
ciclopedica trovo che chiamisi que- 
sto strumento anche col nome di 
Vristere; e cosi la stessa parola 
tanto esprimerà il medicamento, 
quiinto r arnese che lo immette 
nel corpo. 

y f àpis. v. eanétta d' àpis. 

9 da pizxaa. Mazza o canna lunga 
netta cui cima rifessa adattasi una 
candelina per accendere le candele 
o le torcic che sono in alto. Jc' 
cerni ilo jo. 

9 del cameen. Quel canale verticale, 
e talvolta superiormente anche un 
po' obliquo entro il muro, che dal 
focolare e dalla cappa mena il fu- 
mo fuori del tetto. Gola, 

» del candileer. La parte che comu- 
nemente rotonda levasi sopra il 
(»lede fino al piattello del candel- 
iere, e ne forma come il corpo. 
Fttsoj o Fusto del candelliere. 

9 dal foach. Canna di metallo da 
soffiare nel fuoco, che usasi nn- 
cora in qualche casa di cam- 
pagna in vece del mantìcetto. Sof" 
fione, 

» dal pomi. La muraglia che riveste 
internamente il pozzo per sostenere 
la terra e impedire che essa frani. 
Gola del pozzo- 

9 rigida. Canna con entro incavi pel 
lungo a |;uisa di piccoli canaletti. 
Canna ngata. 

9 9 Dicesi altresì figuratamente di 
persona che beve molto. Beoone. 
Pauàda. Colpo di canna. Cannata 

9 Ancora si dice di aoel mal odore 
che altri manda dalla bocca nel fia- 
tare. Za/fata. 
paaèai. Arnese di legno, di forn\a ci- 
lindrica, forato pel lungo, e con 
due larghi risalti come dischi dai 
capi, a uso di avvolgervi sopra il 
filo. JHocchello. 

1 I\>me ancora di quel grosso pezzo 



clliiulrico d* artiglieria gettato in 
bronzo o in ferro fuso, che sopra 
appositi carri fermato si trasporta 
dove vuole il bisogno delle truppe^ 
delle cui tremende esplosioni da 
noi si esprimono gli effetti col chia- 
marlo pure spazzacampàgne. CVii- 
none. «* Il nome spazzacampagne 
che ho detto darsi da noi al can- 
none, tro\o nel Vocabolario Mila- 
nese anche di lingua spiegato per 
specie di arme da fuoco. 

Caaóoii.Tubo altresì di terra cotta e talora 
anche di piotra che adoprasi a for- 
mar condotti da menar acqua; ma 
iticcome è di poca lunghezza, a 
formar cotesti condotti ne voglion 
patricchi che imboccano gli uni 
negli altri. Doccione. 
9 Usato al pi. esprime nelle guar- 
nizioni ecc. quelle inamidate pie-, 
gature che fatte V una contro 1 al- 
tra vendono formando come dei 
tubuletti. Cannoncini 
faa i canòon. Dicesi di quel ronfare 
che fanno i gatti quando sono ac-i 
carezzati, e che pare che dormano. 
Tornire, da tornio al cui rumore 
quando gii*a s' assomiglia quel rou-. 
fare, 
faa sea I canòon. Avvolgere il filo so- 
pra I rocchetti. Incannare, 

Oanótticli. Persona ecclesiastica addetta 
con particolare prebenda ad una 
Cattedrale o altra Chiesa cospicua 
par la recita e la celebrazione dei 
divini ufljci. Canonica); 
» Ancora si dice di fanciullo, sia 
rimproverandolo, sia quasi per un 
vezzo come dirgli eh* egli è vivo, 
furbattelk) ecc. Monello, 

Canonnaa. Sparare cannonate. Canno^ 
negyiarè, 
• Ancora fave rumorose coregge. 
Sbombardare, 

Caaoanàda. Tiro, o colpo di cannone. 
Cannonata, 

Canoanamént. Sparo di molte cannonate. 
Cannonamento, 
» Ancora sequela di rumorose co*? 
regge. Mi piacerebbe Sbombarda* 
mento da sbombardare, come da 
spetezzare che ha presso a poco 
lo stesso lignificato abbiamo spe*^ 
tezzamento. 

Ganoanzeen. Dim.di canéon. v. Cannqi\'i 
• cino. 



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Qk 



CaaotBMei. Pasta con zucchero o miele, 
tirata sottile come le oslie, e ridotta 
a forma di cartoccio. Cialdonej e 
anche Cannoncino. 
Cantaa. Mandar fuori misuratamente la 
Toce. Cantare, 

1^ come 'n mèrlo. Cantare di tutta vo- 
glia e forza, e come dice il Di- 
zionario, cantare di genio. Spip" 
potare, • 

9 da bass, da tenoir ecc. Cantare 
nella chiave di basso, di tenore 
ecc. Cantare in basso j in /etto- 
re ecc. 

» in falsètt. Cantare con voce sfor- 
zata . Cantare in falsetto j, in 
quil'io, 

s seti V. cagaa nel secondo signi- 
ficaio. 

» seti come*ii mèilo. E' più che il 
semplice cantaa seti, ed esprime il 
manifestare che uno faccia anche 
non molto pregato tutto eh' egli 
sa d' una cosa, e quohi più ancora 
di quello che altri vorrebbe. S^OC'- 
dotar ben bene il barletta, 

» soft ai déBt. Dicesi di quel fuono 
che fa rompendesi sotto ai denti 
il pane biscotto, o anche sempli- 
cemente ben cotto. Sgretolare, che 
pur dicesi delle ossa di uccelli, di 
polli ecc. che ugualmente si i*om- 
pono per gustarne la midolla. E 
il mangiare coleste cose che sgre- 
tolano si dice Sgranocchiare. 

^ 80tt vons. Cantare con voce bassa 
che poco si senta. Canterellare, 
' Canticchiare, 

faa eantaa san, e eoo frase più ab- 
bietta faa cagaa trarre ad uno di 
bocca quel eh' egli per -altro non 
direbbe. Cavare ad uno i calcetti, 
Far uscire wiio, ^calzare uno, 

faa eanténd. Per dire che una cosa 
è di facilissima riuscita. Essere 
come bere un uovo p. es. Y è 
na ròbba che la fèp can^ènd. Io 
/' ho questa cosa come bere uu 
uovo* 

\t Drima gallina che canta V è qnéHa 
cV aa fatt 1' oof. Ijodo proverbiale 
col quale si viene a dire che si ri- 
tiene avere uno fatta qualche cosa, 
appunto perchè non ricercato è 
primo a porlorne per dare a cre- 
dere the non ne ha colpa. La gaU 
ìit\^ che ^chiatn^zza è quello the 



ha fatto f uovo ^ o Scriechiota 
sempre la più trista rtiota, 

CantadOHT, e oiseU eantadow. Queir uc- 
cello che si tiene nei pareui per* 
che col suo canto alletta e chiama 
quelli di passo. Uceetio cantatolo» 
o cantajuolo, 

Cantara. Mobilia di legnante come In 
forma di alto cassone in cui sono 
incastrate tre o quattro cassette 
che * si muovono sopra traverse 
neir apertura davanti, e servono 
a custodire biancherie, vesti ecc. 
Canterale, Canterano, Cassettone, 
Anche qui V ho sentito dire cas- 
settèoa. 
» Ancora dicesi per cattivo cantore. 

Gantarina. Usasi per lo più ad indicare 
donna che va per le strade o pei 
caffè ecc. cantando canzonette. Can^ 
terina, che di pari come canterina 
si usa per lo più scherzevolmente 
e vuol signiGcare chi canta volen- 
tieri e spesso. Noi pure In questo 
medesimo senso diciamo cantareei 
e caatarina. Donna che canti per 
professione, e sui teatri non pia- 
cerebbesl d' esser detta cantaniii 
ma si vorrebbe chiamare caitinto. 
Cantante, Contatrice, 

Caataronmaan. Lo usiamo col verbo fia^ 
e significa fare un gran parlare 
di qualche cosa. Tener gran di- 
cena - i a' aa fott en caitaroi- 
maan. iVe han tenuto una gran 
diceria. 

Canteen. I^a più sottile delle corde di 
un violino e di altri strumenti. 
Cantino, 
toiccaa 'n canteen. Entrare con de- 
strezza in qualche proposito, o 
toccare col discorso qualche punto 
che faccia certa impressione, e re- 
chi confusione, o vergogna, o con- 
vincimento ecc. a qualche persona. 
Ritoccare una cordo. Toccare 
un tasto. 

Cintar, Vaso per uso di deporvi gli 
escrementi del corpo. Càntaro j 
Càntero, 

Canteer. Travicello quadrangolare, lun- 
go, e piuttosto sottile, che serve 
specialmente a far palchi (soiitt) 
e coperture di edinij , addettane 
done parecchi fra trave e trave* 
Corrente, e se è })iccolo pìccol(^ 
C^rrenlino. li cantiere della ìi^^ 



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CA 



— iOI 



CA 



rua è il luogo ore ti fiibbricano 
le na>i. 

Caitaer. Ancora al dice per caltivo can- 
lore. 

(Saltila. Parte per lo più sotterranea 
dove si conserva il vino. CanlinOj 
Cànova^ Volta, 
aca in cantina. Dicesi degli occhi 
quando per mal essere della per- 
sona sono come internati nella loro 
carità. Occhi infossali. 

(antin&at. A^^g.di stanza che ha sotto 
il %uoto di una cantina^ e le stanze 
siffatte son meglio riputate per 
asciuttezza. 11 Vocabolario Milanese 
mette col punto d' interrogazione 
jé vaila, e giustamente lo ha po- 
sto come modo dubbio, perchè nel 
Dizionario A volta essendo spie- 
gai u per - a foggia d' ateo - più 
presto potrebbesi intendere della 
forma stessa della stanza^ che non 
di quello che essa abbia sotto. Sa- 
rebbe forse più esatto dire. Con 
voila, o cantina sotto, 

fSnitinéUa. Usasi per lo più al pi. e 
sono nei tetti fquei regoletti ri- 
quadrati che ricorrono spessi e 
parullelli nel verso del pendio a 
sostegno immediato dei tegoli. 6^or- 
retitinL 
9 ^ci palchi (sovfltt) delle stanze 
sono quelle listerelle riquadrate di 
legno che si appongono alle com- 
messure dei panconcelli per chiu- 
derle. Heyolini, 
9 1 tessitori dicono i due pezzi di 
legno verticali che commessi con 
altri due orizontali formano la 
cassa del telajo, la quale contiene 
jl pettine per cui passano le fila 
della tela, e serve a percuotere 
e serrar bene il tessuto. Staggi. 

Cantiiear. La persona che specialmente 
nelle comunità è incaricata della 
cura -della cantina. Cantiniere j 
Caniiniero, Canavajo^ CanovajOj 
Cettiere, 

Gnntèon. Queir inclinazione che fanno 
due o tre piani concorrenti a eguali 
punti. JngoiOj CaniOj Cantone. 
• Anche V angolo esteriore delle case 
delle strade ecc. Canto , CantO" 
nata. 
p h' angolo di una cassa , di una 
scatola, d' uno stipetto ecc. e an- 
|;he <|uella lastiuccia di metallo 



con che queli* angolo si arma^ 
perchè abbia maggiore saldezza, 
Cantonata, 
Cantòon.Uuei rinforzi di pelle che soglio- 



no mettere i librai per maggiore 
saldezza alle cantonate dei libri 
che legano. Riguardi. 
faa cantèon. Dlcesi di casa che tro"? 
visi alla cantonata di una strada. 
Far cantonata. 
Ussaa in de' n cantèon. P^on curare, 
Lasciare nel dimentica tojo. 

Gantonnaal. Sorta di piccolo armadio 
triangolare che su tre gambe, e 
tahoita anche su due sole si ad« 
datta ad un angolo d' una stanza 
diviso internamente in parecchi 
palchetti (piaan) per riporre mi- 
nute masserìzie. Cantonieraj Stro" 
cantone^ e anche Cantoniere m. 
•f Cantoniere significa altresì ciar- 
laltano,e cantoniera donna abbietta 
e di mala vita. 

Cantcnnaleen. Dìin. dì eantcnnaal v. 

Gantonnzell. Dim. di cantèon v. Can^ 
toncello, Cantoncino, Cantuccio. 

Cantonnzelleenn. Dim. di cantoinxeli. v. 
Cantnccino. 

Cansèon. Poesìa di tale qualità di versi 
da addattarvi le note musicali per 
essere cantala. Canzone, e una 
volta anche CanzonQ. 
» dell' èca. Diresi il ripetere che al* 
tri fa sempre la medesima cosa 
senza venir mai ad una conclu- 
sione. La canzone j, o la favola 
deii^ uccellino. 
aviighe dèlio canxèon. Dicesl altrui 
quando le sue non sono che chiac- 
chiere, e lontane dall' esser seguite 
dai fatti. Dar canzone, pi. da can- 
zona. 

Capelàda. Colpo dato con cappello, e 
ancora quanto può essere conte- 
nuto nel vano di un cappello. Cap-^ 
pellata, 

Capeleen. Oltre che è dim. di capali, v. 
sotto, significa più particolarmente 
la copertura del capo usata dalle 
donne civili, la quale fassi di stoffa 
o di paglia ecc. con più o men 
larga tesa sul davanti che gira In- 
torno alla faccia. Cappellina. 

Capolèra. Specie di scatola di cartone 
o anche di grosso cuojo rispon« 
dente alla forma del cappello che 
U ii deve in esif^ cu^M^dire. CappeU 



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GA 



-r- 102 -. 



GA 



Utra, PorlaeappeHo. - li capelliera 
della lingua significa anche tutti i 
capelli del capo Insieme^ ed è lo 
stesso che capellatura. 
Dapelèra. La moglie del cappellaio^ o 
d(^nna che lavora di cappelli o li 
vende. Cappellàja. 
Capolètt. Sentesi da taluni come dim. 
di capeU. Cappelleito. 

w Dicesi nella lucerna auella ventola 
movibile di latta o di cartoncino 
o altro, fdtta a cono tronco che 
a qualche distanza circonda la 
fiamma, e ne para la luce orizon* 
talmente ali* intorno. Cappello^ 

» Dicono i ferrai cjuella piastra che coi 
lati rilevati chiude in sé la stan- 
ghetta, gr ingegni, e tutto che co- 
stituisce il di dentro di una ser- 
ratura. Cassetta, Coperchio, 

9 della rcùcca. Ouel cartoncino o al- 
tro in forma di cartoccio che co- 
pre il lino o la stoppa sulla co- 
nocchia. Pergamena. 

» dell* oimbrélla. Quel cerchiello di 
tela incerata, o d' altro che per for- 
tezza si mette in cima agli spicchi 
dell' ombrello sopra la rotella den- 
tellata infilata nella parte supe- 
riore deir asta (màaegh) dalla quale 
poi si diramano le stecche ( bac- 
chétte) V. Cappelletto. 
papalina. Quasi più non sentesi questo 
jiomc usato già per indicare quella 
copertura del capo, che, come nota 
il Vocabolario Milanese, solevasi 
nel secolo scorso portare soltanto 
in viaggio o in campagna dalle 
persone civili, ed al presente^ è 
pressoché comune negli uomini, e 
che chiamiamo col nome generico 
di càpell V., a differenza di quello 
che allora era propriamente detto 
capali, e ultimamente quando an- 
cor rimiancva taluno che lo por- 
tasse, dicevasi capali a trii cantèoB 
o leamm. Cappello, 
(lapell. E' il nome generico della co- 
pertura del capo che usano gli 
uomini, vuri9 come di materia così 
di forma, or di cupolino , or di 
tronco d' un cono, o quf^si dissi 
di cilindro superiormente chiuso 
in piano, con un giro (ila v. ) 
«l leipbo inferiore intorno alla te- 
sta, che piò o men largo sporge 
Ir fHPrì; e si lascia orizsontal- 



mente disteso, o al rivolta M lutò. 
Cappello, 
Capali a tril caitioi. Quello che osoasi 
già e di cui si è fatto cenno so- 
pra in capaUna: fu un cappello a 
testa copoluta, la cui larga e tonda 
tesa avea due rivolte, una davanti 
r altra di dietro, fra le quali re» 
stavano ai due lati due coaie lar- 

fhi becchetti orizontali; e delle 
uè rivolte la posteriore era a mo- 
do d' un semicerchio perpendico- 
lare fermato rasente il cupolino, 
r anteriore aveva due sinuosità 
una di qua V altra di là da ui^ 
becchetto acuto anziché no, che, 
fermate esse pure al detto cupo- 
lino, venian facendo nel mezzo do- 
ve più si spingevano in fuori. Cop- 
peito appuntato, o Cappello a Ira 
aquCj a tre punte, a tre venti, 
eoi pfppìo. 

• da preet e anche a trll caatèon, o 
leamm. E' diverso dal qui sopra 
descritto in questo che ha tre e» 
guali rivolture della tesa verso il 
cupolino, onde vengonsi a formare 
intorno ad esso come tre vani n 
tre curve largure pari non meno, 
di forma che dì distanza. Cappello 
da prete, o Cappello a tre aque, 
a tre punte, a tre venti, 

» da dònna, v. capeleen. 

» de castòor, da legar ecc. Cappella 
di pelo di castoro, di pelo di le* 
pre ecc. 

» da pi^a. Cappello fatto di treccie 
di paglia. Cappello di paglia, o. 
di treccia. 

» de peci. Cappello fatto di lana cooin 
4)ressa e non tessuta. Cappello di 
feltrò. 

n mantaat Cappello di foggia ob- 
lunga a due come dir punte op- 
Soste della tesa che è ovale, e dalle 
uè bande lunghe rivoltata all' in- 
sù contro il cupolino , dall' ud« 
perpendicolarmente, dall' altra con 
un poco di convessità. Cappello 
appuntato, arricciato. 
GapalL' Dioesi ancora quella crosta che 
nel tino le vinacce fanno al mosto 
mandate alla superficie dal suo boi* 
lire. Cappello, Copertojo, che ò 
poi nome generico di qualunque 
cosa che copre. 

afUfhe, poartaa, o tlper el nif9l\ 



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CA 



— m 



CA 



iéra a 9C%. Senteti dire da per- 
sona che abbia la coscienza ai a- 
verc operato bene^ o che è nulla 
dì debili, come dicesse che non ha 
vergogna di farsi vedere, qua! chi 
è indebilato o ha fallo male, jin- 
dare a faccia, o a fronte scoperta, 
Poter andare col viso scopertOj 
Tenere H capo aito e mostrare 
la faccia, 

cavaa el capelL Levare II cappello 
dal capo^ Il che è allo di risueilo. 
Cavarsi il pappeilo. Scappellarsi. 

» » o de capelL llsasl qùeslo modo 
anche figuraiamenie per significare 
persona valerne in sua arie ecc. e 
perciò meritevole di slima e di 
riverenza. Far di cappello - bi- 
teàgaa eavàagbe el capali. Ei 6i- 
sogna fargli di cappello. 

di^aa capelL Andare in collera» aversi 
a male di qualche còsa. Entrare 
in bixsaria. Imbronciare, Pigliare 
il grillo. 

poiutaa 1 capeU, o 1 beretteen sa 
r èccio. Furiare il eappello o il ber- 
reiio a sght'mbo; cioè in modo che 
la lesa da una parie si avvicina 

' air occhio e air orec«,*hio più «:he 
dair altra come per fare il bravac- 
cio. Portare il cappello alla scroc» 
ca, e torto j o la berretta torta 
ecc. 

sèasa capalL Dicesi di persona che 
siasi IoalO; o a cui sia slato lo lo 
il cappello di lesta. Scappellato. 

tacaa el capell al dòod. Usasi dire 
quando alcuno sposa donna, che 
lo fa padrone di casa ben prov- 
veduta di lutto il bisognevole, o 
nella cui casa gli è data stanza si 
eh' egli non abbia a pigliarsi ve- 
riin pensiero di mantenimento ecc. 
1/ Alberti alla frase che I francesi 
usano a significare la medesima 
cosa fa corrispondere, jéver tro^ 
vaio la tavola apparecchiata. 

ttraa sei' u cape-L l)icono i cappel* 
lai il mettere il cappello sulla for- 
ma per ridurlo a quella foggia che 
esso ha da avere. Informare j o 
Risaldare un cappello. 
Gapélla Luogo nelle chiese o nelle case 
dove è altare per celebrare, e on- 
che piccola chiesina , e semplice 
oratorio, e aliresi la moltitudine 
del musici addetti a cantare in 



una Chiesa, Cappella. 

Oapélla.Ancora cappello grande,di larghe 
lese. Cappellone. Noi pure abbia- 
mo nel medesimo senso capelèon. 
» Dello di chiodo, di bulletta ecc. 
significa quella parte superiore del 
chiodo, della bulletta ecc. che fog- 
giala a diverse forme sporge come 
cappello intorno alla parte acuta, 
e quando s' infiggono in qualche 
luogo non entra o si fa entrare 
sol quanto è necessario perchè non 
rilevi. Capocchioj Cappelletto. 
» Dello di funghi significa quella 
spècie di cappello che essi hanno 
sopra il torso o pedale (gamba) 
Cappello^ ^ 
» do clóod. Dicesi di moneluccia ro- 
vinala e sformala per modo da non 
aver qtlasi più segno di moneta. 
Capo di chiodo, o Sloneta gob" 
bina. 

Capeen. Dicesi quella parte del piviale 
che a guisa di semicerchio sta 
pendente dietro alle spalle, ora a 
semplice ornamento, ma un tempo 
ad uso di coprire e di riparare II 
capo. Cappuccio. 

Gapétt Dicesi ai fancitdlo, di giovinetto 
cattivello e maliziosello anzi che 
no. Capestrello, Capestruzzo , e 
secondo che nota il Vocabolario 
Milanese Capetto anche in To- 
scana. 

Capétta. Manlelletla di seta ripiegata 
pel limerò che portano i preti so- 
pra r aoito corto* Ferratuolino. 
» o riparéUa. Specie di bottone che 
mei tesi in capo al manico de' col- 
telli. Raperella. 

Cdpoou. Parte di vestimento che at- 
taccata al di dietro della scplla- 
latura di esso possa servire a 
coprire il capo. Cappuccio. 
» de *n léga. Tettuccio di cuoio ad 
arco , che imbullettato . inferior- 
mente sul dorso e sui fianchi della 
cassa di un calesse, è fermalo ad 
alcuni bracciuoli, i quali imper- 
niali girevolmente 1' uno neir al- 
tro servono a tenerlo disteso so- 
pra il calesse medesimo, o a farlo 
ripiegare. Mantice, Soffietto. 

Capii. Conoscere, distinguere colla men- 
te. Capire; che in primo signifl- 
rato vuol dire contenere avere in 
sé; ma si usa ancora come intran- 



/ 



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Ha 



-1Ò4- 



CA 



•itivo^ e slenifica esser contenuto, 
abitare^ alberpare. 
Capii en e&r&tter. Riuscire a distinguere 
le parole che altri abbia scrittQ. 
Raccappezzare uno scritto: il qual 
verbo raceappezzarc sigfnifica nU 
tresi intendere per discrezione quel- 
lo che aiiri abbia detto lion molto 

. chiaramente. 

la ca^iss, o la capiraaf an bèga. 1>i- 
cesi quando alcuna cosa è della 
più grande fucilila a intendersi. 
La capirebbe Un cieco. Se n^ ave^ 
drebbe U mio bue. 

ne capii ne o ne fl&tt in là. Non in- 
tendere neppure le cose più. facili 
e più ovvie. Non intender boccia 
cala, 
tapllèer. jéqua di capelvenere fa cor- 
risponaereil Vocabolario Milanese; 
sicché parrebbe che avesse ad es- 
sere una bevanda d' un' infusione 
delFerba capelvenere con zucche- 
ro sciroppo; ma mi è stato det- 
to la bevanda che dassi sotto co- 
testo nome essere di semplice a- 
qua calda con sciroppo , aggiun- 
tovi poco caffè e sugo di limone. 
Capitaa. Abbattersi^ arrivare iu un luo- 
go, ma per lo più porta V idea che 
ciò sia accidentalmente, o inaspet- 
tatamente. CapitarCs quasi dar di 
capo spiega il Dizionario. 

» Sentesi anche per Jccadere, StiC' 
cedere. 

» in boùne o eattive maan. Abbattersi 
od aver che fare con persona buo- 
na e discreta, oppur cattiiva e se- 
vera. Vare in buone, o cattive 
mani. 

» seti a J ónge de enn. Cadere in 

f potere di uno, ma porta con sé 
' idea di men felice condizione per 
chi vi cade. Dare nell' ugna j o 
nelle unghie di uno. 
Capital Fondo di danaro , e anche 
sostanza valutata in danaro. Ca- 
pitale. 

9 e vi si aggiunge per lo più Hacch 
o straecb. Dicesi di persona men 
buona. Mal bigatto. Mala zeppa, 
Tecomeco. 

fa$, o fàase capital do emt Tenersi 
buona una persona dalla quale si 
può' ritrarre vantaggio. Far capi" 
tale di uno. 

tu, fàase capilal do na còsa. Noh 



dispreizare^ anzi tenersi cara uni 
cosa dalla quale si può ritrarre 
vantaggio, r'are assegnamento su 
di una cosa, 
gionntàagho , o riméttoglio de capital. 
Perdere. non che il guadagno che 
potesse farsi da un capitale o da 
una cosa qualunque , ma parte 
altresì del capitale o della cosa 
stessa. Mettere del capitale, Sca^ 
pitare. 

Capitalétt. Dim. di capital, v. IVe! pri- 
mo senso Copitalucció; nel secondo 
Mala lanusza. 

Capltànni. IVelle truppe del nostro re- 
gno è queir ufficiale che viene 
dopo il Maggiore, e t'omand.-i ad una 
Compagnia di soldati nella fante- 
ria, e ad uno squadrone nella caval- 
leria. Capitano. 

Gapitcll. La parte più alta e più ornata 
delle colonne, sopra la quale po- 
sano gli architravi, o i peducci 
degli archi e dei vòlti sostenuti 
• da colonne. Capitello. 
» Dicono i librai quel corcggiuolo 
cucito sulle teste de^ libri quasi ca- 
pitello che sostiene la coverta. Ca- 
pitolo: onde accapitolare ^ cucire 
cotesti coreggiuoli, 

Capitùra. Si usa nella frase - èsser sèen 
in presàon o in capittra, e «a»l 
dire essere una donna sempre o 
incinta o con bimbo alla troppa. 
Aver sempre uova o pulcini, 

Capmàster o cammàster. Capo o so-^ 
prantendente dì fabbriche. Cupo* 
maestro. 

Gapnégher. Uccelletto di piacevole canto 
che ha avuto nome dalle penne 
della testa di colore nericcio o 
bruno più carico dei rimanente del 
corpo. Capinera, e la femmina 
Capinera. 

Capogn. Segno troppo visibile di mal- 
fatta rimendatura , e particolar- 
mente di calze. Frinzello onde 
faa di capogn. Fare specialmente a 
calze male rimendature delle quali 
rimanga troppo visibile segno. 
Frinzella re, Kinfrinzella re. 

Caponnèra. Flù che ad indicare la gab- 
bia dove si tengono e si ingras- 
sano i capponi, che sarebbe Cap- 
ponaja, o Stia, lo usiamo per prl- 

§ione. Bujosa, - Il rapponiera 
ella lingua è vocobulo militare. 



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CÀ 



- Ì05 — 



Ck 



'e sIgDìflea una fossa asciutta sca«* 
vata in ^uisa che quindici o venti 
moschettieri possano tirare ori- 
zontalmente sens' essete veduti. 

^povaL iSelle nostre truppe è quel 
soldato che inferiore al sergente 
ha sotto di sé certo piccolo nu- 
mero di uomini. Caporale, 
^ Dicesi ancora di uomo, di donna 
che nelle parole e negli atti mo- 
stri franchezza e ardimento. Spa^ 
Valdo, L Spavalda. 

^apaiiièon. t>icesi di persona gagliarda 
e prode della persona, che sia o 
possa staile alla testa di altri in 
qualche ardilo fuUo. tioporano, 
comechè nome antico spiegato nel 
Dizionario per uomo principale, 
maestro te quasi caporale degli ai- 
tri, parrebbe forse esprimer meglio 
la nostra idea che non Caporione, 
il quale se nel primo senso vuol 
dire quasi Capo del rione ( quartiere 
della città); capitano, in più esteso 
significalo dice signore principale. 

Capostoùtno. Malattia che viene ai ca- 
valli e ad altre bestie e per la 
quale non possono stare in quiete 
colla testa. Capogaito, 

Oapòtt. Il velo con che le donne si co- 
prono il capo* /'^e/o. 
» Quella specie di largo soprabito 
di panno che portano i soldati di 
fanteria per ripararsi dal freddo 
e dalla pioggia. Gabbano, Palati'- 
dranoj Pastrano. 
• ^el giuoco della Dama, è la vin- 
cita che un giocatore fa di tutte 
le pedine dell' altro, senza che 
questi sia potuto riuscire ad anda- 
re con veruna ad Uno degli ul- 
timi quadretti dello scacchiere dalla 
parte dell* avversario. CappoUo 
pare che possa dirsi per similitu- 
dine, chiamandosi cosi nei giochi 
della carte la vincila di tutte le 
bazze (maaa). 

O^ittt. Cappello da donna fatto di 
stoffa, di mussolino, o di velo, 
ma con tesa a guaine e sostenuta 
da filo di ferro ricotto, e intera- 
mente coperto di seta o altro. 
Cappottina, - Abbiamo anche noi 
cafoittina dim. di capétti. 

Oapp. Diciamo la persona che fra tutte 
di una classe, di una comunità, di 
una compagnia è la prima, la 



principale^ Capo. 
Gaj^p. Ancora diciamo per Arnese, Mas» 
serizia, Suppellellile. 

eapp por capp. Gli arnesi, le masse- 
rizie, le suppellettili ad una ad. 
una. Cosa per cosa, e In parlar 
più grave anche Per sinqulo. 

Iiéu eapp. Ironicamente si dice non 
solo di arnese ecc. non bello. BeU- 
l^ arnese, Bell' oggello, ma al- 
tresì di chi si tenga bello e non 
sia. Bel cesio, Bell' imbusto. 

bèOB eapp, o semplicemente oapp. Pu- 
re ironicamente si dice di persona 
men buona. Sella gioja. 
Cappa. In senso di vestimento indica 
quella specie di mantello con cap- 
puccio e strascico usato dai Vescovi 
e distintivo anche dei Canonici 
della nostra Cattedrale , che pur 
diciamo oappamàgaa. Cappa. 

» I contadini chiamano quel fascio 
di biade che essi formano unendo 
insieme molti covoni. Gregna. 

» dol oamoea. La parte del cammino 
che è come la base della gola, e 
ancora nelle cucine si fa sporgente 
verso la stanza a modo di una 
mezza a*arooggia rovesciata^ e ri- 
ceve immediatamente dal focolare 
il fumo che da essa ascende poi 
per la gola alla torretta. Cappa, 
o Capanna del cammino. 

la oàppa r è (rànd$, la va soa. Si usa 
questa espressione, quand* altri di- 
ce cosa che non sia credibile, am- 
malino eh' io legOé 

Béghor CÒBO la o&ppa dd oameoi. Di- 
cesi quasi superlativo di nero. Nero 
come il camino. 

rèbbo da di! sott alla cappa del oa- 
meon. Coso vane, leggieri^ da non 
credere. Cose da dire a vegghia, 

socoiid ol fraa so gho fa la oàppa. Per 
dire che gli apprestamenti si vo- 
gliono addattare alle condizioni 
delle persone o delle cose, e an- 
cora che |;li apprestamenti , le o- 
pere si tanno nella proporzione 
del dispendio che altri faccia o 
voglia (are. Qual gamba lai calia, 
Qual piede tale scarpa, Qual mo^ 
ìtete tal lavoro. 
Càppi. Annodamento che scio^liesi al 
tirare uno de' capi. Cappio. 

foa*l càppi. Allacciare col detto an- 
nodamento. Accappiare, Incap'- 

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CA 



— ÀQè — 



CA 



piare - fàgghe '1 oippt. Atea- 
piato. 
Capriui. Pensiero 9 desiderio che sia 
fuori d* una certa ra^ioneyolezea 
o convenienza. Capriccio^ Fan* 
tasticheria; e se sia un po' troppo 
strano . Capricciaccio ^ Cerotl- 
faggine. 

» Lo diciamo anche per cèrta ca- 
pricciosa ostinazione. Capriccio j 
Caparbielà. 

fàccia do caprizii. Suolsi dire di per- 
sona che se non può assolutamente 
riputarsi avvenente, ha però tali 
fattezze che dà nel genio. Fiso 
geniale, o simpatico, 

l caprizzi biseùgna pagàai. Modo pro- 
verbiale per dire che le cose fatte 
per capriccio so|;liono per io più 
tornare a male. / capricci sono 
dannosi. 

scódese en caprizzi. Far paga una cu- 
riosità, una voglia, un desiderio. 
incapricciarsi. 
Gapsul. il Vocabolario Milanese ne dà 
questa definizione: pillolina d'ìne- 
scatura fulminante. 

a capsol. Diconsl quegli archibugi 
i cui cani sono montati per ìne- 
scntura fulminante, jé percussione. 
Captasi. Unel legnelto sul manico de- 
gìt strumenti musicali da arco, nei 
cui sokhetti egualmente distanti 
sono posate le corde. Vapolasto , 
Ciglietto. 
Oapizzina. Dieesi un andito, o una lun- 
ga e stretta stanza a uso di pas- 
saggio, che serve a disimpegnare 
diverse stanze. Corridojn. 
Caar. Tanto in senso di costoso, quan- 
to in quello di amato, piacevole. 
Caro. . 

» Ancora si dice di negoziante che 
vende cara la sua merce. Tiralo. 

doventaa caar. Divenire^ di molta spesa. 
Incararcj Rincarare, Rìncarire. 

savli caar. Nel senso dì tenere per 
dispendioso. Sembrar caro. - el 
me sa caar. Mi sembra caro. 

» » Nel senso di far piacere, esser 
gradevole, jéoer caro - el me sa 
pran caiur. L^ ho pur caro. 
Caro. Coi nomi personali te, vo, io, ecc. 
foi*ma una esclamazione indicante 
disapprovazione, malcontento ecc.* 
- caro TO cnntèemeii n' altra. Deh, 
di grazia coniatemene un^ al" 



tra - oàro te va tira a poe. Deh^ 
o di grazia vattene via, 
oà eàral Esclamazione ad esprimere 
approvazione, contenlo. Oh caro^ 
Ohi cosi va bene* 

Oira. Non pure è il fem. di eaar v., 
ina si usa altresì come nome , e 
significa atto di amorevolezza. Ca- 
rezsa. 
tàt le caro a ein. Far te carezze, 
Far carezze ad uno. Carezzar uno, 

Caradoir. Chi per mestiere traghetta 
robe col carro. Carrajo , Carrai 
dorè: questo però significa ancora 
fabbricatore di carri. 

Caraffa. Bicchiere di certa capacità , e 
credo che dai nostri bettoliert 
con questo nome s' intenda un 
bicchiere della capacità di mezzo 
boccale. Tazza, Il caraffa delia 
lingua è lo stesso che guastiida, 
ossia vaso di vetro corpacciuto, 
con piede, e col collo stretto. 

Oaraflna. v. amptialina, e poiché gli u^ 
telli specialmente sono per lo più 
della forma sopraccenata della c&<* 
rafia, si potrà dire benissimo. Ca-* 
raffina, o Caraffino, 

Caragnaa. Versare dagli occhi lagrime. 
Piagnucolare j Piangere, Pian-' 
golare, 

Oai^agnida . Versamento di lagrime . 
Pianto, e se è continuato. Pian* 
gisteo. 

Caragnion. Chi è facile a piagnucolare. 
Piagnistone. 

Carantaan. Moneta tedesca dì rame> 
delle quali ne vogliono sessanta 
a formare un fiorino. Carentano. 

Caràtter. Oltre che esprime la forma 
che dà ciascuno alle lettere scri- 
vendo, si chiamano cosi anche le 
lettere da stampa. Carattere , ma 
per lo più al pi, Caratteri: - e 
quando ^li stampatori dicono ei 
caràtter intèndono T aggregato di 
una specie di carattere, un corpo. 
» 81 applica anche al morale, e sì* 
gnifiia qualità di sentimenti, di 
tendenze d' una persona. Inclina» 
sione. Indole, Natura, Tempera* 
mento, e da taluno fu detto auche. 
Carattere. 
de caràtter. Dicesi d' tuia persona di 
degni e costanti senlimenii. D* o- 
vore , Di riputazione - òmm do 
caràtter. Uomo d' onore ecc.. 



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CA 



— 107 — 



CA 



' li caràttMT. Si dice di persona che 
parli^ operi propriamente secondo 
sua natura. Cosi fallo - F è In 
caràtter. Egli è prepriamenle cosi 
fallo. Che se irattisi di on attore 
che nei vestire^ nel parlare e nel- 
r agire si conformi alla qualità 
della persona rappresentata^ allo- 
ra èsser In oar&tter. Serbare il 
coslume, 

sèma caràttw. Dicesi di persona d' a- 
nimo cattivo^ come dire che non 
ha nessuno di quei buoni e degni 
sentimenti che qualificano una per- 
sona d' onore; e ancora si diee^ 
anzi più comunemente, di persoua 
la quale se non è assolutamente 
cattiva, noq ha però costans&a di 
sentimenti, e non si può porre in 
lei fidanza. Bindolo v. baloatteen. 

CaramMlL Chiamasi nel giuoco del hi- 
gliardo quello che si la con cinque 
biglie, due bianche, una gialla, 
una rossa, e una azzurra. Ca- 
ramhola, 
m coil doapiétt. Quando è obbligo di 
fare le biglie tacendole prima toc- 
care nella sponda. Carambola a 
doppiello. 

Caratura. Dicesi nelle società di com- 
mercio, di appalti ecc. la determi- 
nala porzione di capitale che con- 
tribuisce ciascuno per entrare a 
parte dei diritti, degli utili ecc. 
jizione , Messa , Messa di voce , 
Foce, e 1* uso ammette anche t'a- 
ralo, che propriamente è la ven- 
tiquattresima parte dell' oncia, peso 
proprio deir oro e delle gioje. 
Atraa in caratura. E' r entrare a 
parte dei diritti degli utili di una 
compagnia di commercio, contri- 
buendo un deteraiinato capitale. 
Enlrare in socielà e fors* anche 
in caralo, Essere azionario, o 
azionista - 1' è entraat in caratura. 
E^ enlralo in società- ecc. E' ozio- 
nario, ecc. 

Caravàna. Lo diciamo anche noi per 
numerosa compagnia come il Va» 
rovana della lingua, che pro- 

S riamente è voce arabica, e slgni- 
ca compagnia di mercanti, viag- 
giatori, pellegrini che nelle regioni 
orientali vanno di conserva per 
loro maggiore sicurezza. 
»yU fMt la soùa carafta». Aver fatto 



il noviziato in qualche cosa, avere 
acquistato pratica di qualche cosa. 
Aver fallo la sua carovana. 
a?li fiitt la soia caravàia. Ancora si 
dice di chi abbia fatta vita poco 
regolata, ed ora siasi messo in riga. 
11 Vocabolario Parmigiano nell'ap- 
pendice dando anch'esso il nome 
caravàia come figurato e spiegan- 
dolo per pratica deL mondo, mette 
Jver fallo le sue carovane, 

Carlòoi. In generale intendiamo legno 
arso e spento prima che incene- 
risca. Carbone. Carbone però in 
lingua si dice anche per legno arso 
e tuttavia acceso, ossia per bragia. 
» Più particolarmente diciamo quan- 
do si tratta di carbone in pezzi 
grossi. Hracione. 
» E' ancora una malattia delle biade, 
per la quale la sostanza del gra- 
nello si cambia come in carbone 
di legno spento. Carbone, Filig^ 
gì ne, Golpe, Volpe, questi tre ul- 
timi nomi sono f. 
diventaa carbòon. incarbonire, 
Aia gas4a i carbòoi. Fare che si ap- 
prenda fuoco ai carboni si che 
tornino braci. Jbragiare il car* 
bone, 

Carboueei. Chi vende carbone. Car^ 
bonajo, che è anche il facitore dei 
carbone. 

Garboiiina. La brage spenta dei fornì. 
Poiché è carbone minuto pare che 
si possa dire. Carbonella, o Car'^ 
bonigia, che però oltre a signifi- 
care oorbonc minuto, vuol dire 
anche polvere di carbone* 

Gardòiza. Tanto quella specie d* arma- 
dio che tiensi nelle cucine per rl- 
porvi le cose da mangiare, le sto- 
viglie ecc. quanto (|uella stanza 
nelle case dei grandi dove sì la- 
vorano e si serbano le paste dolci^ 
i eonfetti ecc.; e ancora quella ta- 
vola che si apparecchia coi: va- 
sellami d' argento a fianco dell' al- 
tare nelle solenni celebra/ioni dei 
divini uffici, quando dice la mes- 
sa un qualche prelato; Credenza, 
che in primo significato il Dizio- 
nario definisce atto dell' intelletto 
per cui acconsente a checchessia 
sulla fede altrui. 
fìM cardènia. Vendere senza ricevere 
tosto il prezzo. Fare credmiza. 



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^ 108 — 



CA 



Dare a credenza^ ma con questa 
seconda frase è necessario uccen- 
nare la cosa data, 
tto ÌM ctrdénsa. Comperare senza 
dorè tosto il prezzo. Pigliare a 
credenza. 
a faa cardènia X è *n broitt intridi, 
se pèrd i sèld e pò an 1' amidi. 
Proverbio che dice non esser trop- 
po sicura cosa il fare credenza. 
Chi dà a credenza spaccia astai, 
perde l^ amico, e i denari non ha 
mai, 

la cardènia cimo la fii la pèisa. Altro 
proverbio con che facendo rim- 
provero a chi giudica sinistramente 
d' olirul si viene a dirgfli che tali 
giudica gli altri quale è egli stesso. 
ìj;'^ un misurar gli altri colla sua 
eannoj col suo passetto, 

Cardenzoen. Dim. di cardènza. Nel senso 
di armadio. Armadino, 

Cardenzétta. Par che sia qualche cosa 
più di cardenzeen v. Armadietto. 

Cardenrina. Par U stesso che cardai- 
zétta, o cardenzeon v. 

Cardonzèon. Cosi nel senso proprio di 
credenza grande, come nel meta- 
forico di persona troppo credula. 
Credenzone^ 

Oarèlla. Che anche si dice fttttoiila in- 
versa, e tarècch. Sono nomi che si 
danno a persona di poca salute. 
Rozza, Cagionoso. 

Oarior. Botte stretta e lunga di deter- 
minata capacità, comunemente di 
venti brente, cbe posta su carro 
serve al trasporto del vino di paese 
In paese, e anche la detta quan- 
tità di brente. Carattelto. 

Carestiois. Dlcesi di chi vende caro. 
Tirato. - 11 carestioso della lingua 
significa caro, cioè costose, sog- 
getto a carestia. - èsser oarostiou. 
òlare in sul tirato. 

Carètt, o carett da mdoon. Carro piut- 
tosto leggero che invece di timone 
ha per traverso un' asse lunghetta 
come un bilancino dai cui capi 
sporgono girevoli con un anello 
due stanghe, che attaccansl una 
di qua i' altra di là del collare del- 
l' unico cavallo cbe lo trae. For- 
se perchè è più piccolo e leggero 
del carro. Carretto. 
p Anche carretto a due ruote con 
leUQ tavolato elio Yogfìa dirsi 



h senza sponde, che si traina a maaa 

d* nomini^ Carretta da mano. 
Oarètt. 1 muratori dicono una speeiedi 
carretta composta di un timone 
e due ruote stabilite in una ssU 
afforzata con grossi e saldi peni 
di legname per uso di irasporuir 
travi o nitri gravissimi pesi. Bar^ 
rucola. 

» Dicesi pure queir arnese a ino' 
di carro con sponde e schienale, 
a quattro ruote, pi^r lo più con 
timoncello, che serve per dìvef" 
timento a fanciulli, i anali lo un 
rano come fossero cavalli. Carni' 
lo, Corruccio. 

» £' anche agg. dim. di caar. ▼. 
Car uccio, Costosetto. 
Garétta. INon differisce dal carro se non 
in questo che invece del lungo e 
gròsso timone non ha che un corta 
timoncello e un bilancino, ai capi 
del quale sono infilale con un a- 
nello due ricurve pertiche dette 
SBràilKliochc attaccate esternamente 
al collare dei cavalli fanno T u^ 
ficio di tirelle, e in un anello 
del collare stesso dalla parte in^ 
terna sono con un gancio attac- 
cate due catene come gombine 
(zlncoiilo) che partonsi dal timon- 
cello. Carro. 

» K anche carétta da maan, o caiiéli^ 
Specie di carretto formato da due 
come dir braccia, o stanghe che 
sostengono un letto senza spon- 
de con un S(»lo dossole in testa un 
po' inclinato, o hanno ai fianchi 
interni altoccote le sponde di una 
cassa arcuata pendente verso terra, 
e sono da un capo rette dalla sala 
in esse infilata di un' unica ruota 
che riesce in mezzo fra le loro te- 
state, e dall' altro dalla mano del^ 
r uomo che le oggavigna per trani 
dietro il veicolo, o spìng<*rlo a tra-, 
sportor robe. Carriuoia. 
Carozàda. Uuella pesta che lasciano le 
ruote dei carri, delle carrozze ccc, 
tìataja. Jiuoteggio, Carreggiala. 

» Ancora la larghezza di un carro, 
di una carrozza ecc. tra ruota e 
ruota. Carreggiata* 

OBdaa fera do carozàda. Oltre al prò- 

{irlo significato di uscire dalla pesta 
asciata dalle ruote dei carri ecc^ 
Utcir di carreggiata o della c<ir« 



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— i09 — 



CA 



r€<igiula: usasi ancora metaforica- 
mente per dire: parlare od operare 
diversamente da quello che vcM'reb- 
be ragione o rettitudine. U^fcir daU 
la pesta, o dal seminato, o fuori 
dal seminato. 
ittdaa fora de oarertda« Quaìido parti* 
colarmente si dice di chi perda il 
filo del ragionamento^ o non rispon- 
da a proposito. Uscir di tema. 
Itaa in carexàda. Anche ciuesio oltre 
al proprio significato di tenersi nel- 
la pesta segnata dalle ruote ecc. 
Tenersi netta carreggiata; si usa 
figuratamente in senso di condursi 
regolormente sia nelF operare, sia 
nel parlare. Andar pel filo detta si- 
nopia, che è quella specie di terra 
rossa che adoperano i segatori e i 
legnaiuoli per segnare sui legnami 
la linea che hanno da tenere colla 
sega. 

Oareiéra v. carexàda nel primo senso. 

Caréu. Trasporto che si fa di robe con 
carro. Condotta^ 11 carreggio della 
lingua è moltitudine di carri. 
faa di caréu. Trasportar robe col car- 
ro. Carreggiare^ 

Caréxsa Colle z come sopra in carenerà. 
Sorta d' erba palustre della quale 
secca che sia si intessono sederi di 
seggiole ecc. Alga, Carice, Sala. 

Caréua. Colle % come in carèu^ v. cara 
usato come nome. 

Oàrga. Dicesi tutto che si porta, e che 
aggrava. Carica, Carico. 
» d' àsan. Si dice di carico molto grave. 
Forse Carico con soprasseilo, che 
propriamente vuol dire ciò che si 
mette di più alla soma ossia al ca- 
rico comune, ma si usa ancora sem- 
plicemente, per giimta. Il 'Vocaba- 
lario Milanese però fa corrisponde- 
re assolutamente Soprassoma, che 
è sinonimo di soprassello, 
» de 1* èmni. Dicesi di un carico che 
appena uom possa portare - p. es 
«id patelièoB V è na oàrga de n' omm, 
Quei hamhocciotto sarebbe carico 
per un uomo, o graverebbe un 
uomo. 

Caif M. Tanto nel senso di imporre un 
peso da sostenere o da portare^ 
quanto in anello di mettere la mu- 
nizione nelle armi da fuoco e in 
tutti anche i significati metaforici, 
come o«rga« It naaii per dire accre* 



scere la dose, la quantità d' alcuna 
cosa, e simili. Caricare. 

Qargaa. Ancora dicesi figuratamente per 
bere soverchiamente. Can'car/^orsa 
al fiasco. 

Cargadùra. Atto, movimento che sia ar- 
tifiziato, e non secondo bella e spon- 
tanea semplicità. Lezio, Leziosag^ 
?Ùne,Smancen(f. Il caricatura delki 
ingua vale lo stesso che carico, e 
anche significa ritratto ridicolo in 
cui siano grandemente accresciuti i 
difetti: noi pure abbiamo in questo 
medesimo senso cargadùra. 
» Anche soverchia e studiata attilla- 
tura nei vestimenti. Fronzolo. 
9 ¥j altresì sconvenevole dimostra* 
zione che alcuno faccia di non es- 
sere si facile a contentare, o a met«< 
tersi in accordo cogli altri. Schifi}'^ 
tà, Ritrosaffgine. 
9 Ancora sì dice la persona in cui sia 
r ff^iìD o V altro dei tre sopraccennati 
difetti: e nel primo caso gli corri-^ 
sponde Lezioso, Smanceroso; nel 
secondo Attillatuszo; nel terzo Ri^ 
iroso. Schifiltoso, Schizzinoso. 

Cartazx. Specie di carro leggiero a quat"< 
irò ruote bislungo con cancellate 
assai alte per isponde e copertura 
' armata di telo. Carro da bagaglie, 
delle salmerie. - 11 carriaggio del-< 
la lingua dice gli arnesi che si por-* 
taoo attorno per lo più dagli eser- 
citi con carro e con bestie dasoma^ 
oppure significa trincea di carri. 

(Jariaulaa. Specie di carretto leggiero 
simile in qualche modo al sopra de- 
scritto, come porta anche il nome^ 
. colla parte anteriore a mo' di seg-> 
gioia, e il sesto di carretta per tra-i 
sportar robe. Carro tei la. 

Càricli. Usato come nome è termine del 
gioco di briscola v. briscolila per V i- 
dea. Mattadore. Del restò in quel-* 
l' articolo dove a stroozzaa è fatto 
corrispondere. Pigliare, sostituisca- 
si Ammazzare, Il carico della lin-» 
^ua è il nostro càrgfa v. 
» Usato come agg. se si dice di coloro 
significa cupo, pieno, più tinto, e gli, 
corrisponde Carico; se si dice di" 
cafi(è, significa (|uello che contiene 
maggior quantità del principio aro<4 
malico per la maggior quantità di 
caffè in polvere usata, la quale fa 
essere altresì la beyanda più carica 



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CA 



irò — 



GA 



iì colore. Grave. 

CarióU V. carétta nel 3. senso. 

Cacioiilaa. Dìcesi di persona cagionosa 
che per debolezza mal reg^g^asi in 
piedi, sia presso ad ammalarsi. 
Essere o slare sulle cinghie, 

Carioulàda. Quanto si può trasportare 
in una carriuola. Se da carretta 
è carrettata potrebb' essere anche 
da carriuola Carriuolala. 

Carità. Tanto nel senso relig^ìoso dlquel- 
Ja sublime virtù che ci fa amar 
Dio per se.medesimo^ e noi stessi 
e il prossimo in lui, e per amore 
di lui^ quanto in (quello di com- 
passione^ e di limosina. Carità, 
zercaa la carità. Andar cercanda la 

limosina. Limosinare. 
prima càritas e pò carttàtls. Con que- 
sto proverbio mezzo latino vuoisi 
dire che ciascuno prima pensa a 
su e a* suoi che agii altri. Piti vi- 
cino è il dente che nissun parente. 
Tocca più la camicia cht la gon- 
nella. 

Carleen.Dim. di cario. Carlino, Carli- 
netto, 
chi gh' ò 1 rèst de carleen. Dicesi per 
ischerzo quando in una unione di 
persone compagnevoli capili un' 
altra della stessa tempra. 11 Dizio- 
nario Parmigiano-italiano mette 
come usato dal FagiuolL JL resto 
del Carlino, Ed è il carlino del 
Dizionario una moneta toscana dei 
valore di mezza lira^ e anche 
del regno di JNapoli ma di diver- 
sa valuta. 

Carlo. ]\ome di persona» Carlo. 
al témp da cario v. Usasi questo mo- 
do per indicare un tempo antico 
di più semplici e rozzi costumi. 
Quando usavansi le colse a car- 
rucola - anche da noi ho udito 
questo modo: qaand 1 sa tirava sev 
le braghe coùUe zidréUe 

Carmagnòla Vesiimeuto da donna che 
copre le spalle e il petto fino alla 
cintura con maniche^ detto anche 
conrsétt Al presente non usasi più 
che da poche donne del popolo. 
Corsetto, 
in carmagnòla e soittina. Dieesi del 
vestire delle donne> quando la gon<> 
nella è distaccata dal corsetlo^ e per 
lo più anche di diversa roba. In 

, basto e gofuiella, a fur»: aachc. m 



conetto e gonnella. 
Garmoen. Polvere di color rosso per nai^ 

niare. Carminio, 
Cariàua. Pegg. di cane. Camaccia, 
9 Ancora quantità ma soverchia e 

spiacente di carne. Carname, 
Carne. La parte polputa e per lo più 

rossa del corpo degh animali. 

Carne, 
alla cazzadoùra. Vivanda di carni già 

cotte^ e sminuzzate^ e rendute più. 

fustose con condimento di cipolle 
urro ecc. in cui facciansi come 
dire ricuocere. Cappilottala, Cap- 
perottato. 

9 che se delégua o se désfa in boùcca. 
Dicesi della carne quando è ben 
frollata e ben cotta. Carne che 
si strugge, o liquidisce in bocca, 

9 mastra. Dicesi la carne di manzo, 
e di vitello. Carne di manzo, e 
forse anche mastre; essendo T agg. 
mastro spiegato nel dizionario per 
primo^ principale. 

9 maridàda. Manicaretto di carne mi- 
nuzzala e d' uova dibattute. ^m« 
morsellato, 

9 mézza mastra. Dicesi la carne fli 
bue^ ma non ingrassato, o ingras«- 
salo solamente per poco tempo. 
Se stesse il mastro in italiano, si 
potrebbe per ragione di analogia 
dire. Mezzo mastra. Qualche anno 
fa che face vasi da noi qutsta di- 
stinzione, erano anche tre sorta 
di macellerie, ma al presente non 
sono più che due e cioè macel- 
lerie dette di carne mastra v. e 
di carne soariàna v. e le carni che 
erano dette mèzze mastre credo 
si vendano quelle dei meglio buoi 
nelle prime, e quelle dei più ma- 
gri nelle altre. 

9 mézza cruda o che dà al dént. Car- 
ne né del tulio cruda ma ueppur 
cotta. Ferdemezza, 

» sfilàgna. Quella carne che cotta ha 
la fibra o il tiglio molto apparen- 
te, e separabile pel lungo in più 
minuti liiamenti, ma che difiicil- 
mente si può col coltello o coi 
denti dividere per traverso. Carn^ 
tigliosa, 

9 soariàna. La caiiie del buoi assai 
magri e delle vacche. Carne vac^» 
Cina, 

9 STanwlàdft. Dicesi la carne, quando 



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«A 



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SA 



é què e là screziata di grasso. Car^ 
ne vergata di grasso. 
tUrae tagiiua. Dicesi la carne qaando 
resìste a esser divisa coi denti, «cot 
quali bisog;na tirare per istaccare 
il boccone. Carne tirante, 

an della carne, y. ass. 

ooilov de carne. Incarnatino, Scar^ 
notino j Carnicino, 

galla cime. jÌ carne. 

fra cime e pelL Dicesi di certi come 
segoni che raostranst in pelle di vi- 
cina eruzione. Tra pelle e pelle. 
In pelle peUe, o semplicemente 
In pelle. 
' ^ndaa in cime d' òca. Dicesi di quella 
ispidezza della pelle con arriccia- 
mento del pelo clic provasi per 
subita paura o spavento. Sentirsi 
accaponar fa vita. Sentirsi ar^ 
ricciare la carne e ciascun pelo; e 

faa Yégner la cime d* òca. Produrre 
la sopraddetta sensazione. Far fa^ 
re la pelle accapponata j Far ar^ 
ricciare la canie ecc. 

faa sconttaa la carne. Dare alla carne 
una prima cottura , affinchè non 
volendosi o non potendosi man- 
giar subito si conservi. Fermare 
Ta carne. 

aéttes in cime. Venire in buon es- 
sere di carne. Metter cartiCy Rin" 
carnare. Rimpolpare - el se métt 
In cime. Fi mette carne, ei rin- 

• corna, Ei rimpolpa. - e chi ha 
messo carne, o è in carne. Car^ 
naccioso, Carnacciuto, Carnuto, 
-Carnoso, Polputo. 

ma 1^' è cime ténz' óss. Oltre al pro- 
prio significato nel (]iiale suolai 
dire dai macellai in risposta a chi 
si lamenti che gli sia asta carne 
con più quantità d' osso che non 
vorrebbe, V ho udito altresì figu- 
ratamente per dire che ogni cosa 
ha la sua tara, il suo difetto. Non 
è uovo che non guazzi, 

▼égner set la cime. Dicesi del ram- 

marginare che fanno le piaghe 

rimettcRdo nuova carne. 'iZiitcai^ 

nare. 

6ameuz. La banda di dentro della pelle 

degli animali. Carniccio. 
Camisièon. Significa questo nome fn 
genere colore e qualità di carne, 
e non si dice che dell' uomo. Car- 
nagione - p. cs. el gh' aa pran na 



raft bèlla camisiion. Egli ha pur 
ietta carnaqione, o betta carne, 
anche noi abbiamo bèlla cime in 
questo senso. 

Carool. N. di persona, quasi troncameli-^ 
to di caroilina. Carotina, Car» 
lotta. 
9 Insetto che nel rodere i legni fa 
talvolta uo rumore che rassomiglia 
a percossa. Battilegno, Tarlo. - 
14 carolo della lingua è malattia 
del riso in erba, cne si manifesta 
o poco dopo che esso è nato , e 
gli fa perdere il verde e lussu- 
reggiare con foglie grandi e oscu- 
re che poi ingialliscont) e muojono; 
o dopo che ha già fatta la sptca 
e la priva d^ una parte della so- 
stanza che i grani dovrebbero 
avere, 
andaa in carool, o fisa '1 carnei. Ge- 
nerar tarli, esser guasto dai tarli. 
Tarlare, Intatiare, e anche Ca- 
riare. Cariarsi che propriamente 
si dicono delle ossa. 
ponl?er del carool. Quella polvere che 
rodendo fa il tarlo. Tarlatura, 

Garoilènt. Significa roso, e se è detto 
del legno. Tarlato, Intarlato; se 
delle pelli. Iniìgnato; se dei legumi. 
Intonchiato f secondo^ la diversità 
del nome dei vermicciuoli che ro-^ 
dono r una o i' altra delle dette 
cose. 

Oarongnóon. Usasi per fare altrui in* 
giuria. Carognaccia y pegg. di ca- 
rógna. 
» Ancora dicest per avaro. Spilor- 
cio, Tignamica'm. che nel signi- 
ficato proprio è n. f. d' una sorta 
d* erba, dice il Dizionario, che na- 
sce nei luoghi sterili. 

Carèttoila. £' un erbaggio del quale 
adoperasi nelle cucine la radice 
cilindrico-conica, bislunga , di co- 
lor giallo-rossiccio, o giallo-rancio 
che ha un sapore dolce zuccherino; 
Carota. 

Carézza. Ricca e agiata vettura a quat- 
tro ruote con cassa (scòcca) tutta 
chiusa, eccetto che dai due lati 
gli sportelli (ponrtére) hanno su- 
periormente come una finestrella 
che pur volendo si chiude con un 
cristallo, il quale con un passa- 
mano a coi e fermato si alza me- 
diante un frullino da un yano la 



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CÀ 



~ ùì — 



CÀ 



ficiato apposta nella grossezza del- 
lo sportello medesimo, in cui poi 
calasi se si vuole aria libera. Car^ 
rozza, e in istile nobile. Cocchio. 

barèna. Usasi da taluni quasi modo meno 

inurbano di carógaa, che abbiamo 

in tutti i significati del VaHgna 

della lingua. 

9 Particolarmente si dice di persona 

mal sana. Conca fessa; e 
faa carézza. Dicesi dei polli quando 
per malattia cascan loro le ali, e 
delle persone altresì deboli per 
malattia e male in gambe. Portare 
i frasconi j Crocchiare, Esser 
crocchio*, 
marengòon da caròzzd. Fabbricatore di 
carroz2e. Carrozzaio. 

Òtroazzàda. Quella compagnia di per- 
sone che si trovano nella stéssa 
carrozza. Carrozzata. 

Caroizzeer. Quello che guida là car- 
rozza. Carrozziere , Cocchiere. 

Carpaaell. E' il maschio di quella spe- 
cie di pesce d' ocqua dolce che 
ha la testa Allargata , gfossa , e 
piatta, (lùattro barbigli, le squame 
assai robuste e dure, la schiena 
sollevata e di colore bruniccio, il 
ventre e V addomine bianchiccio, 
e le pinne addominali situate die- 
tro le pettorali. Carpione, 

Carpanélla. Dim. di càrpena f. di cai^- 
panell v. Carpionano. 

C&rpen. Albero di forma svelta nel tron- 
co e ne* rami guerniti di foglie 
ovali acuminate d' un bel color 
verde, superiorn\ente pieguzzate 
con altrettanti nervetti inferior- 
mente, il quale usasi a fare spal- 
liere, a segnare viali ecc. Càrpine, 
Carpino» 

Cirpena. Il f. di carpanélla v. Carpione. 
che non ho trovato nella lingua 
la distinzione dei due generi che 
facciam noi. 

Oarr. Vettura di piuttosto largo letto, 
ma di maggiore larghezza nel di 
dietro che nel davanti, a quattro 
ruote, che serve specialmente In 
campagna per trasportare grani, 
fieno, strami, letame ecc. Carro, 
Quando però si trasportano le 
pannocchie (fìnui) del melicotto, o 
altre cose minute, suolsi, perchè 
non cadano, mettere In piedi so- 
pra il letto del carro quattro qua- 



drilateri due della larghezza, e 
due della lunghezza del corro 
stesso tenuti ritti da caviglie fer-^ 
mate in fori dei ridolini (S€aleM) 
in che terminano i ridoli (scile)) 
cioè i due legni laterali del leuo 
del carro. E cotesti quattro qaa<> 
driloteri che si dicono baròzzs forse 
Sponde, o fatti di assi lavorali di 

3uadro, o per lo più formati di 
uè o tre legni in piedi Staggi^ 
e di altri per traverso Traverte, 
e tenuti uniti V un coir altro o 
Con uncini di ferro che enU'ano 
in anelli pur di ferro, o con corda, 
fanno diventare il carro come una 
cassa superiormente aperta. 
Oafr. Dicesi ancora il carico che aa 
carro può trasportai-e. Carrata, 

marenfl^èon de catr. Artiere che la^^ 
vora di corri. Carpentiere , Cor* 
radore, il qual ultimo nome cor- 
risponde anche al nostro etra' 
doar. V. 

àndaa per la 4tràda del earr. Usasi 
per dire che ad ottenere un ìih 
tento usansi mezzi più lenti si ma 
più sicuri. Andare per lo groA 
cammino. Camminare per le vie 
maestre. 

ha la Yoaltàda M r.arr. Pigliare lar- 
go giro nel volgere, appunto come 
fassi coi carri per non urtare con- 
tro i canti. Volger largo. 

èsser ei carr rott. Dicasi di persona 
malsaniccia . Essere una concn 
fessa. 

èsser 1* eùltlma rèda del earr; Dìcesi 
a chi per lentezza di cammino 
o per altra causa sia V ultimo a 
ffiungjere. Esser il sezso , Ester 
r uitimOé 

tiraa 1 ca^r. Figuratamente significN 
sostenere le cure le fatiche p. ^f* 
del regolamento di una famigli* 
ecc. ll'rare la carretta. 

tira patsèe en carr rott eh 'a Moi» 
Modo proverbiale che come os- 
serva bene II Cherubini nasce da 
ciò che i malaticci per abito si 
hanno più riguardo e perciò cam- 
pano spesso più che i sani troppo 
larghi spenditori di loro vivida s«^- 
lute. Sasta più una conca fest(^ 
che una salda. 

toc la vèlta del carr. Pigliare tma 
cosa per la più lunga. Irar l(f 9'* 



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rata del can grande% 
OirU. Tanto nel senso proprio di quella 
pasla di cenci di lino^ di cotone^ 
di seta^ ecc. macerati e ridotti in 
fogli per diversi usi^ e special- 
mente di scrivere di stampare e^c, 
ij^uanto nel più generico di qual 
sia foglio di carta stampato, o di- 
pinto, o scritto, e in quello altresì 
di tutte due le faccie del medesimo 
foglio. Carla, 

» ^M passa, .0 che rlceef. Carta che 
non è buona da scrivere perchè 
attrae 1' inchiostro. Carta che 
beve. 

» da flDtmagf . Carta grossa e senza 
colla che usasi specialmenle dai piz* 
sicagnoli per involgere il cacio ecc. 
Cartastraccia, 

» da liddaa. Caria di neia nel cui 
impa!fto entra V olio, o che è unta 
con olio che la rende trasparente 
end' è che facilmente per essa i 
disegni si possano copiare. Carta 
t t'affa re lite j o da lucidi; e lucido 
qui è nome, e significa disegno co- 
piato nel modo sopra detto. 

» d* argent, d* òor. Carta coperu da 
una sottile foglìetla d' argento o 
d' oro. Carla anjaitiiìa, dorala, e 

» GOil Uétt d* argònt, d' èor. Carta 
che è inargentala, o dorata nel 
contorno. Carla inargentata^ do^ 
rata nella tondalura, 

» ioirida. Carta stampata a foglie, 
a fiori. Carta indianata, 

9 aamoirizàda. Curia dipinta a on- 
deggiamento di colore variato. Car^ 
ta marezzata, amarezzata. 

» ièga, sigarlML Carta che per 
esser sottile e senza colla se non 
è atta a scrivere, distesa però so- 
pra una scrittura ne suzza ak|uan- 
to r Inchiostro. Carla succhia j o 
succhiante^ o sudante. 

» umàià, o semplicemente zenUJa. 
Carta difettosa, cioè foell orlati, 
strappati, ragnati ecc. Carta or^ 
lata. Mezzetta. 
OAita ia gtaaah e anche talora sempli- 
cemente sarte. Quadrilunghe car- 
toline dipinte che in determinato 
nuipero servono per fare certi gio- 
chi detti appunto giochi di carte. 
Carte da gtuocoj o semplicemente 
Carte. 

» da trlsètt Non pur tutte le qua- 



ranta carte divise in auattro semt 
(pàli) che servono pel gioco del 
tresetti, Carte del treselti; ma 
anche più in particolare 1<) meglio 
del gioco che sono T asso, il due^ 
e il ire. Carle superiori. 

daa fera le carte. Distribuire ai gio« 
calori le carte colle quali hanno 
poi da fare il gioco. Dare le 
carte. 

gtongaa aa bètta (irta. Avere una 

fran sorte, un eran vantaggio. 
Varre un gran aado. 
nes'daa le carte. Mescolare , Scoz* 
zare le carte j il contrario di ac- 
cozzare (métter a meacc) che dicesi 
dei giocatori di vantaggio, o dei 
marioli (imbroojèan) quando met- 
tono insieme le carte buone per 
averle essi o farsele venire alla 
mano a loro piacimenlo. 
tégner sea le se carte. Dicesi di persona 
che colla pravità del suo contegno 
tolga altrui ardimento di pigliarsi 
confidenza. Slare in conlegno. 

Oartatoùccia. La carica delle armi da 
fuoco portatili disposta a mo' di 
cartoccino cilindrico corrlsponden«* 
te alla bocca dell* arma. Cartoc* 
cino. 

Gartecèra. Serratura fatta di piastra 
di ferro con ingegni corrispondenti 
a quelli della chiave che per apri- 
re e serrare si volge fra quegli 
ordigni. Toppa, 

Calteli. (Jltre all' usarsi nel significato 
comune di foglio stampato o scrit- 
to che si altacctt nei luoghi più 
frequentati per dare avviso al 
pubolico di qualche cosa. Cartello; 
e nel significato altresì di fregio 
In forma di striscia che serve per 
Iscrizioni e molli, e anche talora 
della stessa iscrizione, dello stesso 
motto. Cartella; più particolarmen- 
te dicesì queir avviso che si pone 
sulla facciata dei luoghi che si vo- 
gliono appigionare. Appigionasi - 
ja nétt fora el cartelL «Si espone 
r appigionasi. 

Cartèlla. L' unione di cinque foglietti 
di carta talora rigata, talora no, 
.che immessi 1' uno neir altro cu- 
cionsi In una carta colorata, o In 
un leggiero cartoncino, e di que- 
ste in cartoncino n* ha di diverse 
grossezze, e diconsi a due, a tre ecc. 

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punti secondo il numero di quei 
finque foglietti clie come si è detto 
uniti le formano. 
Cartella. Nel violino è la parte dove 
dal suonatore si va tastegrgiando. 
Tastiera. 
» Dicono \ ferrai quella lastra di 
ferro sopra etti gli altri pezzi della 
{serratura sono incastrati. Piastra 
della serratura. 
» del caflenazt dd eaflanauool. Quel- 
la lastra di ferro inchiodata sul- 
r imposta di un uscio in corri- 
spondenza al catenaccio o al pa- 
letto, che scorrono entro ì pie- 
gatelU contro di essa fermati. Pia- 
stra. 
» della spada. La guardia della ma- 
no sotto r impugnatura delia spa- 
da. Coccia, 
Cartelleei e per h> più cartelleen de 
Cirta. Piccula })orzione di un foglio 
di carta. Quartino , Petiuoio di 
cario, 
Cartéer. Chi vende carta e libri da scri- 
vere. Cartaro , Cartaio^ Carlo- 
lajo. 
Cartèra. Tanto 1' officina dove st fa la 
carta. Cartiera', quanto moglie di 
cariajo, o donna che vende carta 
ecc. Carlaja^ Cartolaja. 
Caas. Nume con che esprimesi in ge- 
nere qualsiasi aeione^ fatto^ e par- 
ticolarmente ciò di cui r avveni- 
mento sia piuttosto accidentale^ 
senza dire le altre più speciali sl- 
gniflcazioui di questo noiue^ nelle 
quali tutte come nelle suesposte 
gli corrisponde. Caso. 
a caai pensaat Dicesi quimdo ano 
fa cosa già nel suo animo deter- 
minata, e per lo più porta idea di 
cosa men buona. J partito preso. 
al caas. Per dire quando sia bisogno. 

All' occorrenza, jill' eveniehia. 
tàà caas. Dlcesi per importare - p. es. 
eclissa ÙL caas! Che importai •mB 
ÙL eaas. Non importa j Non monta. 
se ah* aa bdl dti qiaiid s* é fora del 
caas. Espressione con che scusasi 

2ualche imprudenza o errore, quasi 
ìcendo che anche gli altri iii quel 
caso avrebbero fatto altrettanto. J 
chi non pesa ben porta, A chi 
consiglia, non duofe il corpo. 
aieHU me 1 caas. Come dire fate sup- 
posizione, figurate^ che sia ecc. 






Facciam castri Poniam caso. 
!• ésseghe caas da poadii ecc. Pef 
esprimere impossibilità di avere 
ecc. Non poter tenire a capo 
di ecc. 
Oisa. Cosi nel senso di ciascuno di 
quei luoghi chiusi da muri, da 
tetti ecc. che nelle città nei bor^i 
ecc. servono per abitazione delle 
diverse famiglie , come in quello 
d' un' intera famiglia. Casa. 
» Dicesi ancora per ia città o il pae- 
se dove alcuno è nato o abita. 
Patria. 
» in campagna chiamasi particolar- 
mente fa Cucina. 

» ÉoAa • pò pea. Modo proverbiale 
che usasi per indicare tjuanto tot* 
ni meglio e più grato il trovarsi 
nella sua patria e nella sua casa 
che altrove. j\el Vocabolario Mila'* 
ness trovo corrispondenti questi 
modi. Cdsa miay casa mia, per 
piccina che tu sia, tu sei sempi'e 
casa mia ^ Seul da più il fumo 
della patria, che il fuoco alimi 
Ai quali si può aggiungere que« 
st' altro. E^ meglio una fetta di 
pane in casa sua che fieli' alimi 
abbondata in ricchezza. 

andaa fera de casa. Oltre al senso 
ovvio di Uscir di casa, dicesi aiH 
«ora di chi si separa dal ceppo 
della famiglia. Dividersi, Spartir* 
si dalla famiglia. 

afiighe sàia e boattéga. Dicesi di chi 
ha la bottega^ il negozio congiunto 
alla abitazione. 6'/r/re a casa t 
bottega. 

dònna de casa. Dònna che amalata^ 
sa^ che ha premura ed attenzione 
per le co^e di casa. Donna casa* 
tinga. Dicesi ancora nel senso di 
donna che serve In una easa v. 
dóuia de ca. 

èsser de boàna casa. Appartenere a 
famiglia civile. £sser di buon ea- 
salo. Esser di buona casata, Es- 
ser bennato. 

ttLà dai cesa da per Isa. Dlcesi di chi 
non Istia a convivere con sUri. 
Stare da sé. Esser libero di sé, 

libertà de eàaa soùa, se acàlda al cil 
• pò a& la cota« oppure ne gli' * 
dlaaar che la paga e anche vin la 
ftccia]déUa libertà de casa soU 
Esprimono questi modi pruveib^*" 



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quanto torni grato a ehi che sia 
il trovarsi padrone di sé. 7/ di' 
pendere da sé sietso è cosa heU 
iissima. Pare per altro che i no- 
atrf modi proverbiali abbiano oerta 
somiglianza coi: càia soàa q pò 
pei V. 
métter sei eàaa, o ea. Provvedere le 
auppelleliìli necessarie per una 
casa, j4prir caso, Far casa. 
staa de casa. Avere abitazione, aver 
domicilio. Slare a casOy Abilare. 
- al sta de cesa arèat élla piésza. 
Egli sia a casa. Egli abilapres" 
so ia piazza» 
tiraa a eésa. Detto del farsi alcuno 
restituire un capitale che avesse 
dato a mutuo. Ili li rare s e detto 
del rivincere il perduto. Ai farsi j 
Riscallarsi. 
toa a cesa. Oltre che usasi nel pri- 
mo senso di tiraa a ێaa v.; si di* 
ce pure il levare un bambino dajla 
casa della nutrice per tenerselo i 
genitori presso di sé. Ripretidere 
fin bambino dalla balia j Levare 
. vn bambino da balia. Sarei però 
tentato di dubitare che fosse per 
avventura qualche differenza^ fra 
questi due modi, come è fra i no- 
stri: tco a oéaa, che pur dicesi 
tao a cesa da bèlla , e tiraa via da 
bèlla; parendo col primo andar 
congiunta V idea che sia finito il 
bisogno deir allattamento, coli* al- 
tro in vece V idea di certo mal- 
contento per la poca cura della 
nutrice. 

Caséda. Dicesi per Famiglia nymc' 
rosa, 11 casata o casato della 
lingua vuol dire cognome di fa- 
miglia, e la famiglia stessa, schiatta, 
stirpe,. quello che noi diciamo cesa. 
V. èsser de boùa» cesa. 

Oasalaoi. Che è di casa, che si fa in 
casa. Casalingo - paaa (palesa, 
téla ctaallaa ecc. Pane casalingo^ 
tela casalinaa. 

Gataat Chi è deputato alla custodia 
alla guardia della ca^a. Casiere, 
e se i incaricata' di cotesta custo- 
dia è una donna può diesi Guar' 
dacasa^ ma è più comune. Ca^ 
siero, 

Ctmétta, Usiamo «questo nome col ver- 
bo f)ia e dicesi di piaga che fa 
marcia la quale rode sotto perchè 



alla superficie siasi fatta crofta 
che ne impedisce lo scolo. Far 
saccaja, 
Ca9èa89. Andare ad abitare in un luogo. 

Accasarsi 
Gascaa. 11 Dizionario lo definisce ve- 
nire da alto in basso senza rite- 
gno. Cascare^ Cadere, 

» coiUa fèccia a?ènt(, o coùlla pèiiu 
abass. Cader boccone, o bocconi, 

» 4èlla sóaa. Lasciarsi andar giù il 
capo per sonno. Tracollare per 
sonno^ e anche Cascare di, o dal 
sonno. 

» in «élla strétta. Dicesi di chi è 
piuttosto resitio allo spendere. Gel" 
tarsi all'avaro. 

» Indree, o all' indree. Cadere sulle 
reni, colla pancia air ifisù. Cader 
supino, 

a 1 rix^ Non potere per V umidità 
i ca|itlli stare arricciati. Allentar-^ 
si i ricci. 

» te fèccia per tèrra. Dicesi quando 
si vede o si ode cosa la • quale fa 
maraviglia e quasi aggiungerei 
certa vergogna per chi la fa o la 
dice . Strabiliare , Strabiliarsi , 
Strabilirej Strasecolare , Trascr 
colare, - n* é oascaat te fèccia per 
téffa. Ho strabiliato ecc. son ri^ 
majio strabililo, strasecolato, o 
trasecolato, ho dovuto strabiliar^ 
mi, trasecolare ecc, 

Bo gb' é dùbbi che gbe cèsca Biòit. 
Dicesi di persona che non dia 
nulla per cortesia più di quello 
che rigorosamente ella deve. Egli 
ha il grànchio nelle mani. 
CaieadéUa. Piccola caduta « Cadalella, 
se pure come da caduta è fatto 
cadutella non si potesse fare da 
cascata cascatella. 
Qaa^ainpétt, o >a4Cbtepètt Glojeilo, ri- 
tratta, medaglietta ecc. che appesa 
a catelli o a cordoncino ricada 
sul petto. Picchiapetto. 
Caséll. Il tuo^o do Ve si manipola il latte 
» a farne il burro, il cacio ecc. Ca-» 

scina. 
Casèlla, Ciascuno di quegli scompare 
timenti per lo più quadrati in che 
dividasi una tavola da scriver nu- 
meri, da fare distinte indicazioni 
ecc. Casella, Casellino. Casella 
in lingua nel primo significato vuol 
dire piccola casa. 



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casèlle dWe afe. Quei hucolint dei 
favi (p&BBe) dove stanno le api e 
ripongono il miele. CeUe, Cellette. 
casèlle del leen. Diconsi le parti dei 
fttstelllni di lino distese nel campo 
un poco obliquamente come dire 
in piedi appostata la cima dell' u* 
na a quella dell' altra ^ perchè i4 
asciughino dopo che furono tenuti 
in macero. Cappannuccie. 
faa le casèlle. Distendere nel modo 
che sopra è detto i fastellini del 
lino. Fare le cappannuceie, 

Caseen. Piccola casa; anche ridotto per 
rivili ricreazioni; altresì lo più pie- 
cola delle tre palle d' avorio che 
usansi comunemente nel giuoco 
ilei bigliardo. Casino, 
» nicianio pure in senso di Sor» 
dello, o Poslribolo che fu già 
luibblico luogo dove stavano don- 
ne di aperta mala vita - dÓB&a de 
■caseen. Donna di bordello. 

Oasèer. Chi manipola 11 latte a fiime 
cacio ecc. Caciaio, Caciajuolo che 
anche è il nome di chi vende ca- 
cio ( foBrmagibi ) diverso da flDir- 
magèer v. 

Gaserà. La moglie del caciajo, e anche 
donna che lavora il cacio. Caciaja 
che è pur nome d' un piccolo ar- 
nese di paglia per tenere le forme 
di cucio suir asse. 
» La stanza nella quale si custo- 
disce e si cons^erva il cacio. For^ 
maqgeria, 

Casètt. bottega posticcia che piantasi 
in qualsiasi luogo per vendere. 
Bottega a vento, 
> Stanza posticcia per lo j>iù di* le- 
gname dove si fanno vedere per 
prezzo bestie rare^ figure^ mac- 
chine ecc. Baracca, Casotto in 
lingua è lo stesso che casotu e 
vuol dire casa piuttosto^ grande 
ma vile; usasi però anche per 
quella che noi diciamo |;alétU, o 
garétta v. 
» Stnnzuccia di frasche o di paglia 
nei mellonai o nei vigneti per far 
la guardia contro ai ladri. Co- 
panna. 
» da caselaai Stanzetta di legname^ 
o di frasche ecc. dove si tiene na- 
scosto 1' uccellatore per pigliare 
gli uccelli che srendono nel pa- 
Vtiojfi ecc. Capanno, 



QaaeitteU. Dim. di aaattt spedalnente 
negli ultimi dae sensi v. Capotta 
nuceia , Capanmiccio ^ Capmh 
nello. 

OàspL Tino In cui fassl colla fermeiH 
tdzione inacetire il vino. Tino dd^ 

V aceto. 

Cispita, o Catte, o Qàtteda! Eselami. 
zione esprimente maraviglia. Cd/H 
pita^ Cappiterinaj Capperi, Zne^ 
che fritteX 

Gaaa. Dicesi di rapa> ramolaccio^ e si- 
mili ortaggi quando sono inte^ 
namente asciutti ^ cavernosi, insl* 
pidi. Passo, Casso in lingua évo- 
ce piuttosto della poesia, e sigai- 
fica privo, sfornito, annichilau», 
vano, 

Gàaaa. Arnese di legname comunemeih 
te con un coperchio mastlettata 
per uso di riporre e custodire ro« 
be. Cassa. 
» Dicono i tessitori t insieme di qaà 
legni del telajo che stanno sospesi, 
e contengono in loro il pettiM 
per cui passano le fila della tela, 
coi quali si percuote e si serra il 
tessalo. Quei legni poi sono qaat- 
tró due verticali detti caadèls, o 
canttaélle v., e due orizzontali 
chiamati T uno qièrcc (coperchio) 

V altro eil dèlia cassa (travone). 
Cassa, — E qui sulle due parole 
cantlBèUe e candéle avvertirò che 
tenefo il più proprio nome essere 
quello di caadtté, che mi è venato 
udito dopo che era già stampato 
l'altro di ca&tlièlle, e chi mi ha 
dato questo aver guardato piot« 
tosto alla forma dirò cosi di qon 
due leeni; poiché col nome di 
ca&tlBèlie noi significhiamo altresì 
certi pezzi di legno lunghi e piaoi 
che posti a certa distanza 1 uno 
dttir altro servojQO a fare cancelli 
e tramezzi in solai, in cantine ecc. 
Stecche, E ciò sia correzione al 
non trovarsi per dimenticanza sotto 
al nome ca&ttoélla quest' altro si*» 
unificato. 

» o ctoa di sèld. Armadietto vestito 
o ben armato di ferro con iW'» 
posta chiusa a chiave con corno 
plicHti ingegni per custodire <Ic 
nari e cose preziose. Cassa, Fot* 
zierOj Scriano, 

» c4sH deU^ eireilogg. Quella spe« 



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eie di custodia formata eoroe di 
due eoppe cong^iunte con mastiet- 
tatara, io cui si chiude tutto il 
meccanismo dell' orologio da ta- 
aea. Ca$ta. 
Oissa della terra. Dicono i cesellatori 
quella sorta di cassetta di legno 
ove tengono la terra da formar la 
staffa. -itffK/ia, Madiellop 

9 della zidréUa. (Quella fascia di fer- 
ro ripiegato sopra sé medesimo in 
meszo della quale è sospesa e gi« 
ra una puleggia (roidélla) sopra 
un asse di U'rro che V nitraversa, 
e I cui capi sono fermati ciascuno 
in ciascun ala della fascia mede- 
sima. Staffa della carnieola, 

m dal pasti». Quel recipiente fatto 
di pasta che addattasi'ol vano di 
una forma di raiqe stagnato, e in 
ctii si chiude il ripieno del pa* 
sticcio per farlo cuocere. 'Cassa 
di pasta, 

m del tèroc. Uieono i libraj quel col- 
legamento di legnami quasi cassa 
che regge Ip sirettojo (tòr^s). Ca-- 
valletto. 

» di ice. Il luogo dove stanno nic- 
chiali gli occhi. Occhiaja e anche 
Cassa degli occhi. 
Oaasabancb. Cassa a foggia di panca, 
panca con ispalliera, il cui pia- 
no mastiettati) serve di coperchio 
ad una cassa. Cassapanca. 
Caaaétt, Dicesl un arnese formato di 
assicelle, o di lastre di metallo ecc. 
dette fascie, calettate o come che 
aia commesse per lo più in quadro 
sopra di un* altra che chiamasi 
fondo, e serve a riporre e custo- 
dire robe introdotte in corrispon- 
dente vano lasciato in un cante- 
rale, sotto al piano di un tavolo 
ecc. Cassetta, e anche Cassetto, 
ho trovato neir Ortografla Enci«^ 
elopedica dopo il dim. cassettino. 

» In una carrozza, in un legno ecc. 
quella [larte che è davanti alla 
cassa (scè^) per sedervi chi gui- 
da i cavalli. Cassetta. 

9 Keì legni specialmente da viaggio 
anche il sedere interno, quand es- 
so è una cassa cpn coperchio pia- 
no mastiettato. Cassetta. 
Amitta. E' differente da eassètt v. In 
^iò solamente che non è come 
flìicììo parte di un altro arn^e^ 



e può avere coperchio. Cassetta. 

Caisétta. Metaforicamente al pi. diconsi 
piedi che siano molto larghi. Pie* 
di a pianta di pattona. 
» da Mgailètt. Specie di armadietto 
che portano attorno sulle spalle i 
merciajuoli ambulanti con entro 
le loro piccole merci. Botteghino. 
9 dille afe. La cassetta in cui di- 
morano le api, la quale in gene- 
rale chiama»! Alveare, o Arnia; 
ma se è fatta di tavole propria^* 
mente si dice, Cassetta, e se è di 
vincigli intrecciati, Sugno. 
9 della Mrta. Cassetta di cartone per 
lo più in forma di grosso lioro 
per uso di custodire carte, scrit* 
ture ecc. Cartella. 
fta cassétta. Dicono p. es. i garzoni 
d' unn bottega il mettere in un 
ceppo comune le mance che cia- 
scuno riceve per poi spartirle fra 
loro in eguali porzioni, iletter le 
mance in comune. Far comu^ 
nella. 

Càssia. Il frutto polposo d* una pianta 

che ha il medesimo nome. Cassia. 

9 in c&Biia. 11 detto frutto che an<» 

Cora trovisi nelle canne. Cassia 

ne* bocciuoli. 

Oaasiiia, Abitazione de' contadini, dove 
sono luoghi per tenere bestiami, e 
per riporre arnesi e altre robe di 
villa. Rossana, Pel cascina della 
lìngua. V. casali. 

GasspoL Arnese di vimini accampanato 
che usasi pei bambini affinchè inw 

(arino a camminare. Cestino. IVe 
o veduto anche di legno con ruote 
sotto, e allora dicesi Carrnccio. 
9 Specie di gabbia circolare senzil 
fondo fatta di vimini a ma' di 
grata per tenervi sotto i pulcini 
e per altri usi. Cesta, Cesta di 
polli. Cestino. 
Cassola. Cestone di vinchi che caricato 
di foglie ecc. si mette sopra 11 
traino. JSenna. 
Ca98Òoii. Acer, di cèssa v. Cassone. 
9 Ancora si dice la parte concava 
del petto circondata dalle costole. 
Casso. 
9 Dicono i fornai quella gran madia 
entro la quale tengono il pane cotto 
e la furine. Arca. 
Caitagnóla. Chiaroossi già con questo ^ 
nome un cerio dolce cbo area co» ' 



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me ftgora di mia grossa easlag;na 
piuuosto consisUnte e starci per 
(lire della specie di quelK ehe si 
c'iìianìano spumiglie (s*elsàBme) . 
Forse dalla figura si potrebl>e an- 
€he per esso tenere il nome di 
Castagnola. 

Castagnòla. Chiamasi una specie di fuoco 
artiiklato. SaìterellOy Marrone «r- 
tificialOy Castagnola. 

CastelL Oiiella parte di una città che 
è specialnìente fortiflcata perchè 
possa servire di difesa. Castello. 
» Chlamansi con onesto nome eerte 
canne nella cui lunghezxa rifessa 
dispongonsi parecchie cialde con 
ciambelle; e altresì eerte bacchette 
che ugualmente in vece delle canne 
rifesse si ^ano^ e a etti attaccansi 
pel lungo Tarli cerchietti di ver- 
mena vestiti di una carta colorata 
e frastagliata^ in mezzo a ciascuno 
' dei quali con una specie di chiodo 
di legno tiensi ferma nna cialda 
con una ciambella avendo si le 
une. come le altre certa somiglian- 
za coi trofei dei romani , per la 
quale soiAiglianza si potrebbe quasi 
essere tentati di volerle chiamare 
con cotesto nome: se pure V essere 
uria partieolare costumanza non 
dovesse pei^ avventura permettere 
che il nome del dialetto si ritenesse 
anche in lingua^ e si dicesse Ca» 
stello. Se ne fa poi qui da noi 
vendita come in una specie di fiera 
che tiensi nelle feste di s. Pietro 
e di 8. Anna presso le Chiese a 
quei Santi intitolate^ e i fanciulli 
se li portano a casa appunto come 
inostati trofei, 
crèdder d' andaa in castali merleen. 
Credere di avere ottenuto quel me- 
glio di ventura che si possa desi- 
derare, d'edere di toccare il cielo 
col dito. 
traa in castelL Seotesi dire per man- 
giar bene. Jlzare il fianco. 

Castellétt Dim. di castelL specialmente 
nel 2. senso v. 
9 da ciser i Ubber. Queir arnese che 
adoperano i librai per cucire in- 
sieme i quinterni. Telajo. 

. » o toorcètt da tajaa. Macchinetta che 
serve ai librai per tagliare e pa- 
leggiare le carte dei libri. Tor- 
colelto. 



Castifgft. V. capagi. 

Castrèon. Quel segno ehe rìmaiie dopo 
la rammarginatora di una ferita. 
Cicatrice -e particolarmente quello 
che rimane sol volto. Catenaccio. 

» Anc.ora si usa come castrtgi v. 
Castraignaa» o faa di castragi. Fare 
male cuciture o rimenduture. Pot-- 
tinicciare, e v. anche f)u di ct- 
pagn. 
Qataa. Abbattersi in una persona o in 
una cosa, sia che ciò avvenga per 
caso, o perchè siasene fatta ricer- 
ca. Trovare, Ritrovare - 11 cat- 
tare della lingua è lo stesso che 
accattare, procacciare, acqubtarsl.. 

» da di! sea tentt Dicasi di persona, 
che sia facile a biasimare. Trovare 
a ridire ad ogni cosa - e ancora 
a chi sia facile a muover ^uistioni> 
litigi. Esser garoso, Quistionare 
sur nna cruna (flnéiitra) d* ago. 

9 al meiegètt Levare dai gambi io 
pannocchie (fais) del melicotto. 
Spannocchiare. 

» féra« Separare, pigliare di mezza 
a parecchie cose quella o quelle 
che si ^iudican le migliori, o piac^ 
cion più, o come che sia si vo- 
gliono disgiunte dalle altre» Sce^^ 
gliere.. 

» I toir, i fintt ecc. Lo staccare da- 
gli steli i fiori, dai rami o dai pic- 
ciuoli (picanétl) i frutti ecc. Cogliere, 
Spiccare. 

• in sen r aof. Sorprendere qualcuna 
neir atto eh' ci fa cosa men retta» 
men lodevole. Cogliere sul fatto, 
o in flagranti. 

» 1 paàUcgL Tor via le pulci. Spul^ 
ciarcK 

9 o catiase i penUagh. Dar la caccia 
alle pulci. Spulciarsi. 

9 lo /gaiétte. Levare dalla frasca 
(bèsch) i bozzoli. Sbozzolare, Sfra^- 
scare. 

9 sèi. Essere percosso. Toccar delle 
busse m. 

9 9 Dicesi anche il pigliare levando 
di terra frutti p. es, che sian ca- 
duti dalla .pianta, come avviene 
delle noci quando si batacchiano, 
(le se sbacchétta) Ricorra. 

9 na strapauMa. Ricevere una ri'^ 
prensione, una ramanzina. 
CataoéJ. Confusione e schian^azzo. folli 
bolli usato come nome indeclinabile. 



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-419 ~ 



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Ritirale e sDche ciUràta. Quella cecità 
che consÌ9itf Dell' esser divenula 
t>paoa la lente crbtaUina dell' oc- 
cnio. Vainratta* 

Catittar. Il registro in cui si travano 
descrìui I fondi stabili con tutte 
le indicazioni nece^arie a dfecer- 
nere T uno dall' oltro, come sono 
r estimo^ la misura, il nome del 
possessore ecc» Cala^ltk 

6atieft. Vaso di peltro, di rame, ecc. 
piuttosto cupo (fDnd) per diversi 
usi. Catino. 
9 Ancora piuttosto gentile catino di 
terraglia, di majolica , o anche di 
metallo per uso di lavarsi le mach 
Calinella» 

€atif. Dicesi tanto di |)ersoH<i quanto 
di cosa che abbia in sé alcuna tri- 
sta qualità, cjie la renda spiacevole 
o pregìudiziosa. Cailivo. 

CatifoL ?kui\ solo il titillamento che in 
qualche parie del corpo Tassi con 
tocchi moderati e veszeggiativi, 
ma ancora il senso che ila quella 
azione si produce^ Uihlico^ Sol' 
ittico, 
fka eatigoL Pi*odurre il titillamento so- 
praddetto. Diieticare, Solleticare. 

€atlf éria. E' T astratto di cattivo^ ma 
non risguaiHla the persona. Cai" 
ticen'ay Cattivezza^ ma di fan- 
ciullo, di ragazzo direbbesi piut* 
tosto Caparbieria^ indociiiià. 

Cativèaa. Acer, di catif v. Cattivacelo} 
ma se dicasi di fanciulto , di ra- 
gazzo) par quasi un dim. di catif. 
Cattiveiloy CtUtivuzzo^ 

Catti Esclamazione ad esprimere ma- 
raviglia. Càppitaj Càpptri^ DiaC' 
cine. Finocchi \ 
tégaer da eatt Tenere con riguardoj 
Tenere da conto. Risparmiare. 

Cattassi. Usasi nella frase iaa via di 
cattassi quasi a dileggio di chi 
toccù delle bu%se quando forse 
credeva o si vantava di darne. Far 
come i pifferi di montagna, e 
suolsi anche aggiungere talora cAe 
andarono per sonare e furono 
tonati. 

Càlter. Scolo prodotto daH' infiamma- 
zione delle membrane mucose. Ca- 
tarro. 
9 Ancora si osa per pretensione , 
fantasticheria, ghiribizzo^- e se ne 
hanno le frasi: 



afUgho di cattar. Jvere dei grilli. 

tu passaa i cattar a eia. Fare che 
uno deponga le pretensioni, l'al- 
bagia. Far abbassare la cresta. 
Oittol V. catt 
Gattona ! V. catt 
Cattaa. Assicurare. Cautelare. 

lìasa caitaa. Farsi dare malleveria^ 
assicurazione. Cautelarsi. 
Oàfa. Dicono i legnajuoli quel cavo che 
fanno in un pezzo di legname nel 
quale deve internarsi un dente per 
calettatura, o un» grossa caviccnia 
di legno, una chiavarda, o simile. 
Camera. Il cava della lingua è 
buca, fossa, scavo, il nostro caaf. 
Oltaa. Cosi nel senso di trar fuori co- 
me di guadagnare. Cavare. 

9 Cacciare il catarro che si abbia 
sul petto. Spurgarsi, Escreare. 

9 ca?aa fttra eu. Fare con scaltri 
modi che altri dica quello clie al- 
trimenti non direbbe. Cavare i cai* 
cetti a uno. 

9 1 capali V. capeO. 

9 *| coor. Dicesì^ di cosa che intene- 
risca eccitando vivissima compas- 
sione. Schiantare, Strappare il 
cuore, o le viscere. Il cavare il 
cuore In lingua è piacere assais- 
simo. 

» 1 Tcen. Trarre il vino dalla botte. 
Spillare il vtno^ e anche Cavare 
ma aggiungendo dalia botte. 

9 V aqia. Tirare su con qualche vaso 
r aqua dal pozzo> jétUgnerCy e an- 
che Cavare^ ma aggiungendo del 
pozzo. 

9 10. Dicesi il cavare il vino dal ti- 
no. Svinare, onde svinatura^ che 
non 8olo è lo svinare, ma anche 
indica il tempo dello svinare. 

cafàaghela. Dicesi dell' avere uno d(i 

Jjualche cosa profitto. Trovarci 
^ utile, il conto - p. es. el |;he la 
cava beai. Ei ci trova molta beno 
il suo utile, il suo conto. 

caTaag&itt da en. Dicèsi dell' avero 
vantaggio o di denari, o di robe 
da qualche persona. Spiccarne •« 
p. es. al i^e la cava. Ei ne spicca^ 

cafàaso fora, o io. Levarsi di dosso 
le vesti. Spogliarsi, Svestirsi. 

9 caviale la T^a de na còsa. Man<« 
giare d' una cosa in modo da sa^ 
tonarsene si che non ne rimanga 
più voglia. Prendersi^ Farsi wn« 



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- 120 — 



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ietoUa d* una cosa. 
tefàuela . Andarsene . Salteneìa , 

Cogliersiìla, Corsela, 
* Ancora torsi con destrezza^ o per 
ventora da una briga che o im- 
prudentemente si fosse assunta^ o 
altri Yolesse addossare. Uscire « 
Liberarsi - él He T è oaTàda. Ei 
n* è uscito, Ei se n* è liberato: 
e ho messo questo pronome ne, 
perchè anche la frase del dialetto 
suppone che siasi antecedentemente 
detta la cosa di cui è uscito^ da 
cui si è liberiito. 

OafabàUe, o i^avastoiippfl. Ferro a spire 
piuttosto lungo^ e talora inastato 
m un manico di legno, talora sem- 
plicemente ripiegato dal capo op- 
posto a quello oove sono le spire 
tanto che si possa brancare. e ser- 
ic per trarre la stoppa che siasi 
spinta a forza dentro la cannella 
della botte per turarla. Cavaslop- 
póccioh, 

CaTàdinaé Destro discorso con che al- 
tri si schermisce dal dire una cosa 
o dal dare una risposta che altri 
correbbe. Scappatoia, 

Oafafoàrmtf. Dicono i calzolai un loro 
ff rro a gancio con manico per uso 
di levare dalle scarpe le forme. 
Forse Cauaforme. 

Gafagn. Arnese per lo più tessuto di 
\imini^ di certa cupezza con ma- 
nico che gli sta sopra a foggia di 
un arco attaccato coi due capi a 
due opposti lati^ che quando I ar- 
nese non è rotondo son quelli 
della larghezza. IN' ha però di ro« 
tondi con coperchio il quale girasi 
intorno al manico fatto prima di 
attaccarlo passare per un' apertura 
di' esso. Cavagna, Canestro, che 
anche si usano per esprimere quella 
quantità di roba che contengono 
e che noi pure diciamo egualmente 
cafaga. 
aof fora del cafaga. Diccsi una cosa 
che altri faccia fuori al tutto del 
suo costume. Cosa affatto o al 
tutto insolita, afatto straordina» 
,ria, straordinariissima , e anche 
Straordiìiario usato come nome - 
r aa iati "n oof fora del ca?agn. Ha 
fatto una cossl al tutto straordi" 
nòria ecc. Ha fatto uno straor» 
dinario: - 1' è 'a oof fora del cavaga 



I E* una cosa affatto .indolita eee,, 

E* uno straordinario • abbiamo 
anche noi 1' é 'i straaowdfairi. 
glastaa J oof ia del oafagm. Usare 
diligenze, far pratiche perchè' oa 
affare bene accomodato proceda 
secondo F intento. Acconciare, 
Assettar V uova nel panieru%^ 
zolo,. 
16 ffh' è al trlst ca?agB che la fègia 
baoi na Tèlta V ani. Esprime que- 
sto proverbio che ninna cosa vuoisi 
sprezzare, perocché avviene spesso 
che abbiasi vantaggio di là onde 
meno sarebbesi sperato. Ogni prua 
fa siepe. Ogni aqua spegne U 
fuoco. 

Cafigaa. £' diversa dal cavagi v. in 
auesto che ha un coperchio piano 
Il quale, ferma una sua parte in 
corrispondenza del manico, apresi 
di qua e di lo contro II manico 
stesso come in due girevoli semi- 
cerchi, dei quali però talvolta non 
gira e non. si apre che uno. A 
serbare questa distinzione anche 
in lingua non parrebbe fuor di 
proposito che si dicesse Canestra, 
che essendo però nel Dizionario 
dato come sinonimo di canestro, 
vorrebbe forse per chiarezza rag- 
giunto coperchiata. 
Yàntet cavàjgaa che 1 miaecli rè rett. 
Suolsi dire come a derisione di 
chi si loda da sé e specialmente 
per cosa che non meriti. Lodati 
cesto che il manico hai bello. 

CafagiUn. Artiere che lavora e vende 
ceste, cestoni, panieri ecc, Pa- 
ni^rajo. 

CaTagnool.Dim.di eavaf^. v.Caife«lre//0| 
Canestrino, Cestella. 

Oafagnéla. Così dicono le contadine la 
canestra a fascie piuttosto alte e 
quasi perpendicolari al fondo che 
esse portano al braccio , entrovi 
le robe che hanno da vendere ecc. 
Zana, 

Oafagnoaleoi. Dim. di oafagioL Cane^ 
strellino, Cestellino. 

Oafalooi. Dim. di oavalL v. Cavallino. 
» Ancora Insetto ad antenne (barèiis) 
filiformi colla testa piegata in giù, 
colla bocca armalo di mandibola, 
colle ali anteriori ripiegate anch'es- 
si» air ingiù, e le posteriori a pie- 
guzze, e coi piedi armati di due uà* 



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gbiette, 6 i dae posteriori più de- 
g^li altri robusti e saltatorii. Ca- 
vallella, Grilio verde. Locusta, 
Oi|¥tleer. Baco che piccolissimo e di 
un colore nerìccio quando nasce, 
viene dopo quattro mutamenti di 
pelle, o come le dicono dormite 
fi farsi un verme piuttosto grosso, 
morbido, liscio, di colore oianco- 
gialliccio, e allorché é vicino alla 
sua trasformazione in crisalide, 
eessa di mangiare, e inquieto av- 
visa che gli si preparino distesi 
in piedi fasci di ramiceli! secchi, 
o i gambi a moltissime sottili bran- 
che della pianticella chiamala scopa 
(belve^) (la quale usasi ancora co- 
me granata per rinnettare le aje), 
o fascetti di steli di ravettone, o 
olirò, e su quei rami , su quelle 
branche, su quegli steli ecc» si 
orrampica e vi attacca i fili della 
sua seta, e attaccntì che li abbia 
lavora intomo a sé, e finisce per 
rinchiudersi in un bozzolo che rnc- 
cogliesl poi, e con istufa o in altro 
modo fattovi morir dentro \* ani- 
male, se ne trae il filo della seta 
di cui è stato composto. Quel boz- 
zolo poi che non sia stato messo 
alla stufa dopo alcun tempo V ani- 
maletto che vi è dentro lo fora, e 
n*esce in forma di farfalla v. bar- 
beìL Baco da seta, BigaUo, Fi- 
lugeUo. 
Cavaiètt Piccolo cavallo e di poco va- 
lore. Bidello. 

» Dicono i muratori la composizione 
e r aggregamento di più travi e 
legni ordinati a triangolo per so- 
stenere tetti pendenti da due parti. 
Cavallello. • 

» o cavalètt I medesimi dicono quel 
legni confitti a guisa di trespolo 
con quattro gambe, sui quali met- 
tono assi per far ponti da fabbri- 
care ecc. Capra, che è nome co- 
mune di tutti gli arnesi fatti al 
sopraddetto modo^ da noi pure 
detti cavalètt 

» Dicono i pittori queir arnese di 
legno a tre gambe che superior- 
mente congiunte vanno ooliqua- 
menle divergendosi in basso se non 
che una è mobile, e per essa V ar- 
nese or viene ad essere più incli- 
nato or più. diritto secondo che 



bisogna al pittore, il quale contro 
le altre due gambe che hanno 
diversi (bri tiene con pinoli appo£^« 
giata,. e abbassa o alza la tavola 
o la tela che dipinge. Leggio. 
Oavalètt Chiamano i segatori Ciascuno di 
quei due arnesi formati di due tra- 
vette unite insieme come le due 
aste di un compasso allargato, cho 
sottoposti r uno verso un capo 
r altro verso V altro di una pianta 
ecc. la tengono salda e sollalzata 
mentre la segano. Pietica. . 
OaValéUa. Lo usiamo nella frase - fu 
la cavaletta a eun. Impedire ad uno 
con arti che riesca in un intento che 
era per conseguire.Fare ad uno una 
pedina, e fors* anche fare una ca* 
valletta, posta nel Dizionario co-* 
me frase che dicesi di qualunque 
procura con fraude di far cadere 
altri in errore, e che in primo si* 
gnificalo corrisponde al nostro faa 
fa ffambaróla v. 
Cavali Quadrupede dimestico merita- 
mente sopra tutti gli altri apprez- 
zato siccome quello che di torme 
belle e svelte, generoso, coraggioso, 
docile lasciandosi con morso, con 
sproni, con briglie ecc. guidare 
dair uomo, lo serve colla sua agi- 
lità e colla sua forza portandolo, 
o traendo cocchi^ carri ecc. Egli 
è utile anche dopo che è morto; 
e ili tempo di carestia se ne pos- 
sono mangiare le carni, e la pelle 
acconciasi e si adopera come cuojo, 
e dei peli o crini si fanno spazzole 
stacci ecc. Cavallo. 

9 INel corpo umano dicesi quella par- 
te di esso dove finisce il busto e 
cominciano le cosce. Forcata, In* 
tortala. Inforcatura. 

» Nei polli e altri uccellami si dice 
r ossatura del cassero. Catriosso. 

» Ancora v. cavaleen. nei 3. senso. 

» che te riva. Dicesi di quel cavallo 
che neir andare si urta colle gambe 
di dietro in quelle davanti. Cavallo 
che fabbrica. 

9 che patiss el rasteen. Cavallo che 
ha il vizio di fermarsi e non voler 
avanzare. Cavallo restio. 

9 che tra. E' detto il cavallo che tira 
colei. Cavallo che spara calci, o 
anche tuli' insieme come nome. 
Sparacalci 

• i7 



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— in -^ 



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Cavali da sèlla. Qnel cavallo nobile e 
svelto che tisnsl per cavalcare. Ca- 
valcatura nello stile familiare , e 
nello siile nobile Palafreno. 

» dd balansaen. Un terzo cavallo 
attaccato ad una vettura avanti 
ai due del timone, o da lato. Tra- 
pelo. 

» de ittoùrno. Dicesi di cavallo e an- 
che di vettura che tornando a casa 
può aversi a nien prezzo che se si 
dovesse iti^liare a primo ^iagjjio. 
Cavallo (h rimeno. 

* daar de boùcca o de mèfs. Cavallo 
che tardi e mole risponde alle 
impressioni del morso. Bocchiduro: 
e quando ciò sia in estremo g^rado 
sì che dal morso non può g;uidarsi. 
Sboccato. 

» moQCC. Cavallo a cui sia stata moz- 
zala, arconiata la coda.Corialdo; 
e così chiamasi anche quando moz- 
ze o accorciate abbia le orecchie. 

» delle braghe ecc. Diccsi quella parte 
dei calzoni, ecc.. che corrisponde 
alla forcatura del corpo dell* uomo. 
Fondo. 

» delle noas. Laminctta Ing^nosa e 
pieghevole liberamente Incastrata 
fra gli spicchi (cosse) della noce, 
eccetto che nel centro del gheri- 
glio (garealli dove è V attaccatura 
comune degli spicchi. Anin%a della 
noce. 

a cavali. Dicesi del porsi sopra una 
persona o alti*o nel modo che si 
sta sopra un cavallo. Cavalcione^ 
Cavalcioni, A cavalcioni. 

andaa a ca?aù sènza sèlla. Cavalcare 
a cavallo nudo. Cavalcare a bar- 
dosso^ a bisdosso. 

andaa a cavali alle braghe. Dicesi di 
chi va a piedi. Spronare le scarpe. 
Andare sul cavallo di S. Fran- 
cesco; anche noi abbiamo àndaa 
coni cavali da S. Francèsch. 

èsser come el cavali del Gotmélla. Di- 
cesi di persona la quale abbia molti 
acciaccni. Avere piU mali che il 
cavai della carretta. 

foa 1 cavali. Cosi dicono i fanciulli 
un loro giuoco che consiste nel 
cacciarsi tra gambe un bastone. e 
camminare come se fossero sopra 
un cavallo. Fare a andar caval- 
cioni alla mazza* * Ancora i fan- 
l'iulli 4}ci)no un altro lor giuuf:u 



nel quale uno ùl da cavallo e Tat 
tro da guidatore. Fare il giuoco 
de' barberi. 

matt come *n cavali. Dicesi di perse 
na molto festevole. Matto da sette 
cotte. 

no èsser ne a p sa ne a cavali. Non 
essere in alcuna buona congiantura 
di riuscire in qualche cosa. Flon 
esser uè a via né 'a Verso. 

ne pondii bàtter el cavali e bàtter b 
sèlla. Dicesi di chi per pare sfo^ 
gare sua collera non potendo pi- 
gliarla con chi r ha offeso o di- 
sgustato, si lo fa ingiustanieiue con 
altri. Chi non può dare ali* asino 
dà al basto. 

spetta cavali che èrba crèss. Dicesi 
quando alcuno promette cosa che 
non si sa quando possa aveiVi . » 
che neppur forse mai si avrà, Cu* 
vai deh non morire che l* erba hn 
da venire. 

staa sèmper a cavali al fooch. Dicesi di 
persona freddosa che stia sempre 
accanto al fuoco. Covare la cene^ 
re. Crogiolarsi^ 

Oavalèon. Àccr. di cavali. Cavallone , 
col qual nome espriniesi anche 

3 nel gonfiamento delle aqiie quan- 
o o per venio o per cresciinenio 
si sollevano olti*e V usato. 

f&al cavalèon. Dicesi ai bimbi quando 
si mettono a cavalcioni ad una co- 
scia, e alzandola e abbassandola 
alternativamente si mostra di farli 
cavalcare. Essendo espressione me- 
taforica, non crederci di peccare 
dicendo Fare il cavallo. 
Cavalòtt. Camallo piuttosto gtosso e 
gagliardo. Cavallotto. 

» Aììxifse formalo di una iravelta 
piana o iraviceilo posalo per lo 
piano, o a pendio su tre e Jjer 
io più su quattro piedi, a guisa 
di trespolo, per reggere ponu,o 
palchi posticci o checché altro «a. 
Capra v. anche cavalètt nel 3* 
senso. 

» E' nome anche dei segatori v. ci- 
valètt nel 5. senso. 

» 1 ferrai e i legnaiuoli dicono m 
regolo grossetlo che impernaioin 
una delle imposte da un capo, 
dair altro inforca il monacherò 
dcir altra imposta, e serra l uscio 
u lu dncsiru. JSotlola, 



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— 123 — 



CA 



OaTalontldl. Diin. di cafalòtt v. 
Ca?aiiéla. Roicninetito del tu persona 
fatto coir appuntare le. mani al 
suolo, e con rapidità girarsi, e ca- 
povolc;ersi, e alzarsi. Girimeo, 11 
capriola o carriola delia lingua è 
propriamente salto che si fa in 
ballando con iscambievole movi- 
mento de' piedi^ e per similitudine 
ogni salto. 
CafastiYài. Piccolo arnese di legno con- 
sistente in una assicella oblunga 
con un beccatello soUo, perchè 
pressa, con un piede da un capo 
possa slare sollevala dall' altro. 
do\e è un apposito \ano, o che è 
tagliato in biforcata apertura ^ e 
fermando o nel \ano il piede, o 
iieir apertura il solo calcagno dello 
stilale, lo stivale si ca\a senza bi- 
sogno di aiuto altrui col semplice 
tirare a sé la gamba. Camerierino, 
Tirastivali, e no trovato anche Ca- 
vasliìHtU, 
Ca?astoippe v. cafabèlle. 
CaTastraxs. Uuel ferro a spire inastato 
sulla bacchetta delle armi da fuoco 
poriatili che serve a trarne la bor- 
ra^ la carica ecc. Cavaslracci. 
Cafeee. Piccolo legnetlo a ^uisa di chio- 
do. Cavicchio, Caviglio. 

9 Legnetlo infisso nel muro per uso 
di appiccarvi alcuna cosa. Àppi» 
cagnolo, AUaccagnolo, 

9 Specie dì uncino di legno con cui 
si' appendono panieri. Jppicca" 
QHolo, 

9 Legno appuntato con cui gli. or- 
tolani bucano il terreno per fic- 
carli gli ortaggi ecc. Foraterra, 
Piantatore, Pinolo. 

9 Quel legno posto a traverso del 
manico della vanga, dove appog- 
gia e calca il piede T ortolano per 
profondarla bene nel terreno. /Ve- 
tanlico. 

9 Usasi ancora per buona ventttra. 
Fortuna. 

afiiglie *1 eavecc. Essere favovito dalla 
fortuna. Avere la fortuna pel- ciuf- 
fello, Esser figlio dell^ oca bianca, 
Esser nato vestilo. 

Taal pussòe en toacchell de caTeoc cbe 

taàtta la sapiènxa de sta mond. Val 

più un' oncia ih sorte che una 

libbra di sapere* 

CaTiOda. Pare che porli V idea di mag- 



giore hinghezsa e qtiindl anche 
grossezza di eavecc v. Cavicchia, 
Caviglia, ohe però il Dizionario 
dà come sinonimi di Cavicchio^ 
Caviglio. 

CaTéecia. Chiamano i ferrai un pezzo 
tondo di ferro di una certa grossez- 
za <:he fatto a foggia di caviglietta 
si introduce in un apposito vano 
di qualche cosa per fermarla. Per«> 
Il/o - e se cotesto ferro è invitato 
si dice Chiavarda, che ora ha un 
anello, ora una feritoja (UJ) e un 
galletto, una chiavetta arriccia- 
ta (rìu>. 
9 delle gambe. L* osso della gamba 
dal piede al ginocchio. Caviglia, 
Fusaio. 

Cafecciin. Dim. di caveee v. Cavigliuolo. 

Oafeccióla della fliccia o della zeméra. 
Quella vi^rghelta con che si ten- 
gono unite le parti della cerniera. 
(*annella della cerniera. 

Cavedàgna. Larga porca (cèlla), o lembo 
o carreggiata che voglia dirsi che 
si lasci nella testata del campi 
perché \i sia libertà di passaggio 
e di carreggiamento. Capesagna , 
Cnpilagna, Testala 

CavedelL Quel grosso legno che ridotto 
sottile e quasi a punta da un capo 
sostiene il vomere (massa) e serve 
di buse air aratro. Ceppo, 

Gafed^lla. Uu^'Ha materia grossa e li- 
scosa che si trae dalla prima pet- 
tinatura del lino avanti la stoppa. 
Capecchio. 

Gafedòoa. Si dà questo nome a ciascu- 
no di quei due arnesi di ferro che 
di varia foggia mettonsl sul foco- 
lare per tenere sollevate le legne, 
afllnt'hè prendendo aria per di sotto 
ardano meglio. Mare, Capifuoco. 
(laa '1 ea?edòon di voce. Usavasi già fa- 
re un po' di baldoria la sera del 
giorno di S. Antonio detto del 
fuoco, che é il i7 di Gennaio^ e 
cotesto godimento chiamavasi co-t 
me è detto sopra. Simigliante uso 
lianno i Parmigiani nel dì ultimo 
deir anno e neli Epifania, e il loro 
Vocabolario dà in lingua come cor^ 
rispondente. Far gaudione. 

Oavedeiazeen. Dim. di cafeéèei y. ma 
per lo più intendonsi quegli alari 
gentili che usansi nei campnini c^« 
le sale ecc, 



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— 124 — 



CA 



Cavell. Ciascuno dei pèìi che coprono 
il capo deir uomo. Capello pi. ca- 
▼éj Capeilij capegli. 

cave] che par liane, o drltt eonie le 
iiuie. Capegli che nonjpossono te- 
nersi inanellati (riu). Capegli irti 

che gh' aa Unti ca?^. Chi ha il capo 
coperto di folti capegli. Capelluto, 

che gh' aa miga de caTé|. Calvo. 

che gh* aa i ca?éj Manch. Canuto. 

legeer de cavéj. Chi ha i capegli 
piuttosto radi. Di capegli radi' j 
Bado di capegli - anche noi ah- 
biamo raar de ca?^. 

avìighe i ca?4 fora di ecc. Par modo 
uguale air altro : alighe el capali 
fera di ecc. v: ma è aitresi espres- 
sione di persona franca e sicura 
del fatto suo che non tema d'al- 
trui. Mandar giti la visiera^ Cor 
varsi la visiera ^ fhe anche vuol 
dire cessar di simulare^ parlare 
chiaro^ scoprire il suo sentimento 
già tenuto nascosto. 

ciapaa per i ca?^. Acciuffare. 

ciapàase per i cav^. Dicesi di due o 
più che azzuffandosi V un coli' al- 
tro si tirino i capelli . Accapigliar^ 
si, Fare a' capelli. 

ne stèraer en Cavell. iXon dare altrui 
il più piccolo motivo di malcon- 
tento. Pfoti torcere un pelo. 

pèrder i cav^. Calvarsij Divenir 
calvo. 

tiràase per i cavéj. Oltre al signifi- 
cato ovvìo^ che corrisponde a da* 
pàase per i cavéj v ; dicesi ancora 
di compratore e venditore che non 
sono in accordo sul prezzo di qual- 
che cosa. Stiracchiare il prezzo - 
se tirareomm per i eav^. Slirac-- 
chieremo il prezzo, 

▼égner sen anmò i cav^. Rinchiomar^ 
sij Rimettere le chiome , % capegli 
- 1 ghe veniarà sen anmò i cavétj. 
Ei si rincniomerà^ Ei rimetterà 
i capegli. ecc. 

végner zo^ o crondaa t ca?^ a branche. 
J)icesi Quando dopo una malattia 
o per altra ca|;ione molti capegli 
nel ravviarli rmiangono fra i denti 
del pettine. Cascare i capegli a 
cespo a cespo. 

gh* è nianeaat en cavell. Espressione 
che importa essere stalo vicinissimo 
a dire o a fare qualche cosa - p. cs. 
gh* i mancaat en caydl che ne ghe 






dèss ctetra. E* non mancò che un 
filo ch^ io non l* urtassi. 

Oavèii trabeicdi. Misura di lunghez- 
za corrispondente a 6 braccia ere* 
monesi vecchie che equivalgono a 
due metri e 90 cent Trabucco. 
9 Piccolo avanzo di una pezza di 

tela, di panno ecc. Scampolo. 
9 de téla. Quantità anche non pic- 
. cola di braccia di tela. Ruotalo, 
Rotolo di tela: abbiamo noi pure 
ròttel de téla. 

Cavezsaal. Utiei guanciale che fassl lun- 
go quant' è la larghezza di;l ietto^ 
e usasi specialmente dai campa- 
gnoli. Capezzale. 

Oaveszeen. Pesce a testa schiacciata^ 
occhi sporgenti in fuori^ squamma 
bianca argentina^ asssai restoso^ che 
stanzia nelle cavità riempiute dal- 
l' aqua. Cavedine. 

Caveueel. Dim. di cavèzz nel 9., e nel 
3. significato v. IVel 2. Scampoli^ 
uoj nel 3. Rololelto. 

Caviàda. L' insieme dei capegli. CapeU 
latura. Capigliatura, Cnpigliara, 
Chioma^ 
9 Detto d' un albero^ d' una pianta 
significa una copia rigogliosa di 
rami. Cesto, e in istil grave e poe- 
tico Chioma. 
• Detto di campana^ quel come in- 
trecciamento che è sopra la cam« 
pana pel quale viene appesa alla 
cicogna. FungOj Treccie f. pi. 

Càvra. Animale ruminante^ a unghione 
fesso, peloso, carnuto, di cui in 

f primavera vengono condotti per 
a città branchi alla mattina e sulla 
sera ti venderne il latte smunto 
mano mano che n' è fatta ricerca. 
Capra. 

mal de pee de càvra. Diceei certa ma*> 
lattia che viene ai bambini , e li 
fa essere macilenti. INel Vocabola- 
rio Bresciano trovo corrispondente 
in lingua. Tabe infantile. 

salvaa la càvra e le vérxe. Condurre 
alcuna cosa in modo che essendovi 
doppio pericolo di avere o recare 
danno, o dispiacere, sfuggasi e 
r uno e r altro. Salvare la capra 
e i cavoli. 
Oavriool. Ciascuno di quei ricciolini o 
filamenti che pullulan dai tralci 
della vite e di quelle piante che 
hunuu bisogno di un qualche so* 



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CA 



— 125 



CA 



steg^no di altra pianta , o di palo 
ecc. a cui con quelli si avviiio 
chiano. Capréolo^ CapnolOj Fi* 
liccio. 

andaa te caTTfòi. Dicesi della vite quan- 
do riesce molto pampinosa con 
molti viticci e poca uva. Jndanene 
in pampani, 
Càixa. Vaso di ferro o d* altro metallo 
fatto a foggia d' una mezza palla 
incavata con manico uncinato per 
appenderlo che usasi n tenere e 
trasportare liquidi. Cazza, 

9 1/ inseguire con armi e con cani 
uccelli e iinhnali sahaiichi. Caccia, 

9 Ancora la preda che I caccii^tori 
fanno.Cnccia^ Cacciagione^ Presa. 

9 4 rastell. Specie di caccia che con- 
siste neiraitornlare che fanno molti 
cacrìdtori il luogo dove è il sal- 
vaggìume, e per ridurlo sotto al 
loro tiro ristringere via via il cer- 
chio. Serraglio. 

9 rìservàda. Uicesi il luogo nel quale 
è proibito il cucciare. Bandita^ il 
qual nome estendesi anche ai luo- 

Fhi dove sia proibito 11 pescare) 
uccellare. 

faa la cazza a vergott. Dare a divede* 
re desiderio di alcuna cosa e usare 
industria per procacciarsela. I/c- 
celiare alcuna cosoj Uccellare ad 
alcuna cosa. Siccome però da noi 
si usa anche foa la cazza a ita per* 
80ina> chi volesse in lingua ritene- 
re la corrispondente frase^ dovreb- 
be dei due detti modi usare il 
secondo, perchè uccellare una per- 
sona è betTarla, burlarla. 
Cazzaa. Solo non usiamo questo verbo 
che parlando di piante in senso di 
produrre. GellarCj Germogliare. 

9 a tèrra. Spingere , urtare alcuno 
si che cada in terra. Cacciare a 
terra, 

9 fla. Mandare lontano da so con 
modi aspri e sdegnosi. Cacciare^ 
Scacciare, Discacciare. 

9 zo. Tanto nel senso proprio di man- 
dar giù per la gola un b«ccone^ 
quanto nel metaforico di sofflrire 
un* offesa ecc. TranghioHire* - 

9 alt V. alt. 
Cazzaclèodi. Dicesi uno strumento di 
ferro a guisa di scarpello^ che bat- 
tesi con un martello sulla capoc- 
chia di un chiodo quando si vuol 



cacciarlo ben addentro p. es. in un 
legno, e si batte contro la punta 
di esso quando si vuol ricacciarlo 
fuori del luogo. Cacciatola, 

Cazz&da. Il produrre che fanno le piante. 
Gettala, Messa. 

Oazzaròola. Vaso di rame stagnato nel- 
r interna cavità , con manico , e 
usasi per cuocervi entro robe al 
fornello. Cassemola, 

O4ZZO0I. Quasi dim. di cazza v. e n'ha 
d' ottone, d* argento ecc. e in quelli 
d' argento il manico talora non è 
dello stesso metallo ma di un le- 
gno fino; serve poi cotesto arnese 
in tavola a scodellare la minestra 
(menestraa). Ramajolo, Hamajuolo. 

Cazzóla* Dicono i muratori una loro 
mestola di ferro di forma trian- 
golare, colla quale pigliano la cal- 
cina per murare, intonacare ecc. 
Cazzuola. 
9 E' anche il nome di quella robu- 
sta loma di ferro ripiegata in for- 
ma di una maglia bislunga, la 
qviale compressa colla mano all' u- 
no dei lati che è elastico si apro 
a lasciar passare il tnanico del 
secchio, e cessata la compressione 
da sé si riserra. Molla, Jlollelta 
del pozzo, 

Cécca^ Pi. f. di persona. Francesca. 

Céccbi o cécca, n. m. di persona. Frath 
Cesco, Cecco, 

Oeccbttn.^ Dim. di còcch. Franceschino^ 

Cecchiia. Dlin. di cécca. Franceschina, 

Céder. Oltre al senso di rinunziare, dar 
luogo, lasciarsi vincere, arrendersi, 
condiscendere, nei quali tutti gli 
corrisponde Cedere j lo diciamo 
anche di muro, di edifizio che per 
qual pur siasi causa di mala co- 
struzione, del suolo dove è fon- 
dato sì abbassi, Jlvcallaret Fare 
avvallamento, o cedimento - quel 
mwur V aa ce^t. Quel muro è aV' 
vallalo, ha fallo avvallamento ecc. 

Ocntéstm. Piccola moneta di rame che 
è la centesima parte di . una lira. 
Centesimo, 
tira»! ccntéfliin. Corrisponde a quello 
che già si disse; tlraa 1 qaatreen 
o '1 acaocBa e usasi ad esprimere 
la spilorceria di persona avara, 

B Squartar lo zero, 

Oéra. Aspetto, aria di volto. Cera; e 
avviarle il Dizionario che V 9 Ya 



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SB 



— 126 — 



CE 



pronunziato largo. 
Céra d* oispedaaL Dicesi di persona che 
abbia un colore pallido e da ma- 
lato. Cera da malato j Fiso da 
inlerrìalo. 

> sbattida. Dicesl quando II colore 
del volto di una persona sia smorto 
nìò che non soglia o debba essere. 
riso scoloralo, e nel Vocabolario 
Milanese trovo anche Cera tpa^ 
ì*ìtla. 

aviighe breMa céra, o èsser so de céra. 
Aver cattivo colore. Joer mala ce- 
va. Essere spatrilo, 

faa céra o bella céra. Mostrare altrui 
coir ilarità del volto e coi modi 
cortesi che lo si accoglie volentieri. 
Far buona cera. Far buon viso. 

fta céra breluca. Mostrare altrui con 
increspamento dì fronte e guarda- 
tura bieca dispetto o sdegno. Far 
cipiglio. Far mal piglio, 

fita céra gràmma, o céra da poirseaU 
mòri Accogliere con freddezza e 
con modi poco cortesi. Far magra 
cera. 

ghe sarà 'n platt de boùiia céra> o ghe 
sarà pèoeb, ma 1 platt de boùna céra 
el |;he sarà. Cosi suolsl dire da chi 
Invita un altro ^ come scusandosi 
di essere scarso nelF onorarlo^ dan- 
dogli poche vivande e di poco pre- 
gio. Trovo nel Dizionario La W- 
vanda vera è F animo e la cera. 

Tàal paasée en platt de beùiia céra che 
teùtte le pltànze de ste moad. £' 
la risposta che da ohi è invitato 
nel sopra detto modo suol darsi 
a mostrare quanto tbrni grata più 
che altro una cordiale accoglienza. 
Il Vocabolario Milanese dà e con 
tutta ragione corrispondente modo 
di lingua il medesimo. La vivanda 
vera è T animo e la cera. E a 
me pare che giustamente questa 
medesima espressione si possa usa- 
re tanto per r uno auanto per l' al- 
tro dei nostri moai proverbiali; 
perocché chi ben guardi alla so- 
stanza della cosa, e chi dice Tuno 
scusandosi, e ehi dice V altro ac- 
cettando, finiscono per esprimere 

10 stesso: il primo quasi pregando 
che la cordialità e la buona cera 
abbia ad aggiungere alle vivande 

11 pregio che non avranno ; il se- 
condo aflcrmaudo che quello chf 



dà pregio alle vivande è la cor- 
dialità e la buona cera. 

Oéreob. A quel giovine che abbracciato 
lo slato ecclesiastico iniziasi nel 
ministero dell'altare si de questo 
nome, finché non sia passato agli 
ordini maggiori, dei quali il primo 
è il suddiaconato. Chierico, Che^ 
vico, che è pel anche nome ge- 
nerico di tutti gli ecclesiastici. 
m Chiamasi altresì quel giovinetto 
che quantunque laico, vestito d' a- 
bito chiericale, serve a messe, e fa 
altri piccoli servigetti della Chie- 
sa. Chierico. Quando però è no- 
minato in confronto ai veri chie- 
rici, questi soglionsi dire cèredi 
eecleslàstlch, e quello cèrfchsecoi* 
ìaar (laico). 

Oérega. Quella tosatura rotonda che 
hanno gli ecclesiastici nel cocuzzo- 
lo, pherìca. Chierica, Cherca, 
Chicrca, Tonsura. 
a^iighe delle céreghe. Dicesi di chi 
|)fr malattia cutanea avuta al capo 
abbia qua e là calvezze. Jvere 
delle pelatine. 

Cereghètt l)im. di cèrech t. Chierìchel^ 
io, Cherichello. 
» Usasi anche come sprezzativo. CAie* 
ricusto - ho qui pure sentito co-> 
reghenu. 

Cereghiiii. Far come dim di cereghètt 
Chienchìno, Cherichine. 
9 Anche si chiama un uovo fatto 
cuocere intero intero in tegame o 
padella con burro o olio. I7ot;o 
m tegame. Uovo affriltellato. 
» che pur dicesi eof covpaat. Un uovo 
fatto cuocere per lo più in padella 
uguuigiente con burro o olio, ma 
ragunando, ripiegando, e come dir 
rimboccando la chiara sopra il 
tuorlo (ronss), si che questo ne ri- 
manga interamente coperto. Il Ca- 
rena dice parimenti Vovo Jffrìt^ 
Iellato. 
9 Sentesi altresì detto con poco e^n-» 
tile scherzo per Mammelùne, Fop^ 
pelline. 
faa i ceregbllB. Far cuocere le uova 
o neir uno o neir altro dei due 
sopraddetti modi. Affrittellare le 
uova - féeme en coregbiin. AffritteU 
latemi un uovo. 

Cerettoùaa. Dicesi di volto che col \U 
ìido colore e cou ctTta ilarità dia 



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- 127 - 



CM 



argom«!iìto di buona salute.. Ce- 
rana, 

Ctrèùsich. Chi professa chirur^^ia » che 
è la parte della medicina limitala 
alla cognizione di mielle malattie 
del corpo umano ciie per essere 
euarite ricercano I* applicazione 
della mano> deg;li istriimenti ecc. 
come mezzi essenziali di £^uarig;io- 
ne. Chirurgo, e anche Cerusico, 

Cariise. Rimanere attonito e come sme- 
morato per paura o per maravi- 
glia. Sbalordir4Ì 
tàà certt. Par rimanere attonito ecc. 
V. cai^e. Sbalordire» 

Geretaa. v. cerettoùna. 

Cerou. Dicesi di persona che fa buona 
cera» Cortese, Il ceroso della lin- 
gua significa di cera> appartenente 
a cera. 

Cenuia. v. cereisich per V idea di que- 
st' arte. Chirurgia^ e fu già detto 
anche Cerusìa* 

tésa, fidifizio consecrato al culto di 
Dio e del Santi^ dove si raccolgo- 
no i fedeli per assistere alla cele- 
brazione dei divini misteri, e por 
udire la parola del Signore spie- 
gala dai suoi ministri. Chiesa^ che 
in primo significato vuol dire la 
congregazione dei fedeli^ nel qnal 
senso oa noi si dice: la santa ma- 
dre cesa* 
l^ersoàiia de cesa. Persona che atten- 
de alle cose spirituali e frequenta 
la chiesa» Persona d' anima, 
és9ar ia cesa» Suol dirsi da ehi è 

senza denari. Èssere scusso, 
pòca c^sà pòoch sant àntònni. Per dire 
che con .poco dispendio poco an- 
che si può avere. Poco popolo 
poeti predica. 

Cesar, ^'ome di persona. Cesare^ 

Cesereea. Dim. di cesar. Cesarìuo. 

Cesool e cesóia. Dim. di tésa. v. Chie^ 
suola. Chiesetta. 

Cesoalaea. Dim» di eesooL v. Chiestnoj 
Chiesolino, 

Casoalènd usasi col verbo andaa. Fre- 
quentar chiese. Andare a chiese* 
che ?a cesoalònd. Che frequenta chie- 
se. Chiesolaslico j Chiesolóstro , 
Chiesino, e sono tutti e tre agg. 

Casoaliaa Dim. di cesóia v., ma un pò* 
più giandicella di cesoalaeiL C/iie* 
sino. 

Ctnina. Donna tutta dedita al frequen- 



tar chiese e al praticare divozioni* 
Chiesolaslica, Chietina. 
Che. Tanto pronome quanto congiun* 
zinne. Clie, 

eh' éel, ohe n* èeL Assai di frequente* 
Che è che è. Tratto tratto. 

Che féet e che fòei e talora si ag- 
giunge marta ilmoajoamm. Per dire 
che una cosa snolsi ripetere spesso. 
Siam sempre alle medesime^ 

6he mii» SuoLsi aggiungere ^ ad ag- 
gettivo per indicare Assai, Molto; 
p. es : bòon che mài. assai, molto 
buono. 

cha tSw Usasi questo modo allorchò 
vuoisi indicare continuazione o ri- 
petizione di stato^ di azione, frap«> 
ponendolo all' imperativo ripetuto 
del verbo. E • p. es. é dorma che te 
dormo. IS dormi e dormi - e batt 
che te batt. £ batti e batti. 

alter che. E gli si soggiunge nome 
o aggettivo o altro che sia nella 
dimanda^ a cui è sempre riposta 
cotesto modo di affermazione. Spes- 
so perù il nome^ V aggettivo ecc. 
anche non si soggiunge > e allora 
Il che va accentuato e pronunziato 
largo. Si certo - p* es. - ghe sii stattt 
- alter che ésseghe statt o sempli- 
cemente alter che, e talvolta anche 
solo alter. Ci siete stato ? si certo 
che vi sono stato, o semplicemente 
si certo. In qualche caso al nostro 
modo corrisponde in lingua il su** 
perlativo di quel nome o aggettivo 
ecc. che è nella dimanda:* p. es* 
éela na casa gtànda? - alter che 
grinda, o alter che. E^ una caia 
grande? - Grandissima, Vna ca» 
sona - éel bellt - alter che .bèli, 
o alter che. E^ bello ? Bellissimo. 
Altro che significa in lingua, fuor- 
chèj se non. 

de che. tlsasi nelle interrogazioni pel 

semplice Che - p. es. de chea* è? 

Che N^ è - de che n' il Mtf Che 

ne avete fattoi 

Chécca. Nome che suolsi dare alla gaz- 

zera comune. Cecca. 
Chécco. IXome accorciato da Francesco* 

Cecco. 
Cheacch. Lo usiamo nella frase - tecc 
come 1 cheacch. Per dire vecchissi- 
mo. Pili antico del brodetto, che 
era il mnngiure dei più antichi 
spartani. Kel Dizionario è la frase 



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e» 



— 128 — 



CM 



- Tecchio cacco^ cioè vecchio paz- 
zo, rimbambito, o balordo. 

Cheacheùmmer. Piccolo cacurbitaceo , 
bislun^, a biiccìd spàrsa di ber- 
noccolini, e mangiasi sottilmente 
affettato in insalata, e anche ser- 
basi in aceto per nlangiàrlo poi 
quando che sia egualmente affet- 
tato. Ceiriuolo, 

9 Metaforicamente si dice di persiana 
dappoco e buona a nulla, iarloc» 
chio. Carciofo^ Chiurlo^ Cucco. 
iCheiuit Calcolo, con^piito, e anche a- 
spettatiYa di vantaggio. Conio, 

» dell* èst. Quel conto che presenta 
r oste ecc. dopo 11 trattamento. 
Carlina. 

a bòoA chenat. Oltre che ne! senso 
di Intanto, À buon coMoi si usa 
anche con^c dire per sicurezza, 
per non mnnenre in diligenza. Al 
cautela. Per ogni buon riguardo 

lil me chetnt èe tHé. Secondo il mio 
modo dì calcolare, di giudicare. J[ 
conti inieij A mio avoièOj À seu" 
«0 mio. 

h sto cheont. Frase che vale come 
dire ad nitri per quello che voi 
pensate, asserite. Quanà' è così. 

- a 8te Gheimt V è inùtU ^he ghel 
digga. Qnnnd^ è cosi è inittile che 
io gitel dica. 

a tutti i «heant. Modo avverbiale 
che esprime cosi ferma risoluzione 
dì alcuno nel volere una cosa da 
non dar ueso ad opposizione o ec- 
cezione che venga fatta. Assolu- 
tamente, Risolutamente, in ogni 
modo, A marcia forza. 

avilghe el so cheant. Dlcesì per af- 
fermare di aver ricevuto o in una 
divisione o in una compera quello 
che si doveva ricevere. Avere il 
suo pieno. 

9 l 80 teamaGheimt. Per dire che 
da una cosa si ha vantaggio. Tro» 
varci il suo conto, il suo utile. 

andaa a cheant, o per ebeùnt de eaa. 
DlcesI di bottega, negozio ecc. di 
cui r utile il danno appartiene ad 
uno. Stare m conto di uno - V an- 
dare per te cheant. Starà a tuo 
conto. 

tal cheant o di cheant sea ean. Spe- 
rare che una persona possa essere 
giovevole. Contare sopra uno» 

faa cheant o di cheant sa na còsa. Spc^ 



rare pronto consegtiimento di nnt 
cosa. Fare assegnamento sopra 
una cosa. 

faa bòen I so cheant Condurre con 
prudenza e con profitto le cose sue. 
Accudire bene ai fatti suoi. 

9 Ancora esaminare 84- convenga, o 
siasi in istato, o abbiaUsi i modi 
ecc. di fare ecc. alcuna cosa. Pi* 
gliare le sUe misure. Anche noi 
abbiamo too le soàe misure. 

fta maal i so cheant. Aspettarsi da 
alcuna cosa un profitto che poi 
tton si ottiene. Pallirla - f èe fktl 
maal 1 to cheant. l^ hai fallita; an- 
che noi abbiamo te 1' od falàda. 

giastaa 1 cheant Dicesi il riscontrare 
le partite sia dei crediti e del de- 
biti, sia dei soli debiti che uno 
abbia, perchè faccianst le compen« 
sazioni, e i pagamenti dovuti ; e 
anche il fare queste compensazioni^ 
questi !pagamentl. Pareggiare i 
co«//. Acconciare le partite. Fa* 
re i conti; anche noi abbiamo fu 
1 cheant 

Uvoaraa a soo, o per soo cheant Dì* 
cesi di artiere che non già lavori 
in ajuto di un maestro o di un 
altro artiere per una determinata 
mercede, ma avuta egli stesso la 
commissione, tenga anche per sé 
tutto il guadagno della fattura» 
Lavorare, Fare soprQ di sé. 

ttvU de cheant. Saper fare i conti* 
Saper di abbocco, di ragione. 

lavli 1 800 Cheant Oicesi di persona 
sagace, accorta. Sapere il fatto 
suo, Sapersela -Té n* émm che 
sa *1 800 cheant JS^ uomo che sa 
il fatto suo, che la sa ; diciamo 
anche noi che la la lóngà. 

tégnese da cheant Aver cura della 
propria pi>r$ona, delle vesti ecc. 
Governarsi con diligenza. 

troavàaghe miga 1 cheant Non veder 
modo di condurre una cosa al fi- 
ne Intéso o proposto. Non ci tra* 
vare né via né verso. 
Ohi. In questo luogo, in questo punto. 
Qui, Qua. Ho accentuato il nostro 
vocabolo per distinguerlo dai pro- 
nome chi. Chi. 

da chi fin chi. Parrebbe quasi che 
questa frase dovesse essena accom- 
pagnata da un gcsio indicante I 
due capi di una cosa, e vuol dire 



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CH 



— ho 



ctt 



^Aintualmente, pev V nppiinlo^ esat- 
tamente. Per pio e per segno. 

ibi seo. In (|uesto luog^o , quando 
esso perù sia in allo. Costassù j 
Quassù, 

^H so. In questo luogo , quali do 
però esso sia in basso. Costaggiùj 
Quaggiù, 

tant còrno chi. Dicesi accennando la 
palma vuota della muno, e vale 
. come dir iVf///a - p. es. el ghe 
b' aa tanti cóme cbi, o cóme ghe 
n* òo chi. Ei ìion ha nulla , Egli 
è nudo brullo, Ei non ce ne canta 

WMO. 

ilo me mouvaroef gnaah dà chi a chi. 
Usasi dire per significare che di 
una cosa o dì una porsona non 
cai nulla, e nulla si farebbe per 
essa. Aon ne farei un tombolo sul- 
V erba, ìVom ne volterei la mano 
soésopra, 
XUcchera. Vasetto comunemente di ma- 
joliea^ di terraglia^ di porcellona^ 
per io più con un manico^ a uso 
di pigliare caffè, cioccolata eCc. 
Chicciiera^ Tazza, 

9 Ancora sfoggio^ pompa di abiti. 
Gala, 

méttese in chiccheraé Vestire abiti pom- 
posi, sfiirzosi. Vestire in gala, 
(Cocolla. Si usa per lo più al pi. e 
chiamunsi con questo nome le lor- 
dure dd naso specialmente, di chi 
fiuta tabacco. Fur^e Caccole, 
ChilTer. Pan fine ripiegalo a foggia di 

me2za luna. Cliifello, 
Chignool. Pezzo di legno, o di ferro, o 
d' altra materia soda > grosso da 
km' estremila, e assottiglialo all' al- 
tra, e si usa a serrare o stringere 
insieme legni o altro, e talora a 
dividere iniroducendolo a colpo di 
maglio nella spaccatura. Bietta, 

» Ancora dicono I legnai una specie 
di stecca, di piccola bietta con 
che raccomodano i pezzi che siansi 
scommessi, o per altra causa la- 
scino un qualche vano. Zeppa, 

9 Dicono I sartori e più comtme- 
mente scajooneon le pezze per lo 
più in forma di cuneo, ossia trian- 
golare, che mettono al fondo dei 
calzoni quando è rollo. Gheron* 
cinOj e al pi. anche Chiavi j Prandi. 

» Ancora dicono ogni pezza di qua- 
lunque forma con che rassettano 



qualsiasi rottura. Toppa, 

CÙgnool e più comunemente fonndélli 
Dicono h cucitrici quei pezzi iHan- 
golari, come gberoncini coi quali 
è allargala lo fascetta in alio sul 
davanti, e in basso lateralmente, 
affinchè si addattrbcne. Pec lo più 
perù sentesi al pi. Chiavi della 
fascetta, 
» o tajool de fonnnàgg, de toùrta ecc. 
Dicesi una parie di cacio di torta, 
tagliala a forma di cuneo. Spicchio 
e fors* anche Tagliuolo, che è spie- 
galo nel Dizionario particella di 
cosa mangiiibile slaccala con coltel- 
lo dal suo intero. 

Chignonlétt. Dim. di cblgnool v. 

Chiusoci. £' come una specie di pane 
non lievito, o di pasta che fassi 
con farina talora di sólo frumento^ 
o di solo frumentone, e talora di 
tutte due le sorta, intrisa con olio, 
o con burro ecc. e si cuoce o in 
padella o al forno. iScAictccm/a ^ e 
non parrebbe gran fatto differente 
da quel che il Dizionario dice 
Berlingaccio, 
» Ancora pezzo di pasta che stac- 
casi dal foglio (ionjàda) e cuocesi 
sulle bragi , o sotto la cenere. 
Quaccino, e neppur mi parrebbe 
male a proposito Jz%imella, spie- 
gato dal Dizionario per stiaccia- 
tinu falla ^ di pasta azzima, cioè 
senza lievito. 
» Altresì quella parie della pasta del 
torrone che quando più quando 
meno abbruciiiticcia rimane nel 
fondo della caldaia , e^ ridotta co- 
nte in piccole schiacciate per lo 
più tonde fra due cialde , Vendesi 
a men prezzo che non il torrone 
proprio. Mal non parrebbe indi- 
care Ja cosa chi la dicesse Schiae* 
ciatina di torrone, 

Ohizzóla. Shiacciata che fassi nelle case 
in campagna il giorno del pan fre- 
sco, slaccando una porzione di 
pasta dai pani destinali al forno, 
e distendendola in forma elitlica. 
Differisce dal Quaccino dei fio- 
rentini in questo che i nostri st*- 
gliono e ripiegarla più volte nel 
distenderla, e tmgerla: con olio o 
burro , e la fanno ctiocere non 
sotto la brace o cenere calda, ma 
per lo più nel forno. Dunque pare 

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— ho - 



CI 



che 81 possa tenere piuttosto il | 
nome g;enerico.di Schiaccialaj Fo* 
caccia, 
bhiuòU. Ancora percossa data eolla ma- 
no aperta sulle natiche. Sculacéiata, 
Sculaccione, 

daa le chiuéle. Percuotere nel modo 
sopra detto, '^ctiinéetore. 
CndizonleoB. Dim. di chiuool v. Berlin- 

gaceiuolo. 
tìbiuoalètt; V. dduovleen. 
IHàceei^ Viva e quasi ì^modèta loqua- 
cità. Chiacchiera , Parlantina, 

!» E per lo più al pi. Parole sover- 
lihìè, e vane. Chiacchiere, Ciarle, 
Cicalale, 

» Altresì cosà , notitia senza sodo 
fondamento^e men credibile. (7Ai/ic- 
chiera. Ciarla, Ciancia, Frottola. 
Anche in questo sehsò tanto nel 
"ilialetto quanto in line^ua si usa 
più comunemente al pi. - J è i^&Cr 
vere ^oiio ciance ecc. J èra Mttè 
tidcteere Fu ima cicalata, cioè se 
ne parlò, spieg[a il Dizionario, ma 
non è poi stato vero. 

W Sentesi per lo più al pi. Rnceonto 

, indiscréto dfe' fatti altì-ill; Fésciii. 

*aflighe déùa ciàccera. Dicesi altrui 
per taècì^rlo di soverchia loquacità. 
Jivér più parole che un leggìo, 

kitifhe dèlie dàcceré. Si dice idn chi 
discorre o promette molto, e òjiera 
o attiene poco. Lanjheggiàre in 
parole, Ester più di parate che 
di fam\ 

tviighe aoùmiiia dèlie eiàccere o ne 
èsser bèon che de eiàccere. Dicesi 
dì chi largheggi in paiole b In 
smargiassate, e non sia poi ugual- 
niente prónto nei fatti, rfon èsser 
altro fne dfi parole, 

tintaa dèlie dàccire^ o faa dèlie dàc- 
eet^e» Ridire quello che si sa doi 
fatti altrui. Soesciàré. 

'daa dàcéere. Dar parole ad una per- 
sona ma per non attenere. Dar 
ciance, 

fu qnàtter dàccere. Dicesi del tro- 
varsi insieme più persone a con- 
versare fra loro. Stare a crocchio, 
Crocchi are,Cicalnre, Far ciancia, 

ghe ?ool alter che dèlie dàccere. Per 
dire che le parole non valgono a 
nulla se non sono seguite dai 
corrispondenti fotti. Non voalion 
èsser dande ma fatiti, f^ogjiono 



esser falli, I fatti son maschi e le 
parole femmine. 

le dàcf ere J è tante e so^giiiìigesi an- 
che talvolta a maggiore schiarì- 
mento del proverbio, lAa i fiat J è 
pè^hi. Modo proverbiale a biasimo 
di chi noti è aftro che di parole^ 
jssai parole e poche lance rotte^ 
Jiss'ùi rothore e poca lana, 

se la va t dàècère è, per io più si 
a^giunge^ el gtiadàìna li, o I' è* li. 
Mfìdo pro.verbìale con cui si bia- 
sima chi fa colle parole 1' animoso 
it il bravo senza però esserlo in 
fatto. j4 groiseggiare (cioè far V a- 
Ainioso o il bravo) con parole, 
"Èi vale più con ie parole che col 

Oiaìedàraa, Far parole, ma vahé, o poco 
importanti. Chiacchierare , Cian- 
ciare - Ind. pr. dàcceri, te ciàcce^ 
ret, el, 1, ciàccera: e ugualmente 
r e in véce deir ta anche nel orc^ 
sente so^. . 

0!ai:daràda. Dicesi pei* lo più di discorso 
ItiìigÒ, e inetto o leggiero. Cica' 
lata. 

Ctacclar^. Dim. di dàccera. Nel senfM) 
di parole soverchie e vane. Chiar- 
chiereliw, Chiacchieretta , ChiàC' 
chierettella, Chiactherinck 
9 Ancora dicesl di persóna troppo 
facile a dire acche quello che do- 
vrebbe tacere. SvesCtafore, e al f. 
Svescialridé j e fesciaja , o fe> 
sciona. 

Giaedareeii. Dicesl di fanciullo che parli 
molto; né è sempre espressione di 
biasimo, nla talora è quasi lode «JK 
fancitillo che parli sciolto e fran- 
co. Chiacchierino, Cicalino. 

Oiacdarina. Oltre che dicesi di fanciulla 
nel sensi esposti in dcdareen v. 
Chiaccììierinù , Cicalina s si nsu 
ancora come n. astratto per ihdi^ 
care quella per così dire lubricità 
ài parlare di chi sia brillo. Par^ 
Iantina. 

CUcdaròoà. Dicesi di persona che parli 
molto. Chiacchierone, Ciancione, 
Ciarlone, Tntamellat e di cM 
parli sempre nelle conversazioni 
il Dizionario mette come voce dei- 
Uso Ctt/faggiajo, onde caffaggiare, 
parlar sempre. 
9 Ancora chi non sa tenere in sé 
cosa che sappia, quantunque sia 



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— iùì — 



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Indiscrezione il maoife&taiia. À>e- 
tciaiore. 
QUf. Siru mento di ferro formato di 
un fusto l'un dei capi del quale 
finisce comunemente^ per maneg- 
l^iarlo, in uu anello (OCQ) e l' altro 
in ingegni (dtet) e fernette (UJ) 
che introduconsi e rigìràBsi nella 
serratura per fare scorrer» la stan* 
ghetta a nue di aprir» o chiudere. 
Chiave. 

9 ftemina. Quella chiave che ha il 
fusto foralo per iung^o, e rtoevendo 
In esso un ago della serratura , è 
talvolta come guidata agli ingegni 
di essa da uua specie di canna 
(eaaòon, guida) che attornia T ago 
medesimo. Chiave fevwuiia. 

9 mas'cc. Quella chiave che ha il 
fusto tutto solido e air estrenviià 
una pallina o bottone. Chiave ma" 
echio, o maelia. 

9 caiBtrafàtta. Chiave fotta sopra 
un' impronta che con cera o si- 
mile materia cedevole sìust for- 
mata d' UA altrok chiave. Chiave 
falsa, Conlracchiave; abbiamo an- 
che noi CMUitraclat. 

« 4a^pla. Quella chiave che ha dop- 
pi ingegni^ g[li nni da un capo^ 
gli altri dall' altro, perchè possa 
servire a due serrami. Talvolta è 
snodevole e si ripiega al mezzo 
del fusto. Chiave a doppi ingegni. 

9 déUa Biaaii. La parte uìtermedia 
fra r antibraccio e la mano y che 
è formata di otto ossa disposte a 
due righe. Carpa. 

9 o martelétt della spinétta, 4«1 eém- 
hal ecc. Strumemo che ha il ma- 
nico forato a guisa di chiave con 
cui girando i pironi (spine) si ten- 
dono o si rilasciano le corde dei 
clavicembali y e simili strumenti y 
per ottenere la loro accordMtU'a. 
Chiave, Martello. 

9^ di mair. Lunga e grossa verga di 
(prro la ciua.le si mette da una mu- 
raglia ali altra per tenerle colle- 
gate i.naien).e9 e render saldi e fer- 
mi i loro recinti^ e specialmente 
le fiancate delle volte. Catena. 

#éit della clat II complesso di quel 
trafori e risalti fatti nel petzo di 
Aff f o^ -di forma- per lo più quadra, 
che appiccato al fusto della chiave 
cu(r(iHtto uelltt serratura per la 



corrispondenza che vi trova di 
altre tacche e trafori serve aé 
aprire e chiudere. Ingegni deH» 
e A/a re. 
I«g!iètt dilla cM. PeziLeito di legno 
per lo piò rotondo al quale si le- - 
éano le chiavi per non le perdere» 
Malerozzolo. 
daa la ciaf all' eim ece. Chiudere colla 
chiave V uscio ecc. Dar di chiave 
alt* uscio. 
la ciaf r è U oiàder della paas. Per 
dire che quando si abbia la cura 
di chiuder bene le cose, né faciU 
mente si smarriscono, né possono 
nascere sospetti che rompano la 
concordia della famiglia. Chi ben 
serra ben trova. La buona cura 
caccia la mata ventura. 
métter la ciaf aott ilf eiss. Dicesi di 
quel pigionali che senza pagar la pi- 
gione votano delle robe loro la casa 
che hanno abitata e se ne vanno.^ 
Cceellar f oste potrebbe dind,. 
pigliando la sola prima parte del 
modo proverbiale del l^ì^ionariOi 
dove abbiamo: uccellar l' oste (pro- 
prietario di possessione) e il la-^ 
voratore, cioè ingannare V t^na par^^ 
te e r altra. 
9V9A sott ^laf. 9iporre io armadio, 
canterano, cassetta eec. che poi. 
chiudasi colla chiave. Chiudere (k 
chiave. Mettere sotto chiave. 
scapàala per el baiis déDa ciaf. Scam-. 
pare dà un obbligo o da un danno, 
che pareva non potersi evitare. 
Uscirne pel rotto della cuffia, 
eìtìki^. Uetto o fatto di^ persona leg^ 

giera e sbadata. Sciocchezza. 
Cialètt. ^im. di ctftU* Scioccherello» 
Ciali v. cialàda per V idea. Sciocco. 
Cialèon. Aecr. di dalL Scioccone. 
Ciamaa. Dire, o gridare ad alcuno che- 
venga, chiedere, bivitare. Chia^K 
mare. 
» indrea* Dire o gridare^ ad alcuno, 

che toroi iudietro. Richiamare. 
aada« a ciamaa eui. Andare a diro 
ad uno che venga. And/are per- 
tino. 
fu ciamaa evi. Dicesi tt dare peti;^ 
ziòne ad un ma^j^istrato perché una 
persona sia invitata a presentarsi 
per render ragione ecc. Convenire 
i^mqi in giudizio , Far WeAi^rfero 



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et 



modaa a eiamaa era. Mandare a dire 
iid uno che veng;q. Mandare pt:r 
tmo. 
p Ancora dicesi V invitare , V im- 
porre che un inog;istralp fa od una 
persona di presentarsi ecc. Chia- 
mare in giudizio^ Citare. 

Ciamadour. Usasi come bqq. dì ofseU 
per indicare quell* uccello che coi 
suo canto alletta gli altri di passo 
u discendere nel paretajo. l/ccello 
canlajalo, o canlajuolo. 

Citàncol. Dìcesi a persona piccola e mal 
formata. Scriato. 

Ciàe. J'/ saluto confidenziale fra amici, 
comechè sìa una corruzione di 
schinvo.r/ saluto, Sii il ben venula, 
Addio. 
» p 8*ciào. Si usa come espressione 
indicante uniformazione dì volere 
al volere altrui o alla necessità. 
bianco male^ Pazienza - se mei dèe 
bèea, se aò, ciào. Se me lo date mi 
. fole piacere, se no, manco male, 

o pazienza, 
» ciào sieorr màscher. Suolsi dire 
quando un affare si vede o si crede 
ridotto a tale che non vi si scorge 
più nulla da sperare. Buona noUej 
Addio fave, 

Ciapelilmmt L' insieme di molti rotta* 
mi di vasi di terra. Quaniilà di 
cocci ' q^ant ciapellàmm I Quanti 
cocci, 

Ciapooteea. Dicesi di ragazzetto vez- 
zoso. Cecino, JUammolino , Nac- 
e he ri no, 

Ciàppa. Rottame dì vaso dì terra. Coccio. 
» Ciascuna dì quelle due prominenze 
carnose che situate nella parte po- 
steriore e inferiore del tronco for- 
mano il sedere. Natica, e bassa- 
mente anche Chiappa, - Tanto nel 
dialetto quanto in lingua si usa 
per lo più al pi. 
1^ Al pi. usasi ancora per vasi dì 
terra a uso di cucina, forse per 
la facilità di romperli.' ^^oi^/g/ie. 
9 d*00f. Dicesi la metà di un uovo 
sodo (dovr). Quando si usi al a. 
il che è raro. Mezz' uovo - man- 
pèB sta ciàppa d' oof o solamente 
lita* ciàppa. Mangiate questa mes- 
^^ f(ot;o. Per lo più però sì usa al 
pi. e sì dice anche semplicemente 
Ciàppe , ptrchò fatte assodare cioè 
(■wuvcre n\ «qua a gr«do di sodci-» 



za le uova, si sogliono h^iiaDdtre 
bipartite. Uova sode. 

Pte^na delle ciàppe. Dicesi la Pasqua 
di Risurrezione per V uso che bassi 
in quella solennità dì maogiare oo<i 
va sode. Pasqua d^ uovo. 
paa. Primo signi£i<;ato di auesta 
verbo è quello dì Pigliare, Pren^ 
dere. Ricevere. 

» Porta pure T idea di pigliare im- 
prowìsamente e con forza. Ao'. 
chiappare. Chiappare. 

w. Ha anche senso di Colpire * gli*At 
ciappaat in dé:i{i sclièna. L^ ho col- 
pito e anche L^ ho chiappato o 
acchiappalo nel dorso. 

» Significa altresì Cogliere « V à^H 
la m* aa ciappaat ecc. La piova 
m' ha colto ecc. 

» Usasi ancora per Distendersi, E- 
stendersij Tenere - el ciàppa da 
chi fina ecc. .^i distende, tiene di 
qui fino ecc. abbiamo anche noi 
té^er in questo senso. 

» Vuole ugualmente dire Guada* 
gnare - coùssa ciàppet al de? Quan- 
to guadagni al gionióì 

» Ancora significa Raggiungere •. 
soiin miga persaaaa che '1 la ciàppa 
Non sono persuaso che io rag' 
giunga. 

» capell V. capali. 

9 ceni dént Prendere coi denti. Adi 
dentare. 

9 deir ària. Oltre al senso ovvio di 
Pigliar aria, dicesì dì persona che 
cominci a mostrare nelle parole a 
negli atti certo albagia. Levarsi, 
montare in superala» 

» del càld, del ftèdd. Pigliar caldOj, 
o freddo, 

• dònter in de na còsa. Cogliere ì( 
punto, il giusto d' una cosa. Air 
nel segno. Apparsi. 

» la bàlia, o la cieùcca. v. bàlia. 

» la pòrta, r ansa. Per dire andare 
via. Imboccare la porta, f uscia 
ecc. Prendere il filo della porta 
ecc. 

» per el còli. Afjgavignare, che pro- 
priamente significa pigliare per le 
gavigne parti del oollo conDnantì 
colle mascelle; e anche si adopera 
per stringere colla mano sempli- 
cemente, che noi diremmo braicaa, 

» per el mnns. Espressione che in^ 
clMMde awclie iusqlto tiella parola 



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— 133 



CI 



t, e vuol dire pig[liare per la 
faccia, quasi essfi fosse muso o ceffo 
di bestia. Ceffàre, che anche signi- 
fica percuotere nel ceffo^ cioè scniaf- 
feg^are. 

(^ppaa aei. essere battuto , percosso. 
Toi^care delle busse j o delle piV- 
chiale. 
» » o anche semplicemente e|àpp^ 
usato con nomi indicanti vergogna 
o danno , come strapauàda , mii- 
stauàda, baatoinàda ecc. significa 
essere rìpiproverato, bastonato ecc. 
Toccare un rimprovero, ecc. 
^ppa. Cofne dire altrui godi il frutto 
Jt'lfa tua inconsiderata o mula a* 
ziiiiio. Tal sia di te. Tuo danno; 
anche iiui a{jbiumo too dann. 
# che ciàppa eiàppa. Dicasi quando 
sou moili intorno od una medesi- 
ma cosQ^ e fanno senz' ordine al- 
cuno a chi primo o più ne pi^lÌM, 
e quindi la frase irnsportasi ad 
ogni operare con violenta prestez- 
za e confusione. 4 ruffa raffoj A 
ru/fola raffola. 
maal che se ciàppa. Rlale che facil- 
mente si attacca. Male appicca^ 
liccio, atlaccaliccio, coniagioso, 

(/lapparÌBO. Specie di maglia fmta ri- 
piegando e cucendo un pezzetto 
di trecciolu (aistoala) ad una delle 
cocche (spin^) d' un asciugatoio 
p. es. a line di appiccarlo a chiodo 
o altro. Jiagliella. 
9 Talora ho sentito chiamare onchc 
r asetteen v. 

plapp, ciappelL Usasi uer lo più al 
pi. e dicono i caizolui quelle due 
striscioleUe in che finiscono i diie 
quartieri delie scarpe sul davanti^ 
e che forale verso V estremità ri- 
cevono cordoncino o nastro^ il quale 
poi accappiato i|ì sul collo del pU'X)^* 
tiene le scarpe ferme. Becchetto. 

^appella. Diqi. di ciàppa v. 
» t'sasi per lo più dai muratori per 
Indicore piccoli pezzi di mattone 
di cui poi si servono per raccom- 
modare fessure ^ vani che restano 
nel murare. Sverza, onde sverzare 
Il raccommodare sopraddetto.Notisi 
per altro che tanto II nome quaqto 
il verbo in lingua usansi anche se 
trattisi di pietre, o di legni, e del 
raccommodare le fessure così di 
quelle cowc di qt^esU, 



(^aar, Usato qual nome, tanto lo spien* 
dorè della luce, quanto qualsiasi 
* Pi^getto^ o arnese che con^fiumma 
dia luce* liume, 

» da luna. Lo splendore della^ luna, 
l4ampar!ieqqio. 

» che sbarbatta J ecc. Lume soverchio 
che costringe a chiudere tratto trat* 
io gK occhi; I quali non possono 
coniinqaiiDente sostenerlo . Ba^ 
gliore, 

fu c(aa|i. Precedere, o accompognaro 
aleuno cp|t lupie. Far chiaro q 
lume^ 

9 Ancora diccsi di chi o per siui vo-* 
Ionia, o per semplice congiuntura 
$i troll presente a conversazione 

. alla quale non appartiene se non 
forse perchè serve al comodo di 
quei che la fanno. Tenere il lume^ 
Servire da lucerniere j Far dn 
candelliere, 

» ai mòri Dicesi di lumicino onde 
abbiasi poca Iqce. |)i lumicino sif-^ 
fatto dice il Vocabolario Milanese 
liunie che non fa lume; però la 
nostra frose potrebbe forse iradur-i 
si. Non far lume; che |;ià si tisi^ 
senipre col noipe di candela, o di 
lucerna, o d' altro lume. 

tra 1 c|aar 9 '| scinti^. Dicesi di quel- 
la ora che non si può dire che sia 
![iorno perchè non vi ha quasi più 
uce, né si può dire propriamente 
che sia notte perchè pur v' ha an- 
cora un qualche tenue lume. Fra 
«jiorno e sera, ^ra luce e scuro, 

» Ancora dicesi quando alcuno si tro- 
vi in tale distanza da un lume che 
più presto sia veduto in ombra che 
ìion distinto^nenle scprto, oppure 
sia in luogo non interamente lu- 
minoso, né del tulio al bujo. Fra 
lume e bujo. Ài barlume; il nostro 
berleamm, che però non usiamo sa 
non nel significotQ metaforico di 
leggerissima conoscenza. 

▼énter ciaar. Dicesi di quella primis 
luce che dà principio al giorno. 
f*arsi giorno, jéggiornarej neutra 
assoluto • Yéen tìw» Si fa giorno, 
Aggiorna. - h' aggiornare attivo 
signiQca assegnare il giorno. 
C|aar. XJsaio Quale aggettivo, cosi in 
senso di liicente, dì limpido, di 
trasparente, come di manifesto, di 
facile a capire^ e in uiirl consW 



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CI 



— tu ^ 



ei 



wlli, coBft« sarebbe di pur», detto 
di aqtin^ di distìnto e sonante^ detto 
di voce^ di tendente piiit tosto al 
bianco che allo scuro^ detto di co- 
lore ecc. Chiavo, 
Cì^t' Oeito di brodo, quando la carne 
sin stala lessaxa in molta aaua, o 
lasciata bollir poco, sicché il brodo 
non riesce tanto succoso. Anna" 



aitalo, Lun^o. 
» l)i 



cosa che non sia cosi densa 
come dovrebb' essere. Liquido - 
ste ponce r è tròpp ciaar. Questo 
intinto è troppo liquido. 

9 Di denti, non cosi \icinl l' tino al- 
r altro. Rado - pétton cta^r Pettine 
rado - Gtaai: de iiuX Rado di denti ^ 
di denti radi, 

» Di minestra abbondante di brodo. 
Brodoso. 

» Di tessuto non Atto., Rada. 

de daar. E' modo della campag^na^ 
do\e da taluno ho anche sentito 
de còer. Poche volte. Hi radOj Di 
raro, 

ne védegbe miga daar ìk de na eèst. 

JNou vedere che una cosa canimini 
cosi schietta com' ella dovrebbe, 
avere un certo dubbio o sospetto 
che vi si asconda soito malizia o 
frc5de. iVoit veder liscia una cosa, 
IScn essere una cosa lìscia. 

Clara. M. proprio di persona. Chiara. 
»o Clara dell' oof. Quella materia 
semilìquida, viscosa, trasparente 
che involge il tuorlo (roqss) del- 
r tiovo, e che nel cuocersi divicn 
soda, opaca^ bianchissima. Mbume, 
Bianco, e anche Chiara dell'uovo. 

CUTarooL Catena (ctaO ▼• che si pone 
nella parte inferiore delle travi per 
loro sostegno. Arcale. 
9 o braz^òoiu Chiamansi con questi 
nomi certi ferri grossi che come 
le catene son posti nelle muraglie 
a fine di tenerle più salde. Chiave. 

Clàvega. V apertura di pietre o mattoni 
talora con ferrata che è al due ca- 
pi di un condotto pel quale si fanno 
scorrere sotterra le aque piovane 
ecc.; e altresì ognuna di quelle a- 
pcriure coperte d' una pietra con 
furi per lo più oblunghe le quali 
si chiamano pure bovcchettòon , e 
lusciansi qua e là nelle vie ai con* 
df»tti sotterranei per ricevere quelle 
«que ccc, Chiavtcd. 



CMvega. Anche apertura finta egoalneiK 
te per dar corso ad aqae. la quale 
si chiuda • si apre con imposta 
di legno O; sinnle. Cateratta. 

Ctifegòoa. Acer, di divaga v. nel 4. 
senso Chiaoieone , nel %. CaU" 
rottone^ 

Giavélla. Dicono i ferrai quel rerrolina 
del saliscendo (flierléttà)sa cui si ap- 
plica il dito per aprirlo, léinguelta. 

CiavMta. DIm. di tìft v. Chiavetta. 
veen déUa aUfétta. Suolsi cosi chia- 
mare un vino non comtine, quasi 
si dicesse chiuso a chiave, cioè 
tenuto in botte la cui cannella sia. 
turata con una zipolo, (spiaa) di 
ferro a vite, il quale si leva svi- 
tandolo con un aliiro corrlspon-. 
dente ferro detto chiave. Fino pre- 
libatJOg squisito, 

CiavettiBa. Diin. di davétU. Chiavicina. 

Cia^òoa. Grossa chiave. Il Vocabolaria 
. Milanese, e Parmigiano mellona 
ClUnnaccia , che niel Dirionario 
è spiegato per pegg. di chiave, cioè^ 
culliva. Abbiamo anche noi da^ 
?àua per chiave rovinosa , ma 
porta anche l'idea di grossa. 

Cibiti J'O diciamo a personcina pic- 
cola e di complessione debole , e 
ancora a persona di poco spirito. 
Cencio molle. 

Cicc^. Diciamo per Carne, parlanda 
di persona quand' es^a è assai C2ir<^ 
nula e pingue, 
aviighe d^Jla Qicda.. Essere molto grasn 

80. ^oer carne assai. 
faa déUa dcda. Divenir corpulento^ 
ingrassare. Far cotenna, 

Cicdaraa, cicdaràda, dacdareUa, dacda^ 
reen, dcdarina v. daQdaraa, dacda- 
ràda ece. 

acdaròon. v. dacdaròea. 
9 Ancora dicesi l* estremità delle 
reni dei polli. Codione, Codrione. 

Clech dacch, o ciech a dacdi. Voci di 
nuli'altro significanti che del suono 
che fassi quando si rompono sto- 
>iglie vetri, o quando scoppict** 
tano fuochi artiftziati. Ciacche. 
9 Ancora snolsi dire del suono che 
fanno spessi colpi dati con mano, 
ossia schiaffi. Ciacch ciacch^Chiocch 
chiocch j onde chioccare , percuo«< • 
tere nel detto modo. 
9 l'gualmente si dice del suono che 
fa il mozzone; u frus^tiuo ((tlsUei) 



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-^ l55 - 



Ùì 



della scorìada scossa per fncPtare i 
eavalli. Chiocco. 

ttcdia. Diin. di dcclo. nel sen^o di car- 
nè V. Ciccia. 
9 e ben dcciin. Dicesi ancora di per- 
sona piccola e bellina. Vecino. 

tScda. Saolsi eon questo nome chia- 
mare merlo ò storno che allevisi 
in casa. Sarebbe Inai Cecino per 
carùécfo? 
9 Di(iesi dtfl baihbiìAi ^ o paVlàndo 
con essi Qualsiasi mangiare che 
sia di carne. Viccia, 

llicdovlaa. Parlare due o più n*a loro h 
pian pibn'o. Bishi^ioì^, PiàpissO" 
re, Susiù irate, H 

iDicdoaltda. Discolpo secreto che due o 
più fanno insieme. Bisbiglio^ Fissi 
pìssij Sussurro. 

tlcdc«peen> o beli dcdoiittpéeiL Dicesi 
per veìzò a un bambocclno. Kac^ 
cherino. 

Ridétta. Dicesl di giovane tresca e Vi- 
gorosa. Giotiinotla. 

tieoidaat Specie di pasta bnma e soda 
fatta colle manddk*le abbronzate 
del cacao e' con zucchero, aròma- j 
lizzata con qualche gentil droga. ' 
Cioccolata^ CiotcotatOj Viocòo^ 
latte m, 

vicoilateaa. Pezzettino di ctòccolata in 
figurò di dischétto che Vendesi tra 
1 dolciumi, e mangiasi crudo. Pa^ 
sticca , PanneHiiiOy €r^ellà di 
cioccolata. 
» Per lo più al ^t. dicohsi ancora i 
ricci ravvòlti hi \iiia cÀrtuccia. 
Carte. 

tieailateir. Chi fabbrica e vende cioc- 
colata. Cioccolattiere. 

tlcoBlatéta. Ttànto il vaso In cui si fa 
bollire, e si frulla la cioccolata, 
guanto la moglie del cioccolattiere 
e donna che vende cioccolata. Cioc- n 
colai tiera. R 

deidemm. e da taluni anche dadeamm. 
Esprime idea di cose disordinate 
Cónfiision^. 
» Ancora porta idea di cose avvi- 
luppate, e che non si vedono li- 
scie. Garbuglio, Imbroglio. 
»'L'ho ndiio anche per fango, e 
goal sia altro liquido imbratto. 
Poltiglia, Pacciame, Pacciume. 

Gieitt Contrario di forato, bucato^ bu- 
gio. Chiuso. 

Cimta. f. di denti; ma si usa altresì 



particolarmente cfonfie àg;g'. di strà-* 
pazzàda, e dlcesi pnre strapaxiàda 
da qaélle deùtté 4>er dire rimpro- 
vero as^ai acerbo, as^ài forte. Slra* 
pazzàtù. Rabbuffo grave, solenne, 
the usasi' anche per esprimere in 
somiùo grado èosì in bene come 
in matv. 
Oieùtta. E' anche noràe; e in primo signi- 
ficato vuol dire lavoro fatto in fiu- 
me attraverso ad un fosso a im- 
pedire che corra libera Taqua pel 
motivo di pescare. Pescaia^ Tura. 

» Altresi riparo o chiusa cne si fa 
a traverso di un fiùtne per rivol- 
gere il ctirsu delle aque a mulini, 
o altri edìftzit. Pescaja, Steccaia, 
Tura. 

» Ancora quel ritegno che i ragazzi 
sogliono fare per passatempo nei 
rigagnoli (sarid) delle strade dopo 
la pioggia, a impedire il corso del- 
\ aqlia. Tura, col qiial nome chia- 
masi in gehere ciò che impedisce 
ai fluidi di poter correre. 

» Al pi. qtielle aperture che si fanno 
nel rialti dei piccoli canali degli 
orti delie riìuije ecc. acciocché Y a- 
qua bas^i dall' uno ali* altro cana- 
le. Chiudette. 
Gilìlidef. Dicono i nostri orefici una 
macchina che pur chiamano col 
nome francese di laminoir, com- 

I^òsta di due cilindri uno sopra 
' altro tanto solo distanti quanta 
V dolsi essere lu grossezza della la- 
mina in cui si deve ridurre il me- 
tallo che si fa tra essi passare. 
Slre(tojo. 

Olmbalis. Usasi questa parola che sa 
di latino nella frase Esser In dniba- 
lis. Vestire con pompa, con isfarzo. 
Essere in gola. La frase della lin- 
gua clic parrebbe corrispondere 
esser in cimberli vuol dire essere 
in allegria. 

CtacelL Li(|uido Imbratto. Pacciame, 
Pacciume. 
> Ancora mescuglio disordinato di 
cose. Confusione. 

dlncinàase o dndaàasd seiL Mettersi In 
gala. JlUndarsij Jllindirsi. 

Cinq e Claqv. Cinque. 

elaq vòlta taat. Cinque volte ripetuto 

un oggetto, una quantità^ oppure 

cinque % olle più grande, o più 

grosso, più numeroso di uà og- 



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— 13G — 



Ci 



getto di una quantità. Quinhiplo. 

spazzi de dnq? aan. Quinquenio , 
Lustro. 
basUaghe a eim 1 so dna sèld. Dicesi 
di chi sia valente della persona e 
senza timore. Non crocchiarfi ad 
vno il ferro. £ questo ctorchiare 
il Dizionario spiega k*endet*é mal 
suono. 

èsser en einq in ?een. Essere cosa 
cena. Essere da imbottare» 
biocca. V. bronza. 

» Al pi. diconsi due ossicelli piutto^ 
sto larghetti , o due regoluii (li- 
stélle de légn) che ì fanciulli po- 
nendosi r uno di qua 1 altro di là 
dal dito medio fanno toll* abitare 
della mano battere pek* divertiinen* 
lo Tun contro Taliro inferitìrmente. 
Per la somiglianza sia dell' uso sia 
del suono parrebbe che si potessero 
chiamare. ISaccherelte. 

"» Anche tùoI dire nulla , o presso 
che nulla: quindi i?ilghé na còsa 
per na ciòcca. Avere una cosa a 
così poco prezzo da poter quasi 
dire di non averla pagata nulla. 
Avere una cosà per un tozzo di 
pone: abbiamo noi pure a?iighe 
na ròbba per en tòcch de pan. 

èsser in loiòcca. Dicesi di chi è seti- 
za denari.. Esser scusso. 

Ile vali! na ciòcca. Valere pochissimo, 
e come dir nulla. Non valerls ci* 
, va, o una buccia. 

» Tènder o daa via per na ciòcca. Ven- 
dere per troppo più piccol prezzo 
di quel che couverrebbesi. tender 
vUe, o a vitissimo prezzo. 

1» o ciòùcca, che da taluni ho anche 
udito dire cagoùna v. bèlla nel 4. 
Senso. 
Ciòcch.Chiamiamo qualunque suono pro- 
dotto dal cadere, o rompersi di 
qualsisìa oggetto, b dall' urtare che 
esso faccia contro di un altro ecc. 
Fragore, Scoppio, Scroscio che 
in primo sìgnincato è il rumore 
di aciqua bollente, o di pioggia ro- 
vinosa. 

» dèlia scnriàda. Il suono che fa il 
mozzone (refonrzeen o battùda) della 
frusta scossa a certo modo per ani- 
mare i cavalli, per giuoco conte 
fanno i ragazzi. Óhiocco. 

» che ae fla coUla boùcca. Quel ru- 
more che si fa colla bocca come 



assaporando cosa buona che siasi 
bevuta. Scrocchelto. 
Qoùcca. V. ciòcca neir ultimo significato. 

alighe la cioùcca. Essere in istato di 
ubbriachezza. Essere ubbriaco. 

aviighe na gran cioùcca, che anche si 
dice aviighe na gran cagoùna. Es^ 
sere ubbriaco all' ultimo segno. 
Essere cotto come una monna; e 
vai questo nome quanto bertuccia, 
scimia: anche qui do noi ho udito 
seùmmia per cioùcca. 

ciapaa la cioùcca; v. in bàUa , dapu 
la bàtta. 
Cionccaa. Usato intransitivamente porta 
l' idea generale di Far nttnore; 
ma corrisponde in lingua a diversi 
vf ibi secondo la causa e la qiialìlè 
del suono che e prodotto, come si 
Vedrà sotto • Ind. pr. Ciòcchi, ti 
dòochet, elv i ciòcca^ e ugual meni e 
i* è si tiene net sogg. 

9 detto della scnriàda v. l' idea in 
dòcch. Chioccare. 

Il Detto di sale, o di foglie di Inur<> 
o simili che si mettano nel fuoco. 
Crepitare j Scoppiettare; credo che 
anche noi diciumo scioiqiezzaa. 

» Detto di iscarpe, e di cosa dura é 
secca che rompasi. Scricciiiarej 
Scricctiioiare, 

» Detto di vasi di terra o altre cose 
fesse quando si percuotono; e anche 
de' ferri dei cavalli quando sonò 
smossi e crollano. Crocchiare, 

^ sott ai dènt. Dicesi dei suono che 
fa il pane fresco, biscotto sotto 
ai denti. Scrosciare; che pur espri-^ 
me quel suono che fa sotto ai denti 
terra o sabbia la quale sia in vi- 
vanda non ben lavata, da noi dettd 
sdonpegaa. 

» Usato metaforicamente, se ti dire 
di persona , esprime non avere la 
mente sana. Esser fuoti di cer^ 
velto. 

» Se si dice di sole esprime il ferire 
acutamente che fanno i cocenti 
raggi di esso. Saettare. 

» Usato transitivaroantesignifica.BoP 
fere. Picchiare} - eioveèaà atta 
pòrta. Batterei Picchiare aita 
portùt 

é ciòcca Che te ciòcca. Dicesi per in- 
dicare un frequente picchiare. /*/€* 
chia e ripicchia. 

fàase cionccaa *i bècch. v. bècch. 



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>- 137 ~ 



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JSlflieeb. Dicesi di persona che dia alte- | 
rata dal vino. Briaco^ Ubbriaco, I 
Cionco, Colio, 
aiezz ciovcch. Che ha bevuto si più 
che vuol temperanza o bisog;nO^ ma 
non tantt) da essere alterato come 
chi ^bk-iaco. Avuinìizzalo, Brillo, 
Coiiiccio, Incivscherglo, 

taoiecirool e al pi. cionccaréì. Chiamansi 
con questo nome castagne fatte 
seccare. 
» bianch. Castagne fatte seccare ^ e 
sbucciate, e rimondate dalla pe- 
Inja (peli). Castagne bianche, Fec^ 
chioni ienza buccia j Confetti di 
montagna. 
9 négher. Castagne che devono essere 
state prima lessate in aqua, poi fatte 
asciugare , e disseccare. Anteri , 
Fece Rio nis e questo nome è per 
cantone della buccia che hanno 
gnnzosa. 

CioncetrooL Dicesi anche metaforicamen- 
te a persona che per leggjerezza 
o anche per giovialità faccia qual 
che pnzziuolo. Citrvìlo, Matterìtilo. 

€io«cchètt Dim. di ùòcch v. 

ISioiiccliiiii V. eionccarool nei senso me- 
taforico. 

Clottccottlaat, cionccoiilateeii ecc. v. cic- 
conlaat, eiCGoalateen ecc. 

Gièod. l^hiamai.ìsi con questo nome certe 
come dire \erghelte di ferro qua- 
drungolate di dixerse liìnghezzo e 
grossezze. <he acute da un capo 
vanno ingrossandosi verso l' altro 
dove finiscono comunemente con 
un cnppellclto. Chiodo, Àgnto, 
» da cantaer. Chiodo lungo per fer- 
mare correnti. Chiodo da tncor^ 
ventare, trovo col seeno di voce 
dubbia nel Vocabolario Milanese; 
e il Gargallo suU* esempio del Sac- 
chetti ha detto. Àguto tpannale» 
» rounaas; Chibdo con largo cappello 
di rame indoralo che serve per so- 
stenere cortine ecc. Dorone. 
> sèua eapéllà. Chiodo che non ha 
capocchia, e finìscej|>er lo più su- 
periormente a foggia di gruccia 
(fèria). Chiodo scajpocchiuto. 
keartiméiit de ciòod. aortimento, cioè 
quantità ordinata di chiodi di 'ulte 
le sortalo anche solo di molte sorta. 
Chiodagtone, Chioderia. 
maagiàase aan 1 ciòod. Dicesi di chi 
dà fondo a lutto il suo a^ero. Con- 



snmar V asta e il torchio , Far 
del resto. Mangiar r erba e ta 
paglia. 

piaataa 1 Oièod^ Dicesi di persona che 
sia ferma nelle risoluzioni. Ficcare 
il chiodo, 

A mangiaraaf aan lo capéllo di etèod. 
DIeesi di ehi sia gran mang;iatore. 
Ei mangerebbe gii aghetti (ferétt 
déùe Étrénghe). 

sècch come 'ii ciòod, e talora scher- 
zosamente anche grass come'B ciòod. 

. Secco, magro estremamente. >^/- 
lampahato, Lantemuto. 

tacaa 1 capell al ciòod. v. capelL 
Ciòda. Grosso e lungo chiodo. Chiodane, 
Cliiavarda. 

» Dicono i fanciulli nel giuoco dei 
noccioli (gaadeùi) miando nel git- 
larli eh* ei fanno, due o più di essi 
Vengono a riuscire sul suolo vicini 
1* uno air altro sì che tocchinsi^ 
non rimanga fra essi spazio 
da potervi passare col dito mignolo. 
Forse Accosto, Rasente. 
QoGdariiàa. Dicono gli oriuolai un loro 
strumento, il quale non è altro che 
un pezzo d' ottone o d' acciajo in 
cui sono varii buchi ad uso dì ri- 
badirvi (rebàtter) gli alberi dei roc- 
chetti, e i cannelli delle ruote. Ar* 
nese bucato. 
Ciondoli. Dim. dì eiòcd. v. Cliiodetto , 
jéguttlhf. 

» Dicono le ricamatrici ciascuno di 
quei ferri con cui fermano nelle 
colonne (stàaghe) i regoli (stécche) 
del (elajo. Chiavarda. 

» ò ciòodi Ouuhinque ferruzzo che mes- 
so in apposito xano di due o più 
parli di ini arnese serve a tenerle 
unite si che girino intorno ad esso, 
come a\vit'ne delle due lame o 
branche di una forbice, di uno smoc- 
colai ojo (moaohétta) ecc. Pernio v. 
bròcca della fòrbes. 

9 Ma per lo più al pi. ciondéj a mézza 
tèsta. Ferrareccia della specie delle 
bulhltecun teslala ripiegala a gui- 
sa di gruccia. Or acce da slnója, 

» d^ oatòoa. Piccola biilleiia di l'erro 
col capo d' ottone. Farfalla, 

» do garòfoL Dicesi un aromato pic- 
cantissimo che quol Vendesi ha la 
forma d' tin chiodelKno, e manda 
un forte odore di garofano. Chiavo 
di garofano. Garofano. 



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^ <58 — 



CI 



Clotdèi. Chlnmansi certi (ììH^Ìéì co- 
lor bruno-scuro con un cappello 
fallo alcun poco a volto , sì che 
vengono od avere come la forma 
di cniodi, e sorgono parecchi da 
Una sola radice. Chioactti, Chio' 
derelU , Funghi chiodi , e il Vo- 
cabolario Milanese dice anche SleC" 
cherìni. 

Gioadaen. Dicesi chi fa e vende chiodi. 
Chiodatolo. 
» Gli stampatori chiamano un pezzo 
di ferro con ispacco per aprire e 
serrare i galletti. Chiavarda. 

dovila. Dicesl del vino che non sia buo- 
no, spiritoso. Cerboneca. 
» Ancora si dice di persona dappoco. 
donno m. Cionna f. , e fors* an- 
che Cinllo, dulia, che sono spie- 
goii nel Dizionario per fanciullo, 
lanciulla, o fors' anche ignorante, 
inesperto come fanciullo» 

CiéBiba. v. bàna nel 4. senso. 

Giómbo e anche ciomb. v. eioaeeb. 

Cièpp. Detto di panni indica due o piò 
pannìlini congiunti insieme per 
darli a lavare. Coppia. 
» da fije, de frott ecc. Dicesi di fo- 
glie, (rulli ecc. che nascono molli 
insieme attaccali al medesimo ra- 
micelio. Ciocca. 
» de pégoaro ecc. Moltitudine di pe- 
core ecc. adunate insieme. ^rmeit/o, 
Branco, Gregge di pecore ecc. 
» o rèzz d* oué). Moltitudine di uc- 
celli insieme raccolti. Stormo, Fo^ 
lata di uccelli. 

Cioappaa 1 pagA. Cucire insieme una 
cocca (spiaz) di più pannilini per 
metterli in bucato. Appicciare, 
Appuntate i panni» 

CiovppéUa. Quella picciola quantità di 
lino scotolato e pettinalo che ri- 
piegasi in due e attorciasi un colai 
poco a ma' di treccia, e quando 
poi le donne la vogliono filare, 
prima di inconocchiarla la scama- 
tano, un po' colla conocchia ossia 
rocca. Lucignolo. 

Ciòrbo e cioirbeeft. Dicesi di chi ha la 
vista corta. Bircio, Bercilocchio, 
Losco. 

Cièrla. v. cioùlla nel i. senso. 

Cièos. Sentesi nella nostra campagna 
superior^per vigna chiusa. Potreb- 
be forse chiamarsi col nome di 
Chiuso, aulicamente anche Chio- 



so; rara a dir Figna sarà forse in^ 
teso più partVeolarmrente , solendo» 
da noi, specialmente dove quel vch 
(fabolc/ si usa , essere le tigne as-» 
siepaie, conre qcreHe che non hanno 
moltissima esteosloiie. 
CMèza. Dicesl la gallina «filando cova le 
uova, o guida I pulcini. Chioccia^ 
onde chiocciare, o crocciare il man-» 
dure che ella fa quella particolar 
voce colla quale chiama i ptflciDi 
intorno a sé. 

» Dicono t^ii stampatori <(tfel pezzo 
di legno riqutfdfald e incavato in 
cui scprre liberamente il fusto della 
\ìle, e che lo tiene in guida perchè 
cada a piombo sul dodo del pir-> 
rune. Bussola. 

» Chiamasi spectahneme in etfmtiagna 
una costellazione di selle stelle che 
resto fra i due senni dello zodiaci» 
aride e toro, e che darebbe ap- 
punto cosi in grossa la figura di 
una chioccia. Le gallinelle, le 

plfjiHli. 

Gipp cipp. Dicesi dfift» strepito di molte 
passere unite insieme. Fitsi pisti, 

Cirlbaccoilla e per lo fM\ al pi. Cose di 
poco mumenlo. Carabattole. 

Oispa. L' escremento del cibo che si 
manda fuori del ventre per la parie 
posteriore. Sterco. Il cispa della 
lingua è queir umore d'asso the 
cola dagli occhi (tòéit). 

Ciacelaa. Attrarre a sé con la bocca V o- 
mure il succo di qualche cosa. 
Succhiare, Suggere, Succiare; dal 
qual verbo é li nome succio, che 
in primo significato vuol dire sorso, 
ma esprime altresì sangue attrailo 
alla. pelle da caldo bacio, e come 
dir succiamento * Ind. pr. cieàcd^ 
te deùocet, éì, ì cle&eeia: e tiensi 
egualmente F ett anche nel pres. 

* Anche si dice particolarmente del 
succiare il latte dalla poppa. Cioe^ 
dare. Poppare, e II Dizionario 
mptte puri» Jllattafe, che però in 
primo significato è transitivo atti' 
vo, e significa nutrire con latte. 

» Usasi aliresi per bere, ma sembra 
che porti idea d' Una certa atlditA 
e immoderazione. Cioncare^ Zii" 
botare. 
Cincinmétla. Persona timida e da nulla« 
Cencio multe, Gocciolon^i 



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139 — 



CO 



OtarUa v. ^cclaa nel 2. significalo. 

(^irléen. Dicesi a fanciullo che poppa. 
Forse Cioccialore da docciare che 
viene da cìoccia voce fanciullesca 
pei* poppa. 

Ciiis. In generale la parte umida dei 
corpi, e più in particolare V umore 
delle erbe, dei frutti ecc. e anche 

Suando esso è spremuto. Suco , 
uccOj Sugo. 
alo g^' aa del dait. Dicesi di cosa 
che abbondi di succo. SuccqìOj 
Sugoso. 
1^' è tàit diis €émo a dicciaa *b ca- 
deian. Dìcesi di cosa la quale non 
dia alcun allenamento, anzi più 
presto riesca nojosa. E^ una coia 
scipita, insulsa, E^ non c'è sugo. 

aaach. Specie di soprascarpa che usasi 
in inverno affine di conservare le 
scarpe o gli stivali asciutti e netti 
dal fango. Caloscia, Galoscia, ma , 
per lo più al pi., come Ciacche che 
pure ho trovato. 

fSariiètt Strumento a fiato composto 
di varii pezzi d* ebano o d' altro 
legno duro cavi, introdotti il capo 
dell* uno in quello dell' altro, e di 
onesti pezzi n' è alcuno che ha dei 
lori che la mano del suonatore 
per mezzo di certe lastrine di me- 
tallo dette chiavi mobilmente fer- 
mate in corrispondenza di essi apre 
o chiude per avere le diverse voci 
coir immissione del fiato per un' 
ancia o lin|;uella, che è un pezzetto 
di canna ridotto piano e sottile, 
e applicato ali* imoocoatura (boae- 
eUia) V. Clarina, Clarino. 

(ntiecb. Fu già chiamato un glojello 

Iiiultosto largo d' oro da portare 
e donne pendente sui petto. Pic- 
chiapeitOj Penzolo. 
Ce. Tanto in senso di testa, quanto in 
qoello di estremità. Capo, e talora 
anche Co, posto nel Dizionario 
eome voce lombarda. 

» basa. Dicesi df persona che si ri- 
tiene astuta e da non fidarsene , 
benché noi dimostri. Jqua chela. 

» dell' alia. Il capo, l' estremità della 
matassa. Bandolo; onde la ei del- 
l' alia ▼. àua: - éner la oè dal- 
l' àua. Essere al fine, al termine 
di una cosa. Esser al gruppo. 
Esser alia callaja. 

» dilla fèda. Quel pezzo di legno 



lavorato al tornio nella cui cir- 
conferenza son fitte le razze della 
mota, e che traforato per lungo 
riceve la sala (assai) v. a' un carro 
ecc. Ifoiso della ruota. 

a oi boalzèan. v. boalièoa. 

a oi flutt. Col capo scoperto. J capo 
nudo * e aadaa a ci matt. Jndare 
a capo nudo, o in cappelli. 

a oi pee. Dicesi di due corpi dei quali 
l'uno sia colla testa dalla parte 
dove r altro ha 1' estremità oppo- 
sta, e applicasi pure ad altri og- 
getti di pari collocati in posizione 
contraria V uno all' altro. CapO' 
piede. 

anlgho '1 ci ali* aria. Dicesi di per- 
sona che non badi a quello eh es- 
sa fa, o dice, o ascolta. Jvere ti 
cervello sopra la berretta, 

afilgho taat do ci. Suol dirlo chi pro- 
vi molestia da soverchio rumore 
che altri faccia; e il detto accom- 
pagnasi con un gesto delle mani 
esprimente ingrossamento di testa. 
jévere il capo come un cestone. 

cuoàagbo a om ol oi dàlia soai v. 
casoaa dàUa soan. 

oauàuo la del oi. Dicesi di persona 
che si ostina in un^ idea, in una 
risoluzione. Ficcarsi in capo, o in 
testa, in umore. 

ooastaa 'a ooo del oi. Dicesi di cosa 
per la quale si sborsi troppo gran 
prezzo. Costare un occhio, o un 
occhio d' uomo. 

esser do oi. Oltre al senso più co- 
mune di Essere al fine, al termi" 
ne , usasi ancora per dire d' una 
persona eh' ella è in mal termine 
di salute. Essere agli estremi 

Dui f)Ui '1 oi a J oas^. Tenere gli uc- 
celli al fuoco senza girarli tanto 
che II loro collo intirizzi. Far fare 
il collo agli uccelli. 

Uà Tigaer taat do oi. Espressione che 
accompagnata da gesto come è 
detto scpra in ayilgbo taat do oi 
usasi per indicare molestia che al- 
tri reca con soverchio rumore. 
Fare il capo grosso eome uh ce- 

• stane. Intronare, Sbalordire. 

fàSL grattaa ta oi. Dicesi di chi dia 
altrui molesti pensieri e fastidii. 
Dare altrui dei grattacapi. Per 
la ragione della frase: 

Srattàase la ci, che oltre al significatQ 



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~ 140 -^ 



CO 



ovvio, si dice anche per esprimere 
che si hanno fastidi che dunno da 
pensare; solendo appunto chi sto 
sopra pensiero, e mm sa risolversi 
in una faccenda^ g;raitartii il capo 
ng^ualmenle come chi non si ricor- 
d.i di qualche cosa. Grattarsi la 
gnucca, 

lavèda de co. Forte rimprovero, La- 
vala di capo. Lavacapo, Kabuf- 
fo. Ramanzina - el %h' aa datt na 
lafàda de ce. Gii ha data una la- 
vala di capo , un lavacapo ecc. 
Gii ha risciaqualo un bucalo. Gli 
ha fatto un rioelìinu - gh* é tovc- 
eaat na layàda de co. £lpli ha inc" 
caio una ramanzina di muschio, 
o una sudicia ripassata , che il 
Dizionario spiegfa per solenne rim- 
provero o rabulib. 

sbassaa, o chinaa *1 co. V. pei diversi 
sig;iii(iea(i baasaa *1 ce. 

fègner a co. hy detto di postema os- 
sia tunv>re che comincia a far pu- 
tredine e ad aprirsi per cacciarla 
fuori. Far capo. 

Yonltaa coal co abass. Capovolgere, 
Capooollare. 

fiver, man^^aa coni ce (n del s^ch. 
Vivere senza doversi dare alcun 
nrnsiero. Campare a ufo, e anche 
no trovato Mangiare col capo nel 
sacco, 
' toc da co per métter da pe. Dieesi del 
fare un debito per pa|>;arne un al- 
tro; e anche di chi avendo più 
cose a regolare p. es. di famiglia, 
per sunphre al difetto di una la- 
sci difetto in nn' altra. Scoprire 
un aitala per copNrne un altro. 

toùcchete *1 co. Dicesi ad una persona 
quando rimprovera in altrui difetti 
«u<»i. La padella dice al pajuolo, 
fatti in là che tu mi tigni. 
Ooùa. Tanto quel n^embro deg^li ani- 
mali che sporge o pende in fuori 
dalla parte del corpo opposta al 
capo, quanto in generale qualsia 
parte o allungatura deretana di 
un oggetto quasi a foggia di coda, 
e altresì persona o cosa» o più per- 
sone più cose che si trovano dopo 
altre pei^one o altre cose. Coda. 

» Si dice pure la parte deretana di 
una capua, di una veste ecc. che 
eccedenao la lunghezza della perso- 
Uà che la indossa, o bisogna con 



nodo o col braccio tenere sollevata, 
o altrimenti strascinerebbesi per 
terra. Coda, Stràscico; il qual vo- 
cabolo dà luogo alla frase; favellar 
collo stràscico, che dicesi di chi 
o allunga troppo le vocali , o ri-* 
batte le sillabe, o replica le parole 
nel fine del periodo. 

Oeùa. Ancora quella lunga suiseia 
lucida che lasciano dietro di sé le 
comete. Coda, Chioma 

» E i capelli che lunghi peodereb- 
bero dal capo sulle spalle se non 
si annodassero. Chioma. 

9 cof. Quel fascio che fanno i mie- 
titori mettendo insieme più manne 
o manipoli di biade mietute. Cooo^ 
Covone , e se è piccolo. Covoncel- 
lo, Coooncino. 

aadàasen coùlla caia in dal cai, o In 
meu alle gambe. Dicesl dell* andar- 
sene una persona o intimidita, o 
mortificata e ocmfusa. Mettersi la 
coda fra le gambe j Andarsene 
grullo grullo, 

tàà coùa. Dicesi delle vesti donnesche 
quando in alcuna parte del giro 
Inferiore pendono per modo da an-* 
dare sirascisoni al pavimento. Stra-^ 
scica re. 

fHgaa la coùà ali* isen. v. àsea. 

gioagaa alla coùa de S. llicheL Giuoco 
fanciullesco che fassi in questo mo- 
do. Si pungono parecchi fanciulli 
congiunti colle mani ai vestiti l'uno 
dietro Taltro, e secondo che si muo- 
ve il primo di essi detto d saa 
michel, gli altri pure si muovono 
ora da questo lato ora da quello 
per evitare di essere presi da uno 
che facendo da diavolo sta loro 
davanti e tenta di aQerrarne qual- 
cuno. Far coda romana, 

riuaa asn la coùa. Il rivoltare Indie- 
tro che fanno gli animali la coda. 
Arroncigliare la coda. 

tutti i caan mòna la coùa , tutti J à- 
san voi dii la soùa. v. igea per iin 
modo conslmile. 
Qo^aa. In primo significato lo stare dei 
polli, degli uccelli in sulle uova 
perchè nascano; ma si usa ancora in 
senso di riscaldare p. es. una perso- 
na tenendosela appresso; e se si dite 
di fuoco, di cenere vuol dire star di 
continuo presso al (\toco per r(« 
scaldarsi; se si dice dì malattia 



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— !4I — 



CO 



esprime trovarsi in un certo mal n 
essere che ne è indizio. Covare. 
€oital lett Stare a poltrire nel letto. 
Covare Me medesimo j Covarsi j 
Crogiolarsi, che anche è sinonimo 
di covare il fuoco, o la cenere. 

tkà S0B%a. Mettere le uo?a sotto a 
gallina ecc. perchè le covi. Forre 
le uova. Porre la chioccia^ Far 
le chioccie, 

gloigaa a quanti 'n coùa. Giuoco fan- 
ciullesco che consìste nel chiudere 
in pugno alquanti noccioli ecc. do- 
mandando agli altri che ne indo- 
vinino il numero, /^ore a sbricchi, 
o (f sbricili La nostra interroga- 
zione, quanti n coùa t in Toscana 
è Sbricchi quanti? 

V è chi che *1 coùa. liispondesl ironi- 
camente a chi ricerchi ciò che non 
vi è. Ci è, o io r ho costì covato, 

covata, secondo che V oggetto 
di cui si tratta è m. o f. 

» Ancora usasi come 1* é chi to bèlla. 
V. bèlla. 

Coiàda. Quella quantità di uova che in 
una volta cova un uccello, una gal- 
lina ecc. Covata j fidata. Nidiata. 

CaiaL (Juel cuojo che si mette alla coda 
del cavallo per sostenere la sella 
olla china. Groppiera , PosoUno. 

Cowutt e f. conàda. Participio del vt*rbo 
conaa,e dicesi di minestra o altra 
vivanda che siasi lasciata lungo 
tempo senza mangiarla e coperta. 
Crogiolato, 

CaùbbL IMel senso proprio è il luogo 
dove stanno, dove si riposano gli 
animali che sono in libertà. Covo, 
Cova, Covacelo, Covile s ma lo 
usiamo per lo più figuratamente 
nelle frasi: 
aadaa a coùbb}. Andare a casa o a 
dormire. Andare a pollajo , Jp» 
pollajare, Mppollajarsi, che prop. 
è r andare cfie fanno i polli nel 
pollajo per dormire. Abbiamo noi 
pure andaa (t poilèer in tutti e due 

1 significati. 

» o méttete t coùbbi. Ripararsi in 

luogo sicuro. ìfe/£er«i al coperto^ 

o a coperto, 
èsser t eoùbbt Essere in luogo sicuro. 

Essere al coperto, o a coperto, 
9 Essere in prigione. Essere i/i ca* 

iorbia. Esser dove le capre non 



métter t coùbbi. L' acconciare uno al 
servizio altrui, o a bottega. Jl^ 
logare, 
9 Ancora mettere in prigione. Élet* 
tere in catorbia, Incatorbiare, 

Coùbbia. Dioesi di due cavalli congiunti 
insieme^ e destinati a trarre il me* 
desimo cocchio ecc. Coppia, che 
anche si dice di due persone in- 
sieme congiunte. 

Ooiiblaa. Congiungere insieme due ca- 
valli, anche due buoi ecc. che 
hanno da servire al medesimo uso. 
Jccoppiare , jéppajare , Jppari- 
gliare, perchè d'ordinario soglionsi 
accoppiare sifiatti animali che sian 
simili di mantello e di corporatura; 
e colai coppia dicesi più partico- 
larmente pariglia. 

Conbiàase. Mettersi a due a due. Jc^ 
coppia rsi , Andare a coppia. 

Còcca, (juel poco di annodamento che 
si fa al filo sul fuso, perchè non 
iscatti a girarlo e a torcerlo ; e 
ancora il nottoncìno che è air una 
e air altra estremità del fuso e che 
ritiene il filo: così questo poi co- 
me quello diciamo anche còccola. 
Cocca, 

' » Danno I fìinciuUi questo nome an- 
che alle noci. 11 Vocab. Bresciano 
mette corrispondente. Chicca, 
» Ancora si dice la gallina. Biocca. 
deafàase U qòcca. Sciogliersi V an- 
nodamento che è fatto ai filo sul 
fuso, di che v. sopra. iScorcor^ì il 
fuso : e donna che sia da poco 
o mal vaga di lavorare si dice 
scherzosamente monna scocca '1 
fuso. 
èsser de còcca de sbigna. Essere scal- 
tro, malizioso. Essere un gran di 
pepe, 

Conccaa. Jìispresslone che usasi dal fan- 
ciulli nel giocare alle noci , e si- 
gnifica r avere nel primo tirare 
nelle noci mandato il coccio (cècch) 
più lontano che non gli altri ^da 
quelle, il che dà diritto ad' essere 
primo a tirarvi per una seconda 
volta. Forse Esser primo, 

Conccaróla. (juel ritorcimento che fa in 
sé stesso II filo quando è troppo 
torto. Grovigliuolo, 

Conccètta. Piccolo letto per una stila 
persona. Lettino j Letlicello, Le{^ 
ticciuolo. 



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~ 142 — 



CO 



Gdoch. Le^^no forestiero di cui non fatte 
talora le pallottoline che infilzale 
o leg;ate insieme con ftlo di me- 
tallo servono per noverare i pa- 
ternostri e le avemmarie che de- 
vono recitarsi per la divozione del 
K osarlo. Cocco. 
» Dicono altresì l fanciulli quella 
noce che comunemente più grossa 
delle altre adoperano a tirare in 
esse quando fanno nlle noci (i gi6- 
ga a nouftétU). Coccio, Cocchio 
no trovato nel Vocabolario Par- 
migiano. 

Ciccio. (Jucl servitore di casa ricca che 
cura e guida i cavalli, le carrozze 
ecc. Cocchiere, Il coccio della lin- 
gua è il nostro ciàppa v. e anche 
còcch nel 2. senso v. . 

Oolccia. t)iciamo particolarmente il luo- 
go dove si corica per riposare il 
cane. Ciiceia, Cowée, 
» Diciamo aiK;he qualunque cattivo 
letto. Camle dicesi in lingua in 
questo senso, 
andaa alla coàccla.* Dicesi bassamente 

per Andare a dormire. 
fa la coùccia. Dlcesl al can< quando 
sì vuole eh' esso si metta a giacere 
sia nella sua cuccia sìa in «ualun- 
que altro luogo. Cnccìn li, dal 
verbo cucciare, coricarsi ctMHe è 
•letto sopra (fàa la coàcda). 

Coiicciàase, e concciàase so. Abbassare 
il corpo restringendosi nelle cosce 
e quasi sedendosi in sulle calca- 
gna. Accoccolarti , Jvcosciarsi , 
^cquallarti, 

donccllii. Si usa col verbo Dui, ed è 
espressione con c|ie le donne in- 
vitano i fanciulli a posarsi col ca- 
po in grembo a loro per dormire. 
Fare un chiocciolino, h mi pare 
. che cosi si possa tradurre, perchè 
in effetto I fanciulli in queir atto 
vene;ono a rannicchiarsi, come por- 
ta l idea della frase della lìngua. 
Il nostro modo però usasi ancora 
Iter Cucciare che figuratamente vuol 
dire giacersi, starsene nel letto. 

Poacclòon. Usasi nelle frasi staa, omét- 
teso in coaccièon. Stare nel modo 
sopra espresso in coucciàaso T. Sia» 
re, Jlfellenti coccolone, o coc^ 
coloni, 

OiMicciiso V. coacci&ase. 

Qiqijffj SiiuUi dire ciiii fiineiuUi o par* 



landò con essi per uovo. Cucco. 
Còccola. 11 frutto di certi alberi come 
gine|iro, l<>uro eec. Coccola, Bacca. 

9 Usasi ancora per allettamento in- 
gannevole, onde la frase éaa la 
aèccola. Àde$care , che propria- 
mente dicesi dei pesci, ed è allet- 
tarli coir esca, cioè col cibo che 
loro piaccia meglio e che si pone 
in suir amo. (huiuB). 

» del fto V. cécca. 
CoacèOB. Tanto il foro per lo più cir- 
colare che fassi in una delle doghe 
e nella parie più rigonlia della 
botte, per versare in essa il vino, 
quanto il pezzo di legno taglialo 
nel verso dolle fibre legnose leg- 
germente conico, col quale a col- 
pi di mazzuolo di legno turasi quel 
foro. Cocchiume, 

» Ancor dicesi delle chiome delle don- 
ne ravvolte si che presentano una 
come figura di cocchiume. Jtfciz- 
zocchio, 

tégnor a man dWa ipina e traa via 
dal coacdon. Dicesì di chi guarda 
alle pìrcule perdite e non alle gran- 
di. Guardarla nel lucignolo e non 
neli'' aglio, 
Ooacoa. Uccello della grossezza d* un 
pii'ciono> a becco gentile, piedi ar- 
riimpic*ait»ri, coda rotondata, nera 
e punteggiata di bianco . che non 
si éè pensiero di covare le proprie 
110% a, sK le niette nei nidi dei ca- 
pHiert,^ dei |>ettlrossl. e altri uccelli 
si filli ti. Cuculo,, 

» Di cesi aacora a persona sciocca e 
balorda. Cìtcco, 

» Suolsi dire » mod» d^ interjezloae 
negativa e befiarda, apponendo il 
polpastrello del polKce dell' una o 
delr altra man# alla pnnta del naso 
e agitando il resto della mane co^ 
me fosse una ventola. Cu etCj a 
Cucù, 

gioagaa al coacoa. Passi questo gioco 
con una posta di oualtni monete, 
o quattro fondelli (aBlmo) o chicchi 
(graan) in luogo d* una stabilita mo-^ 
neta da più persone comunemente 
colle carte del tresetti, delle quali 
in esso le peggio sono gli assi, poi 
vengono i due, i tre ecc. e le me- 
glio sono i re. Un giocatore dà a 
ciascuno degli altri una carta co- 
Klinciandu du quello che gli è vi* 



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- |4S ^ 



CO 



tìBO a destra; e ne (|iletti la trova 
una delle inferiori eerta di seam- 
biarla colla carta di auelld che 
Viene dòpo di luì^ il qiiale non può 
rìcosarii di fare il cambio &é non 
quando esso abbia il re, che allora 
suol gridare coacoi lé V altro è co- 
stretto di tenersi la stia carta. Con- 
tinuano però al modo stesso lo 
scambio delle carte i g;iocatori the 
vengono appresso fino a quello che 
ha distribuite le carte , il anale 
quando ne abbia, o pel cambio ne 
riceva lina delle inferiori ha diritto 
di pigliarne una ^Ita sorte dal maz- 
co in luogo dì quella. Se la Carta 
che piglia è un re, tocca a lui di 
pagare una moneta, e Un fondello 
ecc.; se no, fa voltare le carte a 
lutti) e paga chi ha la carta infe- 
riore. Fansi così più girate pas- 
sando il mazzo da un giocatore 
all'altro, finche perduta da tutti 
gli altri tutta la posta, t\no ha con- 
servato o in tutto o in piirte la sua, 
ed esso è quello che %inee. 8on\i 
però anche carte speciali per far 
ouesio gioco dette tàxU da coUcoa. 
Fate al cucii. 
tfOicoicda. Dicesi scherzosametite |ier 

capo. Caaissn. 
ێdoga. Lu pelle dell' animale , e ?(pe- 
cìahnenie del pt>rco> Cùiicùy Co- 
ienntt. 

» Aiirhe la pelle di'l capo dell' Uo- 
mo. Cotenna, Cute. 

» Se parlasi di pr:iii è qOel tessuto 
che le radici dell' erbe vanno for- 
mando, e che re collega e assoda 
il terreno con ei*ba minuta. Cotica. 

>• Chiamasi ^ure quel campo che Tan- 
no innanzi fVi seminato a grano e 
nell'anno andante riman sodo. Mag^ 
yese, Maygintteok 

I» Dicono ancora te donne quella li- 
sta di maglie che con due soli ferri 
(goadiB) fassi fVire alle princi- 
ptanti intanto che imparino. Ci- 

?}na. Cìntolo, e pel fine per cui 
a fanno. Impatutitcìo 
OatdegUii. Specie di salame che faf(si 
con le cotiche trittlrate del majale. 
Cotichino. 
Cctdagètt Dicono i segatori ogni seg- 
mento esteriore che fassi nel segare 
una nlanta. Seiaoero, 
CMoL Chiamnnsi con questo home quei 



sassi per lo più rotondi che si cri- 
vano dai fiumi, e tinili regojannenie 
e battuti nel piano sabbioso delle 
strade servano a furinnrne i pa\i- 
menti forti e resistenti al peso dfi 
carri. Ciotto , Ciottolo. Il codolo 
della lingua è la parte d* un cur- 
chiajo, d' lina furchetta con cut si 
tengono in mano(iiiàneóh),e la parie 
altresì più sottile d' una lama di 
coltello in asta che si ferma nd 
manico, 
sftlegaa de cèdoj. Pavimentare nel so- 
praddetlo modo una strada, ossia 
lastricarla con ciottoli. Ciottolate, 
Àcciotiolare. 

CotdOQlida. Colpo dato con un ciottolo. 
CioHolótn. 

OoadoUètt Dim. di eidol v. Ciottotetìo. 

Coadogi* Oltre che è il nome dt mi 
grosso borgo del Lodigiano. Co- 
aogno\ Osasi ancora come nome di 
una specie di melo che dà ft'uiii 
grosseUi, x-erdaslri, e d* un sapore 
piuttosto lazzo, cioè aspro e astrin- 
gente. Cotogno tanto l'albero quan- 
to il frutto, che pur dicesi Coioamt; 
e si dice pure Melo ùotogìio Y al- 
bero, e Mela cotogna il frutto. Quei 
però che sono bislXinghi li chiuma- 
no Pere cotogne. Son pui*e delle 

fesche duràcini (^ètsech aaraas) che 
irando al sapore delle mele coto- 
gne si dicono Pesche cotogne. 

Coadon^ida. Conserva o confettura di 
mele cotogne con ìucchei'ò o miele. 
Cotoqnata,^ Cotàguato. 

CoÉsei. Dim. di coìa v. Codino. 
» Abbiamo noi questo nome anche 
come dedotto dal v. eovaa nella 
frase ÙLt coQeei , che è il mettersi 
Un fanciullo in inverno seduto a- 
vanti alle ginocchia della sua ma« 
dre, e quasi stringersi addosso a 
lei per riscaldarsi , e altresì il re-« 
stringersi in sé per lo stesso mo- 
tivo una donna che sotto alle gon-* 
nelle abbia braci, e cinìgia nella 
cassetta, che pur dicesi cusseltina. 
Così nell' un significato come neU 
r «litro avviso che si possa tradurre 
per r osservazione che ho fatto in 
laa eoUtdin v. Fare un chioccio'- 
lino. 

Covétta. Dicono le donne quella parie 
della calzetta che ser\e a coprire 
il collo del piede. Slff/fa» 



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— Ì44 



CO 



Collètta. Nel Piotino è queir asserella 
fermata sul suo coperchio > nella 
quale si infilano e si assicurano da 
un capo le corde. Codetta. 
9 E' anche il nome di un' et*ba con 
fusto a canna che pare un' avena 
ma in vece della spica ha come un 
fiocco. Ha da essere la Coda di 
volpe j o Fentohiia. 

Cof. V. coùa neir ultimo senso, 
faa sea 1 cof. JccoVonat^e. 

Còga. Donna che si conosce ed ha cura 
deir apprestare le vivande. Cuoca, 
Cu cimerà, 

Coogh. Uomo che si conosce ed ha cura 
dell' apprestare le vivande. Cuoco, 
Cuciniere. 

Cógonle. Grosse palle di leg;no^ che per 
mezzo di un^ asta armala in fondo 
d' un cerchio di ferro sporgente si 
sollevano e si cacciano^ e o si iruc- 
cian runa coll'altra^ o si fan pas- 
sare da un cerchio di ferro fitto 
in terra , e che si può muovere 
in ^iro. Anche il g^ioeo ha il me- 
desimo nome. Trucco, 
gioagaa alle cógoole. Y. sopra per V i- 
dea. Fare al trucco, 

CòJ. Dicono i carrozzai quei grossi pez- 
zi di ferro andanti a due scarpe 
e due centine (arch, o archètt) che 
congiungono la partila di dietro 
d' una carrozza o nitro simile le- 
gno colla parlila davanti , e sono 
cenlinali (a arch) sul davanti per 
lasciar luogo allo sterzare. Coili, 
Colli d' oca, 

Coiyòmber. Dicesi di persona scempiata, 
e da nulla. Gaglioffo. 
» Ancora si usa come interjezione di 
maraviglia. Capperi. 

Coajoonàase ean da per la. Operare scon- 
sigliatamente, e farsi da sé il pro- 
prio danno. Murarsi in un forno. 

Oonjounadoir. Chi burla volentieri. Cor- 
bellatore^ Motteggiatore, 

Còli. Tanto quella parte del corpo che 
sostenta il capo, quanto un carico 
di mercanzia, e la parte ancora 
più alta e stretta di un fiasco, di 
una bottiglia, e d' altri vasi e stro- 
menti, e altresì d' alcune parti del 
corpo, come della vescica ecc. e 

3 nella parte del piede sopra di esso 
alla piegatura al fusolo. Collo, 
» Dicono ì sani, e le sarte V estre- 
mità superiore del vestilo, lu-quule 



se è d' un vestito scollato (sgetfut) 
Scollatura; se intendesi in vece 
quella ehe copre il collo: Colla' 
retto. Goletta. 
6èll drit. Quella parte dell' abito che 
sta intorno al collo ma diritta; 
Collaretto. .. 

9 fottltaat. Collaretto arrovesciato e 
rivoltato sopra di sé. Bavero. 

9 tórt, forse in una sola parola 
ooUtòrt Dicesi chi afiettando dÌT0- 
zione suol tènere il còllo piegato. 
Torcicollo, 

coli còli desqaéit. Che non ha alcuna 
copertura al collo sia di goletta^ 
sìa di fazzoletto. Scollaccialo, Scol- 
lato, 

a rótta de cèlL Precipitosamente. À 
fidccacollo, 

béver a còli. Bere non già versando 
prima il vino ecc. nel bicchiere, 
ma mettendo alla bocca il collo 
stesso della bottiglia del fiasco ecc. 
Bere a cannella. 

gh'ò remédi a teatt fora che all' èss 
del còli. Dalla morte in fuori a 
ogni cosa è riparo, 
-boaccòon de carne de cèU. v. boi€- 
còon de cànie. 

lassàase métter 1 pe sol còli. Dicesi 
di persona Che si lasci da allrui 
fare sopèrchierle, opprimere. La- 
sciarsi porre sul collo il calcagno, 

long de còli. Di collo lungo, e diceKÌ 
di persona. Collii ungo, 

tajda '1 celi all' òr^a. Dicesi metafori- 
camenle del far fine ad una cosa. 
Fare una cosa finita, 

tiraa sea per el còli. Vendere troppo 
ca^o ad uno una cosa. Fare il 
colto ad uno. 
Còlla. Nome generico di ceri! composti 
tenaci che servono pt-r attaccare 
e Unire insieme diverse cose. Colld 

» de foarmagg. Colta che i legnaiuoli 
fanno con cacio, oqua, e calcina 
viva. Mastice, mastico, 

» garavélla. Colla che fassì con car- 
nicci, ossia ritagli di cuojo, e nenri 
di bue, e adoperasi per unire in- 
sieme r un legno coli* altro. Colla 
di carniccio, ai caravella, e 11 Vo- 
cabolario Milanese mette anchtf 
Colla gara veli a. 
Còlla è il nome ancora di ciasciinfl 
di quegli spazii in che dÌTÌtl«sl 
un campo lunghi quani' esso e 



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— 14S — 



CO 



ii'iioa eerta larghezza per nieizo 
di solchi > nei quali spazii si get- 
tano e si ricuoprono i semi. jéjHO* 
la, Porca. 
OilU anehe ciascuno degli spartimenti 
eha si fanno nei giardini, negli or- 
tl, per seminarvi i fiorii gli ortag- 
gi ecc. jéjeUa, jijuota. 

» dilaniasi altresì un rialto di terra 
contornato di pietre o di quadrelli 
che si fa lungo un muro per met- 
tervi fiori, e negli orti per riceverb 
me^^b l'azione del sole^ Proda, 
Oriicino, Orlino. 

ha, t tirai la còlle > dicesi il se- 
gnare elle il bifolco fa coir aratro 
le porche in un campo per la nor- 
ma di quelli che lo hanno dopo 
eoH'aratro da svolgere. Setfnare le 
porche. 
(WUara. CiTto come ardore, e desiderio 
di vendetta cagionato da parola o 
azione offensiva e indegna. Ira , 
Collera, the propriarnonte vuol 
dire spandimento di bile. 

Issar in sellerà soùi so Ma. Dicesi 
dì chi non ha rigtiiirdo né pru« 
dente economia nel far contratti o 
nello spendere, i denari scottare - 
p. es. Vèto sellerà coàl so iMd 
I mai denari lo scofiana. 

Iju udaa to cAUera. Far entrare in 
collera. Far saltare in colle i^t, 
JdirarCi il cui neutro passilo Adi- 
rarsi è lo slesso che andare In col- 
lera. 

Il atl, to qaetf alt de còllera. Men- 
tre uno è pnso dalla cullerà. iVe/- 
tìmpeto Nel trasporto della col" 
lera. 

la cèUara dèlia iétt blseàgiia lalvàa- 
la per la mattila. Dìcesi per in- 
durre altrtii a non correre con furia 
1 rendicarsK Siedi e sgambetta, e 
vedrai ina tendetta. 

tépMT la cèlleri. Perseverare nella 
collera. Teiter ira. 
Ooil .(pi. aaU, e seguendo vocale eoAiJ) 
E la preposizione con unitovi l'ar- 
ticolo el I e pi. 1 o J , e serve que- 
sta preposizione ad' indicare rela- 
cione di compagnia, di mezzo, di 
strumento. Cd, pi. Coi, Cogli, 
Con li^ 
Coilàda. Queir acdua che si trae dalla 
conca (ajU) piena di panni sudici 
frettatavi DOiknte sópra la cenere. 



Mannaia, Il colata nella lingua noi 
è che agg. f dal verbo colare. 
Coniala. Catena d'oro o dì gemme che 
si porta pendente intorno al collo. 
Collana. 

m Ancora quella specie di lungo anel- 
lo di grossa tela imbottito dì pa- 
glia, crine, o borra che st addatta 
al collo delle bestie da tiro per at- 
taccarvi gli altri flnimenti. Collare. 
Ooilaar o Ooilareen. Quel collare che 
portano i preti coperto con un na- 
stro più o meno azzurrino. Collare, 
Collarino ; e snolsi aggiungere 
anche da prele% 

liste del eoilaar. Quei due pezzi di 
seta o altro che pendono dal coU 
lare cui sono attaccati, i^arcif/o/e. 

che fi 1 coilaar. Collarettaio. 

ttaa fial eoulaar. Dicesi dì cnì depone 
l'abito da prete. Lasciar San Pie* 
tro. Spretarsi. 
Coalai^ool. Dicono le lavandaje qtiel pan- 
nolino che copre i panni (pagi) 
sudici che sono nella conca del 
bucato (beiaztool), sopra del quale 
si versa la cenerata. Ceneracciolo. 
Coiladèoi. La refezione, ossia il man- 
giate che sUolsi fare la mattina. 
Colazione, Colezione, Asciolvere. 
Il Golezione della lingua però non 
è solo refezione della mattina, ma 
anche della sera. 

faa coilazióon. Mangiar la mattina 
avanti il desinare» Far colazione. 
Asciolvere. 
Coilegaa. Ripiegare, distendere sopra 
un piano. Coricare. Il coliegare 
della lingua è unire, congiungere. 
Ooilei^àase. Porsi giù a piacere. C'ori* 
carsi. Sdraiarsi. Il collegarsi della 
lingua è far le^a, ossia unione of<* 
fensiva e difensiva tra potentati. 

» Detto delle spiche si^nìGca il non 
poter esse sostenersi per troppo 
rigoglio. Ricadere. 
Coilegàat. Questo participio detto delle 
biade quando per pioggia o vento 
vengono distese stil campo a guisa 
di letto , meglio che coricato di- 
cesi. Allettato, Spianalo a terra. 

» eoùlla pàisa in sea. Supino. 

9 eoùlla pàixa abasd. Boccone, Boc^ 

coni. 

Collosi. Vaso di rame stagnato , o di 

iHtta , a fondo bucheralo , o fatto 

d' una reticella di filo di ferro o 

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-Ue- 



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^'ottone , anche di tela melalli- 
ea^ che 6ervé a colar brodo o al- 
tro , per . separarne ossicini ecc. 
VqIuìOs Colabròdo, 
boQleiisbiiÀ. Dhil. e vezzeggiativo di col- 
lo, cioè còllo sottile. CoUicìhoi 

Covlétta. INi^l senso di raccolta, e par- 
ticolarmente di limosina, e àncora 
nel senso di orazione che per al- 
cun bisogno suolsi dal sacerdote 
aggiungere alle orazioni consiste 
della messa. Colletta, 
^ è coulettiia dim. di còlla , r. par- 
lando di orli ecc. Jjetta, 

Oovlmégna. Quello spigolo o linea nella 
parte più alta del tetto , dove si 
uniscono due opposti pendenti. Co- 
mi^noloj e anche anticamente Col» 
«h/gno. 
» traf arm&at. Quella trave che è 
posta in cima al comìgnolo del 
tetto, e a cui si appoggiano i cor- 
renti. Comignolo. 

Òoólmigiia, V.. conlmégna. 

Goùlmo. Tanto la parte che soprdvvanza 
a vaso ecc. quando empiesi a tra- 
bocco, quanto il grado massimo 
di checchessia. Colmo, e nel pri- 
mo senso anche Colmatura, - Mi- 
Éùra coni eoùlmo, Misura col colmo , 
eolia colmatura, Misura colma; 
anche noi diciamo misura coùlma. - 
Rei coOImo della fera ecc. Nel col-^ 
ma della fiera ecc. 
» dicesi dai campagnoli per còlla, 
nella frase tiraa i coùlmi , v. in 
còlla, faa, o tiraa le còlle. 
» £ anche agg, e significa traboccan- 
te. Colmo: come si vede sopra 
misura coàlma. Misura colma, 
piòen coùlmo. Par quasi un superla- 
tivo di colmo. Cohìo, Colmissimo, 

CoVloùbia. Il cibo che suol darsi al porco 
nel truogolo. Imbratto j Pappolata, 

Coiloiimbarool. Quel legno che sporge 
fuori del muro del colombajo, del 
pollajo, acciocché vi posino! co- 
lombi, i polli. Asserella, Asserella^ 
che propriamente è piccolo asse. 

Oolombòra. Quella stanzetta che è de- 
stinala pel colombi. Colombaja j 
Colombano, 

Oonloambina e anche Coilòmbe. Diconsi 
dal fanciulli i grani del melicotto 
messi nel fuoco, si che scoppiati 
restano colla superficie screpolata 
• bianchiccia. FiotH, 



Coilaomia. L' usare con prudente mò^ 
derazione di ciò che si ha, afiln- 
che ne avanzi per tstraordinarii 
bisogni. Economia, 
Coilotea. Sostegno di figura ciliodrieà 
per lo più di pietra, e qualunque 
lavoro parte di esso che fatto 
di quella figura serve od ha ap- 
pèrenza di servire di sostegno a 
checchessia. Colonna, 

9 e per lo piò al pi. Chiamatisi quei 
due pezzi di legno più alti e più 
saldi che sono ritti da fianco di 
<j|aulunque torcolo , strettojo ecc. 
Coséia, e al pi. Coscie, o Cosce, 
Coilomiòtt dà la balaeùstra, v. in balaeA- 

stra. 
Coaloar. Tanto nel senso proprio di ciò 
che , come spiega il Dizionario , 
rende visibili i corpi , quanto in 
quello d' ingrediente che si ado- 
pera per le tinte e per la pittura. 
Cidore, 

» d' isabòla malàda. Dicesi di colt»r« 
in sua specie men vivo di quello 
che avrebbe ad essere. Colore 
smorto, spunto, 

» Che là in bigàda. Dicesi di tintu 
che non si scolorisce neppure a 
lavarla nella lisciva. Colore che 
regge alla lisciva. 

9 Che fa so. Tinta che a lavarla ai 
scolorisce interamente, o perde la 
sua vivacità e bellezza. Colore che 
non reage, 

9 d'aria. Di quel colore In che prc 
sentasi il cielo quando è sereno. 
Colore aerino, 

» feen, Dicesi di quelle tinte che per 
lavatura non smortiscono. Color 
che regge : anche noi diciamo €•!• 
lor ohe regg. 

» pansé. Dui francese. Di quel colore 
clve ha la viola mammola (fléla). 
Color di viola mammola, 

daal coloir. Tingere checcliessia con 
colore. Colorare^ Colorire, 

fìM bèi cooloir. Dicesi di persona che 
dopo essere stata malata prenda 
aspetto di sanità. Metter colore, 

faa ciappaa'l coiloor. Detto di vi- 
vanda, significa fare che per forza 
di fuoco essa prenda certa crosta 

. tendente ai rosso. Rotolare, 

pèrder el coiloar. Scolorire , Uisco^ 
lorirt. Scolorarsi, 

tool coalovr. Scolorare, Discolorare. 



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— 147 — 



CO 



fèn«r ie nttlo, e 4e tfelll 1 coiltw. 
Dicesi di chi per confusione, ver- 
gogna ecc. cambia il colore del 
vollo. Dioentarc ^ o Mutarsi di 
mille colorii 
Bolla, percossa, ferila. Colpo. 
»~do fént. 9ofBo di venlo non con- 
tinuata, ma fallo a un trailo. 
Bvffo. 
4aa do toili^ a sa bilia ecc. Dare alla 
palla ecc. prima che balzi in terra. 
thur di colta alla palla ecc. 
▼égieglio a SUI eE coilp. Essere «no 
preso da repentina sospensione del 
sentimento e de* movimenti volon- 
tarii. Essere uno colpito da apo» 
plessia. 

Cfiltif. Aggiunto dì campo, e signiica 
atto ad essere lavorato, ciuè arato, 
zappalo, vangato ecc. Liacaralioo, 
Lavo ratio, 

<k>iltàra. Dicesi quel campo hi cut nel- 
l'anno andante fu seminato il grano 
turco , e che lavoralo riesce poi 
oiiimo pel frumento. Coltura, Col" 
lo, che sono spiegati nel Di^ùona- 
rio per luogo coltivato. 
• eoiltùra. Dioesi campo tenuto sodo, 
cioè non sementato, per seminarlo 
r anno seguente. Campo .magqe" 
saio, e anche semplicemente mag^ 
gese, o Maggiatico. 
tàh coàtàrs. Lavorare un campo per- 
chè il grano vi possa bene germo- 
gliare. Rompere a coltura. 
tea GoaltÉra mazièDga. Vangare, o ara- 
re più volle di maggio. Maggesare. 

Cm!i^ e f. eeiloa. Pronome che si ri- 
ferisce a persona, e per lo più 
esprime un cotale disprezzo. 6'o- 
lui, e f. Colei. 

Cèrna iii&i. Modo avverbiale ad indicare 
il sommo grado di ciò che è si- 
gnificalo dairaggeltivo o dal verbo 
a cui si soggiunge. Quanto mai, 
ÀI sommo - 1* è Mot carne mài. 
È buono quanto mai - ^1 me plaas 
•éme mài. Mi piace al sommo. 

fMme ?a. Modo avverbiale come dire 
secondo convenienza. J modo e a 
verso - cil r aa strapazyiat come 
ta. Lo ha ripreso, rampognalo a 
thodo e a verso^ 
9 Ancor al dice per indicare copia , 
forza. Di santa ragione * 1 Via 
kastenaat soma va. Lo hanno ba* 
itomto di tanta ragione. 



Oèmmod. n. Cosi in senso di eie che dà 
soddisfacimento, come di oppor- 
tunità, e di prossimità per occor« 
renze e bisogni. Comodo. 

» Dicesi pure di calesse, o altro che 
uno abaia o prenda per trasporr 
tarsi da luogo a luogo. Calesse^ 
C alesso, Fetlura. 

» Ancora la cameretta che è nelle 
case destinata per andarvi a de<^ 
porre gli escrementi. Cameretta , 
Cesso, Luogo comune, Lolrina^, 
Necessario, Privata, Privato. 

» E altresì il condotto delle immon- 
dizie. Cesso, Fogna, Necessario^ 

^ IVel eiuòco della nazzica è per la 
più 11 sette di denari che si può 
hir conlore come un asso, o come 
un due ecc. secondo che vuole il 
giocatore , sia per avere giulè « o 
gilè, (gflee) cioè due carte somi- 
glianti che contano un punto, sia 
per fare coi punti di tutte e tre le. 
carte un numero che non oUre-. 

E assi il nove, il che dicesi accusar 
azziea (faa bazzana). Matta - Ta«^ 
lora però il detto vantaggio suolsi 
dure non pure al sette di detiari , 
ma anche a quelli degli altri semi. 

avilghe o lèder 1 so eèmmod. Avere , 
o godere tutto che può render co- 
moda la vita. Avere, o godere i 
suoi agi, 

èsser de rèmmed. Avere tempo, op- 
portunità. Avere agio. 
Càmmsd. Ag. che applicato a persona 
vien a dire eh* essa abbia qualche 
ricchezza , e ancora che sia lenta 
neiroperare; e applicato ad abita- 
zione ecc. la qualifica come piut- 
tosto spaziosa, e che offre le con- 
venienti comodità; e Analmente 
applicato a vestito significa ch'est 
so è ricco intorno al corpo. Agiato. 

tiosola còmmoda. Fare qualche cosa 
senza darsene molta premura , 
o affaiicarvisi. Pigliarsela eonso^ 
lata. 
Cèmmodt. Sorta di sedia con una spe- 
ole di cassetta sotto, entro cui si 
pone un canloro "per uso di andqr 
dal corpo. Predella, Seggetta. 
Coimaid. Autorità di ingiungere altrui 
qualche cosa, e anche la stes9j!i 
ingiunzione. Comando^ 

de beai eouuuid. Dìcesi di cosa della 
quale altri può serTÌrsi senza tanit 



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— 148 — 



CO 



riguardi. Da comodo j Da iira^ 
paizo. 

Cemnaar. Uuella donna che hn tenuto 
qualcuno o baltesinìo o a cresima 
é cosi chiamata dai genitori di 
esso , ed ella pure cosi chiama la 
madre dei suo figlioccio (flou)* 
Comare, 
» Che dicesi anche quella dóima^ o la 
icheùffla. Lu donna che fatti gli 
opporituii sludi assisterai parti. 
J/c vai rive , JUammana j e anche 
Comare. 
diventaa coumaar. Tener altrui un fi- 
glio od una figlia a battesimo o a 
cresima. Far comare, 
èsser fia comnaar. Dicesi di chi si 
fermi a cicalare con chiunque tro^ 
\i. far come l'asino del penlotajo, 
glot^aa a ooumaar pizsétta. Giuoco 
che si fu da parecchi in questo 
modo. Tutti sono sediui da uno 
in fuori che o per sqa volontà o 
per sorte deve stare in mezzo : ed 
egli con aunlché cosa in mano va 
innanzi acl uno dei seduti a dirgli 
queste parole: covmaar, ooimaar pii- 
zétta, impiuèem sta candttétta : ma 
il giuocatore cosi richiesto lo man- 
do da un altro, a cui deve dire le 
medesime parole, e questo da un 
altro oncoia, e \ia via, finché ab- 
hia potuto occupare und «jualche 
seggiola, dovendo i seduti, intanto 
eh egli va innanzi a questo e a 
quello, cambiarsi di posto ; e tocca 
poi di star sotto a chi nn^ane senza 
luogo da sedersi. Giocare, o fare 
a preslami la forbice. 

foumaraa. Dicesi particolarmente delle 
dnnne, ed è il rumoreggiare cica- 
lando pnfccchie insieme adunate. 
fare vn merca/o. r Anche noi ab- 
biamo nello stesso senso flu n^er- 
caat. 

faimaréra. Si dice di femmina scempia 
e che si balocchi, ossia perda tempo 
in (lance e cose inutili, fladerla, 

Oovmbtnaa. Ordinare, disporre d accor- 
do con altri alcuna cosa. Concert 
tare. - I| combinare della (ingua 
è mettere due per due, e anche 
più estesamente mettere più cose 
assieme, confrontare. 

Coombinàaso V. conmbinaa. 
» anche si usa per Àceader^j SvC' 
Cfd^re, Darsi il ^aso* 



CtiBbliazIéoi. Diciamo pf r Caso -€% 
4att la conmbtiiazièftì ohe ecc. Si 
diede il caso che ecc. Il caso porle 
che ecc. Il combinazione della Ud« 
gua è accozzamento di più eost 
insieme, 

Coimédia. Rappresentazione che diversi 
personaggi introdotti a parlare e 
operare (ra loro fanno di un aT« 
venimento che spetta per lo più 
alla vita privata , e Istruisce gli 
spettatori inducendoli a festa e a 
riso. Commedia : e lo scrittore di 

3uesta maniera di componimenti 
rammatici è detto Commedii^rth 
fo, e quando si voglia nominare 
con disprezzo Commedìajo. 
» Atto leggiero e burlevole. Baia, 

Qoumediaa, e anche faa coimédie o iéUi 
eoumédie. Far baie. 

OoimediòOB. Dicesi a chi si dlleUa molto 
di burle e spassi. Bajone, Bur* 
Ione. 

Ooimeai. Gli abitanti di un borgo ecc.. 
di diverse ville che nelle cose 
della pubblica amministrazione so* 
no tenuti come un popolo solo. 
Comune, Comunilà, 
et stifaraaf ei coutmi- Dicesl di 
chi cicala assai. Ei liene Rinvilo 
del dicioUo , Ciancia per cenlo 
ptiUe, Chiacchiera tanto che as* 
sorderebbe una pescaja. 

Co^minzaa, e in campagna anche scei- 
Qienzaa. Dar principio. Cominciat 
re, e anticamente anche Comiih 
tare, e Comenzare. 
Y é giaaa aasèe da eeuduaa. Dieesi 
per lamentare scarsità di clieccbes- 
sia. Non basta tampoco per co» 
minciare: e se è detto specialmente 
di denari il Vocabolario Milanese 
mette • Sono un asciolvere, come 
dire bastano appena pei* una co^ 
lezione, 
teatt sta a coiimiBzaa. Modo prover* 
biale ad esprimere che la diftcoltà 
sta nel con^inciare. Il piò tristo 
passo è quello della soglia. 
toumaa a ceuniiiiaa. Ricominciare, 
Ripigliare. 

Coirne V. cantera. Ma pare che porti 
l' Idea di un mobile un cotal poca 
più piccolo e dì forma più gentile. 
Cassettone. 

Cotmioadaa. Addnttare. Comodare, Àc% 
comodare. \yn\. \m\ còSMiie^i \% 



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— ÌA9 



CO 



ftauMi0t, el, i €ÌBm«da; e egual- 
mente coir è n pr, 80gg. 

CoiBOidat. Delhi di carne ece.^ signi- 
fica ridurre eon condimenll a buon 
sapore. Vopdire, 
la Mimoi4aa miga. Non piacere^ non 
trovarsi addatlato checchessia. iVoii 
andare a verso. 
coiBOi^iata. Poi*8Ì a sedere. 4cco' 
modarsL 

• m Ancora porsi d* accordo, e pare 
che porti V idea d* un CQtal cedere 
che facciasi da una parte e dall'al- 
tra. Jccordarsi, Convenire. 

fkMmoidaméit. Con coniodilò. ComO' 
damenle. 
» è anche nome, e significa accordo, 
convenzione, V. couiioadàase nel i 
senso per V idea che porta. Àcco^ 
modomento - fègiior a'i couiioida- 
ment. Fare una transazione, Traiìr 
skjerc, 

PauKmdeeii e sieirr coamoiideeii. Dicesi 
di persona che sia lenta neir ope- 
rare. Saniaoio, Ser Comodo, 
p M tèatw. Quel sipario più interno 
che suolsi colare davanti al palco 
scenico duranti ^li intermezzi delle 
rappresantazioni. fecondo sipario. 

Compier. Essere di untile. Complire ^ 
Tornare, Tornar benej Tornar 
conio : anche noi abbiamo toi|niaa 
chemit. 

Ceompagii. Tanto n. che agg. Compagno. 
» d'età. Della med^ima età. CW- 

laneo. 
9 de scola. Che frequenta la u^ede- 

sinia scuola. Condiscepolo. 
9 de sarvizxt tB del)' a^màdt. Commi" 

litone. 
9 de delltt. Complice^ Correo. 
9 è anche avv. e vuol dire nel me- 
desimo modo. Come - per es. f)Ui 
cenmpagn di pirt^* Far come t fan- 
ciulli. 

Pampagaat. Fare o tenere compagnia. 
Copipagnare, ma più usato è Jc* 
compagnare. 
w Mettere insieme cose slmili. Àppa^ 
jare. Apparigliare - al stgiofr e| j a 
fa , a va ai J a caimipàgaa . modo 
proverbiale per dire che |e per- 
sone le quali si assomigliano fa- 
cilmente si uniscono Insieme. Dio 
fa %li uomini,, e poi gli appaja, 

0apipaaàdagb. Meno la desinenza tronca « 
p 2)Hpretta^ questo Yocaholu del ^ 



nostri campagnoli per dire tutto 
che mangisi col pane o colla pò* 
lenta è il Companatico della lln&^ua, 

Coimpaar. Con questo nome tanto ruo« 
mo che tiene alcuno n battesimo 
o a cresima è chiamato dai geni* 
tori di esso, auanto egli medesimo 
chiama il paclre di quello che ha 
tenuto. Compare. 
festaa soampaar. Rimaner creditore. 
/testare ad avere. 

Ooimpii. Più presto che in altro senso 
lo usiamo in quello di dare altrui 
una retribuzione per cosa che ab- 
bia fatta. Compensare. 
9 J ami. Arrivare al tern^ine degli 
anni. Fornire gli unni. p. es. al 
^oampirà dop aim el tal de. For^. 
ìurà i due anni il tal di. 

CoimDoi|8ttoiir. Quello che nelle tipogra- 
ne compone le righe dei caratteri. 
Compositore. 
9 Ancora l' arnese su cui le righe sf 
compongono. Compositoio^ 

Coampraa. Acquistare checchessia per 
prezzo. Comprare, Comperare. - 
Jnd. pr. compri, te eómprat, al, | 
cómpra, e ugualmente* coir o nel 
pr. del Spgg. 
9 ()a]| daes fèlte. Dicesi di eh! ne sa 
assai più 9 è più volente di un 
altro. Vantaggiare uno d'assai. 
» fa de* n sacch. Comprare alcuna 
cosa senza vederla. Comprar la 
gatta in sacco. 
ehà spréua cómpra. Dicesi come a 
volgere in argomento di benevo- 
lenza certi atti o ìnodi che pojono 
di sprezzo. Chi biasima vuol comy 
prore, Dispreztar finge chi di 
comprar brama. 

Ooamproamétter. Mettere a rischio. Com^ 
promettere. 

Coamproiimettise. Avere fidanza^ cioè 
fondata speranza. Ripromettersi ^ 
Confidare. 

Ooiimpa. Avv. di comparaa^ione^ compo^ 
sto di come e più* Quanto più. 

QÓBSOl. Questo nobile titolo di primi 
magistrati di stato reggentesi a co** 
mune^ qsavosi, non è gran tempo 

Sassato, per dire quel servo della 
lunicipaiìtà che anche si dice an-« 
ziano^ V. Commesso. 
Oóntra. Preposizione dinotante opposi- 
zione. Contro, Contro. 
9 Ancora (n usiamo per significar)! 



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~ 150 — 



CO 



Hella slima^ neiropiiiiune. Parrebbe I 
the potesse slare Innanzi - p. es. " 
cóntra In me pari en mincM^n. In- 
nanzi a ini io sembro un baggeo, 
cóntra o per cóntra. Dalla parte oppo- 
sta, in faccia. Di c^nlro, Dirimpetto, 

Coitradótta. Dono che fa il inariio quasi 
compensando la dote. Contradote. 

€onz K. esprime ciò che adoperasi a 
dare buon sapore alle vivande. 
Condimento. 
B AQf;. si^^nifìca fatto saporoso con 
condimenti. Concio, Condito, RaC' 
concio. 

Gónza. Lo stesso clw eonz. n. v. In ttKti f^li 
altri scnsi^ in cui usiamo noi que- 
sto nome si dice In lingua. Concia. 

Gónza lafèzz e paróL Così chiamasi con 
le parole rhe \a grida4ido per le 
strade queir artiere che raccomoda 
i lavcg^i, e gli arnesi di rame che 
servono per cucina eco» Conciala» 
veggi. Acconciai a vez:i\. 

Cenn. Prep. a indicare compagiìia^ mo- 
do, mezzo. Con. 
» cogli avv. meen, pn, significa Qnan-^ 
to - Gonn meen el yeen gh* óo ghenst. 
Quanto meno, o quanto più di 
raro egli viene , mi fa piacere. - 
Gonn pn sa gnàrda, eonn mee% 9g^. 
vèdd. Quanto più si guarda, tanto 
meno si vede. 
» Coir avv. qnalmónt esprime condi- 
zione. Con questo, A patto. • 61ie 
r óo datt connqnalmónt el me T a- 
fósa da restttni. GUeV ho dato con 
questo, a a patto eh' egli me lo 
restituisse. 

Connoentraat. Oltre che è part. delj ver- 
bo ce«nc0ntraa. Concentrato, cioè 
riunito nel centro o in uno; lo 
usiamo ancora come agg. di per<« 
sona pensosa^ taciturna. Cupo. 

Gonncbell. Vaso a foggia di navicella , 
di figura quadrangolai'e , scavato 
in un sol pezzo di legno, che serve 
a parecchi usi , ed anche a rice- 
vere il vino che esce dallo zipolo 
(spina) della- botte perchè non gocci 
in terra. Concola, Trnogoletio. 

Govnchótt V. oonncheU. 

Oonndaiaa. Imporre pena per colpa coni- 
messa, a sentenziare ohe nitri ab- 
bia tai*ta ili una causa. Condan^ 
vare. lad. pr. oonndAnnl , te conn- 
dinnet , él , 1 conndànna : e ugual- 
mente il pr. Sogjj. 



Gonndanàaae en dènt , n* oss. Venire un 
dente , un osso roso dalla carie. 
Cariarsi - onde dènt cemdaiaat 
Dente cariato, carioso, intarlalù^ 

Gonndemanch. Avv. che indica necessiti. 
4 meno- - p. es. ne^ ponse cenide^ 
manch de eoe. ìYoh passa a meno 
di ecc. 

Gonndemeen, v. oonndemandi. 

Gonudizióen. Oltre ai significaci di gra- 
do, stato, patto^ nei quali gli cor-^ 
risponde Condizione; lo usiamo 
altresì per Lutto , Oramagtia • 
vestilt da conndizióon. Abito da luta- 
lo : óeser in oonndizióoi. Essere in 
lutto, in gramaglia. 

Gonndott. Canale sto naturale , sia ar* 
liftciale, per condurre aqua, o altro. 
Condotto; e se serve partioalmh 
mente per T aqua , si ha anche il 
nome particolare di Aquedotto, o 
Aquidotto, 
9 Usasi anche come agg. a médich e 
cereÀsich ner indicare medico , o 
. cerusico che per convenuto com- 
penso si presta alla cura dei pò* 
veri nei Comuni della Campagna. 
Medico, o Chirurgo di condotta. 

Gonndntteer» Chi traduce o fa tradurrà 
roba altrui a nolo. Condottiere. • 

Gonnianóon. Oueirampio stendardo cha 
precede le processioni. Qui da noi 
è rosso con croce bianca. Gonfa* 
Ione. 

Gonnfeen. L* estremità di un paese , éi 
una comunità, d'un possesso. Can^ 
fine. Termine. 
» Anche quel segno éi confine fn. 
possessi ecc., che suole comune- 
mente essere una pietra. Termine. 

Gonnfóta. Biglietto o scrittura in cui si 
dichiara di aver ricevuta alcona 
somma di denaro ecc. Confessio^ 
ncj Scritta. Il confesso della lingua 
è lo stesso che confessato part. di 
confessare. 

Gonnfetlaa» liidqrre le pelli a potersela 
vire di cajzari ecc. Conciare. Il 
cimf^ttare della lingua è acconciare 
a modo di confezione , cioè con 
zucchero o miele ecc. 

Gonnfettaria. Il luogo dove si conciana 
le pelli. Concia. 

Govtfettenr* Colui che concia le pelila 
Conciatore, Cojajo , o CuojajOk. 
che però anche vuol dire venditore 
di pellij il nostro pelamèor^ 



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-. 151 - 



CO 



tSdiféttiriter. Facitore di confetti. Con* 
fettiere. 

C%MaàéèmU. Tanto nel significato di fi- 
dùcia e di comunicazione che si 
fa o si riceve d*un secreto, quanto 
In quelli) di dimestichea^za , fami- 
liarità. Confidensn ; e secondo qlic- 
si* ultimo sigli ificnto noi diciamo : 
mangiaa, trattaa ecc.: in coinfidònza. 
Mangiare j traUare ecc. alla do- 
mestica, ulia buona s abbiamo an- 
che noi mangiaa ecc. iUa boùna. 

IkiHnflnaa. Dicesi il toccare rcstremità di 
un edificio , di un cèmpo y dì un 
paese ecc. Confinare, 
■m Ancora si tisu in significalo di 
mandar lontano come dire al con- 
fine. Confinare, 
ia nef desembrina tri mas la gha con- 
fina. Modo proverbiale per dare n 
conoscere come la neve che cade 
di dicembre duri molto in terra. 
Tro\o nel Vocabolario Bresciano 
fal(o corrisnonderein lingua. La ne^ 
ve di d cemore dura iullo Chi verno, 

Coinfciuidiise. INeuiro passivo da conn- 
fènder. Confondersi, 

Douféùrma. In uguale., in simil modo. 
Conforme. 
9 Ancora l'ho udito da campagnoli 
qual modo di ammirativa interro- 
gazione. Come. 

Cougenlùra. Uucsto nostro vocabolo fu 
anticamente anche della lingua, e 
nella stessa significazione di occa* 
sione, opportunità. Congiuntura , 
Occasione. 

Caneiaser. Aver notizia^ ravvisare, dl- 
scernere. Conoscere, Pari, cot- 
lovssilt. Conosciuto. 
fàasa ecinoùsser. Darsi a conoscere. 

Farsi scorgere. 
fiani mài f èa aoineustt. Dicesi al- 
trui lamentando cosa ch'egli abbia 
delta o fatta per la quale debba 
tornare spiacevole o vergognoso 
l'essere con lui in relazione. Oh 
non ti avess' io mai conosciuto l 

Canqialm^it in coin. 

OaiBÌégna. In tutti I sensi. Consegna. 
tfiigba, daa, ecc. in caeniégna. Avere, 
dare, ecc. da custodire. Avere, 
dare, ecc. in custodia, o in depO" 
sito - e quello a cui al dà , o che 
riceve In custodia, in deposito di- 
cesìXonsegnatario.. Depositario. 

Causai. B voce tutta della campagna 
per- coans^lU. donsigtio. 



Ccnnaaniim. ^on che in senso di gua- 
sl amento^ di distruzione, lo usiamo 
anche nel dialetto per granile spac- 
cio, grande uso, come in lingua. 
Consumo, 

Gonnsiènza. Ko stesso che coissiénza. 
Anche in lingua è Cunscitnia e 
Coscienza, 
aviighè la coassiénza gròssa. Diccsi di 
persona che non lu guarda molto 
pel sottile nel far cose che discon- 
vengono. Avere ingrossala la co» 
scienza, 
aviigbe la coni^lènza tacch al soiUdr 
llicesi di chi non si fa punto co- 
scienza a far cose inique. Esser 
un bigio, cioè un malvagio. Esser 
uomo di scarriera, e se si parla 
di più. Esser gente di scarnerà^ 
cioè di mai affare» 
bòursa e eonssiénza V è oatif giadicaa 
V. in boArsa. 

Caansister. Aver l'cssenzo, il fondamen- 
to. Consistere, 
» Lo ù<siamo altresì in senso dì es- 
ser d' interesse. Importare , Alon^ 
tare, - Coùssa cannsist? Che ini" 
porta? Che monta? - Ne coonaist 
n^a. Non importa. Non monta. 

Connsanlàda. Usiamo questo nome nella 
frase: staa aoùUe maai, a tógner la 
maan sulla conaoilàda , cioè sulla 
pancia, per dire stare in ozio. Fez-' 
zeggiarsi la pancetta, o vanzetta. 
Star eolle mani a cintola, 

Coinanmaa. Distruggere, logorare. Con» 
sumare. 
» al cott a* 1 end. Consumare ogni 
cosa. Consumare la roba e le car* 
ni, o V asta e il torchio. 
al aonsnmaraaf la détta da sant'ànna. 
Dicesi d' un grande scialacquatore, 
cioè di uno i*ne spenda troppo pro- 
fusamente. Consumerebbe, o man* 
derebbè a male il bene di sette 
chiese. 

Gennsimòon. Chi spendendo troppo pro- 
fusamente dissipa le sue sostanze. 
Ddapidatore, Dissipatore, Scia* 
lacquatorCé 

Oointagg. Influenza di -male che si ap- 
picca , e il male stesso che è at« 
iaccaticcio. Contagio, Contagiane^ 

Ganitégner. Racchiudere, comprendere, 
e come dire tenere con sé o in sé. 
Contenere, Ind. pr. countègni, ta 
conntègnet, el, 1 conntian 



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-^ i5l — 



€0 



^^Mittitau. Quel velo o drappo oblun- 
go ornato talora di trapanti , che 
{(li eecletiaatici pong^onsisulle spal- 
e, e le cui falde serrono per co- 
Iirire il calice, o la pisside, o per 
nToIgersi le mani nel portare la 
sfera (oiuteasòri) del Sacramento. 
Vmeraie. 

Ooitaaraat. i^are intorno a qnalche og^- 
getto o lavoro ornamenti. Con" 
tornare, 
^ Ancora chiudere, o stringere In- 
torno qualche luogo • o persona. 
Circondare. 
» E altresì mettersi, stare d'attorno 
ad alcuno , pregarlo , sollecitarlo 
con Insistenza a fine di conseguiriie 
checchessia. Assediare, 

Aoaatoùno. Parlando di casil , di pae- 
se ecc., si dà questo nome alle vi- 
cinanze; parlando di lavori è qtlel 
lineamento od ornamento che è 
fatto loro intorno per compierli. 
Contorno, 
« Detto di moneta , (juc^l finimento 
che è fatto intorno alia sua cir- 
conferènza. Parrebbe che potesse 
dirsi Contorno ; ma essendo per lo 
più quel finimento come a foggia 
di un cordoncino, dicesi Cordone; 
t secondo poi le varie maniere di 
esso, il Vocabolario Milansse mette 
Cordone granito, o Granitura» 
Cordone seghettato. Cordone ri* 
levato. Cordone a incaoo, 

Coitraoapeiizz. M:iniice di calesse o si- 
mili per coprire il davanti della 
cassa (scòoca). ConlrKÌtnintice, 

teltraoàssi. U na seconda cassa in che 
chiudesi T orologio da tasca. So* 
praccassa. 

6oBtrastaiiipat. Imprimere raddoppiate 
le parole o le linee. Doppìegjiare; 
e il difetto Doppieggiatura. 

Osaatrast. Opposizione, e in belle arti 
varieti^ di tutte le parti , il con- 
trario della ripetizione, dice il Di- 
zionario. Contrasto, 
» da la saradàra. Certi ferretti ap- 
piccati alla serratura In corrispon- 
denza ai trafori e alle Intaccature 
della chiave per aprire e chiudere. 
Ingegni, 
» Goil caaèai. Quegli ingegni d'una 
serratura che hanno un ago che 
gira colla chiave. Ingegni a ca* 
stelletto. 



OautrMii. Seconda imposta che set* 
tesi a uscio sia per meglio rìpirin 
la stanza dal freddo , sia ancin 
perchè non resti In essa defoniità 
di un'apertura senza la sua !«• 
posta. Potrebbe forse dirti Secondi 
Chiusura: e il nostro ei» e m* 
traus. Doppia chiusura. 

Ooaivalessèit. Che si è riavuto aofd- 
lamente da malattia, ed ha tatti* 
volta bisogno di aversi dei rìgairA 
per non ricadere. ContaleseenU, 
e il suo stato Convalescenza. 

OéiiTégnor. Venire nello stesso lenti' 
mento, esser conforme al giusto , 
al dovere, esser di vantaggio. Cott* 
venire. 
faa coaavégaer. Chiantare in giadi- 
zio. Citare , Convenire u^alo at- 
tivamente col 4. caso - riM W 
coaavegaér. L'ho convenuto, 

Coiatèat. Abitazione di persone che vi' 
vono insieme sotto una medesini 
regola attendendo alle cosedell'a- 
nitna. Convento, 
U fégola ré qaéUa thè aaitii i 
coinvèat. Modo proverbiale che dà 
insegnamento di prudente econo^' 
mia. Chi si misura la dura. 
qaol che d&*l coaafèat Sdolsi dire 
per indicare mensa cordiale sì, mi 
moderata e secondo la condizione 
di chi la porge. Quel che dà /o 
famiglia, 

Coia?entaa. Usare con altrui parole o 
atti che mostrino condii^cendenti. 
Careggiarci Assecondate. 

tioaavèrsa. Quella parte di un tetto dove 
confluiscono le aque di due pio^ 
venti. Compluvio. 

Coiavals e coaaTilsièoii. Alternativa di 
movimenti irregolari onde per ca- 
gione d* irritazione i nervi or il 
rKirnno ed ora si distendono. Coii« 
vulsione. Il convulso non è chi 
agg. e significa che è preso dn 
convulsione, 
afilghe, a patii el eoiifils. Patire l'ia* 
com.Mlo di cui sopra in aanfdi 
V. Esser convulso. 
fàase fegnor el goutiIì , t le ean- 
Talsièai. Dicesi di ehi studiatamen- 
te mostra d* esser convulso. Fin^ 
gersi convulso. 

Ooinzaa la pista , la poalèata ecc. Si* 
gnifica cucinare pasta, polenta ecc. 
aon caciO| burro, o altro intinta. 



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— i55 — 



CO 



si.* 

1«3 



iti: 

L.> 

ir 



Él 



Intingere, Ragguazzare la pasta, 
la polenta ecc. 
ipoimaa TinsaUtta. Condire V insa- 
lata con sale^ olio, aceto. Fare 
Vinsalata, 
Ji el graan. Sceverare col vaglio ((Jre- 
¥ell) la cattiva semente e la inun- 
diglia dal buon grano. Mondare, 
F" agitare il grano, 
^ el feen, o faa la cóaza al feen. In- 
fondere nel vino qualcbe «;03a per 
dargli colore ecc. Conciare, Fat- 
turare il vino, 
^ le péj. Ridurre le pelli ad uso di 
calzari , di vesti ecc. Conciare le 
pelli, o le cttoja. 
* '1 oèo flìa '1 Goniaoòo. Dicono le 
campagnole il ravviare e curare 
eh' elle rannosi a vicenda i cap- 
pelli sul vespro del sabato. Accon- 
ciare, jéccouciarsi il capo, 
^ le man. Unire le mani intrecciando 
ì diti delfuna in quelli dell* altra. 
Giunger le mani - omUt ooùlle man 
cónze. Colle mani giunte, 

deoazadoiir. Colui che col vaglio monda 
il grano. Fagltatore,CrioeUalore, 

Coaazàja. L» mondiglia clic rimane col 
vaglio sceverata dal buon grano. 
Vagliatura, 

Goaazeen. Segreto accordo di dtle o più 
persone, e pigliasi sempre in cat- 
tiva parte. Appuntamento , Con- 
venligia. 

Cbanzerteen v. eoanzean. 

Cotnzia. Apertura fatta per pigliar a- 
qua e per mandarla via a sua po- 
sta, la quale si apre e si chiude con 
imposta di legno o simile. Cale- 
ralla, 

CoQ&zaMaa, coimzabiaa sev. Mettere in- 
sieme, aggiustare ; ma sembra por- 
tare idea che ciò facciasi come 
dire alla meglio; e non rado suolsi 
anche aggiungere T avverbio alla 
BéJ. Accomodare, Acconciare, 

Ceaouestaa. Dare apparenza buona. 
Onestare, Colorare, 

Goipaa. Toglier dì vita. Accoppare , 
che propriamente è uccidere pcr- 
cotendo in coppa, cioè nella parie 
deretana del capo. Ind. pres. ooùppi, 
te coàppet > el , i coùppa ; e di pari 
con due b il pres. Sogg. 
» la rèbba. Vender la roba a meno 
di quello che essa vale. Accoppa^ 
re. Gettar via le cose sue. 



oof coapaat Uova cotte nel tegame. 
vece da eeapaa. Assai vecchio, ^ec- 
e A IO cadente. Vecchio decrepito. 
Coapell. Sorta di misura che èia dodicesi- 
ma parte dello sCajo Metadella trovo 
nel Vocabolario del Mekhiori chia- 
mala la corrispondente misUrti dei 
Bresciani. 
Conpeea. La parte concava deretana tra 
il capo e il collo. Collottola, 
ecc in del coipeen, v. al vocabolo can- 
tina, eco in cantina. 
Ooapertina. Dicono i capellai q:uelle fal- 
de sottili fatte di pelo più scelto, 
onde talvolta coprono le parti più 
apparenti d'un capello. Fianchetto, 
Conpòtt, dim. di Conpp, v. Tegoletta, 
Tegolina, Tegoli nO'. 
9 Anche si sente per piccolo e basso 
tetto. Tettuccio, 
Cenpòon. Colpo di mano sulla parte de- 
retana del capo. Scappellotto: an- 
che noi abbiamo scoipelòtt. Coppo- 
ne in lingua usasi al pi., e sono 
le schegge cadute dal legno che si 
atteiTa, o si mette in opera (tacche). 
Genpp. Lavoro di terra cotta della lun- 
ghezza comunemente di Oa iO once 
arcato a modo di doccia ^ canaal ) 
più *larga da un' estremità che 
dair altra, a uso di c-prire I tetti. 
Tegola, Tegolo. Il coppo della 
lingua é spiegato nell' UrtograGu 
Enciclopedica in primo signincalo 
per vaso di terra per lo più da 
tenere olio, il nostro tarÀgna del- 
l' òli. 
» del capell. La parte superiore del 
eappcilo: se del (appello da uo- 
mo. Cucuzzolo ; del <:appello da 
donna. Cupolino, 
» Ancora si usa per Tetto — Sui conp 

— Sul tetto. 
dai conpp in sen* Come dire in ri- 
guardo a Dio, e alle cose dell'a- 
nima e della religione. Dal tetto 
in su, 
dai oonpp in zo , o abass. Come dire 
in riguardo aj^li uomini e agli 
umani interessi , o secondo cne 
pensanogli uomini. />a/ /e(/o in giù, 
ponrtaa sen i conpp. Dicesi del dover 
provare moleste coiueguenze di 
altrui mancamenti. Portar la colpa. 
» Ancora del dovere faticare per al- 
trui. Far V asino. 
8taa sott ài conpp. Abitare all'ultimo 
%i 



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— 154 — 



GO 



piano di Una casa. Abitare a tetto. I 
•e casca en coip^ el me dà adèsa , o " 
in cèo. Suol dirsi da chi è^ o si 
tiene sfortnnalìssimo. ^llo sgra- 
ziato tempesta it pan nel forno. 
Persóna siffatta ho trovato nel Di- 
zionario che può dirsi Sacco di 
disdetta : e questa espressiva me- 
tafora mi tenterebbe di proporre 
che dove al nostro saceh de bòtte 
(v. bòtta) fu posto corrispondente 
in lingua panca da tenebre > che 
non so se potesse essere inteso 
chiaro senza quella spiegazione che 
gli ho dovuto soggiungere) si so- 
stituisse Sacco ai busse. 

CovpBàzza. Dicesi di coppa gt*assa. Co- 
ìottoja grassona. 

Ooùppe. È uno dei qilattro semi delle 
nostre carte da tressetli, ed è così 
detto perchè le carte di questo se- 
me rappresentano tnzte che in lin- 
gua si dicono anche Coppe. Coppe. 
d&agbe a enn el dea da coùppe. AK 
lontanare uno^ fnre ad uno inten- 
dere che si allontani. Dare lo 
sfratto ad uno. Dare il cencio ad 
vnoj Dare ad uno l^ambio , che 

f»ropri(imente è andatura di caval- 
ecc. a passi corti e veloci. 

tòglier eon per el don da coùppe. Te- 
nere uno per persona da niente. 
Avere uno per le due coppe. 

tee sei el dea o el ao don da coùppe. 

Dicesi di chi si allontani da un 

luogo quasi fuggendone. Pigliar 

V ambio. 

Coappòra. Lungo e largo tegolo. Em- 

bricione. 
Ooor. È quel viscere che situato obli- 
quamente , e un po' a sinistra nel 
petto, serve al giro del sangue ri- 
cevendolo dai polmoni e dii tutto 
il corpo col mezzo di canali che 
si dicono vene (vòne) , e nei pol- 
moni e in tutte le parti del corpo 
ricacciandolo col mezzo di altri ca- 
nali chiamati arterie. Cuore. Tanto 
però il nostro coor quanto il cor- 
rispondente della lingua sì piglia- 
no in parecchi signiocati metafo- 
rici^ come si scorgerà da diversi 
modi che qui si soggiungono. 

> Nel cavoli , nella lattuca chiamasi 
la riunione e quasi addossamento 
più interno delle foglie del cesto 
(b&Ua)v. di quegli erbaggi. Garzuolo 



Goor Rei fiorii nelle erbe il ramiceÙO) 
il germoglio che trapiantasi. Gtt^ 
io , Tallo y che anche significa la 
messa delle erbe quando vogliono 
andare in semenza (andaa 11 giU). 

» da caan. Dicesi di chi noe senta 
compassione né tenerezza. Cmt 
di smalto j o di bronzo, odi ma» 
cigno. ' 

andaa ti coor. Per lo più da noi li 
dice in senso di recar dispiacere; 
ma si usa anche in genere per de- 
stare qualsiasi commozione, e al- 
tresì per convincere, convertire. 
Toccare il cuore. 

andaa zo *1 coor. Avere gran voglia, 
gran desiderio di checchessia, ma 
specialmente di cibi. Ustolare , 
Struggersi di voglia, 

cavaa 'ì coor. Fare gran compassione. 
Spezza re» Strappare^ Stringere it 
cuore : abbiamo noi pure strippai) 
strinzer el eoor nel medesimo senso; 
Cavare il cuore nel Dizionario k 
spiegato per dare piacere infinilo. 

dàane *1 eoof. Avere prespntimentoi 
Dire, Presagire il cUore — el caor 
me la diva , o men diva che te sa- 
ròsset TOgniit. // cuore me lo di- 
ceva j irte lo presagiva che In 
saresti venuto. 

èsser de cooi*. Esser d'animo dianosto 
a far piacere , beneficio ad altrui* 
Essere di cuore j esser cortese. 
JSeì Dizionario esser di cuore è 
spiegalo anche esser persona co^ 
raggiosa. 

èsser noùmma coor. E* r èsser da caar 
V. in sommo grado. Esser corle- 
sissimo, Ejtser di grancuore,m 
pur significa esser coraggioso. 

métter el so coor in paas. l)isiaccare 
il pensiero da una cosa , ritenere 
di non conseguir più una cosa e 
simili. Levarti una cosa dal ^^"^.''Jj 

qaarciàaseghe a eon el coor. Dicesi di 
quella sensazione che altri perso* 
bito dolore o spavento prova coma 
se qualche cosa ^li serrasse e strin- 
gesse il cuore. Rinchiudersi, Strivi 
gersi ad uno il cuore. Abbiamo 
anche noi strènzeseshe a enn « 
coor. ... 

Yégneghe a ean J àmpie al coor. in- 
cesi il provare dispiacere, ma fy 
lo più quand' esso è cagionato aa 
impaziente desiderio di alcuna co- 



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— 455 



GO 



la. Struggersi ad uno il cuore ^ h 
Sentirsi uno struggere H cuore^ 

(Mra. Usasi ripetula questa voce per 
- chiamare le galline. CutTOj curra. 

i^iraa. Dare afflizione. Accorare, - Ind. 
pr. céri, te còret, el, i oòra; e ug;ual- 
menie col semplice o il pr. So^g. 
» I déat. Sì dice di quel molesto senso 
che produce nei demi iUoverchio 
freddo di bevanda o cibo gelato. 
Mozzare i denti. 

OairtaL Produzione petroso-animale , 
che a rami siccome pianta sta con 
una specie di appicagnolo o radice 
che voglia dirsi^ attaccata a sco- 
elio ad altro corpo che trovasi 
in fondo o nel letto del mare. E' 
l'opera d*una specie di vermi ma- 
rini detti polipi, che vi abitan per 
entro talora in numerosissime fa- 
miglie. Coratlo, 
coiraal moalaat. Corallo lavorato, e ri- 
dotto in globi, altre forme di 
auperficie a parecchie faccette. Co- 
ratio arrotato o affaccettato. 
caprài del pèol.Utielle spugnose esere- 
scenzedi carne, che il tacchino (pèol.) 
ba intomo al collo e che nelle sue 
accensioni si indurano e si fanno 
d'un rosso molto vivo. Caruncole, 
e anche Coralli. 

Coiramélla. Pelle fina su cui si stri- 
sciano I rasoi sia per affilarli , o 
per asciugarli. Buccio j Cojetto, 

Covamm. Pelle di animali concia. Cuojo, 
CojamCj pel quale oggi più comu- 
nemente si* dice Corame 9 come 
affermasi nell'Ortografia Enciclo- 
pedica. Questo vocabolo però nella 
stessa Ortografia Enciclopedica è 
spiegato per molti cuoi uniti in- 
sieme. 

Ooirau. Cuor duro e cattivo. Caraccio. 

Còrda. Filo per lo più di canapa rat<p 
torta insieme per legare. Corda, 
Fune. 
9 d*érba. Specie di fune fatta d'er- 
ba intrecciata, non però ritorta. 
Stramba. 
9 da Ylooleen o da Tioalòon ecc. Le 
corde degli strumenti da suono che 
sono fatte di budella d'agnelli, di 
castrati, e simili animnli. Minugia, 
che anche è pi. come Minuge. Mi- 
nugi<i, e minugio è lo stesso che 
budello. 
9 4^1 tràppen. Usasi al pi. e si dà 



questo nome ai coreggiuoll che 
tengono in guida il trapano. Bri* 
glie del trapano. 
andaa sea par scàia e zo per còrda. 
Frase che vale quanto essere im- 
piccalo. Esser sospeso per la go' 
la j Fare un balio in campo az" 
zurro. 
dàaghe la corda a b' afl&re ecc. Pro- 
cedere lentamente più che non vo- 
flia ragione in qualche affare ecc, 
*irare in lungo un affare ecc, 

Gowrdaa. Tendere te corde di uno stru- 
mento musicale perch'esse possano 
armonizzare. Accordare. 
m Pigliare uno a servigio patteg- 
giando gli obblighi vicendevoli; e 
anche fare accordo , patteggiare 
per una cosa p. es. per una vet- 
tura. Fermare ; e di vettura par- 
ticolarinete anche Noleggiare. 

Covrdamm. Assortimento di corde ne- 
cessario per la costruzione di un 
edificio, per corredo di una barca, 
e simili. Cordame, Cordaggio , 
ehe anche semplicemente significa 
quantità di corde. 

OovrdéUa. Chiamasi con questo noma 
certo tessuto di cotone a minute 
verghettine. Il cordella della lingua 
è dim. di corda. 

Goardeen. Facitore di corde. Cordajo, 
Cordajuolo, Funajo,' Funajnulo. 
» Ancora si dice dui giuocatori di 
palla > o di pallone quella corda 
che si tira attraverso del gioco a 
certa altezza, al di sopra della 

auale bisogna mandare la palla o 
pallone ogni volta che si bat* 
tono. Corda. 
gievgaa al coardedB. Giocare alla palla 
al pallone colla leg^e di doverli 
tenere nel batterli al di sopra della 
cordadlcui v.aopra. Fare fli/acortìfa, 
CoHrdina. Dim. di còrda v. Cordella , 

Cordicella, Cordicina. 
Cordai. Grosso filo del ripieno che in 
un tessuto alterna con parecchi 
fili più sottili. Cordulo. 
» del pótten. La parte più grossa e 
rilevata del pettine, che viene ad 
essere come la base dei denti. <^o* 
stola del pettine. 
GoHTdòon. Fila di cotone, o di seta rat- 
torta insieme a mo' di corda. Cor-* 
dotte. 
9 E' nel nostro corpo una specie di 



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^ 456 ^ 



CO 



cordone di fibre d' ud color bianco || 
perlticeo , che più o meno lungfo^ 
scliiac'ciato o rotondo^ atlaccasi dall' 
un de' lall ad un osso^ e dall' altro 
alle fibre carnee d'un muscolo^ e 
serve a tendere e piegare i varii 
membri del corpo. Tendine^ 

Covrdòon Diciamo pure quella funicella a 
nodi onde ncingonsi particolar- 
mente i frati dì 8. Francesco. Cor^ 
digito. 
9 Altresì quel cordoncello guer- 
nito di un fiocco ai capi, con che 
cingonsi i preti aopra il camice. 
Cordiglio, Cingolo. 
» Ancora quel cordoncino con fioc- 
chetto , o altro ai capi , di che 
suolsi guernire la mazza o canna 
che portasi per appoggio, o anche 
solo per avere qualcue co^a In 
mano. Cordiglio» 
9 Gli artefici dicono ogni scornicia- 
mento tondo a guisa appunto di 
un cordone che gira intorno. Ba» 
sione , Bastoncino , Tondino. Ba- 
ttone è poi anche il nome di tutti 
i ferri o pialle (piòUo) col taglio 
a mezzo cerchio per t^so di fare i 
sopra detti scorniciamenii. 

Còregh. Arnese di abbigliamento don- 
nesco y che par tornato in uso ai 
nostri giorni , e che è cou^e una 
specie di gonnellino ampio e o for- 
temente Insaldato, od anche guer- 
nito in giro di stecche di balena 
per tenerlo disteso^ e far rimanere 
molto allargato e rigonfio il so- 
\rappoiito vestito^ Guardinfante j 
Faldiglia. 

Ooireen. Dim. di coor v. Cuoricino , 
Coricino. 
w Chiamano le cucitrici un pezzuolo 
di tela per lo pjù a foggia di cuore 
che esse cuciono per fortezza in- 
ternamente air angolo dello spa- 
rato del petto. Cuoricino^ 

CooreseeB. Par quasi un dim. o piutto- 
sto vezzrgginti\o di coareen v. 

Coiretiòon. Tanto r emendazione che 
fassi di un difetto, di un errore, e 
ciò che negli scritti agli errori si 
sostituisce^ quanto un castigo che 
diasi a chi sia mancato, o le pa- 
role che gli si dicano perchè si 
ravveda. Correzione. 
» Dieuno ancora gli stampatori quel 
ioQÌìQ cartaccia che ristampano f 



a cagione d'errori. Baratto, Car* 
tolina. Cartolino, Cartuccia. 

Vooréua. Lama di ferro che inchiodasi 
orizzontalmente neir Imposta in 
modo che l'occhio o anello in eoi 
finisce riesca a rincontro dell'ar- 
pione , r ago del auale s* infila e 
gira in esso. Banaella. Il coreg- 
giola della linp;ua è dim. di coreg- 
gia, cintura di cuojo. 
» coni cèU. Chiamasi la bandella in-^ 
feriore d' un' imposta , quando è 
incurvata al di fuori in collo d'oca, 
si che l'imposta nell'aprirla perde 
la direzione verticale , e però ab- 
bandonata a sé sguscia, ricade, e 
si richiude. Bandella a collo d'oca. 

Coorezxool. Dicesl dai campagnoli quella 
striscia di cuojo, o pelle disseccala 
d'anguilla che unisce i due basioai 
che formano la verga per battere 
il grano sull'aja. Gombina. 

Goareuóla. Ma usasi per lo più al pi, 
e si chiamano con questo nome 
certe alterazioni portate da untu- 
me ecc. nel panno, che prende per 
esse una brutta lucentezza , e éi-^ 
viene più sodo che non è nel ri- 
manente. Ho udito da un toscano 
Corazze di sudiciume. 
piéen de co^rezzóle* Agg. di panno di-i 
venuto bruttamente luciao e sodo 
per untume ecc. Incorazzato, In* 
carezzato. 

Courìdoìir. Andito che serve di passag- 
gio da una parte all' altra di un 
edificio. Corridoio, Corritojo, Cor'* 
ridinne, che anche è agg. e signi- 
fica che corre, o è atto al corso; 
si usa pur come nome, e dicesi di 
soldato che fa scorrerie, e anche 
poeticamente per cavallo. 

Coqrioos, Che è desideroso di sapere le 
cose, e per lo più ouando le cose 
che ha desiderio di sapere noQ 
sono necessarie, o sono fatti al- 
trui. Curioso. 
9 Lo diciamo ancora di persona che 
non è di umore sempre uguale, 
né che facilmente si conforma co- 
gli altrui sentimenti. Stravagante. 

Coorìoasaa. Qercar di sapere i fatti al- 
trui. Spiare. 

Coiulosita. Astratto di eoarioiis nel 4. 
senso V. Curiositi. 
tòosd na coarioasita. Soddisfare a de- 
siderio che abbiasi della contai^A 



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— 157 - 



CO 



di qualche cosa, appagare vna 
tua curiositatuceia - 'ma soon tèlt 
na cairtOHdtà. Ho appagala tata 
mia curiositaiuccia. 

ffoviouèoii accr. di eourioas. Nel i. 
aenso v. e dìcesi sprezzali va mente 
e per rimprovero a chi vuol co- 
noscere quello che non gli debba 
importare. Curiosacelo ; e a chi 
vuol sapere ì fatti allrqi. Fiuta- 
fatlij fiottone, 

QiniO. Protuberanza ossea , che più o 
men lunga ed acula spunta dal 
capo di certi quadrupedi^ e anche 
ciascuno dei due palpi, o tentacoli^ 
ossia filamenti pieghevoli che han- 
no alla testa le lumache e simili 
vermi. Corno, al pi. Corni, e an- 
che Coma f. onde Cornuto che ha 
coroa^ che è distinto a maniera 
di corna. 
» E' pure il nome d'uno stromento 
da fiato^ che ha nella forma certa 
somiglianza con un corno ricurvo. 
Corno. 
w Al pi. plebejamente per testa, 
e per mente - te dèe na le- 
gnàda svi còmi. Ti do una legnata, 
o i//ia bastonala sulle corna - te 
roimparòo i còrni. Ti romperò, li 

Succherò le coma. E questa frase 
accar le corna trovasi metafori- 
camente usata anche per cavare di 
testa la superbia, quel che noi di- 
ciamo fàa calaa J àrie v. - coùssa 
l^h* è vegviit in di còmi. Che cosa 
^li è venuto in mente, 

m I calzolai dicono un pezzo cavo 
d'osso^ in vece del quale usan tal- 
volta una striscia di cuojo^ per 
aiutare la calzatura delle scarpe. 
Calsatoja, Calzalojo. 

9 Anzi sempre al pi. còmi diconsi 
nel earofano quei filamenti che si 
innalzano dal mezzo del fiore, af- 
longandosi e curvandosi secondo 
che più si spiccano i petali (fòje). 
Pistilli, 

aT^rhe i eònii. Sentesi dal popolo per 
Èssere incollerito, Essere adirato, 

afiighe eim sul oèmi. Avere uno in 
dispetto, in odio. Jnere in urlo , 
Joere in uggia, e anche bassa- 
mente jivere sulle corna. 

« cèrne ! Esclamazione di dispettosa 
negativa. Un fischiai Un fistolo l 

faa i còmi. In primo significalo di- 



cesi, dello spuntare ad un animale 
le corna. Metter le corna - el fa, 
él tra fora i còmi adèss. Mette 
adesso le cornai ma si usa anche 
in senso metaforico per mancare 
alla fede maritale. Far le cornac 
Far le fusa torte. 

faa yégaer { còmi. Cagionare dispia- 
cere , o noja che muova a stizza. 
Far disdegno. Far dispetto. 

ften&aglie a na còsa i còmi. Espres- 
sione con che lodasi alcuna cosa 
come di eccellenza in suo gene- 
re - p. es. Tè 'n veen che ghe feùm- 
ma i còmi. È un vino eccellente. 

ne yalii en còrno. IVon avere il più 
piccolo valore. Non valere un fruì" 
lo, o un lupino (noneen), e anche 
bassamente. Non valere un corno. 

Tégner i còrni. Muoversi ad ira per 
cosa che altri dica o faccia la quale 
cagioni dispetto. Fenir la muffa. 
Venire, o Crescere (a muffa al 
naso, 
Conmacc. Uccello a becco leggermente 
uncinato, piccoli e corti piedi con 
robuste e potenti unghie quasi ar- 
tigli, coda presso che rotonda, 
penna d* un nero intenso, rilucente; 
ne compariscono tra noi al tempo 
delle nevi torme numerosissime, 
ben regolate. Corvo. W ha un' al-» 
tra specie di più piccola mole con 
becco più arcuato, e rossiccio, pie- 
di e coda più corta, il cui nome 
è Cornacchia. 
Conmàccia. Ciascuna di quelle caviglio 
infisse air uno, o ai due capi dei 
verricello del pozzo per farlo gi-r 
rare colle mani, e avvolgervi so- 
pra la fune cui è attaccalo il sec- 
chio da attinger aequa v. aspa 
del poniz. Caviglia, Bracciuolo. . 
Conmaal. Comio, Corniolo, Cornaro, 
r albero; Comia, Corniola, Cor- 
gnale il frutto. 

aaàn come en conmaal. Quasi superla- 
tivo di saan, per dire di una sa- 
nità ben ferma. Sanissimo, 
ConmeQQ. dim. di corno, v. Cornetto, 
Cornicello, Cornicino. 

Inmàga Inmagblin tira fora i te conr- 
noen. Dicono i fanciulli per avere 
il divertimento di vedere la lu- 
maca distendere I suoi palpi, v. 
r idea in còrno. Lumaca /i/mn- 
chella mclli fuor la lue ^ornellUf 



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158 — 



Goarnéra. Dices! quel difetto che è in 
unn calzetta^ allorché 11 filo deMa 
mogUa non intrecciato o caduto 
nfir intrecciarlo rimane disteso. 
Maglia scappala, 
andaa ze, o cascaa zo na coarterà, v. 
sopra Gonméra per l'idea. Cadere 
scappare una maglia, 
éssegbe zo iia coitméra. Jvere la cai- 
setta vna maglia scappata, o ap- 
che sempliceniente per ù^ura A' 
vere la calzetta una maqlia. 
too seu na couméra. Ripigliate una 
maglia. 
Coimétt Al pi. Baccelli ( tighe) tenerini 
da potersi mnng^iare Insieme co^lì 
Interni fagiuoli non ancor venuti 
a maturnnza. Fatinoli in erbOj 
o verdi, Fagiolelù, 
9 Detto di pane, V estremità di un 
pane. Cantuccio: e ancbe quahla 
piccola parte di esso. Pezzetto, 
Tozzo, Toccai abbiamo noi pure 
tòceb. 
Courniis. Ornamento di varia figura che 
fassi di legno o d'altra materia 
per contornare specchio, quadro 
ecc., e ancora consimile ornamen- 
to di pietra, o di mattoni in un 
fdifizio. Cornice. 
Coomi&étta. Dim. di cotuniis. v. Parreb- 
be che si potesse per analogia di- 
re Cornicettai come da radice p. 
es. si ha il suo dim. radicetta. Pu- 
re cornicetta non è registrato nel 
Dizionario, e se vi si trova cor- 
nicelln, cornlcinn, el sono dati so- 
lamente quai .sinonimi di corni- 
cello, cornicino dim. di corno. 
Coumisòoii. accr. di coamiis. Cornicione, 
Coaronneen. Dim. di coaròana nel signi- 
ficato d' una certa serie di pallot- 
toline di cocco altro infilzate o 
legale insieme con metallo per 
segno dei paternostri e delU uve- 
marie che si hanno da dire per 
alcuna divozione che ne importa 
meno del Rosario; e la divozione 
slcjisa. Coronano. 
Còrp. Tanto il complesso di tutte le par- 
ti sensibili che costituiscono l' a- 
nimale, (|uanla 1* a f pregato dì pi^ 
cose, e r adunanza di più persone 
come un tutto, e in generale qual- 
siasi complesso^ totalità. Corpo, 
» INei vestiti le parti che corrispon- 
dono al dosso e al petto. Corpo, 



Busto, Imbusto. 
Oirp I librai dicono quel pezzo dt car- 
tone^ pergamena^ o simile con coi 
coprono il dorso d' un libro per 
rinforzo e sostegno della legatura. 
Culatta; e H mettere al libro co^ 
testo rinforzo, Acculattare il libro, 
a còrp e patazz. Col verbo cascaa. Ca- 
dere impetuosamente a terra quasi 
corpo morto. Cadere stramazzone. 
. andaa, e méttese in de na còsa a cèip^ 
e petazz. Entrare, mettersi iu una 
cosa senza pensare a perìcoli a 
difficoltà che vi si possano trovare. 
Entrare, Mettersi in una cosa a 
corpo perduto, 
de còrp gròss. Corpacciuto, Cornu^ 
Lento, Corputo, Carpost ho uaito 
anche da noi. 
avìghe* r còrp abidiònt. Avere le èva- 
cuazioni del ventre naturali e facili. 
.^f>er« il beneficio del corpo. Es- 
ser disposto del corpo, 
tòose in còrp na còsa.Soffrìre checches- 
sia. Inghiottire alcuna cosa, 
Tonril minala còrp na còsa. IVon volere 
indursi ad alcun che. Nou voler 
saper niente d* alcuna cosa. 
Caùrrer. Andare con velocità, avere il 
suo andamei^to^ Il suo corso. Cor* 
vere, 
an pezz conrr el caan, an pezz la le- 
gor. Proverbio per dire che I pre- 
potenti non hanno poi sempre il 
vantaggio.. I Toscani dicono nel 
senso di questo proverbio. Corre- 
li giorno del vostro santo, verrà 
il giorno del mio, Ficnc il giorno 
per tutti, 
coarii, coarii. Cosi gridasi cercando. 

ajuto. Accorr* vomo. 
conrént a caminònt* Correndo quanto 

più si possa. J tutta corsa. 

fia coùrrer, o baUaa di ocf sea per i 

bacch. Usare astuzie per ingannare 

e trarre alcuno in favor proprio 

o d'altrui, a fine di ottenere uà 

qualche intento. Fare una aher» 

mintila, o gherminelle. Brogliare. 

la va miga a coùrrer ma a riviagha 

a témp. JVon ^val levare a buon* 

ora, bisogna aver ventura. 

Coaria. Agg dt àqua. Che corre. Jqua 

corrente. 
Gaars. Corso. 
9 de prède. Dicesl la disposizione de) 
mattoni cementati V uno appressa 



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159 — 



CO 



dell' altro per ìa lunghezza del 
muro che si costruisce. Suolo, Fi" 
larello di mailonU 
iCo«rtàua. Corte grande e non di bel- 

r aspetto. Coriiiaccio. 
toirtelaa. I^'erire con edile Ilo. Àccoì' 

ietlare, 
^Davtelàase 8ea> Ferirsi due o più V un 
i' altro con coltello. Fare alle 
collelta. 
tBovtelaat Lavoro di mattoni posti per 

coltello. ( in eèsta. ) ÀccoHeilalo. 
))oirtelL Strumento composto di un ma- 
fiìce in cui è inastata o girevol- 
mente fermnta una pinstra per Io 
più di ferro detta lama (lèmma) ta- 
gliente da un lato. Ctllello. 

9f dritt Coltello la cui lama è ferma 
nel manico sì che non si può ri- 
piegare. CoUeìlo 4n aula, o ina- 
sialo. 

» su'amdnecli. Cokcllo In coi lama 
sì ripiega si che il suo Uno ta- 
gliente entra in una fentiiluru del 
manico. Coltello da lasca^ o da 
serrare. Talora la lama di siffatti 
coltelli alquanto sol ripiegata si 
serra da sé In forza di una molla^ 
e si dice CoUeflo a molla. 

» da searpèer. Specie di coltello al- 
quanto falcalo con che i calzolai 
ralTilano i loro lavori. TrinCeUOj 
Falcetto. 

emor de fìradéi amor de coartai v. 
amor; e dove ho detto di non a* 
ver trovato nella lingua proverbio 
corrispondente, potrebbe mettersi 
in vece Tre fratelli tre cas/ellij 
modo che col punto d* interroga- 
zione è dato dal Vocabolario Mi- 
lanese. 

avligho ^ coirteli per el rnànech. A- 
vere in sua podestà checchessia 
d' altrui, o avere sopra di esso in 
checchessia vantaggio sì che più 
gli torni secondare che resistere. 
^oer la vanga per il manicoj A- 
ver la palla in mano. 
C^irtélla. Specie di coltello di cui si 
valgono i cuochi per tagliuzzare 
e tritare gli erbaggi, le curni> e 
«jmili. Coltellaccio, Pestarola. 

» Gli agricoltori dicono quella specie 
di coltello che pongono all' ara- 
tro perchè fendendo il terreno ta- 
gli r erbe e le radici che si incon- 
trano. Coltella pei riscontri j Col* 



lellaccio. Coltro. 

Coartélla I pittori chiamano un loro stru- 
mento a foggia di coltello per o- 
gnl parte ilessibil<>. Bleslichlno. 

6èsa. E' come il n. generico di tutto 
che è. Cosa. 
eoan la còsa che T ò so parènt^ el cràdd 
ecc. Per la ragione che è in pa- 
rentela con lui ecc. Per essere suo 
parente, ei crede ecc. 
faa le soùe còso. Dicesi di chi in pe- 
rìcolo di morte riceve iSacramenli^ 
Acconciarsi delV anima. 
qaand se diis le còse. Espressione di 
certa maraviglia, quando avviene 
cosa che non snrcbbesi potuta n- 
speltare. Quando si dicono i casi. 

Goùsa, coùssa. Usia mo nelle interro- 
gazioni pt?r Che Che cosa, e 
talora Come — Coùfta fèete ? Che 
/ai ? CoQsa 86 diis ? 6^ome si di^ 
ce ? cosi^sì interrogano i fanciulli 
per farli * rammentare di ringra- 
ziare chi ha dato lora qualche cosa. 
» Lo usiamo anche come avv. per 
Quanto - Coùsa Yàlel? Quanto vale? - 
coùssa 'n Toorii? Quanto ne volete ? 

Coasadoùra. Donna che cuce, ma comu- 
nemente quella che lo fa per mer- 
cede. Cucitrice; e poiché le cosi 
fatte lavorano per lo più di cami- 
cie. Camiciaia, Camiciara. 

Coasadùra. La congiuntura di pezzi di 
panno, di tela ecc. con refe o seta 
ecc. che si passa per essi col mezzo 
di un ago. Cucitura. 
» Ancora quella specie di riga, o di 
costola che fa la cucitura. Costura. 
bàtter calcaa o maccaa le oonsadùro. 
Picchiare le costure per Ispianare 
il rilevato di esse, e anche scherzosa- 
mente battere. Ragguagliare, Spia* 
nare le costure. 

Góser. V. coasadùra per V idea. Cucire, 

Agucchiare. 

9 dicesi ancora 11 ricongiungere con 

filo di ferro vasi che sian logorati 

rotti. il/*pranf7orc. Rabberciare. 

Césor. Parlando particolarmente dei ci- 
bi può definirsi col Carena: essere 
una cosa per via di fuoco fatta 
acconcia a mangiarsi: ^ a com- 
prendere poi In uno tutti i suoi si- 
gnificati il Dizionario lo spiega per 
azione che fa il fuoco nelle cosa 
materiali tra lo scaldare e 1' ab- 
brucciare. Cuocere» 



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— 460 — 



CO 



fiòsersi dice anche dell' insalata quando 
si lasci senza mangiarla dopo che 
è condita. Divenir moscio^ Am^ 
mosciarcj ÀmmoscirCi 

9 in bianch. v. Mandi. 

faa oòser a belbèU. Far cuocere pian 
piano con poco umore e fuoco 
lento una vivanda. Grillellare. 

tàà cóser a lésa. Cuocere checchessia 
in sola acqua. Lessare, 

flaa cosar, o metter in bianch el péss. 
V. bianch. 

flaa cóser alia STéita. Cuocere in fretta 
e con assai vivo fuoco. Far ar- 
rabbiare: onde arrabbiato il no- 
stro cott alia svòlta. 

che coos prèst. Che è di facile cot- 
tura. Coilojo. 

che stènta a cóser. Che è di difficile 
cottura^ e si dice particolarmente di 
legumi. Cnidele. 

cott in bianch. v. bianch. 

inezi cott. GnascoUo, come forse 
dire quasi cotto. 

cott dal soni. Diccsi chi ha in pelle 
certo colore come di bronzo per 

V azione del sole sotto alla cut 
sfer/.a ardente stia troppo esposto. 
InvoUo, Abbronzato, 

andaa 1 cott e *i cnid. Andar per- 
duto il tutto. Andarne ti mosto e 

V aquereiloj Andarne la roba e 
le carni. 

mangiàase *1 cott e 1 cmd. Dicesi di 
chi o volontariamente o per ne- 
cessità spendendo soverchiamente^ 
si riduca a non aver più nulla. 
Colare ogni cosa. 

intendlisen qaand V è cótta. Diccsi di 
chi non sa, e vuol pur discorrere. 
Non ne saper boccicalUj Non ci 
aver peccato: abbiamo anche noi 
nel medesimo senso, no aviighen 
ne dója no coùlpa, che in primo 
significato però vuol dire: essere 
onutto innocente. 

èela cótta* Suolsi nel giuoco del rim- 
piattino ( sconndalégor ) così gri- 
dai*e da quello a cui tocca di star 
sotto quando gli pare che gli al- 
tri si possano essere nascosti. For- 
se potrebbe corrispondergli. Ven^ 
gol Gli altri poi quando si sono 
rimpiattati, fanno il grido conont, 
come dire €Ótta> ma cosi mule 
articolato per non farsi agevol- 
mente ueir alterala voce scorgere 



dove siano. 

Consoen. Il figlio del fratello o della bòj 
relia del padre o della madre. Cu- 
gino. 

Goisina. La figlia dei fratello o della 
sorella del padre o della madre. 
Cugina. 
9 La stanza di una casa che è de- 
stinata a preporare e cuocere le 
vivande. Cucina, 
la cousina 1* è na limma aoirda. Pro^ 
verbio che significa il mancamento 
di economia nelle spese del man- 
giare tornar rovinoso alle famiglie. 
^ grassa cucina povertà è vicina. 

Consineen. Dim. di coasina nel secondo 
senso \. Cucinetta, Cucinuisa. 

Gonsiise. V. Cóser. 

Còssa. Ciascuna di quelle due parti del 
corpo che vanno dal ginocchio al 
busto. Coscia. 
» de nous. Ciascuna delle quattro 
parti separate fra loro da una co- 
me membrana che formano il ghe- 
riglio della noce. Spicchio. 
menadùra della cèssa. Ciascuna delle 
due parti che sono tra le cosce e 
il ventre , come dire 1* unione di 
questo con quelle. AnguinajOj In- 
guine. 

Gonspètto. Modo di esclamazione ad 
esprimere maraviglia. Capperi , 
Cappita. 

Goùssa V. coùsa. 

GoQSse. Avverbio di confronto e di si- 
'militudine, a cui per ordinario cor-> 

risponde il come. Cosi. 
» Col nomi di cibo o di bevanda 
significa senza niun' altra cosa. 
SclìiellOj Solo. p. es. vói doU'àqu 
coasse, l'aglio aqna'schietta - mai' 
giaa *1 paan , la ponlènta coasso. 
Mangiare il pane solo, la polenta 
sola. 

Gonsseen. Specie di tasca a quattro lati 
ripiena di lana, o crino per po<* 
sarvi sopra il capo a dormire, e 
anche per altri usi. Guanciale i 
Origliere^ Cuscino. 
» da cóser. Quella specie di casset- 
ti na ricoperta di stoffa , su cui le 
donne appuntano o fermano le robe 
che cuciono. Cuccino, Guancia^ 
letto. 
» da pizz. lina specie di guancialetto 
corto e rotondo sul quale si fanno 
merletti (piix)> lavori di trine ecc. 



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161 - 



CO 



Coussètt. La .coscia del vitello. Lac- 
chetta. Lombata, 

Consolerà. Cosi chiamiamo un g;uan- 
ciale un poco più larg;o e lungo 
cle^li ordmarìi. Cap'^i»ole, 

tibissinétt. Dim. di coasseen v. Cusci- 
nello, Guanctalello, 
9 delle geàcee. Piccolo guancialino , 
o sacchelto di stoffa , ripieno di 
crino 9 o di crusca , o ^i sabbia a 
uso di tenervi piantati spilli e aghi 
per averli prontamente alla mano. 
Guanciaiino di spilli , Torsello , 
Buzzo. 
» per el saìass. Onel pannolino ad- 
doppiato che si mette suirapei'titra 
df?lla vei^n dopo citvato saOgut*. 
Guancialino. 

Coissèoft. La coséia del manzo, di- 
scione. 

Còsta. Tanto nel signifieato di ciascuno 
di quegli ossi arcati del petto che 
l'Acchiudono le viscere, quanto in 

3uello di luogo che abbia pendio, 
i salita y di scesa ecc. Costa, e 
nel primo significato anche ÓV 
stola. 

» de lattuga, devéna ecc. Quella parte 
piò dura che è nel mezzo delle 
fogli»; della lattncn, della verza ecc. 
Costola ; e V insieme delle costole 
più o meno rilevate onde sono 
provvedute e ornate le foglie di 
molte piante. Nerùùlura. 

)» del ceàrtell. La parte del coltello 
non affilata. Castolo. 

hjentt de costa v. igeatt. 

ttètter In eòsta. neit«» di dennri, met- 
ter da parte. Far gruzzolo. 

» Detto di mattoni, di mezzani, e si- 
miliy col locar li in modo che posino 
in terra col piano più stretto. Mei" 
ter per coltello. 
Ckraft. Il valore di una cosa, quello che 
si deve spendere, o si è speso per 
avere una cosa. Costo. 

a eout de ecc. Usasi avverbialmente 
per indicare disposizione a qual- 
siasi sacrificio. Qitand' anche si 
trattasse dì ecc. p. es. a coast de 
o da iiloantiaglie teitt. Qnand'an- 
che SI trattasse di rimetter , di 
perder tutto. 

a cotsto de titti 1 coast. Avverbial- 
mente si dice per significare fer- 
missima risoluzione ai voler chec- 



chessia i^er qùalunqtte modo. À 
ogni costo, A ogni modo. 
daa al coost, o in del coast Dare uni 
rosa per quello ch'essa è costata. 
Dare pel capitole. 
iniparaa a do coust. Esser fatto sag- 
gio da pericolosa o dannosa espe- 
rienza. Impalcare a proprie spese, 

Ganstaa. Dicesi del prezzo che si sborsa 
per la compera di qualche cosa. 
Costa t'e. 
» *n occ del co v. ce. 

Constatola. Sarebbe dim. di cèdta> ma 
dicesi particolarmente delle costo- 
line del porco. Costereccio^ e più 
a! pi. Costerecci. 

Constee f. di consta. Pronome che espri- 
me persona allora allora nominata, 
ma per lo più porta cotale idea di 
sprezzo. Costei t di Costui. 

Consterà. Parte o sito che risguarda il 
mezzo giorno, e gode meglio della 
luce e del calore del sole. Solatio^ 

Conitipaziòon. Più che in altro senso 
noi lo iiicinnn per mossa di catar- 
ro dalla lesta per lo più con lo<»se 
dgionain da freddo. Infreddatura, 
ciapaa na constipaziòon. v. sopra con- 
stipaliòon per l idea. Pigliare un^in- 
freddatura , o un' imbeccata , o 
una fredda, 

Odtòmbola. Lo diciamo nella fVase: ès- 
ser séen in cotómbola. Essere sem^ 
pre a contesa, ad alterchi. 

Cotoùrno. Specie di stivale che non ve- 
sie tinta la gamba, e portasi sot- 
to ai calzoni. Borzacchino, Cai» 
zaretlo. Anche il coturno della lin- 
gua è uno stivaletto a mezza gam- 
ba usato dagli antichi attori nella 
tragedia, e figuratamente dicesl 
per la tragedia stessa; onde la 
frase calzare il coturno, comporre 
tragedia, o rappresentare in tra- 
gedia. 

Coot. Pietra che adoperasi per fare u 
filo ai ferri. Cote. 
daa la coot. Fare il filo ad un ferro 
colla cote. Affilare, Raffilare. 

Contalétta. Pezzo piano di carne ade- 
rente a una parte della costola 
dell' animale, e arrostila in pa- 
della sulla gratella. Costoletlak 

Contarla. Dal francese, v. ariotta. 
Gontcoudèd. Così diciamo quel grido 
lungamente ripetuto che manda 
la gallina eiuando ha fatto Y uovo. 



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co 



tC2 — 



CR 



Coecodò, Schiamazzio, 
faa coatcoudèe. v. sopra ner V idea. 
Fare schiamazzìo^ Schiamazzare, 

COHtecc. Giuoco di carte rhe Tassì a 
rovescio del trespiie, vincendo ehi 
fa meno punti. Roverscinoj Rove^ 
scino. 

Coitóoii. V. bonmbaas. 
téla de coitóon. Tela bambagina. 
Bambagino, Cotonina: diciamo an- 
che noi coatoanina certa specie di 
tela di cotone. 
Imbonttiit de coitòon. Cotonato da 
cotonare, imbonire di cotone. 

Cótta. Quella quantità di roba, p. es. 
di pane « he si cuoce in una volta. 
Cotta. 
de neef. Dicesi quando sia caduta 
molta neve. Neoasso, stretta di 
neve. Buon levato di neve. 

Gòttega. Piccola enfiatura cafonata per 
fo più da morsicatura di zanzare, 
e simili. CoccìUola. 

Cóttonla. V. cóttega. 

Cottura. L' atto, e 1* eOetto del cuocere. 
Cottura, Cocitura, Cuoci tura. 
de boùna cottura. Facile a cuocersi. 

Cottojo, Di facile cucina. 
dot de cottura, che anche si dice dar 
da CÓsep. Non fattile a cuocersi, e 
si dice particolarmente di quei 
leg^umi che per molto che si la- 
scino al fuoco n>ai non si intene- 
riscono. Crudele, di mala cucina, 
Di cattiva cottoja, il miai nome 
osserva il Dizionario Universale 
Italiano usarsi popolarmente per 
cuocitura. 

Coutteen. Lo usiamo nella frase: dapaa 
'1 coHtteen; e dicesi del fieno che 
non ben seccato fermentasi. Per* 
menta rsi. Fermentare. 

CoiTÒrcc. Ciò che serve a coprire pen- 
tola, vaso, o altro. Coperchio. 
» I mugfoai ( moulinèer ) dicono la 
stiperiurr delle due macine che è 
quella che ^ira a triturare il 
forano. Coperchio. 

ConYertoar. Diciamo qualsiasi coperta 
in che awolgansi bambini, e par- 
ticolarmenle quel drappo con che 
copronsi nel portarli a battesimo. 
31 anteluno. 
» Gli uccellatori dicono una sorte 
di rete assai grande con cui pren- 
dono quH|>;)ie, pernici, e altri uc- 
celli coli' ajuto d' un cane che li 



cerca e trovatili si ferma e di & 
conoscere dove stanno. Copertoio,. 
Àpiolo, Strascino. 

Gèzza. Specie di scodella di legno in- 
cavala in un sol pezzo. Ciottola. 
V é teutt in de na còxza. Dìcesi di 
chi abbia il capo erostuto. Tutto 
crostato. 

Coiuètt. Lo usiamo neMa frase: rèa- 
per spirter i coauètt. Rompere 
la relazione^ 1' amicizia. Rompere 
il fu.icellinQi 

Couiiétta. Dim. di còua. v. Ciotoletta, 
Ciutolina, Ciotolino. 

Couzzòtt. Acrr. di còzxa. v. Ciotolone. 
• Particolarmente quella scodella dt 
legno che usano n«lle bolifghe per 
rai'cogliervi i denari. Ciotola. 

ConzzoTileeii. Dim. di cèo. v. Capetto, 
Capino, Capolino, Testolina. 
» Ancora lo diciamo parlando di 
Amciullo, di giovinetto per dire 
ostinato. Caponcelh. 
»- E ali resi come per vezzo a signi*^ 
Ikare persona Ingegnosa. Buoit 
ingegno. 

Gracch. Diciamo quel suono che fìi un 
vetro p. es. che screpoli o si spezzi 
Crich, Cricche. 

CrapòoB. Tanto nel senso proprio di 
te^ta grossa, quanto nel Dgurato 
di ostmato. Cupone. 

Cràppa. Bassamente per Testa, Capo. 
» da mòrt. Diciamo le ossa nude del 
capo; e figuratamente chiamiamo 
così anche un capo calvo e pelato, 
ma d* una cute che non sia di bel 
colorito. Teschio. 

Creanza. Modo proprio e gentile di 
trattare e di procedere. Creanza 
Geniitezza. 
che sa la creanza. Che conosce i mo- 
di di trattare e di procedere che 
voglionsi tenere nel viver civile. 
Creanzato, Creaniuto, Ben creato, 
Gentile, 
sènza creanza. Che non sa, o non osa 
t modi di trattare e di procedere 
che importa il viver civile. ScreaH* 
zato. Malcreato, Incivile. 

Créder. Aver persuasione che una cosa 
sia vera. Credere. 
ne créder se ne se vòdd. Dicesi di 
persona la quale non vuol credere 
che una cosa possa intervenire, 
finche non la vede seguire. Non 
credere al santo se non fa nii* 



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— 46S — 



CR 



raeoU, 

%^é4it. Tanto nel senso di ciò che si ha 
ad avere do altri, quanto in quello 
di riputazione che alcuifo godo, e 
di fidanza che in alcuno si -abbia. 
Credito. 
9 Usasi anche col verbo fare, e si- 
mili , per indicare che si fa ecc. 
senza ricevere o dare subito il 
prezzo o la mercede. Credenza, 
Abbiamo noi pure in questo sen- 
so cardènia. 
tàà crédit Far credenza — too a 
crédit. Pigliare a credenza. — daa, 
laToaraa a crédit. Vare^ lavorare 
a credenza, 

iSniìUàt Che ha credito, che è tenuto 
in istima. Accreditato, 

Crémes. IN'ome di un cohire rosso no- 
bile che si fa con on inst'tio detln 
chèrmes, o col sangue della coc- 
ciniglia.. Chermisi, Chermisino, 
Cremisi, Cremisino. 

Cremoirtàrter. Lo spiega il Dizionario 

rer la parte più pura della gruma 
gripponla ) di botte, per oso di 
medicina. Cremar di tartaro. 
Crea. f| pelo lungo del collo e della 
coda del cavallo. Crino, Crine, 
che pur dicesi in lingnaggin gra- 
ve e poetico anche dei capelli del- 
l' uomo. 
9 Pianta ortense di cui U radice 
grattugiala^ inforzata con aceto u- 
sasi alle tavole come salsa. Cren, 
Crenno, Rafano rusticano. 
iCrèia. Uuel rigo bianco che rimane sul 
capo per la spartizione che fassì 
del cappelli. Dirizzatnra. 
t/renaa. Avere scarsità delle cose neces- 
sarie alla vita. Stentare. 
Crepaa. Dinrompersi il continuo, come 
chiamano i fisici qualsia composto 
di parti non separate fra loro, 
fendersi^ spaccarsi. Crepare, Crc" 
polare. Screpolare. — ind. pr. 
«^éppi, te oréppet, el, i créppa: al- 
l' islesso modo coi due p. il pr. 
sogg.; e anche l' Imperativo créppa. 
9 Bassamente dicesi pure per morire. 

Anche in lingua. Crepare. 
orepaa dal ridder. Ridere smoderata- 
mente. Crepare dalle risa. 
Crepaase. v. crepaa- 
créppa pànza patèst che ròbba Yània. 
Modo proverbiale per far rimpro- 
vero a chi sia diiuvione^ cioè man- 



gi strabocchevolmente, e aurora 
per esimersi dal più mangiare 
quand' altri persiste a farcene in- 
vilo. Se si dovesse crepare, non 
voler lasciare rilievo scampare. 

Crepàda. ?. crepaa per l' idea. Crepai 
tura. Screpolatura, Screpolo, 
Fessura^ Fesso. 
» Ancora bassamente si dice per 
Morte. — dàaghe na boùna crepada 
Far fagotto, o gheppio. Battere 
la capata. 

Crepadina. Dira, di crepàda. E nel pri- 
mo Senso anche in lingua sono 
i suoi dim. Crepacciuolo, FeS" 
suretta, Fess urina. 

Grèpp. v. crepaa. Per V idea. Crepato, 
Screpolato, Fesso; e se la fessu- 
ra è assai sottile, incrinato. 

Créppa. V. crepàda. ¥* se si tratta di 
una piccola crepatura di muro. , 
Pelo; onde far pelo mostrar fes- 
sura, 

Crèsemaa. Conferire il Sacramento del- 
la Cresima. Cresimare. 
» Figuratamente si dice anche per 
Schiaffeggiare. 

Crèsima. Dal greco, e vuol dire un- 
zione. Sucrainento onde confer- 
masi il cristiano nella grazia ri- 
cevuta pel battesimo. Cresima, 
Confermazione. 
tégner a crèsima. Esser padrino o 
madrina di chi 9Ì accosta el sa- 
cramento della Cresima. Tenere, 
o levare alla Cresima. 

Crespogn. CuciliH*a o rimendalura mal 
fatta. Pottiniccio. 

Crespòon. Arnese movibile formalo di 
più spicchi ( partide ) ossia telai 
di legno su cui è tesa stoffa, o 
tela, o carta, mastiettail per lun- 
go si che si possano ripiegare in- 
teramente r uno suir altro, e o- 
puire angolarmente in lineo ser- 
peggiante, perchè stia in piedi da 
sé quando allargato si roelle ritto 
dove bisogna sul pavimento per 
riparo deli' aria. Paravento, e 
anche Scena. 

Crèsser. Farsi una persona, una cosa 
più di quello eh' ella è. Crescere. 
Pori, cresslit. Cresciuto. 
B Ancora V aumentarsi del prezzo 

dei viveri ecc. Rincarare. 
?ii fiolit da crésaer. Dicesi di chi è 
giunto in tale età che non cresce 



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— 164 — 



CR 



più della persona, jéoer messo U 
tetto. Anche qui da noi ho udito 
nel medesdmu senso vtU tecdaat 
Creisòiit. Oltre che è part. pr. dei ver- 
bo créssor. Oì*e$cente, usasi come 
nome nella frase: aviiehe trèpp 
cressént, e si dice della pianta 
quand' ella allunga troppo la sua 
cima. Àccimare. 
Cressida. Il crescere. Crescimento, Cre^ 
scema. 
» I campag^noli dicono quel cerchio 
di legno novello e imperfetto che 
ogni anno si aggiunge al corpo 
legnoso delle piunte, e giace tra 
la corteccia e il legno perfetto nel 
quale poi si converte. Alburno. 
Cressimònia. Dicesi auella parte di una 
merce p. es. al di là di quello 
che dovrebbe essere. Jximento. 
Cressttt Part. da créssor. v.; ma si usa 
ancora come nome, ed è V au- 
mento del numero delle maglie 
dove la calza ha .da venire più 
larga^ il che si ottiene col lavo* 
rare prima della maelia che viene 
' suir altro ferro quella che le sia 

immediatamente sotto nel giro 
precedente. Cresciuto. 
Qrésta. Quella carne rossa che ft*a8ta- 

fliata superiormente a merluzzi 
plccoi scaccli ) hanno sopra il ca- 
po I galli, le galline, ecc. Cresta. 
ehe gh' aa crésta. Cresluto, e in par- 
lar grave. Cristato. 
alzaa la crésta. Venire in superbia. 

Alzare, Rizzare la cresta. 
sbasaaa la crésta, v. in ària, métter 
zo, sbassaa J* àrie. 
Oreùsca. La buccia del grano macinato, 
la quale cernesi dalla farina per 
mezzo dello staccio ( aedazz. ) Cru» 
sca, 
la farina tei diàvol la Ya in creù- 
sca. Per dire che le cose che 
sono di mal acquisto non durano. 
Quel che vien di ruffa in raffa 
se ne va di buffa in buffa. 
Creùszi. Fastidio, molestia. Briga. Il 
cruccio della lingua è collera, af- 
flizione d* animo. 
tòose creùui. Prendersi fastidio, o 

travaglio. Darsi briga. 
tòese dioreùxzi. /*/(///fl/'*i dei fastidi, 
degli impicci, delle molestie, dei 
rompicapo. 
tire?elaa. Nettare le biade dalle mon- 



diglie agitandole con on arnese 
detto creyelL v. Crivellare, ^a- 
gli are. ,, 

creTClaat. Part. da creyelaa nel senso 
di bucare a modo di crivello, e 
significa appunto ferito in più 
luoghi. Crivellalo. 
Oreveleen. Dim. di crevell. ▼. 

» Anche V artiere che fti crivelli, 
Crìoellaro, Stacciajo, perchè chia-i 
miamo creyeleen ancora chi fa 
gli slacci. 
Crevelòon. Acer, di crevell. ▼. 
» Specie di tela molto rada. Cri^ 
vellone. 
Crevell. Arnese che consiste in pelle 
foracchiata distesa sopr« una fai 
scia circolare di legno, e serve 
per nettare le biade dalle mon<^ 
diglie. Crivello, Facilio. 
» Chiamano I capellai un pezzuole 
di pelle ( in luogo d' un asse eoo 
due maniglie usato una volta ) 
che serve a premere le ftilde do- 
pi» che sono battute all' ureo, 
Calcalojo. 
» da giongaa. Arnesetto formato^ di 
un girello di legno sopra cui è 
dislesa una pelle, e serve per man- 
dare in aria la palla. Tamburello. 
Se il girello è di circonferenza 
im pò più larghelta, noi allora 
diciamo crevélla invece di creTelL 
Cricca. Così dicamo una piccola ser- 
ratura la cui stanghetta a mezza 
mandata è smussa in guisa che 
r uscio spinto si chiude da sé, e 
dicesi particolarmente di quelle 
che non si chiudono a chiave. 
Serratura a sdrucciolo, o a colpo. 
Cricca in lingua dicesl di tre cose 
che Steno insieme, e nel gioco delle 
carte tre figure di esse, come tre 
fanti, tre re, ire assi ecc. che uno 
abbia in mano: è anche sinonimo 
di criocca, cioè brigata d' uomini, 
ma si dice in isti! basso e ber- 
nesco, e in mala parte. 
9 Anche quel pezzo di metallo che 
si prende colla mano per aprire 
la serratura a colpo; il qual pez- 
zo secondo la fórma prende i di- 
versi nomi di palla, o pallino, o 
gruccia, anello; e in generale 
poi potrebbe dirsi Maniglietta. 
» Gli stampatori dicono un pezzo di 
legno attaccato ad una delle cosce 



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CR 



~ 165 — 



CR 



{ spalle ) del torchio, che serve 
a tener ferma la mazza. Cricca. 

QriiC Suono alto e acuto che altri 
manda ftiorì. Grido, 
» Anche il pianto de' bambini, f^a^ 
gito. 

Oridaa, Mondar Aiori la voce con suo* 
no alto e strepitoso. Gridare. 
» Il piangere dei bambini. Vagire. 
« o cridaa adree. Far rimprovero. 
Sgridare. 

Oridàda. Rimprovero. Gridala. 

Orist Adorabile titolo che significa 
untOy e si aggiunge al nome san- 
tissimo di Gesù. Cristo. Sentesi 
però anche solo in bocca di ta- 
luno, e ciò che non parrebbe vero 
turpemente abusalo nelle seguenti 
frasi, 
luidaa in crlst Andare in collera. 
Entrare, Montare in bestia, Dar 
ite' lumij Dare, Andare nelle 
fttrie. 
ne aTiighen en crist. Non avere de- 
nari. ISon avere uit becco di 
quattrino, 

Cristeen. Dicesi di fanciullo magro ^ e 
poco vegnente. J fattizio. Scria* 
telìo, 

Crìticòon. Acer, di criiicll, e usato più 
comunemente di esso. Che giudi- 
ca, che censura altrui notandone 
I difetti. Criticastro. 

(rèa. Lo diciamo Col verbo faa por 
esprimere il mandare che fa la 
gallina in suoni interrotti e mo- 
notoni quella voce grave e roca 
colla quale chiama e ^uida I pul- 
cini. Chiocciare, Il l)izionorio met- 
te ero ero, voce del corvo e della 
cornacchia. 

Qroidaa. Spiccarsi alcuna parte dal 
resto, ma porta V idea che ciò 
avvenga per oagion naturale, senza 
alcuna forza estrinseca, come quan- 
do di per sé i frutti maturi, o le 
foglie secche si distaccano dall' al- 
bero. I capelli cascano dalla testa, 
i denti escoOG dal loro alveolo. 
Cadere. — Ind. pres. erèdi, te 
crédei, el' i créda; e ugualmente 
^ col semplice o il pr. sogg. 
9 Detto della calcina, lo scrostarsi 
di una muraglia da cui si distac- 
chi V intonaco della calcina. Sca* 
nicare. 
a 4ÌU4 semi* Lasciarsi andar giù 11 



capo dal sonno. Tracollare, Ave* 
re una gran cascaggine. 

CreadarooL Dicesi di frutto spiccatosi 
di per sé dall' albero. Cascaticcio» 

Croampaa. v. eonmpraa, 

Orèppa. La schiena degli animali, ma 
dicesl particolarmente di quelli 
che cavalcansi. Groppa, 
ftif ài de crèppa. Gro^^i e larghi sti- 
vali onde vestono la gamba fin 
oltre il ginocchio i postiglioni ca« 
valcando specialmente in inverno. 
Tromboni, 

Crovs. In primo senso vuol dire due 
tronchi d' albero posti o diretta- 
mente o obliquamente 1' uno a 
traverso deli' altro, su cui antl- 
eamenle davasi morte ai malfat- 
tori, sincbè per riverenza dell' Uo- 
mo-Dio il quale in sua infinita 
carila ed umiliò volle assogget- 
tarsi a morte cosi infame, disu- 
sossi cotesito supplizio; ma signi* 
fica ancora quali pur siano altre 
cose disposte al medesimo modo; 
e roelaftirienmente si usa altresì 
per afflizione, tribolazione. Croce. 
fàaghe sea na croiis sit na còsa. Moii 
pen«<ar più ad una cosa, o averne 
perduta ogni speranza. Dai^ la 
benedica ad una cosa. Fare ini 
crociane su di una cosa. Abbia* 
ino anche noi fàaghe set 'a croasèoii. 
gloagaa a march e orons, o a lèttera. 
Gioco fancinllesoo che consiste nel 
gettare in alto una o più monete 
e opporsi a dire da qual parte 
resterà voltata. Giocare a giglio 
o santOj Fare a palle e santi, 
o a santi e cappellelto: e possono 
forse questi modi variare secondo 
i conii delle monete, 
ne savfl gnaan dU qaàtter paròle in 
crons. Dicesi di persona la quale 
non sappia parlare aggiustatamen* 
te. Non saper accozzare due />a* 
rote. 
tatti gh' aa la so croas. Per dire che 
ninno è senza i suoi travagli, o 
fastidi. Ognuno ha la sua croce. 

Crovsce. Sorta d' a^o uncinato per fa- 
re certi lavori come a maglia, 1 
quali pur chiamansi col medesimo 
nome. Uncinello. 

Croaseen. Chiamano le donne due pun- 
ti di eguale lunghezza che si 
attraversano in modo di croce. 



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cu 



— 166 — 



cti 



Punto incrociato. Lo usano in 
certa maniera di ricamo che di- 
cono appunto a cronseeR. a punto 
iacrocialo, e nel fare i punti- 
scritti ( marcaa i paga. ) 
brOHSèra. Qualsiasi attraversamento di 
legni, ferri ecc. a foggia di croce. 
Crociera^ Crociata, 
* Ciascuna di quelle ampie stanze 
a modo di corridori negli spedali^ 
dove si mettono da una parte e 
dair altra i letti degli ammalati. 
Cor9Ìa, 
Grotisétta. Dim. di crous. v. Crocètta, 
CroceUina. 
faa crouséttta. Significa questa frase 
non aver da mangiare. Far delie 
crocette f o dette cróci. Desinare 
alla crocetta. 
drposiil. Quel luogo dove diie o più 
strade si incrociano, sia attraver- 
sandosi, sia riunendosi in una sola. 
Crocicchio s e particolarmente bi- 
vio, quando le strade che s' in- 
crociano son due, trioio quando 
son tre, quadrivio quando son 
quattro. 
Croùsta. Parlandosi dell* uomo e degli 
animali è una coperta riseccata che 
si genera sopra la pelle; « in ge- 
nerale è r indurata superficie di 
qualsiasi cosa. Crosta. 
li Anche qurlla parte che galleggia 
sul siero del sangue cavato dalle 
Vene e rafi'reddato. Catenna. 
» Altresì al pi. per indicare campi 
che altri possegga. Podere, Po- 
deretto — aviighe qnitter cfoùste 
al soni, aver quattro glebe, aver 
un poder^Ato. 
che fa croùsta. Crostoso, Ùrostuto. 
pièen decroùste. Crostoso, Crostuto. 
faa faa la croùsta. Detto di pastic- 
cio, di tona è il fare che per 
Yia di fuoco s' induri un poco la 
loro superfìcie in una crosta che 
tende «l rosso. Rosolare. 
daa sàUe croùste a eaii. Pregiudicare 
ad uno scemandogli i guadagni, 
o sviandogli il nego/Jo. Dare sulle 
nocca. Dare il mallone mette 
corrispondenti il Vocabolario Mi- 
lanese. 
Cronsteen. E aggiungesi anche talvolta 
de paan. Sarebbe propriamente 
im pezzo della crosta dei pane. 
Orliciuzzos ma si us^a ancora per 



pezzetto di pane. Minuzzolo, Sca^ 
muzzolo di pane. 
Gronstediì. Al pi. pur chiamansi fette di 
pane fritte che sogliohsi porre ia- 
torno air. arrosto ecc. Crostini 
CroàstòoH. Acer, di croùsta. v. Cro- 
stone. 
9 II fusto di alcune piante che so- 
lamente alla sommità è vestito 
di foglie ecc. e dicesi più coma- 
nemente di (iavoli, di verze ecc. 
Torso, Torsolo. 
9 Ancora ciò che rimane delle frnt^ 
ta dopo che se ne è levata in- 
torno la polpa. Torso, Torsolo. 
Groastonfteen. Dim. di croastèon. v. Tor- 

sol» no. 
Orètt. Chi è senza barba. Menno. 
» Metaforicamente per malvenuto, 
poco sano. Àfato, Striato, Mal» 
sanicelo. 
Crontteen. Dim. di erótt Nel senso 
metaforico y.Àfatuccio, Scriatello, 
Tristanzuòlo. 
Gmd. Aggiunto a vivanda significa che 
non sia stata messa al fuoco per 
cuòcerla, o non lasciatavi tanto 
da renderla mangiabile; a terreno 
lo dice non istagionnto né incotto 
dal sole; à >ino n(m ancora ma- 
tunt; a seta a filo non ancora 
bollito o lavato. Crudo. 
coansamaa o mangiàase 1 eott e 1 
crad. Consumare ogni cosa. Coh- 
sumare V asta fc i7 torchio, Coi^' 
su ma re i òampi e le entrale. 
Gmziàase. v. creàzxi. Prendersi fastidio. 
il crucciarsi della lingua è adi- 
rarsi, incollerirsi. 
Oraziois. Dicesi di lavoro ecc. che im^ 
porti molesta diligenza. Fastidio- 
so. Il cruccioso della lingua è 
pieno di cruccio, di collera. 
GECcaa. Questo verbo che porta l'i^ 
dea di far danno o beffa, usasi 
nelle frasi: 
ne lassàase mlga cnccaa. Non làsóidt* 

si corbellare. 
ne to ma ch»ùctò(it. Non me F oc- 
cotchi. 
Cngnaat. il marito della sorella. Co- 
guato: e cngnàda la moglie del 
fratello. Cognata. 
Gul. La parte deretana dal corpo colla 
quale 1' uomo siede. Culo, e più 
gravemonle Deretano, Sedere. 
» Ancora la parte inferiore <l'wi 



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cu 



— 1C7 — 



CU 



bicchiere p. es. d' una boUig;1la; 
d' una cassa, d* un lino, d' una 
cesia ecc. Fondo e anche Culo. 
Col* ^el violino dicesi V asse di sotto. 
Fondo, 

a €iil reschignèen. Con grande dif- 
ficoltà. J grande stento^ A gran 
pena. 

avìighe 1 col, o èsser coni col in del 
boiteer. v. boHteer. 

afiigbe 1 col greef. Dicesi di persona 
ene cammini lentamente, a stento. 
Moversi a cui pari. Essere un 
posapiano. 

tYiigbe '1 focb al od. Dicesl di per- 
sona che abbia o mostri gran 
fretta. Esser cacafrella. IVel Di- 
zionario avere il fuoco al culo è 
spiegalo essere in grandi angustie, 
esser pressalo islanlissimnmente. 

Aflighe guai de oandsa al cai. v. ca- 
misa. 

afii mangiaat el cai dèlia galliaa. Non 
saper tenere il segreto. Auer la 
cacajuoia nella lingua. 

daa '1 cai martell. Far batter ad al- 
cuno il culo per terra prenden- 
dolo uno per le mani e V altro 
pei piedi. Acculattare, Culailare. 
— i gh* aa datt el cai martell. lo 
hanno culallalo. 

ti cai r è matt. Suolsl con questa 
frase come racconsolare quasi di 
piccol male chi abbia tocca uUvì 
culata. 

èsser dal cai. Dicesl di persona 
malaticcin, cagionosa, debole. Star 
sulle cinghie. 

ttà le ròbbe coni cai. Fare le cose 
trascuratamente e male. Fare le 
cose colle gomita, 

tàase too in cai. Operare o parlare 
in modo da tornare altrui mole- 
sto. Farsi avere in quel servizio. 
Abbiamo noi pure f&ase too in 
qael sarviui. 

leccaa 1 cai a ean. Secondare con 
lusinghevoli alti e parole alcuno 
per farselo amico e connivente. 
tjiscìar la coda ad alcuno. Piag- 
giare alcuno. 

Bsenaa leni. Dimenare in camminan- 
dole natiche. Cnleggiare, CuleUa- 
re. Sculettare. 

nettar el cnl al mnar. Non lasciarsi 
muovere da quel che siasi divi- 
salo. Mettersi alla dura. 



métter zo *1 cai. Dicesi per lo più 
del tempo quando continua lun- 
gamente ad essere cattivo. Far 
culaja. 

ne tonccàaghe a eoa la camisa gaan 
el cai. V. camisa 

petaa 1 cnl in de 'n silt. Entrare, 
Cacciarsi in un luogo: rì\a pare 
. che il nostro modo porti con so 
r idea del frequentarlo poi libe- 
ramente, o anche non discostar-» 
sene; e di fatto è seguito sempre 
da una propesixione che indica 
questo — se *1 ghe pool petaa 
1 cai, n* i se na deslivèUa pea. 
S* egli vi si può cacciare, non 
se ne liberan più. 

poadiise metter la man snl cai, o 
poudiise touccaa 1 cai.' e anche 
semplicemente tonccàase '1 cai. Suol* 
si dire altrui per fargli dimettere 
il desiderio e la speranza di al- 
cuna cosa. Potere sputar la voglia^ 

scaldaa '1 cai. Dar delle mani sul 
culo. Sculacciare, 

tiraa indree 1 cnl. Usasi figurata- 
mente per miiHtrarsi esitante o 
mal disposto a fan; alcuna cosa. 
Tirarsi indietro. Ritrarsi. 

tiraat'al cui. Aggiungesi a vestito^ 
e ijignififu troppo serrato al corpo. 
Strozzato. 

tutti i pee in del cai tra inans en 
pass. Modo proverbiale pi?r dire 
che ogni più piccolo ajulo giova. 
Ogni prun fa siepe. 

voaltaa ooal cai in sea. Voltare una 
casa a rovescio di quello che na- 
turalmente avrebbe da stare. Ca- 
povolgere, 
Galàtta. v. ciàppa 

» Ancora la parte deretana di di- 
versi oggetti, come schioppi^ can- 
noni. Culatta, 
Calateli. Pannolino a più doppi che si 
mette sotto ai fanciulli nel fasciar- 
li per far ritegno all' orina a pre- 
servazione del letto ecc. Toppone, 
CalatéUa. Dicono ì macellai la parte 
deretana delle bestie macellate se* 

J tarata dal taglio della coscia. Cii^ 
accio, Mela di culaccio, e forse 
questa è la parie più delicata del 
culaccio. 
Calattèon. Colpo di culo qtiando ea- 
dendo dassi del culo in terra. C'ii- 
lataj Culattata^ abbiamo noi pu- 



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cv 



— iC8 — 



f.\ì 



re cnlattàda. 
Cvleen. Dim. di cui. Culetlo. 
Galòra. Seiitesi delto a donna ch*^ ab- 
bia grosse natiche. NaiicHla. 

» della pòrtega. Dicono ì Bontadini 
la parie più g^rossa della stiva, 
ebc è il manieo dell' aratro a cui 
8i appog;i;ia il bifolco. Base della 
stiva. 
dilétt. V. cnloen. 

» Ancora dicesi il complesso di qnèl- 
le foglieite o involucri die rinchiu- 
dono il fiore prima che sbocci (el 
se d&rfa), e sbocciato che sia^ lo 
circondano esteriormente^ e quasi 
dissi lo sostengono. Calice. 

9 Dicono pure gli argentieri e i éesol- 
latori (|uella parte di un ealice che 
trovasi al di sotto della coppa e 
la abbraccia. CnppeUino. 

» I capellat altresì aicono quella parte 
dell arsèon, ossia arco con che bai- 
tesi e sfioccasl il pelo da formare 
ì cappelli, la quale fa che la cor- 
da abbia il moto di vibrazione 
onde rende un certo suono che 
somiglia un poco al gracidare della 
rana. Canterella, 

> de* n salamm. Uueir ultimp rima- 
suglio alle due estremità di un 
salame. Culatta. 

» dell' artlGiòcch. v. artlciòcch. 
Cnlòon. Acc. di col. v. Culaccio. 
Cuna. Lellicciuolo per uso dei bambini* 
Cuna, Culla, e quella che ò in- 
tessula di velrici come una pa- 
niera ha il nome particolare di 
Zana. 

faa cuna. Dieesì di legname auando 
fassi un p ICO concavo. ìmbar^ 
carsi, Itigombarej Far barca. 
Cnnàtt. Uueir arnese di bronzo ecc. 
che mc'llesi sul focolare d'A ca- 
minetto per tenere sollevale lo 
legne. Alare, e più comunemente 
Jtari al pi. come il nostro onnòtt. 
canni Gli stampatori dicono un pezzo 
di legno taglialo a sbieco a uso 
di conio che serve per stringere o 
serrare le forme. Cacciatola. 
Onntaa. Tiinto nel senso di numerare, 
quanto in quello di esporre un 
iaito, un avvenimento. Ci^itaf'e, 
ma nel secondo senso anche Nar» 
rare. Raccontare. In I. pr. chèunti 
te ohe&ntet, el. i chaluta, e ugual- 
mente coli ' eu il pr. Sogg. 



Cantaa. Usato intransitivamente, avere 
credito, autorità. Contare. 

pondli cnUtààla ansio, e semplice- 
mente pendii cui&ala. Dicesi di per- 
sona che sia viva msperatamente. A* 
verld scampata. Abbiamo anche 
noi avlila scapàda, o seapenlàda. 
Cnntàasela sen. Ragionare insieme co- 
me per ischerzo e di cose non 
gran fatto importanti^ o ancU 
piacevoli. Novellare. 
Onntesell. Dim. di chennt. v. Conticino, 
Cnpenleen. Quella specie di scodellino 
rovescio a cui sono attaccate le 
catene dei turibolo o delle lam- 
pade. Cappelletto. 
Cni^aa. In primo significato pare che 
lo usiamo per medicare. Curare. 

9 i eavàj, J oaséj, i pój ecc. Significa 
dar loro mangiare e bere, e ri- 
nettare il luogo dov' essi stanno. 
Governare i cavalli cce. 

» i tósf. Levare dai fossi la belletta 
melma che fassi nel loro fondo e 
appianarne le sponde ecc. /J/iiioii- 
(lare, Hinì ratiere i fossi. 

» enn. Stare in attenzione per coglie- 
re una persona. Appostare , Ba^ 
dare uno. 

cùriase. Aitenderc alla propria salu- 
te. Badarsi, Aversi Cura. 
Gnratèla. Sentirsi nella frase — Fé 
aott a calcatela. Per dire che una 
persona è in tale età. in tale sla- 
to che le cose sue sono rette da 
tutore. È sotto tutela. 
Curt. Di poca, non sufficiente lunghez- 
za, di poco spazio. Scarso, Corttn 

» dd vivta. C\\i* vede poco di lon- 
tano. Btdusantty Bircio, Bom'uh 
— aviighe vista cùrta. Vedere p<H 
r«» di lontano. Avelie corta viste) 
Vtdvr corto. 

• da m3in5rla. Di poca meninricL 

» e gròis, e maialai. Diccsì di per* 
sona le cui forme hanno male pro" 
porzioni. Bozzachiuto. 

daa cilrt, o longh. Dìcesi nel gioco 
della palla il mandarla o troppo 
più in qua o troppo più in là di 

3 nel che vorrebbe la posizione 
elP avversario per rimandarla 
comodamente. Mandar corto, o 
lungo. 
tégner cnrt de sòld, e anrhe sem- 
plicemmie tornar cnrt. iNon la- 
sciare a figlio dipendente molti 



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cu 



^ 169 — 



DA 



denari da spendere. Tener corto A 
a denari. 
lassar tegniit cvrt, o cari de sòld. Di- 
cesi d' un G^lio, d* un dipenderne 
al canale i genitori o i superiori 
lascino pochi denari. Esser ienu- 
nulo a stecchetto. 

€Ù8a. Querela che Tassi sia in giudizio 
sìa fuori di giudizio contra qual- 
cuno. Accusa. 
"m Nei gìot^hi delle carte è la di- 
chiarazione che si fa di alcune 
carie che a lenor del gioco re- 
ca vantaggio di punti. Accusata. 
il nosu*o cisida usasi con qual- 
che agg. che porti idea di mollo 
vantaggio di punti p. fs. ho fatt 
aa bèUa cisàda ho fauo dichia- 
razione di parecchie combinazio- 
ni di carte che in' han perlaio 
vantaggio di molti punti. 

€isaa T. per l' Idea cùsa tanto nd 
i. quanto nel 2. signitìcato. Àc^ 
cusare. Anche cosare fu detto an- 
tlcaiiìente nel i. senso. 

Dnstòdia. Guardia, Cara^ Custodia. 
» delle povsSàde ecc. Astuccio, cas- 
setta in cui si guardarlo le po- 
sate ecc. Busta. 

Catogtgii. Così imitiamo il canto dil 
gallo. Cuccurucù^ Chicchiri e hi: 
» La polpa della noce, ossia la par- 
te che è buona da mangiare, che 
pur diciamo gareiill. Gheriglio. 



D 



p. Quarta lettera deli' alfabeto. 
Oaa. Dare. Ind. Pr. te dèe. dai: Pass. 
Impcrf. diri ecc. Dava o davo 
vcc. Pari, datt Dato. 
» Uetto delle ore, il battere che 
jgll orologi fanno le ore. Battere. 
— è datt le doùdes. Son battute 
le dodici. 
» Detto della penna da scrivere, il 
gettare eh' essa temperata fa V in- 
chiostro ad effetto di scrivere. 
Gettare^ Rendere. 
9 a bàUa. Oltre al significato pro- 
prio di Dare a balìa, cioè affida* 
re un bambino ad una nudrice 
perchè lo allatti, usasi anche me- 
taforicamente per fare aspettare. 
Tenere a bada. 
» adree a na fottùra ecc. Proseguire 



con ardore un lavoro ecc. Dar 

. dentro a un lavoro ecc. 

daa adree a eun vergott. Dare ad uno 
cosa che gli possa essere biso- 
gnevole od opportuna. Dare scoì^ 
fa, 3Iunire. p. e. dèeghe adree 
del paan. Dategli scorta di pane, 
ninnitelo di pane. 

» al bass. Uidursi in cattiva fortuna. 
Ctidere al basso. 

• al dènt. Dicesi di cibo che sia du- 
ro a masticarsi. Resistere al dente. 

* de gròss. Tenersi lontano do al- 
cuno, e mostrargli esser grave 
la sua compagnia. Star grosso 
a unOj Fare gli occhi grossi 
a uno. 

» dentar in vergott. Urtare In qual- 
che cosa. Inciampare^ Incespi» 
care. 

A de sotti Aver danno, perdita. An^ 
dar di sotto ^ Perdere, Scapitare, 

» fora. Oltre al significato proprio 
di levare una cosa dal luogo ove 
sia guardata, di ammanire ecc. 
Dar fuori, si dice anche per />/- 
spensare^ Distribuire. 

» fora. Usasi pure in significato neu- 
tro, e detto p. es. di calore vuol dire 
venire alla cute. Dar in fuora ; 
detto di stanchezza corrisponde 
a Fai^si sentire. 

» fora. Ancora si dice per uscire In 
parole, in aiti irosi chi si abban- 
doni alla collera. Dar nelle fu» 
rie, Montare in bestia, o nelle 
stoviglie. ^ . 

» in dentar. Dicesi di muro, di co- 
lonna, di imposta ecc. che inve- 
ce di seguitare in linea retta in- 
clina in dentro. Rientrare. 

» indree. Usasi tanto intransitiva- 
mente per andare indietro. Dare 
addietro. Indietreggiare; quanto 
transitivamente per dare ad uno 

5 nello che se n* era ricevuto. 
ieìidere. Restituire. 
» in fora. Dicesi di muro, di im- 
posta ecc. che non seguita in li- 
nea retta ma inclina in fuori. 
Sportare, Uscire in fuori. 
» sen. Detto dei viveri. Aumentarsi 

il loro prezzo. Rincarare. 
» via. rendere. 
» via. Detto d' impiego, di posto. 

Conferire. 
» via di cattasen. Espressione bur 

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DA 



•^ 170 — 



DA 



lesca per dire essere battuto in 
vece di battere. Fare comff i 
pifferi di montagna. 
daa via del soo. Diersi di chi rinfac- 
cia ad altri un difetto che è an- 
che suo. La padella dice al pa* 
iuolo: falli in là che In mi tigni. 

» £0. ])<!tto di viveri. Diminuirsi il 
loro prezzo. Rìnoilire, 

» zo. Detto di liquidi. Il deporre ch'essi 
fanno la parte piA ^r^ssa. Posare. 

9 zo e anche 4aa zo la grassa. Venir 
mag;ro. jÓimayrare^ Dare indietro. 
— 1* è datt zo, kV è dati zo la 
grassa. Egli è aitnagrato, o é 
dato indiètro. 

» zo. Detto di g^onfiezza, il cessare^ 
o scemarsi di essa. Disenfiarsi. 

4àagh6 déator. Dicesi nei contratti 
il dare checchessia come parte di 
vendita^ di prezzo ecc. Compren^ 
dere. 

9 Ancora sig^nifica dare cosa equi- 
valente. Concambiare. — el gb' aa 
datt dentar tAati sciid. Ha concam- 
biato con scudi. 

dàaghe pòoch do na oèsa. Dicesi di co- 
oa che valga poco o di cui poco 
importi, riaeer poco, Impor^ 
tar poco. 

(Uacheii, o no dàarii^ do niònt, o no 
diaghen on flch àecch do na còsa. Es- 
sere una cosa tale che non piace 
punto^ o punto non ne importa. 
rfon ne dare una stringa. 

piaghe 801 si vorgott. Conoscere 
qualche cosa per proprio discerni- 
mento. Addarsi. ^ gb' òo datt 
sei sùblt. Me ne sono subjto ad" 
dato. 

^ Se si tratti di prezzo, di valore 
ecc. significa essere assai presso 
al vero e anche talora dire il 
vero ed effettivo — p. es. dice 
uno di checchessia: eoùssa nólol 
valli ? Quanto può valere f — 
r altro: vint scnd- Venti scudi — 
e il primo: |h* iM se^, o gb' il 
pròppi datt sea. La batte per làj 
o siamo appunto là. 
* tf^aso. Contendere due o più con pu- 
gni, in altro modo. Battersi^ 
Accapigliarsi. 

9 o tràasH atoùmo. Adoperarsi per 
conseguire qualche cosa. Darsi le 
inani attorno. Maneggiarsi. 

P (Om t^ttl. CoMtriirrc iinucizia e 



dimestichezza con qualsiasi per. 
sona senza alcuna circospezione. 
Accomunarsi^ Affratellarsi con 
chicchessia. 
diasen de qnàlcbo cesa. Entrare in co- 
gnizione, o in sospetto di qualche 
cosa. Addarsi, 
Hai dàj. Gridasi per incitare .altrui a 
perseguire alcuno. Dalle^ dalle» 
dalli, dalli. 
dàJ, piccia, tampèlla. Suolai dire per 
indicare grande impegno o sforzo 
con che alcuna cosa si faccia o 
si debba fare. Dagli, tocca, pie^ 
chiaj martella, pcca^ ribadirci, 
d^ déj. Dicesi per esprimere 
continuazione di azione. Dalle 
dalle. 
4^ com 000. Si dice quand' altri 
ripete spesso la medesima cosa. 
£ pur li con ecc. — p. es. o dij 
ooin sti bonsio. E pur ti con qnet 
ste bugie. 
V é' n téomél o dàamoL Suolsi dire 
quando in un discorso o in un 
affare non si viene mai ad una 
conclusione. Egli è fare un bel 
dentro e fuora. 

Dacèrdi. Non pur lo usiamo come a-^ 
verbio, il D* accordo della lingua, 
ma ancora come nome. Accordo» 
Appuntamento. 
andaa dacèrdi. Esser di conformo 
opinione , o sentimento. Accorr 
darsi. Convenire — Ancora si 
dice di quelli che conformandosi 
gli uni agli altri vivono insieme 
vita quieta e pacifica. Vivere in 
buon accordo, Vivere concordi 
tégnor dacèrdi. Ajutare altrui in quaW 
che suo progetto o ftitto, sia col 
prendervi parte, sia coli' essere 
oonsenziente, o non impedirlo, ma 
si dice di cosa men buona. Tener 
mano. 

Da|n|ùi^a. Quella pellicia che portano 
i nostri mansionarii della catte- 
drale. 4lmu%ia. 

Damascaat. Dicesi di certe stoffe tes-r 
sute in modo che presentano cer- 
ti come rilievi a somiglianza del 
damaschi. Tessuto a opera. 

Damma. Tanto diciamo per donna 
nobile e riguardevole, quanto una 
tavoletta scompartita in sessanta 
(quattro quadretti eguali, sui quali 
SI gioca coi^ certi dischctM f:bia* 



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Ì)À 



^Ì7Ì 



DA 



hiati girelle^ o pedine. Dama, o 
Scacchiere^ servendo anche pel 
gloeo degli scacchi. 

DamòoB. Quella pedina che condotta 
sino agli ultimi quadretti dello 
scacchiere dalla parte dell' avver- 
sario^ qbesti copre con un' altra 
pedina. Dama. 

vmk. Lo usiamo col verbo te, e 
significa dare altrui motivo di 
inquietudine^ di collera. Vriicciùrej 
Far inquietare, o istizzire, 
ttaiàase. Oltre al significato primitivo 
di perder 1' animai Danmrsi; lo 
usiamo ancora per aÓatticarsi^ 
prenderai sollecita c\ira. jéffacetì' 
darsi. Brigarsi, Ind. pr. me 
dàBBl , te dàmet , el, 1 se dànaa ; 
e ugualmente colle due n. il pr. 

balda. Facciamo con questù nome la 
locutione dta la dànda. Dimenarsi 
in camminando or ah questa or 
su quell'anca. Tenlennare. 

Oaidaai. Diciamo due strisce di panno^ 
di seta ecc. pendevoli alle spalle 
dell' abitino dei bambini^ per le 
tqtiali essi soiio tenuti e retti dal- 
le nutrici qUaildo insegnàn loro 
a camminare. Vaide f. pL 

basB. Danno. 
I* é mèi ttaa ia del primm dafta. U- 
sasl dire quando si teme che vo- 
lendo riparare ad iin danno se 
ne incontri un peggiore. È me- 
giio perdere, che slmiperdere, 
|iaid la mkda móata la scaga, o 
che la speùsaa o che la fa daaa. 
Dicesl a biasimo della superbia 
«rhe comunemente sùolsi trovare 
in chi siasi levalo a miglior con- 
dizione. Abbondanza è vicina dar» 
roganza. ^el Yocabolorio Mila- 
nese ho trovato anche: quando lo 
sterco monta in iscanno, o e* 
puzza, o e^ fa danno. 

Hapoas. Dietro, Dopo. 

Da^afta. Spargere aqua sopra qualche 
cosa, e più particolarmente di- 
cesi il fare scorrere V aqua per 
gli orti e pei campi a fine di dare 
agli ortaggi e alle biade oppor- 
tuno nmore^ e anche spruzzare 
con aqua i pavimenti per non 
far polvere spazzando. Aaaquare, 
Annaffiare, Innaffiare, 
1 Teea. ecc. Mescere af tino ecc. 



aqtib per temperarlo. tHiia^uare 
il vino ecc. 

Daqaàda. Bagnamento prodotto dà àqtla 
sparsa sopra. Spruzzo, Spruzza^ 
meUto. 

Daqaadlaa. Dim. di daqUda. V. 

Daqaarool. Collii che dà 1' aqtaà ai 
preti. Jquajuolo. 

Daqàatòrl. Aggiunto di campa che si 
può adaquare. Adaqualorio^ Ir'- 
rigaiorio. 

Dàrver. In tutti i sensi cosi propri! 
come figurati dà i' idea di di- 
sgitingere^ o allargare ciò che 
tolga I' entrata^ o la vista, o la 
conoscenza. Aprire - dàrrer l'^ass 
el eantara» J oee, en libber ecc. aprire 
i' uscio, il canterano, gli occhi, 
un libro ecc. - Part. éavèft. aperto 
darviise. Dicesi dei fiori Puscir fuori 
della loro boccia^ e spiegare i pe- 
tali (0Je). Sbocciare. 

Daat Pezzo d' osso a sei facce qua- 
dre tutte eguali e segnate con 
diversi punti, che si adopera in 
certi giuochi. Dado* 

Ditta. L' indicaeione del tempo e del 
Itiogù in cui f\i fatto uno scritto, 
un contratto ecc. Data, 

Daziaa. Pa|;are ciò, che è prescritto 
per la importazione o esportazione 
delle merci ecc. Addaziare, Ga^ 
bèllare. 
ae éazlaa miga aa cesa. Kon creder 
cosa che venga detta. Pfon gar 
bellore una cosa. 

Ditti. Ciò che è prescritto di pa|;ara 
per r importazione o esportazione 
delle merci ecc. Dazio, Gabella. 
» Noi chiamiamo anche il luogo 
ove il dazio si paga; e siccome 
nelle città questo è comunemente 
alle porle sentesl fora del dàiU 
per dire fuori delia città. Fuori 
della porta. 
fàa da loaceh per ae pagaa dàul. Di- 
cesi di chi s' infinge semplice , o 
simula di non intendere. Far il 
gattone , o la gatta morta. 

De Di. p. es. de st' aaa. Di 
sV anno.. 

1» In campagna sentesl anche per 
Da - p. es. de véader. che si può, 
o si deve, o si vuol vendere. Da 
vendere. 

De Pro^)riamente quello spazio di tem- 
po che il nostro emisfero è ii- 



quC" 



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tìB 



•^ f^2 ^ 



DE 



luminato dal sole; ma slendesì 
anche nd esprimere tulle le ^ ore 
che corrono da ^n nascere del 
sole all'altro ; e si niglia pure per 
tempo in genere. Ut , Giorno. - 
de de e de nòtt Di ctì e di notte - 

tè òtt de Sono olio di - da qnel de 
)a quel di, o D^ allora in poi ecc. 

de de laTOtu\ Giorno che non essendo 
consecrato ad alcuna festività può 
e deve impiegarsi nel lavorare. 
Oiorno di lavoro, o laijoratiuo, 

de de migher. Giorno in cui non è 
permesso mangiar carni. I>1 nero. 

de de gwnd. Quando il giorno sia già 
bene innoltrato. Di pieno giorno. 

del de d'ineo. Del tempo presente. 
Odierno. 

de tutti i de. Quotidimio. 

fàccia de tutti i de. Usasi per dire 
sfrontato. Faccia inù^triala,^ Fiso 
da pallottole^ 

vestiit de tutti i de. Vestito dì non 
mollo riguardo, che usasi abitual- 
mente. Abito uivale. 

en de si en de uè. Di due di l^uno. 

tentt él sante de. Tutto l' intero di. 
Tutto il nato di, 

Ctl de del gittdixxi. Per dire non m^ii. 
JUe colende greche. 

^e se poi dii bel de se ne ^ò s^ra. 
Per dire che noii si deve aver mai 
sicura Gdanza che non possa av- 
venii^ qualche disgrazia. Ei' non 
è aticora andato a letto chi ha 
da avere la mala notte. 

tutti 1 de passa 'n de. Siiolsi dire 
nelle cose avverse come a con- 
fòrto coir idea eh' elle hanno ad 
avere nn termine. Ogni di va un di. 
Débit. Obbligazione di pagare altrui 
qualche somnw, q di fare qualche 
cosa. Debito, 

èsser ptèen de débit, o pièen de déblt 
fin al còli. Avere di molti debiti. 
Affogar nei debili, Aver più de- 
bili che la lepre, 

lènt penseer ne piga gnan en sQld de 
dèl)it. SmWì dire per tor malinco- 
nia. Conta sospiri non pagano un 
soldo di delìili, 
Pebitell. Piccolo debito. Debituolo, De- 
bituzzo. Abbiamo anche noi de- 

bitenzz. . . , i. . 

Jecètt. Bevanda medicmale fatta con 
erbe, radici ecc. Decolto. 
f fistrètt. Uqando la decozione si^ 



fatta bollir molto. Decotto cort^ 
Decretenr. Colui che per le vie pulbce 
gli stivali ai passeggieri. Lf<ifro<^ 
stivali, 
Dedree^ Dieiro, JRi dietro. 

el dedree o 1 dedree de 'n vestiii Le 
due parti delT abito che coprooa 
il dorso. Schienali m. pi. 

el dedree di libber. La parte deretana 
dei libri. Dosso^ 

dedrevia y. dedjree. 
Defatt. Sentesi in campagna per dire 
Presto - fa defìatt. Fa presto. 
Defatto ir. lingua vuol dire in ef- 
fetto; e Di fatto., oltre al significare 
effettivamente, significa lancerà sun 
biio, immantinente. 
Degradaiièon. Disposizione di cose 8cen< 
denti salienli come i ^radi d'una 
scala. Digradazione, Digradamene 
lo, il degradazione della lingua A 
Tatto dei degradare, cioè privare 
d' un grado, cT una dignità ecc. 

» Ancora si usa per gradaziéon. Con- 
veniente disposizione dei colori di 
un dipinto perchè sieno in accora 
do fra loro. Gradazione. 

andaa in degradazièei. Essere le cose 
diaposie nel modo sopra detto, erra-. 
dare, Procedere gradatamente. 
Delegnaa. DiVegtiare, Dileguarsi , Lk 
qu e farsi. 

» adree a na persetna. Sentire gran^ 
de amore per una persona. À7n/y-. 
gersi d^ amore per una persona,' 

» dal cald. Provare grandissimo cai*, 
do. Stillare dal caldo. 

» come la nef al soni. Smagrire in- 
sensibilmente, ^iic/ar^ene pel buco, 
deir aqvajo. 

(aa delegnaa. Fare per vra di fuoco. 
di caldo che alcuna cosa diventi 
torni liquida. Ifiquefare, Struq- 

g^re^ 

D^le^?. Dicono in campagna quello che 
in città chiamano sòma, cioè la 
grascia del majale cotta e colala. 
Sttwtlo^ 

Delicadeen. Dicesi di persona che mo- 
strasi non così robusta. Velica' 
fello, Delicatuzzo , Dilicateìlo , 
Dilicaluszo, Gracile. 

Delicaat. Detto di persona T. dolica-. 
deen. Delicato. 
» Ancora si dice di colore non cov 
vivo , e facile a smarrirsi. jP^W* 
(^atOj Gentil^, 



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DE 



— 173 — 



DE 



VeUcaat E altresì age. dì vivanda di 
sapore gradilo. Delicate, Squisito, 
me èsser miga tant delicaat. Dicesi di 
chi in fallo di azioni non guar- 
da inolio s'elle sian buone o no. 
Non esser gran cheàettcato. 
Pelitt. Azione inìqua recante alirui gra- 
ve danno. Delitto^ Misfatto. 
coampagn de delitt. Colui che ha avu- 
to parte con un altro ad un de- 
litto. Compiicej Correo, 
PelHCidaa. Ricopiare al riscontro della 
luce sopra cosa trasparente dise- 
segno ecc. Lucidare. 
carta da delacidaa, e anche ho udito 
da iHCldaa. Carta preparata per 
poter lucidare. Caria da Incidi. 
Demaninmaan. Significa successione di 
cose. Di mano in mano j Mano 
mano, 
Deiani. Dinanzi, Dinanli , Davanti. 
i denaiiE de'n vestiit. Le pani ante- 
riori dì un vestito. / dinanzi j e 
particolarmente le parli anteriori 
del corpetto di un vestito. / busti. 
Dené. Sentesì dire da molti per jsòld. 
Danajo, Denaro, 
ohe gh* aa di dené. Che ha copia di 
denari. Denaroso. 
^ént. Ciascuno di quegli ossicelli che 
incassati in forellellì chiamali al- 
veoli nelle due mascelle servono a 
rompere e trilurarp i cibi. Ì>e/»/e. 
» Ancora nei pettini, nelle ruoie e 
simili quegli sporti che hanno a 
maniera di demi. Dente, Dentello. 
9 da latt. Ciascun dente che il bam- 
bino mette quando ancora prende 
il latte. Dente di latte, o dente 
latiajuolo 3 semplicemente Z<a/- 
tajuoto. 
4» da r ecc. Dente ohe si trova in 
corrispondenza dell' occhio. Dente 
occhiale, 
m denanz, o davanti. Ciascuno dei 
denti di prospetto, il cui ufficio è 
di tagliare, rompere i cibi. Dente 
incisivo. 
^ massalòer. Cosi diconsi i denti la- 
terali, r ufficio dei quali è di tri- 
tare il cibo a guisa di mola. Dente 
mascellare, o molare j e al pi. 
si dice anche semplicemente t mo- 
lari. 
y bHOS. Dente guasto dalla carie, che 
è un disfacimento, o un guasto 
^b^ Yjei)^ H f^rsi nella sostanza 



n^ ,^i"« ^«5»- B^'cherellaio, Cariato 
Dént giazzool. Dicesl un dente che è 
.sensibilissimo all'azione del fred^ 
do e del caldo. Dente diaccinolo, 
mannoltno, o vetrino 
» raar. Denti che hanno un ^eno 
spazio fra l'uno e l'altro. Denti 
a bischeri. '^^nit, 

» che zégga. Dente che non è ben 
fermo ne suo alveolo. Dente che 
crolla. Dente smosso. 

» de yérr^ Quel dente curvo, una 
PT^^ ^^ q"«Je espe fuori dalle 
labbra di alcuni animali, come del 

• .^^l^.^l^S:««?'"« clelle, tacche 



- ^.«.w>v«Mia ueiie iaccn< 

fella chi 



, ,11 "v."" ^«ittia ueffii mere- 
gn. della chiave. Dente della e^la- 
»e Quando però si dice »| ,,| i 
dènt d^Ua ciaf, s'imende tuiia la 
P»redr|la chiave che sem ad 
aprire e chiudere. Gli i„aea«f 
. della fouriiua. Per lo p W pi e 
sono quei come dir rami nel Suili 
ed.vsala forchetla, che sffit. 

II. Futile della forchetta è di nlù 

» dilla rassega. Quel riprepamento a 
sbieco degli seaccolini leKmì- 

.adiunasegaunodifluSralTro 
di là , perchè girati ne? legno Io 
possano fendere. Tacca, Se 
» de n rasoijr. da 'n conrteU ecc. Quel 
rovesciamento, o mancamento 5 
filo tH viene a farsi in un rasoio 
III un coltello ecc. Tacca ^ ' 

èsser sten ai dènt. «icesì di due o 
p.u persone che sono in continue 
fiequ..,,!, contese fra loro W 
pre contendere, '"'»-oem- 

faa, o fo,raa 1 dènt. Dicesl lo sonn- 
ime ai bambini i dtnii mJ^ • 

t':'::^.^^-tare^tZJeToZl 
«,.?l^".'"/. '" "•"«« dei denti 
fàaseghe 1 dènt. «icesi dei ferr a.'.an. 

do P-r mala tempra o altri Hr. 
rovescia loro il taHio J,„.Z- T' 
li».. I ifA_* ,\. ^"o""- ■^uncinarsi. 

^u's/n*stiircL''trra''?„"'°''^- 

fSSiVrr"o'fe;^atri//r 
il-rei denti, JliappiT'-AnJi^; 



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DC 



- 174 — 



M 



si usa metaforicamente per non 
esset* facile a intendere^ ad impa- 
rare. Aon mangiare di checches- 
sia - el lateen el ghe liga 1 dént. Di 
latino ei non ne mangia, 
monstraa i dént. Dicesl di vestito che 
mal cucito , tì strozzato (strétt) 
lascia vedere la serie de' punii 
ond'è cucito. 
ne èsser paan per 1 dént de eon. Di- 
cesi per significare essere alcuna 
éosà silperìore alla capacità^ o al 
potere di uno. Pion esser da uno - 
r ò miga paan per 1 to dònt. Non 
è da le. 
ne toaccaa gnaaà en dént. Suolsi dire 
quando di un cibo non si ha ba- 
stantemente. Non toccar l^ ugola. 
parlaa In di dént. Non proferire ben 
distinte le parole^ quasi si tenes- 
sero chiuse fra i denti. Parlare , 
Favellare fra^ denti 
parlaa f&ra di dént. Parlare franca- 
mente > senza tema> o riguardo. 
Dir checchessia fuor de"* denti j 
Favellare senza oùrbìizzdle, 
tiràaghela eoùl dèftt Dicesi d' un ar- 
gomento che traesi a dimostrazio- 
ne di una cosa alla quale non è 
addattOy o di una applicazione im- 
propria. Tirare còlle funi, o cogli 
argani. 
faroHvaa paan per 1 so dènt. Trovare 
chi non abbia paura delle bravate 
che gli si facciano, e risponda, e 
resista. Piacemi il mòdo che. gli 
l^a corrispondere il Milchiuri. J 
carne di lupo zanne di cane, pa- 
rendomi poco decente quella del 
Dizionario: Trovar culo a suo 
naso* 
sgranxem 1 dènt Sfregare i denti ^li 
uni contro gli altri, il che avvie- 
ne specialmente quand' altri ode 
limar ferri. Dirugginare i denti, 
spuli i dènt. Dicesi di quel prudore 
(spnreen) nelle gengive che danno 
a conoscere i bambini quando so- 
no per mettere i denti. Il Voca- 
bolario Milanese dà come modo 
aretino. Aver la gina tic*' denti - 
ghe spnnr 1 dènt Égli ha la gina 
ne^ denti. 
xegaa, o baUaa i dènt V. dènt che 
zègga. Crollare i denti. 
Dènter. Dentro. 
andaa dentar. Olire al primo e ovvio 



significato di Jndar dentro, Én^ 
trare. Internarsi ; lo usiamo an' 
Cora per bisognare; Occorrere ^ 
Volerci - a fan qnel vestilt gh'è 
andatt dentar tanti brau de sééi, 
a fare queU^abito sono oceortei 
o ci son volute tante braccia di 
seta ; abbiamo anche noi gh* 4 
vonriit. 
andaa de tentar. Dicesi di male co- 
tnheo che subitamente scompaja. 
Rientrare, 
dàaghe dentar In de n* èpera. Fare na 
lavoro con tutto V impegno. Dar 
dentro in un lavora. Lavorare d 
mazza e stanga. 
èiseghe dentar in de Ha cesa che r u 
fatto. Dicesi di manifattura olu^ 
modo pesante. Esseri)i dentro il 
maestro, 
fliéttese dentar , che anche si dice 
méttese de meu. £ntrare o met- 
tersi in mezzo fra due o più i 
line di dOmpori^e le loro differen- 
ze, tnframettersi , Interponi i 
Mettersi di mezzo. 
tonmaa deniér. Rientrare. 
de dentar nis^ann gha vèdd. Dicesi dà 
quelli che vogliono scusare il mail- 
giar male, (fentro nissuH, o lun» 
iJedè. ' 

Dentesèoti. Quella molesta Sensazione 
che fanno sul denti \t frutta im- 
mattire, le case deerbe. Allega' 
mento di denti. 
aviighc 1 dentesèc^. Provare la sen-' 
suzione qtii sopra indicata. Senr 
tirsi allegare t denti. 
fan dentesèanv.in dént> Ug&a i ^^ 
Depóner. INon lo diciamo che dei h^ 
quidi ehe lasciano in fondo al vaso 
dove si trovano la parte più grosw 
o fecciosa. Posare. 
Depèsit. Oggetto che ài confida à per- 
sona che lo riconsegni a tempo 
opportuno; Deposito, E deposiia- 
Hò cni riceve il deposito. ^ 
» detto di liquido, è la parte di esso 
più grossa o fecciosa che ninanc 
IH fondo al vaso. Posatura. 
Daritt. Sentesi per dh-Itt. DirittO' 
Dersètt. Diecisette^ Diciasette. 
qnel di dersètt Diciasettesimo, Ve* 
cimoseltimo. . . 

a par aètt a par dersètt J gnoUM 
prezzo. . . 

Des. Questa particella nei co»f«s" ™* 



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DE 



— 175 -> 



DE 



dica per lo più conlrarielà di si- 
gnificato del verbo o pqiiieinlo a 
cui 81 congiunse , e in lingua gli 
corrisponde dis, in luogo del quale 
8i usa anche un smiplice s - De- 
staccaa. Distaccare ^ Staccare. - 
Dasltszaa dislacciare j atacciare r 
desfta, disfare ecc. 
Deet. Dieci. 

qiel di dees. Decimo. 
DasabiUe. Francesismo che usiapno nella 
frase: ìu desabflie. In abito di casa. 
Deaèsl. Lo usiamo nella frase - per 
desisi de legbeimm se poàccial paan 
IB de la leainin. IVella scarsità bi- 
sogna contentarsi di tutto. J tem- 
po di carestia pan veccioso ; 4 
ogni gran sete ogni aqua è buo- 
na. 
Desaittaat Soggiongesi a casa od ap- 
partamento che nop sia appigio- 
nato. Spigionato. 
Desafiaa. Rimo?ere dal far bene. iSi;/a- 

re, Traviare. 
DesaviadéoB. Acer, dì desaviaat Aggiun- 
to di persona la cui vita non sia 
cosi regolata. Svialo da sviarsi , 
uscire di via, cioè figuratamente 
da quella maniera di vita che \uule 
la ragione e l'onestà. 
Besbarattéase. Coli' aggiunta talora de- 
gli avverbi fora o zo. Slupclarsi 
gli abiti per istar libero , o per 
evitar caldo. Sciorinarsi, lì disba- 
rattarsì^ o sbarattarsi della lingua 
è disperdersi^ disunirsi, da disbu- 
rattare ^ o sbaratiare mettere in 
confusione o I|ì fuga. 
Oeibareuzaa. Plcesi lo sgombrare 1» 
casa di roasserijcie e anche di perr 
sono inutili. Sbarazzare. 
DesbastiL Disfare t^ imbastitura. 
Desbateuàase. Restare maravigliato fll 
qualche cosa. Farsi ti segno della 
croce di checchessia. 
Desbesovntaa. Tor via l' untume. Di- 

Mtignere. 
Desblgoiilaat. Scomposto negli abili. 

Sciamanti ito. 
PesblBdaa- Tor via le bende. Sbendare. 
Pesboaseaa, e desbeitscaa i «avaleer. te- 
Tare i bozzoli da seta dall' infra- 
scalo (bèsch V.) Sfrascare, Sboz- 
zolare. - Ind. pr. desbòscU, U 
desbèschet, el, i desbòsca^ e ugual- 
mente coir è il pr. sogg. 
|^Ffttt4«3e, Fui* sollecitaqieute alcuna 



cosa. Disbrigarsi^ Sbrigarsi, Spie- 
ctarst. *' * r ^ 

Désbrattaal paes. Più comunemente 
the nel senso di andarsene sì usa 
in significalo dì morire. Sgombe- 
rare il paese. \i^inue- 

^^^* /eSS^^* levare le {cullette. Sbnl^ 

Desbroigaa. Sciogliere un inviluppo. Di- 

^vilupvare. Sviluppare, Dfstrica- 

ili ^-J^^c^Pegli ecc. flavviare - 
Jelvi;^^«»k'«i^ ,te desbrèjetel i 
pr so ' ^ "&"a'mente coli' è il 

Dertreiyàase. Togliersi d'imbroglio. Ùt- 

Pesbtwsottiiaa. Levare a/una botiiirlia 
li turacciolo di sughero pò K 

Descajjgiàase. Dicesi metaforicamente di 

D«,r.r^hP'' ^'»«S''«''««. Struggersi. 

Desc^. Chi e senza calze. Discalzo 
Scalzo, Sgambucciato. ' 

Pespalm. Legare la terra intorno al'e 
[•«^^'^^ le piarne, e ancora^var 
!a materia intorno alle muraella 
fofidi|menti e simili. Sca^^areiì 

? detto di chiodo, trarlo dal Iccto 
MI cm sia stato ficcato, dUijSn! 

Descaaua tvp'r'"^'^^^ P^^er^oZe. 
^escaataa. Sveffliare, indurre a sulle- 
eludine. Sdormentare ^ ^ 

De8can|àase v. Desbrattàase. 

TiirT'' un capricclo.X;iv:: 

Bescargaa. Levare il carico. Discari- 
care, Scaricare. ^^^cari-. 

^""^tìJt ^"^^^^^ rA««i. Dicesi di 
Un cerca sottrarsi ad una fatica 

aLui»"^^ eaddossa?Kd 
coirebbe mal farS SJe^VagK 



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1)É 



— 17G 



DE 



di analogia pig;liando ad esempio 
incassare (mettere nella casaa) il cui 
contrario è scassare (levare dalla 
cassa) volesse 'la incartare (rinvol- 
lare in caria) dire pel nostro de- 
scartaa scartare, per rambig^iiità che 
nascerebbe dal signiflcare questo 
verbo sì in lingua che nel nostro 
dialetto gettare a monte delle carte 
in giocando, e in generale riget- 
tare. Da incartocciare (mettere in 
cartoccio) potrebbe però farsi Scar- 
tacciare^ a cui. non vedo qual 
altro significato dovesse applicar- 
si che quello di levare da car- 
toccio. 
Descartooztaa. Spogliare le panodchie 
(ftins) del formentone delle foglie 
che le avvolgono. Disfogliare U 
grano j Scartocciare, - Ind. pr. 
descartèzzi , te descartèizct , el , i 
descartòzza; e ugualmente coire 
il pri sogg. 
beschignoiilaat Aggiùnto ad arnese, a 
mnliile vuol dire di parti mal 
ctunmesse, mal sode. Scommesso^ 
Scomposto. 
» Aggiunto a persona significa mal 
ferma i mal sicura ne' mo>imenti 
quasi le membra non fossero ben 
congiunte fra loro^ Scidncatoi 
Des*cio«daa. Levare i chiodi. Schiodare, 
» na còsa. Venii^e a capo di vedttre 
come sia una cosa, un affare. Ca- 
varne o cappa o mantello. 
OescoVCOttaaa. Levare il Cocchiume. 
Descoompagn. Che non èì pareggia, non 
si assomiglia ad altro oggetto. 
Dissimile, Spajato. 
Descoimpagaaa. Levare di compagnia. 
Discompagnare j Scompagnare. 
» Ancora se|)arare due p. es. cavalli 
che simili di forma , di manlil- 
lo ecc. stanno bene accoppiati. 
Scoppiare, Sparigliare. 
Descòser. Disfare il cucito. Discucire ^ 

ScucirCj Sdrucire. 
Desconsadùra. Cucito che siasi disfatto. 
Scucitura, Sdmcituraj Scucito j 
Sdrucito. 
Descoutalaa. Sentesi in campagna per 
scomporre, disordinare. Dissesta- 
rcj Sconciare. Usasi pure il suo 
contrariò coutalaa. Assestare. 
Descreaa. Alterare la figura, la forma. 

Disfigura re j Sfigurare. 
Deacrespiui' Levare le crespe. Screspo re. 



descrespàaae la pànza, o lo btièUé. 
Dicesi di chi mangia bene. Le- 
vnrsi le crespe di su la pancia , 
Cavare il corpo di grinze, 
Descroustaa. Levare la crosta. Scro^ 
stare. 
» en mar. Levare T intonaco da un 

muro. 
descroastàase. Dicesi dei muri lo spic- 
carsi e cadere gli intonachi. Sco- 
li /care - quel mar el 8*è desom- 
staat. Quel muro è sconicato. 
Aescolaat. iMagro , e come dire senza 
natiche. Sgroppato ho trovato nel 
Vocabolario Milanese. 
» Ancora dicesi di persona cui dol- 
gano le anche , o fianchi , e vada 
ancajone (soùra dója). Sciancato. 
Desditta. Disforluna. Disdetta. 
Desdoipiaa. liidurre scempio (sènpi) 
quel ehe era doppia Sdoppiare, 
Scempiare;, Abbiamo noi pure gem- 
plaa. 
Desdòtt. Dseeiotto^ Diciatto. 

quel di desdòtt. DecimottavOj Diciot- 
tesimo. 
Desémber. 1/ ultimo mese dell' anno; 

Dicembre. 
Desembreen. Di cesi di persona mag**» 
e mal \enuta. Gracile j Seri alo ^ 
Se ria te Ilo. 
la nef desembrìna trii mees la gbe con- 
fina. Unesto hostro imuUt proverbial<ì 
trovo nel Melchiori tradotto. La 
neve di dicembre dura tutto l^in^ 
verno. 
Desemiich. Contrario > Avverso - le 
80im migfa desemiich d*aadààghe. /Vo/i 
sono avverso .ad, andaroi. 
Desèna. Unione di dieci cose uguali. 

Decina. 
Desòr. Usiamo questo vocabolo francese 
per indicare la messa dei dolci è 
delle frutte. Seconde mense i Le 
frutte. 
Desfaa. I>/«/are, Sfare. 

» Gli stampatori dicono il separare 
le lettere di una forma di slampa> 
rimettendole ciascuna nel stio pro- 
prio nìcchio della cassa. Scom' 
porre* 
ddsfàase da preet. Togliersi dalla car- 
riera chei leale. Spretarsi, ScluC' 
ricarsi. . 

» in boùcca. Dicesì di cibo cDe 
non imporla grande mastica«one. 
Slrugg'trsi j Sciogliersi in *^^^^' 



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bfi 



-m - 



Dfi 



éMtUso per en. Fare e prò di ano 
anche con proprio danno. Spararsi 
per Uno. 

betfiìitaa. Hidnrre In poltiglia con qlial- 
che li(]t]ido cosa che sia dura. 
Diètefnpetaire. 

besilaa. Sfilacciare II tessuto^ e ridarlo 
a frangia y a cerro , ( t«A4Je ) ▼. 
SfrangiarlSi 
ieeilàase. Uscire ìe fila sili taglio o 
sullo straccio de' panni. Sfilaccia'^ 
rcy Spicciare. 

fteiflMigenaai Dicesi di persona che 
sia facile ad arcoreg^lare (scoi- 
reut). Sfoconato, tolta la simili- 
tudine dalle armi che diconsi sfo- 
conate quand'hanno guasto il fo- 
cone, e Svivagnato j come dicesi 
della bocca qtiando è soirerchia- 
mente larga. 

ilesgaglaa. Rendere attento e operati- 
To. Svegliare. Ind. pr. desgàggi, te 
4e8gàM«t> ^h i destifgia ; e ugual- 
mente coi due g il pr. Sog. 
éea§«giàate v. detcaitàaie. 
desgtgiaat v. deicaìtaat 

Sasgalftta. Lo stesso che desboiscaa y. 
Ind. pr. deagaléni, te desgalèttet, 
et, I desgal^ta; e ue^ualmcnie coi 
due t il pr. 8ogg. - Lo sgallettare 
della lingua è far mostra di tì- 
reztn, oi brio, tolta la metafora 
del galletto. 

DeigaloiBàale. Rompersi i fianchi, le 
rosee. Scosciarti, 

Desganassaat Dicesi dì chi è senaa den- 
ti. Bocca sferrata. 

DeigarbeiU^ ^* desbrevjaà Ih tutti due 
i significati. 

Deigieiiit. Aggidnto a meccanismo vuol 

dir«* the le diTerse parti non si 

combinano più bene insieme. Dis^ 

settato. 

» Aggiunto a strumento si^riidca che 

non manda suoni conTetiientl.^cor- 

dato. 

» Aggiunto a persona' dice che non è 

aflatto bene In salute. MaUmato. 

» Ancora aggiunto a persona, o a boc« 

tuo! dire che non ha foglia di 

gustar cibo. Di men giusto palato. 

Desgtistaa. Levare di posto, mettere in 
disordine, scomporre. Spostare j 
Disordinare, Sconciare. 
» la beùeca. Produrre in bocca sen- 
sazione disgustosa. Amareggiare 
fa bocca. 



Aesgavlaat Col collo scoperto. SftóU 
taccialo. 

DesgOHsaa. Mi pare di non averlo uditd 
che nella frase » desgoisaa 1 Iboelli 
Cavare la Cenere di sotto alle le^ 
gne perchè ardano meglioé Sbra^ 
dare. 
iesgeisàase. tJsasi figuratamente pei* 
esprimere il dire tutto quello che 
il risentimento mette m bocca* 
Sclorrcj o Vuotare il sacco, Sgoc^ 
dotare l^ orciolo. 

fteàgradàa, che anche diciamo éegradaa^ 
Privare del grado , della dignità. 
Digradare, Degradare, il disgra^ 
dare della lingua significa partire 
in l^adi (sealeeH); ed anche è lo 
stesso che disgradire, cioè non 
HVere a grado, non aver grato al-" 
cun che. 

Desgrassaa. Levare il grasso. Digras» 
sare. 

Desgraittat Disgraziato, Sfortunato ^ 
Sventurato. 
al desgrailaat , o f «aid Jetui V è éé* 
tgfaiut ghe plof sai cil an da staa 
setaat. iperbole per indicare che 
le disgrazie non vanno mai sole* 
jél disgraziato tempesta il pan nel 
forno. 

DeàgroiUlaa. Detto dì lavoro, vuol dire 
dargli la prima forma cosi alla 
grossa. Disgrossare , Digrossare. 
» o desgroissaà fttra «iii. Insegnare ad 
uno i primi elementi di un me-* 
stiere, di un'arte ecc. Sgrossare ^ 
Dirozzare^ 

DesUgaa. Levare, sciogliere legame^ 
Di slegare t Dilegare, Slegare. 

DesUveliase. LiberarsiAnd, pr. me dea- 
livèlli, te te deslivéUet, el, 1 se des- 
livélla, e ugualmente colle due 1 
anche il pr. Sogg4 

Demagotiiase. Dire altrui i proprii 
travagli, o dispiaceri, o risenti-* 
menti. Sfogarsi. 

Deidieitegàitt. Dimenticanza. 
traa in desBetegéiia. Non curarsi di 
• tener presente alla memoria una 
cosa. Mettere in dimenticanza, che 
sembra diverso dal dimenticare per 
ciò che questo può essere anche 
senza volontà di chi dimentica. 

Deime&tegAaae, Ditnenticarsi , Dimena* 
titare -^ me 1* te, o mei soia dea^ 
meateifaat a casa, ife lo sono, op-* 
pure L^ ho dimenticato a casa4 
^ 24 



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— i78 — 



DE 



Desmerdoulaa. Smerdare, NeMare. 
Desmétter. Lascinr di continuare cosa 
che si slcsse facondo. Dimettere , 
Cessare, Desistere, Restare. 
» en vestiit ecc. Cessare dr usare un 
vestilo ecc. Dismettere, Smettere, 
Porre da parte. 
De^moiimaa. Levare alle noci la prima 
scorza tenera che le veste. Smal" 
lare» 
Desmovntaa. Usato cosi assolutamente 
8ig;nifica uscire^ venir g;iù dal ca- 
lesso ecc. Scendere» 
^ da cavali. Venir giù da cavallo. 
Dismontare da eavailo , e anche 
semplicemente. Dismontare, Sca^ 
va t care, 
» de guàrdia o la guàrdia. Cessare di 
far la guardili. Smontare la guar- 
dia. 
ìf Usasi anche m significato attivo , 
e detto di orologio p simile vuoi 
dire toglierne, cessarne il movi- 
mento. Scaricare ; oppure scio- 
glierne il meccanismo I>i«/are: — 
detto |>oi di vestito, di cuffia ecc. 
vuol dire levarne gli ornamenti. 
Disornare} o separarne le parti. 
Disfare. 
pesmoorbaa. Dicesi di cibo, o altro che 
leva la nausea, o eccita 1* appeti- 
to. Stuzzicare i^appetito. Lo smor- 
bare , o dlsmorbàre della lingua 
è levare morbo, o pulire da sor- 
didezza. — Ind. pr. desmòrbl, te 
desmòrbet, el, i desmèrba; e ugual- 
mente coll'j il pr. Sogg. 
4^moirbàase. Levarsi la nausea, o 
farsi venire la voglia di mangiare 
con qualche cosa che stuzzichi l'ap- 
petito. J)a nausearsi (avere a nau- 
sea) 9} potrebbe farse fare. Ditiau^ 
scarsi 
m Ancora mangiare di alcuna cosa 
a piena soddisfazione. Joer tolto 
vna buona satolla. 
Desmafoiilil i sòld. Sentesi di persona 
che avendo redati di molti denari 
Inrgheggia in ìspese , come dh*e 
che schiudendo dallo scrigno i de- 
nari toglie loro la muffa. Spen^- 
dere, 
^esmafoaliise, o desmafonlilse fora. Di- 
cesi tanto di persona che mostri 
initggiore alacrità di spirito che 
prima, quanto ancora di persona 
^he yesta e tratti più elefante' 



■-I 



mente di prima. Snighittìre, Sul- 
ghitlirsi. 
Desnialàase. Come dire uscire dal nida 
(nial) V. demttfoiiliise nel 4. sigaii- 
ceto. 
Desnof. Diecinove, Dicianove. 
qael di desnof. Diacianovesimo, Be'. 
cimonono^ 
Desnoorlaa. Levar via l'orlo. Per ana-. 
logia di molti altri verbi parrebbe 
che da orlare si potesse fare Dir 
sorlare che non riesce del resta 
brutta parola. 
Despallaa. Guasure o dislogare altnd 
una spalla o le spalle. Spalhrt, 
deapallàue. Guastarsi, a dialogarsi ad 
alcuno una spalla o le spalle. Spai- 
larsi - el a* é deipallit. Egli si & 
spallato. 
Despannaa. Levare dal latte posato la 
parte più sostanziosa che resta alli^ 
superncie. Sfiorare il latte , e il 
Vocabolario Milanese d^ anche co- 
me vocabolo Toscano Spanmrt. 
Deaparaa. Perdere la memoria^ e la co- 
gnizione delle cose che si sapeva- 
no. Disimparare, Disparare, 
» Levare gli adobbi con che erasi 
ornata cniesa o feltro. Sparare, 
Deaparecoiaa. Levare dalla mensa tutta 
quello che vi era stato messo per 
mangiare. Dì sparecchiare, Spa^. 
recchiare, Levar la mensa. 
Despareatàase. Sentesi nel seguente mo-, 
do proverbiale = cba prèst i*li«. 
denta pròat se denar^nta, come pr«h 
nosticando che abbia ad avere corta 
vita quel bambino che presto mette 
i denti. Chi presio indenta presta 
sparenta. 
Despatelàaseia. Dicesi altrui per dichia-. 
rare che non si vuole entrare nella 
cose sue. Sbriaarsela -r despatelè-. 
fola voiiàlter. Sbrigaievela fra voi" 
lassa eh* i se la despatéUa lev. La- 
scia che se la sbrighino fra loro. 
Despedii. Levate gli ingombri. ^90111- 
brare. Sgomberare, pis impedire. 
despodiise. Mettersi in libertà. Spe» 
dirsi. 
Desperaa. In primo signi^calo non avere 
speranza. Disperare. 
» Ancora lo diciamo per scompa- 
gnare cose che erano appajate (pè<*. 
rade). Dispaiare. 
desperàase. Affliggersi per manca* 
mento di speranza. Disperarsi.^ 



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DE 



— 179 



DE! ^ 



giaai par qieirt ne ▼61 miga despe- 
ràame. Dicevi per significare di non 
volersi poi pigliare gran passione 
d'alcuna cosa. TVoii per questo me 
ne straccierò gli occhi. 
b^er aa pagaàtta ecc. «he la se d^ 
spéra. Essere il bollire d'una pen- 
tola ecc. nel maggior colmo, noi" 
lire a ricorsojo, a scroscio. 
àUa desper&da ^ o àUa p« desperida. 
Quando non siavi allro inodo^ al- 
tro rimedio, jéita più trista , Al 
peggio de^ peggi. Abbiamo anche 
noi alla peu. 

bespéri Dicesl di fanciullo assai In- 
quieto. Nahisso, 
faal desperi. Lo stesso che fìial 
diàvel a fiiàtter. £ssere assai in- 
qnieto> iramestrare ogni cosa. Fa- 
re il diavolo a quattro, o il dia^ 
ì>olo e peggio. 

Despetenaat. Coi capelli scomposti. Sca^ 
pigliato^ Arruffato, il nostro iba- 
miléiit 

Despigoilaa. Levar la pecei 

despigoilàase. Come dire levarsi dalla 
pece, Affrettarsi, Sollectloìsi. 

Despine^aa» dettare dal pidòcchi (pieiec). 
Spidocchiare. 
» Dicesì ancora in senso metaforico 
per togliere da miseria. Cavare di 
ceneL 

Despewitaa. Tanto in senso di levare la 
punta^ quanto di levare spillo o 
altro che tenga appuntata alcuna 
cosa. Spuntare. 

Despeitiàaae. Uscire d' intrico > d' im- 
paccio. SpacciarsU 

DesqHarciaa. In genere levare ciò che 
copre. Discoprire^ Scoprire. 
B Piti in particolare levare coper- 
dtìo du pentola^ da casseruola ecc. 
Scoperchiare^ 
» J altareen. Manifestare altrui secreti 
difetti^ Intrichi. Scoprire gli al' 
tari, 

Deaqnèrt. Lo stesso che des^ùarciaat 
part. da desqaarclaa v. Dtscoper- 
io. Scoperto. 

Dearaiiaa. Più che nel senso proprio 
di togliere la razza cioè levarc^a 
radice di qualche cosa, Sradicare, 
lo diciamo per fare in modo che 
alcuna persona più non bazzichi 
In un luogo. Fare lo Sfjoml^ero 
di uno trovo nel Vocabolario Mi- 
lanese. 



Besreaaa. Guastare le reni. Dllomhare» 
Il direnare della lingua è neutro^ 
e vuol dire guastarsi le reni, usci- 
re una o più vertebre delle reni 
dal suo luogo , il nostro desrenàase. 
desreaaat Part. da deirenàase v. sopra. 
Dilombato y Slombato ^ Direnato. 

Desrixiaa. Levare le crespe. Distende 
re. Stendere, Lisciare. 

Be8*saccaa. Levare dal sacco. Dìsac* 
care» 

Dessadéto. Dopo poco tempo. Or ora, 
Jdesfto adesso. Fra poco. 
» picesi ancora come minacciando* 
Che si ^ dessadòss te la dee me , 
o te la dee da intèader me. Che sì 
jshe io tisgarol 
«E ancora un avverbio dubitativo. 
Forse ^ deteadèss el va in eòlie-» 
ra. Forse monta in collera j o Po- 
trebber montare in collera. 

Dessedaa. Scuotere altrui dui sonno. 
Destare, Hisvegliare, Svegliare. 
» o leniigaa i can che dormo. Susci-» 
tare qualche cosa che possa nuo- 
cere. Svegliare il can che dorme. 
dessedàase. Cessare di dormire, Scuo- 
tersi dai sonno. Disonnare j Di* 
sonnarsi. Svegliarsi. 

Dessedaat. Chi si è scosso dal sonno* 
Destato, Risvegliato^ Svegliato.^ 
» Ancora che è pronto e acuto di 
mente. Svegliato, Destro, Svelto* 
Anche noi abbiamo svèlt in que* 
sto senso, 
staa dessedaat. Non dormire, procu- 
rare di non dormire. Vegliare, 
Vegghiare. 

Des'setraa. Levar*e di sotto terra. Di" 
sottettarCi Diseppellire. 

Desseu. Soverchia estimazione di sé 
con disprezzo d^ altrui. Albagia. 

Des'suefaa. Togliere altrui dall' uso , 
dallabitudme di fare o dire chec- 
chessia. Disassueffare, DisavveZ'^ 
zare. Divezzare, Svezzare, 
des^saefàase. Togliersi dall' uso ecc. 
V. sopr« des'saefaa. Divezzarsi. 

Bes'senlaa. Levare il selciato, o il mat* 
tonato. 11 disolare della lingua se 
si pronuncia colla s sottile e ri- 
messa è io stesso che desolare > 
lasciar solo ; se si uroiiuncia col- 
la s premuta e gagliarda significa 
levar via il suolo , cioè la parte 
deirunghia morta delle bestie nella 
pianta del piede. 



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180 — 



DE 



Pessoùra. Nella parte superiore. Sopra, 
DI sopra. 
imdaa dessoùra, Dicesì di liquido che 
bollendo esca del vaso ; e ancora 
per iraslato del vaso stesso onde il 
liquido bollendo esce. Miboccare^ 
Traboccare. 

Pestacaa. Separare cos^ unite insieme. 
Distaccare, Staccare, Spiccare ; 
e se la separazione fassi da radi- 
ce. Svetterò. Ind. pr. deslàccbl, te 
desUcchet, el, 1 destàcca; e ug^uaU 
mente col due e il pr. Shqq. 
9 Ancora dicesl di colori che com- 
pariscono bene fra gli altri. SpiC' 
care. 

Pestac&da. lio tisiamo nella frase « daa 
na destacàda^ o na boùna dastacida. 
Fare ad uno una buona sgridata. 
Fare una risciaquata. 

Peata^iase. Dicesi dei metaìil aHoroliè 
SI perde o si logora sulla loro su- 
perficie la stagnatura. Polche nei 
Dizionario è stagnare che derivato 
da stagno (metallo) significa co* 
prir di stagno la superncie d*altrl 
metalli, sì parrebbe che come di 
moltissimi altri verbi si potesse fa** 
re pel nostro ^(estagiàase. Dista- 
gnarsi, 

Peatma. Trar fuori cose state a lungo 
nascoste^ come dir della tana. Par- 
lerebbe mea chiaro chi metafori* 
camente dicesse Cavar di tana i 
come dire di nascondiglio? \àO sta** 
nare della lingua è uscir dall^ 
tana. 

Pestapessaa. Levare lo^tappezieria. i^- 
saddobhare% 

Destecdaa. (jevA^e le tegole df sopra 
al tetto. Distegotare , Disembri'- 
dare, 

Pestempraa. Ridurre in panicela chec- 
chessia con aqua o altra cosa li- 
quida. Distemperare^ Stemprar^, 
Intridere. 
tàà destempraa. {jo smesso che deslem- 
praa v. 

Peateen. Ciò che è ipevitabile ; ma lo 
diciamo per lo più allorché si tratti 
di male. Destino. 
t Ancora si dice per indirizzo. J9e- 
stino. Destinazione — maadaa al 
IO destaen. Mandare akia sua de- 
sìinazione. 

Mstteder. Allargare, Spiegare. Disten- 



1 destandèr al graam. Allargare il grano 
in suiraja perchè il sole lo disecchi 
bene. Soleggiare. 
9 i pagi. Dispiegare panni , ▼esti<* 
li ecc. sia per fir loro pigliar aria, 
o perchè nagnati al asciughino. 
Sciorinare i panni. 
dasteaa, che anche si dice éoftailllt 
Participio da dcftèidar ▼. Disteso, 
leu e destoas. Disteso per terra , a 
altrove quanto è lunga la perso-» 
na. liungo disteso. 
caseaa loii| a deateet. Cadere In omk 
do che il corpo r^ti disteso per 
terra. Cadere stramazzone. 

Usatela. Dicono gli stampatori quella 
strumento fatto a T con cai span« 
dono i fogli stampati per farli 
asciue'are. Gruccia. 

Daatlgaa. Levare i chicchi (gnai) dei 
kguroi dal baccello (tifi). Sbac^ 
celtare, Saranare. 

Dasteo. Pare cne altri lasci una com« 
pagnia , un' abitudine , un' azio- 
ne ecc. Distogliere, Distornare. 
deatóaae. Lasciare una compagnia ecc^ 
V. testoo. Distogtiersi, Divezzarsi, 

Daitèniech (fta). Indurre nausea. Sto- 
macare. 

Desteomagaa* Lo atessa che tu dealer 
maoh V. In4 pr. dastènagU, te 
dastèmaghel, al, I dMttaaga; e 
ugualmente coli' è il pr. Sogg. 

Dastoappaa. Levare ciò cine cblode, che 
tura. Sturare. 

Destearclaa. iicvare checchessia da In^ 
volto, da cartoccio dentro al quale 
è chiuso. Svolgere. Ind. pr. des- 
terei, te deitèreat, èl, 1 daitèrda^ 
e ugualmente coli' è il pr. Sogg. 

Destreuaa. Sciogliere da ìntrecdamen-. 
to. Distntrecciare. 

Daatrlgèasa v. «eabrattàasa. 

Desvégn^r. Dicesi di persona che divien 
magra. Disvenire, hnmaqrire,Iit' 
trtstirsi. Dare indietro, il nostro 
dea so V. 

BoiTtdaa. Scommettere le cose eonoesaa 
con vite. Sipitare. 
9 Ancora rivocare l'invito. Disinvi-. 
* tare. Svitare. 

DosTlrgoalàuo. Detto di legno , incur- 
varsi senza però che ai spezzi^ 
Imbiecare, Inaombare, 
9 Detto di mobile, non reggersi he% 
ne, essere alteralo nella connet% 
sfolte delle parti. Dimer^lgr^^ 



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DE 



■- 181 — 



DI 



4tsflrgoiUit Participio da iesrtr- 
goilàiM ▼. Storio, Dimergolato. 

P6flfi8'«loilat. Levare da una cosa vi- 
schiOy o altra qualsiasi materia te- 
nace. Disvischiare^ Spaniare, 
daffia'claiilàase. Olire al significato 
proprio di nettarsi da vischio , o 
simlie. Diivi schiatti, Spaniarsi; si 
usa anche metaforicacbeute per al- 
lontanare persona importana. Zi* 
berarii, 

PMfliiaa. Torre il mal veszo^ la mala 
abitudine. Divezzare^ Svezzare. 

PenairgBàaM. Dìcesi di colui che con 
istento si sveglia , e rimane cosi 
ancora cOme mes^zo addormenta- 
to , sì che pare alquanto diverso 
dallo Svegliarsi, 
» Ancora si dice del togliersi alla 
scioperagpine , alla svogliatezza. 
Spoilrirsis SpoUronirsL 

PeUJ. Dettaglio, Particolarità. 
féider ti datàj. Vendere in piccole 
porzioni. Fendere in ritaglio. 

Pttallaat Dicesi di racconto che espon- 

fa tutti I particolari della cosa. 
^articolanzzato. Specificato. 

Péif fidéis , deus proYidèu. Più volte 
m'è venuto udito questo prover- 
bio che con quei due verbi di cosi 
strana forma dà una sapientissima 
sentenza che bisogna rimettersi 
alla provvidenza di Dio. Il Voca- 
bolano Milanese dà corrispondente 
in lingua — Dio manda il fgelo 
secondo ipatmis che noi dicia- 
mo: Die màada ol fìrèdé el eald se- 
caid i pagn. 

Perentta. Diventare, Divenire. 

Pi È la preposizione de coir articolo 1. 
Dei, Degli. — El de di mèri, il 
di dei morti — e! témp di stùdio 
Jl tempo degli studi. 
9 È pure articolo plurale indeter- 
minato^ o come altresì lo chiama- 
no partilivo. Anche in lingua tal- 
volta Dei, o Degli ^p. es. gfa*èf 
di libbar Ho dei libri , cioè una " 
certa quantità, o qualità di libri - 
damme di sèld. Dammi dettari. 

UL Pire. Part. dttt» Detto. 
9 Men le loùe ovaiiàoi. Dicesi di 
chi ipan^ia molto. Mangiare a due 
palmenti. 
9 da su tktti i bèei. Parlare molto favo- 
revolmente di unu persona. Porre 
in cielo , Lodare a cielo alcuno, | 



dtt de f «en cbe me poi staa le in da 

aa in tèrra. Dir cose da non cre- 
dere sia per la loro iniquità sia 
per la stravaganza. Dir cose che 
non direbbe una bocca da forno. 

diighe o dli^e bèea a eia, o a aa cesa. 
Essere addattato, conveniente. Ad' 
dirsi. Affarsi, Convenirsi , Tor- 
nare. Tornar bene. 

dilla s'cètta. Parlar chiaro, liberamen- 
te. Dire al pan pane. Abbiamo 
anche noi — diiglie al paaa paaa, 
e alla pealènta pealèata. 

diiBO dèlie grasse. Dire cose manife- 
stamente stravaganti. Dire scer-r 
felloni, Strafalcioni. 

aviiglie bèli dii. ^l'er buon dire -^ 
te gfa' eè bèli dii te, cioè tu sei in 
condizione di poter dire, o dici 
questo perchè non sei nella mia 
condizione, nel fpio stato. Tu hai 
buon dire. 

aTligbe da dii eoai Yefgb^fB. Aver 
contesa , contrasto con alcuno, 
jfver che dire con alcuno. 

»vi|gbe da fu e da dii. Trovare moli 
ta difficoltà. 4ver da grattare j 
Volerci assai. 

le èsiegfae da dii. Non vi esser mo« 
tivo di impedire , di contrastare. 
Non esservi che dire. 

a dii pèocb. 4 farla stretta. 

pome laraaf a W. Usasi talora affer<r 
mativamente ad accennare spiega- 
zione. Come sarebbe a dire, Co^ 
me dire. Cioè a dire: ma per lo 
più è modo Interpellativo e iroso 
di chi non è persuaso né conten^ 
to. Come dire? Che vorresti, o 
vorreste ecc. direi 

digbi a te fièra perchè te m'intèndet 
te madóiia. rare avvertimento o 
rimprovero ad una persona che 
non lo meriterebbe perchè se lo 
applichi quella che lo merita. Di-r 
re alla figliuola perchè la nuora 
intenda. 

sènza dii ne in ne la. Senza porre 
alcun ritardo. Senza star a dire 
che ci è dato, Senza metter tenx'* 
pò , o parole in mezzo , Subita'^ 
mente. 

sènza dtf ne o na flitt in li. Senza 
usare alcun riguardo. Senza far 
né motto ne lotto. 

▼èote, o vonrii ecc. dii. Espressione 
indicante certa sorpresa, e quasi 



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D( 



— 182 — 



DI 



diibbio. À dire I Che ciò sia I Pos- 
sibiie cidi Dici, o Dite ecc. da 
senno ? 

fàaghela dii. Riuscire in una cosa. 
Jpar andare le cose a modo suo, 

fiagbela dii coim Jewi. Reprin>ere 
la baldanza di alcuno. Cavare il 
ruzzo di capo a uno, 

teatt iiael mài ebe se poel dii. Non 
se ne poter dire di piti, Quanto 
mai dir sì possa — p* es. Té breatt 
teutt quel mai cbe se poel dii. È 
brutto che non se ne può dire di 
più ecc. è di là da bruttissimo. 

gbe diit o gbe disii ecc. pòoeb? Ti, 
o Vi ecc. pare egli poco ? 
Diamaat Diamante. 

diamant fols. Gioja falsa che con- 
iraffà il diamante^ cristallo di mon- 
te. Brillo. 
Mina. Usiamo questo nome nei modi 
ammirativi per diana > per diana 
bàoco, eèrpo de diana. Per diano- 
ra. Corpo di dianora. 
Diinzen. lisu»i per non dir dià?ol a 
persona inquieta e molesta. A'n- 
bisso ( ma credo si dica questo 
solo di fanciullo). 

» Ancora si usa come esclamazione 
di maravigflia. Diacinel Diamine! 
Diascolo ! 
Dianzenéri v. diànzeil. 

dianzeaérl ( en ) de gènt Una ^ande 
moltiiudinc e confusione di per- 
sone. Parapiglia, 
Diària. Ciò che suolsi pag;are pei biso- 
gni dello Stillo. Imiìosta. 
Ihki A, Diavolo j Demonio — ' e quando 
è in senso di persona men buona 
dicesi anche ài f. diàfOida. Dia^ 
vola, Diavoiessoi 

9 Usasi pure come interposto ad 
esprimere maraviglia. Y. diànzen. 

» È ancora avverbio affermativo. 
jéffè. Certo, Di certo. 

bèon diàfol, o bòon diavoalazz. Dice- 
si bassamente di persona buona. 
Buon pastricciano, 

en dià?ol e mezz. Gran quantità. T7iia 
sfncinata dice il Vocabolario Mi- 
lanese. 

el dià?ol fa la pngnàtte ma. mlga i 
qnòrcc. Per dire cbe le tristizie si 
veneono pur sempre- a discoprire. 
// diavolo insegna a rubare e non 
a nascondere. 

el dià?ol r aa pèrs n' ànima. Dlcesi 



scherzosamente alkirchè una per* 
sona faccia quello che non sareb- 
besi aspettato. Essendo la nòstri 
espressione scherzosa^ perchè noo 
potrebbe tenersi lo scherzo anche 
m lingua dicertdo. // diavolo ha 
perduta nn^ anima ? 

el diàvol ne l'è mài brentt céne i li 
dipinz. Per dire non essere una 
eosa in sì cattivo stato come si 
suppone. Chi vede il diavolo dad- 
dovero, lo vede con meno cornò 
e manco nero, 

andaa al diàvol. Dicesi di cosa che vi 
a male. Jndare in Cafarnau, 

aTlighe'l diàval dàUa soùa. Suolsidn 
re di persona cui tutto vada a 
seconda. Jver fatto patto col dia' 
volo, 

èsser diàvol e crons. Dicesi di dd^ 
persone che si odiano. Odiarsi c<h 
me il diavolo odia la croie. 

lavoaraa per el diàvol , o per d lé^ 
ronm. Lavorare senza guadagno. 
Lisciar la coda al diavolo, Fat 
la panata al diavolo. Far la sufh 
pa nel paniere. 

no èsser pò miga el dià?ol. Pfon esseif 
deforme. P/on avere il viso volto 
di dietro. 

saviine eùnna pa del dià?ol. Dicesi 
di persona molto accorta e mali- 
ziosa. Avere un punto piti che il 
diavolo. 

traa al diè?oL Guastare , rovinare. 
Scitipare, Gettare, Soqquadrare, 

andaa, o mandaa a ca del dtàf oL An- 
dare, o mandare assai lontono. i^it- 
dare, o Mandare in orinci, 

aiidàa a da dd diè?ol calzaat e vestiit 
Dicesi di persona che sia di mala 
vita, o faccia azioni inique. Jn- 
dare a casa il diavolo a sua pf^ 
sta, o in pianellinij o in peduli, 
o a calze solate* 

andaa in boùoca al dia?oL Dicesi di 
cosa che capiti in mono di per- 
sona avida e che non sia per farne 
buon uso. Aiutarne in Cafarnau, 
Andare in chiasso. 

dii deUe rèbba da casa del diàfoL Dire 
cose sceleratc. Dir cose indiaoO' 
late. Dir le piti diavole cose del 
mondo. 

sani in cesa e dià?ol a ca. Dicesi di 
certe persone che frequentano chie* 
se e affellauo divozione; ma. non 



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DI 



SODO né mansaete né baone coi 
loro familiari. Santinfizzaj Sanclir 
fieetur. 
fece coma 1 tabarr del diivol e anche 
pv leec del tabarr del diàvol. Dlcesi 
ma io certo senso di sprezzo di 
cosa molto recchia. Più aulico del 
brodetto j che fu grossolana vi- 
vanda degli antichi Spartani. 
ffaaan el dià?ol ne 1 la trófa. Dice- 
si a indicare impossibilità di tro- 
vare nna persona o una cosa. JS^ 
non ìa troverebbe la carta da 
navigare, 
la farlB4 del diàvel U va in creùsca. 
Significa questo proverbio che non 
durano le cose di malo acquisto. 
Quel che vien di rtfffa in raffa 
$e ne va di buffa in baffa^ Dia^ 
voi reca, e diavol porta via. 
se va al diàvol tait per en sòld còme 
per ea qaattreea. Per dire che ba- 
sta la più piccola ingitisti^ia a 
dannare le anime. Tanto se ne fa 
a mangiarne tino spicchio guanto 
un c€ipo draglia. 

SUveileen. Dicesi di fanciullo inquieto. 
Demonietto^ NabistQ. 

Uavoalérl v. dianxenér|. 

pldaL Arnese di osso, o di metallo cti- 
poluto e a piccole intaccature ro- 
tonde nella superficie esterna con 
che si arma il dito medio da chi 
cuce. Ditale, 
9 da sartoir. È il ditale che usano 
i sartori^ e differisce dal sopra de- 
scritto In questo che è aperto a 
tutti due i capì sì che introdottovi 
il dito n'esce il polpastrello. Anello 
da cucire, e anche semplicemente 
Anello, quando dal discorso se ne 
Intenda i uso. 

Meea. Dim. di dlH v. Ditino , BiteU 
lo : ma per antonomasia chiamasi 
dideen il dito pi(É piccolo si della 
mano che del piede. Mignolo. 

MèoB. Acer, di diit v. 
« o diit grèss. Per antonomasia il dito 
più grosso sì del piede che della 
mano. Dito grosso, e qu^llp della 
mano anche Pollice. 

Difalcaa. Dieesi il lavare da una som- 
ma una parte che sia già stata 
soddisfatta^ o che non deve calcor 
larsi. Defalcare, Sottrarre. 

HfeadUse. Oltre al significato ovvio di 
Ripararsi da assalii o ingiurie al- 



trui , e di far valere contro altri 
le proprie ragioni. Difendersi: si 
usa ancora per vivere alla meglio. 
Passarsela r^ me difèndi. He la 
passo, 
Diferònia. Differenza. 

fàà delle diferènxe. Dicesi Y usare ad 
alcuno riguardi a preferenza di 
altri a cui ugualmente Csl debba-* 
no. Usare parzialità j Essere par^ 
ziale. 
Difètt Difetto. 

piccai difètt. Dìfeltuceio, Pifetlvzzo. 

ebe gb* aa di difètt Difettalo > Di^ 
fettoso. Magagnalo, Mendoso. 

tutu 1 gh* aa 1 so difètt Ogni rosa 
ha cesso e fogna, o aguajo. Non 
e** è boccon del netto, E^ non c^è 
frese* uovo che iiofi guazzi 

eb^é in difètt è in soispètt. Usasi 
per dire che chi è in colpa teme 
li castigo o che altri parli male 
di lui. Chi ha coda di vaglia ha 
sempre paura che il fuoco non 
l'arda, Chi è colpevole d^nn mi-? 
sfatto sima che ognun favelli del 
suo fatto. 
Difida Avvertimento di cessione d'un 
contratto di fitto , o di società^ 
Disdetta. 
Difidaa. Aon avere speraoapa. ffiffida-i 
re, Essere sfiducialo. 

» Usasi ancora attivamente per to- 
gliere la speranza. Sfidare. 

» E altresì attivamente per daa la 
difida V. Dare disdetta. 
Digerii. Convertire ciò che si mangia q 
si beve in sostanza. Digerire, Dl'^. 
gestire. 

cbe se poi digerii. Y. digerii per V i- 
dea. Digestibile. 

ne pendii miga digerii. Oltre al pro-i 
prìo significato di JVon, poter di' 
gerire , usasi anche metaforica-, 
ment^ per Non poter comportare. 
Digestiòen. Concozione del nutrimento 
nello stomaco si ckie si cambi in 
sostanza. Digestione. 

cbe fl&cilita la digestièon. Digestivo. 
Dilùvi' Trabocco smisurato di pioggia. 
Diluvio. 

» de gènt. Gran moltitudine di per- 
sone. Mondo di' per^oite. Abbiamo 
aophe noi móndo de gènt. 

vènier l'àqna a dilùvi. Piovere stre^-. 
bocchevolmente. Diluviare,^ 
l^im^aii. Diipnani. 



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tu 



^ iu — 



ti 



Amaaa mattìna. La mattina del di- 
roani. Dmaiiìna^ Dotnailina. 

tUnaaii de séra. Dimani verso la sera. 
Dimandasseraj Diman da sera^ 
Dimanisera. 

dimaan ètt; L'ottavo giorno dopo il 
domani. Domani a otto, 

dipo dimaan o passandimaai. Il gior- 
no che verrà dopo il domani. Di» 
man y o Doman t' altro j Posdo^ 
manii 

da chi a dimaai sarà ijiiél cita sarà , 
o qaàlche saat proiveaarà. Per dire 
che non si vuol pigliare travaglio 
per r avvenire. Cavami d^ oggi è 
mettimi in dimani. 
Biadiiii. Voce che imita il suono del 
campanello^ Tintin, Tintinnio. 

fsa dedite. Tintinnire. 
IMadoUa. Così chiamasi un gioco fan<^ 
ciullesco^ che consiste nell' attra- 
versare ed equilibrare un legno 
sopra un aliro^ ^ ponendoci due a 
cavalcioni ciascuno di ciascun capo 
di quello, levarsi con esso alterna- 
tivanienie V uno mentre V altro si 
abbassa. jéUalena. 

9 Ancora si dice un altro gioco^ che 
fassi fermando a certa distanza i 
due capi di una fune che lasciasi 
allentala (mòlla) ^ e su quella te* 
nendosi coUe mani uno siede ^ o 
anche si inette in piedi^ e data da 
un altro alla fune una spinta^ egli 
gira innanzi e indietro come fa un 
pendolo messo in molo. Dondola. 

tià la dindoùla. Divenirsi ai due 
giochi Olii sopra indicali. Se al 

}»rimo^ Farsj o Giocare aU^alta^ 
enaj jiltalénare; se al secondo^ 

Dondolarsi 
ass della dladoùla. Quel legno che 

attraversusi ed equilibrasi sopra 

un altro per fare air altalena : v. 

dhideUa. Altaleno, Biciancole. 
IMBdoilaa. Dicesi di oggetto pendalo 

che «gira di qua e di là. DondO' 

lare. 
» Si dice pure di mobile che non 

sia stabilmente fermo ^ e muovesi 

ad ogni piccolo tocco. Tentennare. 
» e diadoiliase. Si dice di persona 

che si dimena^ e si piegti dr ^ 

una parte or dall' altra. Dondo'- 

larti. 
9 Ancora è detto di persona che in 

camminando si getta or su T un 



fianco 9 or so Taltro. BartoUaré, 
Andar barcollane, o a onde. 
faa dindoalaa. Far girare di qu^ e di 
là. Dondolare j che anche è neutro, 
come si vede sopra In dhidotiaa. 

Dindoilòaii. Chi in cHmminando si pie<> 
ga or su Tun fianco or so TaltrOi 
e ancora chi va di qua di là per- 
dendo il tempo. Dondolone. 

dfai dòoB (faa). È una specie di gioco 
che soglion fare le Dalie e le ma' 
dri per a^uietare i loro bfatbl ; e 
consiste in questo che si fanno se-* 
dere il bombino di contro > o se lo 
prendono In grembo, e poi lo pi- 

Sliano per le mani, e lo fanno an- 
are col corpo Innonzi e indietroi 
come si fa dello staccio abburat» 
tando la farinate cantano intaoto 
questa frottola = dilB dèoi ^ U 
campana de plulghIUai — etana 
la ioàiia — ràltra la b&Ua - l'àttré 
la fa I eapéj da pàfa. — Fare d 
stacciaburatta : e anche le balie 
fiorentine hanno la loro filastrocca 
da cantare -2 Staccia buratta — 
Martin della gatta -^ la gatta an*» 
dò a mulino — la feCe un chloc-^ 
ciolino — coir òlio e dol sale — 
col piscio di cane. 
Bio. Dio. — B anche questo adorabile 
nome si trova abusato in molte 
locuzioni. 

•aaa da dio. Uidesl «tuasi superlativo 
di cane a persona d*ailimo duro e 
feroce. Cane, Crtidelaccio. 

aadaa da dia » o a Qiel dia. Dicesf 
quando una cosa riesce qtial dote? a 
essere, o si desiderava. Andare ot- 
timamente ^ Riuscire alla petfe^ 
2Ìone. 

9 E ancora quando^ tutto ta pro« 
spero senza fastidi. Andar di toit^ 
(ione. 

aadaa fftra déUa grazia da dìo^ Uscire 
per Ira dai termini del convene- 
vole. Andare in furia, Iinbeslia" 
lire, Indragare. 

dll r lit da dio. Escire nei più |[randi 
Improperil contro di uno. Dir cose 
da chiodi, o da fuoco. Abbiamo 
anche noi dil rèbbe da flich. 

èsser In grazia de dio. Lo stesso che 
èsser in bonlètta ▼. 

faa le raèba còme dio ?oaL Pare le 
cose senza cura niona. Far le cou 
alla sfatata. 



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m 



tmwjfJMt iflto <rtit> U <to. Dicesi 

idi. chi 8i daole senza ragione dello 

stato suo. Xntiare , o Scherzare 

in brJqluij Plaolare. 

fts aviigMl 61 dis. Lo stesso che te 

STilghei «a srlst ▼. 
piòver chs dis la laiida. Dicesi di 
pioggia* dirotta. Strapiovere, Pio^ 
pere a secchie j Piacere quanto 
Via ne sa mandare. . 

htflaX. Part. da dlpludt. Dipinto part. 
da dipingere; Osato però andie co- 
me nome per dire tavola, figura 
dipinta. 
M9 Tovril védder me scvltt me diplit. 
Dicesi dell'avere grande avversione 
ad una persona. Kon -volere al' 
cuna più né eotto né crudo» 

Upoartàaso. Dicesi della qualiiè dei co- 
stumi di una persona., o difilli sua 
maniera di trattare cogli altri. 
Comportarsi, Procedere, Dipor-- 
tarsi, che però dal Dizionario è 
dato in primo significato per sol- 
lazzarsi passeggiando. 

iMràtta. Così chiamasi, V imposta che si 
paga jillo. stato. Imposta^ Diritto; 
9 oiflerenza di quella che si paga 
. pei bisogni del comune , detta da 
noi la comanala, e che dev' essere 
Imposta comunitatioa. 

Uratloir ièlle proacesslèoii. Quello che 
ha cura del buon ordine nelle pro- 
cessioni. Ramarro* 

Dlsister. Avvenimento che porta do- 
lore o danno. Disastro, Sciagura, 

Dlsaotrrer. Parlare, ragionare due o 

J>lù fra loro. Discorrere ^ Favela 
are. 
faa dlseoirrer. Dicesi di persona che 
mal contenendosi fa che altri parli 
mate di essa. Dar da discorrere 
male di sé. Far bello il vicinato. 
Far belle le piasse. 
BfssreslèoiL Tanto nel significato di 

3uel giudizioso e prudente rigoar- 
o col quale si deve procedere ne- 
gli atti e nelle parole, quanto in 
quello di moderazione, e in quello 
ancora di accorgimento, discerni- 
mento. Discrezione. Quindi avil- 
ghe dlscr^iièon, Aver discrezione; 
capii a discrsilòon. Intendere per 
discrezione; e così di altre locu- 
zioni che fannosi con questo nome 
uguali nel dialetto come nella liu- 
gtia. 



U dlsmtl«»i ré ti mài0t 41 àsei. 
Usasi questo proverbio sia per in* 
durre altrui a non esser troppo 
avido, troppo importuno, sia per 
esimersi dal ricevere cortesie che 
si tengono soverchie, e altrui in<- 
comode. Il Vocabolario Bresciano 
dà corrispondente': La migltòr ctt* 
sa di questo mondo si è la mi- 
sura ; e nel Vocabolario Milanese 
' trovo: La discrezione è la madre 
delle virtù. 

Disgràzia» Tanto nel senso di avveni- 
mento recante danno o dolore, 
quanto in quello di perdita della 
grazia, del favore altrui. Disgra'^ 
zia. 
le disgràzie J è parecdàde cóme le tà-* 
fole di èst Proverbio col quale si 
vuole esprimere la frequenza e la 
facilità con che possono succedere 
disgrazie. Chi ha a romp^e il 
cotto trova la strada al oujo ; e 
Il Vocabolario Milanese mette Le 
disgrazie son sempre apparecchia'^ 
te ; noi pure abbiamo : le disgrà- 
zie j è sèmper parecclàit. 

Dlsimboars. Lo usiamo nella frase n 
èsser la dlsimboars, e vuol dire non 
aver ancora ricevuto denaro che 
siasi sborsato per altrui , o aver 
pagato danaro per roba non an- 
cora ricevuta. Èssere in disborso^ 

Dbnaa. Il mangiare che dogli artigiani 
ai mezzodì, dagli altri e partico- 
larmente dai dovizio^ più tardi 
fasst più curalo comunemente e 
copioso che non gli altri pasti. 
Desinare , Pranzare ; ma questo 

f^arc che nell'uso nostro porti seco 
'idea di lautezza. 
» Usasi altresì come nome. Desi* 
nare. Pranzo; tra i quali due 
nomi % uol farsi la distinzione che 
sopra ho accennata dei verhi. 
métter all*oùrdeii el disiaa. Apprestare 
le cose che si hanno da mangiare 
per desinare. Ammanire il desi' 
nare. 
faa di dlnaa , o goidiisela coan di 
disusa. Fare frequenti e lauti de- 
sinari. Banchettare. 
Dlsnàda. Bello e gradito desinare.- Dc" 

sinata. 
Usper. Detto di numero significa che 
non può essere diviso in due parti 
eguali che sieno rappresentate da 



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DI 



numeri interi , ma rimnn sempre 
tm' unità per la cui divistone non 
può aversi clie una frazione, co- 
me avverrebbe chi volesse dividere 
in due metà il nove che avrebbe 
per ciascuna quattro e mezzo. />/- 
spari. 
Msptr. Ancora si dice di un ogg;etto 
che è senza 11 suo compagno. />i- 
tpojato. 
glMigaa a par disper. Passi questo 
gioco da due^ che detto prima di 
volere l'uno numero pari , e l'al- 
tro dispari, distendono della mano 
chiusa quel numero di diti che a 
ciascun piace, e vince quello che 
ha scelto il numero pan se il nu- 
mero dei diti distesi da tutti e due 
riesce pari ; «e in vece questo nu- 
mero riesce dispari, vince quello 
che ha scelto il dispari. Giocare 
a pari o ca(fo. 

Mtpèrsa. Cusi chiamasi da noi il parto 
immaturo. J borio , Sconciatura. 
Abèrt abbiamo anche noi, 
faa na dispérsa. V. sopra per l'idea. 
Abortire, Abortirti, Dìtperdersij 
Sconciarsi. 

DIapiàser. Recar disgusto, fastidio, noja. 
Dispiacere. 
• Ancora sentir dolore, comp.ì<<sio- 
ne. Oliere — meo dlsplaas. Me ne 
duole. 

Disprésl. Atto che reca altrui dlspla* 
cere, noia, e muove a stizza. Di" 
spetto. j\ dispregio della lingua è 
sinonimo di aisprezzo, ed è cosa 
più grave , cioè aperta diinostra- 
zfone che non si ha stimai 
fìM di disprést. Tribolare. 
fisa per dlspréil. Pare alcana cosa 
come per far contro alla volontà 
e al piacere di alcuno. Fare per 
dispetto f Fare in dispetto. 

IMMeiidènia. Plascita, origine. Discen" 
denza. 

IMssènier. tìiffcrenziare , Distinguere. 
Discernere. 

Dlaslpaat. Dicesi di persona che non si 
tiene eolla mente raccolta. Sva» 
gato, — Il dissipato della lingua 
è part. da dissipare, che è separare 
In diverse partii disperdere, di- 
struggere. 

' 9 Ancora di persona che nella sua 
condotta non si tiene in tutto nella 
retta via. Solato. 



Dlsstpèei. Sentesi come sinonimo di 
^ssipaat V. ; ma più comunemente 
è detto a chi logora trascurato gli 
abiti. Sciupatore, Sciupone. 

Dlstliailèon. Caduta degli umori dalla 
membrana mucosa delle fosse na- 
sali, e dà quella dei seni frontali, 
che si crede volgarmente scendere 
dal capo , e scaricarsi nelle nari , 
nella bocca« e nel petto. Distilla^ 
zione. Coriza, Gravedine. 

Ustoùma. Usiamo questo nome nella 
frase = daa la 'distoùnai à an. 
Prendersi amichevole trastullo di 
uno per cosa che abbia detta o 
fatta.* Dar la baja ad uno. 

IMstratlèoA. Acer, di distrati. Distrai- 
tisstmo, Sbadatissii^0, superlativi 
di distratto, sbadato. 

Dfstraatt Oicesi a persona che sia per 
malattia o per ìlltra causa venuta 
in somma magrezza. Strutto, Ste- 
nuoto. Il distriitto della lingua è 
part. da distruggere, disfare, con- 
sumare, discioeliere ; e secondo 
quest'ultimo significato, distrutto 
usasi anche come nome, ed è il 
grasso di porco cotto a colato, che 
anche da noi eredo si dice distraiti, 
ma più comunemente aéioa, e in 
campagna anche iele)T v. 
Ciascuno di quei cinque mem- 
bretti che per così dire diramansi 
dalla palma della titano , e dalla 
pianta del piede. Dito; e al pi. 
Diti, e anche Dita f. : e falangi 
si chiamano le tre parti onde è 
composto ciascun dito meno il 
grosso che manca della seconda 
falange. I nomi poi coi quali da 
noi SI distinguono i diti sono: 
» grèss. 11 più grosso dito cosi della 
mano come uel piede. Diio grot- 
to , e quello delfa mano anche 
Pollice. Ma quello della mano è 
deuo anche mazzapieiec per una 
ragione che dal nome è oastante- 
mente indicata. 
Mgaoco. Ottel dito che dopo il gros- 
so è il secondo della mano, il quale 
suolsi usare a soffreig^are gli oc- 
chi. Indice, e giustamente, perchè 
suolsi adoperare anche ad indicare 
&n oggetti di cui si parla, 
mattalóaga. Cosi chiamasi II dito che 
più lutilo di tutti gli altri \ien 
dopo r indice. Siedio, e degli al* 



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tri di fatta n'iia'due di qua due 
dì là, ' ^ r f ; , . 

ÉpoisèleeB. Il quarto dopo il poUJce, 
ed è Quello dove si metle l'anello, 
alle npose.JÈnnuhre, . ; > 

mamtteM. 1/ ultimo e pìù^ piccolo 
dei ditt. il Àg/io/o* , 
bilt del guftt Quella paite^di lin g^dan* 
to che copre eia»cu« dite, ei Wr 
che ouando è tagUata dal guanto 
per difesa di un dito che abbia 
qualche malore. Diiale. 

fUk cioiccaa I ditt. Far scricchiolare 
le dita collìdendo rapidamente il 
pollice col medio. Far le cocche, 

iTaàM ma tòst aèl diit Idearsi come 
sìa una cosa, e persuadersi che tal 
sìa. veramente. Fabòricùf^si chec' 
chessia. 

troivàase tgagaaat I ciò di dlit tro- 
varsi pentito di alcuna cosa. Jfor- 
tiersi le diia , o le maniy tìahgiare 
il pan peniìiej frase che ho sen« 
tito anche da noi. 
ÌHtU. Società di negozio fra più che 
osano lo stesso nome, la stessa 
firma. Diila. 

» boàia, o cattiva, o con altro si- 
mile aggettivo, dicesi per indicare 
bnpno o cattivo pagatore, o an- 
che in genere buona 6 cattiva per- 
sona. Disila òuona^ ocaUiva. 

a ditta de eia. Secondo che dice uno. 
jé ,déUa di alcuno, 

«U*eàra déUt ditta. Quando è il fine. 
jé cosa falla > o finila ': e se si 
tratta dì mangiare ho trovato cor- 
rispondergli in lingua. Trovare il 
diavolo nel óaiinOh 
Wirèn. Dioeno, Differenle. 

ésstr divèrs» Divenate^ Diversar* 
si, Diversificarsi, 
Atvenfif. Dìcesi di cosa che solleva Ta- 
nimo, e fa passare lietamente il 
tempo. DivertimentOj Passatemi 
pò* Diversivo in lingua dicesi quel 
canale che diverte o devia parte 
dell'acqua di un fiume ecc. 
biTfis. Pan. da divider. Diviso part. da 
dividere» 

m SI usa anche nella frase — èavii 
divils, che ho anche udito indiviis. 
E viene a dire che si crede , sì 
opina, ecc. Essere avviso , Parere , 
Sembrare — ae sa diviis. Mi è 
avviso. Mi pare. Mi sembra, 
Dèlci V. b«unbèoi. 



nagiili de dóld. Negozio dtdoteinmié 
9oa e al f. defilile. 

tAtU dei e al f. tettU dò. Amtèidu^ 
m. e f. , Jmbidue'tn, Ambedue f. 

r i dal dot. Per indicare che è 
molto tempo passato. JÉ trit peMO> 
È lunga pezza. / 

aadaa a dei a dei. Dieesi di paree^ 
chi quando vanno abbracciati o 
accompagnati di pari due> e poi 
altri due ecc. Andare a due a 
ducy o a coppiùj o a coppia\a 
coppia, 

éàaghe a en al dou da cdàppa v. in 
coùppe. 

tégaer eai per el dot da caùppa v. ìa 
eoùppe. 

tao sei el dot da cnùlppo v. in ootppo. 

r ami del dea a'I mooi del mài v. in 
ami. 

sinxa dU ne eai ne dou. Per signifi^ 
care subito, immediatamente. Seìi* 
za meller tempo in mezzo, 
Doùa. Ciascuna di quelle liste di legno 
che leggermetite curve nella parte 
interna, e lavorate a ben coiigiun* 

fersi luna coH'altra formano uno 
otte, un tino ecc. Doaa, 

Doibelètt Specie di t«la di bombace, e 
talora di liho e bombaeé a opera* 
Dobletto, Dobrelto. 

Doùbbla. Cosi chiamiamo una grossa 
moneta d'oro coniata in Genova, o 
nella Spugna, o in America. Dob» 
bla , Dobla , Doppia. Sono akre 
monete d' oro che hanno questo 
nome dì dii|)pia contraddistinto pe« 
rò sempre da un particolare ag« 
giunto , come di Pnrma , di Ro* 
ma ecc. e noi pure in questi casi 
diciamo per io più doùppia anzi- 
ché doùbbla. 

Doablòoi. Acrr. di doùbbla. Dublone ^ 
Dobblone, 

Doaciaa e in campagna dlciaa. Fissare 
r occhio verso ch»icchessia. Adoc^ 
chiare, A occhiare , Occhiare. 

Doaciadiia. Dìcesi l'atto di chi per poco 
si e come di passaggio, ma atten- 
tamente e passionatamente guar- 
da. Adocchìatina mi pare che pos- 
sa farsi da Adocchiata come da 
occhiata è anche nel Dizionario 
Occhialino. 

DouciòoiL Usasi nella frase — staa li 
doidòoi V. doudaa. 
I Doùdes. Dodici. 



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DO 



fiel 41 drties. Dodieesimoj Duode^ 
eimOs Declmoseeondo. • 

B5jft. Più che nel senso ovvio di do- 
lora. Doglia, noi lo prendiamo 
nel siefnincato di infiammazione 
del polmone , cioè propriamente 
della pleura, ossia della membra- 
na che veste il polmone , la uual 
malattia porta appunto un dolore 
superficiale del petto. Ple^trUia j 
pleurite 

• iadaa soùra dija. Camminare con 
certo dolore, e come chi è scian- 
cato, cioè ha rolla o guasta Tanca. 
Cioncoiare. 

•otfU. Sentire dolorerò a v^r .dispiace- 
re, compassione. Dolere — ne dool 
la tèsta mi duole il capo — . aen 
deal prippl me ne dìtole veramen." 
le, cioè ne ho compassione, lo 
compiango. 

•olloas. Uicesi chi è di si poco animo 
che si lamenta del più piccolo do- 
lore. Mi piace dì pigliare per cor- 
rispondente Doloresetlo nato nel 
Dizionario anche in senso di dap- 
poco, anziché Doglioso che signi- 
fica addolorato , che dà segno di 
dolore, che apoorta doglia. 

Dailoir. Dolore , Doglia ; vmì se do- 
lore si dice tanto del corpo, quanto 
deli' animo , doglia pare che non 
si dica se non quando si tratta delle 
disgustose sensazioni del corpo. 
9 Imperfètt. Dicesi nel linguaggio 
religioso il dolore delle colpe che 
non senza un principio di amor 
di Dio, le fa detestare In vista 
degli , spirituali vantaggi perduti, 
e dei ma li spirituali procacciati. 
Dolore imperfetto, Allri%\one. 
9 perfètt. Dioesi nello stesso lingt^a- 
gio religiosa il dolore delle colpe 
che nato da puro amor di Dio le 
fa detestale unicamente perchè elle 
sono sue offese. Dolore perfello. 
Contrizione, 
» de eèo, o de tèsta. Dicesl di cosa 
che eàgionà pensieri e fastidi. 
Oratlacopo, 
9 de pinza. Nel sonso proprio. Ho- 
lor di venlt^e ; ma si usa jineora 
figuratamente per pensiero, fasti- 
dio che alcuno si prende delle oo* 
se altrui quando non doyrebj>e. 
Briga. 

Olia sIi*M di lei gh'aa'i bèli deileìr 



de eèe , o de tèsta. Per dire che 1 
figli danno ai genitori di grandi 
pensieri e cure pel loro alleva- 
mento. Chi diste figliuoli diete 
pene e duoli. 

die, ehi bèlla fai parli grai deilav 
blselgna , o belna seiML V. in 
bèlla questo modo di dire. 

deilew de geimbètt V è 'n deilev de 
maledètt. Usasi per dire un dolor 
forte ma di poea durata. Perco#- 
sa di gomito. 

saltaa*! doilev. Dicesi di doglia che 
si desti improvvisamente. Esser 
soprappreso da una doglia — m'è 
saltaat en dealear. Sono slato so* 
prappreso da una doglia, e anche 
mi si è presa una doglia. 
Doaloarois. Che cagiona dolore. Do- 
loroso. 

èsser dealeiroisa. SI diee quando si 
ode , o si sta per dire cosa diffl- 
cile da comportare. Esser ostico, 

. che propriamente significa esser di 
sapore spiacente -per amarezM a 
aspre/za. 
Deilz. Dolce. 

9 eeme la meL Dolce come il mele, 

. come mele, Melolto. 

9 de eeer* Lo diciamo a persona «he 
sia facile a sentir compassione. 
Compassionevole f Pietoso. 

9 de ooer. Ancora usasi per dire fa* 
clic a credere, a consentire. Te-^ 
nero di calcagna/ che pure è apie- 
gato nel Dizionario per facile a 
Innamorarsi. 

9 de saal. Dicesi propriamente di d» 
bo in cui non sia stata messa la 
quantità conveniente di sale ; e fi- 
guratamente di persomi senza ac- 
cortezza e troppo semplice. Dolce 

, di sale, e nel. senso figurato an* 
che Dolcione, Soro. - 

9 e breaseb. Cosi chiamasi ^Ibo H 

cui sapore ^ un misto di dolce o 

di agro. Agrodolce. 

' ^ee deals. Diconsi i piedi quando non 

si possono in camminando posare 

in terra che *:on grande riguardo 

affinchè non dolgano. Piè'^Henerì. 

Ma cosi sogliamo chiamàre-ìanehe 

una persona che cammina coma 

chi ha i piedi teneri. Posapiano. 

Deilzeun. Dolce soverchio, e i^iace« 

vole anzi che no. Dolcigno, Sdol* 

. . clnato. 



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— 189 — 



et; do 



ioiiléiga. Aceora si osa eorae nome 
astratto, per significare sapor dolce 
ma Don piacevole; p. ea. d gh' aa 'a 
cèrto doilzeiga, ebe ne '1 ae piaas 
prippi miga. Ha un certo doìcio» 
re , che ìmu mi piace né punto 
né poco. 

SMlxeima v. doalzeign osata come 
nome. Il dolciume della lingua è 
nome colietiivo che comprende tut- 
te cose di sapor dolce. 

Mallo. Specie di leggero mantello di 
seta nera o d'altri colori che usasi 
indossare a mascherarsi. Dominò, 
ièBiBO domiAàiixl. Dicesi a quella per- 
sona che in una familia, in una 
compagnia dispone a suo arbitrio. 
Domino dominanzio usasi bassa- 
mente anche in lingua, 
ièmlno, o mariaas. Cniamiamo con 
questi due vocaboli dal francese un 
gioco che fassi con quadrelli d'os- 
to o d'avorio segnati come i dadi 
ma da una faccia sola, e che si 
accoppiano secondo la corrispon- 
denza dei punti, p. es. il tre col 
tre eee.Budo. 

Bomiaa. • Par mansueto e trattabile. 
Domare; e particolarmente dei 
cavalli Scozzonare, onde scozzo- 
ne quei che comincia a cavalcare 
un puledro per domarlo. Scozzo- 
nare usasi anche per dirozzare al- 
cuno non pratico. 

DoiBaaa. V. dimaan ; e in dlmaan de 
aera in luogo dell' inesatta defini- 
zione. — Dimani verso la sera ' — 
correggasi. — La sera del dimani. 

Boiaèstich. Come agg. dicesi di ani- 
male mansueto che vive coli' uo- 
mo. Domestico , Dimestico. Ma 
domestico, o familiare, o intrin^ 
«eco ;pur dieesi a chi frequenta li- 
beramente casa di parenti o amici 
come a' ella fosse sua , e che noi 
diciamo de ca o teatt de oa , il 
qual nostro mòdo dì dire non mi 
è sovvenuto alla parola oa. 
9 deiméstica. Come nomi soglionsi 
usare per indicare le persone che 
fanno i servigi della casa. Dome^ 
stico , Domestica s e sull'uso lo- 
ro ▼. bella osservazione del Tom- 
maseo In oa air arlicoletto dÓBia 
de ca. 

VcvBiaica. Significa giorno del Signo- 
re^ ed è li primo giorno della set- 



timana che è consecrato al culto 
del Signore. Domenica. 

Dèmm. La Chiesa principale dèlia città. 
Duomo. 
el batistéri aal da fui reNigio al Dèraniff 
Interrogazione che fussl : quando 
alcuno dimanda Qualche cosa che 
è In condizione ai dare anzi ■ che 
di cercare. S^ ha egii a portare 
t* acqua al mare? 
fall a cheùnta al leèoa del dèmiL 
Usasi quest'espressione quando al* 
cuno ebbia delta cosa cne non si 
può credere. / cordovani sono ri* 
masti in levante. 11 cordovano 
propriamente è quella sorta di 
cuojo che viene di Spagna e dai 
Levante^ e più comunemente ai dl« 
ce marrocchino : ma si usa anche, 
figuratamente per uomo semplice 
che si lascia facilmente gabbare, 

Dèon. Congiunzione che adoperasi quan- 
do da una sentenza^ da un argo- 
mento si deduce una conseguenza. 
Dunque, Adunque, 

Dòiea v. dòoa. 

Dòach y. dòoi. 

Dònda. Si usa nella frase daa ladinda. 
I^on potere star fermo in sui pie- 
di, ma piegare in camminando or 
da una banda or dall' altra come 
fd una barca in mezzo alle onde. 
Ondeggiare, Barcollare. 

Dèon dòoa. V. dita dèon. 

Déaaa. Donna. 
» Ancora, e specialmente In campa- 
gna dicesi per Moglie» (mo^Jeer). 
» de ca. V. in ca. < 

» de casa. V. in casa. 
if de sarviui. V. dóana de ca. 
» de grèss. La fantesca che fa nella 
casa i servigi più bassi. Fregano, 
tré dònne e na gallina l' è '1 mercaat 
de Soaresina. Proverbio contro la 
parlantina delle donne, come dire 
che onche poche, per tenue argo- 
mento che si abbiano, hanno da 
chiacchierare in fra loro come un** 
adunanza in di di mercato. Tre 
donne fanno un mercato. Tre 
donne fauno una fiera, e due un 
mercato. 
tré dònne e'n eòe d'aj 1* è 'n mercaat 
bèli' e fij, o fatt Proverbio simile 
all' antecedente. 

Doaaaa. Donare. 
» doaaaa Ula c4». Dicesi di og^ 



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DO 



— 190 — 



M 



geitC dbo $1 conviene alfa perstintf^ 
che fa la persona più appariscènte. 
Affarsi^ dffat9Ì alia cera, 
doanaa Tè mèrt e so tool «da maal.Do- 
nalo è morto, e rUtoro sia mate. 
BonnelL Piccolo Quadrupede mansueto 
slmile pelle forme alla lepre, colle" 
orecchie però per le più nude^ e 
i piedi corti. Coniglio. 
ìloinelleei. Dim. di deaiell ▼. Coni" 

gliolo, Conigliu%%o. 
Dsueen, Deuiiia. Dicesi a donna pìc- 
cola e g;entile } onde sentesi spesso 
coir ag^gfiunto de giito. Donnina. 
Donnino in lln^a \uol dire che 
si trova vulentieri colle donne. 
9 Ancora si dice di fnnciolla giudi- 
zlosetta. Donnina, Donnicina. 
Doviésa. Donna yile^ sciatta^ sciaman- 
nala. Baderia, 
9 Ancora dònna di cattiti cot»tumi. 
* DoniMCcia. 
Doanétta. Dim. di dónmt. Donneila. 
» Diccsi però spesso anche in senso 
sprezzativo. Donneila , Donnic- 
einola. 
9 Ancora dicesi di uomo che si piglila 
brighe o fa cose da lasciare alle^ 
donne. Il Vocabolario^ Milanese^ 
oltre ai due nomi di Omiciallo , 
OmiciallolOi mette anche Donni» 
no come tolto dal nuovo Di^ona- 
rlo porlallk della lingua Italiana 
conipendtato da Gio. ì&anobeltl. 
Doanesiato- Ricrearsi, pi^^liur un po' di 
buon tempo, godere con piacere 
un po' di ozio. Donzellarsi. 
9 Ancora V ho sentito per fare mol- 
to volentieri alcuna cosa^ Dilel" 
tarsi. Godere. 
Dotmina v. douneen. 

Demiòoit Acer, di donna. Donnone m. 
Doanoàna v. doanèon. 
Doonzelaiit. Chi '\ive in casa altrui pa- 
. gando un puiuiiio mensuale , o 
giornaliero compenso. Dozzinante. 
PeantéUa. Donna che fa nella casa i 
servigi men bassi , come cucire e 
stirare le biancherie^ pettinare, 
vestire la padrona ecc. Ancella , 
"Cameriera. Donzella nel Diziona- 
rio è spiegato per fanciulla da 
marito , e ancora per domigella 
servente a donna di alto affare. 
9 Pur chiamasi quell'arnese che ser- 
ve a tenere II tombolo (c9iu^9ll 
da pili). Poriatomb'Jo» 



^ Dotaièia. A£fgregi|to di lAodici oggetU^ 

-^ tignati, o ^iipilL Doumai se per 

a&o si tratta di pani, di pete, di 

uova, e ^rtiill, id Toscana dicono 

Serqua. 

9 Ancora si dice per casa ore al- 
cuno ha vitto e. abitazione per 
pattuito, pagamento; e altresì per 
tenere , o stare, a vitto e ad abi- 
tazione nel detto modo. Dotzina.- 

9 Usasi pure per dire di poco pre^ 
gio nella frase — de doiizèlia« 
Di , o Da dozzina » Dozzinale , 
Comunale. 

ataa in doiiazèiia. Stare in casa altrui 
per convenuto pagamento. Stare 
a doizina. 

tégnet doanxèaa e tègner la doAxési.^^ 
dtigniCcanu ttille due queste espres- 
siimi tenere in casa persone a vlt- 
liì e ad abitazione per coitvcnuto 
pagamento^ nla ditìferiscono in ciò 
che la prima è come dire assoluta, 
e contiene in sé il suo compimento 
neHa parola demxèaa; la seconda 
è relativa alle persone che son te-» 
nute in casa , e vuole il comple- 
mento del nome loro; cosicché ne 
uno dica : tégni doainèia é inteso 
senz'altro ch'egli tiene in casa 
persone come è spiegata sopra ^ 
ma se dica: tégii bi douxèna, gli 
si dimanderebbe chi? Tenere a 
dozzina forse per tutti due I casi, 
sottintendendo nel primo persone. 
Dovperaa. S in campagna anche droa- 
vaa. Mettere in opera, usare chec-» 
chessia. Adoperare. 

if 6^. Valersi della semplicità o in* 
navvertenza di uno per divertirsi 
alle sue spallf. Prendersi^ Pi^ 
oliarsi gioca di uno. 
Doapiaat. Kì piegare checchessia come 
sarebbe lina carta, un panno ccc* 
sopra di sé,, oppure «lettere m-» 
sieme due cosre sinfili , eom€ sa- 
rebbe due capi di fila ecc. Ad» 
doppiare. 
Doapigaa. Piegare, far curva alcuna e^ 
su. Piegare, Ripiegare^ Incuroare. 
biseùgna doapigaa la stroppa iHamt 
che r é vérda. Si devono i difetti 
correggere nella prina età perchè 
Is correzione torni efficace. Albero 
giovine facilmente si p'^ega. 
doiipi|4asa. Dicesi de' cignoni d' uni 
carrozza, di ferri ecc. che ai pi C- 



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DO 



— 19! ~ 



DO 



. ghino, scrollino, o tremino per 

soverchia leggerezza. Brandire. 

Sstplèait Dicesi di tela o altra cosa 

l'essere essa addoppiata sopra di 

sé. Doppino, Raddoppio. H don- 

Sione della lingua A io stesso cne 
obblone v. deibièon. 

• I ferrai dicono due ferri sottili 
con piegatura a foggia di anello 
simile al calcagno (ondosi) delle 
forbici, che inanellali insieme ser« 
▼ontf per congiungere quegli ar- 
nesi che devono essere atti a pie^ 
earsl o alzarsi. Ganghero inanei' 
Tato. 
•ièp^ Usato come nome , dicono gli 
stampatori quello eh*e il composi- 
tore inavvertentemente raddoppia. 
Duplicato. 

» Ancora dlconsi i bozzoli formati 
da due bachi da seta, e la seta che 
se ne ritrae. Doppj di seta. 

9 Usato come agg. tanto a indicare 
due volte tanto , o addo|>piato , o 
di due sorte, quanto a significare 
non sincero, finto. Doppio, 

9 6 stndotppl. Quasi superlativo di u 
doppio. J pm doppi j e non te- n 
merci di dire anche Slradoppio , 
che il Vocabolario Milanese dice 
osarsi parlando di fiori, e dà co- 
me filtrato qual sinonimo di si- 
roulatissimo. 

reef doippl, seda doàppla ecc. Dicesi 
di relè, di seta ecc. a due, o più 
fila insieme unite, o attorie. Refe 
addoppialo. Seta addoppiata ecc. 

flSliaa éoàppi. Tanto nel proprio sen- 
so di suonare tutte le campane 
per segno di festa, quanto nel fi- 
gurato di bastonare uno a repli- 
cati colpi. Suonare, o Sonare un 
doppio, o Suonare le campane a 
doppio. 
Bvtppis. V. dotbbla. Doppia. 

m Ancora diciamo quella parte del 
lenzuolo ehe si rivolta sopra le 
coperte. Rimboccatura, Roversci'^ 
na, ^ové^cina. 

tu U doùppla. Arrovesciare il lembo 
del lenzuolo sopra le coperte, ^/m- 
boccare. Far la rimboccatura. 
Binnor. Dormire. 

9 coàlla tèsta sii gémet Dormire 
eolla testa appoggiata o sull'uno 
o sull'altro dei gomiti* Dormire a 
gomitello. 



Démsr dalli; q«àttor. Dormire pmfon- 

. damente. Dormire nella grossa, o 
sulla grossa, tolta la metafora dui 
bachi da seta. 

9 fin ohe oànta U wUeà. Bassamente 
per dormire fin ad ora tardissima 
Dormire fino all'alba deUafani • 
li quale insetto non comincia a 
ronzare se non a sole alto. 

» te vltta, o in scWna; Òormire stan- 
do coricato In solle reni. Dormire 
supino. 

» saraat. Dormire nn sonno non sì 
facile a rompersi. Dormire fiso. 
o sodo, o serratamente. 

» da €èp. Oltre al .significato di gia- 
cere in letto col c«po dulia banda 
della testiera, lo usiamo per lo più 
figuratamente per dire non voler 
entrare In alcuna cosa, non voler 
parlare. Non voter brighe, o im- 
picci. ;f 9 ^ 

aidaa a dèrmer aU'oùra détte rallliie. 
Andare a dormire assai per tem- 
po, pudore a letto come i polli. 

la fOKUi aisa dòrmer. PatireUUtl 
sonma. 

aoiré. Sono parecchie specie di uccelli 
di questo home, e per alcuni son 
cibo assai ghiotto speclaUnenle 
Vordo P"^cono di ginepro, 

grass odino 'n donrd. V. in bontoor. 
«rass còrno 'n baloen do bontoor. 

Donrmou. Seggiolone a bracciuoli con 
doMole olto e morbido, e sedere 
soffice, elastico, e piuttosto bas- 
so, e prolungato sì die la persona 
può in essa adagiarsi comodissi- 
mamenie, e quasi giacere a dor- 
mire. Poltrona. 

Donrmfda. Dicesi il tempo in cui i fi- 

lugflli (cavaioor) mutano la pelle . 

Dormita, aiuta. ^ ' 

» Ancora latto di dormire. Dormii 

ta, Dormitura, Dormizione. 
«aagho na boùna donnnida. Fare una 
buona dormita, o una dormii 
tona. 

Dèsa. Quella quantità determinata di 
ciascun ingrediente che deve for- 
mare un composto. Dosa, Dose • 
e il proporzionare cotesto quan- 
tità dosare. ., ^ 

Dèss. Parte alquanto * rilevala di ter- 
reno. Dosso; che in primo «leni- 
ficato è tutta la {Arte posteriore 



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BO 



— 192 — 



DR 



del corpo dal collo fino al fianchi^ 
detta aoche dorso ^ o schiena^ e 
talora dicesi anche per tutto il 
• busto; e In questo senso abbiamo 
ancbe noi fatt^ o giuttal a so 
dèssy Fatto j o racconcialo a suo 
dosso. 

Btaaiètt Dim. di dòM r. 

Ntta. Quella porzione di patrimohio 
che è data o promessa ad una 
fanciulla quand ella ya a marito. 
Dote^ Dota. 
itaza détta. Indotalo. 
al coinsamaraaf la dòtta de sant'amia. 
V. cousamaa. 

Bilttoir. Dottore, Medico, perocché 
da noi per lo più con quei nome 
a'intenaeil medico. 

• di mee miACiòoi. Dottore di poco 
conto. Dottore de* miei stivai». 

•Olttowaa. Darsi l'aria di sapere. Sa^ 
lamistrare, 

• sa teatt. Aver che ridire su o^ni 
cosa. Èssere un messer tutto bio' 
sima, 

Botitoirell. Chi tuoI fnrc il saputo. 
Dottorello, Dottorino, Dottoretto, 
Saccentettoy Saputello. 

Doittoireen. Diciamo a gioflne lau- 
reato così in legge, cosi in medi- 
cina* Trovo nel Vocabolario Mi- 
lanese «corrispondenti. Dottorino ^ 
dedichino: ma io tengo che col pri- 
mo non sdegneranno torse di essere 
chiamati i giovani laureali, poiché 
pare che abbia così i* uria di un 
semplice diminuitilo, comeché il 
Dizionario lo spieghi per avvili- 
tivo di dottore; ma non so se 
ugualmente si contentasse un gio- 
vine medico a sentirsi dire Medi- 
chino, che pare veramente ovvili- 
tivo di Medico, siccome lo spiega 
il Dizionario. 
» Lo diciamo anche per doattoarell v. 

Doittoarisia. Vanteria di sopere. Sac- 
centeria. 

Dó?e. Avv. che significa in quel , o in 
qual luogo secondo le frasi in cui 
è usato. Dove. 
di? e se sia. In qualunque luogo. Dove 
che sia. Dovunque. 

Doaveer. Ciò che é d'obbligo, che é 
giusto, che è convenevole. Dovere. 
p Quello che dal precettore é pre- 
scritto allo scolaro. Compito, Im- 
posto^ 



I Brapp. Tessuto di seta^ o di lana. Drap» 
pò — aèmpl scempio, o ann capo, 
a un filo — doàppi a due capi ^ 
danlascaat a opera — téli » senza 
ricamo né altro , schietto — a 
fibnìiia fiammato — oiadaat on* 
dato. 
Dritt Che va per linea retta senza 
piegare da nessuna parte. Diritto, 
Dritto. 

9 come 'a faas. Quasi superlativo di 
dritt V. Affusolato. 

» il pee. Levato in piedi ^ Ritto, 
Ritto in piedi, 

9 iivérs. Dicono le donne certo nu« 
mero di giri a maglie alternamente 
diritte e rovescie che fanno nel lem- 
bo superiore della calza , perché 
non SI arrovesci, né si incartocci 
(ao la se pitia). Giri rovesci. 

par dritt e por travèrs. In qualsiasi 
modo , per qualunque mezzo. J 
ritto e a torto. 

dònna de dritt. Donna costumata e av- 
veduta. Donna di garbo. Diciamo 
anche noi dònna do garb, ma pare 
che non riguardi se, non la gen- 
tilezza dei modi la nostra espres- 
sione. 

èmm do dritt Uomo* grave e giudi- 
zioso. Vomo assennato. 

andta dritt a scrì?^. Condurri? la li- 
nea diritta nello scrivere. Regger 
la linea. 

fisa lo còso do dritt. Far le cose co- 
me vuole il dovere , e la conve- 
nienza. Far le cose a dovere. 

staa soa dritt. Portar bene la per- 
sona. Slare sulla vita, o. in sulla 
vita. Abbiamo anche noi staa aeu 
sùUa Titta. 

tiraa dritt Oltre all'ovvio significato 
di tirare, lanciare dirittamente «Ilo 
scopo fissato. Tirare diritto} usasi 
ancora per seguitare la sua >ia 
senza indugiarsi. Tirar ili lungo. 
^oi pure abbiamo tiraà do loig. 

too lo còso sii 80 dritt Interpretare 
le azioni o le parole non secondo 
passione, ma per quel eh elle sono, 
e che ragion vuole* Pigliare le 
cose pel loro verso. 
Dritta. Comeché sia il f. di dritt ▼. , 
r ho posto separatamente, perché 
lo usiamo anche noi solo come 
nome, in luogo di dire la 
dritta. Destra, Ritta. 



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tm 



-495 - 



GB 



à èrhU; che però anche 8i dice a 
maaa dritta. Dalla parie della ma* 
no destra. J desiraj A riUa. 

lafUghe la so drUta. Esser pratico 
delle cose^ sapere quel che vuole 
là convenienza. Distinguere il pU' 
ite dai Sossio 
britto. Accorto g Diritto j Ftirbo^ ifo- 
scagnoj Scaltro^ Scaltrito, 

9 de spàfoa. Par goasi un accr. di 
dritto. Furbaccio, Furbaccione. 
firittèon. Accr. di dritto v. Diriitone^ 

Dirittaccio, Formicone» 
Hiiiiaa. Ridurre dritto ciò che è torto^ 
o piegalo. Dirizzare, Drizzare. 

» driuaa seu. Levar su, e mettere 
ritto quello che è coricato, o in- 
clinalo. Rizzare, 

drizxàase in poe. Dicesi del cavallo il 
reggersi che esso fu tulio sui piedi 
di dietro, levando alfariu le gam- 
be dinanzi. Impennarsi ^ Inalbe^ 
rarsi, 

driuàaso sea. Toglieni a posizione 
come che sia inclinala e meltersi 
ritto. Rizzarsi, 

» Ancora rimi'Uersi in buon essere, 
in buono stato. Rizzarsia vanca, 

4riuàase i cavéj. Dicesi il sollevarsi 
e intirizzirsi i copegli per subito 
spavento. Arricciarsi i capegli, 

tUL drixzaa i cavéJ. Dicesi di cosa 
8paventev(»lc che fa, o può far sol- 
levare e intirizzire i capegli. Far 
arricciare i capegli, 
Urongaria. Bottega, negozio ove si ven- 
dono droghe. Drogheria, 
DroBvaa. Y. doaperaa. 
D«ir. Duro. 

» naecaat. Aggiungesi a terreno 
che sii! mollo indurato* Ammaz' 
sertittK 

• d*oaréC6ia« Alquanto sordo. Di cam- 
pane grosse. Di male campane, 

» Cina la stabbia. Dicesi di chi ha 
poco intendimento. Più grano che 
r aqua de^ maccheroni, 

V è dwa. Dlcesi per indicare che al* 
cuna cosa é difficile da compor- 
tare. È agra, È ostica. 

tfligha I rognooa dar. Dicesl di chi 
ha molla ricchezza. ^i;ere i polsi 
grossi. 
Bifàa. In tutti i signiBcati. Dnrare. 

fKutt che dira. Frutto che può ser- 
barsi lungo tempo senaa che s'in- 
fracidi* Frutto serbatoio» 



dtra passèa'ft eanr rott oho'i bèèi* 
Per dire che talora vive più uil 
malsaniccio che un pienamente sa* 
no. Basta più una conca fesstX 
che una salda, 

Diraas. Sorta di ciriege jg;rosse, e dt 
polpa soda. Grafpom, Marchiane^ 
» Usasi ancora come agg. di pesca 
(pèrsegh), e significa che ha la polpa 
fortemente attaccata al nocciolo, 
né si può mangiare se non coH'af*» 
feltarla, o addentarla. Duracine. 

Darolòtt Alquanto duro» DurettOj Du* 
rotto, 

Dirton. Durezze, o globetii che si fon* 
mano in varie parti delle mam^ 
melle per rappreudimenti o ag-* 
grumamenti dei latte. GrUmi, m; 
otrangalidi f. 
fàase a na dònna I daróon in del sti-> 
mech. Formarsi ad una donna nelle 
mammelle le succennate durezze* 
Quagliarsi ad una donna il latte* 

Dasònt. Due volte cento. Duecento^ 
IJucento, Dugento^ 

qiel di dasènt. Dngentesimo, 



E 



E quinta lettera dell' alfabeto. 
9 Congiunzione copulativa. E, e se« 
guendo vocale anche Ed, 

tben. Legno multo duro , pesante , e 
nero d' un albero drll' India della 
slesso nome. Ebano, 

Ibrél. Tanto nel senso di uomo della 
nazione ebrea, o giudea, o israc'* 
litica , quanto di negoziante che 
vende a prezzo esorbitante le sue 
merci. Ebieo, 

Icdoimm. Suolsi con questa voce imi* 
tare il suono dello starnuto. Trovo 
nel Vocabolario Milanese corri** 
spondente. Acciitm, 

Eeoiiioi. Esclusione , o separazione di 
alcuna cosa dal complesso delle 
simili o conformi. Eccezione, 
teitto le rèsolo gb' aa lo so ocosiòoi* 
Per dire che non è possibile sotto 
una stessa massima o legge eene«* 
rale comprendere tutti i casi par-» 
ticolari. JVoit si dà regola senza 
eccezione. Ogni regola patisce 
eccezione. 

Ma* Voce francese che significa bella 
vista, comparsa. Sfarzo, Sfugjios 



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EC 



~ 194 — 



EM 



Spicco, Abbiamo anebe noi nello 
stesso senso Spiceli. 

^cran. Nome ft'ancese di un quadrello 
di seta / o tela dipinta , o carta , 
intelaiato ., e montato sopra un 
trespolo in modo da alzarlo e ab- 
bassarlo a piacimento per riparare 
la persona dui soverchio ardore 
del fuoco. L'Alberti g^li fa nel suo 
Gran Dizionario Francese-Italiano 
corrispondere Parafuoco, 

Bgm. Paese dell' Africa. Ei^iUo, 
d'egitt Suolsl ag;g;iungere rispon- 
dendo alla cosa che si neg;a p. es. 
dica uno: fo sragieipièe; Voi favela 
iole a (iisragioue: e l'altro g^li 
risponde: che nragiouiaa d'egftt? 
Io fìivelio a disragione? Zucche 
frille ; oppure Vlie disragione de^ 
miei eoroellit 

léh. Suolsi dare questa elittica rispo- 
sta per dire né bene né del tutto 
male. Così così ; e ho trovato che 
si dice anche Eeh. 

itUU, Usiamo questo vocabolo ebrai- 
co nella frase — tàè, jiifkW V éf- 
flstt* Far venire la collera. Far 
collera. 

tt. Suolsi cosi chiamare alcuno^ ma 
pare che sia come espressione di 
un certo rimprovero , o di una 
fotal collera. Ehi, Ei in rmg;ua è 
lo stesso che ee[ii. 

in. Articolo determinativo, il , Lo -^ 
•I pàder. // padre ; d Stù^ Lo 
studio, 
« Ancora pronome di caso nomina- 
tivo. Egli, Ei £' — el ii'aa dttt 
Egli, E' m^ ha delio. E noi lo 
mettiam sempre cotesto pronome 
anche quando ò espresso il nonne, 
e in ling^ua si lascia — p. es, gel 
mee Toic&biliri el ?# pool gto?aa in 
f ergoti, saròo béen coontént Se il 
mio Vocabolario vi può giovare 
in alcun che, sarò ben contento, 
9 Altresì pronome di caso accusati- 
vo, ho — 9l deslattaròo mfi. Lo 
slatterò io, da slattare ohe anche 
in ling^ua oltre al senso di torre 
il latte, si usa pure figuratamen- 
te per parlare ad uno in modo 
che cessi di fare o dire cose che 
non deve o non piaciono. 
iVbùx V. àlber. 

natrtsaa. Oltre al significato proprio 
di comunicare la virtù elettrica; 



ossia rendere un corpo atto a man- 
dare scintiluzze d'una specie di 
fuoco. Elettrizzare; noi lo diciamo 
ancora per Avvivare, Eccitare. 

Émaas. Usiamo il nome di questa città 
della Palestina nella frase — aiitt 
il émaiis. Dimenticarsi 

II. Pronome di caso dipendente. Ne, 
OH foarii f Ne volete f cioè volete 
della cosa già nominata ? me 'a fél 
miga. Non ne voglio mica, o mi- 
ga, o semplicemente. Non ne vo- 
glio. 

Inerii. Ho sentito in campagna per 
iuarii. Inserire, Innestare. 

Entità. Qualità ohe rende la cosa ri* 
levante, considerevole. Importai^ 
za — te r é mlga da sta entità. 
Non è di questa importanza — 
V è na seastànza d' aattta. È una 
sostanza rilevante. Entità in lin« 
gua è astratto di ente , cioè eon«» 
siderato dice II Dizionario secondo 
quello eh' egli è nella sua capacità 
naturale. 

Ifliièzzt tiuelle due parti dell'anno 
nelle quali il giorno e la notte 
sono egualmente di dodici ore, il 
che avviene ai 24 di Marzo e di 
Settembre. Equinozio. 
• Ancora diciamo forse IronlcaroeiH 
te, e scherzando per Errore, Slra^ 
fblcione. 

Iqalpagiaa. Apprestare tutto quello che 
occorre. Arredare, Corredare^ 
Fornire. Equipaggiare nel Dizio* 
nario ò spicelo soltanto per for^ 
nire dell'equipaggio, cioè dell'oc* 
corrente un esercito, un naviglio. 
aflipa|làaie. Fornirsi dell' occorren« 
te. Mettersi in arnese. 

Era. Lia parte di una casa di camp»* 
gna che è aperta, spianata, e ae<» 
comodata per battervi e farvi see^ 
care le biade. Aja. 
sètter ira , o fiM ira , o métter al 
graan saU'éra. Distendere i covoni 
(^of) V. suir aja per battere. Met^» 
tere in aja, fnajare. 
Brida- 9"^''^ tanta quantità di co^ 
vQui che basta a empire l' aja, 
Ajala. 
Ériia. Èrba. Sonno infinite le specie; 
ma qui metterò quelle che ho udito 
chiamare coi nome di èrba e qual* 
che aggiunto, 
a amara* £rba che ha un certo b^l^ 



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GR 



— 495 — 



ES 



potè amarognolo non disgustoso, 
che osasi eome condimento in cer- 
ta Tivande. Erba S. Maria, Menta 
greca, o romanuj BaUamiie* 
IrU kiidallina. Erba che ha le fog;lie 
striate (rigida) di bianco e verde, 
di giallo e Verde. Canna reale 
rigaia* 

• aapoiia. Erba cosi chiamata per« 
che r odore che manda somiglia a 
quello de' polli. 

9 giauéala. Erba che pare tutta spar- 
ga di gocciole, o ^lobeltini di cri- 
Btallo o di ghiaccio. Erba diac^ 
eiòta, Erba cristàHinaj Crislal' 
Ioide. 

> UaoaaxiBa. Erba che sofìfregata 
manda grato odore di Ifmont*. Ve^ 
dronella, e anche Limoncina, e 
Meiisea. 

> mtrieale. V. jtaaiaiiilUa. 

» par i aij, e mi pare d'averla ndita 
chiamare anche fava greca. È un' 
erba che vegeta anche sui tetti , 
di foglie piuttosto carnose, e che 
reputasi opportuna a rammollire 
i calli. Erba S ffiovannij Fava 
grasea. Semprevivo. 

> pareèccè. Erba grassa che alligna 
(la Ucca) e accestisce (la s'Iuèsea) 
per lutto, e nei vasi viene a for- 
mare come sopra di essi una co- 
pertura a guisa di parrucca. So^ 
pravvivolo dei mvri. 

luidaa, o métter all' èrba» Dicesi dei 
cavalli ecc. il pascerli per rinfre- 
scarli d' erba luitavia crescente 
nei prati, o colta di fresco, àéder* 
bare, 

luigiaa 1 piai ii èrba. Vendere la 
raccolta, o fare spese nell'aspet- 
tazione delia raccolta prima di 
farla, e in generale cercare anti- 
cipato, e consumare guadagno che 
ancora non siasi fatto. Mangiarsi, 
Consìimare il grano ^ o la rac* 
eolia in erba. 

iattaa da J èrba. Svellere le erbe che 
nascono insieme colle biade. Di» 
serbare* 

ittt pléefe d'erba, o dive gh' i dall*irba. 
Luogo coperto, o ferace di erba. 
Luogo erboso, o erbito da.erbire 
coprirsi di erba. 

ipitu eavall ch# irba crisi. V. in 
cavali. 

bias di ifke. V. bus. 



ttfbdariri. Chiamasi colui che conosce^ 
e raccoglie erbe medicinali che 
poi vende. Erbajuolo, Erbolajo. 

IrfàfftCr. Casa di lavoro forcato dove 
sono dopo la condanna dei trihu*^ 
naii puniti i malfattori. Ergasioloé 
irgia. V. avèrt 

Irroir. Errore. 
arroar ne fa pagamibt Per dire che se 
nel fare un conto od un paga-* 
mento sia occorso alcuno sbaglio, 
il conto per la parte non calco* 
tata rimane tuttavia anerto, e il 

J vagamento resta da saldare se fa 
n meno « o da riversare se fu 

in più. Frego non cancella par* 

iila. 
Krptgaa. Spianare e tritare la terra 

dopo avere seminato. Erpicare. 
EaaMi. Ricerca , discussione esatta. 

Esame. 
m Ancora diclamo Tamitiaestramento 

che dassi in quaresima ai fanciulli 

dai Parochi per disporli ad acca* 

starsi come si conviene ai santi 

sacramenti. Istrtishne. 
Ksabfl. Presentare altrui qualche cosa« 

EMibire. 
•sabllsa. Dichiararsi^ pronto a chec* 

chessia per altrui. Esibirsi, Pro* 

ferirsi. 
Iseaklèoa dal càrlcb. Franchigia. 
EsarduL Esercizio. 
iskt Tanto nel senso di fine, riuscì* 

ta , quanto in rniello di sicura e 

facile vendila. Esiio, e nel secoi^* 

do significato anche Spaccio» 
» Usasi ancora per a^e>ole entra* 

tura di un oggetto per un altro, 

di Ufi mobile p. es. da un*aper* 

tura, dei braccio in una mani* 

ca ecc. Sfogo. 
Isoii. Sporco, sordido, che fa schifo* 

Sozzo, Schifoso, Sordido. 
9 Anche avaro. Sordido^ Spilorcio, 

Taccagno. 
9 E altresì degno di essere detesta* 

to, abborrito. Esoso. 
Isoisltà. Astratto di esoto nel senso 

di avaro. Sordidezza, Taccagne'^ 

ria. 
Ispiaer. Mettere in \ista, o in perico- 
lo. Esporre. 
espaalise. Mettersi in vista, o in pe* 

ricnlo. Esporsi. 
Kspramliie. Manifestare con parole o 

con segni le proprie idee, i biso* 



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ES 



— I9ft~ 



ET 



gnl ^cc. Esprimersi neutro pas- 
sivo di esprimere. 
Isprèss. Pnrticipio dal verbo esprimer. 
Espresso, 

9 Ancora usasi come nome per dire 
un messo clie sfa spedito espres* 
samente f\iori dei corso ordinario 
delle poste. Straordinario, 

per espréss. Per meszo di persona 
mandota a bella posta. Per vomo 
apposta'^ ma il Cherubini nell'Ap- 
pendice aggiunge come usato dal 
Magalotti anche Per espresso. 
ÌmìM. Solo verbo che in una lingua 
si possa dire rigorosamente neces« 
sario come quello che esprimendo 
l'esistenza astratta di una persona 
o di una coi»a può supplire a qual- 
siasi altro verbo quando sia ac- 
compagnato da un aggettivo che 
indica per cosi dire la particolare 
maniera o qtiolità di cotesia esi- 
stenza della persona o della casa. 
Essere. 

9 àUa Mta. Olire al signiflcato ov- 
vio di essere airultima messa delle 
tavole che è appunto quella delle 
frutta « lo diciamo ancora figura- 
tamente per essere all'estremo de- 
gli averi. Essere al venie. 

» in coatómboola. Essere in disijti^ 
sto, III quis liane. 

m sea. Esser fuori del Iettò. Esser 
levalo: Abbiamo noi pure èsser 
le?aat. 

p via. Esser fuori di casa, di cit' 
là ecc. e anche semplicemente. Es' 
ser fuori. 

9 zo. Dicesi di persona dì poca sa- 
nità. Esser cagionevole. 

9 tu, o coi nomi personali. z# de me^ 
zo de te, zo de li ecc. Essere uno 
fortemente indignalo. Essere fuori 
de^ gangheri ; e oncora ossai afflìt- 
to, rion potersi dar pace, o quie* 
te, conforto. 

^er zo dal soo. Aver perduto la ragio- 
ne. Esser^ fuori di cervello. — sU 
zo ? Dicesi in questo senso a per- 
sona che dica o voglia cosa che 
non possa slare. Siete pasto? 

éfseghe per faa neùmor. Tro\arsi in 
un luogo, in una compagnia come 
ozioso ed inutile. Esserci per ri- 
pieno. 

fh èel ebe *n éel. Assai frequentemen- 
te, Tratlo tratta^ CH'è^ eh' è: — 



e ancora all'improvviso. Quand'eC' 
co s e da taluno fu anche detto. 
Ch' è che non è. 

cime Blènt feiss. Dioesi quando al- 
cuno si mostra ignaro, indifferen- 
te > quando non dovrebbe. Come 
se non fosse sno fatto. 

dó?e gho n'è ghe'n 70. V. in aiiaa. 

Té teitt qiel mài oboi poi èsser. 
Dicesl d| qualità considerata nel 
suo ^naggior grado. JVoit pnò es- 
sere , o dirsene di piU — l'è fotti 
fliel mil cbe*l poi èsser de bèoi. 
jEr buono che non può essere , o 
dirsene di piò. Detta però senz'al- 
tro aggiunto la nostra frase signi- 
ca astuto, furbo in sommo grado. 

no gh' è 10 li , 10 lo. Usasi per si- 

Snificare che quello che si dice è, o 
ev' essere assolutamente. Pian c'è 
né via, né verso. 
che sloimm , o ohe io sloimm. 
Espressione che usasi per soste- 
nere suo grado , ed anche come 
rimprovero a chi mostri debole 
condiscendenza ad altrui: talora 
però è usata scherzevolmente. Suiii 
noi uomini o bambocci ? 
sloimm ehi lòoi , e per lo più ag- 
giungesi al camp dèUo zèit pèrto- 
gho. V. in camp, e al modo italiano 
quivi segnato aggiungasi. Eccoci 
in sulle nostre. 

Esfaat. La stagione più calda dell'an- 
no, nella quale maturano i groni. 
Estale. 
dell' estaat Proprio dell' estate » od- 
dotto ail'estote. Estivo, Dell'estate. 

Estàtlcb. 81 dice nella frase — reitai 
estètlGb, e vuol dire rimanere^'co- 
me s^nza moto per grónde sor- 
preso. Rimanere come trasognato, 
o di stucco, o come uomo scoi" 
pilo. L' estatico della lingua è ra- 
pilo in estasi, che è un elevamento 
dell'anima alienata dai sensi ad 
altissime contemplazioni. Siccome 
però estasi usosi ancora figurata- 
mente per esprimere lo stato di 
chi rimane sopraffatto dalla ma-i 
ra\iglia, o altro, parrebbe che an^ 
che in lingua il nostro estatlch 
potesse dirsi. Estatico. 

Bstrazlòoi. L'atto dell' estrarre , ossia 
cavar fuori. Estrazione. 
9 Ancora lo diciomo per condizio^ 
ne, progenie — do bassa ostrazièfi. 



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ES 



— 197 



EU 



Di bassa condishne , Di bassa 
mano. Di vile schiatta, 
iftrt- Propriamente accensione di fan« 
Usia, ardore di spirito che muo- 
ve specialmente a comporre poe- 
sie e versi. Estro; ma noi lo 
usiamo per Bizzaria, Capriccio, 
Ghiribizzo; onde anche diciamo 
èstro, o éslri da matt. 
Sta. Il corso della vita. Età. 

€ha gh' aa la stéssa età ie a' alter. 
Coetaneo di un altro — i gh* aa 
la stéssa età. Sonò coetanei. 

èsser la seall'eta. Esser vìssuto molti 
anni. Essere in là, oppure oltre 
cogli anni. Essere attempato. 
EÉltlM. (}uello che è dopo tutti gli al- 
tri dello stesso ordine, della stessa 
serie ecc. Ultimo. 
tÈmìé. Umido. 

» o piatt il eèmld. Dicesi qualunque 
specie di manicaretto che essendo 
in parte liquido si può in esso in- 
tingere (poactaa) pane, o altro. In- 
tingolo. 
Bn, e f. etaaa. Uno, e f. Una. 

•1 stran ie ean. Dicesì quando da ta- 
luno si muove lagnanza o per sé o 
per altri come di cosa grave, del- 
l' avere solo p. es. una persona di 
cui prender cura. Un solo solete 
io — i gb' aa eii strau de *n flool. 
Hanno un figlio solo soletto, un 
unico figlio. 

sèna di! ne eai me do«. Senza frap- 
porre ritardo , subito. Senza por 
tempo in mezzo. 

a ste moid gbe a' è sémpar eùnaa. 
Dice così chi si trova travagliato 
da disgrazie. Onesto mondo è pro- 
prio una valle di lagrime, o di 
miserie. 

afUgbea sèmpar eùana. Tanto si usa 
nel significato del proverbio so- 
praccennato. Jver mille brighe, o 
mille sciagure, guanto come rim- 
provero a chi dica frequenti fan- 
donie, o dia sempre nuove brighe, 
nuovi Impicci. Averne ognor di 
nuove. 

▼ègaer a stana. Venire al termine di 
qualche cosa. Venire a conchiu" 
sione, o alle strette. 
liDdas. Undici. 

f«el di eèndes. Undecima, Undice- 
simo^ Decimoprlmo. 
tVHr T^f^i^ l' apertura che conduce 



nelle case da stanza a stanza, 

3uanto l'imposta che serve a chiù- 
cria. Z7#cio. 

ws$ a de ènte. Queir imposta d' un 
uscio che è divisa in ciue parti se- 
paratamente ingangherate ne' due 
stipiti ( spalle ). Imposta a due 
bande. 

» raas mirar. Queir tiscio la cui im- 
posta è pareggiata al muro senza 
risalto di telajo, o d'aitra cosa che 
aggetti (d^gga in fora). Uscio a 
muro. 

aenaa V eiss taani e indree. Dieesi 
quasi per dare un'occupazione a 
chi non ha, o dice di non aver 
nujla da fare. 

métter la ciaf sptt ili* eiss. V. in daf. 

saraa fora dell* eiss. Cacciare di ca- 
mera, o di casa. Serrar l^ uscio 
addosso — i l' aa saraat fora del^ 
Tenss. Gli hanno serrato l^ uscio 
addosso. 

saraa l' eass in fàccia. Serrar l^uscio 
in sugli occhi, o net petto, 

staa a enEÈ a eass. Dìcesi di due per- 
sone, o famiglie che abbiano l'a- 
bitazione allo stesso piano, con- 
tigna. Esser vicino a uscio a 
uscio. 

tlriase adree Tenss. Chiudere l'im- 
posta dietro di sé sia entrando sia 
escendo. Tirare a sé la porta. 

ne caan ne vilaan s&ra mai eass. V. 
in cada. 

andaa via eass , e toarnaa beass. Di- 
cesi di chi torni da studio o da 
viaggio senza esserisi vantaggiato 
di sapere o di senno. Jndar vi' 
tetto, e ritornar bue, Andar mw- 
sere, e tornar sere. 
lussar. Specie di soldato a cavallo. 
Ussaro. 

9 Ancora si dice di persona forte e 
gagliarda. Robusto, 

fégaer sea cóme'a eùsser o'n issanr. 
Diciamo di barobino che cresce 
sano e vigoroso. Esser molto ver 
qnente. Èsser vegnentoccio, 
Ivaslòoi. Usiamo questo nome nelle 
ft*asi — dàaghe evasièon a na eèsa. 
Trattare una cosa, portarla a ter- 
mine, a conclusione — iàagbe eva- 
sièon a aa persoùaa. Ascoltare una 
persona. Tanto però nell'una quan- 
to nell'altra pare che possa in 
lingua corrispondere Disbrigare^ 



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EV 



— m — 



PA 



Sbrigare j spiegali cosi nel senso 
di trar di briga, come di risolvere^ 
concliiadere , terminare spediia- 
mente. Evasione cól suo sinonimo 
evasiva, è detto nel Dizionario clie 
significa risposta, esito, definizione 
d'un affare, e talora fuga, scap- 
pata. 



F 



F sesta lettera dell' alfabeto. 

f aa. Fare. — Ind. pr. te fèe fai, fotmm, 
facciamo , fte fate : pass, imperf. 
Ufi ecc. faceva ecc. pass, fé feci, 
fèiset facesti , el fé , fece , fèssem 
facemmo j fèsaes, faceste^ i fé^ /e- 
eero. 
» alta là. Dicesi del fare un pasto 
più ricco del solito. Far halaoria, 

• a méat de eai. Ascoltare gli avvi- 
si, 1 consìgli di uno. Badare, Por 
mente ad uno. 

• arént. Porre appresso, vicino. Jp' 
pressare, Avvicinare. 

• aidaa. Oltre al significato ovvio di 
^ insegnare ai fanciulli a cammina- 
re, o reggerli quando incomincia- 
no a camminare, e di far accettare 
mia moneta; si usa ancora per 
convenire due o più nel patto di 
eerta perdita cbe abbia a far quello 
la cui opinione non sia vera. Scom' 
mettere. 

9 béen. Dicesi delle piante, e dei 
grani Quando crescono bene in un 
sito. Jttecchire} il cui contrario 
è intristire. 

» Mfacch, o bivaceaa. Dicesi del pa- 
sto che facciano soldati in campo 
Essere a campo. 

9 beiebétt. Dicesi di scarpa che es- 
sendo larga viene a fare come dei 
beccucci in camminando. Forse 
per similitudine potrebbe dirsi Far E 
oocchi, le bocche, corrispon- 
denti al nostro faa le aèadie ; chd 
anche di scarpe troppo agiate ho 
udito : le tè. mille mèeclie. 
faa eeirrer di oef per I baeeb. V. in 
eotrrer. 

9 eoaadeiieea. Far senta, Far di 
manco. Far di meno. 

9 eéser. Preparare col fuoco ^ti ali- 
menti per renderli altri atti, altri 
migliori a mangiarsi. Cuocere. 






tu dall' èsB alesa a en. Usare con 
altrui modi minacciosi , e di so- 
perchieria. Far l^uomo addosso 
ad alcuno. Soperchiare alcuno. 

m el filipp delle de ficea. Dicesi a 
persona finta, e che questo inimi- 
ca con quello , e guello con que« 
sto. Aver due visi. 

9 el flècch. Dicesi per rubare. Fare 
un fiocco. 

9 el méicoL Dicesi dei fanciulli che 
raj^grlnzano la bocca quando vo- 
gliono cominciare a piangere. Far 
greppo. 

» fisa eaa a 80 meod. Padroneggiare 
uno , fargli fare tutto quello cbe 
si vuole. Far filare uno. 

» fisa la creista. V. in ereiita , e al 
Rosolare aggiungasi anche Cro- 
stare. 

9 fora. Usasi per Mangiare, ma pare 
che porti loca di mangiar molto, 
o presto. 

9 geiUàneca. Y. ha ilte là. 

9 1 dèat V. in dèit. — Ma lo dicia- 
mo figuratamente anche della ne- 
ve , quand' essa gela si che duri 
lungo tempo. Farsi permanente. 

9 I mesteer, o I mesteer de càaa. Di- 
cesi il governare, mettere in as- 
setto la stanza , la casa , cioè ri- 
fare i letti, spazzare, spolverare I 
mobili (fita ze la poàlver) ecc. Far 
la masserìzia ; e quando si tratta 
di una camera. Far la camera. 

9 i se de. Dicono le donne lo stare 
a letto certo tempo dopo aver par* 
torito. Fare il parto. 

9 J aste. Far linee parallele, oblique, 
che è il primo esercizio^ di chi ira* 

{»ara calligrafia. Asteggiare. 
e bàlie da aeef. Formare palle di 
rteve. Appallottolare la neve. 

9 lo baUàde. Giocare facendo una 
specie di battaglia con neve ap- 
pallottolata. Fare alla neve. 

9 le fioche. Fare per vendetta o per 
disprezzo cosa che rechi altrui of- 
fesa e danno, come sarebbe se un 
ministro dì un negozio disgustato 
del suo padrone aprisse bottega di- 
rimpetto o vicino a lui. Fare onta. 

faa la mècche a verghean. Aguzzare le 
labbra verso dì uno in segno di . 
dispregio. Far bocchi, o te 6oc- 
che , o le boccacce, o le cocche 
ad mio, Coccare uno* 



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FA 



— 199 



FA 



tu U iMè^ ctae dto foel. T. in Dio. 

9 V tepoufiblL Espressione iperboli- 
ca per dire fare tatto quello cì'e 
mai sia possibile. Fare il poisi^ 
bile. Fare il suo potere, e anche 
ho trovato Far r impossibile. 

9 BOàcdo. Stare in quiete^ in silen- 
zio. Fare il tnvlOj Slar quatto. 

9 Boàsàni. Finjg;ere. Far vista ^ o 
viste, o le viste. Far mostra^ o la 
mostra In lingua è Tar la rassegna 
de|;li eserciti^ che mi pare di avere 
udito da noi fisa 1 moistrèoa: e far 
la mostra è altresi fare gli scolari 
lo scritto nel quaderno per impa« 
rare a scrivere^ il nostro flu 1* e<- 
sanplaar. 

9 BMistra» o la moàstra, o la prò? a 
ia Dm ece* Ancora si diee^ crede- 
rei in Ischer^o , per fare ecc. ef- 
fettivamente <— fbuyn la maàstra 
4a seiaa f Essendo espressione co- 
me ho detto di scherzo forse si 
potrebbe dire anche in lingua Fac* 
damo la mostra di cenare? pl^ 
gliato il vocabolo mostra in senso 
di saggio, o prova. 

9 ma flecat Torre- o impedire altrui 
una cosa che stava per consegui* 
re. Fare una pedina. 

9 wtis0X BléA Oltre al significato 
ovvio di stare sensa far cosa ve- 
runa, TVoit far niente, Stare scio» 
peratoj ancora si dice per non 
essere di alcuna importanza. JVon 
farcj Non contare j e i bottegai 
dicono non far faccende, né avere 
spaccio di merci. JVoh far fiato. 

w paréat de ^lell. Modo proverbiale 
che significa non darsi briga, la- 
sciar correre. Far come quello : 
diciamo anche noi tèa cine qiell. 

» parfl. y. flM maMra. 

» pérta. Slare in sulla porta a don- 
xellarsi, a chiacchierare, a vedere 
quelli che passano. Tener porta. 
Faai^ Meu. Dicono i fanciulli Quando 
finito un loro gioco alle noci p. es., 
rimanendone in piedi alcuna , ne 
aggiungono altre per far gioco più 
ricco. Accrescere. 

9 dettar. Dicesi il bastare alcuna co- 
sa per trarne, o farne altre. Ca^ 
vare. Fare di checchessia alcuna 
cosa. -— p. es. la sta baveèon da 
M« sa ghe paol tu, dèater u ea- 
mu •'• mrtaew. Di questo p^:^- 



20 di tela si può cavare , o fare 
una camicia, e una camicetta, 
Dughe aa ereasòon sa aa cosa. Y. in 
croia. 

Fàagbela a eaa. Fare ad alcuno qualche 
beffa, o gherminella, che propria- 
mente significa giuoco di mano, 
ma si dice ancora per inganno > 
baratteria. Àccocarla, Sonarla ad 
uno. 

Fàane de aott e de dóss, o de teùtte la 
sèrt Dicesi di persona molto in« 
quieta , e perversa. Fare il dia^ 
volo e pegaio. Fare il diavolo a. 
quattro. Abbiamo anche noiftal 
dlàvol a qaitter. 
m aa pan de eia. Pigliarsi grande 
spasso di cosa che alcuno abbia 
fatta o detta. Anticamente fu det* 
to Fare dissoluzione d'alcuno} 
ma il Dizionario lo mette come 
modo o^eidì disusato, e il Yoea» 
bolario Milanese mette Far ser^ 
vire uno di $itnbello, o per zim* 
bello. 

Fiasea aa peli a aa pallida de i» cosa. 
Dicesi di cibo il mangiarne a gran* 
de sazietà. Fare una corpacciata 
d^alcuna cosa. Prendersene, Pl-^ 
gliarsene una scorpacciata, una 
strippata. 

Fiaae sei le miiegha. Arrovesciare , e 
ripiegare l'estremità delle maniche 
della camicia attorno al braccio, 
Rimboccare le maniche della ca- 
micia. Siccome però qndesto si usa 
dagli artigioni eziandio quando 
hanno da fare gualche lavoro spe* 
cialmente che nnporti speditezza 
e fatica, la nostra frase è pure fi» 
eurata per mettersi alacremente a 
far qualche cosa , Sbracciarci t e 
altresi per Farsela valere. 
» sul dm la cesa. V. in dUI. 
• tao via. Farsi conoscere , Mani" 
fesiarsij Scoprirsi, 

Fiisagba a eu la cesa. Star bene, con* 
venire ad uno una cosa. Jffarsi, 
Confarsi, Confare ad uno una 
cosa ; onde confacente, che sa ghe 
fa. 

Fiaaela adèss. Aver paura , Avvilirsi 
Farsela sotto. Empiersi i calzoni. 
» fera. Dire le sue ragioni, non la- 
sciarsi fare ingiuria, lievarsiimo^ 
seherini dal naso. 

Pion darvi più inquietudine 



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Pa 



— 200 — 



FA 



di una cosa , non pensarvi più. 
Darsela giù, 
Faa sei. Ripiegare — covi scoassaal 
fatt sea. Col grembiale ripiegalo. 

» el eall si aa cesa. Avvezzarsi a 
qualclie cosa , ma porta i' idea di 
cosa difficile , o disgustosa. Fare 
il callo ad una cosa. 

9 el lett. liimenare, (nesiedaa) > e 
pareggiare le foglie (scartòu) del 
saccone (pajèoa) , scuotere le ma- 
terasscy i guanciali (eoasseaii), per- 
chè il letto resti uguale^ rigonfio 
e soffice^ distendere e acconciare 
le lenzuola» le coperte ecc. Fa^ 
re^ Rifare il lello. 

9 ean. Ingannare uno, Abbindolare, 
Gabbare, Truffare uno. 

B la neef. Ammucchiare la neve per 
rinettare le vie, i cortili ecc. Spa- 
lare la neve. 

-» • sea. Specie dì contratto di per- 
muta nel quale si riceve una cosa 
e se ne dà un' altra senza nge^iu- 
gner denari. Far giù per su, Fare 

. un umuaglio , Fare a chi s' ha 
s^ abbia, 
Taa sott. Cacciare sotto alla materassa 
il lembo soprabbondante del len- 
zuolo^ o anche delle coperte, spe- 
cialmente ai funciiilli y dopo che 
sono entrati nel letto, perchè non 
cadano. Rincalzare le lenzuola j 
o le caperle. 
Faa 10. Haccorre il filo in gomitoli » 
traendolo dalla mainssu (èssa) v. 
Dipanare, 

» al flil. Avvolgere il filo sopra i roc- 
chetti (canòon) p/t u^o del tes- 
sere. Incannare il filo, 

» la beùsche. V. in beùsca. 

aviiglie a che tu, cova Jena. Avere 
accordi y affari con alcuno. Joer 
che fare con alcuno. 

aviighe a cAe faa in de *n tilt. Aver 
poderi in un luogo, jéver a farcj 
Possedere in un paese, 

a flu a 80 mood se scampa 'a ana de 
pei. V. in ana. 

che la U la mangia. Chi ha fatto il 
male ne paghi il fio. Chi imbralla 
spazzi. 

che féet e che fèol. Suolsi dire quan- 
do una cosa succede assai frequen- 
temente. Trailo Irallo. 

In de 'n tabarr fàaghe *n beretteen. 
Ridurre per imperizia quel che è 



molto e copioso a poco e scarsa^ 
Far d'una lancia uno zipolo (i^- 
na). 

la gh* é niènt da faa. Yaol dire non 
ci esser motivo per credere di ìA* 
tenere checchessia. Non ne fart". 
mo nulhj Daremo in nulla. 

ne *n fso a nn *n flvL Dicesi del non 
poter ridurre cosa veruna a com- 
pimento per averne molte da fare. 
iVoM fo né un aspo né un areo^ 
lajo. 

teitt sa gha tà. Dicesi di persona 
che si contenta di ogni^ cosa per 
piccola eh' essa sia. Tirerebbe a 
un luij che è un uccello piccolis^ 
Simo. 
Facettaa. liavorare pietra o metal* 
lo ecc. in modo che la sua saper* 
fiele riésca a diverse facce. Jfiac* 
celiare. Lavorare a facceUe. 

facettaat. Diccsi il lavoro fatto nel 
modo sopra indicato, jàffaccellth 
io, A faccene, 
Fàcda. La parte anteriore della testa 
deir uomo. Follo , Hso , Faccia, 
Del resto usiamo spesso c|uesto 
nome seguito da genitivo di per^ 
sona o di cosa , a farne lode di 
bellezza, di bontà, di eerellenza. — 
p. es. na fàccia de *n libber^ m li* 
oro assai buono, assai utile, eC" 
celiente — na fàccia de na ft6U« 
Una fanciulla assai bella, o orn- 
ila 9 o di garbo — na fàccia de i 
èmm. Un buono e brav^uomo, vn 
uomo di garbo — na fàccia às*i 
predlcataar. Un predicatore assai 
valente — na fàccia de' n caapi 
Un campo assai fertile — na fli- 
da da *n vean» Un vino eccelknlt. 

» breùsca. Dicesl il volto di persona 
che mostra collera o dispiaeenta. 
Viso arcigno, Viso brusco. 

9 che dlls niènt. Dicesl di un volto 
in cui non appare alcun segno dV 
nimo vivace. Fiso staluitw. 

9 da bèon tèmp. Dicesi a chimosUv 
in volto di non darsi brighe , e 
travagli. Fiso gioviale. 

9 da gbUnèan. Viso deforme, spiace* 
vole. Fiso antipatico, 

9 da mèrt Ingoiùrda. Dicesl di di è 
secco secchissimo, smunto. fi*9 
allampanalo. Fiso di stecco, 

» de caprizzL V. in caprixti. 

» de fèrr. Dicesi di chi non dà i* 



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l^A 



^ioi 



n 



Volta segno venino di vergogna , 
né la sente. Faccia di pailollola^ 
o invetriata, o incaUita. 
Faceto d'ineÓBtar. È forse qualche cosa 
meglio di fiecia de tapriui v. , e 
pare che porti V idea d^ una sim- 
patia che possa essere più dure- 
vole. Fiso simpatico. 

h fl»adràda£de Ulta. V. fàccia de fèrr. 

» ftàica. Dicesi di chi audace non 
si sgomenia per qualunque sia la 
persona con cui si trovi, o la qua- 
lità delle cose che gli si dicano. 
Buona faccia, Fiso fenno, 

h lénga, de ficda léBga> o lonsl^ de 
ficda. Dicfsi a [)ersona il cui vol- 
to ha una linea di lunghezza mag- 
giore dalla fronte al mento che 
non dall'una all'altra estremità 
delle gUHiicei Di viso ohtUngo» 

)» mòrto. V. fàcda cke dlis nièat 

aviiglie fócda da dil o da faa ecc. Di- 
cesi di chi non ha temo o riguardo 
a dire, o a fare ecc. ^^wcr faccia, 
o viso, o ardimento di dire, odi 
fare ecc. 

éviighe, o Be avìis^ glutan faceto 
da ecc. Jver vergogna, Non osa- 
re di ecc. Il non aver faccia della 
lingua è essere senza vergogna^ 
sfacciato. 

Su de fàede. V. toaì lUpp déUe dò 
fàeeie. 

faa to fàeda. Vincere la vergogna ^ 
farsi ardito. Far fbccla. 

faa de ^aòUe fieeto. Dicesi come in 
modo ammirativo e sprezzativo di 
persona che senza vefun riguardo 
o pudore si presenta a chTcches- 
aia per chieaere limosina o altro. 
Aotr veruìNente una fronte iiive- 
triata, — Talora pero lo diciamo 
anche compassionando chi è co- 
stretto da dura necessità a soste- 
ner la'^ereogna di supplicar que- 
sto e quello — ti fa de ^aélle 
Diicea ! pur gli tocca di fare il vi" 
so rosso i 

iitovàa|;lie a etm i peiga seùlla fàc- 
cia- Andare colle mani in sul viso 
o tino : Abbiamo anche noi aadaa 
toii peagn sulla faceto a ean. 

fce vardaa to faceto a aissean. Non 
ttVer riguardo ad alcuno, trattar 
tutti a un modo. Gitture il giae*^ 
chio tondo; ed è il giacchio una 
rete tonda da pescare. 



tajaa la fàccia. Dicesi di vento. V« 

ària. 
vai passée na botua fàccia che aa 
gràmma poassessiòon. Per dire che 
chi vuole ottenere qualche cosa 
deve sincere la vergogna. 

taceUn. Dim. e vezzeggiatilo di fàccia* 
Farcella j Faccettino ^ Fisino j 
Fotticello. 

Faeciòoi. Acer, di fàccia. Faccione. 
» e bel facciòon. 8i dice per vezzo a 
persona avvenente. Fiso ghiotto ^ 
Rubacuori. 
tàal facciòon. E come un accr. di 

fu, la faceto v. 
faa*ii faeeiòoB. V. fU do qiòUe fàc^ 
eia nel 2 senso. 

faeehiià. Chi per prezzo porta pesi ad* 
dosso. Facchino. 
9 e faeebtoòoB Ancora diciamo di 
fanciullo assai ben vegnente. 6'iY« 
tnne, Figliolone da compensarne 
Bacco e Carnevale trovo nel Vo«* 
cabolnrio Milanese. . 

Faeebtoaa. Far fatiche da foccbino. Jf»' 
facchinare, Facchineggiare. 

Faeelunagg. 11 prezzo che dassi ni fac<» 
chino pei pesi ch'egli porta. Porto, 
Portatura. 

Faeebtoaùna. Donna che non ricusa di 
far fatiche. Faccendona , Suda" 
torà. 

Faetòtim. Con questa parola mezs^la^ 
tina indichiamo persona che vuole 
entrare in (utto^ o a cui son dati 
molli Incarichi. Fnctodo. 

Falaa. Commettere errore* Fallare , 
Fallire ; e questo quando special* 
mente è d*;terminato l'oggetto in 
i:ul ai commette Terrore — fallaa 1 
eailp. Fallile il colpo. — Ind. 
pres. falli, te fàUet, al, i falla; e 
ugualmente colle due I il pr. sogg. 
» Ancora si dice come intransitivo 
per non essere qual dovrebbe, non 
corrispondere all'aspettazione. Fai* 
lire — at' ann el melegòtt V aa fa- 
laat. Quesl' anno il melicotto ha 
fallito — r ò 'b eoaioir che fàlto 
nilga> cioè che non ismunta. È un 
colore che non fallisce. 
• Nei giochi delle carte dicesi il 
mancare alcuna di esse. Fagliare, 
che è data nel Dizionario come 
voce corrotto forse do fallare — 
falla '1 dov da eoùppe. Faglia il 
due delle coppe. 

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'FA 



^ 202 



FA 



Falaè tf<^ gròss. Pigliare uà errore raa< 
domale. JiKjannarsi a partito. 
» pòita^ enss. Entrare per isbag;lio 
iD altra porla, o in allro ui^eio 
che dove si dovrebbe , o si vor- 
rebbe. Scambiar porta^ o uscio, 

' siomnni tutti sonttoopòst a falaa. Usasi 
a indurre co m pali mento per erro- 
re commesso. Tulli siamo falli' 
bili. 

falli Dicesi di negoziante o aliro ijnal- 
siasi cui vengono a mancare i de- 
nari per pagare i suoi debiti. Fal^ 
tire. 
» conila boùrsa pièna. Fallire dolos'a- 
Hvenle^ e conservando per aè il da- 
naro ebe dovrebbe darsi ai credi- 
lori. Fallir coLsaeco, o colnhorlo 
in casa. 

Fallit. Part. da folli v. Fallilo , Obe-- 
rato. 
d&ase taUit. Dicbinrtire di non po- 
ter pagare i debili. Dichiararsi 
fallito. . 

FaUva. Ciascuna parte roinutlssiuia di 
fuoco, e ancora qualsiasi piccolis- 
sima parte di checchessia. Fa^ 
villa. 
» Al pi. quella materia di frasche, o 
capecchio (cavedéUa) che arsa vola 
iii aria. Falavesche ^ Favolesche, 
Quelle scinlille poi di fuoco che 
neir incenerirsi la carta, o la tela 
arsa si spengono a poco a poco 
diconsi Monachine. 
» de neef. Ditesi dtUa nove quando 
cade In poca qiHintità. Nevischia, 
Nevischio. 

Fall. Falloj Calpoj Errore, Manca- 
mento, Mancanza. 
faa fall. Non Ture alcuna cosa. Man^ 
care. Ma per lo più è usato colla 
negativa — faa miga fall. iVon 
mancare. 
» Ancora dicesi nel gitioco della 
palla, Quand'essa va a cadere do- 
ve per la legge stabilita dal gioco 
non dovrebbe. Andare in fallo. 
too in fall. Pigliare uno per Faltro. 
Corre in cambio, o in (scambio. 

Falla. Di cesi ogni errore di tessitura. 
Malcifalta, Malefatta. 

Falòppa. Bozzolo non finita dal baco. 
F allappa. 

Fals. Tanto la cosa che non è come si 
afferma , quanta chi è bugiardo. 
Falso, 



Fai». I calzolai dicono la parte più stret- 
ta della scarpa* vicino al calcagno. 
Fiosso. 
pongiaa ani fata. Dicesi dei membri 
d'architettura che sono fuori di 
quella parte che è destinata a reg«. 
gerii. Posare, Essere in falso. 

Falsètt. Voce acuta più di testa che di 
petto. Falsem. 
• delle braghe. Dicono i sartori U 
parte superiore o cintura dei cal- 
zoni con bottoni e occhielli (uèt- 
te ) nel davanti , e talora con 
coda e codetta o codino per af- 
fibbiarli di dietro. Serra , Finta. 
Sono poi la coda , e la codetta o 
codino che i nostri sartori chia- 
mano indistintamente (conétte) due 
liatarelle di panno che si cuciono 
saldamente alla serra dalla parte 
di dietro; e al codino è attaccata 
la fibbia , nelhi punta della quale 
yien fermata la co (a per affibbiare 
i calzoni. 

Faltramm^ Ammasso di cose di niun< 
conto, specialmente di paglie^ di 
sterpi ecc. Cessarne. 

Famaat. Chi ha fame. Affamato, e an-c 
ticamente anche Fornaio. 

Fambròos. Frutti di una specie di rovo,, 
o virgulto spinoso da siepe, e sono- 
bacche rosse, coperte qnasi direb- 
^ besl come di un velluto, fragrane 
ti, formate ciascuna di più chicchi 
. (graneen) rotondi disposti in for-^ 
ma pressa ohe sferica: e nian- 
giansi crudi per lo più con zuc- 
chero , o se ne fanno gelatine , 
conserve , e simili. Lamponi : e 
Lampone l'arbusto che li produce. 

FaméiJ. Colui che lavora co' buoi i ter- 
reni per contratto annuale, ed è- 
a' tutto servig'io del padrone , o 
del ft^ablle. Bifolco , Famiglio. 
Questo però significa anche in gc- 
nerale^ogni servo, 

Faméja. Moglie del bifolco. Né si po- 
trebbe dire famiglia, col quel nome 
s'intendono tutte le persone dia 
vivono nella medesima casa sotto 
un Ci'ipo da cui dipendono per leg- 
ge naturale, o positiva : né si po*^ 
trebbi dire bifolca , che significa 
tanta quantità di terreno quanta 
in un giorno si può arare con un 
pajo di buoi, 
li Faniliiciòon. Dicesi di persona cupa ch^ 



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FA 



-^ 20S 



n 



éegretamente e coti accoriezza pro- 
cura suo vantaggio. Soppiattone^ 
^ Sorbone, 

^amm. Bisogno, e desiderio di man- 
giare, fame. , 

afiiglie na flunm da mi. V. in caaii. 

la famm la fa flia le graan cèse. La 
fame caccia il Ivpu dal bOicò j 
Il bisogno fa trottar la vecchia. 

^land se gh* aa famm teutt è bòon. 
La fame fa parer buono e tenero 
lo pan duro e nero. 

grand cóme la famm. Suolsi dire co- 
me rimprovero a garzoncello che 
faccia cose più puerili di quel ch'e- 
gli do\rrbbe. Forse polrebhe slare 
Grondone aceri di f,rimde , che 
applicalo a fanciulhi è spiegnto 
nei 1)izionm*io per cresciuto fino 
n un cerio segno, 
^aiia^l. Fanale. 

quel che pizza I fiuiài. Chi è desi- 
gnato ad accendere e curare i fa- 
nali che sono qua e là disposti 
lung^o Je vie della città e di certi 
grossi hori^hi per over lume citi 
dc\e andare di notte. Lumajo. 
Fanéila. Tessuto di luna fine^ onde so- 
glionsi fare camiciuole per ripa- 
rarsi in inverno dal frecldo. /t(i- 
uella, Frenella, 

» Suolsi chiamare anche la cami- 
ciuola 9 perchè per lo più , come 
sopra s'è detto, è fatta di flanella. | 

. Camiciuola. 
Fàigt. Terra intenerita dall'aqua. Fan- 
go. . . 

» che gh' è il foid a J iqve mìrte. Il 
fangaccio che è nel fondo delle 
aque stagnanti, o paludi. Limaccio. 

» <nie gh' è in fond ai fesa. Melma. 

» che gh*è per le stride. Mota ^ 
Moiiccio. 

tàìt pièen de Unga. Fanghiglia, che 
osasi altresj come sinonimo di pol- 
tiglia a significare quel liquido 
imbratto che resta nel truogolo 
della ruota del l'arrotino (monlétta). 

spairch de lànga. Infangato , Tutto 
zacchere, o schizzi ai fango. 

aAdaa In della fàiga. Comminare pel 
fango. Sfangare mette il Diziona- 
rio i ma poiché questo v.erbo è 
anche adoperato per uscire dui 
fango , e 1 Alberti dà come frase 
dell uso sfangare le scarpe in senso 
di ripulirle dal fango , parrebbe 



che fosse per lo meno e^ressiniic 
ambiguo. Jn vece da Infangare , 
bruttare, inTbrottar di fango vieu 
naturale Infangarsi, brutlursi^ im- 
brattarsi di fango, come deve av- 
venire a chi cammina per esso ; 
e se liìfungarsi è spiegato dal Di- 
zionario per afrondure nel fango, 
imbnidolursi; di chi cammina per 
esso li affondano per lo meno i 
suoli (le sàie) delle scarpe , e se 
ne imoratlolìo anche i tomai (le 
toamére). 

Fantasia. La soldatesca a piede. Fan^ 
teria. Infanteria. 
sonldaat dd fantaria. Soldato d^in fan- 
fante ria. Fante. 

Fantina. Lo diciamo nella frase — faa 
là fantina. Lasciare improntata In 
persona nella neve caduta di fre- 
sco, sia cadendo in essa, o gittan- 
dovis), o essendovi gittato. 

Faraì»entt Dicesi a ragazzo che parl.i 
e fa le cose come dire a casaccio, 
sconsideratamente. Badalone, 67>a- 
dato. Farabutto in lingua è in- 
gannatore, truffatore. 
» Ancora si dice a fanciullo inquie- 
to. Frugolo. 
» E altresì 1' ho udito per Ardi" 
tello. 

Faroistòil. Sedia senza spalliera atta ad 
essere agevolmente trasportala per 
uso dei prelati in Chiesa, Faldi" 
sloro. Faldistorio. 

Farenll e al pi. fareùj. 'astngne cotte 
colla loro bueeia (gheùssa) nell'a- 
qua. Succiale, tfatoge, Ballotte, 
Castagne lesse. Calda lesse. 

FarfCBjaa. Parlare confusamente e in 
fretta. Affollare, Jffuilarsi, Bar- 
bugila re , Cianciugliate , Cian* 
gol tare. 
» Aucora pronqnciure malamente e 
con difficoltà le parole per vizio 
o impedimento di lingua. Balbet* 
tare. Cinguettare. 

FàrfouJàdA. L'azione del farfcQjaa v. 
j>el 1." senso. Affollala : nel 2.** 
Cinguettata. 

Fàrfotyóón. Chi parla o nell'uno o nel* 
Tultro dei due modi spiegoti sopra 
in farfoqjaa v. IN'el 1." Ciangotto» 
tane , Farlingotto , che propria- 
mente è quegli «he nel porlare 
mescola e confonde %arie lingue 
siorpiundi'le : nel 2.*\Tarl agitone. 



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FA 



— 204 — 



FA 



FarliarooL Cassa dove si pone e si con- 
serva la farina. Farinaio. Il fa- 
rinajolo della lingua è venditor di 
farina. 

FarineU e al pi. farine]. Globetti di fa- 
rina sfuggili al iramestanif nto del 
inatterelio (eaBélla) e rimasti non 
colli nella polenia. Gmmi, Gru» 
molelli» Farinello in lingua è fur- 
fante^ tristo, cioè cattivo. 

Farinétta. Farina ordinaria, la peggio 
che cade dal frullone accanto dei 
tritelli. Codetta. 

Farsiit che anche ho udito fidsiit Tanto 
usasi come nome per esprimere 
quella mescolanza di carni pesta- 
te, uovo 5 erbe e altri ingredienti 
che i cuochi cacciano dentro a vo- 
latili, o involgono in aliro, quanto 
come aggettivo per dire volati- 
le ecc. empiuto dì quegli ingrt* 
dienti. Ripieno. 
fHttùra fìursida. Pezzi di roba pestata 
in mortajo, carne, pollo, patate, 
riso ecc. fatti cilindrici sul taglie- 
re, intrisi in uovo sbattuto, rivol- 
tati in pane sottilmente pesto, e 
fritti in padella. Crocchette. 

Famlèon. Acer, di flirenll v. 

Faiian. Volatile di penne assai ben co- 
lorate, grosso quanto un jpollo do- 
mestico, di cui nei parchi conser- 
vansi le razze dai grandi e ricchi 
signori. Fnqiano. 
» Ancora si dice di qualunque pol^ 
lo, o carne ben cotta, e di squisito 
sopore. Non crederei né che po- 
tesse essere franleso, né ohe avesse 
da essere biasimato chi tenesse la 
metafora anche in lingua, e di- 
cesse ugualmente Ftujiano. 

Fuool e al pi. faséi. Legume di cui 
sono molte varietà eduli (che se 
mangia), e però coltivasi ne^li or- 
ti , o anche ne' campi. Fagiuoio, 
Fagiolo. 
» bonteer. Fagiolo a chicchi piutto- 
sto grossi e globosi, e dev essere 
quello che Filippo Re nel suo Or- 
tolano istruito chiama Fagioli sen- 
sa filo, di cui nota cinque specie, 
o piuttosto varietà della medesi- 
ma specie, cioè di rossi scuri, di 
mezzo scuri e mezzo bianchi, di 
rossastri vinati, di screziati di bian- 
co , rosso «scuro , e rossiccio , di 
rossi scuri punteggiati di bianco. 



Fasoal. dèlT ianila. Cosi chiamatisi ceni 
fagioli che mostrano nella curva- 
tura come dipinta un'aquila. Fo- 
gioii romani. 

• desti(;aat o fìitt zè. V. defUgaa. 
Fagioli sgranati. 

rii e fluòi. Suolsl dire per esprì- 
mere confusione, imbroglio, e an- 
che moltitudine confusa di per- 
sone d' ogni maniera. Guaztubu' 
gliOf Babilonia. 

Fasonleen. Dim. di fuooL Fagioletto. 

Fasonlèoa. Acer, di fasaet Per analogia 
potrebbe dirsi Fagiolone. 
» Per lo più si usa figuratamente 

per semplice. Pecorone. 
» E ancora per bonaecio ; e in que- 
sto senso suolsl pur dire bèei Ci- 
sonlòon. Pastricciano , Buon pa- 
stricciano. 

Fass. Dicesi certa quantità di erba , o 
di paglia , o di legne legate in- 
sieme. Fascio^ Fastello. 

Fàsia. Striscia per lo più di panno li- 
no, di non molta largnezza, e 
piuttosto lunga, che avvolgesi in- 
torno al corpo, o a qualche parte 
di esso per legare e strìngere ; ma 
per similitudine si dice anche qual- 
siasi striscia di legno , di ferro o 
checchessia altro che circonda e 
lejg;a.. o stringe, o tiene assestato. 
Fascia. 
brentt in (àssa bèli in piazza. Sentesi 
dalle nostre donne per dire che 
chi fu brutto bimbo suol riuscire 
bello garzone. Bisogna dire che 
le donne toscane non abbiano que- 
sto dettato, perchè anche il Che- 
rubini al moQO milanese conforme 
al nostro non mette corrispon- 
dente italiano. 

Fassaa. Avvolgere in fasce, circondare 
con fasce. Fasciare. 

Fassadùra. L'avvolgimento che fassi di 
corpo, o di qualche parte di es- 
so ecc. entro fasce. Fasciatura. 

Fasseen e in campagna anche mazzoa*. 
Piccolo fascio di legna . minuta. 
Fascina, 
» de fida. Piccolo fascio di tralci di 
vite. Fascina di sermenti. 

• ligaat a iiezz. Dicesi di persona 
goffa e senza proporzione di for- 
me. Fastello mal legato. 

eapaa i fasseen, o 1 vanii. I nostri 
contadini dopo che hanno srapez- 



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FA 



— 205 — FA 



zati (sealfaat) gli alberi, è seg^re- 

tatì 1 piantoni, i piantoncelli ecc. 
alle stipe, ossia dalle legne più 
minute da ardere, e ridoile que- 
ste in fascine, sogliono ammontare 
le fascine in masse di cinque per 
ciascuna, e ciò dicono eapaa i fiuh 
seen, ed ognuna di coleste piccole 
masse chiamano cappa. Se cappa 

fiotesse con sufficiente chiarezza 
ndicarsi dicendo masseila, capaa 
I fasseen sarebbe far le masselle 
delle fascine. 
filai flisseen. Dicesi il raccogliere 
che^ fanno la povera gente ne* bo- 
schi o lungo I filari degli alberi 
seccumi , e legna minuta da far 
fuoco. Far faslelìo. 
lasserà. Chiamano I mugnai un'alta 
fascia di legno fermata sul pol- 
mento (peùlpit), la quale circonda 
pressoché interamente la macina, 
tranne che sul davanti è lasciata 
un'apertura per dove la farina è 
mandata dal palmento nel sacco. 
Cassa, 
■ Dicono altresì i contadini la for- 
ma o cerchio di legno da fare il 
cacio. Casciììo. 
Fassétta. Dim. di fèssa. Fascetta. 

» V. bustina, e aggiungasi. Fascella. 
Fassina. Y. fasseen. 
bnisaa na fassina alla spagnòla. Di- 
cesi scherzosamente di chi stia al 
sole per riscaldarsi quando è fred- 
do. Assonnarsi j Stare a soleg* 
gìarsi, 
Fassinéra. Catasta di fascine. Crederei 
Fascinala, spiegato nel Diziona- 
rio per quantità di fascine. 
Fassinétt Dim. di fasseen v. Fastello, 

Fascinelta. 
Fastidi. Tanto nel senso di noja, mo- 
lestia, quanto in <^uelIo di Impic- 
cio, briga. Fastidio. 
» Lo usiamo ancora per perdita di 
forze , di sensi. Basimento j Sue^ 
nimento. 
» grass. Diciamo ironicamente bri- 
ghe che siano da nulla. Guai da 
romanzo. 
Tégner tàstiéì a eim. Perder uno le 
forze, uscire uno dei sensi. Ba^ 
sire, Svenire. 
Tégner In fastidi. Recare una cosa 
noja, molestia. Venire a fastidio. 
tóose di fastidi. Diccsi di chi si bri- 



^a per questo e per quello senza 
Jisogno. ^i;er preso la gabella 
degli impacci. E quando è usato 
in senso di ingerirsi uno in cose 
che non gli toccano, il Dizionario 
mette Darsi gl^ impacci del Bos- 
so , che fu uno il quale andando 
al patibolo ù lagnava perchè la 
strada non Ira lastricata. 

tóose fastidi de na còsa. Darsi pen- 
siero, o briga di checchessia ; e 
se SI tratta particolarmente di la- 
voro. Prendere, Pigliare fatica 
ai checchessia. 

ne gh'é miga fastidi. Usasi tanto co- 
me modo affermativo, IVon c^è 
da apporre s quanto per dire che 
in un apprestamento p. es. non 
e è stento, non e' è scarsezza. E^ 
non c^è disagio. 
Fatenlt. Chi si dà gran maneggi, e 
vorrebbe fare ogni cosa. Yppal- 
. ^ '?f.'f' facce«£/iere, Factodo. 
Fatt. Ciò che si fa, o si è fatto, o è 
avvenuto ; e anche affare, faccen- 
da. Fatto. 

» alla feen di fatt In conclusione. In 
somma. Jlla fine. Mia per fine. 

cattaa seni fatt. Sorprendere alcuno 
mentre sia facendo cosa che non 
deve. Cogliere in fragranti. 

esser al fatt. Aver conoscenza. Es- 
ser informato. 

ghe vpol di fatt miga déUe dèccere. 
V. in clàccera, gba ?ool alter cbe 
delle dàccere. 

1 fatt j è fatt, e le dèccere J é ciac- 
cere. Proverbio simile alF antece- 
dente. 

sa?a 1 fatt SCO. Dicesi di chi cono- 
sce bene la sua arte, la sua prò- 
fessione. Esser esperto. Esser pe- 
nto : e ancora dicesi di chi è ac- 
».♦♦ ^7^""' ffju^j'zioso. Essere avveduto. 
Fatt. Agg. Tari, da fìia. Fatto. 

» ?>etto a persona significa venuto 

uoZyJV """• - ^'-^^ ^«• 

» Ancora detto a persona vuol dire 

• i)e to a frutto significa più che 
maturo. Stramaturo. 

» so dèss. V. dòss. 

a còsa fatta ne ghe vool penseer. Per 
aire che quando una cosa è fatta 
jon^s. disfa più. Cosa f^Ha ca. 



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FA 



— 206 — 



tE 



Fattonr. Il contadino che presiede ai n 
lavori d'un podere^ dipendente dal 
castaido (agèit). Fallare j Mas* 
sarò. 
Fattoùra. La moglie del j fattore. JFaV- 
lora, Massaro. 
» Donna secolare che serve le mo- 
nache , o le suòre nei loro affari 
ifuuri del monastero. Falloressa , 
Servigiaua. 
» Ancora snoUi dire donna che fi- 
glia spesso. Feconda. 
Fattura. Tanto in senso di lavoro fat- 
to , quanto in quello di nota del 
numeri, pesi e altre distinzioni 
degli oggetti che i negoziami com- 
mettiino> mandano, o ricevono. 
Falliira, 
lavoraaà a fattura. Lavorare per mer- 
cede non già giornaliera, ma sta- 
bilita sull'opera. Slare per opera. 
Fava greca. V. èrba per i eaj. 
FazUitéon. Chi è assai indulgente. Ser 

agevola. 
Faziòoa. Forme , lineamenti del volto. 
Fazioni j Fallezse. 
» Lo usiamo ancora nella frase — 
faa fazièon. E dicesi di vivanda che 
fa volume, che dà luogo a farne 
molte pani. Far vànlaggh, Far 
comparila. Far fazione in lingua 
sigui^ca^ unirai in fazione , cioè 
unirsi più a sostenersi per gara o 
altro affetto contro altri di genio 
o d' interesse contrario. 
Fazioàniase. Dleosi di fanciulli quando 
cominciano à coiiformaisi^ e farsi 
meglio distinte le loro fattrzze. 
Trovo nel Dizionario in questo 
senso II part. fazionato, il iioMro 
faiioimaai , e non il verbo da nui 
derivisi, che pare dovesse essi re 
Fazionarsi, 
Fazzàda. Facciata. 
de faszàdà. Dalla parte opposta. Di 
faccia, In faccia, Diriwpello, Di 
rimpello. Di rincontro. 
Fazzendéon. Chi fatica molto e di buon 
animo. Faticatore. 
• Ancora si dice di chi si piglia so- 
verchie brighe. Affannone, Fac^ 
tendone, Faccendiere. 
Fauendoùna. Y. sopra fauettdòon. IVel 
i.® senso Faticatricej nel 3.** Fac- 
cendiera. 
Fauool. Pezzo di tela , o di seta ecc. 
che usasi così a soffiarsi il naso « 



come per coprirsi il collo, e n 
petto. Fazzuolo j Fazzoletto. 
Fazzodètt. V. fatzool. 

» da iias. Oltre al home generico d! 
Fazzoletto ha anche il particolare 
di Moccichino, Pezzuola. 
» da svdoar. Quello che serve per 
asciugarsi la faccia^ e deterge- 
re il stidore. Pezzotuccia , Suda^ 
riolo. 
Fazzotlettàda. Quanta roba può capire 
entro a un fazzoletto : e ancora 
colpo dato con un fazzoletto. Pez- 
zolata, se pure per legge di ana- 
logia da fazzoletto non si credesse 
di poter dire Fazsolellata. 
Fazzonletteen. Diiìi. di faszoolètt v. 
» Ancora si dice qiìella pezzuola che 
si attacca élla cintura de' fanciulli 
perchè si soffino il naso. Benduo- 
ciò. 
Fé*. Usasi nel modo alla W per dire 
certamente. À /e"* , Per mia fé*. 
Fède. Tanto nel senso di credenza, co^ 
me di attestazione. Fede. 
biseùgna faa*ii atto de fède. Suolst 
dire allorché una cosa ha V appa- 
renza d* impossibìlilà , ò d' Incre* 
dibilità. E^ ci vuole gran fede per 
crederlo. 
ne avilghe ne légge ne fède. Dicesi 
di persona malvagia che non dà A 
conoscere verun principio di one- 
stà e di coscienza. Essere un trP' 
stàccio t e se si parla di più per- 
sone, Esser gente di scarriera. 
tiraa alla fède ean. Far piegare al- 
cuno, al proprio desiderio , ma 
pinta r idea di iion facile riuscita: 
Trarre ad uno il filo detta cd- 
micia. 
Fègna. K detta dai nostri contadini 
quella massa piramidale di slop^ 
pici carici ecc. eh' essi fanno nei 
campi dopo averle fatte seccare; 
sia per non avere agio di subitd 
trasportarle alla massaria , o pei' 
non aver quivi luogo da collocarle. 
Maragnuota. 
Feel. Liquore giallastro o verdastro , 
viscoso, amaro nauseante che vie-» 
ne separalo dal fegato. Fiele m. 
aviighe gnaan la feel de amar , o d# 
catlf. Essere di buona e dolce iii-> 
dole. Kon aver fiele* 
félleS. Krba che nasce spontanea lun- 
\) "iì le f bse e nei luoghi umidi eoa 



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— 207 — 



FÉ 



Ibglie piramidali costituite da tan- 
te fogliollne bislunghe frastagliate, 
e sempre l'una più piccola dell'ai- 
tra a misura che vanno all'estre- 
mità della costoletta , scapo da 
cui sorgono. Felce, Felice, 
félipp o lUipp. iV. di persona. Fitìppo. 
j» Fu già anche una moneta di que- 
sto nome, il cui valore era di lire 
milanesi sette e mezza. Filippo. 
m delle de tàcce, Diccsi persona che 
parlando con uno dice una co- 
sa ecc. e parlando con aii altro la 
dice diversamente, o al coiurario. 
Doppioj. Bilin^e^ Tecomeeo, 
m Anche si usa per forte rimpro- 
vero. Rabbuffo, Sbarbazzala. 
dipaa Ben 'n felipp. Toccare una 
sbarbazzata , una ramanzina. 
felise. N. di persona. Felice. 
FelizeeB. Diro, di felise v. 
féei. Erba de' prati segata , e seccatù 
per pastura de' bestiomi. Fieno. 
m maszèiigh. Il fieno che si rocco- 
glie di maggio. Fieno maggese. 
9 lonj^n. il fieno che pi(t corto del 
maggese bassi dalla seconda rac- 
colta solita farsi in luglio o ai 
primi d'agosto. /'/Clio gomareccio, 
o grumareccio. 
9 terzarooL II fieno che si raccoglie 
dalla terza tagliatura, che si fa ip 
settembre. Fieno seiiembrino, 
9 ^lartaraol. L'erba che ripullula 
ne' prati dopo che è stato raccolto 
Il fieno settembrino, e che quando 
seguiti buona la stagione anche si 
taglia, o si fa pascolare alle be- 
stie, o ne' marcito] si fa marcire. 
Trovo nel A^oc, Parmig. ma con 
segno di dubbio. Quarlajualo. 
traa zo J andane del féeii. Sparpa- 
gliare, acciocché si asciughi, l'erba 
che le singole tagliature dei faU 
citori lasciano ammonticellata in 
lunga fila nel prato. Forse potreb- 
be corrispondere. Sparpagliare le 
falciale, v. aidàna. 
failtaa'l fèeii. Sotiovolgere l'erbe 
tagliate , è distese ne' prati affin- 
ichè si rasciuttino a dovere e per 
intero. Panni d'avere t^dito. Svol- 
tare il fieno. 
feen. N. Tanto in senso di termine, 
esito , quanto in quello di inten- 
zione. Fine. 
IIU (^1 di fati V. in ftitt. 



afUghe mai fera. Dicesi di persona 
che sia lenta, o irresoluta. Jen/e/t- 
narla. 
d&^ feen iUa rèbba. Consumare, dissi^ 
pare la roba. Dar fondo alla roba. 
la vedaroumm o se vedarounm in feen. 
£ una frase con cui dichiarasi per- 
suasione contrarla a quello che 
altri afTerma, o si promette, come 
se gli si dicesse l'rsito mostrerà 
coteste affermazioni o speranze 
esser false e vane. Da ultimo sarà 
bel tempo. 
Feen. Agg. Così di cosa per dire min 
nuto , saltile , squisito , perfetto ^ 
come di persona per dire acuto, 
esperto, accorto, sagace. Fine, e 
più comunemente Fino. 
» fina là. Aggiungesi scherzosamente 
a nome di metallo prezioso in 
vece di Falso. 
Fendidùra. Lo usiamo nella frase — in 
fendidùra, e dicesi di chiusura d'u- 
scio, di finestra ecc. quando le im- 
poste non vendono interamente 
chiuse, ma son lasi-Jate un pochin 
discoste sia l'una dall'altra, sia, 
quando è una sola , dallo stìpite 
(spalla^ ecc. Socchiuso. 
métter in fendidùra. Chiudere nel mo<^ 
do sopra indicato. Socchiude}^ 
RabbaUere. 
Fenii. Senlesi da taluni per Unii. Fi- 
nire. 
Fenili. Quel luogo comunemente sopra 
la stalla nella massaria dove si ri- 
pone il fieno. Fenile, Fienile. 
» Sentesi anche da taluni in campa- 
gna per cassina v. 
Fetècc. Koi cosi chiamiamo i granelli 
della semente di una pianta aro- 
matica che diciamo scartOQzzeen, 
Finocchi pi. 
FenoacUn e fenonciia. Dìm. di fènòce 
forse perché sono granelli minuti. 
FtnocchieUi, Finocchini pi. 
Fera. Tanto il mercato più copioso e 
più lìbero dei consueti che in un 
tempo stabilito dell' anno si fa in 
alcune città o borghi , quanto il 
luogo dove soglionsi riunire le per- 
sone per farlo. Fiera. 
Faràda. Chiusura, o riparo di baston- 
celli di ferro incrociati, o come 
che sia fra loro connessi. Ferra- 
la. Inferrata, Inferriata, Grata 
» Che spòrz in fóri. Veggonsi di sif- 



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I^È 



— 208 — 



fÈ 



fatte ferrate innanzi a balconi^ le 
quali sporg^ono in fuori iu nnodo 
tondegg^iante. Ferrata a gnbbìa ; 
e (quando i bastoni longitudinali si 
ripiegano in modo che la sola par- 
te inferiore dell' inferiatà viene a 
far corpo, ossia a sporgere in fuo- 
ri. Ferrala higinocchiata, 
terida de lègn. Chiusura o riparo che è 
formato di bastoncelli di legno an- 
ziché di ferro. Orata, e anche In- 
ferriata di leano. 
méssa feràda. Jnferiaia che non chiu- 
de se non una parte inferiormente 
deirapertiira a cui è posta. Fer- 
rata a corpo. 
andaa coni mmis alla feràda. Esser 
posto in prigione. Andare alle 
biijose , o dove ù vede il sole a 
ècacchi. 
pondi! CQ]itaa*h crédit su uà ftràda. 
Aver un credito che non si possa 
riscuotere. Mestare al fallimento. 
Feradifta. Dim. di feràda v. 
» e nnche feràda. Piccola ringhiera 
di diro che fa come un riparo 
avanti ad un cammino per impe- 
dire ai bambini di troppo avvici- 
narsi al fuoco, liunjhierìnti. 
téraat. Dicesi a cavallo ecc. ai cui pie- 
di sieno stati messi i ferri. Ferrato, 
» e béen feraat. Diciamo anccirn chi 
ha di iiìolii denari. Danaroso ^ 
Denaroso j Denajoso, Jn questo 
senso sono nel Dizionario r Infer- 
rare , e rinferruK7,»re fornire dì 
Uenari ; che pure usansi ni neutro 

(massivo rinferrarsi ecc. rimettersi 
n denari. 
Feréer. Artefice che Invorn ferro. Fer- 
rajo , Fabbro ferra jo , e anche 
semplicemente. Fabbro 

» che lavoùra de sntiU. Ferrnjo che 
fa lavori minuti^ come chiavi, top- 
pe (saradùre) ecc. Magmino. 
Ferètt Piccolo ferro. Ferretto j Feì^ 
Tino, Ferruzzo. 

» Ancora dicesi un ngo più grosso 
e più lungo dei consueti con cru- 
na (finèstra) più larga , e senza 
punta per inalare nastri, o cor- 
doncini ecc. Jnfilacappio. 

» della strénga. Pezzetto di metallo 
che avvolgesi intorno all'estremità 
delle stringhe per farle meglio 
passare negli ncchelli ( asétte ). 
aghetto. Puntale. 



ne vali! gnan en férétt de stréigà. 
Dicesi di cosa di nessuna impor- 
tanza. Esser tale da non ne dare 
una stringa. 
Fèria. Bastone di lunghezza tale che 
giunge alla spalla^ della persona 
che deve usarne, in capo al quale 
è commesso, o conGtto per tra- 
verso un pezzetto di legno dritto, 
o un poco incavalo a guisa di lu- 
na nuova, per inforcarvi le ascelle 
(i sott séa) chi non si può reg- 
gere sulle gambe. Gruccia, Slam" 
pella. 
Ferlétta. Dim. di fòrla. Gruccetla. 
» Ho udito anche chiamare quella 
mercede che dassi a preti e a ser- 
vi di Chiesa per funerali . 
Ferlòcch. Chi sia perchè parla in fretta 
per difetto di lingua male e 
confusamente proferisce le parole. 
Fa ri Ingo Ito. 
» Ancora chi chiacchiera dual non 
sapesse quello ch'egli si alca. Ba^ 
dalone. Baione. 
Ferloaccaa. Y. l idea In ferlòcch. Jf^ 

follare. 
Ferloaccàda. V. ferlòcch. Affollala. 
Ferloìiccòon. Acer, di ferlòcch v. 
Ferm^. Ornamento d' oro , o d' altro 
metallo usato dalle donne per fer- 
mare vestimento, cardinala ecc. 
Feì-maglio. 
» deireass, o fermaeass. Piccola biet- 
ta (chignool) di legno che si caccia 
tra il pavimento e il màrgine in- 
feriore dell'uscio, o anche pezzo 
piramidale di pietra , o anche di 
metallo , o di legno che talvolta 
ha un'astìciuola piantata in esso 
verticalmente da mettere Innansi 
all'uscio per tenerlo aperto a quel 
segno che si vuole. Il Carena non 
mette per tutte queste maniere di 
arnesi a fermar tiscl che Pietri* 
noj Marmino. 
Fermàase. Fermarsi, Àtreslarsi, So* 
stare. 
» Ancora si dice di aqua che non 
abbia sfogo. Rimpozzare. 
Fèrr Utilissimo metallo , di cui si fa 
un'infinità di arnesi e di strumenti 
per servigi domestici e per uso del 
mestieri e delle arti. Ferro. ^ 
» da cavali. Quel ferro di cui ar* 
masi il piede del cavallo. Ferrò: 
ma Ogurutamciitc lo diciamo pcf 



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F£ 



— Ì09 — H 



lortoim afTatto insperata : e anche 
abbiamo il proverbio — ré*ii èrb 
> €b*aa troavaat aii férr da cavali, 
f èrr da fìia la briscoùla. V. in brfiicoiilaa 
che fnav veri ila mente è stato po- 
sto tra fila la briscoùla , e fèrr da 
faa la briscoùla. 

» da sartoar. V. sotto fèrr da soa- 
f ressaa per ridea.^Feiro da spia- 
vare, 

^ da segaa. Strumento di l^inga e 
larga lama afiìlata da nna parte, 
che Va c\irva riducendosi in punta j 
come la zanna dell* elefante , con 
SnGsso an manico lungo atraliez- 
sa dell'uomo, e ser\'e per tagliare 
le erbe. Falce fietiaja , o fienale. 

«» da soiprassaa. Quello strumt-nto di 
ferro che scaldato serve a disten- 
dere le biancherie. Ferro, Lìscia j 
e non differisce dal ferro che usa- 
no i sarti , fèrr da sartoar v. se 
non pvrchè questo è più stretto , 
più lungo, e più gru>e per ispia- 
nare le costure. 

9 dal easaen. Quei ferri cUrvi inges- 
sati nei lati del cammino per ap- 
poggiar\i le molli (moqjétta) la 
paltftta (gavard). Gancio, e al pi. 
Ganci dei cammino, 

» dal camp&neU. Certi ferri varia- 
mente ripiegati , imperniati nel 
muro da per tutto d«)ve la corda 
ha da cambiar direzione per or- 
rivare al campanello a cui è le- 
gata. Lieve da lìcare. 

» dal fooh. Piastra di lamina di fer- 
ro, o di rame, adorna taUolt» di 
bronzi intagliati o dorati , lunj;» 
per lo più quanto è largo il fo- 
colare, che si pone dinanzi agli 
alari (ravedèon) de' cammini p«*r 
evitare che la cenere o le braci si 
spandano. Paracenere , e nel Di* 
Eionario d) ^'aunli. Parafuoco. 

» dal fauno. Quella lastra che ap- 
ponesi alla bocca del forno per 
chiuderla. Chiusino, Lastrone. 

» dèlia pastèrla. Quella spranga di 
ferro che per lo più fermasi sotto 
airinterna delle due porte di una 
casa per tenerla in sesto. Poiché 
r Ortografia Enciclopedica chia- 
ma soglia quella spranga di ferro 
che si mette appiè de portoni , 
parrebbe che per la conformità 
del Une anche il nostro fèrr della 



pastèrla si pòs.4à chiamare Hoglia 
colTaggiunto di antiporta, se git\ 
il senso non io indicasse senzal- 



. tro.. 
Fèrr ddla triimbà. 



Quel ferro pel* lo 



più girevole che è attaccato pres- 
so alla bocca ond*esce TaqUa della! 
tromba per raccomandarvi la sec- 
chia. En^ , che è pure il nome 
del ferro che per lo stesso uso è 
talvolta affisso accanto ai pozzi. 

^ di àttimo. È una liscia di acciajo 
o di ottone fatta come a scatola, 
nel cui vano si mette Una piastra 
arroventala detta anima. 

» di papiliòtt Quel ferro che è fatto 
come dire a forbice con suoi due 
.anelli (ouciòl) da un capo per al- 
largarlo e stringerlo, e finisce dal- 
V altro in due dischetti con cui 
fatti scaldure si stiacciano i papi- 
iiitt, ossia le carte entro le quali 
si sono inanellati i capelli. iS//acc/n e. 

» di, o da riu. È anche questo fatto 
di due lunghe branche come una 
forbic*e , ma in luogu de' due di- 
schetti sono le branche una ro- 
tonda, e l'altra scanalata, e con 
questa si stringano I capelli a 
quflirt attorti. Ferro, e con vo- 
cubolo latino Calamistro. 

» di stivai. Son due vergucce di fer- 
ro piegate a uncino da una parte, 
e fermate dall'altra in un come 
manico di legno a gruccia, per 
ajuiarsi, introducendole per 1* un- 
cino nei laccelti degli stivali (tìrant) 
H calzarli. IS' è ancora che non 
hanno il manico di legno, ma la 
verguccia stessa è ridotta a maglia 
più presto triangolare che roton- 
da per editar disagio delle mani 
nel tirare ; e n' è altresì che han^ 
no la parte uncinata girevole st 
che entra , volendosi , nel vano 
della maglia, ed è commessa in 
modo che sta ferma quando si bana- 
no da tisare. Ganci per calzargli 
stivali. Tiranti. 

faa fougaa 'n fèrr. Metter nel fuoco 
un ferro e farlo quasi diventare 
esso stesso di fuoco. Affocare, 
Arroventare un ferro. 

òmm do fèrr. Uomo robusto, e come 
di ferro. Uttm ferrigno. 

che cómpra e vèiid fèrr roti. Ferra- 
vecchio^ che non solo è chi com- 



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FÉ 



— HO — 



FK 



pra e rivende sferre , cioè ferri 
rolli y ma anche Ititi* altre cose 
vecchie, il nostro patear. 

Ferragli. Ag^. di mintone che ha un 
colore come di ferro. Ferrigno, 

Fèrria. Impedimento che snoist porre ai 
cavalli perchè n»n iscoraz/Jno, e 
si possan pigliare facilmente al- 
lorché sono lasciali andare liberi 
pel campi, il quale consiste in nna 
catena con nna specie di ceppi ai 
piedi. Pnstoja , e forse coir ag- 
giunto di ferro, per disling^aerla 
dalla comune: v. bàlsa. 

Fèrse. Malattia che porta nella pelle 
infiammata piccole mncchie rosse^ 
alquanto rialzate, simili alle mor- 
sicature delle pulci f nvi più lar- 
ghe. Morbillo, 

FésU. Festa, 

» da baU. Trattenimento di ballo. 

Festino, Feglia, perchè per lo più 

è di notte. 

» da bastèon. Dassi questo non^ a 

certe veglie del popolo , dove si 

f»aga iHia vii moneta o per tutta 
a veglia , o per ogni ballo. Fe- 
stino pubblico. Veglia bandita, 

direttonr dèlia fèsta. Dicesi quello 
che si mette in mezzo a regolare 
le coppie di quelli die ballano , 
perchè quando sono assai perso- 
ne , e tutte non piHsono simulta- 
neamente ballare, il divertimento 
sia diviato. Ma^.stro di sala, 

faa sowiaa de fèsta. Suonare le 
campane per dar segno di letizia 
e di festa. S*ionare a festa. 

faa la fèsta a verji^tt. I>icesi di cibo 
il goderlo insieme in allegria. tfn»i- 
giare -^ ?ftj che fommn la fèsta 
a'n poiìeen. Voglio che ci man» 
giamo un tacchino, 

diighe adroe a eiin el nomna dèlie 
fèste. Dire ad uno villania. Nomi" 
nare alcuno pel sito nome. 

ginstaa èva dille f^te. Pregiudicare 
a uno manifestando suoi manca- 
menti, o dicen<lo male di lui. ^c- 
conciare uno pul di delle feste. 
lavoriaa iii|a in di da fèsta. Guar' 

dare la festa. 
r è m\%% sèmper fèsta, o tatti i de 1* è 
misa fèsta. Suolsi dire allorché si 
vuol negare cosa che altre volte 
MÌasi conceduta. Ogni di non è 
festa, E mi pajono i due mu li in 



efletto corrispondenti , che V ita» 
liano nel Dizionario è spiegato^ 
non sempre vanno le cose secondo 
il desiderio ; e il nMtro direbbe 
come in via di avvenimento che 
non deve poi tutto an lar sempre 
secondo fhe si desidera. 
IMUsaat la f st 1 g \bbut el sait 8eol 
dire chi passata la festa del santo 
di cui porta il nome è cercato di 
regalo per essa^ e vuol significare 
che passata quella giornata non è 
più in debito di farlo. 
TestUt dèlia fèsta. L*abito più riguar- 
dato che dagli artigiani e dai non 
molto agiati si indossa nei giorni 
festivi e di comparsa. Ab fio del 
di delle feste, o domenicale. 

Festaa o f)aa fèsta. Gessare dal lavoro. 
Far festa. Il festare d*>lla lingua 
è lo stesso che festeggiare , cioè 
In senso intransitivo far feste , 
giuoclij , spettacoli , e In senso 
transitivo solennizzare un giorno 
festivo , venerare , e anche fare 
onore e carezze ad uno : nel qnal 
ultimo senso abbiamo anche noi 
fila fèsta a eai. 

Festeen. V. fèita da baU. 
» da bastèon. V. fèste da bastèei. 

Festina. Dim. di fjsta. V. fèitateibalL 

Festèen. Chiamansi con questo nome le 
pubbliche feste da ballo che si 
danno al carnevale in teatro. ^e« 
glione. Festone in lingua è ador- 
namento per lo più di verstira a 
porte, ad altari, e ad altri luoghi 
dove si fa la festa. 

Fétta. Parte tagliala non f:rnn fatto 
grossa d'alcuna cosa. Fetta, 
» Dicesi in un ombrello Hasenno di 
quei pezzi triangolari di stoffa di 
seta, o altro che cucili insieme ne 
formano la spoglia (ftìroiila) : e 
d'una pera, d'una mei a (penali) ecc. 
ciascuna delle parli in cui tagliasi 
per lungo. In entrambi I casL 
Soiochio, 
» de téla eoe. Ciascuno di quei piassi 
di tela ecc. in larghezza sua pro- 
pria e in lunghezza appropriata 
air uopo , che cuciti insieme pel 
vivagno (iliiiì^z«a) formano un len- 
zuolo (ninzeel), U giro di una sot- 
tana , di un vestilo ecc. — Telo. 
» tajaa a fétte. Tagliare In fetu. Jp- 
fettare. 



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H 



-^Uì 



PC 



ààtiv B& fétta che anche si dice | 
dàaae uà stafàda. Nojnre con di- 
9coi*so luii^o e spiacevole. Dare 
una stampi la, 
ÌTèttélla. Dira, di fétta v. FellereHa, 

FeUùlìna. Fettuccia, 
Fettina. V. fettéUa. 

j» E per lo più hÌ pi. chìan^iamo una 
specie di pane di spagna con anice 
che Vendesi a ffthiline. Potrebbe 
corrisp<indere il Éiscollìnì con ani' 
ci del Vocabolario M il anemie. 
MiBOl. li vapore che esala dalle ma- 
terie che ardono^ ò che sono cai- 
de. Fumo. 

» Ancora si dice fl^iiratamente per 
superbia. Fumo, Jltertgt'a. 

» o fliaiìrooi. Quel carbone che non 
interamente ridotto In brace fa 
fuiflo. Fumnjoio, 

^ èe rasa. Polvere nera che tnasi 
per tingere di n'*ro. Piero di fumo. 

tadaa il fonmni. Riui^cire vano, o in 
nulla. Andare, Convertirsi in fn* 
mo, RUoloersi in nulla, Svanire. 

%fiiglie 4al faaoiift. Aver superbia. 
Jfoer fumo, alterigia, 

faa fdaaiai. Mandar fumo. Fumare, 
Fumicare^ 

Daa ffeaoiin. o patì! 1 feimm. Dicesi di 
cammino onde il fumo , sia per 
mala costruzione o per altra cau- 
sa^ esce per la stanza in vece di 
salire per la gol a (Giana). 3l a fidar 
Turno in ìstànsi. ritmicarmale — 
1* é *n saiàeda clis patìls al fea nm- 
È Vn Cf immino che fumica mule, 

ièifetàAsa dal feaim. liicesi ciuanlo 
una stanza , un luo:;o è pieno di 
fumo si che è rondala m'tlesia e 
dif.ìeìle la respirazione. Affogare 
nel fimo, 

?Mder #aa toiloiitéra sòmo*! feanm 
ja J oao. Essere alcuno così spiace* 
Toie da non poter soffrire di tro- 
varsi con luik Non poter patire 
alcuno. 

et féifliii Timpièia miga la pània. 
Per dire che ^W onori , le appa- 
renze non valgim*» dove ntm ci 
siano i modi e le sostanze. Manco 
fumo e piii brace , e anche Pu" 
vere e non essere è come filare e 
non tessere, 

gk*è pn fenoiai che risi Dicesi di 
chi mollo nresume e poro vale, 
t ancora di chi vuole sfoggiare 



e non ha, o ha ben poco di cha 
vìvere. ..a olio fumo e poco arrosto. 
Faast. In generale è Tunfone di quelle 
parti che formano II sodo, ossia 
il corpo e come dir l'ossatura di 
un arnese. Fusto , che in primo 
significato è gambo d' efha sul 
quale si regge il fiore o il frutto ; 
e pedale , o stipite degli alberi , 
dal quale derivano tutti i rami; 
mi per similitudme è adoperato 
anehe nel senso sopraddetto, e si 
trasferisce pure ad esprimere la 
corporatura dell* uomo, o d'altro 
animale. 

» de na lettera. L' intelajatura di le- 
gnimi m cui sono poste le assi 
che rt*ggono il saccone (najòon) e 
le m Iterasse d*un letto. Lettiera^ 
Cassa. 

» de na pirta ecc. Il sodo delFinte- 
laj:itura di porte , imposte , e si- 
mili. Ànima. '" 
Fótra. Sono molte le specie di f|uesta 
malattia, che nel vocabolario Me- 
todico Italiano Universale ho tro- 
vato definita = condizione della 
macchina animale declinante più 
o meno dallo stato suo normale 
neir adempimento di alcune o di 
molter funzioni , nella quale avvi 
accl*escimento o diminnzione di 
calorico , e acceieramento nelle 
pulsazioni degli organi circolnto- 
rii dfl sangue. Febbre, 

» Sentesi dire ancora scherzosamen- 
te per fifra alla quale è poco con- 
corso. Fierucola, 

^ toni bonteef. Su dsi dire quando 
alcuno crede aver la febbre e non 
r hi. Febbre imaginaria, 

avll;!iB la févra. E^s^r travagliato 
dulia febbre. Àoer febbre. Febbri- 
citare, 

che gli* aa la févra. Chi è travagliato 
dalla febbre. Febbricitante , Àf" 
f eh rato, 

chB fa végner la fèvra. Che cagiona 
la febbre. Febbrifero, Febbrifico, 
Febbricoso , Febbroso ; i quali 
due ultimi agg. trovo nel Dizio- 
nario che in primo significato vo- 
glton dire che ha febbre. 

bòon por la févra (Itile per cacciare 
li febbre. F^-bbrifiigo, 

nettar via d9n sHl par la fivra. Pro- 
verbio di ei'onomia che insegna a 



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FÉ 



^ 1*2 — 



PI 



risparmiare e serbar qualche cosa 
pei hisogiiì futtiri. Bisogna farti 
un pò* al capezzale per la uec- 
chiaja, 
Fevràttoiila. Diip. di févra v. FebhrU 

cialloh. 
Ferrétta. È; pur dim. di fé?ra, ma dif- 
ferisce da fe?ràttoiila in ciò clie 
questa sembra portare l'idea di 
nua sola accessione » e fevrétta in 
vece l'idea di continuità. Febbret' 
ta. Questi rispondenti che ho po- 
sto ai nostri due nomi non ho 
preferiti og;li altri diminutivi di 
febbre che dà il Dizionario, se non 
per la soinij^lianza della forma ; 
che del resto il Dizionario li dà 
ug^uali a febbricella, febbrlcina^ 
febbruzza^ 
Fevròon. Acer, di febbre , cioè febbre 
molto {|;ag;liarda. Febbrone, Feb- 
br icone, 
» da béstia. Quasi superlativo di 
fevròon. Febbre da leone mette 
Cherubini dirsi in Toscana. 
Fevroas. V. in^févra^ che fa végnet la 

(ióvra. 
Fiacca. Spiacevole tardità. Lentezza, 
Lenlore, Il fiacca della linn^ua à 
fracasso, strepita. 
» Ancora stanchezza. Cascaggine, 
» E dicesi pure di persona che è 
lenta sia nel parlare sia i|eli' Of 
perare. LmlosQ. 
parlaa corni flicca. Parlare assai len- 
tamente. Palliare a miccino, 
n^ccèon. V. fiacca detto a persona. 
» Pur dicesi nello stesso senso di 
faminciòon v. 
Flàdaa. Prender riposo, riavere T alito 
dopo una corsa, o fatica qualun- 
que. Fiatare , Hifiaiare , Hespi-^ 
rare, 
9 Usasi ancora , n\a per lo più con 
neg^Htiva, per parlare. Fiatare — 
n* 1 fiàda gnaa. iSon fiatano tam* 
. poco, cioè noi) parlano. 
Flam&da. Fuoco che si fa con una fa- 
scina, od altro, ni i che dura poco. 
Fiammata f Fiamma, Lieta. 
ciapaa na flamida. i)nrsi una fiam^ 
mata. Darsi, Pigliare, Prendere 
un caldo, 
Fiamadiaa. Dim. di flamàda v. 
Flimant. i<o usiamo unito alfagfg;. Bof 
quasi a fare un superlativo di nuo 
vo, per dii'e non ancora tesato 



111 



non ancor tocco. Nuovo che # /bK 
gora. Nuovo nuovissimo* 
Flan^ensliina. Piatto per lo ^\\ eenti-i 
nato, cioè arcuato, ad uso di portar 
vivande. Fiamminghella , Fiam^ 
minga. ** 

Fiimnia. La definisce II Dizionario la 
parte più luminosa e più sottile 
del fuoco , quella eh* esce dalle 
cose che ardono, van^a di fuoco. 
Fiamma. 
» Ancora si dice il letame di sterco 

di cavallo. Cavallina, 
t flànmia. Dicesi un drappo su etti 
campegg^ia un rosso od anche al- 
tro colore a fog^^ia di fiamme. 
Fiammato^ 4 fiamma, J fiamme, 
faa fiamma. Dicesi delle legne o al- 
tre m^aterie che ardono quando ion 
vestite bene dal fuoco si conver- 
tono in fiamma. Fiammeggiare ^ 
Levar fiamma. 
(èntes le fiamme li fàcda. Sentire 
grande vergogna. Tingersi in vol- 
to d* infiammato rossore, 
traa fiamma. V. faa fiamma. Gettar 
fiamma, — Ma dicesi ancora di 
queir accensione che produce uqi| 
forte ira. accendersi nel viso. 
Fiaacliétta. Dicono le sarte quei due 
pezzi della roba stessa nnd*è il ve- 
stito, che cuciti tra il dinanzi e il 
didietro dell' imbusto (cèrpU in ri- 
spondenza delle ascelle e dei fiaiir 
chi> lo rendono meglio addatto 
alla persona. Potrebbe dirsi Quarti 
laterali dtll* imbusto. 
Fiancoanàda. Colpo nel fianco. Sfiancata, 
e il Vocabolario Milanese mette 
anche Fiancata, che il Dizionario 
spiega nel senso di colpo che si 
dà cogli sproni nel fianco al ca- 
vallo; e dà pure come termine 
d'architettura per fianco di un 
ponte o simili, il nostro spilla. 
Fiandréra. Chiamiamo qttel vaso con-i 
cavo e panciuto di varia forma 
che pur dicesi marmitta, per uso 
di mettere in tavola zuppa o al^ 
tra n^inestra. Zuppiera. 
P K per lo più al pi. Quei come te- 
gami di terraglia o di stagno , o 
peltro , piuttosto cupi (foad) eoo 
orecchie o maniglie (maaòtte) che 
dir si vogliano, fatti di forma cha 
il fondo delFuno entra, o si com« 
hacia bene nella bocca 4eir altroji 



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FI 



— M5 -^ 



FI 



e gli serre eome di coperchio ; e 
cosi posti l'ano sull'nltro entro un 
arnese di cui qui sotto, iisansi per 
tenere le vivande ciie ciascuno 
contiene cliiuse e colde nel tra» 
sportarle dall'osteria alla casa, o 
in generale da luogo a luogo, ^i- 
vandiera, pi. Vivandiere, 
HaBiréra o portaiandrére. Arnese tondo 
con maniglie per di sopra fatto per 
lo più di vetrici (baccbètt), con un'a- 

ETtara longitudinale da ciascun 
to per ricevere le orecchie delle 
Tivandiere poste come si è detto 
neirarticolo antecedente. Portavi" 
vande, e anche Panierone da pran* 
%ì. Talora però in vece di questo 
arnese 9 le vivandiere si traspor- 
tano addossate Tuna all'altra co- 
inè è detto^ e tenute per una stri- 
scia di cuoio o passamano y i cui 
capi son fatti passare quinci e 
quindi per le loro orecchie. 
flascli. Vaso rotondo , di terra cotta , 
con collo più meno lungo. Fia^ 
SCO, che però nel Dizionario è 
spiegato per vaso di vetro. 

Du iasoh. Non ottenere quello a che 
si agogni, o non riuscire a fare, 
o far male quello che s' intende- 
rebbe di far bene. Far vescia, o 
una vescia. Far fico. 

tu iaseh. Dicesi pure di spettacolo 
. che non piaccia. Non incontrare, 
e anche Far fiasco, 

giardaa ii del flaseh. Dicesi di chi 
guarda torto, come guardasse con 
un occhio solo qual chi voglia ve- 
dere dentro a un fiasco. Guarda^ 
re a traverso. Guardar l^ orto. 
flaacbétt Dim. di flassh v. Fiaschelto. 

» o llasdiétta 4^111^ poùlvor. Piccola 
fiasca di metallo, che appesa al col- 
lo portano i cacciatori con entro la 
rivere. Fiaschetta. La fiasca poi 
spiegata nel Dizionario fiasco 
grande di forma schiacciata. 
Ilisler. Quand'uno o una si colloca 
nuovamente, avendo figli del pri^ 
mo matrimonio, miesti rispetto 
nlla nuova moglie del loro padre, 
o al nuovo marito della lor ma- 
dre son detti iistor. Figliastro. 
fluì. Aria respirata ch'esce dalla boc- 
ca degli animali. Piato. 

# teitt iut Con quanto maggiore si 
possa lena e vigore, 4 hasl^ lena, 



ift de'n laat, o tevtt IB de'n Iut 
Senza interruzione , come dire 
senza nemmen prender respiro. A 
un fiato. Tutto in un fiato ; — e 
quando lo sì dice del bere che al- 
tri fa in un tratto senza prendere 
il fiato. In una sorsata. 

^Tii^he del Iut. Esser robusto. Jver 
vigoria. 

afUghe 1 Iut i^eef. Dicesi di chi per 
mala costruzione , o per altera- 
zione cagionata da malattia ha 
respiro difficile e affannoso. Man* 
leggiate, come dir che soffia a 
guisa di mantice. Abbiamo anche 
noi pirU ea màntes. 

tu, sèater el soo 4ut. Dìcesl il dare 
altrui a conoscere i suoi pensieri 
e sentimenti. Aprirsi. 

tàà staa so '1 ilut. Recare una gran 
noja con melensa e stentata tiri- 
tera. Ammazzare. 

pendii gnaa tru iut. Per dire che 
non si ha il minimo che di tempo* 
Non poter dir mesci. 

spvnàaghe a eaa el ilaat. Aver pes^ 
Simo fiato, Elsser di tristo fiato^ 
Esser fiatoso ; e quando l' odore 
del fiato che altri manda è assai 
cattivo. Aver un fiato che amn 
morbo , o un fioia da avello^ 
(de sepoaltùra). ^ 

tégaer el taat. Dieesl dei bambini 
quando per la soprabbondanza del 
pianto vengono quasi affogati, e 
tengono soppressa la respirazione, 
che è poi seguita da impetuoso 
strido e da uno scoppio di pianto. 
Far tira; che tifa chiamasi cote-* 
sta soppressione dì respirazione. 

tégner a maaa el laat. Non fare, o 
non seguitare un discorso ouando 
si conosce ch^esso torna inutile. 
Sparagnare il fiato , Non gettar 
parole. 

ttaru sea '1 4aat. Quel tirare del fiato 
a sé restringendosi , il che si fa 
generalmente per dolore di colpo 
o simile. Succhiare. 

tee, o ciapu flut Riprendere la li- 
bera respirazione, o il vigore dopo 
una corsa , una fatica. Raccorre 
il fiato, Riavere il fiato, Pigliar 
lena. 

too'l iut. Dicesi del vento quando 
è troppo Impetuoso si che Irope** 
disco il respiro. J9o%zare il (lato. 



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h 



— Hi- 



fi 



tra» fUl fltat. Fare o dire alcuna 
cosa senza alcun frutto. Sfiatarsi 
inuiilmenle. 

ficea. Lo usiamo nelle frasi — faa le 
liccho — foa na Acca. V. V una e 
l'altra in faa.. e nella seconda ag^- 
giuuHfasi Fare una basselta. 

IleeàAgliela a éan. V. fàaghela a eaa. 

nccogn. Pezzo di bustone , o baston« 
cello rotto, da infigf^^ere in qual- 
che luog;o, o servirsene per altri 
simili usi. Mozzicone f e per gli 
usi che se ne fanno. Pinolo, 

Fleoovgnaa. Cacciar dentro a forza cal- 
cando. Stivare* 

nccèon. V. flcGOgD e anche oaveec. - 

fUh. Tanto il frutto di cui sono mol- 
tissime specie, Guanto l'albero che 
lo produce, e che noi diciamo an- 
che piànta de flch. Fico. 
» della goùua. Specie di 6co di de- 
licato sapore che si scerne perchè 
dairombilico gli esce una^oi-cio- 
letta come una lagrima. Fico che 
ha la lagrima j o che piange. Fico 
fontane! lo, 
» Veréoaleen. Pico piccino verde, bis- 
lungo, molle, di grato sapore an- 
ch*esso« Fico verainn, o verdiccio. 
» sécoh. Ficosecco f pi. Fichisecchi^ 
e diconsi quei fichi che fatti sec- 
care si vendono altri in barili, o 
cassette. Fichi di barile ; altri in- 
filzati in una sollil vermenella 
(stroapelUna) o piuitosin cortec- 
ciuola (scomettiaa). Fichi di fiha. 
» d'àsen. Lo sterco «i^'ITas n<i« 6*ofi- 

cio. Feccia d' asino. 
lisa de flch. Ceno nuiuero di fichi 
secchi infilzali. Rocchio di fichi. 
lati de flch. Quell'umore viscoso e 
bianco che esce dui picciuolo (pl- 
canell) del fico specialmente quan- 
do è acerbo. Lanificio. 
ne valli en flch sàccb. Non avere il 

Jdù piccolo valore. Non valére un 
upino, nn*acca, una patacca. 
tìX amioh pélaghe 1 fich , al nemich 
péleiche '1 pòraeoh. Trovo nel Voca- 
iKilArio Milanese corrispondente. 
AU^ amieo monda il fico j e la 
persica al nemico. 
ndlase. Tenersi certo di noci essere 
Ingannato da quel che altri dica 
o faccia. Fdarsi. 
» Biga 9 o uà fldàasa. Contrario di 
fldiue V. Diffidare. 



fidàase V é bdea, e no fldàaae r é pk 
Insegna questo proverbio che biso^ 
gna andar cauto per non metter 
fidanza in chi non ne sia meriie'> 
vole« Di chi mi fido mi guardi 
Dio, di chi non mi filo mi gnar"^ 
derò io , e anche Chi molto si 
fida ri man ingannato. 

Fidaat. Chi è leale, e da doversene fi- 
dare. Fidnin ; che però è anche 
part. da fi lire, cioè commettere, 
air altrui fede. 

ndech. il più voluminoso di tutti i vi- 
sceri , ed è una groiisa glandola 
d' un colore rossiccio tendente al 
nero, divisa io tre o quattro gran 
parti dette lobi, che trovnsi si»tto 
al petto nellH regione delle coste 
dritte y e serve per la secrezione 
della bile. F^ejnto. 
olle patirla, o gV aa mal do ftdach. Chi 

Sutisiv mal di fet;ato. Ffigntoso, 
gbe del fìdeeh. Joere corag^jlo s 
A vere animo. 
mìn^aa dal fidach de celi. Dieesi di 
chi stia liiiìi^t pezza a parlare con 
persona <:he si trova in alto. Star-^ 
sene ad collo dUnngatn, 

FidegMin nini, di ^^^xlo.' Fegatello ; e 
di>ve p:iria<»i di ucrflli , di pesci , 
poiché gli animali minuti non han-^ 
no il fegato distinto dalla cora- 
tella. Coratella , e più comune- 
mente al pi. Coratelle. 

ndéj e flJ3l00B. i^oirte generico di certe 
come fila di pasta che usansi In 
minestra, f^ehnicellii 
^ fedii. Specie di vermicelli assai fini 
e Slittili. Capellini. 

Fidelòtt Vermieelli un pò* più grossct- 
ti. Il Vocabolario M'iane-^e li dice : 
Fer micetti grossi, R sonne di di- 
verse grossezze forse f«>rri'ip«»n- 
denti a quelli che il Carena chiama 
Sp ioni. Spaghetti j i^ermìrelli, il 
qual ultimo nome perù anche se- 
condo il Di^ftionario , è comune a 
tutte coteste paste. Del rimanente 
Spilloni terrei aleno quei nostri 
fidelòtt che non sono lasciali scen^ 
dere dalla stampa e tanto lunghi 
che si avvoltolino in rocchi (rtl« 
delle) , come (kssi dei «mpellini , 
ma d* una certa lunghezza son 
troncati, e accavallati ad una per- 
tica affinchè si asc^Uf^hino, e cosi 
restano fila les« oomt^ Utiighi «j^hK 



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PI 



~ W5 — 



FI 



fflenui. Corpo rig^uardevole d' aqua 
dolce che formato , o ing^rossalo 
da altre mimiri masse di aque 
corr«oti , dopo aver percorso un 
più o meno esleso trailo di paese 
mette o in altra simil massa d'a- 
mia y o in un lago , o nel mare. 
Pilline. 
» do rtptaia. Quel corpo d'aqna che 
non VH gran fallo lontano dalla 
sua sorgente, e per ragiun del de- 
clivio scorre con gran rapidità. 
Torreìile, Vien formato talora tem- 
porariamente da piogge o da scio- 
glimenti di nevi lilla cui cessazione 
li suo alveo (lett) rimtine asciutto; 
e allora si dice anche Fiume lent" 

flgar^la. Grosso come cannello di latta 
franagliaio superiormente, e ina- 
stato su di una pertica, nel quale 
fassi enimre il fico che si vuol 
cogliere dall'albero, e se ne tronca 
COI frastagli il picciuolo (picanell); 
e può servire anr.he per cogliere 
altri frulli. Brocca. 

flgbètt Dim. di fìch V. Ficollno. 

Flghlii. V. fi^hètt. 

ngùra. Io tutti i sensi Fiipiva; tran- 
ne che in quello di azione offen- 
siva , ingiuriosa , gli corrisponde 
Jffronlo, Inifhtria, Dà però il Di- 
zionario la frase fnrta alimi di 
figura, fare altrui una grande in- 
giurìa , una solennissìma burla , 
tratto il traslato dal gioco di pri-^ 
miera, in cui dìcesi far di figura, 
quando uno avendo buon punto ^ 
ed essendo per vincere la posta , 
an altro gliela leva facendo ^con 
figura una primiera. 

figurila. Dim. di figtra in senso di 
persona avvenente. Figurino, Fi- 
gutetla. An«he noi abbiamo fl- 
gareaB nel med(*simo sen!«o; e di- 
eiam pure flgirétta/ ma par che 

3 Desto sia qualche cosa meno , e 
ica solamente persona non priva 
di certa quale avvenenza. 

» e comunemente al pi. Utielle pic- 
cole figure, e rilievi che fannosi in 
gesso , in crela ecc. Figurini di 
ge9S9, di crtita ecc. 

Ae fènd lo flgirine. Gffssaiuoloj 
Siupck'na^o ; e non sono impro- 
prii questi due nomi, perchè quei 
la Luccn che qui vengono a ven- 



dere i figurini di gesso > li fanno 
colle lor forme essi medesimi. 
FU, pi. (li. In tutti i sensi Filo, pi. 
Fili, e Fila t 

» Detto però della parte tagliente di 
spada, di coltello ecc. anche. Ja- 
qlio. 
» Ancora indica serie di viti pian- 
tate in linea retta, e legate insie- 
me con pali e pertiche, jénguil-- 
lare. 

a'n fll , a don , a tri ecc. (li , o ce. 
Dicesi di refe, o altro che sia for- 
mato di un 8olo,.o di due, tre ecc. 
fili insieme uniti e ritorti. J un 
capo, a due, a tre ecc. capi. 

de (11 de filo. Usasi per dire che 
. alcuna cosa siasi voluta, o dovuta 
fare forzatamente. Di, o per filo, 
A marcia forza, 

4aa* 1 (11. Dicesi di rasoi, e altri ferri 
taglienti 1' assottigliare il loro ta- 
glio. Dare l'affilatura ad un fer^ 
ro, Affilare un ferro. 

èsser in (11. Dieesi di persona che 
mostrandosi ben vestita dà a ve- 
dere di esser provveduta di mézzi 
a non viver male. Enser in arnese. 

faa bójer el (l\ Mettere Taccia, ossia 
il filato in caldaja con cenere , e 
farlo bollire per purgarlo. Bolli'» 
re. Criocere l' acvia, 

faa IO *1 (11. V. faa io. 

móttes in (il. Vestirsi un po' meg^lio-, 
e per ti*aslato migliorar condizio* 
ne. Mettersi in arneke, Rimpan^ 
mi celarsi, 

too '1 (U mèrt. Levare colla pietra da 
olio , o con altro da rasojo ecc. 
arrotato (monlaat) nuella come sba- 
vatura che dicesi iil morto, fil ric- 
cio , e ne rende otiii<io il vero 
taglio. Affilare, tìaffilfire , Ai" 
mettere in taglio. 
Fila. Seguenza di persone o di coso 
che sian V una dopo V altra nella 
medesima dirittura, o sileno a pa« 
ri. Fila. 

» de càmere €0«n j euss in mira. Or- 
dine di stanze in fila cogli usci In 
dirittura. Riscontro di stanze. 

» do coirli 9 de porle ecc. Serie di 
coralli, di perle infilzale da met- 
tere per ornamento al * collo , o 
altrove. Filo di coralli, di per* 
le ecc. Per lo più però ouando i 
coralli, le perle sou piccole^ se nt 



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^I 



— 216 — 



H 



Uniscono più fili a formare quello 
che dtcesl Fezzo di coralli j di 

. , perle ecc. 

Fila de finèstre. Serie di flneslre ri- 
ftpòndentisi nella faceiala di un edi- 
fizio secondo le leggi d' architet- 
tura. Fineslralo: 
^ do pii&tei Serie di alberi piantati 

in linea retta. Filare. 
ie ^ Ift fila; Dicesi di persone , di 
cose che Tengono siiccessivamente 
r una dopo i^altra. Ih fila j Jlla » 
fila — qaitter é cinq de de fUa. 
Quattro , o cinque giorni alla fi- 
la — méttes In fila. Ordinarsi in 
fila, Jfjilarsi — métter hi fil«i. Di- 
eporre in fila j è se si tratta di 
bestie che si leghinb I* una dietro 
. .lo coda ,deir tìlirti Atcodare\ 
file PI. di tilàj ma comunemente s'in- 
tendono cjuèlle, fila spicciate da 
pannolino ?ecchiÒ stracciato , o 
tagliato che adopeirahsi per di- 
stendere unguenti e per altri usi 
chirurgici. Filacce, Fitacciche: e 
quella lanugine che si usa talvòlta 
in Yece delle Alae<*e> e che si ot- 
tiene raschiando un pezzetto di 
tela con un coltello. Filaccia ra- 
schiata. Faldella poi è tutta quella 
quantità di filacce che mettonsi 
insieme per ciascuno degli usi so- 
praccennati : noi pure diciamo fai- 



fu le file , o delle fil«. Far filacce. 

Sfilacciare, Sfila evi care, 
• Ancora dicesi di formaggio quando 
nello spezzarlo son certe fila che 
stendonsi dalFun pezzo air altro; 
e lo stesso owit-ne di polenta che 
cominci a infracidirsì. Far le fila, 
Filare. 
fllaa. In tutti i sensi Filare. 

9 Dello però del discioglieré i boz- 
zoli (gaiétte) dei filugelli a svol- 
gere per via di fuoco in tutta la. 
loro lunghezza i fili da cui- sonò 
formati. Trarre la seta ; a dif- 
ferenza di qaando stracciati con' 
un pettine di ferro i bozzoli dallo 
straeciaiuolo (bavelleenK la seta ri- 
tratta* inconocchiasi (la so mètt 
sÈUa rotcca) , e se ne t'ran giù 
colle dita, e se ne uniscono i fila- 
roenil , e torconsi col fuso , come 
si fa del Im» eee. che allora an- 
che della seta è Filare* 



F1U4. Ancora si dice di chi fa trarre la 

seta. Avere , Tenere trattura di 
seta, o anche Filanda. 

» coni moolindl. Dicesi quando il filo 
che si trae dalla conocchia (rtàcea) 
si avvolge non sul fuso , ma sa 
rocchetti per mezzo di una mac- 
chinetta a ruota detta filatojo. Fi' 
lare a filatojo. 

ne 'n fóo e ne 'n fill«È lo stesso ebe 
ne n foo e ne *n nvl v. in fu. L'u- 
no e Taltro modo m*è venuto udito, 
e più spesso il secondo^ che per 
altro sembra meno accordarsi col 
modo della lingua. 
Filàda. y. Felipp in senso di forte rim- 
provero, 
magna. È il nome che si dà alle dae 
corde che tenute ciascuna da uA 
uomo suglionsi aggiungere una di 

3 uà r altra di là air imbrigliatura 
ei cavalli» quando le prime volte 
si attaccano , per tenerli sempre 
meglio in dovere. IN'el Dizionario 
trovo diègnà Voce di marineria, e 
Épiégaia per coniiniièzione di lon- 
ghi pezzi di legno disposti in li- 
nea reità. 
Filagràna. i^pecle di lavoro fino in oro 
e in argento che presenta una sa< 
perfit'ie come di tanti piccolissimi 
granelli. Filigrana. 
lavoaraa a filagìréna.. Pere il lai oro 
suddttto. Grahagliare. 
Fiiaréla. Ciascuno di quei legni che 
servono a concatenare le abetelle 
(goùceié dello fàbbriche). Travend 
(la ponte. 
Filaat. Pari, da fllaa v. Filato, chi 
però usQsi ancora come nome ed 
è sinonimo di accia, termine col- 
lettivo d'ogni maniera di cose I* 
late. 
FllatèJ. Da noi s* intehde quella mac- 
china .con che si uniscono insieme 
più fili di accia torcendoli. Torej» 
tojo parrebbe il nome suo proprio; 
ma crederei rhe si possa dire ao- 
che Filatojo. trovando nel Dixi'*^ 
nario così chiamarsi dai cerajooli 
1' ordigno da torcer la bambag'a 
per tirar lo stoppino. 
» Ancora si chiama l'arti?re el e fn- 
vora come è detto qui sopra e cbif 
pur dìcesi tonnideir. Torciture, a 
da filatojo. Filatojajo. 
f Filerà. La donna che cara dal bozzoli 



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-^2l7 



FI 



b 






la seta t. lUaa. Trattura; ed io 
mi »liirt*i cMiiiirriio a qtii sto nonif. 
gli aliti di tìUiumi . t* di filairii-f 
essendo ctimiiiii ad ogni donna che 
fila qual pur siasi niainia. 

Filaseli 'les.siito di tilallrrib (bavèlla) di 
pota larghetza e di lunghezza iii- 
dftfrniinala %. biBdelL Treccwio 
di filatìccio, 

fllètt. Ili lui li i Stinsi Filetto; 9e non 
rhe quiuidu esininie qiifl valido le- 
gametiUi poslo urllii parie di sullo 
della lingua, che le da fel'mezEa, 
e luloia s»ì laglia ai-eioechè non 
impriiisra il porlui'e. si dice anehe 
Filello. Frentitto. Scil'uytiagnolo, 

ATìiglie tajaat. ti tajaat bòea el tilòtt 

liteesi «ài persona ehe parli seiul- 
to . bene , e rianeaiueiile. Jver 
se 'olio lo ffCiliiKjìnignoio. 

Filipp. \. Felipp posto innatverlitamen- 
le dopo teiles. 

Fills. UsiuuK» qiiesla parola nel prover- 
bio — qaàLs pàtris tàlla filis. E ^uol 
dire che i tìgli ^oinigllallo ai ge- 
nitori. La schtgif a l'itrat dot / e?//- 
po ; abbiamo anche noi : la tàcca 
la soamilia al lego. 

raion. I>it'esi dai uiuceltai quella ani- 
mella, ossia àoslaiizii bianca molle 
e spungosa che si lio^a nelle ver- 
tebre, cioè negli ossi ehe formano 
la spina dorsale, e che iratlane si 
vende per cibo. Schitaote, che ne- 
gli uomini si chiama midollo spi- 
nale. Il Vocabolario Milanese nielle 
nnche Filetta, ma verrebbe a fare 
equivoco, poiehè filetto si dice an- 
che quel taglio del lulaccio che 
resta sotto la grt»ppa. Filone in 
lingua Mignifìca traccia , o vena 
principale di una miniera , e an- 
cora il luogo dove l' aqua é più 
Ìirofonda e corre con maggior pro- 
bndita. 
» dalla schèia. Specie di fusto osseo 
nella parte posteriore del tronco 
dalla testa alf osso sacro , ed è 
formalo dalla riunione di più ver- 
lebre^ v. sopra l'idea. Filone della 
sclìiena , o delle reni ., Colonna 
vertebrate. Spina dormale, e an- 
che semplicemente Spina* 

niÓBia. Donna che Ola. Filalo rOj Fi- 
fa trice. 
aadaa a fllónta. Dicesi In campagna 
r andare che fanno i giovanolti 



nelle staile dove sono ràccojte Ì<S 
riiMiiie a filar»*. Andar donneando. 

Filonscamia. I ir. tti, le fattezze che di- 
si iiiguuno Tuna dall'altra persona. 
F stnomia, 

Fttòtt. Filo grosso. Filotto nel Dizio- 
nar ii» e dato per filo di coralli. 
faa filòtt. Diresi nel gioco del bi- 
gltardo rabbattere con Tuna delle 
palle tulli tre i birilli di mezzo. 
Far la fila di mezzo. 

FUizt. Fropriameiite è crocchio di don- 
ne che filano intorno a un lume 

<^ connine ; ma anche si dice di qual- 
sia condegno di donne unite in- 
sieme a lavorare. Crocchio j Con* 
v^tjno, 

Filtraa. Ctdare i liquidi a traverso di 
un ffliro (filter) che è un panno 
di lana compressa e non tessuta , 
o anVhe qualsia pezzo di pthino « 
di tela, di Carta, e simili. Filtra'' 
rcj Keilrare; e cotesta operazione 
é della feltrazione. 
» Ancora si usa come intransitivo, e 
significa r uscire che fa per sotti- 
lissime fissure il liquore dal vaso 
nel quale è contenuto. Trapelare* 

Filvonlànza. 1/ insieme dei figli di uno. 
F yholanza. Prole, 

Filzool È il nome che si dà a certe 
piccole maiassine di seta , di co- 
tone, di lana, di refe fin'b lutte ri- 
torie, sulla caviglia , a differenza 
di quelle che diciamo azzonliiie o 
auoileen v. che sono ritorte sol- 
tanto un poco colla ninno. Il Vo- 
cabolario Milanese mei le con segno 
perù di dubbio Trafusolina che 
è dim. di trafusola, spiegato nel 
Dizionario per unione di più ma- 
lassette di seta per metterle e rav- 
viarle alla caviglia, o per tingerle. 
9 E per lo più al pi. usiamo ancora 
per piccol debito. Debiliizso, 

Fin. Preposiaione che Indica termine 
di luogo , di tempo , o di azione. 
Fina, In fino. Sino, Insino, alle 
quali per lo più si vuol soggiun- 
gere anche la preposizione a lo 
che farcii) ino talora anche noi — 
flB mezxdé. Fino a meiso^iorho — 
fin a dea oùre. Sino a dieci ore, 

Fiaa. V. fin — fina U. Fin là, — fina 
chi. In fin qui. 
» Usasi ancora per esprimere che ciò 
che è detto o fatto ha certa sin« 

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tri 



— tl8 



Pi 



ilarità da produrre quel che non 
parrebbe. Così di uno assai faceto 
direbbesi — el faraaf riddar ianà 
le prède. Farebbe ridere hi/ino ai 
sassi j. e d'un rag^azzo molto in- 

S|uieto e catiiVo si direbbe — el 
dXàòì pèrder la pazièiiza fina , o 
Èù a Glèbbe. Farebbe perdere la 
pazienza allo stesso Giobbe. . . 
Flnamài. Y. fin ~ l' è andati finaibài in 
America^ né si dirà che di luogo 
lontano. È andato fino, o perfino 
in America — V èo spetaat flnamài 
che r è vegniit y e importa V ideli 
d' un lung;o aspettamento. L' ho 
atteso insino a eh* ei fu venuto. 
fine. Usiamo questa parola nella fra- 
se -^ faa le fine; Dichiarare che 
nitri non ha più obblig^o alcuno , 
e si osa quando si tratti di ere- 
dità. Quietare. 
Finèstra. Tanto T apertura che si. fa a 
eerta altezza nella parete dì una 
stanza per darle «ria, e luce, quan- 
to r imposta con che queir aper- 
tura si chiude. Finestra. 

» coùlla feràda. Finestra ferrata. 

» de carta, o de téla. Finestra con fo- 
gli di carta, o con tela in luogo di ve- 
tri odi crislalli.7m/>^a/tiio/a,col qua- 
le nome dice il Carena chiamarsi 
neir^so d'oggidi anche una seconda 
invetriata aggiunta al di fuori della 
finestra nel! inverno a maggior ri- 
paro deir aria e del f: eddo. 

» dèlia goùccia. Quii foro che ha 
1' ago nella parte più grossa, nel 
quale s' in61a ii rcfd, la seta «ce. 
fon cui si vuol cucire. Cnma. 

andaa alla flnéstra. Mettersi colia per- 
sona all' apertura di una Onesira 
sia per pigliare più libera aria , 
sia per veder fuori. Affacciai si , 
Farsi alla finestra. 

staa alla fìnèstra. IN'el senso proprio 
di tenersi affacciato alla tmesira. 
Stare, o starsi alia fnestra ; e 
nel senso figurato di stare a ve- 
dere, aspellare il bello o il destro 
di operare, oltre al suddetto State 
alla finestra, si dice anche Aspet* 
tare la palla che baisi j o il 
porco alla quercia j e Stare sulle 
volte. 

stonpaa na finèstra. Murare Y aper- 
tura di una finestra. Accecare una 
finestra. 



aionpia na flnéstri e dir? er en peir- 

tòon. Dicesi di ehi per libtrar^i da 
un debito piccolo ne fa uno più 
grosso. Cavare vn chiodo e met- 
tere una cavicchia. 
darrli la finèstra ehe passa sta bilia: 
È modo burlevole per far inten- 
dere ad alirui die non si credono 
quelle esagerate, o inverisiniili cih 
6e eh* egli dice. Ammanna eh' iù 
lega. 
mangia sta minestra o salta sta fh 
néstra. Dnesì quando si vuol far 
intendere ad altrui chVgli dete 
assolutamente far quello che gli é 
proposto} A (fìiesto fiasco bisogna 
ocre affagiiirf. 

Finézza. Oltre ai significati di eccellen- 
za , perfezione , sottigli. zza e di 
accoglienza, cortesia. Finezza; ti 
usa ancora per accortezza, pron« 
tezza di mente. Destrezza j ò'a- 
mcia. 

Finitura. Il coni|)iesso dei vasi e degli 
arnesi che sono necessarii a cagiun 
d' esempio per una mensa. Servi» 
yio, Servizio ^ el gh' aa na bèlla 
finitura de ponrzelàna. Egli ha un 
bel serviqio di purcellana. 

nnteen. Capetiunra posticcia per io più 
colla sua Scrimiminatura (avèrtis) 
e co' suoi ricci, con la quale al- 
cune donne suppliscono al difetto 
de' capelli sul duranti della testa. 
K tciaja. 
» ilo udito anche parlando di uo- 
mini, ma più comunemente pan- 
Itrìin, come dire parte di parrucca 
onde si copre non tutto il cupo, 
ma una parte sola di esso che sia 
calva. Parrucchtno, Zazserino pò* 
sii ce io. 
m Dicono i sartori qtiel pezzi late' 
rali che finiscono la toppa (bra- 
ghètt) de' calzoni , e anche quello 
che forma il taschino per l'orolo- 
gio. PistagninOi 

Finlisia. Uualitù di chi è finto. Fuìtaq- 
(jne, Finzione, Simulazione, Dop^ 
piezsa. 

Fiòcea o sfiòeca. Così diciamo le chiare 
d'uovo diguazzate (sbattide) sì che 
sian ridotte in ispuma. Forse po- 
trebbe dii*si Spuma di chiare. 
f!aa la fid€ca. Diguazzare le chiare 
d'uovo per farle spumeggiare- Le 
quali ullime parole della spiega- 



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FI 



-- 319 



FI 



clone del Carena terrei per corri- 
spondeiUi alla nostra fras^, e olirei 
f'ar spumeagiare le chiame. Gli 
arnesi poi che adoperansi per ot- 
tenerlo , f che sono o una canna 
rifessa (spartida) in cima , o nn 

" mazzello di alcune poche verg^elle 
legale insittroe air uno de' cai i> o 
anche un granatino di scopa (sman- 
sirovleea) , si chiamano con nome 
generico Frusta, 
pèceh. In generale. Fiocco, Nappa. 

» del baatòon. Uuel cordoncino finito 
comunemente ai due capi in nap- 
pa, con che la mazza (baatóon) 
che si porta fuori di casa per ap- 
poggio , per avere cosi qualoh? 
cosa in mano suolsi ornare infi- 
landolo in un apposito furo di es- 
sa, e anche avvolgendovelo intor- 
no. Ntippina, 

» della 8cariàda.Chiama8Ì quella parte 
dello spa>;o attaccato alia scuriala 
che si lascia sfioccare perchè chioc- 
chi, mozzone, 

1^ déUa spada. Quel fiocco che suole 
appt'udersi air elsa della spada. 
Cicisbeo, e meglio Galano j peroc- 
ché quello dicesi anche per dame- 
rino. Galano del resto è anche un 
ornamento donnesco il quale con- 
siste come in un fiocco di nastro 
di seta a quattro o più stafie, (galle) 
e due capi eguali e corti^ da por- 
tare in capo, sui cappello, sul petto, 
e altrove sul vestito e che da noi 
dicesi coiifàrda. 

y 4éll^ ùpria. Fiocco da Impolverare 
i capegli; usato già mollo, e fatto 
di piuma di cigno. Fiocco da poi* 
vere, o da impolverare, Pitnnino. 

p delle carèuo. Quei fioqohi che son 
posti dietro alle carrozze per ri- 
tegno de' servitori. Cordoni. 

» de neet Fiocco di neve; e quando 
essi souo larghi Falde. Usasi per 
lo più come figura, p. es. Té bfaneh 
come *n flòcch de neef o el par en 
ièech de neef. È candido come 
neve che fiocchi. 

boimbaas in flópch, V. bonmbaa^. 

(àia In flòcch. V. boimbtag per V idea. 
Lana sfioccala. 

filai flòcch. Dicesi per rubare. Fare 
Ila fiocco ad uno, e se è espressa 
}a eosa rubata. Far vento a cheC' 



fu 1 flòcch a ei^tt. Palesare un se^ 
greto d* alcuno, o attraversarne 
le pratiche sì eh' egli non ottiene 
più quello che voleva. Fare a uno 
una pedina , e però eh* è un ru«» 
bare anche questo, purrebbe uguaN 
mente che si potesse dire, jrare 
un fiocco ad uno, 
èsser sui flòcch, e pi*"! comunemente 
sui flòcchi. Uicesi di persona che 
sia vestila pomposamente. Esser 
coi fiocchi} coi festoni. 
inarciaa sui flòcch, e più comunetnente 
sui flòcchi. Yeslire pomposamente. 
Stare sulla l indura, o [sulle gale^ 
Andare, o Vestire lindo. 

Fioicca^. Diciamo in generale il cadere 
della neve. Nevicare. Fioccare in 
lingua dicesi quando la neve cade 
in abbondanza, e anche dicesi fi.? 
guratamente di altre cose che ven- 
gano in abbondanza. 
» Lo abbiamo noi pure in questo sen- 
so figurato di abbondanza ^p. es. 
crèddet eh' i sòld i me fiocca? Credi 
che i denari mi piovano? o mi 
fiocchino ? -r- Di due che facciano ' 
alle bastonate dìrebbesi ; le flòcco, 
le flòcca zo ì^ bastonnàde, per in- 
dicare che le percosse sono fre- 
quenti, e ad esprimere ancora mag- 
gior frequenza, suolsi aggiungere 
a rótta de còli. Piovono o Fioc- 
Cano le bastonale^ e quando ci sia 
il detto aggiunto Piovono alla di'* 
rotta le basyma^e, 

Fioncchettaa. Trapuntare con fiocchetti, 
il Dizionario dà Qocchetlato, cioè 
trapuntato con fiocchetti che fer- 
luaho il punto, e perchè non an-« 
che Fiocchettare di cui è parll<v 
cipio ? 

Flool. Figlio ; e ancora Fanciullo j 
Garzone. 
» Ancora dieesi di chi nqn è vinco- 
lato in matrimonio. Sfogliato j 
Scapolo; e al f. Nubile, Fanciulla, 
Pulcella, Pulzella; e Pulcellona 
quand' ella è avanzata in età ; e 
quando alcuna stia senza marito 
oltre al tempo convenevole di ac-? 
casarsi, si dice stare pulcelloni, il 
nostro staa flòla, o peùtta. 
» Usasi altresì come esclamazione: se 
ad esprimere maraviglia. Capperi) 
Diaccine! Poffare il mondai se ad 
assicurare. Si cerlo^ 4llro cAe, 



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F» 



— 220 — 



FI 



Fiool de na negra. V. qui sopra flool 
usato cMiine esi'lamuzioiie. Mu si 
dice aneora coinè t»s|»ivswiiini- di 
collera e di riin|Mo\ei'o. CaUiveitOj 
Trista fello , Trislazzu alo, 

Aia 'n flol 6*11 fiàster. V. In dlferènza, 
faa della diferèaze, e n^gìuii^^usi. 
Parzialeggi art*, 

Y è flol de sé pàder. Proverbio eguale 
airahro tàMs piitrìs tàlis fiUs v, filis. 

ne aviighe ne fidi ne cagne! V. cagnóol. 

dighi a té flòla, perchè te m' imòndet 
té nóra. Ko stesso che dighi a té 
néra perchè te m* inténdet tè ma- 
donna. Y. in d'i. 

flòla de ca. V, in ca, dònna de ca. 
FiOlUazz. Ac«r. di flool. v. Fghaite^ Pir 
gliunhme , ma dieesi aurora per 
Bambocciune, 
Fionleen. Dim. di flool v. Fìglioiino , 
Figliuolino, e ancora G irzoncino, 
fionlètt. Dim. di fiool v. Figl'oleHo , 
Figh'iialelto, e ancora Qarzonetto^ 
GàrsoiiCflIo, 
]Fionlòon,Y. flonlaxt. 

piómba. È una seconda imposta di tela 
imboli ila distesa talora sopra un 
telajo, che sut»le a^jjjiunfjersi ajjli 
USCI in inverno per difender meglio 
le stanze dall' aria e dal freddo. 
(/sciale, 
flour. Fiore. 

» da camp. Fiori che nascono spon- 
tanei ne* campì* ^d avvede di varii 
colori. Fioralisi , e |e piante cl)e 
li producono si difono Ballispgole, 

ìk da mórt Fiore di color g;iallo , e 
di spiacevole (xìttve. Fior di morto. 
Fiorrancio, Finca, 

» de càssia. La ct^^sia estratt(i fìe^ì 
baccelli. Polpa di cassia, 

^ del veen. Specie di molTeita bianca 
che genera il ^inu quando è in 
sul finire nella b«»iie. Fiori, 

^ di calzòtt. Qiìi^W ornam«'nto che 
suolsi fare alte due parti della 
calzette sopra i co^ni ( l|caJÒ0B ). 
Fio re. Màndorla, 

)» Col genitixo di certi nomi viene 
ad esprìmere la qualità loro quasi 
in gradi) superlaiivo. — flonr de 

falantòmm. Onuralissimc nomo , 
^ior d'onoratezza; flonr de ròbba. 
Jja miglior roba . Fior di roba ; 
ma il n(»stro flonr de róbba è usato 
pncora ironicamente per assai mal- 
vagio^ quel eh? pur djicsi floi|r ({e 



canàja. Schiuma di ptr^ante. Ho 
pfiò trovalo anche in liiigun iro« 
nieainente dello Fior di virtù, 

Fi0l|r. CJsaiQ al f. è ni| bel fiore coma- 
nissinìo, odoroso, che noti solo s| 
coltiva nelle ajuole dei giardini , 
ma aucoi*a in tasi, e n' ha di color 
giallo, dì b'^anro. di rosso, e uncbe 
di brizzolato (petacciaat). rìnla, 
9 doùppia. ('he è a molti giri di fier 
tali (fóje) onde il fiore è rendalo 
più pieno. Fiola doppia, o gar(h 
pinata. 
m sèmpia (-he n<^n h» se non oq 
solo giro di petali. Fiala scempia, 
Violina, 
che vèend i flonr. Finrajo. 
pittonr 4d fionr. Fiori nta, che anche 
vuol dire amalore. coliivaltire di 
fitu'i, il nostro diletant de fioar. 
t(raa Tia, o strippaa via le fitjo i| 
flonr Spicciolare i fiori, 

FiOliraat Lavorato, dipìnto a fiori. Jf-^ 
fiorato, •/ fiori, 

Ffonrenteen. Così chiamiamo un panetto 
di forma obhinghetla con un ta- 
glio solo per traverso che lo dir 
\idp come in due rilevi tondicri, 
d* una niolliea che ha così un po' 
del pan boffice (bonffètt). Il tttmt 
che gli diamo par «he dica esserci 
Yciiuto r uso e la qualità di quet 
sto pane da Fii*enze; e se coìii è, 
si \orrebl?e chiamare Fiorenlino, 
o Pan fiorenlno. 

Florenmm. |/ insieme di quel tritali > 
Ossia luinuti acanzi di fieno che 
vuotalo il fienile tuttavia vi ri<! 
mangono. V. bii^lla di praat 
» Ancora quel tritume che avanzi^ 
avanti alle bestie. Hostime. 

Fièz^. Ouello che è stato tenuto ^ 
battesimo o a cresima cosi chitr 
masi in relazione a chi lo ba te- 
nuto. F gliocc'O, 

Flot|ueen. Dim. di flèu. Figlioccino, 

Firma. Sottoscrizione autentica di uno 
scritto. Firma, 
levaa, o tee la firma Dicesi il proi- 
bire ad un a%\ocatQ V esercirJo 
della sua professione. Levar h 
penna, 

F|8S. Ho udito in campagna per Jstai, 
Molto. 

Fissaa. Tanto nel senso di guardare 
cogli occhi inlenti, quanto in quello 
()i determinare^ risolvere* fissare^ 



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PI 



— 22i — 



FI 



flffU el dèod. Osiìnarsi in un'idea, in 
una risoluzione. Ficcar chiodo y 
fer^ape il ch'odo, 
» Ìm faccia eim. Guardare fissamente, 
ma pfr lo |iiù porla idea di cerla 
sfrontatezza. JfJÌJfsare alcuno , 
f^ issar gli occhi addosso ad uno. 

pSSÙra. Pieeola spaeealMi'a , o crepa- 
tura luiig;ii; e aneora segno di cosa 
che Sfmbra ffssa, sebbene non sia; 
e aliresi piemia, distanza del bat- 
titojo (battùda) d' un' imposta d' u- 
seitf. o fiueslni ecc. da quello del- 
l' altra, o dello stipile ecc. Fis' 
sura. Fessura, Fesso; e ne II* ul- 
timo c.iso. e quando la fessura sia 
assai pirroU. Fvssolino. 
pétter In fissùra. Aprire, o chiudere 
le imposte d' un usi'io ecc. in modo 
che r^8ti un fessolino. JUellere , 
Tene^rt a ftssofino j Habballere ^ 
Socchiudere. 

Hstolla. \fccbia piag^ha, o con^e spie- 
gane» i mediei soluzione di conti- 
nuità , che ha una cavità più o 
nien profonda con un' apertura 
cnllosa e angusta^ e talora due» 
Fistola. 
Uèm na fistoola. Dicesi di pia^a il 
convertirsi in fi:<lola. Infistolire. 

fltt 11 prezzo che si paga per una 
lenula, Filto, JffiUo. 
» Il prezzo che si paga per una 
casa, od un appartamento. Pigione^ 
ftaa a fitt. Abitare una parte di casa, 
o tuttu anche una casa d' altrui 
pagando un pattuito prezzo. Slare 
a pigione. 
Che sta a fltt. Chi abita V altrui casa, 
o uim parte di essa come è detto 
sopra. Pigionalej PigionanUj In* 
qu 'Imo. 

ftttaa. Dare altrui per convenuto prezzo 
il godimento delle entrate di un 
podere^ o 1* qso di una casa, o di 
una parte di essa. Affiliare^ e nel 
secondo caso anche Appigionare. 
fiel che fitta. AffiUalorej Allogalo- 
re, Locolnre. 

Vii fltaat el partamòntde scura. Ho 
udito da taluni per esser fuori di 
Cervello. ^(;ere appiccalo alla te* 
sia un a/^pigionasi f Avere spi'' 
giano to il p an di sopra. 

RtUnza. Tanto la possessione affittala, 

Juaoio il prezzo che se ne paga. 



FittàTel. Chi ha in affitto un oltrul po« 
dere. Filtabile , FillajuolOj Af^ 
fitlajuolo. 
9 Ancora chi abita V altrui casa ecc* 
V. che sfa a f|tt. 

Fittavoi|loùna. Acer, di flttàToala che è 
la moglie del Qttujuolo, e dicesi 
miand* essa è eorpuia e vigorosa, 
FillaUndona polirebbe per analo<« 

già dfi altri simili nomi farsi da 
ttajuoja. 

Fiapp. Dicesi di carni cui manchi con-p 
sistenza e sodezza. Flacido^ Flo^ 
S0Ìo, Vizzo. 
» Ancor dicesi di carta, di drappo e 
simili che sian senza corpo, cioò 
senza sodezza, senza nervo. jDiV 
legine. 

Flàat Strumento da fiato che diciamo 
anche fiuta. Flauto. 
s9inadoir de iUat. Flautista, Flaxi^ 
tino s che anche è dim* di flauto^ 
il nostro flaateen. 
aqtàiit ziiTol o flàutY. aitàat 

Flótta, moltitudine di persone unite; 
ma par che porti idea di movi- 
mento; e si usa sempre con ui| 
genitivo, p. es. na flótta de sieirrCt 
Fi-otta o anche Flotta , che \a 
priino sig;nificato vuol dire molti*? 
tudine di navi, armata navale* 
in flótta. In grande moltitudine as« 
sieme. Jn frotta. 

Flonrans. È dal francese questo nome di 
una specie di stoffa di seta che ii 
Cherubini dice chiamarsi dai fio- 
rentìni. Folasse. 

Flnss, 9 HììÈS de córp. Frequente e non 
naturale espulsione di materie li-i 
quide dalle budella. Flusso, SoC' 
corremo. 
» e riflnss e anche si aggiunge d^ 
gónt. lin andare e venire continuo 
di persone. Onda continua di per* 
sane j, e fors' ancl^e Flusso e ri-» 
flusso di persone, poiché il Dizio^ 
nario parlando del flusso e riflusso 
del mare ossia del moto naturale 
delle acque del mare verso terra, 
e del ritirarsi di esse , dice dirsf 
per similitudine d' ogni altro mof 
vimento che vada e torni. 

Fiuta V. flànt. 

Fó. Ho udito da campagnoli per Fuori, 
da fé. Ho altresì udito per persona 
di campagna. Campagnolo. 

fo^. In tutti i sensi Fuoco, Foco, 



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PO 



— 822 — 



ro 



Foch artlfliial- Fuoco che fassi nelle oc- 
casioni di feste con polvere e altre 
materie coinbusiihili accartocciate 
sì che presentino gradita vihta di 
girandole y di razzi ecc. e faccian 
talora lieti scoppiellii. Fttor.o «r- 
iifi%iaio i lavorato. E tali pur R 
diconsi quelli che si lavorano ad 
oSVsa di g^uerra. 
» della misericòrdia o del' a pòvera yì- 
doava. Un fuoco assai povero. Fo- 
cherelio, Focollno. 
faa 8611 1 foch. Kaccogliere la bragia 
e i tizzoni per ravviare il fuoco. 
Bammonlarcy RaUùsare il fuoco. 
piuaa 1 foch. Disporre le legne sul 
focolare, e appiccarvi il fqoco. 
accendere il fvoco. 
qnarciaa l foch Ammucchiare la ce- 
nere sopra il fuoco rammontato^ 
affinchè si conservi senza far fiam- 
ma , onde poterlo ali* uopo rav- 
viare (toomaa a piziaa). Coprire 
il fuoco. 
$gariaa 1 fbch. Allargare la bragia 
affinchè meglio s' accenda, o mandi 
più calure. Sbraciare. 
SOniiaa'l foch. Suonare per dare in- 
dizio essersi in un luogo appiccato 
il fuoco. Suonare a fuoco. 
taccaa foch. Appiccare il fuoco. 
taccaa o Uccàase foch in de*ii 8lit« 
appigliarsi fuoco, apprendersi H 
fuoco a un hioyo. 
faa céser a foch sott e soùra. Cuocere 
con bragi sopra il testo oltre 
quelle che son sotto il vaso. C'uo* 
cere sotto lesto. Sottotestare, 
ataa sèmpor a cavali ai foch. V. tu 

cavali. 
Ciapaa *1 foch. Diccsi del vino quando 
comincia a 'nacetire, o inforzare. 
Pigliare il fuoco, o h punta. 
daa foch alla machina. Fiù ohe nel 
senso proprio di accendere fuochi 
lavorati, si usa figuratamente per 
Imprendere risolutamente alcuna 
cosa , cessando ogni esitanza. Dar 

fuoco alla girandola. — Anche 
Ilo udito per cominciare a dire 
o a scrivere male di alcuno che 
in lingua si dice Dar fiiocQ alla 
bombarda. 
daa foch al!a ròbha. Consumar presto 
r avere. Colare, Dissipare ti suo. 
Sbraciare a uscita. 
tfia f^Cli. Dicesi di chi sici in volto i| 



molto acceso. Essendo espressione 
enfatica , parrebbe che possa ri«^ 
spondere in lingua Sfatùllar fnon 
CO] e già sfovillare nel Dizionario 
è dato anche figuratamente per 
dare nelle furie, che è «no dei 
casi nei quali noi usiamo la no- 
stra frase, 
ohe ne sa fìaa fbch ne sa faa ròhha. 
Chi vuol conoscere un dappoco, 

?li faccia accendere il lume e il 
uocOs fu detto dal Magalotti come 
nota il Cherubini. 

èsse^he el gatt snl foch in de na ea. 
Dicesi quando in una casa non 
v' è indizio veruno che siansi per 
apparecchiar vivande. Essere in 
una casa più cattivo ordine che 
il venerdì santo. 

andaa in del (beh por Jeim. Dlcesi di 
chi ha tanto amore verso di alcuno 
che farebbe per lui qualsiasi cosa, 
Mettersi net fuoco per uno. 
Fódra. Usato assolutamente esprìme 
quella tela, o drappo, o altro che 
per difesa , o per ornamento si 
mette nei di sotto del vestiti. For 
aera. Soppanno. 

» del pa|òon, del matarau, di eoisseen. 
La tasca di tela che a fare il pa- 
gliericcio si empie di paglia, o più 
comunemente delle foglie secche 
(scartòzz) che vestono la pannoc- 
chia (f^us) del formentone (moio- 
(ÒU)» e n ibre i materassi e i 
guanciali si empie di lana o crino. 
Guscio del pagliericcio , del ma-' 
terasso, del guanciale.- 

» doli* onmbròlla. Guaina di tela , o 
astuccio di coojo entro cui si ri<« 
pone r ombrello asciutto e chiuso. 
Fodero, 

» de penta. Dicono I calzolai quel 
pezzo di cuojo grosso posto in- 
teriormente in mudo della scar- 
pa per sostenere II tomajo. Cop- 
pelìetlo. 
Fondraa. Mettere nel di sotto dei ve- 
stiti per difesa o per ornamento 
tela, drappo, o altro. Foderare, 
Soppannare. 

9 Dicesi altresì di carta , di lamina 
di ferro, o altro con che copresi 
il di sotto d' alcuna cosa sia ^ 
maggiore stabilità , sìa ad orna-» 
mento. Il Dizionario dà come ui 
setto per similitudine in questo 



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-- 525 



FO 



kenso Soppannare j è perchè non 
«iH'Iu* Foderare che è sUo sino- 
nìuuì ? 
aviighe el mnstazt foudraat de Ulta. 
V. in fàccia. 
Fondreen. I ealzolai dicono quel soste- 
gno di pelle che si uieile alle o* 
ivffhit* delle sitarpe. Slriscie, 
fovdrétiai La sopraccoperta per lo più 
bianca a g;uisu di sacchetto talora 
con guarnizioni, con cui si riveste 
il guscio del guanciale. Federas 
e quando è piccola. Federeiia. 
métter le fbadréUe. Mettere il guan- 
ciale nella fiderà. Infederare, 
tiraa io le fbadrétte. Cavare la federa 
«i gdanciali. Sfederare, 
FeiidròoB» Cuojo con che si rinforza il 
calcagno degli stivali e delle scar- 
pe. Guurdione, 
Fonètt Dal francese. Corta frusta che 
adoperasi dai cavalcatori. Frusti* 
noj ScudUcio da cavalcare, 
Foùffa. Diciamo per Paura , Timore ^ 
SaUisnffia, BaUisoffiota, 
9 Ancora lo diciamo per tabacco 
cattivo. Tabnccaccio, 
Foaffèon. Chi facilmente prende paura. 

Pauroso, 
Fooffètt. V. foùffa nel i.^ senso. 
Foogaa. Che ugualmenle si dice fina 
foBgaa. Metter nel fuoco , e far 
quasi diventar di fuoco. Affocare ^ 
Affuocare, Ind. pr. fóghi, te fóghet, 
el, 1 fòga; e ueuahnente coli 6 il 
pr. Sogg. — L affogare della lin- 
gtia- é uccidere col chiudere la re- 
spirazione, come fa 1' aqua quando 
lino si annega, il nostro soafegaa. 
(•«gaa la rèbba. V. in foch, daa foch 
alla ròbba. 
Feagkènt. Dicesi di ferro di venato rosso 
|ier r azione del fuoco in cui sia 
slato. Infuocalo y Arroventalo ^ 
Arroventilo, Rovente, 
Feighéei^. Gran fuoco. Focone. 
Foaglièra. V. braserà. 
Feaghètt Dim. di focb. Focherello, 
» Ancor chiamasi uno stretto involto 
di carta che chiude polvere da 
schioppo, a cui si dà fuoco per- 
chè salti e faccia scoppio. Sai' 
terello. 
Feigbétta. Dicesi a persona che si dà 
fretta fuor di proposito. Cacci//'e//a. 
FeigbiiB. Dim. di fteh. FocolinOj Fo- 
clìcrellino. 



Fongnaa e foagnaà sea. Avvolgere ili- 
sord inala mente. Aggrovigliare j 
Ravviluppare; e se questo fosse 
per togliere all' altrui vista an- 
che Soppiattare. 

FongBiin. Dicesi di fanciullino gentile 
e vezzoso. Cecino, 

Foignótt. Dicesi qualsiasi ravviluppa- 
mento di cosa avvolta insieme di- 
sordinatamente , come sarebbe p. 
e9. se in un abito il soppanno scu- 
cito^ o l'imbottito disfatto si ag- 
grovigliasse. Luffa, Baluffo, Ba- 
tuffalo, 

Foagèoa. Acer, di focb. Focone. 

» Pur dìcesi tanto quel largo ro- 
tondo fornello. portatile di urro al 
cui fuoco i fruttivendoli fanno 
cuocere le castagne, e altre frutte; 
quanto quel più piccolo con gra- 
telletta (gradesélla) a mezzo del- 
l' altezza dove si accendono i car- 
boni per abbrostire il caO'è con- 
tenuto in on tamburino (tOQsteeii) 
che sopì a il fornellctto stesso si 
va girando. Fornello, 
• della pippa. Il vano dove si mette 
il tabacco che ardesi per pipare. 
Camminello j Camminelto della 
pipa. 
» del s'eièpp. Quella parte dell' accia- 
rino d' un fucile ecc. ove mettesi 
Il polverino, e che si copre colla 
martellina. Scodellino, Scudello, 

Foagoaléer. Il piano inferiore del cam- 
mino sul quale si accende il fuo- 
co. Focolare, 

F^. Dicesi una carta sia da scrivere, 
o da stampare, o da disegnare^ o 
da involgere ecc. Foglio, 
» Gli stampatori e i legatori di li- 
bri intendono quel complesso di 
quattro, otto, o sedici, o tren- 
tadue ecc. pagine secondo il for- 
mato, che sono distinti ciascuno 
da un numero progressivo, o da 
una liitera che chiamano di regi- 
stro, per poterli facilmente unire 
insieme a formare e legare i libri. 
Foglio, Foglio di stampa, 
9 E amm ancora al pl.^ e intendonsi 
quei fogli sui quali periodicamente 
si pubblicano le notizie dei paesi 
e dei popoli. Fogli pubblici. Gaz- 
zettaj e noi pure diciamo gaiétta, 
smerdaa '1 fòj. Dicesi di chi mani- 
festa tutto quello eh' egli sa di 



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i^o 



— Hi — 



Pò 



qualche cosa. Sgocciolare U &àr- 
, feUOj o il barloUo, 
F^a. Tanto nel seiUo proprio di quella 
parie che, come dice il Dizionuribi 
copre, adorna; ed é quasi chioma 
delle piante erbacee é deg;li alberi, 
quanto ilei figurato d* ogni orna- 
mento di pittura , di scultura , di 
ricamo ecc. fatto é guisa di co- 
lesta parte. Fogh'a; che pur dicesi 
d' oro, d' argento, e d* altre cose 
ridotte a gran sottigliezza; e al* 
tresi di quello stagno mescolato 
con argento vivo che si pone die- 
tro agli specchi, perchè rendano 
gli oggetti che loro si rappresen- 
tano. Uutinto a foglia nel senso 
proprio avverte il Dizionario che 
quella degli alberi, dei virgulti e 
delle piunte che abbian rami, e 
aggiungasi anche delle alghe, e 
delle felci si dice propriamente 
Frauda. 

h Quando si dica senz'altro aggiunto 
s' intende la foglia del gelso di 
ctii si nutricano i bachi da seta. 
Anche in lingua air istesso modo. 
Foglia. 

9 de fioar. Ciascuna di quelle foglieiie 
vanamente colorate che formano 
la corolla del fiore. Pelalo. 

» de Vida. La foglia della vite. Pam- 
pano. 

9 gròssa, e coati del mòli. Grossa e 
ripiena di polpa e di sugo. Foglia 
camusa. 

» t&bacch fòja. Specie di tabacco 
tratto dalle toglie fermentate alcun 
poco e macinate alquanto grossct- 
le. Foglietta. 

cauaa o traa fora le (ÒJe. Dicesi 
delle piante quando ineomincìuno 
fornirsi di foglie. Infoglinre , 
Infognarsi^ e quando si tratti di 
alberi, di piante che abbian rami 
ecc. (V. in foja T avvertimento del 
Dizionario ). Frondeggiare, Frou" 
dire, F ronzi re. 

fta la Mja. Levare le foglie dalle 
piante, e particolarmente si dice 
del gelsi. Sfogliare, Sfrondare, 
Sfronzare. 

fu le féje a ein. Cercare per le ta- 
sche e nel vestito di alcuno a fine 
di vedere s' egli abbia cosa nasco- 
sta. Frugare indosso a vno. 

manglaa la fòja de vergett. Accorgersi 



di (gualche o burla o inganno che 
altri sia per fare. Scoprire la ra- 
9 'Vi, Addii r si. 

tremaa còme na fòja. Tremare gran- 
demente. Tremare rome vna verga^ 
o come unn bubbola» 
Foqjàda. Oueila tanta pasta che dime- 
nasi, e si brancira. e infarinata si 
spiana e si assottiglia col matle*^ 
rello (oanòUa) per ridurla poi iii 
tagliolini (tajadéij). lasagne (foi* 
Jàde) o altro. Foijiio, Sfoglia. 

foi^àde. Diconsi quei come larghetti 
nastri o meglio pezzetti di nastrò 
ih che tagliasi la sfoglia per farne 
niinestra. Lasagne , e quando le 
son colte Pappardella. 

» Ancora diriainti per flràppe v. 

canélla della foajàda. \. canélla. 

faa foiyàda. Ilo udito dire di quel 
gioco che fanno due battendo pri- 
ma ciascuno le proprie palme l' une 
coir altra, e poi c«»nln» quelle del» 
r altro, indi alternamente la destra 
contro la destra, e la sinistra con- 
tro la sinistra; e Ititle due contro 
tutte due. sempre però fra 1' un 
battere e l'altro ribattendo le pro- 
prie come a principio. (ìotesto no-* 
Siro nome del gioco poi pt-nso che 
>enga da ciò che il batter delle 
palme dt\ un suono simile a quello 
che dà il lembo della sfoglia qunndd 
n spianarla avvolta intorno al mat- 
terello si rottila sulla tavola. Md 
lo chiamano altresì scaldaman, onde 
crederei che dovesse aifche per 
questo gioco dirsi come pel se^ 
guente. Fare a scaldamani, o se- 
condo idiotismo fiorentino a scal^ 
damane. 

faa le foQjàde. Consiste questo gioco 
nel poi re due o pili giocatori le 
mani una sopra V altra, è battere 
quella che è sopra con quella che 
a vicenda è tratta di sotto. Fare 
a scaldamene. Ma noi col nome 
di £Cà!damaii chiamiamo un altro 
simil Qìoco c<U)sistente in questd 
che dei due giocatori V uno soj 
vrappone i concavi delle sue mani 
distese su quelli delle mani del- 
l' altro, e questi destramente le- 
vate le sue mani dal di sotto deve 
battere il dosso delle mani di 
quello, il quale cerca di schivare 
il colpo^ e se vi riesce, tocca a lui 



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i?(i 



^ 485 — 



ITO 



Hi mettersi colle niani sotto, è di 

^ battere ; e così coiiliiiuttsi fiiicthè 
piace tti giucatori di cessare. Porse 
son luUe varieià d* uh medesimo 
^iocÒ faliciullesco a scaldare le 
mani ; e però ciasctino potrebbe 
avere il niedesinio nome di ò'cci/- 
damane. 

Ftijadclla. Dirn. di fbijàda. v. Foglietto. 

FoiÌJa4élle. Dicfsi pi^r esprimere poca 
quantità di lasagne: p. es. sa fa 
ftitter foQjadélle. Si fan quattro 
. pappardelle. 

toijadaeii. Par come Uim. di foi^adélla. 
V. Foul iettino. 

Foijadine. Fiuitosto che diminutivo lo 
direi vezzeggiatilo di feiijàde per 
esprimere eh' i Ile sou ben lavo* 
rate e Ani. 

Fèlla* Gran moltitudine di gente stretta 
e confusa. Folla, Folla, Calca. 
èakaa o calaa la fòlla. Farsi miimre 
la moltitudine della gente aflollaia. 
Scemarsi la folla, o la calca. 
Sfollarsi, neutro passilo da spil- 
lare, che è diradare» disfare la folla. 

Foillaa. Dicono i capellai il premere il 
feltro per condensare il pelo. Fui* 
tare. Ind. pres. foÙUi, te foàllet, d 
i foWa; e al modo sles!»o colle due 
1 il pres. Sogg. 
» Pur dicesi specialmente in cam- 
pagna il pe.Hiare 1' u\ u per trarne 
il mosto. Pigiare. 
» le gratta. Dunenar V uva pigiata 
nei lino perchè la \ inarcia ( le 
gbeAaSé) non. si riscaldi, e il mosto 
uun pigli fuoco, jéunnustarej onde 
ammostatoio quel legno che alcuni 
«sano fatto a tal uopo. 

Favlàda. IMel senso de' capellai Fo//a- 
lura; negli altri significati Pi» 
giatnra, Ammoslatvra. 

.Failaar. Specie di stoffa di seta cruda, 
a cui neppure il Vocabolario Mi- 
lanese ha posto corrispondente vo- 
cabolo della nostra lingua, laonde 
ai parrebbe che dovesse chiamarsi 
col suo nome francese Foulard. 

Ffileétta. Uicesi per lo più del giuoco, 
quando o mesconsi artatamente le 
caritf , o alcuna se ne sottrae , o 
/a^si qualch' altro imbroglio per 
ingannare V avversario. PiastriC" 
Ciò; e quando sia inganno che 
. . . rechi malikiosameute gran perdita. 
V. Mariifleria. 



1 fila dèlia foilcètte. V. sopra per Tidea, 
Far de^ piastricci; e nd secondo 
caso Far baratterie, o marìole" 
rie, Mariolare; onde Mariolo, o 
Baro, o Barattiere chi truffa nel 
gioco. 

Foùlega. Uccello aquatico, le cui carni 
si possono mangiare anche né' di 
neri (de màgher) Folaga. 

Foalètt. Spirito aereo; e fu già tempo 
in cui credei asi che d' inferno ne 
venissero a di\ertirsi degli uomini, 
e far loro beffe e danni. Folletto. 
9 Lo usiamo ancora per dire fan- 
ciullo che non istà mai fermo, né 
sa lasciare le cose ordinale. Aa* 
bfsso , Strpetilello , Facimale , 
Finitolo. 
9 E altresì per dire persona che 
cammina velocemente, e opera con 
assai prestezza. Siccome in questo 
Senso lo usiamo per lo più con 
particella di comparazione , e ad 
ogni modo è sempre vocabolo fi* 
furato per l'idea di velocità che 
ai folletto comprendesi, parrebbe 
che si potesse anche in lingua dire 
Folletto. 

Fòli. Specie di coltello non così lungo 
ma largo dì lama che usasi dai 
contadini a scapezzare (s*calTaa) 
gli alberi. Maunaretla ; ed ha il 
manico per lo più traversato per 
lungo dal codolo della lama (v. in 
coartali l'idea), di cui poi ripie- 
gasi come a uncino il capo per* 
potere appiccare (tacoaa) dove che 
sia i' arnese, o sé la lama non ha 
codolo si lungo, al manico suolsi 
fermare con chiodo una specie di 
uncino che possa servire al mede- 
simo uso, e questa ripiegatura, o 
uncino chiuniasi dai nostri conta- 
dini taccbètt, o fanun, e in lingua 
direbbesi Appiccagnolo. 

Fcilzean, o rampaan. Strumento di ferro 
adiPico e tagliente con manico, 
y. iòlt, per potar vigne e alberi. 
Pennato, Pota tu jo. 

Fond. 5i nome che aggettivo. Fondo; 
e quando è agg. e specialmente 
se dicesi di \aso. Cupo. 
9 da boattéga. 11 rifiuto delle mer- 
canzie che rimane nelle i|otteg he, 
nei magazzeni ecc« Marame, Scel^ 
tuine, e •anche Fondaccio di hot' 
teja. ' ' 



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-126 



roBd ée mn. La parte pl6 grotte del 
€rS% che a lasciar posare co testa 
bevanda cade nel fondo della caf- 
ft'lllera. Posaluraj Fondiglio del 
caffè. 

> deU' óU. La fec^cia che depone V o^ 
lio. Morchia j Móréid. Noi pure 
diciamo meùrda. 

» del Teei. La feccia del lino che 
rèsta' nel fondo del vaso. Fondala, 
Fondaccio, Fondigliuolo del vino. 

» di stiTàl. La parte degK stivali che 
va sotto i piedi. Solellalura. 

andaa al fend delle cèse. Chiarirsi 
delle cose, scoprirne la verità e 
r essenza. Mudare al fondo, o al 
fante delle cose. 

èsser e1 mangiaa in fend, o flaa ia 
foBd ài caleaga. £ come dire rhe 
il cibo mangiato è già anche di- 
gerito. Essere il cioo preso ora* 
moè smallito, Essere smdWtissimo. 

faa d<fl foBd. Oicesi il deporre che 
fanno I liquidi la parte più grossa 
In fondo «I taso. Posare. 

fàà '1 foad ài stivai. Metter nuova 
soleitatura agli stivali. Risolare^ 
àUsoleUare. 

Che ?a miga a foAd. Dicesi di cosa 
leggiera che giliaia fn un liquido 
non cade al fondo. Insommergibile, 
e il Dizionario non mette che iti 
cfuesto senso dnche Immergibiie. 

di zimma a fond. Dalla parte più 
iilla alla più bassa. Da imo a 
sunwìo. 
Vóadech. IVegozìo ove si vendtifto robe, 
e^porticolarmenté vino >h) grosso. 
Fofidacoj e nel secondo caso ter- 
rei che per chiarezza se gli do- 
vesse aggiungere di vino. 

che %V aa fóndècik. Fondacajo; e nel 
secondo signidcato di fóndech. v. 
^ora^ Finattiere, nnajo,Fin(ijolo. 
FindO; L'sfomo questo toiiibolo della 
iin[;ua quando si vuole indicare 
una possessione di campi. Fondo^ 
Avere, Podere, Tenuta. ' ' 

9 Ancora lo diciamo per 'naturale 
disposizione > ma non si usa che 
quando si tratta di disposizione a 
bontà. Indole, Jnimo p. es. l'è 
na persoùaa de priam impit, ma l' è 
de bèoi féade, o de ttfede Tè boùna. 

. 4' tuia pe%'sona istantanea, ma è 
di buona indole, di buon animo, 
.o.è buQnm d* indole, -i' onimo. 



IB ftade. In effeìto. In fatto, in 
realtà. In sostanza, p. es. ii IMi 
el gh* aa resèen. In effeìto egli hd 
ragione, cioè prese, guardate le 
cose com' elle sono verameotei 
egli ha ragione. 

Fouidlj. Quel che le cose liquide de^ 
pongono in fondo al vaso. Fon* 
daccioi Fondigliuolo, Posatura, 
Sedimento. 

Feiadegliètt. Dim. di fóndeclk; v. Fom 
dachetto. 

FouidelL Dicono I bottai la pdrte di 
mezzo del fondo dinanzi delia botte 
dove si accomoda la cannella. Un- 
nule. 
» della camisa e per io più di pi. 
foandéj. Chiamano le donne due 
pezzi quadrati che son cuciti sottrt 
ciascuna oscella ( sott ii bnn) 
della camicia. Quaderletli della 
• camicia. 

» del spalieen. Quel pezzetto di telt 
triungolare che, fatto per lungo an 
taglio alla spalletta (spalleea) delU 
camicia, cucesi ai due lembi di quel- 
lo si che la parte sua più larga re^ 
sii Verso il collo, affinchè réuduto 
C4)si più agiato il giro delie falde 
(pedùl) meglio al collo stesso sì ad< 
datlL Quaderletto della spalletta. 

Fovndelleett. Dim. di fooadelL v. 
9 dèlia s'ciapàda, o in fbad. Le donne 
dicono quel pezzetto di tela ri^ 
piegato diagonalmente in forma di 
ti'iungolo che cuciono agli sparati 
(s'ciapide) di fondo della eamidi. 
Quade l'Iettino. 

Fettidiàri^. L^otio con che fu stabilito 
un beneficio, una prebenda cce. 
Fondazione 

Foi&dina. Dit'Iumo un piattelb (teid) 
più cupo degli onlinarif per oso 
di mettervi la minestra che cia- 
scuno mangi. Scodelta, onde sce* 
dellare il nostro meaeàtraa. 

toBl. Vegetabile carnoso , molle che 
p<*esenta una grande vorietà di 
configurazione, onde prende di* 
versi aggiunti) e n' ha delle specie 
che si mangiano; ma vuoisi fare 
con moderazione , perchè 'abbona 
dano d' una certa mucilagine vi* 
scida e indigesta. Fungo, 
» UùU da naogiaa. Fungo nKnige" 
mrio. e in parlar nomU aacbf 
Fun^o edule. 



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— M7 — 



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féss lailit. T. tirale». 

» eloidalL E uD fungo di eolor bruno 
•coro, con uno stipile bruno^bian- 
chiedo ed un coppello (cMélla) al* 
cun poco a volto formalo inft*rior* 
mente ad ampie laminetle bianche. 
Chiodetlo, Chioderello. 

m conoèai. Funeo, che pur diciamo 
bovloe, e che ha simiglianza di fi« 
g^ura ^coll' uovo. Uovolo, 

» fere. E un fungo assai ghiotto di 
color lioninoy cioè rosso scaro. 
Porcino, Fungo porcino. 

»■ ?tl0i098. Fungo ene non può man- 
giarsi perchè fa male. Fungo ma^^ 
Tefico, o c/i rischio, 

» miflit. Dicesi metaforicamente di 
persona magra^ sparuta, di cattiTo 
colore. Segrenna, 

ftt t Duo. Dicesi di stanza , di casa 
•ce. assai depressa ed umida. Forse 
potrebbe figuratamente dirsi Esser 
éianzCs casa ecc. fungosa, ilquale 
agg. è dato dal Dizionario in pri- 
mo significato per pieno di funghi, 
ma è poi detto che più comune- 
mente usasi in senso metaforico, 
e dicesi dei legnami che per so- 
Tcrchia umidità infracidano^ e man- 
dano fuora fungili , jo materia a 
guisa di funghi. Diciamo anche 
noi: che fa i foni, 
f^nzètt Dim. di fìoni. Funghello; ma 
dicesi per lo più a) .pi. dei funghi 
secchi. Ft'nghelli. 
foniloisaa. Dire la messa o il. divino 

ufficio con solennità. Celebrare. 
FATA. Usasi tanto come preposizione , 

Stianto come av\erbìu, e vorrebbe 
Ire separazione, nella porte e-^ 
aterna, oltre j termini; ma ha certe 
particolarità di signi^cati che ver- 
ranno chiariti nella spiegazione 
delle frasi che se ne fanno. Jt'tiora, 
FuorL ( 

' » 4' etra. In ora insolita, o impro- 
pria* Di straora. Anche noi ab- 
biamo: de strasetira. 

^ ttra. Usato coi %erbt andaa, staa 
vuol dire andare , abitare fuori 
della città. Andare, JbUare di 
fuori, o in campagna^ o in villa. 

da fera. Da, o di campagna. Di fuori, 
Campagnuolo, Forese. 

ée fira. Fuori distia stanza, o della 
cdsa. Fuori, di fuòri, 

tfe ftoniTia. IVon per q^uel modo con 



che dovrebbesl. Di fkiorà wiaj a 
il Dizionario dà corrispondente al 
nostro sa?!! de foravia cioè indi- 
rettamente, per terza persona Som 
per per cerboUann, che anche è 
una piccola canna per parlare al- 
trui air orecchio pianamenta , il 
che dicesi favellar per cerbottana 
usalo anche metaforicamente in 
senso di favellare per interposta 
e segreta pei*sona. 

a?iiglie fora di sild. Avere sborsato 
denari scn^a che ancora abbiasi 
quello per cui si sono sborsati 
l^siere in disimborso di denari ' 

andaa fera, bendar fuori, Escire, 
Usare; e parlando particolarmente 
di liquidi che escano dalla bocca 
dei vasi. T-rcròiiccare, Versarsi , 
e anche Versare usato neuiro, che 
nel significato transitivo vuol dire 
fure uscir fuori quel che è dentro 
a vai«o, a socco, o simile, rove- 
sciandolo, o facendolo traboccare 

spargendolo In altra maniera. ' 
andaa fera Dfcesi uel gioco far iiittl 

1 punti stabiliti per \ incere. Fin-- 
cere ti giaco, 

andaa fóra dàUa grazia de Dio, o fora 

di pài. V. in Dio. 
andàa&e dènter o fira de na còsa. Ve- 

nire ad una qualche conclusione. 

Cavar di una cosa o cappa o 

manleno. '^ 

clamàue fora, Dlccsl nel gioco il di- 

chiarare di ^ver vhila la partita. 

Jccusarsi, Chiamarsi vincitore. 
daa fera. \. i variì sensi in daa. 

^^^L^^\\!' '• *"w miga fóra dei 
^^^fv^.V*^^*" ?«•• indicare certa 
probabilità che siasi per fare , o 
dire qualche cosa. Non esser lon- 
tano.-^f. es. Viene ad uno pro- 
posto di fare una conifiera, ed cpII 
riiiponde: «e seen miga fera del 
Yàgga. Non sono lontano dal farlo. 

faa fora. V. in f^. ' 

filasela fora. Mostrare con parole o 
con atti la propria valentìa, non 
Jasciarsi sopraflarc. Farsi valere. 

pewtàala ttra. Dicesi particolarmente 
di chi siasi liberato da grave e 
mortai malattia. Scamparla. 

pourtàaseb (Óra. Si usa non pure nel 
senso deir antecedente frase, ma 
aricora. nel significalo più generico 
di schivare quaUiasi danno o |ie- 



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— 118 — 



PO 



ricolo. Campare, Efcite, Vicirp 
f/"* nintn peri caio, 

saltaa fora. Oltre ni «lignificato otvìo 
di uscire con veloci! ft fuori di 
qualche luog^o ecc. Kuhar fuori; 
lo diciamo ancora quando alcuno 
in una converHazion*, in un raggio- 
namento dice cosa che non sqrel)- 
be.si potuta né dovuta a$«pettere. 
Esche i E te ire 0d(fosso. p. es. el 
sòlìà fora coim na bnffonnàda Esce 
in una buffoneréa — éi ll|*è saltaat 
fora conn n* Insolt. M^ è iucUo ad" 
dosso con un nisvtio. 

tOO fora, licvare alcuna cosa da luog;o 
ove fosse chiusa, g;uardata. Canate, 
EHrarre, Toijltere. 

9 Levare dalP ìiWieme di molte cose 
una o più che meglio conveng;ano 
o piacciano. iSrcg//«rc. 

» Ancora escludere alcuna cosa dal 
novero di altre per diOerenza di 
condizione o di qualità. Eccet^ 
Iriorc. — p. cs. d'un libro eleg^an- 
temente stampato , ma che con- 
tenga cose frivole si direbbe: 
covm' li tèli fora che X è stampaat 
In galantaria, V è 'n Ubber $he ne 
vaal niònt. Quando si eccettui che 
è stampato ' con eleann^Q , g/i ^ 
del rimanenie un lihro che non 
vai nuda, 

traa fora. Mandar fuori per bocca 
gli umori e i cibi che sono n^llò 
stomaco. Vomitare, Recere. 

w Pur dicest il dichiarare che fa \\ 

Jenditore «il compratore il prèzzo 
ellq merce. Metter prezzo— tvkÈ^t 
me 1 irèe fora? Che prezzo ne 
n\ettete t 

Foiraa. Far fori, o buchi. Forare ^ e 
quando si facciano spessi e piccoli 
fJiri. Foracchiare, Bucacchiare. 
p i dònt. V. in dènt. 
» la lina* Dicesl il trarre il YÌno dal 
^ino per lo spillo ; ed è lo spillo 
spiegato nel l)Ìzionarip n^n pure 
|in ferro lungo acuto a guisa di 
punieraolo, cid quale ^i forano I 
fini , o anche le botti per àssag? 
giarne il vino, ma il bqco stesso 
Hitreti che esso fa ; laonde anche 
dove in luogo del dettò ferrò si 
adoperi a forare il tino on sue- 
chiclletio (trefcUeen) sarà pur tem- 
pre In lingua Spaiare ti tino. 

Nrkas. Strumento di ferro di due bran- 



che fatte ad anello da on capo, • 
a lama tagliente dall' altro, im|M^ 
niate a mezzo per potere dbeo- 
stare e ravvicinare le lame a fin^ 
di tagliare tela, panno, ecc. F«r- 
biccs o Forfice , e più cornane- 
mente Forbici o Forficinì plurale. 
brèeoa della fftrbes. V. in bròeea. 
0i|déi della fòcbes. Quei fori che hanno 
da un cqpo le branche dell(> for- 
bici, nei quali si fanno entrare 
( diti per adoperarle. Anelli delle 
forbici. 

Voubesina. Usasi talora per (IAis;ni^ 
pare che sia un suo dfm. e per 
lo pit'k già si dice di una forbice 
che sia piccola. Forbicine, Ftir- 
bicette , e questi due dim. il Dii. 
non mette m. singolare. 
m Àncora diclan>o un infletto eoq 
coda biforcata a ino' di forbice. 
Forfecchia, 

Fo^rbeslnàda. Colpo di forbice. Por- 
fidata. 

Ffùrca. Bastone di certa lunghezza che 
ha in cima due o tre rami delti 
r^bbi (sbrani) che sono alquanto 
aguzzi e piegati, e s'adopera pef 
mettere insieine e rammentare pa- 
glia e simili cose. Forca, 
» Ancora chiamasi il patibolo ad 
impiccare per la gola i malfattorii 
Forca, e più spesso al pi. Forche, 
f Dicesi alrresi persona maligna- 
mente scaltra. Falco, Volpe, 7ol' 
pone, Golpone s^ononato, M(h 
scagno, e fiirs' anche Forca, the 
dà ri Dizionario altresì come in- 
giuria che si dipe ad fllc^no qoasi 
degnò di fp^c^. 

Foirseii.' Arpese cavo di rame talora 
^ stagnato^ o di ottone, o anebf di 
latta a fondo bucherato che serre 
a colar brodo o altro per sepa^ 
rame ossicini ecp. Colabrodo, 
Colirio! 
» I finanzieri chiamano una lungi 
verga appuntata còme ago da una 
piirte , che èss| cacciano dentro ai 
chiusi pacchi dei grani, ai panieri 
ecc. per assicurarsi che non vi 
siano dentro robe di frodo (sMm) 
Ff/#o. 

FotU'Mtaria. Non tanto quantità di fo- 
restieri, quanto quella parte di un 
convento p. es. dove si mettono 
ad alloggiare I forestieri. Forti 



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FO 



siaria, Foreiterfa, Foreiiieria. 
||U floimtaria. Dicesi quando in una 
famig^lia si fa pranzo, o cena più 
apleiidiba del solito . cpme se si 
avessero forestieri. Fare scialo. 
foveitaér. Chi é d' altro luogo che 

5 nello dove si trova., o è alloggiato. 
forestiere ^ Forestiero, torà" 
stiero, 

9 1 vetturali rhiamapo la persona 
che nella loro vettura si porta da 
nn paese ajl* altro, piaggiatore. 

* Aggiunto a pianta signinca ch'essa 
ni^n è origitiale della nostra Eu- 
ropa. Esotico, ^je nostrali si di* 
cono anche indigene. 
f otrma. In tiHti i s^nsi forma; e quella 
nella quale si gettano |e filgure di 
gesso, di terra ecc. anrhe Cavo. 

9 delle paste. Sottile e stretta lamina 
di rame o di latta , ripiegata in 
varie forme per tagliare u loglio 
della pasta a fare pasticcerie. /a- 
gliapaste. Stampa. 

f di maroibeeo. Specie di mezza 
palla di bosso fatta cava al tornio 
con suo come dir manico alla 
parte convessa, col quale se ne 
preme T orlo sottile sulla pasta | 
che. chiude il ripieno dei ravtoli 
(marovbeeii) , il cui giro viene a 
riuscire con un ornamento impres- 
sovi da un rilievo interno al di 
sopra dell* orlo. Stampa , e forse 
a meglio chiarire l'oggetto si vorrà 
aggiungere ^ei ravioli. 

% s'eiàppa. Forma d& allargare le 
scarpe, e perciò composta di due 
parti separate tra le quali si cacci 
una bietta. Forma tronca mette 
Cherubini come detto dai florentini, 
e anche dèi coi^e flul^bio Forma 
da allaraàre, 

Bètter h fbùmìa. In gefi^rale /n- 
formàr^: ma il mettere che i cai- 
solai fanno il tomajo della scarpa 
ecc. sulla forma per cucirlo col 
snolo ecc. Montare la scarpa. 
romugéllt. Piccola forma di cacio di 
latte di pecora. Caciuolo, Mova" 
aiuolo. 

j» uà parecchi anni usasi anche da noi 
per supplire alla legna indurita di 
ridurre la raschiatura del cuo| ac* 
conciati in massi di forma rotonda 
come i ravagiuoli, e si dà loro il 
nome di CoiinMfille. Formelle. 



— M? — PO 

Feirmagéer Propriamente venditóre di 
formaggio, ma da noi è sinonimo 
al boittiglieer v. 
Fovmagg e fotumlj. Latte di vacche, 
di pecore ecc. POgli«|to, e prepa- 
rata in forme. Formaggio, Cacio* 

* battalm&tt. Sorta di formaggio vac- 
cino pochissimo insalalo che, trae 
Il nome dall' pipe di Belalmat 
nel|<^ Val Formazza in isvizzera 
dove si fabbrica. Por quindi che 
debba ritenere il nome del luogo 
donde ci viene , coinechè noti il 
Cherubini dopo aver data la sue- 
9pressa nozione di cotesto formag- 
gio, che ad imitazione di esso sono 
fatti anche i caci dolci dello Val- 
tellina. 

» phf fa le file. V.*in fila l'idea 
nella seconda significazione di f^ 
le file. Cacio che fila. 

9 coùlla tèrra. Formaggio che comin- 
cia a guastarsi. Cacto infracidato, 
o più esattamente forse Cacio con 
fracidtme; e fracidume dlcesi quel 
che n(»l chiamiamo tàrra. 

» da lattéer. Sorta di formaggio che 
col latte sfiorato (spannaat) fanno 
i lattivendoli di cliià. Tro^o in 
Cherubini che si chiama in To- 
scana Cacio bacellone. 

» de grana. Così chiamiamo il più 
finp, e più vecchio e slagionaiq 
formaggio. In Toscana lo dicono 
(ktcìo parmigiano, o semplice- 
inente Parmigiano, ma a volerlo 
chiamare più secondo verità biso- 
gnerebbe dirlo Cacto lodigiano, ò 
semplicemente Lodigiano. 

» de sbrlnz. Cacio insalato che si 
fabbrica a Brienz nei Grigioni. 
Sonnso. 

» sbasagn, o piéen de naséUe. For- 
maggio magro e tutto pieno di 
fon. Cacio sforacchiato, o vespa- 
joso, o pien d^ occhi. 

» tsllt, o gr^ttaat. formaggio che 
fregato alla grattugia (grattaróla) 
fu ridotto in bricciolini. Formod? 
gio grattugiato, o grattato. 

» metteghe o métteghe dénter el foiir- 
Bi^i. Uicesi di vivanda il condirla 
con cacio grattugiato. Cadore, 
incaciare. E si distinguano bene 
da Cacciare, Incacclare, che signi- 
ficano dar la caccia , méttere in 
fuga ecc. 



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— 450 ~ 



Irò 



Bàtter imil févrmtj- Spargere di 
cacio g^ratt agiato. Cada re, Inca" 
dare, dei quali due verbi sinonimi 
il participio è spiegato per spargo 
di cacio grattugiato y coinechè 
r idea dei verbi sia condire con 
cacio grattugiato, ma si possono 
riputare idee uguali, essendo in 
fatto anche lo spargere di cacio 
un condire. Kè io avrei fatto que- 
sta osservazione, se non fosse che 
dei nostri due modi il primo im* 
porta che il cacio sia immischiato 
e talora anche cotto insieme cogli 
altri condimenti delle vivande, e 
r olirò dice solamente che la ▼!• 
Vanda condita e cotta si sparge 
di caciot il*qual nuovo condimento 
p. es. della minestra son taluni 
che non amano. 

èsser en tòech de foomij. Suolsi dire 
di persona cattivella, maliziosetta. 
Capesirello, Capestniizo, 

9 grand còme *ii sòld de fovrmij. Di- 

. cesi scherzosamente per lo più a 
fanciullo che sia di bassa statura. 
Gigante da Cigoli trovo in Che- 
rubini; e cigolo, o cigolo è dato 
nel Dizionario per pìccolo. 

fron?aa qnel del fonrmàj. È detto di 
audace che si abbatta in chi può 
rintuzzarlo. L* un diavolo pagar 
l* altro — p. es. 1* li po treiifaat 

Sveldel fbnrmàj. Finalmente l*un 
ìiavolo pagò l' altro. 

Fovrmàggia. Il cacio ridotto a forma 
per lo più rotondo^ il che fassi con 
un recipiente che I nostri conta- 
dini chiamano fasséra v. Forma 
di Cacio, o semplicemente. Forma. 

Fevrmagiin. Sentesi questo dim. di floir- 
magg dalle nostre donne come per 
vezzo quand' elle parlano coi bam- 
bini. 
9 Ancora si chiama chi rivende solo 
formaggio , e tutt' al più anche 
burro. Cachinolo. 

f eomaat Dicesi d' un libro la lun- 
ghezza e la larghezza, o a par« 
Uve più esatto il numero delle 
piegature che fannosi dei fogli , 
dalle quali quella lunj^hezza e 
Idighezza; onde pòi I hbrl si di- 
cono in foglio, in quarto, in ot- 
t.i%o. ili dodicesimo ecc. Sèsto, 

featAèal. È un vegetabile che siipra 
uit culm«», caiwa porta una spica 



ricca di granelli, che bena aeceatl 
e macinati danno la farina per 
fare il pana, la pasta ecc« Fot* 
mento. Frumento, Grano, 

Fotrmèot lOTerategli. Pormento che ti 
semina prima dell' lnTemo.Qffra« 
no vernino. 
» marzareoL Pormento che si semina 

a Marzo. Grano marsuolo. 
» colli streutt Pormento guasto da 
malattia che lo riduce in nera poi* 
vere v. oarbéoa. Orano golpato. 
marz poolyerèat, pèoa ijàja o assèe 
fonmièiit Marzo asciutto ^ gnm 
per tutto* 
daa per fòtrmint sèecli. Affermare 
una cosa come certa. Accertare, 
Far cosa certa, 

Fearmétta. Dim. di fòtrma v. Formetla, 
Formella; questo però più prò-* 
priamente si dice di quelle buche 
che si fanno in terra per piantarvi 
gli alberi. 
» Chi fa le forme delle ecarpe eee. 
Formajo. 

Fevrmlga. Specie d'Insetto terrestre seU 
vatico che se fa danno partico* 
larmente ai fruttai degli orti e dei 
giardini, distrugge però molti altri 
insetti nocivi. Fonniea. 
èsser spèss cime le fòarndglie. Dlcal 
d'una grande moltitudine di per- 
sone raccoljte e strette in un me^ 
desimo luogo. Formicare, Far* 
micolare. 

Feirmigtmèttt. Molesto sentimento come 
di formiche ohe camminino per 
le membra e pungano. Formico^ 
lamento. Formicolio. 

Fonrmighèer de gènt. Y. per l' idea èe< 
ser spèss cèrne 1« fòirmigha. Fot'^ 
micajo. Formicolaio, Bndicame. 

Feirmlgbera. V, Urnmigimèat. 

FoarmigòoB. Orossa formica. FormicoiM. 
» L' ho udito anche per astuto, ma* 
lizioso che senza parere intende 
solo al proprio interesse. Sorione. 
Piel Dizionario trovati essere, o fare 
Il formicoq del sorbo come detto di 
uomo sodo e costante nel fare le 
cose, e lasciar dire come I formio 
coni del sorbo , che non escono 
fuori per pochi colpi che siano 
dai\ sul legno.. 

fetmaas. Ogni edificio murato, ò sca- 
vato a guisa di pozzo , nel quale 
n\ cqocano labori di terra, calcinai 



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- J5f- 



PO 



k ti fondano vetri, metalli; e per. 
estenaione anche II luo^o dove si 
•pianano mal iòni, e al fabbricano 
le stoviglie (rèbbe de tirra)/*omace. 

Foinaat del Tédrt. Chiamasi con nome 
particolare Veiraja, yelriera. 
fluì foamàaa. Non pure il mettere 
nella fornace a cuocersi una de- 
terminata quantità di mattóni, di 
tegoli ecc. Far coita; ma ancora 
per figurata estensione il fare 
quella quantità di mattoni ecc. per 
poi cuocerla. Fare una fornace. 

toimasaen. Chi lavora vasi e stoviglie di 
terra che poi cuoconsi in fornace. 
Faseliajo. 
» Ancora chi fa mattoni. Matloniero; 
e forse si . questo che quello For- 
naciaio, che è colui che lavora ali il 
fornace, nome pur dato al luogo 
ove le dette cose si fanno. For- 
nacìno in lingua è dim. di fornace. 

Ffvnasétta Specie di largo e alto for- 
nello fatto di mattoni, e in cam- 
pagna talora di terra èmmontota, 
nella cui bocca superiore rotonda 
ponesi una caldaja, sotto lu quale 
per un' apiari ura lasciata ai piedi 
nel fornello si mandano e si ac- 
cendono le legne, e usasi per lo 
JMÙ l[|uan<io si fu bucato. Fonie/- 
otte, e fors* anche Fomacetla, o 
Fornaceila, o Foriutcimi che son 
tutti dim. di fornace. 

Foimèor. Colui che fu e vende il pane. 

Fornójo. 

9 Ancora particolarmente quello fra 

i lavoranti fornai che hu la cura 

di infornare il pane. Infornatore^ 

Fèrt e al f. fèrta. Agg. a persona v(|ol 
dire robnsio; a tela, a pufino ecc. 
sodo, cioè durevole; a vino, a 
latte ecc. d' un sapore come è 
quello dell' aceto. Forte, 
» coma 'h tròll o cime 'n trioa. Quasi 
superlativo di fòri nel i.^ senso. 
Forzmlò, Àitanle, Alante, 
ctoaa 1 firt o. da?eHt»a fbrt. Dicesi 
di vino ecc. che orepde sapor 
forte. Inacetire, Infortire, Infor» 
%are; onde fortigno che comincia 
ad avere sapor mrtc. 

Nrt. Usasi anche come avv., e in lutti 
i sensi. Forte, 

foirtaai. Come dire piccola fortexza, 
o trinceramento, o luògo aito a 
dift«a. Fortìlitio, Fortino, 



Fovtaen del stimech* Chiamasi eerto 
sapore acido che viene in bocca 
dopo mangiati certi cibi, o , per 
mala digestione. Fortore, 

fairtéua. Luogo rinforzato di mura, 
di ripari, di armi per difendersi 
dal nemico. Fortezza, 
» Dicono i sarti quella tela o altro 
che mettono dentro al vestito tra 
la fodera e il panno per renderne 
più robuste alcune parti, /n/c/iic- 
ciatura, Teluccias onde Inteluc-' 
ciarcj fortezzare un vestito nel 
detto modo» 
métter na fbirtézza. Dicesi in generale 
nelle arti mettere ad un oggetto 
qualche còsa che lo rende più ro- 
busto e durevole. Fortezzare, Ar* 
mare, 

Foirtùna. Più che in altro senso noi Io 
diciamo per contiii|;enza di avve- 
nimento buono e Mìce,' Fortuna, 
foirtùiia Jeùttem e stèaia te h* incìgo. 
Per dire che la fortuna talora 
giova più che il senno. Fat piii 
un'oncia di fortuna che una i/ò- 
hra di sapere, 

FoirzéUa. Palo e tutt' altro che supe- 
riormente sportesi cottie in oue 
rami, e n^ ha pure di ferro inastate 
in un bastone, e che hanno i due 
rami o rebbj uncinati. Forcetta, 
» del stòmech. liU buca dello sto- 
nìaco dove Gniscoha le costole. 
Forcella, 
fatt a foorzéllak. Forcelluto, 

Fonrziaa. Piccolo arnese d' argento, o 
d' altro metallo, e anche n' hanno 
d' osso , e di bosso a due o tre 
punte (sbrani) con cui s'inGIzano 
le vivande permangìurle. Forcina, 
Forchetta, 
» I legnaiuoli chiamono una pialla 
col taglio a somiglianza della let- 
tera C. Forcella, 
parlaa io penta ds fbaniaa. Parlare stu* 
dìundo i in )di più squisiti , il che 
finisce per essere un' afTettaziqiie. 
Favellare in punta di forchetta. 

Foiniiiàda. Quanto cibo si prende in una 

volta dal piattello con una forcina. 

Forchettata, pone come detto dui 

fiorentini il Yocubolorio Milanese. 

•[ Ancora colpo dato colla foi*cina. 

* Pensando ai vocàboli bastonata, 

tassata, non crederei sproposito 

" Forchettata, 



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KO 



— 13Ì — 



PR 



FointnèoA. Grossa forchetta per lo più 
a due sole punte per tener ferine 
le vivande nel trinciarle. For^ 
chetlone, 
FòM. Spazio di terra cavato in lungo, 
sia per farvi correre aqua, o per 
riparo, o altro. Fosso, Fossato. 
tàà 1 fòss. Riirionddrè , ripulire il 

fosso. RimtUefe ti fésso. 
che fa^ I fòss. Cbe scata, e riinonda 

i fossi. Fossaiuolo. 
Avilghe Ha cftmisa isdòitt e r altra «1 

fèss. V. c&misa. 
stoa a 6a?all ai ftu. Starsi infra due 
senza tu:iider più dall' una parte 
che dall'dìtra. Slare a cavallo del 
fosso. 
miagla st* òss, o salta ate fftss. V. 
in minóstra proverbio consimile. 
ìbUà. Fossa. È diversa cosi in hiijjua 
come nei dialetto da tèsi , fosso ; 
ma dove il Ui/.ìonario definisce 
fosso fossa grande, da noi invece 
fèssa porta idea di mag^^iorc am- 
pi zza che fòss. 
Fousètù Dim. di fesa. Fossaletlo. 
Foos'ch. fio udito In campagfna per o- 
acuro, e per turbato, tristo. F.itco 
— andaa al fo^s'ch andare di /*<>- 
9C0 , al bujo — ariif^e nà C3ra 
foiu*ca A vere un aspetto che dinota 
corruccio, malumore, trÌÀiez^ii. 
Esser fosco. 
Foitta. Basso vocabolo che nort nti'no 
de* suoi derivati huoIsì fujjjjire 
dalle persone {^ehtili. Ha lutti del 
resto 1 significali di boùuera v. 
Foattùda. Senttsi dal popol basso que- 
sto nome per indicare guastamento 
di cosa, kciupamenlo — p. es. el 
gb* aa datt na fonttùda a qnel ve- 
sUit che ne 1' è pea da Tèdder. Ejii 
ha sciupato, tnaiconcìo quel ve» 
stilo per modo che non è più da 
vedere. 
Fraa. Uomo cbe vive In un consorzio 
religioso. Frate. 
» In campagna ho udito chiamare 
quello che in città è detto preet. 
cioè un arnese di legno cne si 

̻one In inverno con un caldanlno 
scaldeen) nel letto affinchè sia ri- 
scaldato. Prete. 
» seoixiòtt Frate che non è negli 
ordini sacri, e fa i servigi agli 
altri I quali più presto per onore 
spn detti padri. Tonontj e chi 



voglia evitare questo basso TOea^ 
beilo. Frate converso. 
Fraa ciàppa. Dicesl a chi riceve volea* 
tieri da altri, ma non è poi cosi 
facile a dare. Piluccone. 

da fraa. Al modo , secondo la coq« 
suetU'iiii'* dei (ralì. Fratescamente. 

cottlovr da fraa. Colore scuro eguale 
a qtietlo che sogliono àve^e gli 
abiti dei frati. Color monachino: 

gecosd el fk'aa se ghé fa la cappa. ?tt 
diro che i prdwedimenli vogliono 
èssere addotti alle occorrenze, o 
che le spese vogliono addaliarsì 
ai niezti. Quttl ganiba tal calza, 
Qual piede tale acarpa. 

poartaat per i fraa. IHcesl a persona 
che ha particolare dilezione al 
frati. Fralajo. 
Fracasséii. È) quasi un accresciiifo di 

fracasso. Fracassìo. 
Frac^lt. Forse Indicherà una forma par- 
ticolare di abito questo vocabolo 
che pure dall' itiglesie Frack, ma 
r ho udito per quell* a'bito che noi 
diciamo marina, a' cdi il Vocabo" 
liirio .llilanese fi coVrisponidere an-i 
che in liii;n/:i Ularsiùa come dsiuld 
dui i1la;;alo*lli. 

» de rdgnàde ere. Copia di basionau. 
Carpicrio, Ho vescia di baslonale, 
— diagbe a em en fraceb de le- 
goàde. Dare ad uno ii/t rovescio, 
u tln buon carpicelo, o un rifru* 
slOy o un ribellino di bastonale, 
Fare ad uno un fodero di basto» 
^ nate. 
Fradell. .Fratello. 

V de lati. Tali sono 1' un verso l' al- 
tro due che sono stali insieme dalla 
stessa donna allattati , o 1' un dei 
quali è :»tato allattato dopo lo slat- 
tamento dell'altro. Collalianeo. 
m cbe mazza en so fradel Frairteida; 
e fratricidio cosi nefando^ deliuo. 
amor de fradèi amor de covtéi Y. io 
eenrtell. 
Fradellazz. Si dà questo nome a qudh 
che hanno uguale la madre, ma 
il padre diverso. Fratello uterino, 
e forse per analogia di figliastro 
non islarebbe male Frateltaslro. 
Fragània. Grato odore cbe una cosa 

manda. Fragranza. 
Flambala. Ornameulo increspato alf e* 
stremila di vesti ecc. Falbalà, 
Falpalà. 



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— 255 — 



FR 



ffkmUÈ. y. fambròos. 
Franoaa. Assicurare, e anche parlando 
di ìetlere ecc. esentare aa spesa. 
FrancarCj Affrancare, 

» Ancora render sodo. À$$odare , 
Fermare, 

fìrancèase. Questo ntfutro passivo di 
ftancaa noi usiamo per ripigliare 
vigore. Ri francarsi^ iiiiifrancarsL 

9 Ancora per mettersi bene nella 
menle. Imparar bene, Fertnani 
nei la mente, 

9 E altresì per pigliare coli' esercizio 
maggiore attitudine e pratica, /m- 
praliciiirsì, 
Franch. Chiamasi con questo nome una 
moneta d' argento che è In lira 
di Francia. Franco, 

» È anche agg. e vuol dire ft-rmo, 
sodo, coraggioso. Franco, 

» Vuol dire ali resi che conosce bene 
la sua artCy o in generale ciò che 
deve sapere, o fare. Esperio, Si- 
curo dei fallo iuo, 

» I\oi lo usiamo ancora per dire dì 
buona salute. Sano — stòe seu 
franch. Siale sano, 

» do pòsta. Dicesi di lettera o altro 
quando chi lo manda ha pagalo 
la spesa del porto, o per qualsia* 
si altra causa chi lo riceve non 
ha nulla da pagare. Franco di 
porlo, 
FràBClin. Ha questo nome dall' inven- 
tore una specie di cainminetto che 
vien tutto in fuori doila parete, e 
può anche talora servire come di 
stufa. Camminello alia Franklin, 
FraBCòoD. Che anche diciamo muso frka- 
€0. k come un superlativo di irvkcìì 
nel senso di coraggioso, e vuol 
dire che non si mette in appren- 
sione né per persona, né per cosa 
qualsiasi. FrontoiO, Àrdilo, 
Fràigol. Uccello d' un vivace e piace- 
vole canto , e la cui carne d* un 
g^ostoso amarognolo lo fa essere 
uno dei meglio graditi rosti d' uc- 
celletti. Fringuello j Fineo, Ho tro- 
Tato del resto su di un' operetta 
di rudimenti di storia naturale con- 
siderata dal canto dell' utilità, che 
el canti tenuto in gabbia oscura , 
e però potersi risguardare come 
del tutto inutile, e assolutamente 
barbaro II tormentarlo accecan- 
dolo perchè canti meglio. 



Frànta. E una specie di guarnizione di 
seta, cotone, fil d' oro ecc. consì- 
stente in un passamano (temétta) 
fatto in modo che n' è lasciata pen- 
dere una sequela di semplici fili, 
o fili attorti a mo' di cordoncini. 
Frangia. 

» Ancora quella particella della tela 
che è per lo più lasciala senza 
riempirla Intorno alle tovaglie e 
ai tovaglioli che noi diciamo de 
téla, cioè che non son tessuti a 
opera. Cerro, e anche Frangia. 

» E altresì ciò che di falso o di Ima- 
ginato aggiungesi da taluno a ciò 
ch'egli narra. Frangia, Giunta' 
rella. 

» sflonccàda. Dicono le nostre donne 
quando i fili che restano addop- 
piati intorno alla stecchelta con 
cui fassi , si tagliano , e son cosi 
lasciati pendere come appunto 1 
Cerri dei tovaglioli ecc. v. sopra. 
Poiché il primo significalo di sboc- 
cato è nel Dizionario quello di sfi- 
lacciato , pare che si possa anche 
in lingua dire Francia sfioccata, 

» a venniliòon. Chiamasi quando rad- 
doppiatura , di cui s' è detto i^el- 
r articolo antecedente, non si ta- 
glia, ma atlorcesi. Forse che voglia 
dirsi Frangia a cordelline, o a 
cordoncini? 

coùlla fì*ània. Ornato di frangia. 
Frangialo. 

faa la fìrànza. Lavorare di frange, 

gaarnii de Mnza. Ornore con fran- 
gia. Frangiare. 

métter la frinza. V. goamil de ftànza. 

métteghe la so frànza a na cesa che 
se cheùnta. Aggiungere in un rac- 
conto qualche cosa di falso o di 
imaginuto. Far le frangie, o la 
giunlarella ad un racconto. 
Frappa, e piò al pi. frappe. Quella guar- 
nizione fine e per lo più crespa che 
meltesi allo sparato da petto (s'cia- 
pada) della camicia, di che in pas- 
sato era grande uso; ma dicesi an- 
che in genere di qualsiasi guarni- 
zione a quel modo. Gala, Lattuga, 
Fraaaa. Detto di vestiti significa che si 
attagliano bene al corpo. Serrar 
bene alla vita, 

» Detto di imposte ecc. vuol dire 
che son bene adatte alla chiusura 
per cui son fatte. Combaciare. 

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— Ì54 — 



FR 



Frasaat. Nei primo sìgnifleato. C*« 
serra bene alia vita; nel 2.® Che 
combacias o In gunerale À C(ipf^h 
lo, A pelo. 

Fraschétta. Chiamasi cosi ima gioiine 
leg;giera e di poco giudizio. Fra' 
schellas il qiial n«me p«rò delia 
ling;ua si usa anche al m.> e si dà 
ad un g^iovine che sia di poco g;iu- 
dizio e leggiero, 
j» Gli stampatori dicono un telaretlo 
di ferro con varii spartimenii di 
carta o simile^ che mellesi sul fu-? 
gliu da stampare, affinchè ciù che 
ha da rimaner l^tonco i)on venga 
maccliiatq. Fraschetta. 

Frascòon. V. in fraschétta. Il frascone 
della lingua signiflcn raioicello di 
legna che si taglia per abbrucia- 
re^ il nostro bastoonsell. 

Fratazz. Peggiorativo di ftraa. Fra taccio. 
» sfratazz. Chiamano t muratori iin 
rettangolo di legno con manico o- 
rizontale da tenere in maQo, che 
serve ad ispianare la calcina sul 
muro> e ancora come lo sparviero 
( sparaveer ) per tenerla quando si 
rintonaca. JSetlatoja, e ancht Piai* 
.tetto. 

fratazzaa o sf^atazzaa. Appianare colla 
nettatola la calce gettata stil muro. 
Spianare, piallettare. 

prédd. Freddo. 
• da biss Dicesl un ftu^ddo grande, 
Ghiado y Sido, Freddo mahnato, 
cioè che rende quasi Immobile 
come marmo. 
» che bisia, o che tà|a |a faceta* An- 
che questa frase usasi (^er dire 
un freddo grande. Freddq ct^ 
pela, che piìncca. 
impresàri del f^4A* 'Giocai a perspna 
che sente assai il freddo. Fred' 
doso. Freddoloso j 4inbascÌQtore 
del freddo. 
mevccianrèdd. V. impresàri del fìrèdd. 
movlaa 1 Mdd. Farsi minore 11 fred- 
do. Addolcare^ 4<ldolciare, ^orf- 
doicare. 
mórer dal Md4. Aver freddo grande. 

Assiderare, AQfjhiculare. 
sentlise a yégier mdd, Seutirs] dei 
tremili di freddo sia per febbre 
che incominci , o jjer ispavento o 
per paura. Abbrividare, Abbrivi' 
dire , Rabbrividare j, Rabbrivi' 
darsi. 



tu Tégior ftrèdd. Produrre i tremiti 
di freddo, di cui nelF articolo an- 
tecederne. Far rabbrividire^ 

eercàase del flrèdd per al lett. Torsi 
de' guai quando si potrebbe non 
averne. Cercare i guai eoi fuscel* 
lino. Andare a caccia de* guai. 

ae flaa ae cald ae fMdd. Oltre al si- 
gnidcato ovvio di Essere un tempo 
aotcej, si usa anche figuratamente 
per dire che una cosa non è per 
nulla a cuore. Pian calere — la 
tal eèsa np la me fl?a ae cald oe 
ftèdd. Delia tal cosa non mi caleva 
punto; e se la cosa fosse già no- 
niinala. Non me ne caleva punto. 
||èd4- Agg. tanto detto di persona o di 
cosa cl)e Qsicamente ha oualìtà e 
natura di freddo. Quanto ngurata« 
liiente di chi non è disposto , non 
ha passione. Freddo, 

9 Aggiunto a minestra ecc. vuol dire 
che è lasciata raffreddare. Rifred* 
do, che usasi però anche come 
nome e significa avanzo di cibo. 

(Mdd come a btss , o come 'a ceraci 
Aggiungeai a persona, o a cosa 
che sia fìreddiasima. Gelato da 
quanto un marmo. 

patOst firédd. Alquanto freddo, e vale 
anche per questo la dbtinzione 
fatta all' agg. Mdd. v. Freddotto. 

pLà ftèài. Detto di cI1h> , mangiarlo 
tutto quanto. Far repulisti. 

f)u fMdd jeaa. Togliere ad uno la 
vita. Freddare ^no. 

fégaer Mdd. Tanto nel senso ovvio 
di divenir A*eddo, quanto nel figu- 
rato di rallentare, scemare il ler- 
y\ìXe neir operare , o nell'affetto. 
RaffreiMarsi^ e anche Raffred» 
dare, che è però anche attivo in 
signiQcato di far divenir freddo. 
FMear. Secondo la spieeazionc del Di- 
zionario è mossa oi catarro alla 
testa per freddo patito. Infredda'^ 
tura. Raffreddore. 

aiilf he '1 fMovN Avere f incomodo 
sopra descritto. Essere infreddato. 

<ttappaa*l ft>odoar. Muoversi per freddo 
patito alcun catarro dalla tes|a per 
lo niù con tosse. Infreddare. 
firésoa. Questo f. di MUk usiamo come 
n. nella frase métter la Mi«a, eioà 
mettere in acqua firetca vioQ, a 
altro perchè stia fresco. 
FMich. Tonto i\ome ^he ogg. Freico, 



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ì^ 



-^255 - 



n\ 



trHA de mUtii. Ditesi n chi è ii|>pentt 
uscito di una malattia. Convale' 
ècéniè: abbiank) ariche noi «ili- 
Taleslént 
Amaai pei^ el ftMh. Irobieatneiite 
|iei* nbii mai. Domani 

Fresclièn} f^esehlii, fraschlBèU. don di- 
riiifiiitivi e teztc^iatiiri di fMkdi. 
Fi'vichello, Frescolino. 
ftresehiiM che te fèc4 ali* òmbrt. Orei^ 
zoj He320. 

hreilL Cilindretto di legno addentellato 
luit' intorno con manico, che serve 
a fllinennre la éioceolata. Frul^ 
i'nn, Mìilinfilo. Frullo In lingua 
|irnpl*ianiente è il rUmore the fanno 
iileuttf Uctelli lisVÉlndo il Vultt, che 
nuche noi dicialtio M, ed esprime 
altresì cosa di pochisslnlò, o nluii 
momento. 
9 Usasi anche metaforicamente per 
dir persona di mente leggiera. Fra'- 
scheita, che tanto è m. quanto f. 

flroàsca. Ramuscello fronzuto per lo più 
d'albero boscherecclO; Frasca. 

fteut. («he è stato adoperato, ed è con« 
trario di nuovo. Usato. 
9 Ancora presso che consumato. jPnf- 
sto, LngorQ. 

Freàsta. La sferza ehe adoperasi per 
eccitare i cavalli. Scuriala, Fnt' 
slOj che è spiegato nel Disionario 
per sferza in generale, e n' è dato 
sinonimo anche frusto, che in primo 
significato vttol dire pezzuolo. 

fréizà. Desiderio, premura di far qual- 
che cosa prestamente. Fretta^ Fre» 
scioj Frena, che però In primo 
significato è dato per calca > folla. 
fidtv dèlia Mttt. Dicesi di chi si 
da fretta oltre il bisogno. Caca^ 
fretta. 
p« prèsi che tA MtU. Con tutta sol- 
lecitudine. Spiceiatamentej In frei^ 
ta in fretta. In caccia e in furia. 

Preziois. Che ha fretta, o opera in 
fretta. Frettoloso, Freziotoso, e 
Ariosto ha usato anche ^rettoso. 

Mcamdè. Dai francese, e così chiamano 
i nostri cuochi un manicaretto di 
pezzetti di vitello, di pollo ecc.; 
che pur dicesi con altro vocabolo 
derivato dal francese ragè. Cibreo, 
il nostro ragè nel senso nlù co* 
mune , e che suol farsi di colli 
e di visccìi di polli. Il fricamieau 
francese i" spiegato nel Dtzioiuu'io 



per felirt di vitello lardata che 
dessi per antipasto. 
Fricasse. Un cuoco m' ha detto che è 
un IHetadi regalato di erbe aro- 
matiche , carote ecc. Abbiamo In 
lingua Fricassea voce francese 
Vivanda fatta di cose minuzzate. 
Mga e per lo più al pi. fHghe. Quello 
stropicciamento che fassi colla ma- 
no, o con un panno sopra qualche 
parte del corpo malata per di\er- 
tlre gli umori. Fregagioni^ Fre^- 
ghe, il cui singolare è 11 fregarsi 
che fanno i pesci su pel sassi nel 
gettare le uova, e fu usato an- 
che per voglia spasimata di chec- 
ehessiaé 

ha le frighe. Stropicciare collù mano 
ecc. come è detto qui sopra. Fare 
le fregagioni, o le fregne. 
FHgaa. Passare con mano o con altro 
sopra qualche cosa sia per ripu- 
lirla, o lisciarla > o per altro mo- 
tivo. Fregare, Stropicciare. 

» I pee. Strisciare i piedi. StropiC' 
cvire i piedi} e lo stropicciamento 
di essi in andando si dice scalpiccio. 

9 fia. Levar sordidezze, macchie 
fregando. Siro/Suore.— fHc^ete via 
qvélle sèlde dàlie brighe. Levali fre. 
gando quelle zacchere dai calzoni. 
Slrofinnli anei calzoni. 

» le spille; Dicesi come scherzosa- 
mente per Bastonare. 

Mgàase adree a eim. Fare ad alcuno 
carezze, mostrarsegli amoroso per 
procacciarsene il favore. Fregarsi 
a^ intorno ad alcuno. Stropicciarsi 
con alcuno, Foì^ ad alcuno te 
fregagioni, cioè moine, carezze. 
Frigida. Y. frtga per V idea. Fregai 
wf*nto , Fregatura, e il Diz. dà 
ctiuìc voce d uso anche Fregala, 
che in primo significato però è 
yasi*ello da guerra. 

^ de ^iiie. Scherzosamente per quan- 
tità di busse. Caiyiccio. 
Mgadina. Dim. di IMgada. Fregatina, 
Frttjagi ancella. 

» de spiUe. Y. Mgida de epiUe. 
Frigia. Diciamo a persona diffficile nella 
scelta dei cibi, e anche a chi sia 
parchissimo, quasi dirgli che non 
sa trovare di che contentarsi. Ho 
trovili nel Yocabolario Comaseo 
del Munii alla parola di quel diii- 
letti» ili u^ual significalo dato eoniu 



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FR 



corrispondente in lingua Jfti#o/ie* 
roj quasi una persona siOatla ab- 
bia la musoliera (mvsuróla). 

Frigna. Ancora in generale chiunque è 
increscioso e difficile da contentare. 
Schifilloso; e poiché i siffatti sem- 
pre si lamentano. Lamenlone, Pi" 
holone, 
» E altresì chi la più piccola cosa 
piglia per niale^ e se ne disgusta. 
Fermaloto. 

Frignàda. Azione da schifiltoso. SehifiUà, 
B Ancora per affettazione^ moina. 
Lezio, Leziosaggine. 

Frigòon. Pezzo di panno grosso con cui 
si spolverano^ (se fa io la poùlfor) 
o sì puliscono fregando tavole ecc. 
Canavaccio, e già per lo più è di 
canape. 

Frigètt. Breve e leggiero stropiccia- 
mento. Strofinala, 
» Ancora lo diciamo per fìracch nei 
2.° senso v. 

Frigongaaa e sfrlgongnaa. È un fregare, 
ma pare che abbia un senso peg- 
giorativo. Fregacciolare , da fre- 
gacciolo che è un frego fatto alla 
peggio. 

Fris. Danno ^li stampatori questo nome 
a quegli ornamenti che mettono 
in une d^ alcun capitolo d' un li- 
bro per riempire il vuoto d' una 
pagina. Fasi. 

Fdttarool o frnttarool. Venditore di 
frutti. FnUtajnolo, FruUaiolo. 

FritUda. Vivanda fatta di uova diguaz- 
zate con salo e formagg;iOy e talora 
con latte, e fritta. Frittata. 
» conile zigonlle, o conn J èrbe. Quella 
frittata che si fa a^jgiungendo alle 
uova diguazzate cipolle, o erbe 
minuzzate. Frittata cotte cipolle y 
o verde, e quondo sian erbe che 
si aggiungono anche erbata, o er- 
botala, o in erbe, 
» rongnoùsa. Quella firitiata in cui 
mettonsi minuti pezzetti d\ car- 
ne di salame. Frittata in zoC" 
coli. 
faa na frittàda. V. feta na dispérsa, 
▼onltaa la frittàda. Oltre che nel 
senso proprio di rivolger sossopra 
la frittata nella padella per cuo- 
cerla ugualmente dalle due parti, 
lo diciamo anche figuratamente 
per deviare dal primo proposito 
con mutazione artificiosa di di- 



scorso di azioni. Mivoliare la 
frittala. 

Frittonla e più ai pi. Vivanda che si fa 
con farina Impastata con riso, o 
vermicelli, od altro, e che si frigge 
nello strutto ( sènza ) o neli^ olio. 
Frittella. 
» Ancora si dice per macchia spe- 
cialmente di untume. Frittella, 
Friltello. 
9 Altresì per frigna v. 
frittonla de ponnui. IVon pur quando 
all' impasto di cui sopra in fnttonla 
si aggiungono minuzzoli di mela 
(ponmm), ma ancora mele affeUate 
in tondo, cavatone il torsolo (cron- 
stòon), ravvolte nella panicela (pa- 
stina), e fritte. Fritlelie di mele. 

Frittonléra o de déUa frittoniéra o délU 
frittonla. Così chiamiamo 1' ultimo 
giovedì del carnevale, in cui più 
che in altri giorni suolsi far copia 
dì frittelle, berlingaccio. Giovedì 
grasso: anche noi diciamo gion- 
vedé grass. 

frittonlòon. È il nome che diamo ad 
una maschera vestila d' un cami- 
ciotto (camisòtta), o d' una camicia, 
o anche d* altre vesti, ma piuttosto 
lercie ed improprie; e di maschere 
siffatte soleansi già vedere moltis- 
sime il giovedì grasso. 
» Ancora chi ha macchia sui vestiti. 
Sudicione. 

Frizzo. Dolori pungenti e intermittenti. 
Fitte, Trafitte, Frizzori. A que- 
st' ultimo nome è dato sinonimo 
anche Frizzo, ma esso poi é spie- 
galo per pungi mento di materia 
corrosiva in pelle, bruciore, e al- 
tresì figuratamente significa con- 
cetto arguto, e talvolta piccante. 

Frizser. Dicesi di ciò che cuocesi In 
padella con olio, burro ecc. quasi 
arrosto. Friggere; e il rumore che 
fanno le cose che friggono Frig» 
jfioj e Sfrigolare, o Sfriggolare 
il fare cotesto rumore, il nostro 
sfrizzor. 
faa friuer, o ronstii. Far cuocere nei 

modo detto sopra. Friggere. 
fa frizzar a belbéll. Friggere lenta- 
mente. Soffriggere. 
èsser fritt. Esser rovinato. J ver fritto. 

Franili. Divenir frollo, cioè tenero, con*> 
trarlo di tiglioso (tegnlu). Frol^ 
larsi. 



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FR 



— 257 — 



FR 



9u flroilfl. Par divenir fro\\o.FroUare. 

nromtéra. Pezzo di nastro o guarni- 
zione con cui si fa una fasciatura 
al ciuffo o crine della testa di ca- 
vallo. Ciuffo. 

Frr. Cosi esprimesi il rumore che fanno 
gli uccelli levando il volo. Frullo, 
faa fìr. Fare il sopraccennato rumo- 
re. Frullare. 

Flrigèon. Dal francese Fourgon. Specie 
di carro coperto usuto specialmente 
dagli eserciti per trasportare le 
robe. Forgone dà il Dizionario 
come voce dell' uso. 

fmlaa. Dimenare la cioccolata col frul- 
lino. Frullare. 

Fmscàda. Filari di frasche v. fìreùsca, 
disposte talora in archi^ oude usasi 
nelle feste (sagre) di campagna fare 
ornamento dinanzi alla chiesa e 
lungo le vie per le quuli deve pas- 
sare la processione. jT/d^ra/o. Ter- 
minati poi i sacri uffici le frusche 
dono Qì diversi per vantaggio 
della chiesa si vendono air m- 
canto. 

ftistaa v. fteist. per T idea: e nel i.^ 
senso Usare} nel %^ Locjorare , 
e anche Frustare ^ specialmente 
quando si tratta di vestiti. 

Fmstàase. Dicesi di chi troppo si affa- 
tica. Logorarsi. 

Fmstàda. Colpo dato con frusta. Come 

da sferza che è suo sinonimo s'è 

fatto Sferzata, frusta parrebbe che 

potesse dare Fnislala. 

9 Ancora lo diciamo per Logora^ 

menlOj Logoralura, 
na lavida na fhistàda, o na strazzàda. 
Per dire che le biancherie a la- 
varle si sciupano. 

Itisteen. Piccola frusta. Frustino, che 
più propriamente dicesi queir accia 
o simile che è annodata alla frusta 
per farla scoppiare. (*€io«Gcaa). 

Arata. IVome generico dei prodotti che 
danno certi alberi, e che soglionsi 
mangiare, come mele (poamm), 
pere, pesche, noci ecc. FniUa j 
Fruite. 
9 aaérba. Frutta non ancora venute 
a maturità , e d' un sapore aspro 
e astringente. Frutta acerbe o imr 
mature, o lazze, o arcigne detto 
invece di acrigne, o agrigne, e co- 
testo agg. è stato trasportato an- 
che al viso quando si raggrinza 



per malcontento , tolta V espres- 
sione da quel che avviene quando 
uno mangia fruita acerbe. 
Mta che se coimsèrva. Dicesi delle frutta 
che si possono serbare anche lungo 
tempo senza che si guastino. Fn//- 
fa serbatoje. 

» tardiva. Quelle frutta che vengono 
le ultime, o che maturano al fine 
della stagione. Ftnitta serotine. 

9 tempoarida. Quelle frutta che si 
hanno per le prime, o prima an- 
cora del tempo in cui dovrebbero 
aversi. Frutta primaticce. 

èsser alla frtta. Tanto nel senso ov- 
vio di essere al servito delle frutta 
Essere alle frutta, quanto nel fi- 
gurato di essere air estremo, non 
aver più nulla , tolta appunto la me- 
tafora dair essere ultioia che fassi 
alle mense la messa delle frutta. 
JEssere al verde, o al basso. 

rivaa iUa Mta. Arrivare tardi. Giun- 
gere alle fnitta. 
Fnitt. V. frùta. Frutto, che in gene- 
rale é tutto ciò che la terra pro- 
duce per alimento degli uomini e 
degli animali. 

9 Ancora quel guadagno che si ri- 
trae dai capitali che sono dati al- 
trui a prestito. Frutto, Interesse; 
abbiamo anche noi interéss. 

9 coal ponleseea. Frutto che è come 
in uno stato di mezzo tra il ma- 
turo e il fracido.FrM//o spongioso, 
mezzo, amezzilo (colle z aspre) 
come si pronunciano in sptzzaa. 
Tali però si mangiano alcuni frut- 
ti , come le nespole ( nispoi ) e le 
sorbe. 

che di fratt. Che dà profitto, van- 
taggio, interesse. /'Vf//(et;o/Cj Frut' 
luoso. 
Fmttarool V. (Httarool. 
Fnbiàasela. Andarsene, fuggire. Calca* 

gnare. Dar delle calcagna. 
Fabjin. Piccola fibbia. Fibbia, Fib- 

biettiiia. 
Fabjòon o flliijòoii. Chiavarda con occhio 
e fusto a vite perchè il cignone 
non possa scorrere. Fermo. 
Fuga. L' atto di chi si allontana cor- 
rendo da un luogo per paura. Fuga. 

9 Ancora lo diciamo dell' operare in 
fretta e senza posa. Foga , Impeto. 

9 de càmere. Fila di stanze poste in di- 
rittura. Fuga, lUsconlro di stanze. 



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PU 



^m^ 



ìfH 



tigt éélU iciU. Ciatcaii trèllo di scala 
interroUo da an altr(i p«r im ri* 
piano. Branca delia scaià ^ MàU 
à dèi a tré fùfho. Scala a duej a 
ire oranchci 
daa la fuga. Far ftigglre. Blellere 

in fugoj Fuqnre. 
» Ancora lo diciamo in senlslo' di far 
venire un po' di corruccio od uno 
corbeliandoio per cosa ette abbia 
detta fatta. Dar la caccia. 

Fimaa. Fare^ mandar fumo, e ancora 
prendere tabacco In fumo^ (pip^)* 
Fumare, Ind. pres. féùmmi, te fekm- 
BOt, el« i fdùnima: e al modo stesso 
coi dittong;o e culle due m. il pr. 

» Lo usiamo aliresi fl^urutaniente 

come afiighe del feamm. 
Aimàafhe a na còsa V ànima. Lo di* 
clamo di cosa che sia avvistata ^ 
eccellente nel suo genere. Essere 
eccelleniej Far ilordire, 

famàda. Ungila quantità di tabacco che 
uno lama ciascima volta* l/analiH> 
già di molti altri nomi consimil- 
mente formati dai loro verbi pò* 
irebbe far credere che non si a- 
vesse a riputare errore chi da fii<* 
mare dicesse Fumala^ se gì«i ii"ii 
ostasse che questo nome nel Di- 
zionario è spiegato per conlni:»- 
segno, cenno fatto col fumo. 

Fmadlaa Dim. di famàda v. 

FuiàBa. Denso vaptirc elio rome fuiui» 
ingombra l'atmo^ft^ra. A eòlici .Fiu- 
mana in lingua è propria meni e 
l'impeto di fiume crescente, e an- 
che significa allagazione di muiu 
aque. 
» Lo usiamo altresì nella frase aa- 
daa la ftoàna. Andare In collera. 
Incollarirsi. 

Faaaiìàna. Pegg. di jtamàaa. iVeò^io- 
naccio. 

limarool e anche feamm. v. Quel ear- 
bone che non interamente rid4itio 
in brace fa fumo. Fumaiolo, Fu* 
tnajuolo j che pur dicesi la rocca 
del cammino cne esce dal tetto, 
per la quale esala il fumo. 

FUliat Dicesi V uso che fossi come di 
esterno medicamento del fumo o 
vapora tratto da liquido caldo, 
o anche da altra cosa fatta bru- 
ciare, e altresì matasse, pannilini 
(àue) ecc. caldi applicati ad una 



parte iviatàtà dei Corpo mr riiiti^ài' 

dolore, o per àltrd salutévole eP 

fetto. Fotneulo. 
fàa di ftaètt. Applicare fometUij o 

fomenta t pi. 
faméer. Oran fumo — oh che fìOiièM 

oh qiianto fu/rtot 
Firbarta. AccortezMt, astiizia, séaltl'ez« 

w. FurbeHat 
l'Arbàtto. Ac^crv di fdrbo io senso di 

accorto. Furbtìcchiollo. 
Farla. Tritilo nd pròprio stìò èenso 

d' inipetao}<a veemenza, quaino in 

quello di forza, di fretta, di gran 

Suantità, e nel flgaratd idtrest di 
onna cattiva infuriata. Fuiid. 

» ftraiixésa. Persona impetuosa, o cbe 
opera in furia, cioè assai frettolo» 
samente. Furia franzese trovo cor- 
rispondente nel Vocabolario Mi- 
lanese. 

a fùria de bètte. Con una sequela di 
percosse, jé furia j a forza di 
pfrrosse, 

k fùria de sòld. Con {grande quantità 
di denari. ^ fu ria , ^ forza di 
denari. Anche noi tanto in <|uesto 
come nel caso antecedente diciamo 
così a fùria, rome a fèria. 

àtdaa dS fùria. Andare ci»lla piti gran- 
de rapidità. Andare^ a furia, o 
con furia e anche in fu ria j ma 
da Usare Con giudizio per non far 
confusione col modo che èqui snttn. 

andaa In fùria o li delle fùrie, incid- 
lerirsi, infuriarsi. Andare in furia, 
o sulle furie. 

daa In déUe fùrie. Y. aidaa In fùria. 
Forlaan. Persona lege^era e sbadata. 
Chiappola,FrastheUa,Fra8chiert. 
Fnriàna. Oltre che è f. di AuAaan. v. è 
anche nome di certa danza d* un 
carattere gujo venutaci dal Friuli. 
Furlanq. 
Farianèon. Acer, di fùrlaan v. 
Forièon V. farlaan. 

• Chiamano i ragazzi una castagna 
o un fondello (bisseen) per cui 
passano in due luoghi un filo, di 
cui poi aggruppano 1 capi, e messi 
in questi i due indici o due altri 
diti, agitando a mo' di mulinello 
r un d essi attorciglian V addop- 
piatura, e poiché è attorcigliata 
accostano e allontanano a vicenda 
le due mani , onde avviene che 
r addoppiuttu*a ora torcendosi or 



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FU 



— 239 ^ 



FU 



distorceiidcisi produce un tuono 
•imile a quiUo del frullone. Terrei 
che da questo possa dirsi PnO"' 
Ione, dato dal Dizionario come il 
nome d' una spezie di mulinello 
efae ser^e di ir/islullo a* ragazzi. 
ÌMl fMòoa. Senza por menle, sconsi- 
gliatamente. A vànvera, 
Hr^ flra^ Suoisi dire per esprimere 
soverchia fretta che altri pon^a 
ucir operare. In caccia e in furia. 
inat faro faro. Dicesi di ehi fa le 
cose frettolosamente. Dà il Dizio- 
nario come modo basso e di scherzo. 
JSssere buon boUegajo. 
Du fhro faro. Operare ui ^rt^n fretta. 
Fare affollala, o iim** affollala. 
fìngètt. Usasi nelle frasi — if^ ^e t9r 
ragòtt. Operare coti prestezza e 
senza diligenza. Abborracciare , 
Ciarpare — e manifiaa de fiinigòtt. 
Mancare di, o in fretUt. 
9 Ancora si sente detto a persona 
che opera con prestézza e senza 
diligen9;a. Viarpiere. 
Itu. Arnesatto di legno che grosso nel 
mezzo va dalle due bande conica- 
. mente decrescendo e fluisce quasi 
in due punte, e si| di esso avvolr 
gono le matrici il filo di mano in 
mano che lo vengano sconocchian- 
do. Fuso, pi. ^usi, e ^usa f, 
9 DieoQo gli orefici quel piccolo stru- 
men|!o di legno fìitto al tornio, con 
Qji nianicbettf», che serve per en>- 
pi^re di pece, e ferniarvi sppra la 
piastra d' argento , rame , o altro 
nielallo, col quale debbano inipron- 
lare sigilli, e fare Intagli per 
ismalU. òlecca* 
t Ancora gli orerei chiamano uno 
strumento di ferro rotondo a mo' 
di mezzo fuso c|be serye per rUon- 
dare le anella. 
P E altresì ano sU*umento di legno 
H mo' di fuso per le varie gran- 
dezze delle campanelle (can^U^oi). 
Lift forma cosi di questo coipe del- 
l' antecedente arnese parre|[)be che 
potesse giustificare il nome di JFu' 
#o; se una eerta precisione non 
Tolesse che il primo si dicesse Fuso 
per le anellq. 
p rur ebiainasi la grossii com^ dire 
•pica del formentone cl^e fatta a 
mo' di cono è tutta nell' esterna 
inpcrficie v^sUta'di grani subglo- 



bosl d' un colore giallo rossiccio, 
e accartocciata in uno guaina di 
foglie (teartèu). Pannocciiia, o 
Mazzocchia, 

Pés. o rigai. Dioesi una machina cilin- 
drica che serve per appianare 11 
terreno. Appianatojo, 
Wtt cóme 'a tu. Quasi superlativo 
di diritto. ÀffuMoialo. Ma è ancora 
usalo come modo avverbiale col 
yerbl nudare, venire e vuol dire 
tanto dirittamente. Difilato} quanto 
talvolta Indubiatmnte. 
|)M i ftis. L' ho udito dire partieolar* 
mente di negoziante di cui si va- 
dano scemando i guadagni e le 
sostanze. Fare lo spiano. Ridursi 
al verde. Andare m malora: ab* 
biamo anche noi andaa la maloùra. 
tè, IO I Ais. Dicono le filatrici cavare 
M filo d' in sul fuso avvolgendolo 
suir aspa per ammattassarlo. Ina-^ 
spare il filo. 

Fosèra. l^' arnese di legno per lo più 
a triangolo dove si infiggono dalla 
filatrici i UislFusiera,Reggifìisim. 
9 Ancora diciamo quel candelabro 
che sqperiormente formato a trian- 
golo 31 qsa nella chiese la setti- 
mana santa per tenere le quindici 
candele, delle quali viene spenta 
ciascuna dopo ciascun salmo nel 
mattutini. Sfocila, Saeltile. 

Fastàaal. Stoffa di cotone, onde vestonsi 

. presso che tutti i contadini, e i 

cacciatori, e se ne fanno anche 

corpetti, e mutande, e sottovesti 

4' inverno, Fu^laqno, Frtislagno, 



G 



6 settima lettera dell' alfabeto. 

Sakaaa. Vestito grossolano da contadino. 
Gabbano. 

SabaaeU. Dini. di gabaa^. 

Sibaaitt. Por come un accr. di gabata, 
e eosl chiamasi una sorta di fer- 
rajuolo (tabarr) colle maniche per 
Imbracciarlo. Palandrana. Pa- 
strano. 

99ibèu. Arnese di legno, di figura qua- 
drangolare, a tre sponde, su cui 
1 muratori tengono pronta la sec- 
chiata della calcina quando sUnno 
murando. Oiornéllo. 

•ikba. Albero potato in modo che e$n 



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6A 



— «40 



GA 



sendogli stati tag;liati tttti i rami 
fino al tronco rappresenta colla 
sommità dì questo come uu capo. 
Capitozza; e potare a capitozza 
potare nel detto modo, 
fiàbba. Ancora ciascuna di quelle piante 
che si sogliono tagliare nel sopra- 
detto modo^ anche quando effetti- 
vamente non sono tagliate. Pianta 
cedua, 

» È altresì un gioco che fassi da pa- 
recchi fanciulli distribuendosi in 
due bande a certa distanza V una 
dair altra, e assalendosi vlcende- 
Tolmente nello spazio frammezzo 
per acchiapparsi 9 e vince, quella 
parte che ha fuito un maggior nu- 
mero di prigionieri. Toccaferro 
mette come vocabolo toscano il 
Vocabolario Milanese^ aggiungendo 
col segno di dubbio anche Bar* 
riera e Pome. 

glongaa a gabba. Fare il gioco qui 
sopra descritto. Fare a locéafer" 
roj ève. 
Gabbia. INon pure queir arnese di le- 
gno o di ferro di diverse forme 
per uso di tenervi chiusi dentro 
uccelli^ o polli ^ ecc.; ma ancora 
c^ualsiasi altro oggetto fatto In con- 
simil maniera. Gabbia, 

9 Pur diciamo quella quantità di 
polli che è in una gabbia. Gab- 
hiata, 

9 Ancora lo usiamo metaforicamente 
per Prigione^ Bvjosa, 

B da matt. Unione di persone gio- 
viali, o stravaganti. Gabbiata di 
matti, o di pazzia o di pazzeroni, 

àisésélla della gabbia. Quella sottile 
assicella che è come il pavimento 
della gubbìn^ a!no\ibile per poterla 
ripulire. Fondo da scorrere. 

baccbètt o bacchétta (l^a |;àbbta. V. 
in ba€Cbétta,. 

baechétt, o traverseen dèUa gabbia. 
Quel pezzuola di vimine che è po- 
sto per traverso della gabbia per- 
chè vi salti su, e vi si posi V uc- 
cello. SattatojOs Posatojo. 

cooloanétte della %hhbtt. Quei legnetti 
che formano come i' ossatura della 
gabbia. Regotelti. 
Qabenrr. Dicesi per disprezzo a persona 
roz^a e vile. Scalzacane^ Seal" 
zagaUo. 
Gabjtaa, Dim. di gàbi^ia. Gabbiolina. 



GabiooL Dicono le donne certa accon- 
ciatura che fanno dei capelli in- 
trecciati facendosene un cerchio 
presso al cucuzzolo. Mazzocchio. 
» Ancor mi pare di avere udito quello 
che altrimenti chiamasi mis&róla, 
e cioè queir ordigno di vimini , o 
di corda a maglia (a rat) che si 
addatla al muso dì animali perchè 
non mangino ecc. Gabbia, e quando 
particolarmente è di vimini. Ca- 
vagnifolo. 

Gabióla Dim. di gibbia. Gabbiola, Gab^ 
' biuzza. 

Clabièer. l^^acìtore di gabbie. Gabbiajo. 

èàbOHla. Inganno che fassi altrui sia 
per duiiiieggiarlo, Raggiro^ Giun- 
terìa^ Cubala^ sia anche sempli- 
cemente per pigliarsene gioco, e 
allora pare che i due primi nomi 
non potessero stare. Cabala del 
resto propriamente è i' arte che 
presume indovinare per via di nu- 
meri, lettere, o simili. 

Gaboalaa o gdbaa. V. gàboala per V i- 
dea. Gabbare^ 

Gajàna. Usasi per dire vestito largo e 
mal fatto. Guarnaccia , Guama" 
caccia. 

Gajard. Forte, robusto. Gagliardo. 
Glapaa *1 gajard. Y. in fòrt, dapaa 1 
fòri. 

Gajèffa. l)icuno i campagnoli per SaC' 
coccia ^sacòzza), Tasca. 

Gajoaffiln. Dim. di gajoffa. Taschino. 

Galantadóona. Donna proba, onorata. 

Galantina. Sorta di vivanda fatta come 
una mortadella di diverse carni di 
vitello, di pollo, di majate, entrovi 
pistacchi ecc. , onde avviene che 
ad affettarla presenta una certa 
vaghezza di varii colori; e di qui 
forse il nome che noi le diamo. 
Parrebbe che si potesse dire Sop* 
pressato di vitelloj poiché comu- 
nemente la più nel composto è la 
carne di vitello. Galantina in lin- 
gua usato come nome è voce scher- 
zevole, ed è lo stesso che lumaca; 
e usato coinè agg^ettivo è t dì 
galantino vezzeggiativo di galante. 

GalantÒBim. Uomo onorato, dabbene. 
Galantuomo. 
rè di galantòmm. Dicesl di persona 
di una grandissima onoratezza. 
Fior de galantuomini , Galan^ 
tnomo di quei di seggio. 



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GA 



-iAi - 



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SaliiBtoiiRaièoa. Quasi superlatiro di 
galantèmm. Galantuomone. Y. an- 
che rè di gUa&tèmm. 

étUntèrbo. Dicesi scherzosamente per ga- 
laatèiiiij ma quasi a modo ironico. 

Salarla. Pròpriamente stanza ove si 
tengono pittiire, statue ecct e an- 
cora quella staiìza che dà accesso 
à più altre , ò a diversi apparta- 
menti in una casa, forse perchè 
iti adglionsi tener quadri , e dai 
signori i ritratti degli antenati. 
Galleria. 

Oaltfrèon. Insetto che somiglia ali* ape» 
ma è più grosso, e più peloso., di 
un colóre generalmente nero, ma 
Colla corazza marcata da una fa- 
acia gtlallastro; Calabróne ^ Pec* 
chioné. 
■kètter él flttt il del bniis di galaTròon. 
Provocare chi può nuocere^ SluZ" 
iicare i cùlabronL 

fialeU. Dim. di gali. Gaìlelio. 

IvalaUaei. l>im. di galell. GalleUino. 

» Ancora dicono le donne quel ga>s- 

zurro dhe fanno i bambini quando 

si solleticano, o si <iarezzanov /*e«/a. 

I)aa i galillaei. Far festa. Ho udito 

anche da noi faa fèsta. 

ftalalliia* Dim. di galla, v. 

Galeélt. Colui che è condannato ai la- 
tori sforzali. Gàleollo , che pro- 
priamente è chi rema in galea o 
galera. 
la va da galeòtt à mailnèei^. Per dire 
che due sono uguali, ma in senso 
di malizia. Là è aa bàrcajuolo a 
marinaro, o tra corsale e corsale, 
o Irà **/ roUó e lo straccialo. 

ftalètt. Non pdre dim. di gall^ ma an- 
cora speòie di madrevite con due 
aliette che servono di maniglie per 
aprire e stringer U vile. Gallello, 
m IJicono 1 legatori di libri lin loro 
ferro che ad un capo è diviso, ed 
ha sotto un foro in cui s' infila lo 
spago che poi gli si accavalla, e 
mroltate l'arnese si ferma sotto 
al telajo (caalellètt), perchè lo spago 
stia teso. 
Salétta. Quel gomitolo ovato che il fi- 
lugello vien tessendo intorno a sé 
chiudendovisi dentro,. e dal quale 
poi si trae la seta. Bozzolo, Bùc- 
cio, e r Ortografia Enciclopedica 
dà anche come v(N;e dell'uso Ga- 
Iella, o Galletta. 



Gaiétta^ o garétta; Cosi chiamiamo un ca^ 
sellino per lo .più di legno, e po*^ 
sticcio che serve a ricoverarvisi 
nottetempo e nei mali tempi le 
vejdette e le Sentinelle. Casotto, 
ha la gaiétta. Il chiudersi che fa il 
baco da seta nel bozzolo. Abboz^^ 
solarsi. 
foa mórer le gaiétte. Mettere i bozzoli 
in una stufa perchè muojano i 
bachi che vi ^on chiusi dentro > 
onde non abbiano a sfarfallare; 
Stufare i bozzoli. 
Bàsser le gaiétto. Diciamo i' uscire 
che fanno dai bozzoli i bachi da 
seta divenuti farfalle. Sfarfallarci 
onde sfarfallatura, quel che m^i 
diciamo come nome el nàsser dólitf 
gaiétte. 

Cialettéer. Stanza dove tengonsi in serbo 
i bozzoli nelle filande. Bozzolierai 

Gaieùster Capone dhe ancor tiene del 
gallo. Gallione, Gallaslrone, Gàl-^ 
leronCé, 
» Ancora lo diciamo di persona francai 
e ardita. Per quella libertà che è 
conceduta a chicchessia di usai' 
figure qtìand' esse non sieno im-i 
proprie tid osture, si parrebbe che 

J potesse anche in lingua dirsi Gal-^ 
astrane, Gallero9ìe, che portane 
r idea di dotale baldanza propria 
deir animale Ond' è tolta ta nostra 
metafora. B avrei posto insieme 
con questi due anche Gallione %e 
non vi fosse pendolo di ambiguitàj 
essendo esso dato liei Dizionario co*' 
me esprimente per similitudine uo« 
moccio grande e gnOamente grosso, 
daliontiaa. Sorta di supplizio onde coii 
mannaja per via d' un ordigno 
troncasi il capo. Ghigliottina , ed 
è venuto il nome da colui che fu 
inventore di cotesta maniera .di 
supplizio. 
Gali. Volatile oomesticO, e tanto co- 
mune e noto da (ornare inutile il 
volerne dare la descrizione. Gallo. 
» Ancora dicesi per Debito in certe 

frasi che si vedranno sotto. 

» de madéaiia chétca. Dicèsi di chi fa 

H grazioso e V innamorato a tutte 

• le doline. Gallo di Madonna Fiora* 

aMaà in gali. Dicesi dell'erbe ecc. 

quund' elle Viinno in semenza. Fare 

il tallo, Tallire. 

aviìghd di gàj ehe aiata. Àoerdehii. 

32 



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u 



-. Ì4i-- 



OA 



éàltei li galt Dicest di persona cui 
▼adan le eose secondo i desiderìi. 
Gailoriarèi, 

éstar dòn gài io aav *n i^attèer. SaoUi 
dir<: qtianqo son due che vog;liono 
soprastare nel medesimo luog^o^ e 
però le c!ose non possono andar 
quiete né bene. Esser due ghiotti 
ad un tagliere. 

l^UAtaa 1 gali. Contrarre un debito. 

a Badai al salt da 'b galL Questo modo 
proverbiale usiamo per dire che 
al Natale comincia il giorno ad 
allungarsi qualche minuto. Il Vo- 
cabolario Milanese dà come modo 
toscano. // di di S. Tommè cresce 
il di quanto il gallo aha il pie. 
fàlU. Escremento di alcuni alberi ^hiaii- 
diferi di forma d* una leggerissima 
pallottola. Oalla, Oallosaa. 

lagaar oóma uà galla. Dicesi di cosa 
assai leggera. Leggero come una 
piuma. 

slaa a galla. Sostenersi sulla super- 
ficie di un liquido appunto come 
fa la galla che per la sua legge- 
rezza non dà In fundo. Slare a 
galla. Galleggiare. 

fégaar a galla. Dicesi di corpo che 
pdma di rimanere Interamente af- 
fogato sale più d' Una volta alla 
superficie deir aqua. Dare t tu/Ji. 
esilia. Ancora sfoggio di vesti ecc. Oala, 
Parata. Abbiamo noi pure in egoal 
senso parida< 

» o gài84. Altresi 11 cappio per lo 

più doppio che si fa con qualche 

nastro per ornamento alle vesti. 

Cappio, Galano 

Clalliaa. La femmina de! gallo. Gallina. 

» coil zeaff. Quella gallina che ha 
il capo ornato d* un grosso ciuffo 
di piume. Gallina capelluta. 

» del sIgBOvr. Insetto di corpo emi- 
sferico con uno scudetto in cima, 
o guscio che il vogliain dire di 
color TOSSO punteggiato di ner<s 
e riesce nocivo specialmente alle 
riti. Madonnina, Galliiìella, Cac" 
tinella. 

làifa da laBiaa. Suolsi dire di cat- 
tiva scrittura. Pie di gallina, Graf' 
fi, Uncini da ripescar le secchie, 
Oncini da stadera (lattila) di 
strascino: ed è lo atrascino un bec- 
eajo vilissiroo che vende carnami 
per le strade. 



faft déUe ilfifa de gilUia. SI dice di 
ehi ha una fattiva aerittura. Seri'* 
ver peggio delle galUnCi 

àidaa a dòrmar ali* aàrt «élla galttM. 
Andare a letto assai per tempo. 
Andate a letto conte i polli. 

•TU nangltat al ail dMla gaUiBa. 
Suolsi d'fe di chi non aa tener 
segreta Cosa che gii aia stata detta. 
Jifer la cacajuoTa nella lingua. 

gaUhu cita va per sa, la a' laipièBa a 
BlaaaiB la sa. Proverbio che dice 
che* non bisogna prenderai fastidio 
se non ha voglia di mangiare ai 
pasti chi si occupa nella cose do^ 
mestiche f poiché avvien Sempre 
che assaggi or una or altra oosa, 
e sì rimpinzi^ Gallinetta che ta 
per casa o ch^ ella becca , o che 
ella h(i beccato. Chi non mangia 
al desco ha inaitgiato di fresco. 

la prlmma gallioa dia cèlta l' é ^éUa 
eh' aa fatt 1* daf. Significa qUt^ui 
proverbio che chi senza esser cine- 
sto si discolpa dà a credere di 
esser appunto colpevole. La gal" 
lina che schiamazza è a nella che 
ha fatto Innovo, Scriceiiold Sem* 
pre la più trista ruota. 

lavaa san ali* àura elia «aBtt la pOài 

più comunemente e bassamente 
ab' ntfà cha casta la ficca. Dicesii 
di clìi si leva iH ^ letto tardi^ Le^» 
varsi ali* alba dei tafani, che sonu 
iosetti ptù grossi delle mosche m-» 
sai nocivi agli animali^ e che non 
ronzano se non è alto il sole. 

6allicizza# Ut-cello aquatico delki groM 
sczza presso a poco d' una pernirc 
d* an colore generalmente bruno 
fon macchie bianchiccicy e un po' 
di rosso e di nero, a lungo beerò 
onde fruga naUa terra per trame 

1 vermi che gli servono di miiri- 
mento. GalUnaccia, Beccaccia, 
Acceggia. 

GalòaB. Propriamente T osso che è tra 
il fianco e la coscia; e per esten- 
sione si dice anche tutto il fianc», 
ciò è quella parte del corpo che 
resta tra la coscia e V «Itime ca- 
stole. Anca, e nel senso di fianco 
anche Gallone^ 

w Ancora si dice per gnaroizlime di 
oro, d'argento, o di seta tessuta 
a modo di nastro. Gallone, 

w MT aaraectta dell' arut Dicono i 



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— 143 — 



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campagnoli quella banda di ferro 
appliCttUi alla parte ìiiferiort del- 
1 orecchia dell' aratro che entra 
nella terra, onde 190:1 venea groppo 
are^to logorata d^He ««Hiiricazioni. 
Potrebbe forse dirsi Ferratura 
dell* orecchia delV aratro. 
__ de 'a pailasler che anehf! chia- 
miamo plitarael, e loiicèan. La 
parla della coscfa del pollo a ^ui s| 
attacca la gamba , o piede abe si 
Tiiglla dire. Fusaio, 
vailtaa falèaB, Dicesi non pure nel 
aaa^o ov? ie di volgersi da un Qanco 
auir altro , m» più comuneniente 
per tornar a dormire. Riattaccare 
%l iomno. 

Mèpp. Balio ungherese iinimato » che 
tiene come «lei galoppar de' cavalli. 
Galoppa. 

fialèes. V. telelitar. 

9alMi9*t. Okre il aen^o proprio di «n- 
dar di galoppo. Galoppare; ancor 
si dice di persona che camn|inl 
aolleeitamente. Menar le seste. 

fialaq^aai. Chi corre qua e là per ser- 
vi^ che h ad altrui. Fante, Sier^ 
vUorui^Q. 
praat galovppeai. Suolsi udire detto 
detto a quel preti che vanno qua 
9 là dove aono n|urtqrlU Preti 
vetturini, 

•t^édar. Uccèllo grosso a un dì presso 
fome il merlO} d' un bel giallo in 
lutto il corpo, nel collo e nella 
leata tranne dall' occhio air aper- 
iara del becco che l|a una linea 
nera, come nere sono le ali con 
maechie gialle i|ir estren^ità .delle 
penne maestre, e la coda mezso 
gialla e roeazo qera. Nella femn^ina 
però il giallo è pallido, o piuttosto 
qn olivastro, e in vece qel nero 
fessa ha un bruno misto d* una 
Unta verdiccia, li canto di questo 
iMNBello è un ripetuto jfo proseguito 
lalrolta con qn verso cqe rassem- 
bra il miagolare del gatto, mu- 
lanlesi come in un fischio quando 
è vicina la pioggia. Qualoedro , 
Galbero. 

ftfièfp. Lo ualamo nella fraise «adaa 
te giliàpp, cioè andare a aaltl con 
un ple4e 90I0 (enepdo sollevato 
r altro. Camminare a caizoppo, 
a pie^ ^oppo. 

fi^lt» Jiinto qegli animali ciascuna 



di quelle parti che dal giuofchio 
va al piede, quanto per similitu- 
dine negli amt-si la parte di figura 
a quelle eonfonne che serve a so* 
stenerli. Oamba. 
Umla. Pielle erbe, nei fiori ecc. quella 
parte che sostiene le foglie ecc. 
Gambo, Stelo. 

» Nelle foglie quel sostegno parziale 
ohe unisce la faglia al ftisto, o al 
ramo. Picciuolo. 

n Neir aratro cosi chiamano nella 
parte superiore dt|la nostra pro- 
vincia quello che neir inferiore di- 
cono pmega, ed è quel legno net 
cui piede (i;aièraj ò fermato con 
piotili (atfe^c) o bietta (ehigaool) 
il coltro, è che prolungandosi su- 
periormente serve come di timone 
per attaccarvi le bestie che hanno 
da trascinare l' aratro stesso. Bu^ 
ra. Bure. 

n Nelle fibbie quella traversa che ha 
in sé iqfilaato V ardiglione (ardUea) 
Stim. 

• Nelle campanelle (etaattéei), pen- 
denti e tutti orecchini quella ver- 
guccia girevole che per tenerli at* 
tuceati alle orecchie si passa pel 
foro fatto nel lobo (aoleseea) delle 
orecchie stesse. Spillo. 

a Negli spilli, spillettoni ecc. quella 
parte per cui si infilzano e « fer- 
mano nelle camicie, nelle cravatte 
ccn. ÀQih 

^ Nei bivltoni ecc. quella parte per 
Iq quale sono a^accati al vestito. 
P'cciuoh. 

a Nel compasso ciascuna di quelle 
due verghette che collegate insieme 
girevolmente da un capar per al- 
lontananie o avvicinarne le punte 
formano il compasso. Asta, Èrac» 
ciò. Piede. Il loro collegamento 
poi chiamasi nocella, 

» Nei chiodi ecc. la parte ehe iO" 
atiene come dir la eapocchia, a 
ehe acuta si caccia a colpi di mar- 
tallo negli oggetti che s' inchio- 
dano. Jsta, ÉHtsto. 

a Nei funghi quella parte che so- 
stiene il cappello, torso. Pedale, 
Stipite. 

a Chiamasi pure. un' arnese di legno 
della figura di una {[amba ma 
plana che suolsi metter dentro- lilla 
calze di seta sia per allargarle, sia 



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^ 544 — 



GA 



ptr tenerle distese lavandole ecc. 1 
Stecca. - I 

Sépnba. Ancora osasi dirlo come a modo 
4i esclamazione per eccitare altrui 
^ darsi sollecitadine nel f^r qual- 
che cosa. Lento , Sbmaati; e se 
si parla a più Lesti, Sondatevi, 

p de lègn. Sostegno di If ^no in forma 
di gamba per cìii ^* ha una manca 
u storpiala. Schiaccia. 

p d' insalàtta. lntei)dtaii)o il fiisto 
delle insalate vestito dì foglie. Ce- 
sfa d^ insalala. Ubando poi è sfo- 
gliato lo diciamo cronstdoii v. 

? jeAttem. Cosi suol dirsi come ripe- 
tendo parole di chi fugge. Gamba 
mia non è vergogna il f^tggir 
quand' e^ bisogna. 

gambe siitile. Fuscelli, Balestri: onde 
andare in sni balestri dicesi di 
chi ha le gambe sottili. 

dmm de gambe salile, o passaat per la 
ségbel. Persona di complessione de- 
bole che sta male in gambe. 5e- 
q renna. 

^daa a gambe. Correre veloceniente. 
Darla a gambe, Camminare di 
tutte gambe. 

(Uidaa a gamie levade. Cadere impe- 
tuosamente a terra col capo al- 
r ingiù e colle gambe in aria, jén- 
dare, o Cascare a gambe levate, 
o alzate. Ma da noi diccsi pure fl* 
gurat amente per Àt^dar^, o C*o- 
dere in rooina. 

#iidaa de bo^na gamba. Camminare 

. con passo veloce. ^/t(/eir« di buone 
gambe, che anche significa andare 
volentieri r come andare di male 
gambe andare malvolentieri. 

andaa in g&mbe ììr^ììt.Àndare a sciac- 
quabarili, perchè i cosi fatti cam- 
minano appunto come se essi aves- 
sero tra le gambe un t^arile che 
sciacquino ( eli' i nasònta ). 

^daaaen coùUa Qeùa tu meu alle 
càmbe. picesi di chi si allontana 
da un luogo iqor tifica to e ^bigot- 
tiio, tolta la similitudine dai cani. 
Andarsene codila coda tra le gam- 
. be, Mettersi la coda tra le gaìnbe. 

^?iighe enn sott gfàmba. Suolai dire a 
mostrare che rion si ha paura di 
alcuno. F^irsi gabbo, o Ridersela 
d' alcuno, 

^vUgbe na còsa sott gamba. Dicesi per 
esmimere che uqu si ha^ o qon 



si scorge alcuna difficoltà m una 
cosa. Avere checchessia per baja, 
o come bere un uovo, • 

avltghe le gtabe cbe fii Jicam Jìmb. 
È detto di chi è debole, od ha 
paura. Aoer tronche le ^ambe, 
Àoer le cosce che ci si ripiegan 
sotto. Aver le gambe che et fanne 
jacomo jacomo, Far jacoaio ja^ 
comò i talloni; questi ultimi tre 
niodi trovo nel Vocabolario Hi^ 
lanese. 

èsser de boàna gamba. Jver òuotto 
gamba , cioè essere presto, agile 
nei camminare. 

esser tu gambe. Sentirsi forte, robusto, 
Essere bene in ^ambe, o in gamba, 
Esser forte sui picciuoli 

èsser mal in gambe. Dioesi di persona 
debole » sia perchè le sue gambe 
non abbiano il proporzionato vi* 
l^ore, sia per malattia. J^«er mais 
tn gambe. Slare di male gambe. 

foa le gambe. Dieesi di cosa ehe siasi 
perduta, o sia slata rubata. Forse 
Andarsene — p. es. ali* interroga» 
zione: dove gh* ti quel Tèster lUker? 
dove avele quel vostro libro ? si 
risponde : 1* aa (att le gamba, .le 
n* è andato i o ito. 

faa '1 p^ aecon4 la gamba. Fare le 
le spese con regola e con misura 
secondo le entrate. Misurarsi, Et" 
ser uomo assegnalo. 

mèttea o più comunemente trasse U 
gàmb9 in spalla. Dicesi altrui, cre- 
derei scherzlindOj per dirgli che 
s* afift'etti a correre, Mettersi a 
gambe. Metter l-* ali al piede, JHe^ 
nar le mani a correre. 

ne pondìlse tiraa adree la gambe. Oo^ 
rar fatica nel camminare per ca- 
gione di età, o di debolezza. Mal 
reggersi su le gambe. Non poter 
la vita. 

I^agaa de g&mba. Dicesi di chi fo^ 
rapidamente innanzi a cU le ui- 
9egi|e. Pagar di calcagna^ 

reeonmandàase alle gambe. Fuggire. 
Darla a gambe. 

staa in gàniba o bèen in gamba. Stare 
in guardia, badare a quello che si 
fa. Stare snll^ avviso. Stare av, 
visato. Tenere j o Tenersi agli 
arcionii 

staa maal a gambe. Dieesi di cbi per 
debolezza mal pud reggersi soUf 



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— 245 — 



GA 



gawhe. Esser debole sui pìcdnoVf 
U^u, le gambe a e«]i. A ara versare ad 
alcuno i oegozj, i desiderj, impe- 
dirne r avanzamento. Dare ad aU 
cuna il gambelto. Dare ad alcuno 
Mulle mani, o sulle nocche. Dare 
alle gambe ad alcuno, che anclie 
Tuoi dire lacerarne la fama quando 
è lontano, né può difendersi. 
tràase la gambe in spalla. V. méttes 
le gambe fi spalla. 

ftambàto. Più che nel senso di percossa 
data con g;amba Gambuta, noi lo 
diciamo per Corsa. 

fiftmbaal. Gamba di legno bipartita che 
s' introduce negli stivali per allar- 
garli, o tenerli ben distesi pel lu- 
strarli, forzando \ due pezzi con 
una lunga bietta. Gambali m. pi. 
Gambiere f. pi. Il gambale della 
lingua è fusto, pedale d' albero. 

fiambaiélla. Abbiamo il modo a gam- 
baiélla, e lo diciamo delle calzette 
slacciate e che si avvoltolan giù 
per le gambe, J campanella, 

fiambaraa. Far pesca di gamberi. 
» Ancora dicesl quel muoversi e 
menar di gambe che fanno i bam- 
bini messi a giacere sfasciati. Gam- 
bellore, Sgambellare, Springare. 

fiimbareen. Dim. di ([àmber. Gambe- 
vello. Gamberino In lingua è detto 
un ferro nel davanti delle carrozze, 
sènza gbeais. Specie di gambereìlo 
che ha un guscio tenero si che' si 
reputa non averlo. Molleca. 

fiambaròla. Diccsi quel cacciare improvv 
viso d* un piede Ira le gambe di 
uno che va per farlo cadere. Cam* 
bella, Gambello, Sgambello. 
Uà la gambaròla. V. sopra per V idea 
Far aambella. Dar la gambetta. 

fiambeei. Dim. di gamba. Gambuccia; 
e se si tratta di fiori ecc. Gam- 
bicino. 
9 Ancora si dice chi ha le gambe 
sottili. V. èmm de gambe sitile. 
Càmbef. insetto aquatico d' otto piedi 
or^Iinariamente, e due come brac- 
cia (xàifa) armate di morse o ta- 
naglie, due occhi a certa distanza 
r uno dair altro, ed una coda ar* 
ticolata. Ne hanno che ston con- 
tìnuamente nei fiumi, nelle paludi, 
sulla terra, e in mare; quindi se 
ne dbtinguono diverse specie.éram- 
beroj Gambaro, CancvQi . 



Gàmber. I legnai dicono quel ferro che 
è conficcato sur una panca per ap- 
puntellarvi il legno che voglloa 
piallare, perchè non iscorra. Gran- 
chio. 
» Chiamano i contadini un occhiello 
che ò air estremità della bura 
gamba, o pértega a cui con una 
catena si attacca im timoncello per 
aggiogarvi i buoi. Gancio. 
» della 8ti?a. Dicono nella parte Infe- 
riore della nostra provincia quello 
che nella superiore chiamano ma* 
saróla, ed è il ferro che investe 
r estremità della stiva con un ri- 
volto come scalinetto, onde tener 
fermo e presso il vomero (massa). 
Staffa della stiva. 
aadaa, o faa eòme 1 gàmber. Cammi- 
nare air indietro , e fare a rive- 
scio di quel che dovrebb' essere. 
Muoversi , o Fare come il gam^ 
bero. 

fiambétt. Dicesi in campagna il manico 
della falce fienaja (férr da segaa) 
che è deir altezza d' un tiomo. 
Braccio, o Manico. 

Gambétta. Dim. di gamba. Gambetta. 
p I magnani dicono una specie di 
dentatura della stanghetta in cui 
si incastrano gl'indegni della chia- 
ve per mandarla innanzi e Indie- 
tro. Gambetto. 

gambuta. V. flambeei. 

Qambinool. Gli agricoltori dicono quella 
parte del giogo de' buoi che passa 
loro sotto la gola, e serve a te- 
nerlo. Soltogola. 

dambaas. Specie di cavolo (vérza) di 
color bianco, qhe fa il cesto (bàlia) 
sodo, e raccolto come una palla. 
Gambugio, Cavolo cappuccio. 

Samiiia. il Vocabolario Milanese lo vor«» 
l'ebbe venuto dal tedesco. Macchi* 
nazione di più insieme a far danno 
o beffa ad alcuno. Complotto. 

(amiseli. Palla di filo ordinatamente, 
ravvolto per comodità di metterlo 
In uso. Gomitolo. 
Uà, sea In gemiselL Ravvolgere il filo 
come è detto sopro. Gomitolare ^ 
jfggomitolare. 

(anissa. Nome con cui si chiamano la 
due parti della faccia che guar<^ 
nepdo il contorno della bocca sono 
fornite di denti per lacerare , ta- 
gliare > o triturare gli alimenti, 



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— 446 -^ 



6A 



Ganaicia^ Mascella. Anche noi ab* 
biamo saiséUi. 

ttiaifti. Ma comunemitnte al pi. e anche 
8(itase. Cosi cbiamansi le dae 
puri! priocipali del|e morse che si 
aprono e serrano fion Yile, per 
{stringere e tener saldo aii lavoro 
sopra etii si ha da far fonia coeli 
«(rtimenti. Labbri ^ p Bocca della 
fìiorsa. 
mangia* a qiàtter ganàsce. Mangiar 
inoito. Macinare a due palmenti. 

da&assaal. Ciascuno dei denti da lato, 
che anche dipifin^o Ufi ii|a«|^Of. 
Mascellare. 

ftaiisseen. Siiobi dire dalle donne del 
denti dei bambini. Dentino. 

Ctilsfl). Qqeir osso legnoso per lo più 
i:ompÒ8to di due pezzi sodamente 
fra h»ro congiunti che si trova 
dentro alla polpa del frntto^ e ne 
contiene il seme detto mandorla 

Iàmia). IVocciolo, pqde snocciolare^ 
evare il nocciolo (tivaa fia ^ gaa- 
deall. 

{;lo«{;a« ai gandeij, Giocare^ o Fon- 
ai, noccioli. Dèi vafli giochi chr 
fonnosi con essi da| fanciulli • fie 
hanno alcuni con nome particolare. 

|ioagaa ài rneacQ» o niacèi. Fannosi 
delle masse d| tfe noccioli posti 
in triangolo 9 e up cjuar^o sopra, 
e tirandovi dpntro da certa di- 
stanza con up altro nocciolo^ (quello 
linqe ch^ cpglie 1* qnp o f altro 
mi|sso. Onesto gioco non pur fassl 
con noccioli, ma ancora con noci. 
Fare alle capaneile, o of/c pa» 
selle, o alle castelline, 

|;ioigaa a beùsoa. Consiste questo 

fioco nei tifare in aria cplla palma 
ella mnnp certp pumrro di noc- 
cioli per ripigliarli sul dosso di 
essa , o lino o più per vo(ta ; e 

Juando oj quel che ha £|[ittato I 
occio|i, non ne f iman^a siil dossp 
niunp, tocca di gittare ad un al- 
tro, e così si seguita, vincendo chi 
riesce a ripigliare I npccioU nel 
detto ipodo. Per lo più però il no- 
ciolo restato sui dqssp bisogna di 
nuovo gittarlo in aria , e iPtantp 
prenderne o unp o più di quelli 
che son per terra, è -con questi 
nella palma della n^ano ripigliare 
In essa il gittato; se non cne qua- 
st' ultpnp tassi talora anche sen^a 



che prima siasi pigliato noodoU 
sul dosso della mano: ma sarebbe 
lungheria «hi volesse tener dietro 
a tutte le piccole varietà etM so- 
gliono mettere i fanciulli in questi 
lor giochi, laonde pensata la con- 
(^>rmitè nel principale , pare che 
quando si tratti di riprendere noe* 
ciolp gettato^ con qualsiasi parti- 
oolarità di combinazioni ciò fac- 
ciasi, si possa pur sempre dire 
Giocare s o Fare a ripfgiino: e 
quando si devono ripigliare non 
ad uno ad une, ma tutti a mi 
tratto allora si diee Fare a sbre^ 
scia. 

glaigaa a fkrles. Pare anche questo 
gioco nient' altro che una varietà 
del sopraddetto , né 1' avrei posto 
se non avesse da noi quel nome 
particolare. C<msiste poi nel pi- 
gliare di terni uno o più noceioli 
tra r indice p. es. e il medio al- 
largati come fossero le due bian- 
che di una forbice, e così gittarll 
in aria, e ripigliarli nella palma 
della inano, o essi soli, o più eo- 
tnunemente cqn altri che intanto 
siansi di terra colla stessa roano 
roccoli 1. 

glongftà a fiàia^ etia. V. In etnaa. 

giongaa alla fèna. Infilasi un nocciolo 
col) uiia setola di crine di cavallo 
dove Ifo vinsi due fori tra i quali 
abbiavi cpuimunicasione per un 
interno canaletto, come dir vena, 
e fatta del crine una campanella. 
Ti si lega uno spago, col quale 
si «^iri^ in ruota il nocciolo infilato, 
e bisogna per vincere colpire con 
esso un altro nocciolo ohe è In 
terra; nìa se iì nocciolo girato tocca 
terra, allora si perde la Jf^U, e 
tocca girare ad un altro. Fare^ • 
Giocare a eavare. 

giongaa a ma. Stabilito il nomerò 
dei noccioli che voglionsi giocare, 
gitili In aria ciaj^cuno 1 suoi , e 
quello I cui noccioli gittatl rie- 
scono più vicini r uno all' altro , 
In modo però che vi ai possa pna- 
sare frammezzo il mignolo, prende 
tutti anche quelli degli altii , e li 
gitta, e quando sono per term, se 
due p. eé. sono cosi vicini ehe il 
mignolo non vi possa passare frnm- 
niezzQ^ il che qicesi dada ?-j locca 



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tiÀ 



_ì4t - 



GÀ 



a giocare a quell'altro i cui noe* 
ciolì giUQll la prima volta erano 
meno distanti I Urto dall* altro, e 
éusl via, r ultimo rinlanendo quello 
i noccioli del quale nella prima ti- 
rata rliisclroiio r Uno dall'altro I più 
discòsU. Quando poi non vi sia la 
soDraihdicAta vicinanza, traversato 
eoi dito lo spazio , specialmente 
quando non è sì grande > ira Un 
nocciolo e V altro -, il che dicono 
U|aa , si Caccia con un bufletto 
(^arleiglitti) V un nocciòlo cóntro 
r altro, e colpendo si vinctìno tutti 
due, se no, gioca un altro. Talora 
però non basta colpirne. Come è 
detto sopra, uno per vincere, ma 
bisogna che a due a dUe si truc- 
cìno tultì, e se avviente che il noc« 
dolo che si spinge ne urti due, si 
che InGnc ne rimanda uno dispari, 
per questo si fa a ripiglino y. so- 
pra. Fai'e d iruccinoj che però 
nel Dizionario è definito gioco fan- 
ciullesco che si fa traendo Un noc- 
dolo in terra , cui Un altro tira 
pure un nocciolo^ e cogliendo vin- 
ce > altrimenti il primo raccoglie 
il suo> e lo tira a quello che tirò 
l'avversario, e cosi si va conti- 
nuando a vicenda finché sia Colto 
e vinto. ^ 

gioigaa san naàs. E Un aitilo truc- 
cino anche questo, il quale <*on- 
aiste in ciò che si mette Un noc- 
ciolo in terra, e uno dei fanciulli 
giocatori itovi rasente, e miratolo 
d'alto in basso > lascia cadere ver- 
ticalmente Un altro nocciolo eh' ci 
ai tiene alla punta del naso> e se 
coglie quello che é in tetra, vìnce, 
se no, perde anche il proprio noc- 
ciolo* Usasi poi dagli altri a quello 
che fa il gioco dire ^ Maia ipapti 
e sèiza Bira per indicare che deve 
solo colla dirittura del guardò sa- 
per colpire giusto. Fare a iruótino, 
teaiiéU. Specie di arbusto , che pl*o- 
duce ciliege piccole le quali Uon 
hanno per cosi dire altro che noc- 
ciolo, e un sapore più o meno au- 
stero, amaro, ed acerbo, beccate 
spe^o dagli uccelli. Ciliegio sei-' 
valico r albero. Ciliegia selvatica 
il frutto , e Cerasuola nome co^ 
mune tanto air albero quanto al 
frutto. 



Haidièoft d ifeiltioi. Malore a guisa di 
Un noccioletto che viene altrui nella 
gavigne, ossia in quelle parti del 
ci*llo che sono poste sotto il grosso 
deir orecchio esterno, detto ceppo, 
e il confine delle mascelle. Gavine^. 
Gangole, 

tiaadileèii Uim. di; gaadaill. Noceto* 
letto, Gocciolino. 

Hait Doloroso ritiramento di tendini 
e dì muscoli per mala positura o 
per altra caufa. Granchio, 
àtuglià 1 ganf. Esser preso dhl gran* 
cnio, V. ganf. Essere aggranchiatot 
végaer al ganf. V. ganf. Jggratuhiàres 
Jggranciiiarsi* 

fiaraitU. Dai* sicurezza che alcuna cosa 
è come là si afierma. Assicurare^ 
Accertare — p. es. dice Un nego- 
ziante una merce esser di tal qua<< 
lità, e ài dubbio del compratore 
risponde: ve la garantissi, o g&e lA 
garantissi P^e ne assicuro, ve né 
accerto. Ne la assicuro. Ne /<* 
accerto. Sulla nkia fede. Ella è 
tosi in fede mia, -^ Garantire o 
meglio Guarentire in lingua è di' 
fèndere, proteggere, salvare. 
» Ancora si dice il promettere cha 
alcuno fa per altrui T adempimento 
delle Condiatiorti di un contratto ecc.j 
sottoponendosi ad adempirle egli 
stesso se T altro non le adempiai 
Entrare, o Essere, o Stare nialle* 
vadore, o sicuftà, Fate sicurtà* 
Abbiamo anche noi hsi ÉigML 
fiol che garantis^. Uuello che prO' 
mette ecc. v. suora. Malleoadore* 
e il Dizionario dà Come Usato dai 
Magalotti anche GqraMéi 

llaranzia. Assicurazione, cauzione, pro- 
messa di inànteiter sicuro, v. ga- 
rantii, tìatleveria, tlnlleOadoria, 
Sicurld. Crarantia , Gttarentia , o 
Guarentigia in lingua è salvezza^ 
protezione, sicurezza, difesa. 

tfaràttonla. Specie di baccello bislungo, 
spesso , tortuoso, molto simile a 
quello delle fave, ma più lungo a 
più schiacciato, che secco è dolcì- 
gno, e racchiude und polpa zuc- 
cherina. Carruba, Caruha, Car- 
rubo, poi Carrubbio, Guainclla è 
r albero che lo produce. 

6ai1i^. Pi7 che in altro senso lo diclamo 
per intrigo, raggiro. Garbuglia. 

(làrbo^Jètt^ Massa coiifiijia, o awolgi- 



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■ èk 



— iìi — 



a 



mento disonlìnato di pia cose p. 
es. diverse fila di un» matassa. 
Garbuglioj Batuffo, Batuffolo. 
Sarevll. Diciamo la pólpa della noce 
quand' è mttd intera.. Gariglioj 
Gheriglio, e per quella lamiUetta 
legnosa che la intrammezza v. ca- 
lùi e al nome di lingua aggiuri- 
g^si. Sello. 
é Ancora dicèsi nel ^ioco delle pal- 
lottole (boiggé) r esser tutte quelle 
di uno dei giocatori, o di nna delle 

Starti avversarie vicine al lecco 
boHgiin): onde ht garelli è lo stesso 
che fiala da tré ^ìoè aver uno dei 
giocatori ecc. tutte tre le sue bocce 
vicine al lecco. Jvèr verzicola; 

• che è pur nome del ^toco dèi tre- 
éette, e significa combmazione delle 
tre carte asso, due, tre del mede- 
éimo seme riunite insieme alla 
inano di Imo dèi giocatóri, il che 
gli porta vantaggio di tre punti; 
combinazione cne chiamiamo nà- 
poula, napoaliUna, e che anche 
ì fiorentini, come nota il Vocabo- 
lario Milanese, dicono volgarmente 
iiapolitana. 

Gardinàla. Y. cardinàla. 

fiaribouldeen. Strumento di Terrò ritorlo 
da uno de* capi , che serve per a- 
prire la serratura senza chiame. 
Grimaldello; e quand' esso è pic- 
colo Gingillo, 

6aniér&. Arnese di sn(;{;ìna (mèle|a). di 
cui sono parecchie inaiieUe legale 
le une accanto alte altre come 
ventaglio aperto, e gli steli le^^uii 
in tondo ne foruuinn il manico^ ma 
per lo pift questo è un bastone 
introdotto negli steli lasciali più 
corti. Granala. 
m Diciamo nltiesi una fascina (fasseen) 
nella quale non siano rami un po' 

grossi, ossia bastoni. Fasclnello, 
Icesi pure a rimedio che guarisca 
immediatamente, e per intero. Ri- 
medio presenlxxneo — èsser na gar- 
néra, o faa na gaméra. Esser ri- 
medio presenlaneo. 

• de sangnaaina. Specie di rozza gra- 
nata fatta di vermene (bacchétte) 
di sanguine (sangnaniiia) per spaz- 
zare la stalla, la corte. Scopa. 

» de belvedii. Rozza granata anche 
questa per lo stesso uso della pre- 
cedente, e anche specialmente per 



iscopare i grani suH'aja, ed è for- 
mata di romuscelli d' un frutice 
che cresce alletto e assai ramoso. 
Scopa, 

giméra nova q^izza béaa la ca. Si- 
gnifica che comunemente chi fa 
per altrui nel principiò mostra una 
gran diligenza la qdalè pòi non è 
durevole. La granata nuova spazza 
bene la casa. Granata nuova sco^ 
pa bene Ire giorni. Fallar nuovo 
tre di betono. 
fiarìier&da. Cólpo datar colla granata. 

Grandlalbi 
daròffol Pianta erbacea che nella forma 
dello stelo e delle foglie ha certa 
somiglianza colla ^rami^na , ma 
produce fiori a variatissimi e vì<s 
voci colori e di gratissimo olezzo. 
Garofano, e anche Gara fola. 

» peana d' angal. Garofanò bianco 
screziato, o brizzolato di ^osa, o 
rosso. Garofano vergàio j o briz* 
zOlato. 

» s'ciappòon. Garofano i cui petali 
non istnnno dentro al loro calice 
ma o' escono fendendolo da una 
bandd. 

coor de garèffol T. eoor. 

daa r ovdoor o 'I savoiir do girdffol. 
Garofanare, 
fiaroafoaieen. Così chiamiamo quella 
pianta ar\ense che produce garo- 
fanetli scempi, e si coltila negli 
orli a farne contorno alle ajuole. 
Margheritina. 
fiàrza. Specie di velo piuttosto rado, e 
n' ha di seta , lana e di cotone , 
ma questo chiamasi con nome par- 
ticolare gasa. Garzo. 
darzòon o garzòon de bovtté|;a. Giovin- 
cello che fa i servigi di una bot- 
tega. FallorellOj Fatlorello. 

9 Ancora si dice chi si alloga con 
alcuno per lavorare. Anche in lin- 
gua Garzone, che in primo signi- 
ficato vuol dire fanciullo, giova- 
netto, e propriamente chi è In età 
dui «ette ai quattordici anni. 

» da maradoar. Quel giovinetto che 
serve al muratore, manovale. 
fiarzomizeU. Dim< di ganèon. Fattorino. 
fiaaaa o faa gataa. uicesi dei carboni 
quando infuocati sf fanno diventar 
braci. Jbragiare , Àbbraciare , e 
si dislingua bene da abbracciare, 
stringere colle braccia. 



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6A 



— «49 — 



GA 



-tfeiàasa. L' lìiAiocatai che fanlio i cor- 
boni e d'netilor hrùvujéccendersi. 
ttasèen. Przzo di terrò disiovcuio nei 
compi. CItba, Zollo. 

M de poilénti. Pfzzo grosso di po- 
lenta rome che 8ia spiicolo da 
esso. Mttssa di pnlenla, 
fiasoaiàda. Colpt> di zullu. Zollata. 

daa, o traa delle gascunide adree a 
ferghean. Lonciore dieiio od altrui 
delle zolle. AzzoiUtie atvutio, 
ttàsper. rs'. proprio di personu. Caspa- 

re, Gasparo. 
Qais. Chiuinaiio i fiMci un fluido ela- 
stico oeriiornìe a cui col mezzo 
del calorico una sostanza riducisi, 
e che s>er%e poi a di\ersi usi della 
medicina > delie ani ecc. Gas , o 
Gas. 

» Ancora diciamo una specie di garzo 
di cotone. V. girza. i-he si dolesse 
dire per aweiitiira Garzo di co" 
toneì 
Qàasa. Cosi diciamo l' addoppiatura for- 
mata dal cappii». Slolja. 
ttatt. (Quadrupede che è tenuto nelle 
case come nemico dei topi da cui 
tiene liberate le case. Gallo. 

9 Ancora si dice di persona cui place 
rubare. Ladro^ Trafnrello. 

» Par stntesi detto pt*r pt*rsoiui sem- 
plicemente. Flato. ^]é noùmmaiii 
doi gatt. Arili sono che due liuti. 

» Alliesi quei come bioccolelli dì 
poh ere ecc. che si fanno sotto I 
letti e i mobili., e che somi(;liano 
appunto, come dice il Vocabolario 
Parmigiano nell' Appendice^ al 
gatto del pioppo. SrooitjUa. 

tesar e! gatt sol foch. V. in foch. 

teaer caaa e gatt. V. in caan. 

tesar 8?élt etnie *a gatt de màrmor. 
Dicesl altrui uer fargli biasimo o 
rimprovero di troppa lentezza. 
Muoversi rome mici galla di piom" 
ùoj Esser destro come una cas' 
sapaiicOi 

Bf ae pool, o né blseégBa dil gatt, le 
Be r è In dal saccli. È proverbio 
che significa che non si deve far 
capitale di checchessia, finché non 
ai ha veramente in potere. ISon 
dir quattro, se non si ha nel 
sacco. 

iàà 'ì aoBBeUeB,. o *\ aoBgnilB del gatt. 
Dicesi specialmente de' bambini 
«luaiido fanno sonni assai brevi, si | 



che di momento In momento eort 
desti. Perchè non potrebbe dirsi 
anche in lingua Fare i sonnereiU 
del gatto? 

fvand màBca ì gatt, o via 1 gatt, ai 
sórech el bàlia. Dicesi quando al* 
cullo, o alcuni si dan buon tempo, 
e tiolosciano quel che dovrebbero 
fare, perché è lontano quel che 
può col timore tenerli in dovere. 
JDove il OH son gatte, o quando Id 
galla non è in paese, i topi hai» 
la no. 

tiraa fora la castagna coùlla zànfa del 
gatt. Dicesi di chi asiulameiite pro- 
caccia suo intentò con pericolo 
altrui. Cavare il granchio dalla 
buca etti a man d^ altri. 
Cràtta. l'a femmina del gatto. Gatto. 

» Téceia. Dicesi a persona astuta^ e 
scaltrita. Putta scodata. 

» la gatta fìrezzoùsa la faa i meneen 
èrb. Dìcc.hì altrui per niusirai*i! che 
cidla prescia le c(»se non possono 
riuscir bene. Gatta frettolosa fd 
i macini ciechi, 

tóose delle gatte da pelaa. Si suol 

dire per brigarsi, o togliersi degli 

' impicci per questo e per quello^ 

Prendere, o aver preso la gabella 

dfgli impacci. 

tutti i gh' aa la so gitta da pelaaa. 
Significa che ciascuno hu i suoi 
fastidi. Ognuno ha il suo impic^ 
cala a 11^ uscio. 
dattamògna. Dicesi di persona che si 
infinge semplice e buona, e non é* 
Gatta morta, Fagnone, Sorbone» 
Gattell. Dim. dì gatt. Gattino, Gattuccio* 

» Dicono I muratori quello menso- 
letta ( mesoalétta ) che s' inchioda 
per varii usi nelle abetelle ( caB** 
déle) dei ponti da fabbrica, e on« 
Cora quella mensola o peduccio 
che si pone per sostegno sotto i 
capi delle travi fitte al muro. BeC'^ . 
cattilo» 

» In generale nelle orli qualsiasi 
mensolelta che s' infigge o si ferma 
perchè regga e sostenga qualche 
cosa. Beccatello ; e se la sua fi- 
gura é di un K coricata chiamasi 
anche Erre f. 
Qattélla. È il nome che diamo a quel 
bochi da seta che intristiscono, e 
degenerano In bacherozzoli da get« 
tar vìa* Forse potrebbe dirsi Bru^ 

Oó 



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CA 



— 350 — 



GA 



ctolnizo dim« e peggioràliTO di 
Brucio^ verme. 

Oattòon. Acer, di gatt. Gallone, 
ftndaa in gattòon. Camminare colle 
mani in terra. Andar carpone^ o 
carponi y Carpare. 

fiàttOBla. E ii nome di certi bachi che 
riescono assai dannosi alle erbe 
ecc. i e specialmente delle larve 
delle falene il cui carattere è la 
pelosità generale o parziale. /{fica^ 
Entra, Bnico, Bfucio. 

(ìavard. Piccola pala di ferro allarj^ata, 

Ciana ali* estremità inferiore con 
asse sponde ai lati, e con lun^^o 
manico per prendere braci o ce- 
nere. Palella, 
p o ga?ardàda. Quella quantità di 
braci ecc. che può essere conte- 
nuta in una paletta. Da pala ab- 
biamo nel Dizionario palata: forse 
r analogia potrebbe permettere che 
da paletta si facesse Palellala. 

6avafdàda. Colpo dato con una paletta. 
V. sopnu 

Cravardeeii. Uim. e vezzeggiativo di ga- 
tard. Palellina. 

divarell. Specie di anitra (aàdrètt) sai; 
vatica; ed è quella che il Professore 
emerito di Storia Naturale nel no- 
stro Liceo Giuseppe Sonsis rispon- 
dendo a quesiti superiormente dati 
sullo stato fisico del paese chiama 
Garcjanello. 

6&V9II. Diresì ciascuno di quei pezzi 
curvi della ruota ch« ne formano 
la circonferenza, e ni*i quali s' in- 
cisi rano i cerchioni (torce) Quarto. 

Gaveeil. Diciamo di persona tutta bi- 
storta. Sbiienco. 

Giver. Lo stesso che gavàréll v. 

» Ancora si dice per persona rozza. 
Zolivo, Zulicone. 

Gavétta. Dicesi una mitassina di mi- 

nuge (còrde da vloalean) Gavetla. 

9 Ancora certa quantità di spago 

aggomitolata. Goinilolello di spago, 

fiavòtt. Danza di carattere gajo e gra- 
devole ^ e di movimento un po' 
vivace. Gavolla. 

dazia. Tanto il bel fiore giallo, duanto 

la pianta che lo dh.Gaggia, Acacia, 

€OBloar gazia. Bel color giallo quale 

appuntof quello del fiore che ha 

questo nome. Colore di gaggia, 

6àzza. Uccello variegato di bianco e di 
nei*o a grandi macchie^ con lunga 



codft che va continuamente dimeni 
nando; esso è allegro, vivace, cian- 
cia quasi tutto guimo^ furbo del 
resto e ladro, e impara facilmente 
à borbottar qualche parola, onde 
alcuni si piaciono di tenerlo^ e la-* 
sciarlo anche andar libero per casa. 
Gazza, Gazzerd. 

Cràzza. Ancora dlcesi di chi parla molto 
e senza fondamento. Gracchia > 
Gracchione, 
» fèria. Specie di gazzera che ha le 
penne reltriei delle ali azzurre con 
strisce traversali bianche e nere, 
e il corpo di color brunn-r«Hsasiro- 
ferruginoso variato, e che suole 
nelle cavità di alcuni albfrì farpruv' 
vigione di ghiande . di no«!i , di 
nocciuole (^nzóle) e altri simili 
frulli, o sementi ptr r inverno. 
Ghiandaja^ e anche Gazza ghiaH'' 
daja, 

fiazsabeàj. Confusione, mcscuglto di 
cose e di persone. Guazzabuglio, 

Gazzaglièe. Rumore che f inno rhiacchr- 
rando o canticchiando uiA perirne 
adunate insieme. C/i»ricr/ieWo, Gar^ 
gagltalas Passenijo, che propria- 
mente è canto di molle passere 
insieme unite. 

Gazzèer. V. gazzagbès. 

fiazzòt. Pare che sia il pulcino della 
gazzera. Gazze rollo ; perchè lo 
usiamo nella frase = ingotsaa cè- 
rne *i gazsòtt per dire rimpinzare. 
» Altresì lo usiamo figuratamente pi*!* 
dire persona sempitce. Garzcrolto, 
Herloilo, 

6eloi|8Ìa.Travaglio di chi amando troppo 
una persona, o forse più rsalta- 
mente di chi amando troppo sd 
stesso in Una persona, teme non 
essa divida con altri il sUn ofTv^tto. 
Gelosia y che pur si trasferisce ad 
altri timori ed apprens^ioni : onde 
diciamo gelousia de mesteer Invi-- 
dia, e fors* anrhe Gelosia di m*?- 
sliere quel dispiacere e timore che 
hassl da taluni che quelli della 
medesima arte o professione sinn 
più adoprati, e abbiano più fortuna. 
» Altresì chiusura esterna di finestra 
formata di due sportelli, attraver- 
sati ciascuno di sottili regoli , o 
stecche , spesse , parallele , calet- 
tate (tratte iasémma) obbliqua- 
mente nel tel.'jo; e talvolta» spc- 



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UR 



- -251 ^ 



GÈ 



rÌHlmeiile nellu porte inferi«>re ini- 
IKi'nìate ai due capi, e annesse ud 
una bacchetta di ftirro per gii'arle 
u volontà, onde a\ere piò o meno 
luce. Persiana, 

lìfl«98ii. ^' ha ancora o stecche libere, 
targhe e sottili, tenute parallele da 
•tane di nastro o passamano, e da 
potersi volgere a varia inclinazio- 
ne, e raccogliere, e alzare contro 
r architrave mediante funiciHe che 
ricadono da lato contro gli stipiti 
delle fiirestre. Pertìami da tirare. 
# Pur chiamasi tin' asse variamente 
traforata , che è infissa . o ponsi 
nella parte inferiore delle basse 
finestre a terreno ( a pianterèen ) 
per impedire in grosso V altrui 
\\8i ti. Gelosia. 

ieloisio. Chiamano i giardinieri quei le- 
gnami incrociati che serpono di so- 
stegno alle piante con che^i coprono 
spalliere, pergolati ecc. Gralicolali. 

fiéaer. Più che nel senso di ciò che è 
cemune a più specie, come è spie- 
gato dal Dizionario, noi lo usiamo 
per qualità, sorta. Genere. 
» Chiamiamo altresì ttitti indifferen- 
temente i grani. Derrata. 
IB géBar. Come dire: se si parla, o si 
tratta. In fatto —p. es, in géier de 
ttkber de divoixlòeii el tal libréer el 
ghe m' aa di beUissim. In fatto di 
ìibii oscet ci a tal liinjo n: la 
di bellissimi. 

ièiBt datura, uìclinazione. Genio. 

€61(^6 o xenocc. L' articolazione della 
coscia colla gamba, ed è formata 
di una testa ossea che penetra in 
una cavità ov'essa gira e si move 
in ogni senso. Ginocchio, e in pi. 
Ginocchi, e Ginocchia, f. 
MléUf di genocc. M. balléUa. 

Ceievcdatori. Arnese di due plani ori- 
zontalì , uno basso e sporgente a 
modo di scalino per piegarvi su 
le ginocchia , V altro parallelo a 
qoeilo ma più elevato per appog- 
giarvi le braccia; e talora lo spa- 
zio che è tra V uno e T altro , o 
parte solamente di esso forma cas- 
sctt^i per riporvi libri eec. Ingi- 
nocchtatojo. 

fiantaciiA. Dim. di geaosc. Genocchietto. 

faa geaoaciia uicesi di chi ha le 

gambe deboli, e gli si piegano nel 

camminare le ginocchia. Stare j o 



Hegijersi male sui picciuoli, Cem* 
penuiire y spiegato nel Dizionario 
ner inciampare sovente perjdebo- 
Iczza di gambe. 

Genova. Non pur chiamiamojla capitale 
della Ijiguria. Genova, ma ancora 
la moneta d' oro i^i coniata che 
anche diciamo doùppla de gènoiva, 
o doùbblft. Gen ovina, Geno vino. 

fientàja. Gente abbietta e spregievole. 
Gentaglia, Genlame. 

(eral4ina. Ho trovato nel Volume XII 
del Dizionario delle 8cienze IVa- 
turali pubblicato in Firenze per 
V. Battelli e Com. questo uccello 
essere il Foltolino. 

Scranni. Fiore odoroso, di cui sono 
inolte le specie tanto per la va- 
rietà delle foglie quali più quali 
meno frastagliate e lisce o pelo- 
sette, quanto per la varietà delle 
grandezze e dei colori dei cinque 
petali , i più vasfamente screziati 
verso il peduncolo. Geranio, 

fieraat. Coperto di ghiaja. Inghiarato, 
da inghiarare. Inghiarato è altresì 
nome, ed è lo strato di ghiaja 
onde si copre una strada^ che noi 
credo diciamo ingeràda. 

derélla. E un guscio osseo d' un verme 
che vi sta chiuso dentro, e n' hanno 
di forma spirale ( a limàga ), e di 
forma subrotonda, compressa o ap- 
pianata, a due valve o parli arti- 
colate insieme come a scatola, e 
|all sou quelli che contengono le 
perle. Conchiglia, Dì i echio. 

Crérlo. Paniere di vinchi fatto a cam* 
pana, c<m maniglia in cui si met* 
tono le braccia per tenerselo dietro 
le spalle ad uso di trasportar pane. 
Colta, Gerla. 

Goroimeen. Pare come un dim. di gè- 
rènni. Fi. proprio di persona. Momo, 
Momolo, Momino. 

Gerènni. V. geroiuneen. Girolamo. 

Sèrra. Rena grossa, entrovì mescolati 
sassuoli. Ghiaja, Ghiara. 

Mrre. Chiamiamo i terreni ghiaiosi Iji-» 
torno alle aque. Greti, Gniareti. 

Garrétti. Ghiaja minuta. Ghiajuzza: 

fierrèon. Grossa ghiaja. Ghiarone. 

Gésns. Usiamo dire in de 'a gésis per 
dire in un momento. In un attimo. 
In un credo: anche noi abbiamo 
in de 'n crédo. 

6i88. Cosi lo spiega 11 Dizionario zr Ria? 



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GH 



— ibi — 



GH 



ieria simile a calcina^ falla per io 
più di pielra colla in ft»rnace , la 
quale serve a varii usi. Gesso, 
eba gh' aa del géss. Gessoso, 
dia fa figura de gèss. Gessajoio^ Ges-^ 

sajìwlo. 

papa de géss. Diuesi alirui quando 

sia tulio affiato senza muoversi. 

Magio, e dice il nizinnarìo lolla 

la metafora dalle figure de* Re Magi 

che 8Ì pongono nelle rapppresen- 

lazloni del presepio. 

6be. Pronome, e corrisponde a hii ^ a 

lei, a loro. Gli, o Le, o Loro — 

p. es. ghe vourii beòn? ^/i, o le volete, 

o volete loro bene f secondo che 

, si trallìi di una o più persone: — 

gbe la daròa me la bornia maan, Gli^ 

o le darò io la mancia, secondo 

che si parla di uomo, o di djonna; 

oppure darò loro io la mancia, se 

si parla di più. 

9 Avv. in quel luogo. Ci , o Fi — 

gb* andarli? gb' andaròo senz'alter. 

C andrete? C andrò, o r andrò 

senz^ altro, cioè indubiamenle. 

fibéda. Dicono i nostri campagnoli quel 

che noi con vorabolo tedesco di-» 

clamo scòos. Grembo. 

fibèlfa. È voce di camp'ignoli per binda, 

o mazz de flonr. Mazzo, Mazzetto, 

fibòga. INon si usa che al pi. per bòtte. 

V. bòtta. 
6bel, e pi. gbéi, o gbi. Corrispondono a 
Glielo, Glieli — gbel diròo, glielo 
dirò, gbi mandaroumm, glieli man-^ 
de remo — me gbel, o gU màn4i. È 
una specie d' imprecazione, lo lo, 
o // mando alla malora, 
«bètte. V. boùttina. 

fibeùmma. Umore viscoso eh' esce da 
certi alberi. Gomma. 
9 cbe se fa sa J èss. Cosi diciamo 
quella grossezza che vieiije a for- 
marsi per osso rotlo^ o slogato, o 
mal rimesso. Soprosso j e ancht» 
Gomma. 
poùlla gbeùmma. Dicesi dì aqua n co- 
lore in cui si sia fatta sciogliere 
qualche gomuìa. Gommalo, 
iàà la gbeimma. Bagnare cqp aqua 
gommala. Ingommare. 
fbeiiss. Scorza più o men dura che 
contiene o irullo, o seine^ o ani-^ 
male ecc. Guscio. 
ésier gnanmò, o ne èsser gnanmè fora 
M gbeiss. Dicesi per significare 



che una persona ò ancora giovine, 
e manca di cognizione e d' espe« 
rienza. Avere ancora H guscio in 
capo. 
tiraa fora dal gbenss. Sgusciare. 
Gbeùssa. È questo il nome generico che 
noi diamo alle scorze di parecchi 
frutti; ma non gli corrispondendo 
sempre in lingua il medesimo no* 
me, forz' è fare articoli separali. 

• dèlie castagne. La scorza delle casta« 
gne, che è coriacea, esternamente 
liscia e lucente, di color bruno ros^- 
siccio, eccetto che nel bellico (cil), 
per cui é attaccala al riccio (rizx). 
Buccia. 

• de noiis. Scorza legnosa, dura, non 
liscia, formata di due valve, o cop* 
pelle mezze tonde od ovali, com« 
bacianlisi più o men fortemente 
che contiene il gheriglio (garelli) 
della noce. Guscio della nnce. 

» de fasòi, de fava, de ni7iòen. Guscio 
che contiene i granelli di cotesti 
legumi. Baccello , Siliqua , Ga* 
glinolo , Guscio di fagiuoli , di 
fava , di piselli. Gli sc<imparti« 
menti poi che contengotio nelle 
silique ciasi-un grano si dicono 
Cnseth, o Caselline. 

• deU*ùTa. La pelle dell'acino (grani) 
dell' uvH, specialmente quando è 
vuota. Buccia, Fiocine ni. 

Gbeiist. Non pure nel senso jiroprio di 
quello di'i cinque sentimenti per 
cui si distinguono i sapori, ma an« 
coro nel Ggui*ato di quella facullà 
che prendi*ndo diletto del bu« no 
e dell' ottimo lo sa riconoscere e 
scegliere, e altresì in quello di 
piacere. Gusto, 

p matt. Diletto grandissimo. Piacer 
pazzo. 

ali gbenst. Dicesi quando una cosa 
è simile , o fatta conformemente 
ad uir altra. Jtla foggia. Simile, 
Sull^ andare, Snli^ aria. — p. e«. 
r è n vestiit snl gbenst del mee, È 
UH abito sull^ arta, o alla foggia 
del mio , o simile al mia — él 
gb*aa*n scrlfer seni gbenst de ere. 
Egli ha uno scrivere suU' andare 
di ecc.,*/m//e a ecc. 

èsser in san Tistèss gbenit Essere 

r presso a poco della medesima qua« 
ila coudizione. Essere su una 
dafa. 



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GH 



253 — 



m 



Oieiu. Agg. di cosa che finisce ia punto. 
ÀquztOs Acuto. 

6Uss. I>ìm. di coidoilètt. t. CioilO" 
lino, Ghiaja grossa. 

ff rfgma. Aspetto, volto, ma per lo più 
dicesi per disprezzo, e significa 
faccia esosa, viso antipatico, //u- 
chera, Lncheria. 

Wfiaa. Voce campestre per Rìdere. 
Ghignare in lingua o soggliignare 
è leggermente ridere per tscherzo 
o sdegno. 

^i ptAiia. £ voce anclie questa della 
campagna per Risata. Il ghignala 
della lìngua è V atto dei ridere che 
altri fu per beffa, e scherno. 

WÉtgUftn RÌ!>o hfffardo e fatto per I- 
scherno. Ghigno , Gliignelto. INè 
il nostro ghigBlin nii purebhe esat- 
tamente signitirato da ghignala, 
perchè con quello noi esprimiamo 
piuttosto un malizioso e artifiziato 
»o{jghigno, o dirò meglio atleg- 
giismenio al sorriso. 

nigllécB. Pare che sia dal francese, 
ma per quel traslulo onde il nome 
della causa sì trasporta ali* effetto^ 
perchè iìoxe in francese vuol dire 
disdetta e particolarmente nel gio- 
co , da noi significa. Dispiacere , 
Dispetto. 
tkcU dd gblgnòon. Viso antipatico. 
Faccia esosa. 

Olisa- Ferro fuso e non ancora appu- 
rato. Ferraccio, Ferro crudo in 
getti. 

fiUcca. Queir abito largo e corto sen/.a 
falde (àie, o alòon) che portano i 
cacciatori con particolari tasche 
nei dinanzi . e per lo più anche 
un tascoue che ricoiTc orizontal- 
mente tulia la parte di dietro. 
Cacciatora. 

ttacUtt, o zachètt. lÈ^ come un dim. di 
clicca, ed è uu abito d' uomo senza 
laide che serra piuttosto alla vita. 
Giavch*'tta. 

fiUcliétta CI zachétta. V. giachétt 

ttild. Colore che può dirsi in generale 

somiliare a quello dell* oro. Giallo, 

e « con vocabolo antiquato anche 

Gì al do. 

dlfamtaa glald. Ingiallare, fngiallìre. 

ttraa al glaM. Tendere al giallo. 

Gialleggiare. 
Attira ai glald. Gialleggiante, GiaU 
liutro , Giallognolo i ma questo. 



soggiunge il Dizionario, è propria* 
mente un giallo scolorito. 

fiialdeozz. Dicesi di color giallo ma 
sucido, cioè, come intendono I pit- 
rori, che non ha quella vivacità 
che sogliono avere tutti i colori 
schietti. Giallaccio. Il gialluccio 
di lingua non è che dim. di giallo^ 
cioè iilquanto giallo. 
9 Ancora usasi come nome per dire 
giallezza sucida.G/ri//ore,^/(i//i/me. 

6ialdòoa. Più che come accr. di glald« 
lo usiamo quasi nome di persona 
che per interna infezione ha la 
carne che tende al giallo. Impol^ 
minato, Tisicnszo, 

Glancliètt Pesce marino branco, assai 
minuto , che Vendesi dai pizzica* 
gnoli in cestelle. ^iaitc/ie///j Jac* 
citelli, Janvhetti. 

filanda. Bacca prodotta dal rovere ecc. 

Ghianda. 

èsser in glande, o sglandaat Avere 

panni logori addt»sso.£««ere ràf an« 

dellato, ed anchei^««ere in miseria. 

filàngOQla. C4»si è definita nel Vocabo* 
lario Melodico italiano — Organo 
molliccio , granulato , globuloso 
dtst inalo nel c4U*po degli animali 
a formare dal sangue altri fiuldl 
che poi per appositi canali reca 
al loro destino. Gianduia, Ghian* 
dilla. Ma iiel parlare comune del 
dialetto s' intende la ghiandola inV 
grossa! a, e indurita, indicando però 
Sempre il luogo dovt? si trova quel* 
r alterazione, e quando sì dice as* 
soluUimente, s* intende per lo piai 
r ingrossamento e induriin^'ntb 
delle glandole della parie superiore 
del collo e della inferiore della 
faccia, dHIo al pi. Scrofuie, Stni* 
me, e anche al s. Gangola, il qual 
nome parri*bbe potersi estendere 
air ingrossamento ecc. di qualsiasi 
glandola, se 1* ngff. gangoloso^ che 
ne deriva, non solo significa pieno 
di gangole, ma anche si dice per 
similitudine di altre enfiagioni del 
corpo a somiglianza delle piandole, 
pléen dQ giàngenle. Dicesi di fegato 
ecc. che abbia molti dei sopraddetti 
ingrossamenti, e iudurimenti. Gàiìm 
goloso» 

Planiceli e glannl. Dlcesi aa freddo puot 
gente. Ghiado, Sido. 

Glafòon. Specie di paniaa c|)e nat^f 



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ai 



zizQiiia nel riso, m* se ne lfovn I 
anche nel frunieiilone; fu una s|Hga | 
luttu peUisa, e produce un grano 
simile u quello del mig;lio. ma di 
un colore verdastro, Giavone. 
TroTo questo nome nel Dizionario 
delle scienze naturali che ho ri- 
cordalo in geraldina. 

Giazint Tanto nome proprio di persona, 
come di un flore vaj;o e odoroso. 
Gìdcinliì. 

Wtzs. Aqua congelata. Ghiaccia, 
àqua In giàzz. 4qua tenuta in ghiaccio 
perché diventi, o si conservi ben 
fredda. Jqua doluta, Diaccinlina; 
che i fiorentini dicono anche diac- 
cio in vece dì ghiaccio, 
romper el giazz. Pare la prima volta 
lina cosa. Abbiamo anche in lingua, 
Rompere il ghiaccio, che è spie* 
gaio fare la slrada altrui in al- 
cuna cosa, cominciandola a trat- 
iare e agevolandone la ìnlelligeiua; 
e Rompere il guado , cioè essere 
il primo a fare o a tentare di fare 
alcuna cosa. Ma pensando che ì* ef« 
fello è il medesimo per chi fa una 
rosa la prima voli a, che so ne fa 
come dire là strada, e mc la age- 
vola come che sia per le volle suc^ 
cessive , avviserei che i due modi 
della lingua possano tenersi cor- 
rispondenti al nostro. 

fiiàzza. nieono i cuochi una crostala che 
fanno ai dolci con flor di farina , 
zucchero, chiara d' uova e sugo di 
limoni. Ghiaccia, Lustrata. 

Slazzaa. Dicesl del soverchio freddo 
prodotto sui denti dal cibi o dalle 
bevande troppo ft-edde , o gelate. 
Mozzare i denti. 
tèa giaszaa. Far divenire ghiacciato. 
Jgghiacciare , che è pero anche 
neutro e lo slesso che JgghiàC" 
darsi, cioè divenir freddo a guisa 
di ghiaccio, o congelarsi, divenir 
ghiaccio. 

filazzàase. Agghiacciare, Agghiacciarsi. 
V. qui sopra l' idea. 

«azzaat o ftédd giazuat. Freddo come 
ghiaccio. Agghiacciato, 

tlazzéra. Serbaiòjo di ghiaccio o neve 
sia per averne anche nei bollori 
deir estate, sìa per rìporvi in quella 
stagione carni e altre cose perchè 
non si corrompano. Ghiacciaia. 

Aaziool. V. dènt Ghiaccinolo in lingua 



254 — Gì 

non è dato nel Dizionario che come 
nome a differenza del sue-sinooiino 
dlocduolo che è pure aggettivo. 
V410I poi significare quel che noi 
diciamuT eaadiMtt dèlie gréado. v., 
e dai giojeHieri è così chiamato 
un difetto delle gioie che sono come 
incrinate ( coin aèUe crèio, cioè 
sottilissime fessurette ) per essere 
state, traile con troppa violenza 
dalla ca%tt. 
èrba giazzòla. V. in èrba, 
ftibba. Specie di marsina d' un taglio 
un po' alla vecchia. Giubba. 

• Ancora suolsi dire per far rimpro- 
vero a chi manchi dì decenza di 
urbanità. Malcreato, 

• E altresì dicesi a donna nello stesso 
significato di bal&adra. v. 

GieùdCHi. Tanto chi per pubblica anto- 
riià decide le cause, e sentenzia l 
i rei, quanto chi giudica, è ca- 
pace (li giudicare sanamente di 
chicchessia, o è scello arbitro per 
finire una controversia fra due 

Riù contendenti. Giudice. 
ielle bilance e nelle stadere dicesl 
quel ferro appiccato allo stile, eh*; 
stando a piombo mostra 1* equUi" 
brio. Ago. 
èsser in gieàdes. Ditesi della stadera, 
della bilancia quando l' ago soprad- 
detto è a piombo. Essere in òi* 
lancio, o in bilico. 
ftieiga. Sesto mese dell' anno. Giugno. 
aprili gaànca 'n il , magg adigg . 
gieagn slarga *1 ponga. ▼. in aprffl. 
Hienst N. Ciò che è secondo T equità, 
e il diritto. Giusto, Giustizia. 
èsser de gienst. Essere secondo giu- 
stizia. Esser giusto. Esser dovere. 
Gienst. A|>pg. così in senso di conforme ad 
equità e giustizia, come in signi- 
ficato di esatto, pantuale. Giusto. 
» Se si aggiunge a cibo vuol dire 
fatto cuocere con condimenti ac- 
ciocché riesca gradito e gustoso. 
Condito, Racconcio. 
9 Se si aggiunge ad abito simile 
significa rimesso in buon stato, in 
ordine di servirsene. Acconcio, 
Rassettato. 
» E ancora aggiunto ad abito si- 
mile significa quale ha da estere 
ben piegato ecc. Assettato --w^- 
titta ze gieùsta qnèlla wénU. Ripo- 
nete ben assetata guella veste, 



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CI 



— 255 — 



Gì 



01«a8t o ileàstt. È àiictie arv. e serve 
A costante o sicura affermazione. 
Giti sto. Appunto t Per l* appunto ^ 
Propriamente. 
In poit. Suolsi dire quando alcuna 
cosa si afferma appi-esso un poco 
«li riflessione o di comnulo che 
siasi fatto. Appunto, Per t appunto 



— p. es. i gara gieust in poti qvàt* 
ter Bieef. Saranno per l appunto 
quattro mesi. 



•k gfeistl EsclamaEione di negativa. 
Oh pensate! 

€ige. listiamo questo vocabolo nella 
frtise -- fit gigo figo. E dicesl per 
imitare il crepito che fanno tal- 
volta le scarpe In comminando. 
Scricctiioiare. 

fHlee. Dal francese. Quelln parte del ve- 
stimento d' uomo senza maniche 
e con due tacchine sul davanti ta* 
lora finte> che copre V imbusto^ e 
abbottonasi sul petto o tutta Ano 
al collo, o solo nella metò inferiore 
lasciando del resto in mostra la 
camicia. Farsetto, Panciotto. 
» Ancora dicesi nel gioco special- 
mente della bazzica la somiglianza 
di due carte. Gilè*. Giù té, 

filU. Fiore odoroso, p'ù comunemente 
bliìnco, onde pigliasi come figura 
dell' innocenza e della purità, 
Gigiio. 

Gii^^oirUa.. Andare In giro qua e là 
senza scopo. Zoniare, Andare a 
zonzo, 

Giigloirlèra. Dicesi a donna che si vegga 
troppo più spesso in ^iro di quel 
che si parrebbe convenu-e.lifoc/er/d. 

Gioeb. Esercizio di ricreazione con certe 
leggi e rfgtile. Giuoco^ Gioco; e 
n* ha di diverse sorta che son posti 
al luogo del loro nome. 

• Ancora dicesi per artifizio^ raggiro. 
Gioco. 

• Dicesi pure il sito dove son messe 
le reti per uccellare. Paretajo. 

» E altresì ciascuno di quegli uccel- 
letti che si tengono nel paretajo 
semplicementi attaccati ad un ca- 
vicchio con uno spago , e si la- 
sciano liberamente girare un certo 
spazio come se vi stessero spon- 
taneamente. Passeggino. 

• E aurora lutto il corredo degli 
uccelli cantajoli (€ailtt4ovr) per uc- 
cellare. Arte. 



dloch de beftgge. Oltre a significare II 
gioco che si fa con bocce. Gioco 
delle bocce; intendesi anche quel 
numero di bocce che occorre per 
giocare, e che oidinariamente è 
ni cinque o di sette, ifuta di bocce* 

• di camptnétl. V. fèrr del campateli. 

• delle grilie. Uuel congegnamento 
di ferri per alzare o abbassare gli 
sportellini delle persiane. Registro, 
che talora è complicato come allo 
valvole che soglionsi meilert a 
certi cammini per avere dalla canna 
piò o meno aria, o anche impe- 
dirla del tutto) ed è composto di 
una stretta lamina di ferro con 
piò buchi o incavature a varie al* 
tezze chiamata scaletta, per inse- 
rirvi o posarvi il gancio, ossia. un 
bastoncino mastiettuto a uno dei 
capi e dall'altro ripiegato a squa- 
dra per Introdurlo nei buchi della 
scaletta , e quando mì posa solita 
incavature ha un palluio per pi- 
gliarlo. 

fìia di giocli. Par gioehi> e dlcesi spe- 
cialmente di quelli che si fauno 
per via di destrezza di mano» Gio' 
colare, e Giocolatnre chi li fa. 

ÌMB9t a giocli. ìéO dice chi si trova 
avere quella quantità di denari con 
cui aveva cominciato a giocare. 

giosb de maai giecli da Tilaai. Dice 
questo UHido proverbiale che è cona 
incivile lo scherzare con percosse 
altri atti «the faccian dolore o 
molestia. // giocar colie mani di^^ 
spiace infino ai cani. 

q«el che fa di imbréj seta gioeh. Baro, 
Mariuoln, 
ftiovelliaer. Uuegli che lavora e fa mer- 
canzia di gioje. Ginjeiliere. 
ttievgaa. Y. gioch per V idea. Giocare, 
e quando è espressoci gioco anche 
Fare. Del resto pei varii modi 
onde si passi il tempo giocando , 
come Jìo già avvertito in gioch mi 
rimetto al nome speciale di cia- 
scun gioco. 

» Ancora dicesi dell' aria per pas- 
sare liberamente; e degli ordigni 
per agevolmente muoversi. Gio» 
care ^ p. es. ghe giòga dònter V a- 
ria. L"* aria vi gioca bene. 

» a indonTinaa. Dicesi per esprimere 
che altri asserisce alcun che così 
senza conoscenza e a casaccio. 



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(H 



^ 25» — 



m 



Fare a Movinare^ Fare ad a/h' 

porsi. 
•tot gaa oémd ta, o peilUt. Giocare soda- 

menie, e coifu: \o^liono le regole 

del gioco. Fare il dovere del gio» 

co. Fare, o Giocare di hanno, 
V 4al Mot. Dicesi quando è stabilita 

la perdita del gioco In denigro. 

Oiocar di danari j Fare, o Gio' 

care di buono, 
• dal èetrla. Si dice qtiando si gioca 

senza che nel gioco corra denaro. 

Far di nulla, 
» da gròas. Stabilire ana somma 

grossa che debba correre nel gioco 

volta per rotta. Mandare la posta 

f rossa» 
aan. V. gloogaa dai baùda. 
^ Uà bèlla carta. Dicevi ili chi abbia 
avuta un» grande ventura. Tirare 
VM gran dado. 
» ÈtHà paròla. Significa gìorare non 
metlpodo efiVliivamenle la posta, 
Hm da'ido parola chi* ove sì perda 
si paghtrà poi. Giocare in parola, 
f> a credenza, 
A riaigaraaf la dal faeb. Dicesi di 
rni e appansionatisnimo *|)el gioco. 
Jffi gjacke»*rbbe sui pt li ini dtf linn^ 
M'Jfi ha l^ asso nel ventriglio. 
al gtoi^araaflaoamisa. Altra trspres- 
6Ì4Uìe per indUHire uno appasisiu* 
mitissimo pel gioco. Ei giochi,* 
relfbe l* appetito, 

ftailB&aghd. Far patto di une re o per 

' dere una cosa od una su.ntna se* 
rondo che è o non é quello che «i 
sostiene. Oiocare, Metter pegnoj 
Scommettere, Abbiamo anche noi 
icomoiéUor, o acoanaattUf da. 

iMotSat^a. Ferdersii in gioc.ii « In 1m< 
gHtelle. VhiccUiriiiai'e, Bnmbol- 
Tegijiare, Il giocaechiare della lin- 
gua che parrebbe meglio corri- 
spondere, %uol dire in qut^lla vece 
giocar di rado^ e di poco. 

IMons^attèsB. (-hi si perde in giochi., in 
bazzeccole. Bajone^ e al f. Bajona. 

filoig^ètt Dim. di gloch. Giochetto j 
Giocolino, 

Ctovféoii. Dicesi quando uno ha buon 
numero di carte buone. Bel gioco 
^^ aviidia giOBgòai. Aver bel gioco, 
Jver buono in mano. Aver pieno 
it fkso. 

tlf^aa e in eampagna itittavla da ta* 
limi lo^aa* Dv^.inie per occasione 



Idi nozze ori, arjg^entl, glojelll ai 
una donno. Gioiellare, che é an* 
che assolutamente ornare di gioje. 
il gitgare della liugtia é %nce an- 
tiquata per gioire, rallegrarsi. 

ttoaJelL Adornamento femminile for- 
mato di gioje, e talora ^iche di 
una sola . ma piuttosto grossa e 
vistosa. Giojello. E qui poiché mi 
si presenta opportunità, mi affretto 
a correggere un errore awtfnulti- 
mi nello «piegare la parola cloMClu 
Mal informato V h«i deinito che 
foftse un ginjeHo piuttosto largo 
d* oro da ptnlare le d«ime pen* 
dente sul petto; ma invece era un 
anello con una histrn d'oro oblunga 
che copriva tutta la parte supe- 
riore della falange dei diti cbt 
stiole ornarsii rogli anelli^ 
9 Ancora xi dice Ggtu'atamente di 
persona d' una buona e amabile 
indole. Gioja, che però suoUi an- 
che u.s&re irtmicaim'nte . e per lo 
E iti c<dr aggiunto di bella rome a 
eifcirsi d'ttlirui: noi pure la que- 
sto senso abbiamo cara giòja. 

fitomcb. Utiella poite del gio^o del 
buui, che è come un graudc anello 
talora di legno e per lo più di 
ferni che aceavalcia il timone , e 
appoggiandosi alla cavìcchia serve 
prineipatuninte a tirare. Anello 
del giojol 

fUÒAJpdaa. Lo usiamo nella frase foa 
gièngofta* Mangiare e bere allegra- 
mente in brigata. Far g izoviglia, 

filòata Uoelio che sj aggiunge, come 

3oando p. es. fiUle già le prove 
i stampa lo scrittore dà qualche 
«lira cosa da aggiungere; e altresì 
qu Ilo che fatto ti mercato d* al* 
cuna còsa si dà per .««oprappiù dtrl 
convenuto , e amMira quel denaro 
o nitro che in un iraratlo sì h^'» 
gitmge air oggetto minore perchè 
pareggi il valore dell'altro. Gianta^ 

» Nel senso di quella carne di qua* 
Illa inferiore che danno sempre I 
macellai in>ieme alla buona. Fa* 
ra niello, 

9 IVel senso di perdita che si faccia 
in qualche vendita o compera. 
Scapilo, Discapilo, Disavanzo, 

9 Kei vestiti e simili oggetti dicesi 
qualunque pezzo che si ug^ m^ i 
per ridurre alct^mt lur parte uu - 



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ioi - 



GÌ 



òante d qu'ell' eslensfone che deve 
avere o si Tiiole che abbìn. ]N'(»ii 
parrebbe da dubitare di dire Giun- 
ta, consideratane 1' idea generale. 
Qiénfa. Ancora nei vestili ect. figurata- 
mente la eiicilurà delie giunte^ che 
qiiandd non si voglia far comparire 
si suol rinacciare (sariU). Cosiura. 
tUoutta. Aggiùngere. Giuntare in lin- 
gua è incannare sotto fede, truffare. 

» Dicono I sarti e le cucitrici V u- 
nire ad un vestito o simile un 
pezzo per ridurlo a quella forma 
ed estensione che si vuole. Unire, 
Cucire, 

h I tessitori dicono il rannodare o 
rimettere le fila rotte dell' ordito. 
J ce ornandola re, 

h È poi anche termine generico delle 
arti che significa unire insieme le- 
gnami p. es. ferri ecc. Commettere, 

giolBtàagllO. Perdere di quello che si 
dovrebbe ricevere comperando o 
vendendo. Him^llere, Scapitare, 

*» el cott e 'l €rttd. Perder lutto. Jw' 
dame il mosto e t^ dqnerello, 
bioard, e anche giovrd e baloÀrd. Dicesi 
di chi ha mangiato molto, che ri- 
mane come sbalordito. Rimpinzo, 

ik £ quasi superlativo di esso ho u- 
dito anche camoaff. Significano 
poi entrambi mortificala^ confuso^ 
sbigottito. Magio, 
feiBamàda. Tanto giorno^ e più propria- 
mente quel tempo che è dal le- 
varsi dal letto al ricoriear\isi , 
quanto lavoro d' un giorno , e la 
mercede che si dà ptìr esso ad un 
opernjo. Giornata, 

t giasmlda. Ubassi con alcuni verbi 
che sì \edruu sotto ad esprimere 
lavoro in quak*he casa per con\e- 
nata mercede e vitto giornaliero. 

£idaa via a giovmida. Andare in una 
caso a lavorai*e come si è detto 
sopra. Andare per opera, 

èsser a gioam&da. Essere in una casa 
ecc. V. sopra. Essere a lavorare 
per opera, 

toc a gloiniàda. Rivendere artiere cu- 
citrice ecc. che venga in casa a 
lavorare ecc. v. sopra Prender per 
opera, 

laToiraa a gioam&da. Dicesi di miel- 
V operajo che lavora in una noi- 
legn per mercede non già stabilita 
i-uir opera il che diciamo a fattura, 



ma a un tanto al gioitilo. LaVO'^ 
rarc^ Fare a giornata, 

the la?oùra a giomàda. V. la?otlraa a 
giaamàda. Giornaliere. 

in giouiliàda. IXcl tempo presente. A 
questi di, 

staa, èsser in gioornàda. È detto di 
chi spedisce alla giornata gli af^ 
fari occori*enti. Stare, o Èssere 
in giorno, 

parti pagaat a gionmàda. Suolsi dSre 
quando taluno seguita senza inter- 
missione alcuna cosa^come appunto 
se fosse un coscienziato giorna- 
liero. A rotta j A ricisa, premet- 
tendo il verbo esprimente 1 azione 
iìhe dà luogo alla frase: p. es. el 
m4ng^a clie 1 par pagaat a gionr- 
nàda. Cangia a rotta ecc* 
dioumadeùsza. Giorno umido e tristo 
con un cifelo nuvolo piovoso. 
Giornataccia, 
Glonmadoùna. Giornata ridente di bel 
sereno. Bella giornata, Bel giorno, 

» Dicesi pure per guadagno, utile 
grande. — faa gionmadoùna. Fare 
una gran guadagnala, 

• Ancora si dice uno stipendio gior** 
naiiero mollo largo, 
fiionrnalieor. Oltre che è n. a indicare 
operajo che lavora per mercede 
stabilita a un tanto al giorno. 
Giornaliere; è anche agg. e dicesi 
a chi in certi dì ha viso florido e 
venusto , e in certi altri tutto il 
conlrarit>^ senza che abbiavi, o si 
conosca di ciò alcuna causa mor- 
bosa. (y/onia/Z^fo trovo citato come 
usato dai Buonarotti ma come 
frase franceso« 
fiiòmoi Ijo usiamo nella frase a glèmo; 
I'^ dicesi di cerli ricami che sono 
falli con trafori. J9/c«(;o, Traforo, 
Straforo, A giorno in lingua vuol 
dire allo spuntar del giorno. 

iilaminaziòon a glófao. Luminaria che 
fassi cosi copiosa di torce e lumini 
ecc. da ririciiiarare la notte qua.si 
come fosse giorno. Illuminazione 
a giornn, 

èsser al giórno. V. in fatt, esser al fatt. 

staa al giórno. Tenersi, stare avver- 
tito di quifnlo occorre alla gior- 
nata. Sture in giorno, 
Giòstra. Chiamiamo con questo nome 
che in lingua esprime 1 armeggiare 
con lancia a camallo, un gioc«» nel 



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Gì 



mialé paivcHii seduti sdpra cavalli 
di legno disposti intorno ad un 
palo procunino d' indiare con una 
èpecie di stocco è portar ?ia an« 
pelli appesi ad uri* asta che dpOrg^e 
in fuori da un fianco del luog^o 
ove ài gioca, e si deve ciò fare 
mentre i cavalli girano rapidis- 
ftimamenlé spinti con veemenza a 
principio del gioco. 

faa la gièstra^ o gloiig;aa alla giòstra. 
Fare il sopradetto gioco. Correre 
in chintatia, Correire air anello : 
e r InGIare che fassi degli anelli 
( Infllzaa J aii^ ) Dar nell' anello. 
ttoàttèóB. Pianta comuriissinla nei campi 
fra le biade, coperta di abbdiìdan- 
tissimi peli fini biancastri. 1 suoi 
fiori son grandi con petali rossa- 
stri esternamente,bianchi alla base^ 
e i semi farinosi d' un Sapore tin 
poco amaro ma non dannosi; la 
loro scorza è nera, e comunica 
questo L'rtlore ai pane. Ghlone , 
CrUtaìitne , GUlerone. 
€is«faim. IN: proprio di persona. Gio- 
vanni, 

tèi glovvaan fa o fari véMer V ingani. 
Dicono nel gioco i fanciulli per 
metter come in apprensione chi 
inganni, volendogli uire che il se- 
guito del gioco tornandogli svan- 
taggioso farà palese I' inganno. 
Chi ad altri inganno lètve , poco 
bene per sé ordisce , Sopra Tiii- 
ijannàlor lot^na ^ inganno. 

saa glovvann, fa^ o lia fatt veddor 
r ingann. Dicono di quando la ma- 
nifestazione deir inganno è real- 
mente accaduta. V. sopra, 
diovvedé. Il quinti» giorno della setti- 
mana. Gin vedi, 

> grass. V. FrittOQlèra. 

aviiglie di gioavadè. Dicesl altrui per 
mostrare che non si crede alle sue 
asserzioni^ giustitìciizioni ecc. ÀDcr 
delle fole, delle fanfaluche ^ dei 
pretesti. V. anche bovridòon. 
Irlifen. Che è nelF età in cui V uomo 
si trova nei più bella e robusto 
della sua vita, e cioè dopo i* ado- 
lescenza , ossia da circa i venti 
anni che è il tempo che finisce il 
crescere della persona, fino ai tren- 
tacinque. Giovane^ Giovine. 

» c6iii0 T èqua. È un supcrluiivo d 1 
Htòvaft. Giovanissimo. 



éiòvèn de lagèui. Che ha il maneggio 
delle cose di un negozio. Umistro, 
istitoré. 

Glraadè. Còsi diciamo un candeliere 
. terminato superioroleDte in due o 
tre bracciuoii per tenere ciascuna 
ima candela. Candellierè a brac^ 
tetti, 
* Ancora diciamo quei coRéegÌM" 
mento di due o tre o anche più 
bracciuoii comuùemente di metallo 
che sì appicca alle muraglie per 
uso di regger lumi. Viticcio. 

lllraBdaiilaa. Andar vagando ^tià e là. 
Gironzare, Andar gironi : abbia- 
mo anche noi aidaa gfrudnlUl. 

dirinni. Y. garàanl. 

Cfire.l. Così chiamasi un arneseitd d'un 
gioco fanciullesco, ed è dna maz- 
zetta appuntata da ttìlti due i capi 
che percossa con una mazza più 
Itiuga^caiiélla) si fa balzare in 
aria. Lippa. 
giougaa a ^reU e canélla. Passi que- 
sto fanciiTllesco gioco comuneideote 
dtt due , e poi che Uno ha come 
dato r invitti del giòco colla pai'oli 
glànd'a a cui T altro risponde Biadi, 
percuote colla mazza la lippa f e 
ravvei*sario o deve prenderla priro« 
che cada in terra , o se non la 
prende, stando nel luogo dov'essa 
é caduta, deve gittarla còlla liiaao 
d toccare lu nìazza^eselà tocca, 
o ne riman distante uieno della 
lunghezza della iilazza sterna, sta 
a lui a l'are il gioco^ altriinenti 
1' altro balte colla nlazza so ano 
dei capi della lippa ^ e se gli rie- 
sce di farla levare dà terra, |ier- 
cuotendola sotto la gitta lontano, 
e ciò fa per tre volte, e guadapa 
poi tanti punti 5 quante dozzina 
della lunghezza della mazza è di- 
stante dal luogo fissato per comin- 
ciare il gioco. Se poi non gli riesce 
di allontanarsi da questo laogo 
almeno tre lunghezze della mazza, 
allora tocca di fare il gioco al- 
l' altro. Giocare, o Fare olla 
lippa, ad are buse, 
Girèlla. Y. geréUa. Il girella della 
lingua è piccola mota, special- 
mente che gira intorno ad on asse 
e ancor dicesi la pedina. 

eirètt Piccolo viaggio. Giterella, Vieq- 
getto. 



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Gì 



WrMmétta. Lo usiamo nella fmst:— Jè 
eìii to béUa gbroamétia, e signinca 
È lungo ieiiìpoj, GìroineUa o Gt- 
rumettu, o Gbirumetta in lingua 
é una canzonetta in lode di tutte 
le porti del vestire di una donna 
p<*r nome Ghirumetta. 

fiMén. Dim. di gieùbba. Giubberella. 

Illlbettemi. Dim. di ginbétt GinbbetUno. 

ISiibflaa. Rallegrai*si. Giubiìare, Giub* 
biiare- — Ind. pr. gieàbill, to gfdt- 
bfiot, di, i gieàbila, e ugualmente 
cui dittuiigo il pr. 8og^. 
p Ancora lo usinmo atiivamente per 
mettere in riposo alcuno da una 
carica conseryandogli lo*$tipendio. 
Dare il r/po*o. Pero osserva giudi- 
ziosamente il Cherubini ctie tro- 
vandosi nel Magalotti giubbilato 
per messo in riposo nel detto modo, 
Questo participio pare che dia di- 
ritto di usare aneli*! in questo 
senso. Giubbilare. 

Mibtexfèon. V. glvbttaa per V idea. 

Wp040, 

ffiidiul. Tanto nel senso di determina- 
zione del giusto e dell' Injjiusto , 
del buono e d^l tristo ecc. e di 
tribunaks quanto in quello di. sen- 
no, prudenza, e di opinione, pa- 
rere. Giudizio, GiudicÌQ. 

et àé del |;iii4iul. Cioà del giudizio 
universale per dire ISon mai j e 
nel Tocabolario Milanese trovo // 
di di S. Binda, Il di dell' alleluja, 

avttl^d J ami del giadliii. Avere una 
et è du esser capace di issare della 
mgione. Joere <jli "W'"\ àelia di» 
screzione: anche noi abbiamo a?ii- 
gbe J ami della discresièoa. 

faa gfidiul. Imprendere uh tenore 
di vita conforme à prudenza ed 
onestà. Far senno. Far giudizio. 
Mettere i